Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

La rivoluzione industriale del Sistema Solare

 completoQualche giorno fa, per puro caso, mi è capitata tra le mani la tesi di laurea di Canio Di Turi,  “Impiego di propellenti raccolti  in  situ nell’esplorazione spaziale”. L’autore si rifece a questa tesi per scrivere per noi l’articolo I primi passi verso l’industrializzazione dello Spazio”. Era il 2011 e non si parlava spesso di ISRU (In situ resources utilization), né tanto meno di ISPP (in situ propellant utilization). Oggi invece la tematica è molto più dibattuta perché, se non altro dal punto di vista minerario, i piccoli corpi celesti del Sistema Solare, vale a dire asteroidi e comete, sono ritenuti obiettivi così interessanti che il Congresso degli Stati Uniti ha emanato recentemente una legge-quadro che sancisce i diritti di proprietà degli imprenditori privati che desiderino occuparsi di estrazione mineraria nello Spazio.

RWGSE sopratutto ha fatto impressione  il numerone 100000000000000 che rappresenta in dollari il valore minerario dei piccoli corpi celesti di cui sopra, e che costituirebbe un ben valido motivo per la nascita di una industria mineraria spaziale. Com’è comprensibile, la tesi di Canio privilegia Marte e in parte la Luna, che sono i due obiettivi  delle prossime missioni pilotate, e dedica poche pagine al Sistema Solare esterno, dove oggi sappiamo invece essere dislocate le maggiori riserve di acqua allo stato liquido (vedasi Europa, la luna di Giove, nonché Encelado, la luna di Saturno) e riduce ad una sola facciata il discorso sui piccoli corpi celesti. Ma la ventina di pagine dedicate a come produrre su Marte il propellente destinato alla sopravvivenza sul pianeta e durante il viaggio di ritorno sulla Terra sono interessantissime, anche se la natura e il linguaggio tecnico della documentazione ne sconsigliano la riproduzione integrale in un blog come questo, dedicato alla divulgazione. Altrettanto dicasi per la Luna, che potrebbe diventare, se non altro in virtù delle 3×1010 tonnellate di ghiaccio presenti a  ciascun polo nelle zone di ombra permanente, avamposto e stazione di rifornimento per l’esplorazione dell’intero Sistema Solare.

MICROSABATIER

Se all’ISPP volessimo aggiungere la miniaturizzazione dei componenti,  i risparmi si farebbero ancora più marcati: l’intero apparato ne risulterebbe alleggerito e ridotto a minori dimensioni, ed entrerebbero in gioco altre tecnologie specifiche che consentirebbero maggiore ridondanza e quindi maggiore velocità di produzione e sicurezza dell’intero impianto. Abbiamo riprodotto qui qualche fotografia per aiutare i lettori a visualizzare ciò che offre oggi la micro-tecnologia. Ci  scusiamo per la bassa qualità del materiale fotografico: facciamo quello che possiamo con ciò che ci viene fornito.

L’autore dedica infine qualche pagina alla produzione di energia elettrica  destinata all’impianto e la creazione di un software capace di controllare autonomamente l’intero impianto anche in completa assenza di aiuti da terra a causa del ritardo-luce che si deve subire nelle telcomunicazioni su grandi distanze.

La tecnologia necessaria all’impresa c’è, anche se ancora non adeguatamente collaudata, e un primo database delle riserve minerarie asteroidali e cometarie è in via di costituzione. Perfino il potere politico si è accorto che siamo alla vigilia di una nuova era industriale, e si è mosso adeguatamente. E’ solo qestione di tempo: la rivoluzione industriale del Sistema Solare è alle porte.

 

ROBERTO FLAIBANI

4 gennaio 2016 Posted by | Astrofisica, News, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , , , | 1 commento

I sogni della genetica umana creano mostri

ermafroditoAlcuni anni fa, nel 2008, c’è stato un signore con baffi e barba che ha partorito. Si chiama Thomas Beattie, vive in Oregon e prima di sottoporsi ad una massiccia dose di testosterone e di farsi asportare i seni si chiamava Tracy Lagondino. Non essendosi però fatta asportare anche l’intero apparato genitale e non potendo avere la sua compagna un figlio, ha deciso di farsi inseminare (ma se voleva essere “uomo” perché ha sentito questo impulso?). Non è l’ermafrodito del mito, come ha vaneggiato la stampa italiana dell’epoca, ma semplicemente un mostro che si è venduto alla pubblicità. L’ermafrodito del mito è un archetipo cui Elémire Zolla ha dedicato un libro edito da Marsilio, e risale addirittura a Platone e la statuaria classica e la pittura seguente ce lo raffigura come esteticamente seducente, non come un orrore genetico. Nel frattempo, il nostro Pregnant Man, come lo hanno definito i giornali americani, non avendo evidentemente atro da fare di figli ne ha messi al mondo altri due e nel 2014 è stato arrestato per stalking nei confronti della sua ex, che si era evidentemente stufata di lui/lei.

Sempre in America, la Cornell University ha creato un embrione umano geneticamente modificato, un embrione-ogm che – si assicura – non potrà mai essere usato per la fecondazione assistita e quindi non potrà mai diventare un bambino.

In Gran Bretagna pochi giorni dopo questo annuncio, il 20 maggio 2008, laburisti e conservatori della Camera dei Comuni hanno dato il via libera alla ricerca sui cosiddetti “embrioni chimera”, cioè embrioni formati da Dna umano inserito in ovociti animali svuotati del loro Dna nucleare.

aldoushuxley(nell’immagine: Aldous Huxley, autore de Il Mondo Nuovo). Entrambe le ricerche, si afferma, sono indirizzate alla cura di malattie altrimenti incurabili, e tali embrioni sarebbero ad un certo punto (quindici giorni?) distrutti. Ma se non lo fossero, e se qualcuno ne facesse un uso improprio, se gli embrioni genericamente modificati fossero utilizzati nascostamente per i design baby, vale a dire i bambini creati senza difetti in laboratorio? Chi ci può assicurare che ciò non potrebbe avvenire? E se avvenisse come sarebbe possibile accusare ancora i nazisti di essere i teorici di una “razza perfetta” e di aver fatto esperimenti in questa direzione? Del resto, senza arrivare a questo punto, si è già sulla buona strada: diverse “banche del seme” hanno preparato dei cataloghi da sottoporre alle coppie interessate in cui sono elencate le caratteristiche fisiche del nascituro (colore degli occhi, dei capelli eccetera) in base alle caratteristiche fisiche del donatore. Nessuno si indigna sull’etica “nazista” che sta alla base di tutto questo, ma ci si indigna invece quando queste previsioni sono sbagliate e invece di alcune caratteristiche ne escono fuori altre: ad esempio i colore della pelle!

Sempre in Gran Bretagna la nuova legge sulla fecondazione, utilizzando il termine complessivo di “genitori” senza altre specificazioni, consente che un bambino abbia due madri e non più un padre ed una madre, e Genitore 1 e Genitore 2 si è diffuso anche su altri piani e in diverse altre nazioni, non senza polemiche. L’abbattimento del senso comune produce una tale babele al punto che, come ha scritto Assuntina Moresi, oggi sarebbe possibile arrivare al punto di avere due padri e quattro madri: il padre biologico e il padre sociale; la madre sociale, la madre che ha dato gli ovociti, la madre che ha dato i mitocondri e la madre che ha messo a disposizione l’utero.

isola dott MoreauIl caos scientifico e sociale è già così evidente, ma di sicuro non ci si fermerà qui: prepariamoci ad assai di peggio. Tutto, peraltro, previsto dai romanzi fantastico-filosofici, dalla narrativa d’anticipazione e dalla moderna fantascienza, che da due secoli mette in guardia dallo scienziato che si vuole fare dio e creare la vita artificiale, o spera di trovare la formula dell’immortalità, o superare qualcuno dei limiti posti all’umana natura. Inutile ricordare gli ibridi uomo-animale narrati dal mito, il loro significato simbolico e la loro nefanda fine per mano degli eroi (si pensi solo al Minotauro); inutile ricordare la ricerca dell’Elisir di Lunga Vita e l’homunculus degli alchimisti; inutile ricordare il golem creato e poi distrutto, secondo la leggenda cabalistica, dal rabbino praghese Loew.

