Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Star Trek, scienza e tecnologia ai limiti dell’immaginazione (1)

Marc MillisUn altro film di Star Trek è da poco transitato nei cinema, con la venerabile astronave interstellare Enterprise, i suoi generatori di gravità e i motori a curvatura, vere e proprie icone tecnologiche. Marc Millis, fondatore e architetto della Fondazione Tau Zero (e prima dirigente del progetto NASA chiamato “Fisica della Propulsione Avanzata”) esamina la scienza e la tecnologia che abbiamo visto nel recente film di Star Trek e riflette su cosa bisognerebbe fare perchè almeno una parte di quelle meraviglie diventasse reale. Quanto siamo vicini alla realizzazione di una tale fantastica nave interstellare ? Come paragonare quelle visioni ad altre ricerche sui veicoli spaziali? E, infine, cosa è stato fatto fino ad oggi al riguardo?

Sfide e possibilità dei viaggi interstellari

Inviare un veicolo spaziale verso il sistema stellare a noi più vicino (Alpha Centauri, che si trova a oltre 4 anni luce di distanza ) entro la durata di una vita umana richiederebbe una velocità 1.000 volte maggiore di quella di una sonda Voyager. Le due sonde Voyager sono state lanciate dalla NASA circa trent’anni fa, e solo ora stanno attraversando il bordo del nostro sistema solare, a una distanza di circa 1/500mo di un anno luce.

Aumentare la velocità di un fattore 1.000 richiederebbe almeno 1.000.000 di volte più energia, e quindi almeno due volte di più per fermarsi, quando arrivati a destinazione. Pensiamo inoltre al personale specializzato rimasto sulla Terra, cioè coloro che hanno costruito la nave stellare stessa e il suo equipaggiamento di bordo. Considerando una durata della vita umana di circa 100 anni, essi sarebbero in grado di seguire una missione di solo 80 anni luce, anche se la nave viaggiasse ad alte velocità relativistiche. Mentre questo potrebbe essere sufficiente per raggiungere un pianeta abitabile (la cui distanza stimata è tra i 25 e i 200 anni luce ), le stime provvisorie per raggiungere le civiltà più vicine (se ce ne sono) si aggirano tra i 500 e i 6000 anni luce (clicca qui per maggiori informazioni ). Per raggiungere queste mete più lontane, rimanendo all’interno del ciclo di vita dei costruttori della nave stellare rimasti a casa, bisogna muoversi a velocità superiori a quella della luce, o avere una aspettativa di vita molto maggiore .

Enterprise_The-Light_Works(nell’immagine accanto: la nave interstellare “Enterprise” in Star Trek, icona della propulsione a curvatura. Si ringrazia The Light Works)

Nell’incapacità di realizzare il volo FTL (Faster Than Light), la maggior parte dei ricercatori progetta missioni per sonde automatiche basate su svilluppi tecnologici prevedibili. Con un occhio alle stime di quello che potrebbe essere, in ultima analisi, fattibile per la fisica esistente, determinano quali ulteriori progressi tecnologici sarebbero necessari per consentire missioni significative. Le prime proiezioni indicano che solo le missioni con durata di qualche decennio potrebbero essere possibili. Sviluppare le relative tecnologie e preparare i sistemi di supporto per raccogliere l’energia per lanciare tali missioni, tuttavia, potrebbe richiedere diversi decenni, perfino secoli. Le stime variano molto a seconda di quale conclusione viene preferita.

Quando si considera il volo umano interstellare, la visione predominante è quella delle autosufficienti astronavi-arca in grado di supportare molte generazioni di esseri umani nel loro lento viaggio per raggiungere e colonizzare pianeti abitabili, attraversando lo spazio come sacche isolate di umanità. Non ci sono stati molti progressi in questa direzione , dal momento che ancora non abbiamo informazioni sul numero minimo di coloni richiesti e sul supporto vitale minimo indispensabile per tenerli in vita durante il viaggio … e anche la creazione di una struttura sociale idonea per sostenere in pace una vita soddisfacente in tale isolamento per così tanto tempo.

Infine, per coloro che vogliono raggiungere “nuovi mondi, nuove forme di vita e nuove civiltà” entro tempi brevi, sono necessari rivoluzionari progressi nella fisica teorica. Ciò include il volo FTL e altre innovazioni tipiche delle visioni di Star Trek.

Emerge il desiderio di inaugurare una nuova era di grandi progressi scientifici e tecnologici, anche se alcuni hanno bollato questi comportamenti come se fossero il frutto della mente di uno zio pazzo e sognatore.

In questa fase è troppo presto per decidere oggettivamente quale di queste ricerche sia ‘migliore’, sopratutto perchè non esiste una definizione di “migliore”. Le motivazioni pro e contro sono così varie, e i fatti reali ancora così incerti, che la scelta è più che altro basata su preferenze personali. I miei conoscenti che lavorano su queste ipotesi sembrano scegliere la disciplina che, come individui, possono contribuire di più a far realizzare .

Nota – il sito web Costruire l’Enterprise non tratta di una vera nave stellare, ma piuttosto di qualcosa che sembra proprio l’Enterprise, ma con capacità molto, molto minori.

Requisiti per un fantastico volo spaziale

Star Trek ha fatto sembrare facile il volo spaziale e altre fictions hanno alimentato le nostre speranze. Jeff Greenwald, nel suo libro del 1999 Future Perfect, su come Star Trek ha colpito persone in tutto il mondo dice: “… si soddisfa un bisogno profondo ed eterno per qualcosa in cui credere: qualcosa di vasto e potente, ma razionale e contemporaneo. Qualcosa che abbia un senso “.

Un elemento importante di Star Trek, che va al di là della tecnologia, è la sua organizzazione sociale (e la sua etica – n.d.e.), cioè la creazione di una cultura cooperativa che possa sfruttare l’energia necessaria per realizzare i viaggi spaziali senza autodistruggersi nel processo. In realtà, quando si considera il livello dell’energia necessaria per un vero viaggio interstellare, questo è un argomento estremamente importante. Potrebbe essere un argomento a sé, poichè gli aspetti sociali e umani sono parte integrante nel contemplare l’idea di un viaggio interstellare. Personalmente, io sono preoccupato che questa sfida potrebbe rivelarsi più difficile di quanto non sia la creazione di una nuova fisica che ci dia i motori a curvatura e i generatori di gravità.

Torniamo ora alla fisica relativa al volo spaziale. Per divertimento e per fare appello a una più ampia base di fan, qui c’è una raccolta di alcuni dei velivoli di più grande ispirazione visive per il volo interstellare, il nostro “2001 Millennium Enterprise, C57-D”.

Aldo-Spadoni-2001_Millennium_Enterprise_C-57D(Nell’immagine accanto: Il “Millennium 2001 Enterprise, C57-D”, ispirato a molti famosi veicoli immaginari : uno scafo (con capacità di trasporto FTL) ispirato dal film 2001 Odissea nello spazio, dall’Enterprise di Star Trek del 1966; dal Millennium Falcon (Star Wars del1977) , e dalla nave piattino C57-D del 1956 da “il pianeta proibito”. Cortesia grafica di Aldo Spadoni 2013, sulla base di uno schizzo di Millis.)

