Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Perché votare a favore: Vulcan, il baluardo della Prima Direttiva

La proposta del monaco Epifanio, delegato della Terra alla Camera dei Rappresentanti, di indire un referendum allo scopo di revocare la Prima Direttiva ha suscitato immediatamente, com’era prevedibile, un grande clamore. Per la Federazione dei Pianeti Uniti questa norma ha un vero e proprio carattere di fondamento e ha regolato, dalla sua promulgazione fino a questo momento, i propri rapporti di politica estera. Non è strano, quindi, che molte voci autorevoli si siano levate a sua difesa. Ma mentre in diversi sistemi stellari la discussione si è fatta vivace tra i sostenitori delle due opzioni, in un solo luogo dell’intera Galassia la proposta del monaco della Repubblica del Monte Athos ha provocato solo riprovazione e disgusto, per quanto il termine poco si adatti alla psicologia dei suoi abitanti: il pianeta Vulcan.

Ai lavori del consiglio straordinario dell’Accademia delle Scienze, convocato proprio per discutere le questioni relative al referendum, sono intervenuti i più grandi nomi della cultura di Vulcan i quali hanno fornito ragioni forti a sostegno del mantenimento della Prima Direttiva. Ma la platea è stata tutto il giorno in attesa delle parole, previste per la chiusura della riunione, del più autorevole intellettuale del pianeta, il Magnifico Rettore Sakkath.

Con voce calma, propria di un vulcaniano, Sakkath ha ricordato come la Prima Direttiva – o comunque ciò che la informa – appartenga al DNA stesso della Federazione, fin dal lontano 5 aprile 2063 ­– data espressa nell’antico calendario terrestre – quando la nave vulcaniana T’Plana-Hath stabilì il primo contatto con gli umani, atterrando nei pressi del sito di lancio della Phoenix, la prima nave a curvatura nella storia dell’uomo. «In quell’occasione ci appalesammo ai terrestri. Era venuto il momento. Capimmo che il raggiungimento di quella tecnologia ci metteva nella condizione di non nuocere allo sviluppo della vivace civiltà che tenevamo d’occhio, in segreto, dal 1957. Ci dava finalmente l’opportunità di poter collaborare da pari alla costruzione di qualcosa di grandioso». E qualcosa di grandioso è stato costruito. Il sodalizio tra Vulcan e la Terra è stato il primo nucleo di condensazione di quella che sarebbe diventata la Federazione dei Pianeti Uniti.

L’argomento di Sakkath è quello classico dei sostenitori della Prima Direttiva: non può esserci scambio paritetico tra civiltà che si differenziano molto in termini di sviluppo scientifico e tecnologico, ma solamente colonizzazione culturale di una delle due parti, la più forte, con conseguente inaridimento dell’altra che, non potendo sperimentare lo sviluppo autonomo delle proprie prerogative, si adegua e muore. La superiorità tecnico-scientifica, ha sostenuto infatti Sakkath, fa sempre da veicolo a tutti gli aspetti della cultura degli “invasori”, anche ai valori etici. E quello del motore a curvatura è solamente il criterio più semplice per poter individuare le civiltà contattabili e nulla più. Un criterio sul quale si può aprire una discussione e anche pervenire a una modifica ma – su questo Sakkath è stato inflessibile – non deve portare alla cancellazione della norma che lo utilizza.

Facendo leva su una cultura enciclopedica relativa alle civiltà antiche, in particolare quelle del Settore 001 dove si trova la Terra, il Rettore Sakkath è andato oltre le consuete ragioni suddette, analizzando alcuni casi storici esemplari dei crimini compiuti in nome del superficiale ottimismo che connota chi si vuole sbarazzare di questa fondamentale legge. Casi importanti e significativi perché riguardanti il pianeta che ospita una delle civiltà più avanzate della Federazione, sede del Comando della Flotta Stellare, dell’Ufficio del Presidente, del Consiglio Federale e, soprattutto, pianeta di provenienza del monaco Epifanio. «Non è questione di pessimismo ma di realismo fondato sulle nostre conoscenze storiche. Non c’è un solo esempio, nella storia delle civiltà che ora convivono pacificamente nella comune casa della Federazione, di un popolo che abbia rispettato le aspettative di sviluppo autonomo di una civiltà meno avanzata da un punto di vista tecnico-scientifico. Sul pianeta che ora ospita il cuore della Federazione, i lontani correligionari del monaco Epifanio, brandendo il vessillo del Cristo e con l’ottimismo delle Sacre Scritture, non solo hanno interferito con lo sviluppo di intere civiltà ma hanno contribuito alla depredazione e alla soppressione delle culture incontrate, con l’unico obbiettivo di portare la parola di Dio a “poveri selvaggi” e indicare loro la strada della salvezza».

Nelle parole che Sakkath ha pronunciato nell’aula magna dell’accademia, quindi, c’è di più della sola convinzione che senza il rispetto della Prima Direttiva non si scambiano doni e gesti d’amore ma si porta sopraffazione e violenza. C’è una totale avversione all’idea di Epifanio che le civiltà “scoperte” siano un dono di Dio. L’irrompere nella discussione di elementi che fanno riferimento a una presunta entità trascendente e a un’etica plasmata sulla sua Parola non fa che riproporre l’approccio dei suoi predecessori, uguale e sé stesso da millenni, ben poco incline a rispettare autonomia e autodeterminazione degli esseri che popolano la nostra Galassia, tanto da considerare intollerabile che una civiltà possa evolversi senza conoscere la Verità delle Sacre Scritture.  L’imperativo di laicità che informa tutta la cultura vulcaniana – ha concluso Sakkath – deve spingere a discutere su un terreno comune, dove abbiano cittadinanza solo considerazioni relative agli esseri senzienti e alle loro capacità razionali e sentimentali e dove non si faccia leva su realtà trascendenti non condivise.

Giovanni Boaga

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