Parliamo invece del dottor Viktor Frankenstein che vuole far nascere la sua Creatura con pezzi di cadaveri rivivificati dall’elettricità: mal gliene incoglie a lui e al suo infelice essere artificioso (più che artificiale). E parliamo del dottor Moreau che nella sua isola crea una congerie orribile di ibridi innestando chirurgicamente uomini e animali, che alla fine si rivolteranno contro il loro creatore-padrone. Sono trascorsiu ottanta anni fra il romanzo della Shelley (1818) e il romanzo di Wells (1896): la scienza ha fatto progressi e la paura che essa corra troppo e contro natura non è scemata, anzi si accresce, ma senza che questi inquietanti avvertimenti sembrino incidere in alcun modo sulla mentalità e sulla realtà.

il mondo nuovo coverInfatti, nel 1932 Aldous Huxley, nipote dell’Huxley che fu maestro di Wells, pubblica Il mondo nuovo, un romanzo che oggi sarebbe assai opportuno ripresentare convenientemente annotato e introdotto alla luce proprio di quanto sta avvenendo intorno a noi. Opera profetica quant’altri mai, esso descrive proprio un mondo in cui la stabilità politico-sociale è data dall’essere la procreazione esclusivamente in provetta, il che permette adeguata selezione e programmazione dei nuovi nati (gli Alfa, Beta e Gamma). Il problema si verifica quando nasce e cresce un uomo al di fuori di questi canoni: nato per vie naturali da donna e non da una provetta. E’ il Selvaggio che, se non bloccato in tempo, può mettere in crisi il Mondo Nuovo: isolato alla fine su un faro e oggetto dell’attenzione morbosa della gente, non potrà fare altro che suicidarsi.

il seme fra le stelleNaturalmente la fantascienza affronta anche gli aspetti positivi dell’ingegneria genetica proiettata in un futuro lontanissimo: tipico esempio i racconti poi riuniti nel romanzo Il seme fra le stelle (1956) in cui James Blish immagina che l’uomo sia di volta in volta geneticamente modificato, assumendo così forme varie, per poter colonizzare i pianeti dell’universo in cui sussistono condizioni assai diverse da quelle terrestri. Idea ripresa vent’anni dopo da Brian Stableford con il romanzo The Florians.

Il tema dell’ingegneria genetica è di grande attualità: fra le ultime opere che se ne sono occupate possiamo ricordare almeno I figli di Erode di Greg Brear (2003), in cui bambini geneticamente modificati diventano un pericolo per l’umanità che li ha creati e come tali tenuti sotto stretto controllo, e Next di Michael Crichton (2006), in cui il noto autore di bestsellers, specializzatosi negli ultimi anni della sua vita ad andare contro il politicamente corretto, affronta in senso critico proprio i temi della bioingegneria, degli animali transgenici e della selezione di esseri umani con caratteri genetici superiori. Da ultimo, proiettando molto in là l’attuale modus cogitandi et operandi una giornalista economica inglese, Gemma Malley, ha pubblicato un romanzo, La Dichiarazione, che ha ottenuto subito un inaspettato successo: in questa distopia si immagina il mondo del 2149 dove la scoperta di un Farmaco della “eterna giovinezza” ha talmente sovraffollato tanto il pianeta da far considerare illegali nuove nascite (un po’ il caso Cina a livello planetario): chi vuole assumere il Farmaco della longevità deve firmare una Dichiarazione con cui rinuncia ad avere figli.

Ma non sembra proprio che tutte queste odierne denunce, proprio come quelle di cento o duecento anni fa, riescano a fermare la sindrome faustiana della scienza d’oggi.

GIANFRANCO DE TURRIS

10 novembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | Lascia un commento

Perché si legge la Fantascienza e perché no.

Samuel Taylor Coleridge

Sospensione dell’incredulità? No, desiderio attivo di credere nella Fantascienza, desiderio di esser fantascientificamente creduli.

(nell’immagine: Samuel Taylor Coleridge)

Quando si parla di sospensione dell’incredulità si dice spesso “come dicono gli sceneggiatori americani”. In realtà, è vero che gli sceneggiatori americani nei loro libri su come i scrivono le sceneggiature sono stati i principali divulgatori del concetto di suspension of disbelief, ma in realtà questa è stata teorizzata per la prima volta in Inghilterra da Samuel Taylor Coleridge nel lontano 1814.

«… venne accettato, che i miei sforzi dovevano indirizzarsi a persone e personaggi sovrannaturali, o anche romanzati, ed a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano e una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell’immaginazione quella volontaria sospensione del dubbio momentanea, che costituisce la fede poetica

 

Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria – capitolo XIV

Qui trovate la voce di Wikipedìa che ne parla. e qui una buona definizione del sense of wonder

In altre parole la sospensione dell’incredulità è una specie di patto fra l’autore ed il lettore: tu sospendi temporaneamente la tua incredulità ed in cambio io ti racconterò una storia che merita di essere raccontata.

 

Isaac Asimov(nell’immagine: Isaac Asimov)

Secondo me questo NON vale specificamente per la Fantascienza. Anche se vale per tutti i racconti, per tutti i media, per tutte le storie. Valeva ad esempio anche per gli aedi che cantavano l’Odissea nelle bettole del Pireo 27-28 secoli fa. Perché era anche lì che l’Odissea veniva “cantata”: non dimentichiamo che l’Odissea è stata materialmente scritta nel 3zo secolo AC, ad Alessandria d’Egitto, dagli intellettuali ellenistici che gravitavano intorno alla Biblioteca, ma che molti secoli prima era un poema cantato a memoria ed era un “consumo” popolare. E per credere a Polifemo, alle Sirene, a Scilla ma anche a Calipso e Circe occorreva sospendere la propria incredulità: i Greci non erano mica stupidi, non credevano davvero a tutti i loro miti!

Ma è così anche per leggere Tolstoi o Ian Fleming. Tu autore racconti ed io anziché diffidare di te, piuttosto che pensare che mi stai dicendo un sacco di sciocchezze che ti sei inventato tu, mi fido e ti sto a sentire. E’ così da millenni, in tutto il mondo.

Per la fantascienza però secondo me è diverso, almeno un po’.

Deve esserlo per forza. Si sa: non tutti amano la fantascienza, e sia chiaro, è un loro diritto. Anzi, in realtà i lettori di FS sono notoriamente una minoranza.

Perché ci sono tanti lettori, e perfino lettori “forti” che non amano la FS? Attuano comunque una sospensione dell’incredulità quando leggono qualunque altra cosa, perché non lo fanno per la FS? Molti non ci provano nemmeno. Nemmeno lo cominciano a leggere un romanzo di FS, tanto sanno già che non gli piacerà. Come lo sanno? Ne hanno sentito parlare, hanno visto un film, letto un fumetto, insomma sanno di cosa si tratta e non ne vogliono sapere. E va bene, ripeto, diritto loro. Sarebbe interessante chiedersi perché, e perché il 94% delle donne non legge FS a fronte del 70% degli uomini. Ma questo è un altro articolo.

 

dick(nell’immagine: Philip K. DicK)

Ma perché gli altri, gli appassionati, invece la leggono? Perché la leggo io, la leggiamo noi?

Di sicuro ci saranno molti motivi personali ma secondo me c’è un elemento comune. La ricerca del sense of wonder, certo, ma sostenuto da un elemento scientifico.

Io non voglio solo essere stupito, io voglio essere stupito con un elemento al tempo stesso fantastico e scientifico, perché se è entrambe le cose è più forte e maggiore sarà la mia meraviglia ed il mio piacere nella lettura.

Non voglio solo sospendere la mia incredulità, voglio anche essere più credulo del solito ma su base scientifica.

Qualunque eroe è forte, ma Superman vola ed è invulnerabile. Salgari mi porta in Malesia, ma Asimov nel futuro più remoto, Tolstoi mi parla di guerra e di pace, ma Van Vogt o Farmer mi parlano di nemici che sono molto più alieni dei Francesi contro i Russi.

Non so cosa sia “la scienza”, è troppe cose messe insieme, ma so che rende possibili cose apparentemente impossibili e lo sta facendo da almeno tre secoli.

Un vampiro può farmi paura, ma quando la storia è finita, io lo so che il vampiro non esiste. Quando esco dall’aver visto “Alien” al cinema, sono ben contento che lui (anzi “lei”, è una femmina!) resti sul suo pianeta, meglio ancora, sono contento che non ci siamo ancora arrivati. Ma dove potremmo arrivare, dove prima o poi probabilmente arriveremo.

Io leggo fantascienza perché voglio essere credulo, fantascientificamente credulo. La sospensione dell’incredulità non mi basta, io voglio proprio credere che una certa cosa meravigliosa può accadere, che è fantastica ma scientificamente possibile. Quindi fantascientifica. Ci voglio credere. Non tutti ci riescono.