Indipendentemente dal tipo di fantascienza preferito, quando si tratta di rendere possibile questo fantastico volo interstellare, ecco quello che ci serve:

  1. I motori FTL: rispetto alle distanze tra le stelle, la luce è in realtà lenta, impiega anni a percorrere distanze interstellari. Il nostro più vicino sistema stellare (Alpha Centauri) si trova a più di 4 anni di distanza alla velocità della luce. Il pianeta abitabile più vicino potrebbe essere ovunque tra i 25 e i 200 anni luce di distanza. E per poter incontrare ogni volta nuovi alieni per l’episodio televisivo della settimana, la nostra Enterprise avrebbe bisogno di una “ingenua” velocità di crociera di almeno 25.000 volte quella della luce. La parola ingenua è usata qui per ricordarci che noi non sappiamo veramente cosa succede al tempo e allo spazio a velocità ultra-luminali. Per un volo a velocità sub-luminale, invece, la Teoria della Relatività Speciale ci dice cosa aspettarsi che accada alle nostre percezioni di tempo e spazio, che cambiano quando ci avviciniamo alla velocità della luce.

  2. Il controllo delle forze gravitazionali e inerziali: Questa è una caratteristica estremamente importante che spesso viene trascurata a vantaggio del FTL. E ‘così onnipresente nella fantascienza che molte persone non si rendono nemmeno conto che esiste e ha implicazioni rivoluzionarie – in più non ha ancora un nome evocativo, in grado di interpretarne il significato. Immaginatevi nella vostra astronave preferita – dove l’equipaggio vive e lavora normalmente – come se foste sulla Terra. Questo significa che la nave sta fornendo un campo gravitazionale per il comfort e la salute dell’equipaggio, nel mezzo dello spazio profondo dove non esiste niente del genere. Questa sarebbe un’enorme conquista scientifica! Ma aspettate, c’è di più. Tenuto conto di questa capacità di creare forze di accelerazione (per l’appunto un campo gravitazionale artificiale) all’interno di un veicolo spaziale, non è molto difficile pensare che tali forze di accelerazione potrebbero essere create al di fuori del veicolo creando la possibilità di generare una spinta. Sarebbe cioè un vero motore spaziale non a razzo che chiameremo semplicemente space drive, una svolta epocale! E ancora: la fisica necessaria per manipolare le forze gravitazionali e inerziali implica anche la possibilità di ottenere “raggi traenti” per lo spostamento di oggetti a distanza, e la capacità di percepire proprietà dello spazio-tempo che non riusciamo ancora a intravedere.

  3. Produzione, accumulo e consumo di energia senza precedenti: l’ultimo sulla nostra lista dei principali requisiti è quello di avere abbastanza energia a bordo per alimentare i nostri magici motori FTL e gli space drive. Su Star Trek, usano la materia-antimateria per fornire l’energia, attraverso la piena conversione di materia in energia, fenomeno teorizzato in fisica ed espresso dalla formula di Einstein E = mc2. Il nostro fantastico veicolo spaziale avrà bisogno di molta energia.

(la seconda e ultima parte sarà pubblicata  lunedì 5 agosto 2013)

titolo originale: “Star Trek – Star Tech” pubblicato su Centauri Dreams il 24 maggio 2013

traduzione di MARCO RADICI

editing ROBERTO FLAIBANI

Annunci

29 luglio 2013 Posted by | Astronautica, Fantascienza, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , , , , , , , , | 1 commento

Chi ci azzecca?

800px-FultonNautilusAgli inizi della storia della Fantascienza come genere (dapprima letterario poi cinematografico e fumettistico) nessuno si poneva il problema se le storie di Fs azzeccavano o meno le loro previsioni: erano storie fantastiche e basta, certo con un elemento scientifico, ma non tale da porre seriamente il problema della fattibilità a breve delle cose narrate.

Pensate all’isola di Laputa, ne “I viaggi di Gulliver” (il primo vero romanzo di Fs della modernità; il più antico è “Storia Vera” di Luciano di Samosata nel I secolo dopo Cristo): Laputa vola, si muove in alto e in basso grazie all’azione di grandi magneti (per cui di sicuro è una macchina); ma come funzionino Swift non lo dice e a nessuno è mai importato molto.

Più o meno stessa storia negli anni della “Pulp Fiction”, anni 20-30 negli Stati Uniti. Per chi non lo sapesse la “polpa” era il nome della polpa di carta a basso costo su cui erano stampate le rivistine di Fs e d’altri generi in America ed il bellissimo film di Tarantino non c’entra assolutamente niente. Non vi suoni pedante, vi prego, c’è tanta gente che fa confusione.

Ma dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con avvento di bombe atomiche, V1 e V2, i primi missili, il radar, la televisione e tutti i parafernalia della nuova tecnologia, molti cominciarono a dire: “Ah, hai visto? Quelli della Fs avevano predetto tutto”.

Siamo agli anni ’50, più o meno. Quando nasce e si diffonde anche il modo di dire: “Ah, ma mica è fantascienza…” o simili, parlando di nuove scoperte e sottolineando così, con disdoro di molti appassionati, che la Fs non è una cosa seria..

Al che diversi autori e molti molti “Addetti ai Lavori” (AaL), che non si sa bene chi siano) cominciarono a dire: “…ma come si sa bene, in realtà la Fs non prevede affatto il futuro, non ci riesce mai, in realtà la Fs proietta nel futuro la società di oggi, e facendo finta di parlare del futuro parla della contemporaneità, per criticarla ed additare posssibili problemi/soluzioni. Fs è critica della contemporaneità, Fs è METAFORA. Il resto sono omini verdi per i bambini”.

Sebbene questo concetto sia in parte vero, ho sempre pensato che quest’idea fosse una conseguenza del fatto che gli scrittori e gli AaL soffrissero tremendamente della assoluta e totale disattenzione della critica letteraria, non solo accademica, ma di tutti i mass-media.

E tale disattenzione/sofferenza ha subito uno strano percorso. Non ostante una vulgata contraria, con il passare degli anni è aumentata, ma al tempo stesso dalla metà degli anni ’70 scrittori e AaL hanno cominciato a ripetere costantemente un altro mantra: “Ormai la critica letteraria ha sdoganato il genere, la Fs è letteratura a pieno titolo”, sempre indicando la cosa come accaduta da poco.

Mi pare ovvio che se ogni 5 anni qualcuno ripete questo mantra, sempre dicendo che è appena successo, per 40 e passa anni (io lo sento dire dai mei 16 anni e sono del 1950!), vuol dire che il mantra è falso. Il mondo letterario mainstream non ha affatto sdoganato la Fs e se per questo nemmeno il giallo/noir et similia, ma di questo altrove.

Ora l’unico punto forse interessante di questo veloce delirio personale è: la Fs fa previsioni attendibili o no? Ci azzecca? E CHI ci ha azzeccato?

A questo punto si cita sempre il Nautilus di Verne.

C’è da dire però che Verne non aveva previsto niente dato che scriveva “20.000 leghe sotto i mari” nel 1876 quando la prima battaglia navale fra un sommergibile ed una nave di superficie c’era già stata nel 1865 durante la Guerra di Secessione. Il sommergibile era sudista e la nave di superficie era nordista e sono affondate entrambe. Il sommergibile era praticamente a pedali…A trazione umana, per meglio dire.

 sottomarino sudista

 Quindi Verne non si era inventato niente. E se per questo nemmeno i sudisti visto che il primo modello di sommergibile sperimentale con tanto di prototipo è stato il Nautilus di Fulton, nel lontano 1800.