 

william-gibson

(nell’immagine: William Gibson)

Per questo la Fantascienza è ansiogena ed antipatica.

E per questo è bene leggere la Scienza della Fantascienza

Non credo che questo articolo attirerà anche un solo lettore in più verso la FS, né lo considero importante. La FS un lettore se la trova sempre lungo la propria strada, o prima o poi, più facilmente prima che poi. O gli piace o no, pari e patta.

Tutti gli altri comunque la vedono al cinema, le sale sono sempre piene di spettatori per i film di FS che vengono regolarmente prodotti e distributi (quasi esclusivamente americani…), ma la FS viene consumata anche sotto forma di altri media, dai fumetti ai video, ai cartoni animati, alle pagine di pubblicità, a mille altri stilemi.

Bene così e buona lettura. Per chi ci vuol credere, certo.

MASSIMO MONGAI

27 luglio 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | 2 commenti

Ma gli androidi mangiano Spaghetti Elettrici ?

BladeRunnerMangiaEatalian Sci-Fi, più Italian Institute for the Future, più gli Androidi…

Se riconoscete la citazione insita nel titolo dell’articolo e dell’antologia siete degli appassionati di FS veri, di quelli che sanno che “Blade Runner” è un film tratto dal racconto di P.K.Dick intitolato “Gli androidi sognano pecore elettriche?” (sottinteso la sera prima di addormentarsi), titolo italiano “Il Cacciatore di Androidi”.

Grande film, cult movie eccetera.

Noi (chi scrive, più Francesco Grasso Marco Minicangeli, ottimi scrittori di FS) siamo i curatori di questa antologia di ben 18 racconti di autori italiani di fantascienza gastronomica, ossia di racconti di vera fantascienza aventi per tematiche il rapporto con il cibo dei singoli, dell’umanità, sostanzialmente nel prossimo futuro, il tutto come iniziativa nel quadro delle attività della EXPO 2015.

L’antologia contiene ottimi racconti e le tematiche trattate sono a dir poco alla moda, “sensibili” e fra ottimismo e pessimismo. Perché se si parla di cibo e di futuro non ci si può non fare molte domande, e le risposte a volte sono inquietanti o peggio non ci sono proprio. Eppure la EXPO sta per iniziare e verrà frequentata da venti milioni di persone, diconsi 20.000.000 e scusate se è poco. Diventerà fra poco una onnipresente tematica su tutti i media, in tutte le salse, dallo spettacolo fine a se stesso fino alle analisi scientifiche.

Cover_FiuggiSeguite questo link per leggere la prefazione alla antologia, scritta da Roberto Paura dell’Italian Insitute for the Future, interessantissimo gruppo di giovani menti che da Napoli riflettono sulle implicazioni del futuro in Italia e nel Mondo, mentre qui troverete il blog del “gruppo” di Eatalian Sci-Fi che ha dato vita all’antologia.

Nell’antologia ci sono quattro racconti scritti da donne, il che la rende la prima antologia in assoluto con un così alto numero di scrittrici. Perché le donne non scrivono fantascienza, dato che non la leggono. Dite di no? Ne riparleremo, comunque in coda alla raccolta c’è un articolo dal titolo: “In cauda venenum: perché le donne non leggono (e non scrivono) fantascienza?

C’è da preoccuparsi per il futuro del cibo dell’umanità?

Sì.

Massimo Mongai

26 marzo 2015 Posted by | Fantascienza, News | , , , | 1 commento

Spock, il Vulcaniano

 Kirk+SpockChi potrà dimenticare le orecchie a punta, il sopracciglio inarcato a rimarcare il sorriso sarcastico in presenza di situazioni poco convincenti per la sua mente ultrarazionale?  Sì, ci mancherà Leonard Nimoy in arte Spock, il vulcaniano amico dei terrestri! Era un ufficiale agli ordini del Capitano Kirk, a bordo dell’astronave Enterprise, appartenente  alla Flotta Stellare della Federazione Unita dei Pianeti, dove Spock prestava servizio. Una astronave da esplorazione, sempre in rotta verso luoghi dell’universo “Dove nessun uomo è mai giunto prima“, secondo quanto diceva il capitano Kirk all’inizio di ogni episodio di Star Trek.

Nella foto: (Shatner & Nimoy ovvero Kirk & Spock)

Tra ieri e oggi sulla pagina Facebook dello STIC, lo Star Trek Italian Club, sono letteralmente piovuti migliaia di commenti di cordoglio di fan che si sentono privati di un amico. Una volta tanto ci uniamo volentieri al coro ricordando l’uomo e il personaggio che interpretava, che in qualche modo ha modificato i rapporti tra gli esseri umani e gli alieni sul piccolo e grande schermo. Negli anni ’50, prima del simpatico Spock, gli alieni erano rappresentati spesso come nemici del genere umano, ma poi arrivò lui, il vulcaniano più famoso dell’Universo, e i rapporti migliorarono. Tra l’altro è divertente ricordare che nella mente di Gene Roddenberry, l’autore della saga,  egli doveva essere marziano, ma il rosso della pelle sarebbe risultato troppo grigio sugli schermi in bianco e nero, così i produttori decisero che sarebbe arrivato da Vulcano, e con una tonalità di pelle differente.

11029494_802829606419273_3726013744543593269_n(Samantha Cristoforetti fa il saluto vulcaniano dalla ISS)

Sarebbe difficile condensare in poche righe di blog un serial e una figura che tanto hanno contribuito a far volgere gli occhi dell’umanità verso l’immensità dell’Universo: nell’infanzia molti astronauti e scienziati dello spazio hanno  avuto i personaggi di Star Trek come modelli di vita. Lo testimonia anche l’italiana Samantha Cristoforetti, attualmente imbarcata sulla Stazione Spaziale Internazionale,  in un tweet: “of all the souls I encountered his was the most human” thx@TherealNimoy for bringing Spock to life for us, con la sua foto mentre fa il saluto vulcaniano (Lunga vita e prosperità – un altro classico) con indosso una maglietta con il simbolo dell’Enterprise.

gazzettinoE a proposito del nostro Paese, c’è da rimarcare l’ignoranza nei confronti di un fenomeno planetario come Star Trek e in generale della fantascienza. La Stampa e il Gazzettino di sicuro, ma chissà quanti altri, hanno confuso, nei loro articoli di “colore”, Star Trek con Star Wars (Guerre Stellari) e Spock il Vulcaniano con il dott. Spock, medico pediatra protagonista di una serie televisiva americana dell’epoca. In televisione la scomparsa di Nimoy è stata quasi ignorata, salvo per appellarlo qualche volta come “vulcanico”. E dire che negli Stati Uniti persino il presidente Obama ha dato il suo contributo a un lutto che non è solo del Fandom trekkiano.

Io non sono mai stato un fan di Star Trek, ma mi sento come se fosse scomparsa una persona che conoscevo bene e che avevo imparato ad amare. Egli contrapponeva la sua logica ferrea alla nostra difettosa umanità, piena di contraddizioni dettate dai nostri sentimenti. Sono ancora nei miei occhi i suoi scontri con McCoy, l’ufficiale medico dell’Enterprise, quando si trovavano di fronte a situazioni in cui era difficile comprendere se era meglio usare la testa o il cuore. E in fondo non è una domanda che ci poniamo tutti, quando dobbiamo affrontare scelte difficili?

 

GIANVITTORIO FEDELE

2 marzo 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, News | | Lascia un commento

Supereroi e superproblemi

A3 poster:Layout 1Dall’arrivo in Italia ormai sei anni fa di The Watchmen (I Guardiani, o i Vigilanti), il film di Zach Snyder, regista dell’innovativo 300, è ritornato in primo piano il motivo per cui questi personaggi dei fumetti, grazie anche alla completa digitalizzazione delle pellicole che consentono di far diventare realtà verosimile ogni cosa impossibile, siano così gettonati dalle case produttrici anche a discapito della fantascienza classica, quella scritta e non disegnata. E’ un po’ lo stesso problema postosi con la nuova grande popolarità del Vampiro che non è più quello di Stoker o di Murnau. Superman, Batman, Spiderman, i Fantastici 4, gli X Men, Ironman, i Watchmen, in una sequenza di episodi che non sembrano voler concludersi: perché?

Intanto, si può cominciare a dire una cosa politicamente scorretta: che tutte queste vecchie-nuove figure che s’impongono all’Immaginario Collettivo giovanile e non solo hanno fatto mettere da parte la famigerata frase di Bertold Brecht, per tanto tempo slogan dell’intellighenzia più ideologizzata e faziosa soprattutto in Occidente durante la Guerra Fredda, quel “beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (perché – sottinteso – l’eroe è un prototipo “fascista”) che si può ormai benissimo sostituire con “beati quei popoli che sentono il bisogno di supereroi”. Lo ha capito benissimo un giovane filosofo controcorrente, Simone Regazzoni, che ha pubblicato così Sfortunato il paese che non ha eroi (Ponte alle Grazie, 2012) che negli anni Dieci del XXI secolo ha il coraggio di scrivere un “elogio dell’eroismo”, come recita il sottotitolo, rivolgendosi ad un mondo che non sa più a cosa credere esattamente.

The-Dark-KnightLa risposta è semplicemente perché l’eroe, mortale o semidivino, è uno degli archetipi dell’umanità, uno dei miti-base di tutte le civiltà, quindi anche della nostra così cinica, incredula e disincantata. E’ un simbolo, una figura di riferimento, un fondatore di storia, realtà e società. Un eroe che, per assolvere queste “funzioni”, non era quasi mai confinato in un empireo inaccessibile, ma viceversa molto, molto vicino alla normale umanità con tutti i suoi pregi e difetti, pur possedendo una sua diversità ontologica di fondo, e questo sin dalle più lontane origini: si pensi al sumerico Gilgamesh con la sua superbia, al celtico Cuchulainn con la sua ira, ai greci Achille e Ettore, a semidei come Ercole, ma anche a eroi cavallereschi come Lancillotto: tutti hanno le loro cadute, tutti sono succubi di sentimenti positivi e negativi (invidia, gelosia, vendetta, tradimento, irriconoscenza), tutti commettono dei falli. Ma tutti alla fine superano se stessi, risorgono e portano a termine la loro missione in favore della società o dell’umanità che rappresentano, tutti restano punti di riferimento, da imitare.

L’eroe del tutto distaccato dai sentimenti e dagli umori della gente qualsiasi paradossalmente rinacque a livello popolare negli Stati Unti degli anni Trenta e Quaranta: tutto iniziò da un supereroe con superpoteri come Superman (giugno 1938) e da un supereroe senza superpoteri come Batman (maggio 1939).Siamo alla vigilia del più spaventoso conflitto militare della storia. Ma la stirpe che da essi vide la luce entrò in crisi negli anni Ottanta quando, mutati tempi e costumi, ebbero tutti bisogno di un restyling. Ecco allora apparire sui comic books nuove versioni di tutti i personaggi classici della DC Comics e della Marvel Comics: basti pensare a The Dark Knight di Frank Miller, oggi diventato film, che fece rinascere il mito di Batman. La scoperta del “lato oscuro della Forza” per dirla alla Guerre stellari. Ecco allora i “supereroi con superproblemi” come si disse a partire dal nevrotico Uomo Ragno.

XmenFacciamo un esempio per tutti, un fumetto/film uguale e diverso dagli altri con protagonisti i supereroi. I Watchmen sono di questo tipo, anzi hanno un paio di caratteristiche in più: sono nevrotici non per colpa loro ma perché emarginati da una società che prima li ha sfruttati e poi li ha messi al bando quasi come i criminali che essi combattevano per difenderla (il che è avvento purtroppo anche nella nostra realrà); la loro vicenda si svolge in un mondo alternativo al nostro in cui la storia americana ha avuto un corso diverso non essendoci stato lo scandalo Watergate e avendo vinto gli Stati Uniti la guerra in Vietnam. Duplice interesse quindi per un’unica risposta di fronte al loro successo presso un pubblico che non è più soltanto quello adolescenziale ma anche adulto, di quegli adulti che erano ragazzi negli anni Settanta e Ottanta del Novecento ed oggi vivono in una società di cui francamente vorrebbero fare a meno, di cui sono profondamente insoddisfatti.

ironmanLa presenza di supereroi che non sono iperuranici ma che hanno pregi e difetti, sentimenti e istinti come uno qualsiasi dei loro lettori o spettatori, e in cui quindi è possibile identificarsi senza troppe difficoltà, e la descrizione di un mondo simile al nostro ma non esattamente uguale, dimostra semplicemente che la voglia di evasione/cambiamento è sempre più diffusa e più forte, e si leggono romanzi o fumetti o si vanno a vedere film proprio perché storie alternative alla Realtà ci vengono proposte.

Anche se questo presente alternativo o questo futuro sono quasi quasi peggiori di quanto ci circonda? Sì, anche in questo caso perché una delle caratteristiche dell’ucronia, il non-tempo, è proprio quella dello spaesamento e della possibilità di instillare il dubbio che il Reale avrebbe potuto essere diverso sia in meglio sia, più spesso, in peggio. Purché una modifica del Fatto Compiuto avvenga si è quasi disposti ad accettare qualunque risultato.

Che poi, come in The Watchmen, i supereroi (e gli eroi) possano essere considerati una specie di nemici della società, visti con sospetto e ostilità dalle forze dell’ordine e dai politici, anche qui nulla di veramente nuovo sotto il sole. L’eroe è sempre ritenuto un Outsider, un Fuori-posto, nella società: esso infatti non rispetta quasi mai le regole cui la gente comune è obbligata: non lo erano forse non solo Robin Hood o Zorro, ma anche gli eroi della classicità con il loro rompere le regole? La nuova immagine degli odierni supereroi americani dei fumetti e dei film accentua queste caratteristiche e le vela di oscurità. Nel caso esaminato i Vigilanti, per difendersi, diventano violenti e amorali e credono più a se stessi che a Dio.

spidermanCome al solito, su questi prodotti della modernità, anzi della post-modernità, si riverbera una eredità ancestrale che spesso si stenta (o si ha paura, chissà perché) di riconoscere, mentre allo stesso tempo essi rispecchiamo l’ambiguità dei tempi attuali. Un’epoca la nostra in cui non esiste più, purtroppo, un chiaro spartiacque fra Bene e Male, ed anche il Bene può risultare inquinato, in cui anche i supereroi non sono immuni da pecche spirituali, morali, civili. Non per questo però non hanno spazio e successo gli eroi ed i supereroi senza macchia e senza paura, quelli per i quali è possibile usare l’accetta o il filo della spada per dividere il lato luminoso e il lato oscuro: si pensi alla continuità del successo degli eroi di Tolkien o al revival sotto forma di fumetti, DVD e libri dei personaggi giapponesi, da Mazinga a Jeeg Robot a Goldrake, rivisitazione ipertecnologica dei samurai difensori dei deboli e dell’imperatore. I tempi odierni sono tali, con la loro atmosfera di crisi incombente, che ognuno apprezza, ama e fa vivere o rivivere decretandone un successo mediatico ogni tipo di eroe. Purché al fondo, nonostante qualche magagna, resti tale come intenzioni e scopi.

GIANFRANCO de TURRIS

9 febbraio 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , | 2 commenti

La Scienza della Fantascienza – intervista all’autore

SCdFS coverLa Scienza della Fantascienza è un libro eccezionale.

Ne abbiamo già parlato qui sul Tredicesimo Cavaliere, dando ampio spazio all’indice di quella edizione, sempre utile per farsi un’idea dei contenuti. Io personalmente l’ho fatto anche sulle pagine di “Nigralatebra” un mio sito di qualche anno fa. Definire questo libro è molto difficile, dato che non è un saggio strettamente scientifico, nè in senso stretto letterario, dato che si occupa di quella specifica realtà che è la scienza inventata dagli scrittori di fantascienza, e quindi di una invenzione semi o para-scentifica che scienza non è eppure non è negazione della scienza, giacché è cosa nota, nella fantascienza non c’è spazio per la magia, ergo tutto quello che vi accade deve essere “scientificamente possibile” per quanto improbabile.

Sono questi argomenti scottanti sui quali gli appassionati si scontrano da sempre. Dopo la riedizione, la terza in più di 30 anni di questo libro, le occasioni per discutere sono ovviamente aumentate, con armi a disposizione di qualunque schieramento. Il che è bene, ovviamente, almeno le discussioni saranno più documentate e più divertenti.(Massimo Mongai)

 

intervista esclusiva all’autore, Renato Giovannoli

realizzata da Massimo Mongai

 

 

massimo-mongai2(MM)Cominciamo dalle edizioni. Il libro è stato edito una prima volta dall’Espresso nei primi anni ’80 e successivamente da Bompiani in due diverse edizioni. Questa è quindi la quarta, arricchita e con una veste grafica più prestigiosa di quelle del passato: rilegatura, copertina rigida, controcopertina con una stupenda illustrazione fantascientifica d’antan. L’editore ha investito molto in un libro così specifico e relativo ad un genere letterario considerato morente a livello editoriale, un libro che sta facendo la sua strada da oltre 35 anni. Come mai, perché, qual è la sua forza segreta, il suo superpotere? E’ radioattivo, un mutante letterario?