 3 viste sub

Certo, quello di Verne era enorme a confronto e mosso non si sa come.

Fatto sta che la questione “ci azzeccano o meno”, è tuttora aperta. Ad esempio c’è un interessantissimo sito in Inglese sull’argomento.

E dichiara di contenere più di 3.950 articoli sull’argomento. Sono troppi per uno pigro e poco ossessivo come me. Ne ho guardati un po’ e in qualche caso il riferimento mi sembra convincente, in qualche altro no.

 Poi ci sono anche i “trekker” più scatenati che hanno messo in giro questa foto.

 startrek

Però è vero che si tratta soprattutto di tecnologia della comunicazione, nella quale di minaturizzazione in miniaturizzazione, dai transistor in poi era facile azzeccarci.

 Vedi il Dick Tracy degli anni 50 con la sua micro radio da polso:

dicktracy-1

telefonini da polso

E questi non sono apparati radio, ma telefonini veri e propri!

E come è stato giustamente detto da altri, nei romanzi di Fs anni 50 e 60 ci sono nel cielo astronavi supergalattiche e nelle strade delle città sottostanti gli eroi spesso faticano a trovare una cabina telefonica. Telefonini zero! Per non parlare dei personal computer, previsti da nessuno. I computer della FS del passato caso mai sono Dio, ma comunque di solito occupano una stanza, se non un edificio, di certo non il ripiano di una scrivania. E Internet è semplicemente apparsa dal nulla, di sicuro non da un libro.

Gli appassionati di Fs a tutt’oggi tendono però a dividersi, come al solito, come su tutto. C’è chi come la maggioranza degli AaL italiani dice che no, c’è chi come gli autori del sito sopraindicato dice che sì. A ognuno il suo.

Io nel mio piccolo posso citare due casi di previsioni fantascientifiche azzeccate.

luna maestraIn “La Luna è una severa Maestra” del Herbert Heinlein, uno dei personaggi principali, Wyoming Knott, di lavoro fa la “madre portatrice” come viene definita. In altre parole la madre vicaria, o madre ospite come si dice oggi. Solo che era il 1965 e all’epoca non erano nemmeno stati fatti esperimenti per la fecondazione artificiale umana, almeno non ufficialmente. Il primo essere umano nato in questo modo è del 1978, ben 15 anni dopo il romanzo.

 

scandaloIn “Ed egli maledisse lo scandalo” di Mark Reynolds il personaggio principale Edward Wonder, viene licenziato dal suo lavoro di conduttore radiofonico. Al che telefona all’ufficio di collocamento per mettersi a disposizione ma anche per ottenere la sospensione di tutti i suoi debiti, rate, pagamenti vari. E definisce questa prassi una grande idea che ha salvato l’economia dalle recessioni. All’atto pratico da molti anni negli Stati Uniti esiste qualcosa di simile. Un singolo può chiedere una specie di “fallimento” individuale o di “amministrazione controllata” da parte di un giudice specifico. Se ha troppi debiti, fatti ad esempio (il caso più tipico) con troppi acquisti di carte di credito, si mette nelle mani di un giudice che valuta e stabilisce quanta parte del suo reddito possa tenere per sé e quale vada destinata a pagare quali e quanta parte dei debiti nell’arco di quanto tempo. Lo scopo è permettere ai debitori di non essere estromessi dal sistema bancario. Negli Stati Uniti se non hai un conto in banca ed una file story alle spalle sei inaffidabile e finisci letteralmente sulla strada: niente carte di credito in America significa non poter acquistare nel 90% dei casi, praticamente nulla. Non si applica sempre, non a tutti, ma lo scopo è esattamente quello del romanzo impedire recessioni troppo frequenti o cicliche e impedire l’isolamento sociale del singolo.

Insomma la Fs ci azzecca o no? Non lo so. In realtà non mi importa granché. Io leggo Fs per il piacere di leggerla; dei sottotesti, dei contenuti alti, delle metafore non mi importa assolutamente nulla. Sono un escapista, leggo per evadere, ma come è stato detto già da molti l’evasione è un andare verso la libertà…

MASSIMO MONGAI

22 luglio 2013 Posted by | Fantascienza, Senza categoria | , , , , , | 3 commenti

3 film

Noi non creiamo un mondo di fantasia per sfuggire alla realtà, noi lo creiamo per poter rimanere” – Lynda Barry.

 A rischio di generalizzare troppo, voglio riassumere in due soli punti di vista le posizioni degli space enthusiast sul futuro del volo spaziale umano degli americani. Ci sono quelli che vedono l’incapacità della NASA di andare oltre l’orbita bassa terrestre negli ultimi quarant’anni, vedono il collasso di strategie come Space Exploration Initiative e Vision for Space Exploration, prendono atto dell’attuale mancanza di obbiettivi ben definiti, di destinazioni e di risorse, e cadono in depressione.

 L’altro gruppo guarda alla crescita dello sfruttamento commerciale dello spazio, agli habitat gonfiabili della Bigelow, ai piani per lo sfruttamento minerario degli asteroidi e sopratutto guarda con attenzione ai progressi di SpaceX e conclude che il futuro è cosi splendente da doverlo osservare con gli occhiali da sole. Nella loro visione gli uomini atterreranno su Marte in capo a una quindicina d’anni al massimo, indossando magliette con il logo aziendale, disegnando nel cielo il simbolo del dollaro e mandando in malora l’oppressiva burocrazia della NASA.

 Da parte mia cercherò di essere il più analitico ed equilibrato possibile: il bicchiere non sarà né mezzo pieno né mezzo vuoto, ma semplicemente un bicchiere da 15 cl che contiene 7,5 cl d’acqua. E quando capita di cercare di immaginare il futuro del volo spaziale umano, io guardo dei film. Poichè il futuro (il futuro che io voglio, se non altro) non si è mosso abbastanza velocemente, mi piace guardare film di fantascienza ambientati in un futuro prossimo che mostrano il volo spaziale descritto in modo realistico. Nel corso degli anni ne ho recensiti molti su queste pagine, belli e brutti, ma nei prossimi mesi il mercato offrirà tre film molto intriganti a proposito di viaggi spaziali a breve termine, che potrebbero offrire la premessa per discussioni interessanti e realistiche a proposito dello stato attuale del volo spaziale umano.

 gravity-movie-posterGravity

 Nel 2006, Alfonso Cuaròn ha diretto uno dei dieci migliori film di fantascienza dell’ultimo decennio, Children of Man. Cuaròn ha dimostrato il potere della fantascienza come specchio culturale, che crea una situazione di fantasia ed esplora i suoi effetti sull’umanità. La premessa era un totale blocco delle nascite in tutto il mondo e la conseguente corsa della civiltà verso la rovina. La gente non vedeva nessun futuro per il mondo ne per se stessa, nichilismo e decandenza si allargavano a macchia d’olio sul mondo. Era decisamente un film creato per dare molto da pensare.

Cuaròn è tornato alla fantascienza per questo suo nuovo film, Gravity, con George Clooney e Sandra Bullock nei panni di due astronauti imbarcati sulla Stazione Spaziale Internazionale, quando la facenda si mette terribilmente male. Sebbene il respiro del film sia meno grande di quello di Children of Man, se si deve giudicare dal trailer sarà un film intenso dal punto di visto psicologico ed emozionale. Il trailer sembra essere un po’ anacronistico perchè mostra lo Space Shuttle, l’ultimo dei quali ha volato nel 2011, e sembra anche il telescopio orbitale Hubble. Ma Cuaròn è un regista pieno di talento e quindi c’è motivo di aspettarsi un grande film. La prima è prevista agli inizi di autunno. Trailer

elysiumElysium

Nel 2009, un regista sudafricano fino ad allora sconosciuto, Neill Blomkamp, ha sorpreso molta gente con un intenso e intelligente film sulla vita degli alieni sulla Terra, chiamato District 9, che proponeva una interessante alternativa ai film di invasione aliene. Un giorno un’astronave gigante appare nei cieli di Johannesburg, Sud Africa, e si ferma sopra la ciittà. Quando gli umani riescono finalmente a salire a bordo , trovano centinaia di alieni affamati che sembravano appartenere a una razza di schiavi che era stata abbondonata sulla nave.

Il film è ambientato 20 anni dopo questo evento, quando la maggiore parte degli alieni era confinata a terra in uno slum, separata dagli umani, e considerata niente più che un fastidio. Il film era una testimonianza a proposito di come noi trattiamo le classi sociali meno abbienti, e le divisioni , spesso auto-imposte, che impediscono la comprensione tra culture diverse. Blomkamp è ritornato ora sul tema, questa volta con un film che potrà risultare scomodo agli space enthusiast più libertari.

L’antefatto di Elysium è che l’umanità si è trasferita nello spazio, costruendo una stazione orbitale gigante, ispirata ai progetti del grande visionario Gerard K.O’Neill, che, negli anni 70, aveva progettato queste città spaziali per supportare i lavoratori delle miniere lunari e gli addetti alla costruzione di grandi impianti per raccogliere l’energia solare da ritrasmettere sulla Terra. Ma 40 anni più tardi queste strutture sono rimaste fantasia e quando si parla di “gente ordinaria” che va nello spazio si parla in realtà di turisti spaziali piuttosto che membri della media borghesia o della classe operaia. Blomkamp sembra essersi specializzato sul tema dell’accesso allo spazio come terreno di confronto tra ricchi e poveri. La gigantesca stazione Elysium, la cui costruzione sarebbe iniziata nel tardo ventunesimo secolo, è diventata un’approdo per i ricchi dalla metà del secolo successivo. Facendo eco a molti film di fantascienza (Blade Runner, Wall-E, Silent Running) la Terra è diventata una pattumiera, un inferno per poveri e perdenti, un posto che chiunque vorrebbe lasciarsi alle spalle. Blomkamp si è ispirato chiaramente all’incredibile lavoro degli illustratori della NASA negli anni 70, il sito web del film ne mostra alcuni esempi. Con Matt Damon e Jodie Foster co-protagonisti, Elysium sarà presentato nelle sale italiane il 29 agosto (notizia aggiornata il 19-07-13). Trailer

europa-report-poster-titleEuropa Report

Forse tutto quello che i lettori hanno bisogno di sapere su questo film è che la colonna sonora è firmata da Bear McCreary, lo straordinario musicista che ha creato la colonna sonora per BattleStar Galactica e numerosi spettacoli televisivi, alcuni attualmente in onda negli Stati Uniti. E’ capace di incorporare vari stili e strumenti musicali a seconda della necessità emozionale e visiva della scena.

Europa Report racconta di una missione spaziale finanziata con fondi privati diretta su Europa, una delle quattro lune maggiori di Giove. Com’è noto, si sospetta che Europa ospiti un vasto oceano d’acqua sotto la spessa crosta ghiacciata che la ricopre interamente.

Il manifesto ufficiale sottotitola: ”Paura. Sacrificio. Contatto.”, e questo è quanto il trailer effettivamente fa vedere: un’astronauta riesce a rggiungere l’oceano (cosa di per se non facile dato che la crosta ghiacciata può essere spessa centinaia di chilometri, e incontra qualcosa di malvagio. In accordo con una vaga ma molto entusiastica recensione su IO9, il film presenta una descrizione molto realistica del volo umano nello spazio ed è interessante confrontare i trailer di Europa Report e di Gravity che sembra un po’ troppo in stile hollywoodiano a causa probalbilmente di un budget molto più generoso. Il film usa un approccio ormai fuori moda, chiamato “found footage”, che si era già visto in un altro film di fantascienza, Apollo 18, un paio di anni fa, e non sembra malaccio. La prima di Europa Report è prevista all’inizio di agosto.Trailer

Tra questi tre film, Elysium dovrebbe offrire maggiori spunti di riflessione alla comunità degli space enthusiast. Una delle maggiori contraddizioni degli attuali progetti per il turismo spaziale è che, se anche funzionassero, sarebbero molto lontani dalla visioni di una democratizzazione del volo spaziale umano come è stata avanzata dai visionari degli anni 70. la NASA ha fatto volare nello spazio solo gli appartenenti all’élite (ingegnieri plurilaureati, medici, piloti collaudatori militari) e il turismo spaziale servirà solo ad abilitare al volo spaziale una nuova élite, quella dei milionari. Basandosi sul trailer di Elysium si suppone che il pubblico sarà dalla parte dell’operaio che sta per tirare giù dal cielo la meravigliosa colonia spaziale.

Europa Report e Gravity mostrano una approccio più tradizionale al volo spaziale umano. Il primo sembra volere derscrivere una missione spaziale di tipo commerciale, ma mostra anche le caratteristiche organizzative tipiche di un consorzio di agenzie spaziali. E nessuna di queste avventure sembra poter avere un finale positivo.

 (n.d.a. Un riconoscimento va a Kelsey Campbell-Dollaghan, che nel suo articolo su Gizmoro per primo ha fatto notare le somiglianze tra Elysium e il lavoro degli artisti della NASA)

traduzione di ROBERTO FLAIBANI

titolo originale: Futures Imperfect, di Dwayne Day

pubblicato il 20 maggio 2013 su The Space Review

15 luglio 2013 Posted by | Astronautica, Fantascienza, News, Planetologia | , , , , | 4 commenti

Intervista ad Arielle Saiber

English version

ArielleArielle Saiber è una docente universitaria americana per l’esattezza Associate Professor of Romance Languages. Troverete la sua pagina web presso il Bodwoin College.

Ed è anche una appassionata di FS italiana, materia che coltiva a sua volta per professione. E’ recentemente venuta in Italia, dove ha vissuto e studiato. E fra maggio e giugno si è fatta un bel tour nel Fandom Italiano.

Massimo Mongai, l’autore di “Memorie di un cuoco d’astronave” e di “Serendipità” , che ora  collabora regolarmente con il nostro blog, ci ha affidato questa interessante intervista che ha ottenuto da lei.

massimo-mongai2MM: Come sta la fantascienza italiana secondo il parere di una fan americana? Stiamo messi bene o male?