Renato Giovannoli 2(RG) Il libro è stato completamente riscritto due volte (la seconda “edizione” Bompiani era solo una ristampa corretta) e ogni volta è cresciuto di circa duecento pagine. Quindi, sì, è un mutante, e questo probabilmente lo ha aiutato nella lotta per la sopravvivenza. Però è un mutante che è restato se stesso, infatti non ha mai cambiato titolo, e le sue mutazioni erano già in potenza nel suo DNA. Così mi piacerebbe poter pensare che la sua fortuna è dovuta al suo particolare approccio alla fantascienza. Poiché fin dall’inizio era un tentativo di ricostruire il sistema della scienza della fantascienza – e quindi le relazioni tra le varie teorie fantascientifiche e i dibattiti epistemologici tra i diversi autori – ha forse una coerenza interna che altre compilazioni enciclopediche non hanno e ha finito per diventare quasi l’enciclopedia scientifica di un mondo parallelo. Ecco, forse la sua forza segreta è di essere non solo un saggio sulla fantascienza, ma anche un libro un po’ fantascientifico, un’opera di metafantascienza.

(MM) Per quel che ne ha capito lei, da chi è fatto il Fandom della FS? Chi sono, che tipi sono i lettori, gli appassionati, i maniaci? Gli scrittori? Hanno un qualche tipo di genus di riferimento?

(RG) Conosco poco il Fandom. L’idea che me ne sono fatta, e questo vale anche per la comunità degli scrittori di fantascienza, è che sia appunto una comunità. Siamo tutti anime in cerca di altre anime con cui comunicare. Una passione in comune è la base di ogni amicizia.

(MM) Il Fandom conosce ma conosce poco il suo libro. Eppure a me è sempre sembrato e tuttora sembra un libro fondamentale per chi si voglia occupare di FS. E’ così? Ha secondo lei valenze e possibilità di suggeritore per gli autori? Oppure è un libro per critici, addetti ai lavori, semiot-semiol-qualcosa?

(RG) Certo, essendo anche un catalogo delle idee fantascientifiche, “La scienza della fantascienza” può anche essere utilizzato come un manuale per scrittori. Ma soprattutto è un libro per chiunque nella letteratura cerchi idee, e non solo storie. Indubbiamente è un libro per spiriti speculativi.

(MM) lettori di FS in Italia sono pochi mentre i film (tutti americani) di FS sono numerosi, un paio al mese, e campioni di incasso. Il cinema di FS è quasi l’unico genere rimasto, il “giallo” si traveste da qualcos’altro, la FS no. Che sia neopositivista o critica, è di fatto pura FS. Perché secondo lei?

(RG) Si, è vero. La fantascienza resta sempre fantascienza. Il poliziesco ha un forte aspetto sociale, e per questo si adegua ai mutamenti della società. La fantascienza da questo punto è più libera, anche quando si sente costretta ad adeguarsi al progresso scientifico. La migliore fantascienza è un frutto della libera immaginazione, per questo è sempre pura fantascienza. Anticipa, non segue, il progresso scientifico e l’evoluzione o l’involuzione sociale, e poco importa se fallisce le sue previsioni, che in ogni caso si saranno realizzate in qualche universo parallelo.

(MM) Io sostengo da tempo che il segreto vero della FS (qualcosa in più da capire per lo meno, forse solo l’ultima) ormai risiede nel capire perché le donne non leggono FS. Sbaglio?

(RG) Le donne, in compenso, leggono i polizieschi. Forse perché sono più concrete e meno speculative degli uomini. E anche meno infantili. Bisogna essere restati un po’ bambini, lo dico con orgoglio naturalmente, per appassionarsi alla fantascienza.

(MM) FS e Jazz hanno molto in comune: entrambe nascono in America negli anni ’20, entrambe sono all’inizio un genere popolarissimo e poi diventano quasi un prodotto d’élite, entrambe si sono evolute verso forme “classiche” e lì si sono fermate; in entrambe contano le idee più dei personaggi e forse l’improvvisazione del Jazz è anche quella della FS. Mi sbaglio, deliro?

(RG) Io ho sempre pensato che il jazz avesse un rapporto più stretto con il poliziesco, e non solo perché ha fornito tante colonne sonore a film polizieschi. Sono in parte d’accordo sul fatto che ci siano delle analogie tra i due generi, ma mi paiono per lo più, come dire, analogie “esterne”, relative cioè ai loro pubblici e alla loro fruizione più che alla loro logica interna. La band della taverna di “Star Wars” è una trovata divertente, ma il dixieland che suona non è veramente fantascientifico, e in effetti lì Lucas sta facendo il verso al poliziesco hard boiled.

(MM) Quasi 550 pagine! Un mattone, praticamente. Leggibilissimo tutto. Non è che ha divagato un po’?

(RG) Ho divagato abbastanza raramente. Le 550 pagine erano necessarie per descrivere il sistema della fantascienza, e anzi ho cercato di non dilungarmi troppo. E poi, insomma, volevo scrivere l’enciclopedia scientifica di un mondo parallelo, e le dimensioni del libro sono anche funzionali alla sua vocazione cosmologica.

(MM) Un padre nobile all’origine, Umberto Eco, curatore della prima collana se non sbaglio. Com’è andata? Vi conoscevate, siete stati presentati?

(RG) Eco, che era anche il curatore della seconda collana, gli Strumenti Bompiani, è stato mio professore e relatore di tesi all’università. Era un professore molto generoso, capace di stabilire rapporti di amicizia con gli allievi. Poi negli anni seguenti, anche se con discontinuità, l’amicizia è continuata. C’è da dire anche che Eco è sempre stato un lettore appassionato di fantascienza, ha scritto sulla fantascienza e ha scritto fantascienza. Vada a rileggere il “Diario minimo” e mi dica se non è un libro di fantascienza. Negli anni Settanta ci scambiavamo informazioni sulla fantascienza di argomento semiotico e linguistico: tutta la sezione del libro sulle lingue aliene deriva da quell’interesse comune. Inoltre il libro è nato, verso il 1980, nel corso di un suo seminario universitario. Avevo presentato una comunicazione in cui tentavo un’analisi delle strutture narrative della fantascienza non in base a strutture di “attanti”, come si dice nel gergo semiotico, cioè di personaggi-tipo, o di “funzioni”, cioè di eventi tipo, ma di “macchine astratte” – avevo rubato il termine ai filosofi Gilles Deleuze e Félix Guattari – di natura logica in cui i personaggi e le loro azioni hanno un ruolo del tutto marginale. Queste strutture logiche sono per l’appunto quelle che sostengono le scienze della fantascienza. Alla fine della lezione, Eco mi chiese di fargli un indice del libro che avrei scritto per la collana “Espresso Strumenti”.

(MM) Lo sto leggendo di nuovo e con più attenzione, stavolta con il marker. Ma al confronto degli indici, sembra che la struttura non sia cambiata. Quali le novità più significative, se ci sono e se sono concentrate in qualche parte del libro?

(RG) Il libro è stato riscritto completamente, quindi di novità ce n’è ad ogni pagina. Anche la struttura in realtà è cambiata, anche se forse non moltissimo rispetto alla precedente edizione Bompiani. Soprattutto, in questa edizione ci sono interi paragrafi del tutto nuovi. Per esempio, ho ricostruito la storia della fortuna della Semantica Generale di Alfred Korzybski nell’ambiente degli scrittori di “Astounding Science-Fiction” sulla base dell’epistolario di Heinlein, dimostrando come Dianetics e Scientology – Ron Hubbard era anche lui uno scrittore della rivista – ne siano una volgarizzazione che deve non poco alla fantascienza superomistica di Van Vogt. Anche la sezione sull’iperspazio e sui wormholes è in buona parte nuova: l’ho aggiornata tra l’altro sulla base della ricca bibliografia scientifica e divulgativa degli ultimi anni, tenendo conto dell’ultima generazione di wormholes, quelli artificiali. C’è poi un paragrafo nuovo sui motori a curvatura, uno sull’intelligenza artificiale, uno sulla quarta dimensione in Wells… Avevo sospettato già nelle precedenti edizioni che il linguista Charles Hockett dovesse qualcosa a Robert Sheckley, ma non sapevo che Hockett fosse un lettore di fantascienza, né che avesse scritto, anche lui per “Astounding” un articolo di linguistica aliena. Adesso anche queste influenze e molte altre sono documentate. Spesso, poi, nelle precedenti edizioni avevo citato testi di seconda mano: grazie a internet mi è stato possibile risalire alle fonti prime. Sempre grazie a internet ho poi curato la bibliografia, citando sistematicamente le prime edizioni dei racconti e dei romanzi in rivista.