AS: Da quello che ho visto, c’è un buon numero di scrittori di fantascienza e scrittori di cross-over (autori che mescolano generi, o autori di mainstream che integrano la FS nel loro lavoro). Mi è stato detto, tuttavia, che il numero di lettori di FS in generale è in calo. Suppongo che non sia diverso dalla situazione negli Stati Uniti. Film e TV a tematiche FS sono molto popolari, ma la narrativa FS non è molto letta. Ma torniamo agli scrittori. La scena FS, anche se piccola, è molto viva, anche se il campo ha perso un certo numero di scrittori importanti di recente (come Aldani, Curtoni, Valla). Ci sono editori che pubblicano romanzi di fantascienza e raccolte di racconti di autori italiani; un certo numero di riviste online ricche e vibranti, gruppi FB e blog attivi; e premi letterari.

MM: Mediamente in Italia gli appassionati di FS, hanno una certa età. Hai incontrato giovani, più o meno giovani, persone mature?

AS: Ho incontrato tutta la gamma, tra cui molti giovani scrittori, in particolare quelli coinvolti nel Connettivismo. Sto cominciando a pensare che ci siano molti giovani appassionati di FS che non frequentano l’Italcon e che non sono scrittori; ma possono anche non essere lettori, ma piuttosto fan di film di FS, videogiochi, fumetti, ecc

MM: Hai incontrato donne del fandom? Cosa pensi, cosa ne sai della partecipazione delle donne al mondo del Fandom italiano? Ce ne sono, non ce ne sono, come, perché?

AS: Non ho incontrato e neanche visto, ahimè, molte fan donne all’Italcon, e non conosco molte donne italiane che amino la lettura di FS. Ho incontrato solo poche scrittrici italiane di FS: Debora Montanari, Francesca Garello e Silvia Castoldi (anche traduttrice), anche se so che ci sono altre donne che scrivono FS oggi in Italia ( per esempio Nicoletta Vallorani, Elisabetta Vernier, Milena Debenedetti). Come negli Stati Uniti, nello spettro FS/Fantasy, ci sono più donne che leggono, guardano e scrivono Fantasy. È interessante notare, tuttavia, che ci sono state un bel po’ donne italiane scrittrici di FS – e scrittrici eccellenti se per questo – all’inizio del genere FS in Italia, come Lina Gerelli, Gilda Musa, Roberta Rambelli, Anna Rinonapoli, Giovanna Cecchini e Luce D’Eramo. Sarebbe interessante fare uno studio per confrontare la percentuale di donne-a-uomini di donne italiane che scrivono FS nel periodo 1950-70 con quello delle donne anglofoni che scrivono FS nello stesso periodo (oppure un po’ prima negli USA quando cominciò il genere)

MM: Ci sono molte differenze fra il Fandom italiano e quello americano? Quali sono secondo te? Come sta messo il fandom americano?

AS: Non posso, purtroppo, dire molto in risposta a questa domanda, dato che ho partecipato solo ad una Worldcon (nell’Agosto 2012). I partecipanti sembravano molto simili per personalità e stile a quelli che ho visto all’Italcon-STICCON a Bellaria questo Maggio, anche se alla Worldcon c’erano in percentuale più donne.

MM: Senza entrare nel merito specifico (non fare nomi, a meno che tu non voglia!) cosa pensi degli autori italiani di FS che hai letto più recentemente? Trovi delle costanti, dei punti in comune?

AS: Sto leggendo molto, a partire dagli anni della proto-FS (metà del 1800), fino al presente, e ci sono ottimi scrittori di tutti i decenni. Ora che sono tornata ai miei studi medievali-rinascimentali e alla stesura finale di un progetto di libro, ho solo circa un’ora, un’ora e mezza al giorno per la lettura di FS. E’ una tortura! Ahimè. Ora mi sto addentrando nella produzione di FS italiana riempiendo i miei scaffali e il mio computer, e leggendo bit dopo bit. Ieri, per esempio, ho letto un racconto breve molto divertente di Sergio Turone, “Nervi a pezzi” (Gamma, 1966). Così, il mio leggere “recente” è un pot-pourri casuale. Tra un mese o giù di lì, comunque, mi immergerò esclusivamente negli affascinanti scritti di vari generi del Connettivisti per la conferenza SLSA.

MM: qual’è, se esiste secondo te, la specificità della FS Italiana?

AS: Ottima domanda! Questo è un argomento che sto esplorando, e sto cercando di farlo senza cadere in generalizzazioni, riduzioni, o stereotipi. Parlo un po’ di questo nel mio articolo “The Fiction of Italian Science Fiction”, e ne parlerò nell’introduzione che scriverò con Giuseppe Lippi per l’antologia. Il numero speciale di Scince Fiction Studies che Umberto Rossi ed io stiamo preparando affronterà ad un certo livello anche questo argomento. Una cosa che posso dire è che storicamente, la FS italiana (direi la migliore FS italiana) si è indirizzata verso la FS sociologica, psicologica e filosofica piuttosto che sulla FS più “hard”. La FS italiana degli inizi aveva anche una grande dose di elementi “fantastici”, nonché riferimenti agli autori canonici, alla storia ed alle arti (se questo fosse dovuto alla naturale inclinazione di questi autori, o per il desiderio di essere accettato dal maistream letterario è materia di discussione).

In una bellissima chiacchierata a Roma, Lanfranco Fabriani ha parlato delle tendenza dei primi anni della FS italiana ad essere “letteratura di corte” e Massimo mongai era d’accordo, parlando di molti autori del periodo (ed alcuni dopo) “cripto-proustiani”, cioè che cercavano di fare letteratura letta dal mainstream, ma dati i temi, potevano solo pubblicare con case editrici che pubblicavano la FS. Gran parte della FS italiana ha seguito le tendenze (sia tematiche che stilistiche) della FS anglofona, ma era e continua anche ad essere ricca di storia e di discipline umanistiche, di ucronia, e di fantastico. Una cosa che accade in Italia che vedo poco altrove sono i collettivi di scrittura che si sono formati negli ultimi dieci anni o giù di lì (Wu Ming, Kai Zen, Connettivismo, ecc), molti dei quali stanno scrivendo FS di vario genere. Un’altra tendenza che sto vedendo nella attuale FS italiana, come sta accadendo in tutto il mondo, è verso soluzioni slipstream, fusion, cross-over, new-weird.

MM: Qual’è il tipo di FS e di autori che preferisci, in generale? Come è nato il tuo interesse per la FS in generale e per quella italiana in particolare?

AS: Domanda difficile a cui rispondere! Come a molti lettori di FS, mi piace una gamma di stili e temi. Ma se dovessi isolare alcuni elementi preferiti, vorrei dire che apprezzo la FS che si confronta con questioni filosofiche, di quelle grandi e senza risposta, e quelle specifiche socio-economico-politico-ambientali che sono urgenti ed attuali e richiedono riflessione concertata da parte di tutti. Amo la FS che immagina nuove tecnologie e “gadget” interessanti, i “nova” (come li chiama Delany, NdT: latino per “le cose nuove”). Amo leggere di vita aliena in mondi alieni. Amo la FS umoristica (Adams e Mongai, per esempio!). Ho sempre apprezzato la FS che ispira compassione. Amo tutto ciò che apre, espande la mia mente (cosa che non accade spesso come dovrebbe). Ho un particolare interesse per la FS che esplora lingue artificiali (come Mieville fa in “Embassytown”), le funzioni cerebrali (come di De Matteo in “Sezione π 2”), oppure utilizza strutture inusuali o non lineari (come in “La passeggiata Patty” di Sandrelli). Perdo la pazienza, d’altra parte, con le scene di battaglia lunghe, l’eccessiva violenza / crudeltà / sesso, e … la cattiva scrittura (ovviamente!).