(MM) Lei dice che l’altro suo libro, “Elementare, Wittgenstein!”, costituisce con questo un dittico. Perché?

(RG) Perché anche la detective story, in quanto metafora della ricerca scientifica, è una sorta di fantascienza e pone notevolissimi problemi epistemologici. In “Elementare, Wittgenstein!” racconto la storia del poliziesco, come nella “Scienza della fantascienza” ho fatto per la fantascienza, come la storia di una serie di rivoluzioni scientifiche che hanno visto in competizione paradigmi diversi. Infine fantascienza e poliziesco hanno molti autori e alcuni temi narrativi in comune. Anche su questo aspetto della questione si troverà qualcosa in entrambi i libri.

(MM) Cosa sa della FS italiana, cosa ne pensa?

(RG) Confesso di conoscere molto poco la fantascienza italiana. La mia impressione è che non vi sia una vera tradizione fantascientifica italiana, e che gli scrittori italiani siano un po’ a rimorchio della fantascienza americana. Dovrebbero darsi da fare per fare il salto verso l’autonomia che il poliziesco italiano è invece riuscito a fare. Però sto parlando senza conoscere veramente ciò di cui parlo… I miei interessi sono piuttosto rivolti a una fantascienza italiana che gli scrittori italiani di fantascienza ignorano. Sapeva che Montale ha scritto delle poesie di fantascienza? Nel libro ne cito due, una sulle polizie del tempo e una sulle controparti di ogni individuo negli universi paralleli. Qualche anno fa ho poi curato una raccolta dei racconti di fantascienza di Antonio Rubino, il famoso illustratore. Sono davvero belli. Pubblicati agli inizi degli anni ’30 nel “Corriere dei Piccoli” superano in fantasia e ironia filosofica la produzione americana della stessa epoca.

(MM) A me piace pensare che quando (non se, quando) incontreremo degli alieni veri, avremo più probabilmente un rapporto stile “Star Trek” che non “Alien”. E questo perché secondo me (l’ho scritto qui sul Tredicesimo Cavaliere) solo una democrazia può costruire astronavi ultraluce. Quando li incontreremo quindi ci sarà uno scambio culturale e secondo me loro avranno pensato e scritto qualcosa su di noi. E’ corretto pensare che questa potrebbe essere la loro fantascienza? Qual è comunque il futuro della FS secondo Renato Giovannoli?

(RG) Dubito che gli alieni della fantascienza abbiano qualcosa a che fare con i veri alieni, ammesso che esistano. Penso piuttosto che siano delle proiezioni della psiche umana, delle immagini più o meno distorte dell’uomo stesso e delle sue ossessioni. Mi trova in disaccordo anche sull’idea che solo una democrazia possa costruire astronavi più veloci della luce: io le immaginerei piuttosto come lo scopo di un impero dispotico, l’unico governo che potrebbe costringere l’umanità a fornire l’enorme quantità di energia fisica e mentale necessaria a realizzarlo. Però la fantascienza degli alieni è un bellissimo argomento per dei racconti di fantascienza… Se non l’ha già fatto, potrebbe venirne fuori una bella serie. Il futuro della fantascienza? Una tesi implicita del mio libro è che la fantascienza nasca dalla filosofia e che i migliori racconti di fantascienza siano racconti filosofici e anzi “esperimenti mentali” filosofici. Credo che la fantascienza avrà un futuro nella misura in cui saprà essere filosofica e nello stesso tempo divertente.

2 febbraio 2015 Posted by | Fantascienza, NON Carnevale della Fisica, Scienze dello Spazio | , | Lascia un commento

I Mutanti sul grande schermo: il Ragazzo Invisibile di Salvatores

Il vocabolario del mio MacBookAir dice che “mutante” vuol dire:

mutantemutànte
s.m. e f.

  • In biologia, individuo o gene che ha subito una mutazione e presenta quindi un nuovo carattere ereditario.

  • Nella fantascienza, essere o specie che abbia acquisito, non necessariamente in seguito a una o più mutazioni,  caratteristiche completamente anomale e eccezionali.

ETIMOLOGIA P. pres. di mutare
DATA 1958.

RagInv 2Il Ragazzo Invisibile di Salvatores, ambientato in una pallida e slava Trieste (che comprende ed ospita la parte slava dell’anima degli Italiani) è un perfetto mutante perché (piccolo spoiler) ha ereditato anni prima una mutazione acquisita dai suoi genitori per via di una catastrofe nucleare in prossimità di una città sovietica: quindi è mutante figlio di mutanti. Anche se non viene detto esplicitamente, la città cui si allude potrebbe essere Cernobyl, ma è possibile si tratti in realtà di qualcosa di più antico, dati i tempi e le età dei personaggi. Però poco conta ai fini della storia che come sempre nei film ben fatti è una scusa per passare alla scena successiva.
Salvatores è l’unico regista italiano che abbia avuto il coraggio di fare film di fantascienza per le sale (l’altro è Nirvana) e bisogna dargli atto che ci vuole coraggio a scendere in campo contro le megaproduzioni americane, ché solo quelle sono sul mercato. Scende, combatte e combatte bene, il film sta andando per la sua strada, meno trionfalmente di Interstellar, ma comunque con discreti incassi. Detto fra noi, sembra un film pensato molto anche per il mercato estero e forse per un pubblico adolescenziale, ma è ben costruito per qualunque appassionato di FS.
RagInv 4La storia del film è una tipica storia di FS anni ’50 e ’60, per come è raccontata, per come è strutturata, per mille altri particolari che non riveleremo. Godibilissima a dir poco.
E soprattutto per un particolare molto fantascientifico e al limite della plausibilità scientifica. I racconti sui mutanti dotati di poteri paranormali o se volete eccezionali superpoteri sono una tematica tipica della FS di quelle due decadi, MAI trattati prima del 1945, ed il motivo è semplice. Le riviste scientifiche prima ed i mass-media poi cominciarono subito dopo Hiroshima e Nagasaki a parlare delle mutazioni indotte dalle radiazioni negli animali sia in laboratorio sia nelle zone giapponesi (e non) contaminate dalle radiazioni. Moltissimi di questi articoli parlavano dell’aumento delle dimensioni degli animali ma non sottolineavano mai come si trattasse di microorganismi, di amebe o batteri. Gli organismi di tipo superiore non mutavano, morivano e basta. In realtà non ci sono mai stati topi giganti o se per questo nemmeno ragni giganti o formiche o piovre.
Però agli scrittori di FS la cosa piacque molto e da lì vennero fuori tutti i primi racconti e soprattutto i film degli anni ’50 con uomini, donne e animali giganti. E a seguire mutazioni di tutti i tipi vedi tutta la serie dei mutanti della Marvel, dai Fantastici 4 su su fino all’Uomo Ragno, gli X-Men e altro.

RagInv 3In realtà quel tipo di mutazioni sono scientificamente e quindi fantascientificamente, praticamente impossibili. E dico “praticamente” solo perché voglio fortissimamente continuare a leggere i fumetti di quando avevo 11 anni ed anche a godermi film come Il Ragazzo Invisibile. Pur sapendo che sono “quasi” impossibili.
Prima di tutto una dose massiccia di radiazioni non “muta” l’aspetto e le caratteristiche esteriori di un individuo adulto, lo uccide e basta. Una dose minore gli altera diverse funzioni metaboliche e quasi sicuramente gli stravolge il sistema riproduttivo rendendolo sterile o facendogli mettere al mondo mutanti sì, ma quasi (ah, che bella parola “quasi”!) sicuramente sterili, non in grado di sopravvivere e pure bruttarelli (diciamolo: mostriciattoli).
Questa concentrazione sugli effetti meravigliosi delle mutazioni indotte allontana la coscienza delle masse (!) dalle mutazioni reali che sono piccole, minuscole, se non microscopiche ma numerosissime; che non si notano ed hanno più facilmente a che vedere con il metabolismo che non con i superpoteri; e che (meravigliosamente!) sono continue, ininterrotte, costanti, per lo più non notate da nessuno. Per quel che ne sapete voi potreste essere portatore di una di queste piccole mutazioni e trasmetterla ai vostri discendenti e questa, più altre, chissà quali, ricombinate fra loro potrebbero, potranno determinarne una più grossa e significativa, come ad esempio il pollice opponibile che solo noi abbiamo fra tutti i Primati.  O la capacità di digerire sostanze attualmente indigeribili. O quella di vedere nella gamma dell’infrarosso.