MM: Come sta messa l’Italia in generale secondo te? A prescindere dalla fantascienza.

AS: Altra domanda difficile a cui rispondere. Conosco le immense sfide che l’Italia si trova ad affrontare per quanto riguarda la disoccupazione, un governo incerto, una burocrazia da capogiro, l’euro, e molte altre questioni, maggiori e minori. Eppure la storia ha mostrato come l’Italia è stata, sempre ed ancora e ancora, in grado di superare le sue crisi e sopravvivere. Il paese continua a essere adorato da turisti, artisti, studiosi, innovatori, ed altri, e credo che il suo appeal di massa, insieme con la creatività e la genialità italiane, contribuirà ad uscire da questi tempi difficili. Una semplice osservazione “di superficie”: ho visto alcune città molto peggiorate rispetto a qualche anno fa (più sporche e logore), ma ne ho visto altre notevolmente migliorate. Ho sentito molte persone parlare di come non vengono pagate per il lavoro che stanno facendo (così come i loro capi non sono stati pagati, e intere aziende non sono state pagate, e così via), ma ho visto anche giovani pensare ai modi per sviluppare nuove strade per il lavoro: collaborazione, pensiero collettivo e costruttivo. Ho sentito persone politicamente di sinistra e di destra preoccupate per gli stessi problemi e che presentano soluzioni simili.

MM: Stai lavorando a qualche progetto particolare che riguardi l’Italia? Che ci sei andata a fare alla Biblioteca Vaticana? E’ un postaccio, mi dicono…

AS: Sto lavorando a un libro sulle intersezioni tra matematica e letteratura in Italia tra il 1450 e il 1650. Una grande quantità di ricerche è stata fatta sui rapporti fra matematica e arte nel Rinascimento, fra matematica e musica nel Rinascimento, fra matematica e architettura nel Rinascimento, ma molto poco sulla matematica e la letteratura. Ho limitato la mia attenzione a cinque autori (Leon Battista Alberti, Luca Pacioli, Niccolò Tartaglia, Bernardino Baldi, e Giambattista Della Porta), e un lavoro da ciascuno che esemplifica un caso particolarmente interessante della conversazione matematica-letteratura. Il capitolo finale del libro (un epilogo, in realtà) presenta i risultati attuali nel campo delle neuroscienze per quanto riguarda dove il pensiero matematico (calcolo, ad esempio) e il pensiero letterario (metafora, per esempio) si sovrappongono nelle funzioni cerebrali. Il mio corso di laurea è stato in Scienze Cognitive e Filosofia, e non ho mai smesso di essere interessata alla ricerca sul cervello. In effetti, gran parte del mio lavoro sulla letteratura medievale e rinascimentale è relativo a questioni scientifiche e matematiche. Non sorprende, quindi, che la FS italiana sia ora tra i miei progetti! Per quanto riguarda la Biblioteca Vaticana: si tratta di una delle più belle biblioteche in cui io abbia mai lavorato. Ha tutto: un patrimonio incredibile, efficienza, bellezza, bibliotecari gentili, e una caffetteria costruita all’interno di un’antica fontana.

MM: Allora, in generale come ti sei trovata?

Arielle Saiber: E’ stato un viaggio meraviglioso! Mio marito, Kavi Montanaro, che è anche un appassionato di fantascienza, mi ha accompagnato a molti degli incontri, dei pranzi e delle cene, ed ha eroicamente sforzato il suo italiano a nuovi livelli di fluidità.

I primi giorni sono stati a Vigevano, dove ho lavorato con Giuseppe Lippi, curatore di Urania presso Mondadori.  alla nostra antologia, dal titolo provvisorio “Fantascienza: An Anthology of Italian Science Fiction (1860s-1960s)”. Sono molto onorata di lavorare con Giuseppe, che è una vera e propria enciclopedia della FS e della sua tradizione, ed uno straordinario lettore, scrittore ed editore. La nostra antologia sarà per la Wesleyan University Press (una casa editrice accademica con la migliore serie di studi scientifici sulla fantascienza negli Stati Uniti). “Fantascienza” sarà la prima antologia di fantascienza italiana in inglese.

-A Vigevano, Giuseppe ha organizzato una cena con l’eccellente scrittore Dario Tonani, i superbi traduttori Laura Serra e Silvia Castoldi; e Mauro Catoni, alias Gort, il collezionista e creatore del sito SF quadrante  che generosamente mi ha aiutato a trovare tonnellate di materiale quando stavo scrivendo l’articolo The Fiction of Italian Science Fiction

-Mentre ero nell’area di MILANO, mi sono incontrata con il professor Carlo Pagetti e la sua studentessa Giulia Iannucci, che ha appena completato una tesi sulla SF italiana. Ho partecipato anche ad un magnifico pranzo organizzato e co-cucinato da Luigi e Marina Petruzzelli. Luigi sta facendo un lavoro instancabile ed eccezionale come redattore ed editore delle Edizioni della Vigna. A pranzo ho avuto l’opportunità di incontrare il grande illustratore Giuseppe Festino e il prodigioso collezionista Dario Vaghi.

-Poi a Bologna, dove ho avuto il mio primo pranzo con Giovanni De Matteo, uno dei fondatori del Collettivo del Connettivismo e straordinario giovane scrittore la cui opera sto seguendo. Darò una conferenza sulla sua scrittura e sul Connettivismo alla Society for Literature, Science, and the Arts a ottobre. Il giorno dopo ho incontrato per pranzo Valerio Evangelisti e sono stato sopraffatta dalla sua gentilezza. Abbiamo parlato per quasi 3 ore di fila. Il mio stupore per la sua erudizione, talento, visione e impegno, non poteva che aumentare. Ho anche avuto la possibilità di trascorrere del tempo con la meravigliosa autrice Debora Montanari, che è diventata una cara amica, e Jadel Andreetto (di Kai Zen), che sta facendo ottimi lavori di natrrativa e di critica. E come bonus, ho avuto modo di incontrare Marco Cordero di Genova, che ha iniziato una nuova casa editrice chiamata Cordero Editore, ed ha appena pubblicato la sua prima antologia FS “Sognavamo macchine volanti”, che ha invitato gli autori a scrivere racconti nello stile della FS degli anni ‘60. A Bellaria poche settimane dopo avrei incontrato il bolognese Armando Corridore e Ugo Malaguti, di Elara Libri.

Le successive settimane sono stata a Firenze. Ci sono stata soprattutto per fare ricerche per un libro sulle conversazioni tra matematica e letteratura nel Rinascimento, ma ho avuto un pranzo fenomenale al Teatro del Sale con il sociologo e scrittore Carlo Bordoni, che è anche l’editore della superba rivista/blog “IF: Insolito e Fantastico, e gli incredibilmente prolifici Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano. Ho anche avuto modo di incontrare per cena in un’altra occasione il brillante studioso germanista ed autore FS professor Alessandro Fambrini.