RagInv 1Che ci facciamo? E che ne sai? Per dare una risposta dovrei scrivere un racconto in cui sulla Terra per l’inquinamento cala bruscamente la luminosità, non si può più coltivare quasi niente e occorre mangiare direttamente la corteccia degli alberi o i rami: sopravvivrebbero solo quelli che hanno subito quelle tali mutazioni. Per dire.
Il film è godibilissimo comunque, non fatevi distrarre dalle sciocchezze para-scientifiche che ho indicato in questo articolo. Sono sostanzialmente vere, ma lasciate perdere. Tanto i mutanti ci sono e sono tutt’intorno a noi. Solo che non hanno le ali, epperò digeriscono anche i sassi. Forse.

MASSIMO MONGAI

15 gennaio 2015 Posted by | Fantascienza, News | , , , | Lascia un commento

UNA BELLISSIMA NOTIZIA!!

>On Fri, 16 May 2014 20:57:07 +0000, Il Tredicesimo Cavaliere >comment-reply@wordpress.com> wrote:

>Autore: Renato Giovannoli
>E-mail: ===
>URL    :  ===
>Whois  :  ===
>Commento:
>Ho visto nel blog l’appello per la ristampa della Scienza della >fantascienza, del quale sono onorato. Chi devo ringraziare? Scrivo >anche per comunicare che del libro uscirà all’inizio dell’anno >prossimo non una ristampa ma una nuova edizione, completamente >riscritta e accresciuta di più di 200 pagine (ora sono quasi seicento).

La scienza della fantascienza di Renato GiovannoliOrmai avevamo gettato la spugna. Con quel numerino a due cifre a rappresentare i sottoscrittori dell’appello a Bompiani, era chiaro che non saremmo arrivati da nessuna parte. Anche recuperando i sottoscrittori perduti su Facebbook per uno sciocco equivoco, i miei conteggi non arrivavano neanche a quota 100. E, caso  mai non fosse abbastanza chiaro, ciò è dipeso esclusivamente dalla nostra incapacità di raggiungere i potenziali firmatari, e non da una presunta loro insensibilità alla tematica  proposta.

Ma ecco che, per chissà quale scherzo del destino, oppure semplicemente  perché avvertito dalla redazione di Bompiani, Renato Giovannoli, l’autore che invano avevamo cercato di contattare,  visita di persona il sito del Tredicesimo Cavaliere e ci comunica l’arrivo di una seconda edizione della sua opera. Quel che si dice una battaglia vinta senza sparare un colpo.

E infine giunge il momento dei ringraziamenti. Anche a nome di Renato Giovannoli, ringrazio i 39 eroici firmatari del’appello a Bompiani, Massimo Mongai, primo e sommo ispiratore dell’iniziativa, il nostro generoso webmaster Gianni Boaga, e gli amministratori dei gruppi  di discussione su Facebook che hanno dato risonanza all’iniziativa, in primis quelli del gruppo “Romanzi di Fantascienza”.

ROBERTO FLAIBANI

18 maggio 2014 Posted by | Fantascienza, News, Scienze dello Spazio | , , , , | 2 commenti

La scienza della fantascienza

Nel 1998 l’Editore Bompiani pubblicava un libro che potremmo definire irresisitibile per qualsiasi operatore, autore o lettore di fantascienza. Si tratta de “La scienza della fantascienza”, un saggio le cui caratteristiche vengono presentate qui di seguito dall’autore stesso nell’Introduzione e nell’Indice. In chiusura si trova il nostro appello all’editore. Ce n’è abbastanza per capire che di questo libro non se ne può più fare a meno. Ed ecco l’idea fulminante: proporre ai lettori del Tredicesimo Cavaliere di dare vita a una campagna di pressione sull’Editore Bompiani per convincerlo a dare di nuovo alle stampe quel titolo. Come? Semplicemente registrandosi con il proprio nome, cognome e recapito email dove richiesto e cliccando sul bottone “spedizione via email”: entro pochi secondi la casa editrice riceverà il vostro appello. Partecipate numerosi, in questo sta la nostra forza! (RF)

La scienza della fantascienza di Renato GiovannoliIntroduzione a “La scienza della fantascienza”

Questo non è un libro di storia della fantascienza, né un’enciclopedia fantascientifica, né un libro sull’attendibilita scientifica della fantascienza.
Semplicemente questo libro fa un catalogo delle principali “idee” fantascientifiche, e finisce col mostrare che:

(i) La fantascienza produce teorie autonome rispetto alla scienza “ufficiale”: per esempio quelle, convenzionalmente accettate (o comunque discusse) dalla comunità degli scrittori di fantascienza, implicate dalle idee di “iperspazio” e di “macchina del tempo”.

(ii) Queste teorie tendono a interagire e a formare di conseguenza un sistema (fanta)scientifico abbastanza coerente e omogeneo. Per esempio, la teoria degli “universi paralleli” puo essere considerata una soluzione dei paradossi cui conduce l’idea di un viaggio nel tempo. In generale, temi fantascientifici in apparenza dissimili possono rivelarsi casi particolari di una stessa “teoria unificata” (per non parlare della semplice compatibilita di due teorie i cui effetti narrativi vengono sommati in uno stesso racconto).

(iii) Il sistema della fantascienza non è chiuso; ferma restando la sua sostanziale autonomia, la fantascienza non cessa di riciclare frammenti di dibattito scientifico e filosofico (e anche, spesso, frammenti di cultura pseudoscientifica e di cattiva filosofia), e viceversa le scienze “vere” non sembrano del tutto immuni dall’influenza dell’immaginario fantascientifico.

(iv) La logica del sistema della fantascienza si sviluppa nel tempo attraverso vere e proprie rivoluzioni (fanta)scientifiche e una teoria (un”‘idea”) puo essere abbandonata e sostituita da una teoria piu efficace. Tale “efficacia” sembra potersi definire, in genere, per mezzo di criteri formali (coerenza logica, economia concettuale…), anche se talvolta pno essere rilevante l’influsso di una nuova teoria o scoperta scientifica. Mai, comunque, la verifica sperimentale ha l’ultima parola in fantascienza. Anche per questa ragione, spesso le rivoluzioni fantascientifiche restano irrisolte e due paradigmi alternativi continuano a fronteggiarsi.

Così in molti casi ho registrato più soluzioni di uno stesso problema, distribuibili da un asse che separa un’epistemologia “neopositivista”, tipica della fantascienza dell”‘eta d’oro” (1938-1950) e degli autori che hanno esordito in quel periodo (Asimov, Heinlein), da un’epistemologia “critica” e tendenzialmente scettica, che si interroga sui limiti e sui rischi del “metodo scientifico”, affermatasi a partire dagli anni Cinquanta (Sheckley, Dick).

Questo, dunque, non è un libro di storia della fantascienza, né un’enciclopedia fantascientifica, né un libro sull’attendibilita scientifica della fantascienza. Tuttavia, poiché la logica della fantascienza si sviluppa nel tempo attraverso vere e proprie rivoluzioni fantascientifiche, assumerà talvolta una prospettiva storica. (E, in un certo senso, aspirerebbe a essere una storia astratta e formale della fantascienza.) Poiché intende fornire una cartografia delle teorie immaginarie che costituiscono il genere letterario “fantascienza”, tenderà ad assomigliare all’enciclopedia di un mondo fantastico. Ma gli somiglierà soltanto, dal momento che l’elenco di esempi che ho scelto per condurre questa immagine è lungi dall’essere completo. D’altra parte è sensato supporre che la fantascienza, proprio in quanto genere, sia un processo ergodico, tale cioè che “ogni campione ragionevolmente ampio tende ad essere rappresentativo dell’intera sequenza”. Spero insomma di aver predisposto una sorta di casellario nel quale altri potranno inserire i racconti che non ho letto, con facoltà di aggiungere nuove caselle.

Poiché, infine, la fantascienza ingloba spesso frammenti di dibattito scientifico reale e, viceversa, le scienze “vere” non sembrano del tutto immuni dall’influsso dell’immaginario fantascientifico, questo libro sconfinerà spesso nel territorio di quelle discipline scientifiche i cui metodi e risultati appaiono più simili a quelli della fantascienza. E se non riuscirà a essere un libro sull’attendibilita scientifica della fantascienza, perlomeno mostrerà qualche esempio della fantascientifica inattendibilità della scienza.

Ringrazio tutti gli amici che con suggerimenti e spiegazioni mi hanno aiutato a scnvere questo libro: Roberto Bergamini, Riccardo Capovilla, Antonio Caronia, Angelo Fabbri, mia sorella Manoela, soprattutto Ettore Panizon e Sandro Vaienti che di alcuni paragrafi sono veri coautori. Un grazie particolare a mia moglie Maria Sole.
(Renato Giovannoli)

Breve biografia dell’autore

Renato Giovannoli, nato nel 1956, si è laureato nel 1979 con una tesi in semiotica. Oltre a una primitiva edizione di questo libro ( 1982), che ora appare completamente riscritto, ha pubblicato come curatore Hic Sunt Leones, Viaggi Straordinari e Geografia Fantastica ( 1983, con Omar Calabrese e Isabella Pezzini) e Saggi sul Nome della Rosa (Milano, Bompiani, 1985). Presso Bompiani ha pubblicato anche, nel volume collettivo Leggere i Promessi Sposi (1989, a cura di Giovanni Manetti), il saggio L’Innominato Vampiro, dove vuole dimostrare che il romanzo di Manzoni appartiene al genere “gotico”.

Indice

I. ROBOT, CYBORG, ANDROIDI
I. 1 La sindrome di Olimpia e il morbo di Frankenstein
I.2 Robopsicologia matematica
I.2. 1 Le tre leggi della robotica e i dilemmi insolubili
I.2.2 Il dilemma insolubile della robopsicologia
I.2.2. 1 Primo corno: robot troppo ubbidienti
I.2.2.2 Secondo corno: robot troppo liberi
I.3 Le evoluzioni biomeccaniche
I.3.1 Dalla macchina all’organismo, e ritorno
I.3.2 Il cyborg
I.3.3 Gli androidi, o i Simulacri

II. ALIENI E MUTANTI
II. 1 L’alieno come rompicapo biologico
II. 1.1 “Trovare il punto debole”
II.1.2.1 Sesso e riproduzione. Elementi di genetica venusiana
II.1.2.2 Simbiosi e parassitismo
II.1.2.3 Organismi collettivi, o”gestalt”
II.1.3 Fantascienza ed evoluzionismo
II.1.3.1 I1 darwinismo di Wells
II.1.3.2 L’uomo, l’alieno e la legge della predazione
II.2 I mutanti
II.3 L’alieno come forma informe
II.3.1 La Cosa, ovvero l’Innominabile
II.3.2 L’alieno metamorfico
II.3.3 Fantascienza e “divenire”
Appendice a II.3. I1 caso Solaris
II.4 L’alieno come rompicapo linguistico
Appendice a II.4. Alcune lingue aliene

III. L UOMO E IL SUPERUOMO
III.1 I1 trapianto dell’anima
III.1.1 Scambio mentale. – Psionica e quantistica psiconeurologica
III.1.2 Pluralita di anime in un unico corpo
III.2 I1 superuomo, o il Signore del Linguaggio
III.2.1 La grammatica del mondo
III.2.2 Dalla Semantica Generale alla dianetica
III.3 Linguaggio e società
III.4 L’homo gestalt e i superlinguaggi sistemici

IV GEOMETRIE CONGETTURALI E METAFISICHE
I Altre dimensioni dello spazio
IV.I.1 La quarta dimensione
IV.1.2 Mondi a due dimensioni
IV.1.3 I mondi a due dimensioni come propedeutica alla quarta dimensione
IV.1.4 Kant, Wittgenstein e la mano del signor Plattner
IV.1.5 Una casa a quattro dimensioni. L’ipercubo, o tessaratto
IV.1.6 Piu’ di quattro dimensioni
IV.2 La forma sbagliata. Fantascienza e architettura
IV.3 “La magia è una geometria”

V. BREVE STORIA DELL’ASTROGAZIONE
V.1 I1 problema dei viaggi interstellari. Soluzioni provvisorie
V.1.1 Astronavi “generazionali”, “animazione sospesa”
V.1.2 Gli effetti temporali della relatività ristretta: il paradosso dei gemelli
V.2 I presunti effetti endocronici della tiotimolina
Appendice a V.2. La tiotimolina: aspetti tecnici e bibliografia
V.3 La soluzione definitiva: l’iperspazio
V.3.1 L’iperspazio in fantascienza
V.3.2 L’iperspazio in fisica: i “ponti di Einstein-Rosen” o wormholes spazio-
temporali
V.3.2.1 Come costruire un ponte di Einstein-Rosen
V.3.2.2 Un “censore cosmico” chiude l’accesso ai ponti?
V.3.3 I wormholes in fantascienza
V.3.4 “Pieghe”spazio-temporali
V .4 Viaggi FTL. – I tachioni

VI 1. LE MACCHINE DEL TEMPO
VI.1 I fondamenti fisici dei viaggi nel tempo
VI.1.1 II tempo come quarta dimensione
VI.1.2 I1 “cono di Minkowsky” e come rovesciarlo. – Ancora sui wormholes
VI.1.3 L’antimateria nei “diagrammi di Feynman”
VI.2 Antitempo
VI.3 Tempo fermo
VI.4 Paradossitemporali
VI.4.1 Formulazione debole: il paradosso del fiore
VI.4.1.1 I1 raddoppiamento del cronoviaggiatore
VI.4.1.2 Macchina del tempo e filosofia: i viaggi temporali sono “logicamente possibili”? Catene causali chiuse
VI.4.1.3 Topologia dei viaggi nel tempo. Viaggi nel tempo senza raddoppiamento del viaggiatore
VI.4.1.4 I1 raddoppiamento del cronoviaggiatore come germe di una moltiplicazione infinita
VI.4.2 Formulazione forte: il paradosso del nonno
VI.4.2.1 Inevitabilita dei paradossi causali
VI.4.2.2 L”‘accettazione del paradosso”. Cambiare il passato
VI.5 Verso una soluzione dei paradossi temporali
VI.5.1 Eternità e onnipotenza
VI.5.2 Tempo a più’ dimensioni

VII. UNIVERSI PARALLELI
VII. 1 Preistoria degli universi paralleli. Mondi subatomici
VII.2 La teoria standard degli universi paralleli
VII.2.1 Gli universi paralleli come metafisica combinatoria
VII.2.2 L’albero dei mondi. – L’ucronia
VII.2.3 Aspetti particolari della teoria
VII.2.3.1 Mondi adiacenti e diffcoltà che comporta il distinguerli
VII.2.3.2 Comunicazione tra mondi con leggi fisiche diverse
VII.3 Universi paralleli, letteratura, logica dei mondi possibili
VII.4 Gli universi paralleli in fisica
VII.5 Universi paralleli, percezione, psichiatria

VIII. IL DIO DEL PIANO DI SOPRA
VIII. 1 Fantascienza “teologica”
VIII.2 Variazioni sul tema del sogno
VIII.2.1 Teologia e psicopatologia
VIII.2.2 Fantascienza e idealismo
VIII.3 Variazioni sul tema del demiurgo
VIII.3.1 Dalla congiura universale agli universi artificiali
VIII.3.2 Fantascienza e gnosticismo

IX. ONNIPOTENZA DELLA LOGICA, IRRIDUCIBILITA’ DEL CAOS
IX. 1 Storiografie predittive
IX. 1.1 II controllo della storia attraverso le scienze sociali
IX. 1.1. 1 Psicostoriografia
IX.1.1.2 Altri esempi: sociologia computerizzata, sociodinamica, antropologia culturale interplanetaria
IX.1.2 Spazioanalisi
IX.1.3 Algebra escatologica
IX.2 Giochi e guerre
IX.2.1 Una teoria matematica del Partito rivoluzionario
IX.2.2 Fantascienza e Teoria dei Giochi
IX.2.2.1 Strategia minimax
IX.2.2.2 La teoria della ricerca e i giochi di coordinazione
IX.2.2.3 Il gioco ideale
IX.3 Metalogica e calcolo modulare
IX.4 Due paradigmi a confronto
IX.4.1 La fantascienza neopositivista
IX.4.2 La fantascienza critica

Renato Giovannoli
La scienza della fantascienza
PREZZO: lire 19.000
CODICE ISBN: 45217035
EDITORE: Bompiani
COLLANA: Strumenti
EDIZIONE: 1998

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18 marzo 2014 Posted by | Fantascienza, News, Senza categoria | , , , , | 8 commenti

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