E poi, a Bellaria per Italcon. Lì ho incontrato così tante persone che sarebbe impossibile elencarli tutti, e mi scuso se qualcuno che ho incontrato e non menziono sta ora leggendo questo articolo. Accludo un elenco di nomi qui di seguito. Un ringraziamento particolare, però, va a Gianni Montanari che mi ha coperto di libri, e mi ha intrattenuto con episodi del suo passato e dei suoi anni di lavoro redazionale per Urania.

Ho incontrato:

alcuni scrittori del Collettivo Connettivismo, Giovanni Agnoloni e Sandro Battisti, Giovanni De Matteo, Lukha Kremo (che è anche l’editore di Kipple Officina Libraria), e Francesco Verso. Ho avuto la possibilità di intervistare Battisti, De Matteo, Kremo, e Verso sulle origini, la visione, e la produzione dei Connettivisti.

lo scrittore, redattore, editore, organizzatore di Italcon Armando Corridore di Elara Libri (che gentilmente mi ha ospitato in questa conferenza e mi ha anche regalato molti libri)

l’autore e regista Luigi Cozzi

lo scrittore, critico, e redattore Gianfranco De Turris (che avrei incontrato di nuovo a Roma)

lo scrittore e critico Domenico Gallo

Luigi Lo Forti, scrittore, editore, e l’editore della nuova rivista, ALTRI Sogni: Rivista digitale di horror, sci-fi, e strano

lo scrittore, critico, redattore e editore di Elara Libri, Ugo Malaguti

Davide Monopoli del Museo del Fantastico a Torino 

lo scrittore, redattore, editore e critico Gianni Montanari

gli scrittori Vittorio Piccirillo e Donato Altomare

lo studioso e critico Salvatore Proietti (che avrei incontrato di nuovo a Roma)

l’editore Marco Solfanelli delle Edizioni Solfanelli

il direttore ed editore Silvio Sosio di Fantascienza.com  e Delos Books 

Sono stata a Roma due volte. La prima volta, ho avuto il piacere di pranzare con l’eccellente studioso, il professor Salvatore Proietti. Nella seconda occasione, ho avuto un pranzo con l’autore, critico ed editore Gianfranco De Turris, i cui studi sulla proto-SF sono stati particolarmente importanti per la mia ricerca, e che mi ha dato molti libri che in precedenza avevo potuto solo prendere in prestito da biblioteche e mai avevo pensato che sarei stata in grado di possederli! Nel corso di questa stessa visita, ho cenato con studioso e critico Umberto Rossi, con il quale ora sto collaborando su un numero speciale sulla FS italiana per la rivista accademica Science Fiction Studies, la prima rivista accademica degli Stati Uniti a pubblicare un intero numero dedicato alla FS italiana. Sempre in questa seconda visita ho avuto l’opportunità di incontrare l’incredibile Massimo Mongai, con il quale sono stata in corrispondenza per oltre un anno. Nello stile di Rudy “Basilico” Turturro, ha cucinato una squisita cena, a cui ha partecipato un trust di cervelli di scrittori: Lanfranco Fabriani, Francesca Garello, Francesco Grasso, e Francesco Troccoli, l’instancabile lettore ed organizzatore del premio RiLL Alberto Panicucci; e lo sceneggiatore di fumetti Marco Scali (ammetto di conoscere poco i fumetti, ma apprezzo molto quello che ho imparato da Scali).

Anche se non ho avuto la possibilità di incontrare, ahimè, il compianto Vittorio Curtoni, ho avuto l’onore di corrispondere con la moglie, Lucia Paretti-Curtoni. E ‘stato anche un piacere avere incontrato il figlio di Riccardo Valla all’Italcon.

Vorrei esprimere la mia gratitudine per l’incredibile generosità di tutte le persone che ho incontrato durante questo viaggio. Tutti mi hanno dato copie dei loro libri, o libri che come editori avevano pubblicato, o prime edizioni delle pubblicazioni di Galassia, Futuro ecc, o in caso di Festino, stampe del suo lavoro! Potrei avere la più grande collezione di fantascienza italiana in Nord America, a questo punto. Questa estate un mio studente lavorerà a catalogare tutto, e questo vi può dare la misura di quanto è grande ora la collezione!

MM: Di solito gli americani in visita in Italia ingrassano, è successo anche a te?

AS: Sì e no. Sì, perché sono impazzita per la pasta come faccio sempre quando sono in Italia, e no, perché ho camminato molto di più di quanto faccio negli Stati Uniti. E’ stato un gioco a somma zero per me, come è di solito.

8 luglio 2013 Posted by | Fantascienza | , , , , , | 3 commenti

Philip K. Dick, o del complotto universale

attodiforzaQuando il Dick fantascientificamente maturo venne “scoperto” nell’Italia della fine anni Sessanta-inizio anni Settanta del Novecento dal mensile da edicola Galassia e dalla collana di libri rilegati Science Fiction Book Club de La Tribuna e dalla collana Cosmo della Nord (i suoi romanzi degli anni Cinquanta erano già apparsi, pur se tagliati, su Urania), lo si volle presentare come un tipico esempio di intellettuale progressista, liberal, accusatore implacabile dell’establishment culturale e politico conservatore, del militarismo yankee, della Casa Bianca, della FBI, della CIA ecc. ecc. ecc. Un’icona dura a morire, che pur aveva qualche fondamento nel lato più esteriore e superficiale della sua produzione, nel suo essere contro le dittature (contro ogni dittatura peraltro, non solo il nazismo ma anche il comunismo, ma il particolare veniva tralasciato proprio come fu per altri scrittori americani, Bradbury in primis). Una speculazione un po’ provinciale, se vogliamo, ma quasi obbligatoria in anni in cui la vita italiana era funestata dalla “contestazione”, dagli “anni di piombo”, da una contrapposizione frontale destra/sinistra, quando essere appunto conservatori o di destra era quasi una “colpa”, qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere, comunque da condannare e sempre da tenere d’occhio mantenendo alta la “vigilanza democratica”. Meno male allora che nella patria del più bieco capitalismo, gli Stati Uniti, ci fosse chi non la pensava come quei semi-dittatori che abitavano alla White House, quei guerrafondai (in Vietnam e altrove), quei repressori di ogni devianza. Una icona dura a morire lo si è detto, se si pensa come ogni traduzione anche recente di Dick, richiami paginate di recensioni sulle testate della sinistra dall’Unità a Repubblica dal defunto Liberazione al Manifesto: tutti a esaltare Dick anche per i mediocrissimi e spesso imbarazzanti testi realistici tirati fuori a rate nell’arco di trent’anni dai suoi cassetti, ma che pur sempre erano stati scritti da un autore de sinistra… grande proprio perché tale e non per la straordinaria qualità dei suoi romanzi e racconti fantascientifici… Perché altrimenti invece di sfruttare la sua fama postuma, meglio sarebbe stato mantenere nell’oblio questi testi che gli vennero rifiutati da tutti gli editori allorché cercò di esordire nel mainstream ventenne o giù di lì non in quanto socialmente critici e politicamente “ rivoluzionati”, ma semplicemente in quanto proprio brutti…. Avrebbero anche evitato la fatica dei presentatori e recensori italiani di giustificarli arrampicandosi sugli specchi…

bladerunnerMa le cose non stavano affatto così: Dick era tutt’altro che un intellettuale politicizzato, come anche all’epoca si tentò di dire: era soltanto un grandissimo scrittore che esteriorizzava le sue idee, i suoi fantasmi interiori, le sue paure, le sue allucinazioni,le sue ossessioni, la sua paranoia man mano incombente nei romanzi che scrisse e pubblicò sino al 2 marzo 1982, l’anno della morte per infarto a 64 anni non compiuti e alla vigilia del successo di Blade Runner che lo avrebbe consacrato presso il grande pubblico. Fosse vissuto oggi, Dick avrebbe viste confermate tutte le sue ossessioni e paranoie: prevalenza della Virtualità sulla Realtà; controllo tutti i santi giorni da parte di migliaia di telecamere; finedel “privato” nel la nostra vita, giacché ci lasciamo sempre dietro “tracce elettroniche”. Per di più lo scandalo del giugno scorso con la rivelazione che la National Security Agency americana controlla illegalmente (ma con l’avallo presidenziale) e passa al setaccio a scopo antiterrorismo ogni tipo di messaggio (dai cellulari alle email) e addirittura cataloga i cittadini attraverso il loro DNA senza che lo sappiano, gli avrebbe dato la prova provata della sua sacrosanta ragione. E che il Potere è il Potere e basta, indipendentemente da chi lo esercita, fosse anche un presidente usa colorato e progressista…

Paradossalmente dobbiamo ringraziare quel misto di schizofrenia/paranoia di cui era affetto potenziato da alcol e droga perché sicuramente non gli avrebbe permesso di scrivere i suoi capolavori basati sul’idea che la Realtà non è quella che appare, che noi siamo del burattini manipolati da altri,che dietro una verità ce ne sono altre quasi stratificate e nessuna definitiva, che tutto è un Complotto Universale, sino a quella che saccentemente è stata definita la “deriva mistica”, la Trilogia di Valis, con cui concluse la sua carriera. Peccato che questi aspetti i suoi laudotores ideologizzati italiani non li prendano quasi mai in considerazione. Così come anche uno sconcertante aspetto politico della sua vita: ad esempio, quando denunciò un complotto comunista di scrittori di fantascienza alla FBI. Sarà pure un lato antipatico e poco edificante, ma certo demolisce il mito di un Dick progressista e anti-americano come lo si voleva far passare a suo tempo.

Come ormai riportato dalle sue biografie Philip Dick il 2 settembre 1974 (quindi proprio all’epoca della sua “scoperta” italiana) scrisse alla polizia federale, la demoniaca FBI, perché si era convinto che un gruppo di intellettuali complottasse contro la fantascienza americana e contro l’America: “Accludo la lettera del professor Darko Suvin per proseguire con le informazioni che vi ho già mandato in precedenza (…) Legati a lui ci sono tre marxisti sui quali vi ho già inviato notizie: Peter Fitting, Fredric Jameson e Franz Rottensteiner, l’agente di Stanislaw Lem nel mondo occidentale (…) La cosa più importante non è che queste persone siano marxiste o che abbiano contatti all’estero. La cosa importante è che sono anelli di una catena di comando al vertice della quale c’è Stanislaw Lem, scrittore polacco e funzionario del Partito comunista”.

minorityreportChe Jameson, docente universitario e critico letterario statunitense (Le narrazioni magiche, Lerici, 1978), sia tuttora marxista è esatto. Che lo sia anche Darko Suvin, professore di letteratura comparata in Canada, autore di un Le metamorfosi della fantascienza (Il Mulino, 1985) ed oggi residente in Italia, a Lucca, dopo la dissoluzione della Jugoslavia, sua patria di origine, pure. In più, aggiunge Dick soggiacendo alle sue sindromi, Lem potrebbe non essere una persona reale ma più di una, un gruppo, autore dei suoi romanzi: e questo “comitato chiamato Stanislaw Lem”, egli scrive alla FBI, intende “guadagnare una posizione di monopolio con la quale controllare l’opinione pubblica attraverso la critica letteraria e la pedagogia”. Conclusione: “Un gruppo di persone residente a Cracovia, in Polonia, potrebbe un giorno controllare completamente la cultura americana”. Ovviamente Lem, che viveva appunto a Cracovia e morto nel 2006, non era un “nome collettivo”…

Il parto di una mente esaltata e turbata, certo, di una persona che soffriva di mania di persecuzione, che si sentiva sorvegliato da forze occulte, per il quale la Realtà e la Verità non sono quelle certezze che appaiono a prima vista, ma risulta assai singolare che invece di denunciare un complotto che aveva lo scopo di “controllare completamente la cultura americana” di matrice militarista, reazionaria, capitalista e magari fascista e nazista, Dick ne abbia denunciato uno di matrice marxista le cui origini erano in un Paese oltre quella che allora si chiamava la “cortina di ferro”, la Polonia. E grottesco il fatto che questi eventi, conosciuti ovviamente solo parecchio tempo dopo, siano avvenuti proprio all’inizio degli anni Settanta, allorché i giovani, baldanzosi, politicizzatissimi appassionati e critici italiani lo portavano in palmo di mano additandolo ai loro lettori come perfetto scrittore anti-sistema americano, tenuto d’occhio dai servizi segreti USA. Lui che ormai era in procinto di trasformarsi in attivista anti-alcol, anti-droghe, anti-aborto, patriottico e religioso al limite del misticismo, anche se di una religiosità tutta sua, gnostica come è stata definita, proprio lui che aveva parlato e descritto la “morte di Dio”.

guardinidestinoE’ inelegante e poco signorile ricordare certe cose? E perché mai se si tratta della verità? E perché mai visto che altri non si sarebbero peritati a farlo se si fosse trattato di un’altra, opposta, opzione “politica” considerandolo un dovere? Il fatto è, ricordiamolo ancora, che negli anni Settanta e Ottanta ci fu una strumentalizzazione selvaggia di autori di science fiction e fantasy e anche horror che poi – vera e propria nemesi della storia fantascientifica – alla fine si sono rivelati ben diversi. E allora bisogna raccontare come sono andate le cose e come esse sono veramente.Dick è stato un autore immenso e, riprendendo quel che sopra abbiano accennato, se non fosse stato soggetto a tante e molteplici sindromi non avrebbe scritto quel che ha poi scritto: fosse stato “normale” sarebbe stato uno scrittore di fantascienza originale sì, ma non geniale. Come Poe: se non fosse stato traumatizzato dalla morte della giovanissima moglie e se non fosse stato un alcolizzato, non avrebbe scritto quel che ha scritto… Di Dick all’epoca poco mi piacevano i suoi “finali aperti” e quindi poco concludenti, e che invece adesso rivelano il loro senso: è la Realtà stessa ad essere “aperta” ad essere “inconcludente”. Fosse vissuto altri dieci anni, con l’avvento definitivo del virtuale e la dittatura del computer e internet, Philip Dick avrebbe potuto dire: “Avevo ragione io!”

Gianfranco de Turris

1 luglio 2013 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , , , , , , | Lascia un commento

   

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: