Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Astronavi & Democrazia

v2Quale forma politica si staranno dando in questo momento gli abitanti di Deneb III? Non vi sembri una domanda oziosa, vi prego. Lo so, nemmeno sappiamo se intorno a Deneb orbiti o meno un pianeta abitabile, figuriamoci se possiamo affermare che sia abitato. E ammesso e non concesso che lo sia, ci sono senza dubbio delle domande ben più importanti cui rispondere prima di porsi il problema della organizzazione politica dei Denebiani.

A dirla tutta noi possiamo solo supporre l’esistenza non solo e non tanto di vita intelligente, ma perfino di vita e basta. Il Tredicesimo Cavaliere ha pubblicato finora diversi articoli sull’argomento, ma forse continuare a parlarne in fondo è un inutile, questo sì ozioso tema: finché non avremo ulteriori informazioni, ben precise, relative a fatti e non a supposizioni, l’unica cosa che sappiamo è che NON sappiamo. Ma era Socrate che diceva questo, cioè saggio è l’uomo che sa di non sapere. Ora IMHO Socrate era un vecchietto manipolatore a fini omosessuali (leggete, con attenzione però, il Simposio; Socrate vuole solo portarsi a letto Alcibiade e mima l’indifferenza blasé perché questo è il suo metodo di rimorchio) e diceva quel che diceva solo perché voleva far confondere la gente ed approfittare della confusione. Quindi fermarsi a questo punto secondo me è un errore.

Io ritengo, e sono in ottima compagnia, che saggio è l’uomo che sa cosa sa. Facendo verifiche, confrontandosi con gli altri. Io so che non abbiamo elementi per poter dire se esista vita altrove in questo illimitato e quasi infinito universo e che possiamo fare solo ipotesi molto aleatorie e piene di contraddizioni. Bene. Scientificamente parlando argomento chiuso qui, quindi.

Almeno nel rispetto di una impostazione scientifica del problema. Ma io sono uno scrittore di fantascienza e da questo punto di vista mi posso permettere di più, sono più libero di uno scienziato.

Allora supponiamo, fantascientificamente, che l’Universo sia pieno zeppo di vita e di vita senziente, quindi di civiltà, più o meno complesse.

Che forma hanno, che organizzazione hanno, quale tecnologia, quale arte se hanno arte, quali linguaggi? E così via.

Andiamo per gradi.

Molti scienziati hanno suggerito/supposto che la vita possa essere, come quella terrestre, basata sul carbonio, in omaggio al fatto che il carbonio è l’elemento che più facilmente stabilisce legami chimici con gli altri elementi. Il secondo è il silicio. Le forme possono essere le più variabili evidentemente, ma in un caso sarebbero più cicciose nell’altro più durette. Probabilmente.

Diciamo che hanno una qualche forma di cervello (la coscienza di sé da qualche parte deve fisicamente stare) si muovono (se no, sarebbero piante, ma non può essere che tutte siano piante) quindi hanno arti, si nutrono (quindi hanno una qualche forma di ingresso per il cibo, una “bocca” ma potrebbe essere anche la “pelle” stessa o organi estroflettibili) si riproducono, quindi hanno organi sessuali (!), comunicano fra di loro, quindi hanno una qualche forma di linguaggio.

E a meno che non vivano tutti in una specie di paradiso, devono cooperare fra loro per sopravvivere.

Non mi pare proprio plausibile che ci siano 1000 pianeti abitati da UN SINGOLO essere senziente. Ce ne sono sì 1000 ma ognuno abitato da una molteplicità cooperante di esseri senzienti.

Ma qui non siamo già alla base della politica?

Anche i pitecantropi eretti cooperavano per sopravvivere. O se per questo anche gli scimpanzé, che nemmeno sono senzienti, non come noi e nemmeno come i pitecantropi.

Torniamo ai Denebiani. Visto che esistono, che sono molti, che sono senzienti, che hanno anche raggiunto forme complesse di tecnologia e di civiltà e che cooperano fra di loro facendo politica, che forma di organizzazione politica si sono dati?

SoyuzFacciamola molto semplice per comodità di analisi e diciamo che le forme politiche sono sostanzialmente di due tipi: quelle democratiche e tutte le altre.

Per brevità: la Democrazia (D) e la Non-Democrazia. (NoD).

Per comodità, definiamo qui la Democrazia in modo quasi rozzo come quella forma di organizzazione politica in cui tutti i membri del gruppo/società hanno pari diritti di partecipazione alla politica e alle decisioni fondamentali per il gruppo stesso.

Quale delle due forme di organizzazione è più efficiente a produrre risultati tecnologicamente evoluti? All’atto pratico e restringendo di più il campo: astronavi a propulsione interstellare, quale che sia detta propulsione.

Certo, di Deneb non si sa nulla. Se non conosciamo il metabolismo dei Denebiani, figurarsi se possiamo dire quale dei due sistemi sia migliore per loro.

E sulla Terra?

Ci sono stati due momenti di vero confronto tecnologico fra D e NoD: la Seconda Guerra Mondiale e la Corsa allo Spazio.

Nella Guerra hanno vinto le democrazie contro le tre dittature (nazista, fascista e nippoimperiale), con il valido aiuto, certo, dell’Armata Rossa (6.000.000 di vittime militari!) che in effetti era un filino comunista.

Ma chi ha realizzato le armi migliori, i maggiori progressi sia sulle armi convenzionali sia sulle nuovissime armi atomiche? Gli angloamericani e cioè due democrazie imperfette come tutte le democrazie per definizione, ma pur sempre democrazie: ad esempio in entrambi i paesi le donne votavano dal 1918.

Non è vero che anche i nazisti avessero un programma nucleare altrettanto valido e men che meno è vero che abbiano addirittura sperimentato una loro atomica, queste sono leggende parafasciste che non mette nemmeno conto di confutare. Del resto molti dei fisici che hanno portato alla realizzazione dell’atomica americana erano ebrei tedeschi, o tedeschi in fuga dal Nazismo o ebrei Italiani o un italiano padre di due ebrei: per chi non lo sapesse la moglie di Enrico Fermi era ebrea quindi i suoi due figli erano secondo le leggi razziali italiane due ebrei. Per dire.

Nemmeno è vero il luogo comune che le armi convenzionali naziste fossero avanzatissime. Ad esempio le V1 e le V2: le prime non erano un granché, venivano abbattute dagli Spitfire in volo a raffiche di mitragliatrici di bordo, ed i piloti più bravi addirittura gli si avvicinavano di lato mettevano la punta dell’ala sotto l’alettone della V1 e viravano dando un colpetto che la faceva avvitare e precipitare. Le V2 erano già roba più seria, razzi supersonici veri e propri, ma in fondo niente che un bombardiere non potesse già fare e molto più costose del bombardiere.

La Corsa allo spazio? Beh, all’inizio è vero, i comunistissimi Sovietici erano in vantaggio. Non solo Laika e Gagarin e Valentina Tereskova, ma anche il primo oggetto umano materialmente “spedito” sulla Luna è una targa in russo. Poi però sulla luna ci sono arrivati e ci sono tornati gli Americani. I Russi mai. Nella Corsa allo spazio si sono praticamente fermati.

issD’altra parte è stato con la collaborazione di tutto il mondo o quasi che è stata creata la stazione Spaziale Internazionale. E oggi, ufficialmente, la Russia è una democrazia. E’ probabile che abbia bisogno di qualche aggiustamento, ma tant’è, è riconosciuta come tale. Una democrazia un filino autoritaria.

Insomma con gli schiavi si costruiscono le Piramidi, per le astronavi interstellari servono uomini liberi ed una società complessa ed economicamente efficiente, ergo una democrazia. Cioè una società dove tutti hanno l’interesse a dare il meglio di sé per ottenere dalla vita il meglio e goderne liberamente. Più questo è vero e più la società è democratica ed efficiente. E alla fine a tempo debito produce astronavi interstellari

Quindi se incontreremo mai i denebiani è perché le astronavi ce le abbiamo noi, o perché ce le hanno loro o perché li incontriamo a metà strada.

In tutti e tre i casi, IMHO sarà un incontro fra democrazie.

Poniamo l’ipotesi che i Denebiani abbiano tramite la D raggiunto lo spazio interstellare e poi che la D sia degenerata in NoD. Tipo l’Impero.

La regressione da D alla NoD lascia le astronavi intatte?

Forse, ma erano sempre i soliti greci a dire che il caos crea il bisogno della dittatura, che crea il bisogno di democrazia che crea il caos e alla via così. IMHO nella fase caotica è difficile ci sia un efficiente mantenimento delle astronavi e in quella dittatoriale l’efficienza non è delle migliori. Siamo sempre lì, nessun esercito fascista ha mai vinto una guerra. Un esercito comunista invece sì, ma poi ha perso la guerra fredda soprattutto per motivi economici.

Non lo trovate significativo? Il nazifascismo puntava tutto sulla forza militare ed ha perso ogni guerra, il comunismo sulla dichiarata superiorità del proprio sistema economico ed è crollato proprio sull’economia. Ho paura a chiedere su cosa crollera il sistema capitalistico. Ma se non altro non è, non è ancora, un sistema dittatoriale.

Perché con una economia di guerra ed un’altra di emergenza puoi anche ottenere risultati, ma poi un sistema NoD è deficitario anche sul piano economico, fallisce e quindi non mantiene le pre/promesse economiche necessarie per costruire non dico una astronave interstellare ma nemmeno una Soyuz in grado di arrivare sulla Luna.

Già, le Soyuz. Sono o no meglio degli Space Shuttle? Beh, uno Space Shuttle decollava, volava e poi atterrava, una Soyuz per atterrare si butta letteralmente dall’ultimo piano con un paracadute, uno zompo, nient’altro. Costano meno, ecco perché si usano quelle per la ISS. Sempre uno zompo è, però. D’altra parte negli ultimi 20 anni nessuno è morto in una Soyuz, mentre gli Shuttle andati distrutti con a bordo l’equipaggio sono ben due.

D’altra parte di che stiamo parlando? I razzi sono razzi, russi o americani che siano. O arriviamo all’antigravità o non usciremo mai davvero dal sistema solare. E per arrivare all’antigravità occorre rifondare la Fisica su basi completamente nuove. E per fare questo (per rifarlo, anzi) è notorio che è meglio non mandare ebrei nei campi di concentramento. Per dire.

MASSIMO MONGAI

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28 ottobre 2013 Posted by | SETI, Volo Interstellare | , , | 17 commenti

Cosa può succedere se li incontriamo davvero?

Il Mongai-pensiero e l’influsso della letteratura aliena: Massimo Mongai è il padre della fantascienza umoristica italiana, e probabilmente lo scrittore che risente di più dell’influsso della fantascienza aliena. In questo scritto senile si confronta con Paul Gilster sullo spinoso problema del primo contatto e in generale sui pericoli derivanti dall’incontro con specie aliene (RF).

1stcontactBUn paio di settimane fa ho tradotto un articolo di Paul Gilster sul SETI e su un eventuale incontro fra noi e gli alieni. Articolo che molto tipicamente presenta alcune prospettive fosche e cupe su questo eventuale incontro. Non sono del tutto d’accordo. La questione vera riguarda tecnologia e cattiveria.

 

Una piccolissima premessa, tratta da Wiki.

 «(…)L’alternativa antropica all’ipotesi del progetto è statistica. Gli scienziati invocano la magia dei grandi numeri. È stato stimato che esistono tra i 30 e i 100 miliardi di pianeti nella galassia, e circa 100 miliardi di galassie nell’universo. Scartandone un po’ per prudenza, si giunge ad una stima conservativa di un miliardo di miliardi di pianeti disponibili nell’universo. Si supponga che l’origine della vita, la comparsa spontanea di qualcosa equivalente al DNA, sia veramente un evento altamente improbabile. Si supponga inoltre che sia così improbabile che accada solo una volta in un miliardo di pianeti. (…) Si sta parlando di probabilità di una in un miliardo. Eppure … anche con probabilità così remote, la vita sarebbe comparsa in un miliardo di pianeti – tra i quali è ovviamente compresa la Terra. La conclusione è così sorprendente che la enuncerò nuovamente. Se le probabilità che la vita sorga spontaneamente in un pianeta sono di un miliardo contro una, ciononostante questo evento stupefacente si verificherebbe su un miliardo di pianeti.» (Richard Dawkins, L’illusione di Dio).

Quindi il rischio c’è! E concreto anche. LORO sono là fuori.

Ma il punto non è solo se ci sono. Secondo me ci sono eccome. Ma esiste davvero il pericolo di cui parla Gister? In che termini è?

Come sono gli alieni, com’è la loro o le loro culture?

Non lo possiamo sapere, allo stato attuale, in nessun modo. Nemmeno sappiamo davvero-davvero se c’è anche solo la vita là fuori, non ancora, non scientificamente! Sappiamo che è estremamente probabile, dati i numeri, che ce ne sia ed anche molta. Ma finché non la troviamo non possiamo dirlo: serve almeno un altro esempio reale di vita, se no statistiche scientifiche vere non se ne possono fare, per quel che ne sappiamo con certezza scientifica, in tutto questo enorme universo potremmo essere i soli. Triste, ma possibile. Alla faccia di qualunque dio.

1stvulcanGilster dice che occorre guardare nella storia per valutare le conseguenze degli incontri fra civiltà diverse. E la superiorità tecnologica implica sempre una superiorità culturale? E viceversa?

Sì e no.

I popoli che i Romani sottomisero erano tecnologicamente pari o inferiori a loro: Galli, Iberici, Britanni, Traci, Cartaginesi.

Almeno uno era culturalmente superiore: i Greci. Se non fosse stato vero i Romani (Orazio) non avrebbero detto “Graecia capta ferum victorem cepit” ed il greco non sarebbe diventato la lingua di patrizi, imperatori, intellettuali in tutto l’Impero.

Ma qual’era la superiorità dei romani sugli altri popoli? Sostanzialmente quella organizzativo-militare: i legionari romani erano gli unici a non essere guerrieri ma “soldati”, che “ricevano un soldo” e la loro organizzazione militare era impagabile, dalla produzione standardizzata degli armamenti all’addestramento, alle tecniche di combattimento; quando le legioni sono state sconfitte è stato quasi sempre per errori dei comandanti; il che però era la conseguenza di una serie di caratteristiche culturali, ad esempio l’essere una società schiavista, per altro spietata. Ma anche aperta al nuovo, anzi tanto aperta che man mano che si espandeva progrediva, ma anche si indeboliva: progressiva estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli dell’impero, imperatori iberici, nordafricani, mobilità sociale reale, ad esempio i liberti, cioè ex-schiavi che potevano diventare oltre che liberi, ricchi e potenti, eccetera.

E ricchezza. E decadenza.

Perché questa civiltà cede nel quinto secolo alle invasioni barbariche? Non per superiorità tecnologica dei barbari, né per inferiorità culturale propria, anzi: i barbari erano sempre barbari, gli stessi che solo un secolo prima erano stati militarmente e culturalmente sconfitti.

Il fatto era che la civiltà romana era entrata in crisi, stava finendo, morendo se preferite, capita alle civiltà come agli esseri viventi. Cresci, migliori e poi peggiori e muori.

I Mongoli di Gengis Khan che conquistano la Cina (e mezzo mondo) nel XIII secolo erano militarmente e tecnologicamente pari ai cinesi e culturalmente inferiori. Barbari. Perché hanno vinto? Stessi motivi della crisi dell’impero romano probabilmente: quella civiltà cinese era alla fine ed i Mongoli erano più numerosi, forti e cattivi. Cattivi più o meno come i Romani. O i Cinesi.

Sia chiaro: le tre civiltà più crudeli di questo pianeta.

Però in nessun caso mai sul nostro pianeta una civiltà tecnologicamente inferiore ha preso il sopravvento su un’altra tecnologicamente superiore. E’ sempre successo il contrario. Vedi l’impero Azteco contro Corzez, asce di ossidiana contro spade di acciaio, fucili e cavalli.

Ma potrebbe funzionare allo stesso modo con una civiltà molto ma molto diversa, quasi aliena?

Agli europei che conquistano le Americhe o alle potenze coloniali che colonizzano l’India o la Cina (molto ma molto aliene da loro), delle differenze o del rispetto culturale non gliene poteva importare meno.

Il fatto era che avevano armi da fuoco molto più efficienti ed erano strutturalmente e statualmente molto più cattivi. Ed organizzati in conseguenza: armati, cattivi, predatori ed organizzatissimi. Una delle differenze culturali era il nascente capitalismo, una specie di motore turbo applicato alla cattiveria. Alla spietatezza.

Cina e India erano civiltà castali e schiaviste le cui classi dominanti si tenevano al potere con la forza ma sono crollate dinanzi a una civiltà, quella occidentale talmente più cattiva di loro da utilizzare spietatamente al meglio e meglio di loro cose inventate da loro, prima fra tutte la polvere da sparo.

1st2001Ed altro. Li chiamiamo numeri arabi, compreso il concetto di zero e di numero posizionale, mentre in realtà sono indiani del V o forse II secolo avanti cristo, portati in Europa dagli arabi nel medioevo.

Ma li ha diffusi al mondo la civiltà colonialista occidentale, come il concetto di democrazia (qualunque cosa significhi nella realtà) o la parola “polizia” pressoché identica in tutte le lingue (perfino in turco: “polis” che oltretutto vuol dire città in greco, chissà se se ne rendono conto loro che ce l’hanno tanto contro i greci).

Ma allora forse il punto è: si può essere buoni se si sviluppano armi da fuoco e/o astronavi interstellari?

O forse la domanda po/dovrebbe essere un’altra: per sviluppare armi da fuoco e/o astronavi interstellari è meglio essere buoni o cattivi?

Piramidi, Colosseo e Grande Muraglia sono state costruite da schiavi non da macchine. E le armi da fuoco da popoli “cattivi”.

Però i colonialisti europei del XVI secolo non erano più colti degli indiani o dei cinesi e forse nemmeno più cattivi. Ma più efficienti tecnologicamente sì. E pur avendo società classiste, non avevano (più) caste o schiavi. In realtà erano più “buoni”. E poi semmai erano “cattivi” i colonialisti ma anche i colonizzati, anzi, questi, le vittime, di più. E almeno nel caso dei cinesi, cattivissimissimi anzi, ed erano pure loro ad aver inventato la polvere da sparo. Ma gli europei ne hanno sviluppato l’uso molto meglio. Carlo Magno era più o meno cattivo del suo collega imperatore cinese? E Carlo VII? Chi aveva i migliori torturatori? Tradizione vuole siano stati i cinesi.

Secondo me possiamo eliminare subito la possibilità che sia meglio essere cattivi: perché se è così, LORO sono là fuori che ci aspettano per farci ben altro che metterci in crisi. Piangiamo sulla nostra fine come razza/specie/cultura autonoma e divertiamoci finché dura. E’ meglio proprio non pensarci.

Speriamo che sia vero che le astronavi non si costruiscono con gli schiavi.

Supponiamo sia meglio essere buoni. Pace sul proprio pianeta, sviluppo armonico di tutto quello che deve svilupparsi armonicamente, grande impulso al progresso scientifico fino ad arrivare alle astronavi interstellari.

Bene. Nel frattempo, forse, ci raggiungono loro, parliamo del più e del meno (ah, toh!? anche la vostra tavola degli elementi periodici è come la nostra? Beh, però ce lo aspettavamo e sì, certo anche lo spostamento verso il rosso dello spettro e il secondo principio della termodinamica, e lo zero assoluto ma è ovvio!, come lo chiamate voi?) e ci spiegano come hanno fatto loro ad arrivare lì dove li abbiamo incontrati.

Non subito-subito però. Perché buoni sì, ma scemi no.

Noi NON siamo buoni, almeno fino adesso non lo siamo stati. E se ci possono raggiungere, viene da pensare, forse lo hanno già fatto. Mettiamo l’ipotesi addirittura che questo contatto sia avvenuto anche più volte.

Di sicuro, in passato leggende a parte, non potevamo accorgercene. Pericle aveva i radar? No, neanche Pitagora o Serse o Adriano. O Napoleone: i radar ci sono da una sessantina d’anni.

Sia chiaro, io non sono favorevole ai deliri degli Ufologi. Ma obiettivamente se succedesse ora, forse ce ne accorgeremmo.

Ma mettiamo che ci siano e mettiamo che ci raggiungano e si possano nascondere in modo tale che noi non li vediamo. E’ possibile e plausibile.

Che faremmo noi al posto loro, cosa si può logicamente fare essendo tecnologicamente superiori e buoni?

Osservare. Per forza.

1stklaatuE cosa possono vedere?

Un pianeta sovrappopolato, inquinato, con spaventose ed indegne disparità di reddito e di qualità della vita, milioni di morti per fame, guerre, abusi, perfino uso di armi nucleari sulla superficie del pianeta e la fissione nucleare come massimo sviluppo tecnologico.

Dato che sono buoni, per necessità di ipotesi, non ci si filano di pezza come si dice a Roma. Ci lasciano fare.

Sono là fuori, ci stanno guardando scuotendo la testa (se hanno una testa, o una sola) e si dicono, aspettiamo ancora, che vuoi fare? Se la devono cavare da soli! Devono venire loro qui, un po’ stile “Monolite sulla Luna”, avete presente?

Questa storia della crisi di contatto, oddio vi abbiamo rotto la civiltà, beh, se la sappiamo noi, non possono non saperla anche loro. Cos’è, non ci leggono? E se sono buoni non può non importargli.

Perché non si fanno vivi e non ci danno una mano?

A parte il fatto che sarebbe pericoloso per noi, ma perché dovrebbero farlo?

Cosa abbiamo da dargli? Informazioni su di noi? Ma quelle le possono avere comunque, a distanza. Se ne stanno per i fatti loro, ci controllano dall’alto, se ci sono veramente tecnologicamente superiori non ce ne accorgeremo mai. E non abbiamo niente di veramente interessante da dargli.

In sostanza: o miglioriamo fino al punto di essere tecnologicamente, moralmente e culturalmente superiori a come siamo ora o non li incontreremo mai: noi non ce la faremo a raggiungerli e loro non si faranno vivi. Insomma quella della crisi di contatto è un falso problema.

Noi qui e loro lì.

Sperando che siano buoni. Se no sono guai. Certo se siamo rispetto a loro come le “cargo-cultures” di cui parlava Paul Gister, stiamo messi male. Ma è possibile?

Ma, ripeto, con gli schiavi si costruiscono le Piramidi, non le astronavi. Loro, se sono lì fuori a guardarci, secondo me sono più buoni di noi, per questo aspettano. Alle stelle non ci arrivi se non smetti di litigare con il tuo vicino di casa.

Un’altra considerazione.

Chiunque siano, qualunque sia il modo in cui “pensano”, qualunque sia la loro cultura e comunque sia fatta, PRIMA di arrivare qui, non possono non aver pensato anche loro: “Ma c’è vita là fuori? E se sì, c’è vita intelligente? E in tal caso come sono fatti, come pensano, cosa pensano, come vivono?”.

Se se lo sono raccontato in qualche modo l’un l’altro hanno fatto due tipi di racconto: uno, con ipotesi scientifiche: relazioni, rapporti, informazioni molto formali, statistiche, tipo: “loro” sono così e così, i dati sono questi, queste le ipotesi; i pianeti adatti sono quelli con un clima tale da avere l’acqua nelle tre forme, liquida, solida gassosa, le temperature queste sono, la distanza dal sole primario tot chilometri (o quel che usano loro), si sa il carbonio è l’elemento che meglio si combina con tutti gli altri elementi…

1stETMa è possibile che qualcuno cominci, o meglio, abbia cominciato con ipotesi un po’ più azzardate?

Oppure con ipotesi non proprio pienamente scientifiche.

E cioè di fantasia.

Quindi se ci sono, anche loro hanno probabilmente la loro “fantascienza”. Che riguarda noi.

O no?

Se sono là fuori a guardarci sanno come siamo. Ma prima, cosa pensavano di noi? Come pensavano sarebbe andato l’incontro con noi o gli altri?

Quando li incontreremo avremo anche questo ulteriore e strano specchio per capirli e capirci: la loro fantascienza.

Com’è fatto l’Isaac Asimov Alieno che vive e scrive o fa quel che fa sull’ipotetico pianeta abitato che ruota intorno a Deneb e cosa pensa lui di me?

Mi pensa? E se sì, perché non mi chiama?

Io sono buono. Giuro. :-).

MASSIMO MONGAI

17 settembre 2013 Posted by | Fantascienza, SETI | , | 5 commenti

Diffusione culturale e SETI

rlightfootChe cosa ci può succedere se i nostri sforzi con il programma SETI daranno dei risultati? Numerosi scenari vengono in mente, e sono tutti speculativi, ma la gamma di risposte mostrate in Contact di Carl Sagan potrebbe essere qualcosa di molto simile al risultato reale, con persone di tutti i tipi che leggono in un messaggio proveniente da molto lontano qualunque cosa vogliano sentire. Robert Lightfoot (del South Georgia State College – vedi foto) ha deciso di guardare a scenari di contatto di cui sappiamo qualcosa di più, quelli che sono realmente accaduti qui sulla Terra. La sua presentazione ad Huntsville, in occasione del Tennessee Valley Interstellar Workshop, portava il titolo “Scusateci, Non Volevamo Rompervi La Cultura.”

Conosciuto come “Sam” dagli amici, Lightfoot è un uomo grande e grosso, amichevole, con l’occhio di un antropologo per la natura umana. Il suo discorso ha chiarito che, se abbiamo intenzione di pianificare una possibile ricezione SETI, dovremmo guardare a ciò che accade quando gruppi molto distanti entrano in contatto. La diffusione culturale può avvenire in due modi, ed il primo richiede lo scambio di oggetti materiali. Nel caso SETI, tuttavia, la diffusione non materiale delle idee è il risultato più probabile. Lightfoot si riferisce a “oggetti di distruzione culturale” in entrambe le categorie, notando l’effetto distorsivo che questi possono avere su una società quando effetti inattesi appaiono invariabilmente.

Considerazione l’introduzione della Spam (NdT: nome commerciale di un tipo di carne inscatolata spalmabile) nelle le isole del Pacifico a seguito della seconda guerra mondiale. I livelli di obesità, cancro e diabete aumentarono enormemente in culture che si erano affidate in larga misura alla caccia, all’agricoltura e alla pesca quando si trovarono a disposizione un’abbondanza di nuove provviste. I visitatori di alcune di queste isole notano ancora oggi con curiosità che si può trovare lo Spam sui menù di molti ristoranti. Oggi più della metà degli abitanti di tutte le isole del Pacifico sono obesi, e uno su quattro ha il diabete. Sull’isola di Tonga, il 69 per cento della popolazione è considerato obeso.

Lightfoot ha menzionato Tonga nel suo discorso, ma io ho tratto le cifre di cui sopra dalla World Diabetes Foundation. Possiamo collegare i costanti problemi di salute della regione alla Spam? Sicuramente è stato uno dei fattori scatenanti, ma possiamo anche aggiungere che l’industrializzazione su larga scala di queste isole non è cominciata fino al 1970. Il cibo importato e la conversione di attività agricole in attività minerarie (Nauru, è l’esempio classico, con la sua superficie quasi interamente dedicata all’estrazione di fosfati) ha significato un cambiamento di stile di vita che è stato improvviso e ha avuto enormi conseguenze per la salute.

Gli “oggetti di distruzione culturale” (ODC), mostrano i loro effetti devastanti in tutto il mondo. I popoli Sami della Finlandia hanno avuto a che fare con l’introduzione di motoslitte, che si penserebbe essere una benedizione per questi pastori di renne. Ma il risultato è stata la capacità di raccogliere mandrie molto più grandi rispetto al passato, il che a sua volta ha portato a gravi problemi di eccesso nella richiesta di nuovi pascoli. O considerate la noce moscata, una volta considerata in Europa come una cura per la peste, provocando un incremento del suo valore superiore a quello dell’oro. Considerata anche un afrodisiaco, la noce moscata ha portato alla violenza contro i coltivatori indigeni in quella che è oggi l’Indonesia ed ha giocato un ruolo nella creazione della Compagnia delle Indie Orientali.

(cargo-cult1Immagine: i culti del cargo hanno reagito alla tecnologia avanzata, cercando di emularla con i propri strumenti, un perfetto promemoria dei pericoli di contatto tra culture molto diverse.) Ma dato che gli effetti del SETI probabilmente saranno non-materiali, Lightfoot fa riferimento a precedenti simili, come i “culti del cargo del Pacifico” che sorsero quando alcuni isolani cercarono di imitare ciò che avevano visto fare agli occidentali, fabbricando “radio di legno”, costruendo “piste di atterraggio” per chiedere rifornimenti. In Sud Africa, un equivoco sugli insegnamenti religiosi missionari, ha portato i popoli Xhosa ad uccidere il loro bestiame, anche se la loro società era basata sulla pastorizia questi animali. In attesa di un miracolo dopo le uccisioni, un centinaio di migliaia di persone hanno cominciato a morire di fame. Lightfoot dice:  “Pensate ad un contatto con una civiltà extraterrestre in questa ottica. Ci saranno nuove idee a bizzeffe, anche la possibilità di nuovi oggetti – piante, animali, gioielli di valore. Uno o tutti questi potrebbe essere destabilizzante per la nostra cultura. E proprio come potrebbero destabilizzare noi, noi potremmo contaminare loro.”

Penso che il messaggio più potente del discorso di Lightfoot sia che questo tipo di destabilizzazione può venire da dove meno te l’aspetti, e avere risultati irrevocabili. Il tabacco, un tempo utilizzato come parte di cerimonie rituali nelle culture in cui è cresciuto, è diventato un oggetto di distruzione culturale e sanitaria nella nostra società molto più ricca. Anche qualcosa di innocuo come il tulipano, una volta divenne l’oggetto di una speculazione economica così intensa da creare una bolla economica nel 17 ° secolo in Olanda ed un conseguente panico economico.

Cosa fare? Lightfoot ha detto al pubblico di cercare nella storia le lezioni che contiene circa le culture che si incontrano per la prima volta. Abbiamo bisogno di vedere quando e perché le cose sono andate male nella speranza di evitare situazioni simili. Se il contatto con una cultura extraterrestre arriverà un giorno, avremo bisogno di un approccio multidisciplinare per identificare le aree in cui è più probabile che il problema si verifichi. Il successo di una ricezione SETI potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione filosofica e scientifica, o potrebbe mentre tentiamo di riposizionare il nostro pensiero sul Cosmo, essere l’araldo del declino culturale,

 traduzione di MASSIMO MONGAI

Titolo originale: “Cultural Diffusion and SETI” di Paul Gilster, pubblicato su Centauri Dreams il 13 febbraio 2013

19 agosto 2013 Posted by | Scienze dello Spazio, SETI | , , | 3 commenti

Denise Herzing: una vita con i delfini

Comunicato Stampa n.10

(21/09/12 – prot.10/12/ez)

La chiamano la Jane Goodall dei delfini ed è lei stessa a suggerire il paragone quando spiega che il sogno della sua vita sarebbe quello di vivere nella natura, per poter studiare una società di animali selvatici dall’interno, come hanno fatto appunto Jane Goodall con gli scimpanzé o Dian Fossey con i gorilla. L’obiettivo della biologa Denise Herzing è però, se possibile, più complicato, visto che l’oggetto del suo interesse non sono i primati, ma i delfini atlantici maculati che oltretutto vivono in un ambiente a noi sfavorevole. Dopo essersi laureata in Zoologia marina nel 1979 , nel 1985 ha creato il Wild Dolphin project, un progetto di ricerca per raccogliere informazioni sulla storia naturale dei delfini, compresi i comportamenti, la struttura sociale, di comunicazione e di habitat, che va avanti ancora oggi con ottimi risultati, grazie anche ai finanziamenti di una ONG fondata sempre da lei proprio per sostenere questo suo progetto. Ciò non le ha impedito di continuare a studiare per migliorare ulteriormente il suo livello di specializzazione (nel 1988 ha conseguito un Master in biologia comportamentale e nel 1993 la laurea specialistica in Biologia comportamentale e ambientale). Né le ha fatto dimenticare l’importanza di diffondere il proprio sapere e i risultati delle proprie ricerche. Oltre a numerosi articoli scientifici e pubblicazioni nel campo della biologia delle balene, della comunicazione animale, e della coscienza umana, di cui è autore o co-autore, la professoressa Herzing ha scritto anche due libri per parlare del suo progetto e raccontare la sua vita con i delfini, che sono rintracciabili tramite il suo sito web .

Cosa c’entra tutto questo con SETI? È presto detto: i delfini hanno un cervello sviluppato, personalità diverse e, se messi davanti a uno specchio, sono in grado di riconoscersi e indicare se stessi, una caratteristica comune solo a pochi animali oltre all’uomo. Inoltre, si costituiscono in società dalla struttura sociale complessa, formano delle alleanze, si dividono i compiti. Tutte caratteristiche che gli studiosi si aspettano di trovare anche negli alieni, qualora ci fossero. Imparare a comunicare con questi splendidi animali è come allenarsi a parlare, un giorno, con forme di vita extra-terrestri. Il Wild Dolphin Project è il primo progetto di ricerca che mira a stabilire una comunicazione bidirezionale con la natura. La biologa Herzing ha già creato uno schema per la comunicazione composto da suoni, simboli e ambienti ideali in cui comunicare con l’obiettivo di creare una lingua condivisa, primitiva, che consenta a delfini e umani di interagire. E, giura, “tra 5 anni saremo in grado di farlo”. Denise parlerà mercoledì 26 alle ore 10:00 sul tema: Clicks, whistles and pulses: passive and active signal use in dolphin communication” e terrà alle 20:30 un secondo intervento a proposito dell’intelligenza dei delfini.

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Con il patrocinio di: Segreteria di Stato per il Turiso e lo Sport; Segreteria di Stato per la Cultura; Università degli Studi – Repubblica di San Marino. INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica.  COSPAR – Committee on Space Research.

Organizzatori: San Marino Scienza.  CVB – Convention & Visitors Bureau – San Marino.  IAA – International Academy of Astronautics.

Collaboratori scientifici: UAI – Unione Astrofili Italiani. Radiotelescopi di Medicina. SETI ITALIA – Team G. Cocconi. IARA – Italian Amateur Radio Astronomy. FOAM13 – Fondazione Osservatorio Astronomico Messier 13.  Carnevale della Fisica.  Scientificando. Associazione Culturale Chimicare. Carnevale della Chimica. Il Tredicesimo Cavaliere.

Sponsor: Banca Agricola Commerciale – San Marino.  Asset Banca – San Marino.

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22 settembre 2012 Posted by | 4th Symposium IAA - SETI, SETI | , | Lascia un commento

Un sistema di “metaleggi” regolerà le relazioni con gli alieni

Klaatu barada nikto. Bastavano queste tre parole per far desistere un gigantesco e minaccioso robottone dai suoi propositi di vendetta nei confronti del genere umano. Era il 1951 e il film si chiamava “Ultimatum alla Terra”, ne abbiamo usato alcuni fotogrammi per illustrare l’articolo che segue. Di sicuro ben altro ci vorrà nel caso di un vero “primo contatto” con una specie aliena, un’evenienza dalla quale i fautori del volo interstellare non possono prescindere. Ecco allora Paul Gilster fare il suo ingresso nel dibattito sulla Prima Direttiva con questo stimolante post sulla necessità di creare un sistema di metaleggi che ci aiuti a gestire, se e quando ce ne sarà bisogno, le relazioni con civiltà aliene. (R.F.)

Il contributo dell’Italia all’impresa interstellare è stato sostanziale e crescente, e sono molto lieto di conoscere tre dei suoi principali rappresentanti: Claudio Maccone, Giancarlo Genta, e Giovanni Vulpetti. E’ stato quindi con grande piacere che ho accolto l’offerta di Roberto Flaibani di apparire qui, sulle pagine del Tredicesimo Cavaliere, con un articolo sulla Prima Direttiva di “Star Trek”. Roberto sta lavorando instancabilmente per comunicare il futuro dell’Uomo tra le stelle a un pubblico più vasto, e confido di leggere altri dei suoi stimolanti interventi anche il prossimo anno. Di seguito le mie riflessioni sulla Prima Direttiva. (nella foto, l’autore Paul Gilster)

La Prima Direttiva incarna un principio etico imperfetto ma utile che non dovrebbe essere abbandonato, seppure con una profonda revisione testuale. Per capire perché è necessario ripensare alcuni aspetti della Prima Direttiva, consideriamo il contesto in cui essa opera. Essendo figlia di “Star Trek”, dobbiamo immaginare un universo molto simile a quello, per chiarire le restrizioni del regolamento. Partiamo quindi dall’idea che il genere umano sia una civiltà in grado di viaggiare nello spazio, non solo su scala interplanetaria ma anche interstellare. Questo significa che, in qualche modo, abbiamo trovato il sistema per raggiungere le stelle con viaggi di breve durata (a velocità  maggiore di quella luce, nde) e che si è costituita un’organizzazione nel cui ambito questa esplorazione continua, un equivalente della Federazione che è dietro alla Direttiva.

Ma perché è nata questa Prima Direttiva? Qui è importante ricordare che, nell’universo di “Star Trek”, la direttiva è in realtà un regolamento che vale solo per la Flotta Stellare. Effettivamente nella serie televisiva vediamo che, se un cittadino della Federazione decide di sua spontanea volontà di intromettersi nelle questioni di un’altra civiltà, la Flotta Stellare non ha nessun potere di impedirglielo. Il regolamento certamente era stato invocato perché l’avanguardia dell’espansione umana sarebbe stata la forza di esplorazione rappresentata dalla Flotta Stellare stessa. Quello che succede dopo che una determinata regione dello spazio viene mappata ed esplorata per la prima volta, dipende dall’azione individuale, ma le persone che hanno più probabilità di essere coinvolte nel primo contatto con una cultura aliena sono quelle che agiscono nel rispetto delle regole della Federazione.

Tutto questo sembra un’estrapolazione logica ed è un tributo all’universo di “Star Trek”, che malgrado il grande numero di episodi televisivi in varie configurazioni e di film che usano praticamente gli stessi personaggi, ha mantenuto una trama relativamente coerente. Se mai dovessimo sviluppare un modo per inviare equipaggi umani su altri mondi, dovremmo porci il problema di come interagire con le specie intelligenti che potremmo trovare nel corso del viaggio. E, verosimilmente, prenderemmo in considerazione un principio del tipo “il diritto di ogni specie senziente di vivere secondo la propria normale evoluzione culturale,” una frase estratta dal testo della Prima Direttiva. Quello che abbiamo davanti è lo sviluppo di una ”metalegge”, un termine inventato dall’avvocato Andrew Haley nel 1956 per indicare un sistema di leggi che si applica, oltre che agli esseri umani, anche a tutti i rapporti tra specie intelligenti.

Perché non stabilire semplicemente di trattare le culture aliene in base alla regola d’oro, ossia trattiamo gli alieni come vorremmo essere trattati da loro? Haley ha spiegato i problemi sollevati da questo approccio in un articolo intitolato “Space Law and Metalaw – A Synoptic View,” in cui riconosce che gli alieni sono diversi da noi in maniere che non possiamo nemmeno immaginare. Trattarli come vorremmo che loro ci trattassero potrebbe quindi danneggiarli o addirittura distruggerli. Haley ha così riformulato la regola d’oro: “fai agli altri quello che loro ti lascerebbero fare a se stessi.” Robert Freitas, che ha scritto con ponderatezza sul tema della metalegge, osserva che neppure questa nuova regola aurea è priva di problemi: “…in pratica, sarebbe difficile da applicare quanto i concetti di non interferenza e sicurezza fisica. Se vogliamo appurare quali sono i desideri dei rappresentanti dell’altra parte, dobbiamo interagire con loro in qualche modo, e questo potrebbe provocare un danno socio-culturale. Non abbiamo ancora risolto il problema di come sviluppare regole metalegali non conflittuali ed efficaci.”

Oggi ci troviamo allo stadio iniziale dello sviluppo di questa “metalegge”, ma l’intensificarsi delle attività interstellari umane alla fine ci costringerà a sviluppare ulteriormente il concetto. L’ingegnere aerospaziale del Politecnico di Torino Giancarlo Genta ha affrontato questi argomenti nel suo libro Lonely Minds in the Universe (Copernicus, 2007), che ruota intorno alla seguente domanda: nel mondo di oggi, un essere alieno potrebbe essere considerato una “persona”? Se ci trovassimo improvvisamente di fronte a una creatura proveniente da un altro mondo si creerebbe un interessante problema legale. Potremmo forse pensare di estendere gli stessi diritti a tutti gli umani indipendentemente dalla loro origine, ma un extraterrestre sceso da un’astronave appena atterrata sul nostro pianeta non sarebbe necessariamente riconosciuto come “persona” dalla legge. Potrebbe essere considerato un animale? E se così fosse, un animale alieno avrebbe dei diritti in base alla legge vigente?

Molto probabilmente la Prima Direttiva è nata da discussioni del genere, e si basa sull’estensione del concetto di personalità alle intelligenze aliene. Nel sopracitato articolo “Metalaw and Interstellar Relations” Robert Freitas vede due vie per stabilire l’esistenza di una “personalità”:

* L’uso di una moralità chiara; vale a dire l’abilità degli esseri in questione di  dare giudizi morali o etici, anche se non necessariamente coincidenti con i nostri.

* La presenza dell’autocoscienza, cioè della consapevolezza di essere separato dal proprio ambiente circostante.

La presenza della moralità o dell’autocoscienza è vista come la chiave della personalità. E queste non sono pedanterie giuridiche, come potrebbero sembrare: il tema è importante perché la legge umana ruota proprio intorno al concetto di persona. La metalegge, in altre parole, ci porta invariabilmente alla riflessione che è alla base della Prima Direttiva, che possiamo ora citare in forma più estesa:

“Poiché il diritto di ogni specie senziente di vivere secondo la propria normale evoluzione culturale è considerato inviolabile, nessun membro della Flotta Stellare può interferire con il normale e sano svolgimento della vita e della cultura delle specie aliene. Per interferenza si intende anche l’introduzione di un sapere, di una forza o di una tecnologia superiori in un mondo la cui società non è in grado di gestire giudiziosamente questo tipo di benefici. I membri della Flotta Stellare non possono violare questa Prima Direttiva, neanche per salvare la propria vita e/o la propria nave, a meno che non agiscano per porre riparo a una precedente violazione o a un’accidentale contaminazione di detta cultura. Questa direttiva ha la precedenza su qualsiasi altra considerazione, e comporta un altissimo obbligo morale.”

A questo punto ci troviamo in imbarazzo, perché la Prima Direttiva va interpretata, così come qualsiasi sistema di leggi o regolamenti deve essere compreso e messo in pratica dai soggetti interessati. Se esaminiamo il testo da vicino, non possiamo che concludere che l’unico contatto possibile tra due civiltà aliene si verifica quando le due civiltà sono esattamente allo stesso punto di sviluppo o, per dirla con Giancarlo Genta, allo stesso livello culturale. Nella Prima Direttiva si presume che ogni specie abbia il diritto di seguire un’evoluzione culturale “normale”, nella quale nessuno può interferire introducendovi un sapere o una tecnologia superiori.

Una civiltà meno progredita della nostra a livello tecnologico, quindi, sarebbe per noi impossibile da contattare direttamente. E una civiltà più progredita di noi, se fosse anch’essa retta dai principi di una Prima Direttiva analoga, non sarebbe in grado di entrare in contatto con noi. Se la Prima Direttiva fosse un principio universale, nessuna specie potrebbe entrare in contatto con un’altra a  meno che non ne trovasse una così simile a se stessa che il contatto verrebbe considerato privo di rischi. L’età delle stelle che ci circondano nella Via Lattea varia così tanto che sembra altamente improbabile riuscire a trovare una specie tanto simile a noi, e quindi tutti gli studi sulla cultura aliena dovrebbero essere portati avanti nella massima segretezza, per evitare di contaminare la civiltà aliena interessata.

Sembrerebbe, per molti versi, un risultato poco sensato, ma non è finita qui. Che cosa intendiamo per “stesso livello culturale”? La cultura è anche ciò che vediamo intorno a noi quotidianamente negli strumenti di uso comune e nelle tecnologie che utilizziamo. Ma l’idea stessa di cultura aliena presuppone uno sviluppo diverso dal nostro. Non possiamo dare per scontato che una cultura apparentemente simile alla nostra dei tempi dell’antica Grecia debba necessariamente vivere un periodo simile di espansione imperialistica sul suo pianeta, una graduale scoperta di altre culture al di là degli oceani, una fase in cui il sapere si è perduto e, infine, un rinascimento. Né possiamo partire dal presupposto che gli esseri che vivono all’interno di questa cultura siano guidati dai nostri stessi principi, o che sviluppino tecnologie paragonabili alle nostre.

Si noti un altro difetto della summenzionata affermazione della Prima Direttiva. Vi si dice che l’interferenza consiste nell’introdurre un sapere, una forza o una tecnologia superiori in un mondo “la cui società non è in grado di gestire giudiziosamente questo tipo di benefici.” L’affermazione implica che, se la società è ritenuta capace di gestire questi benefici con giudizio, le restrizioni della Prima Direttiva non valgono. Ma a chi spetta valutare quanto è giudiziosa una civiltà aliena, e che grado di accuratezza può avere una tale valutazione considerati i tempi stretti di un possibile primo contatto? E che cosa intende la Prima Direttiva quando invita a non interferire con “il normale e sano sviluppo di un’altra cultura”? Capire che cosa è normale e sano per una civiltà aliena potrebbe rivelarsi impossibile, e comunque non ci si riuscirebbe senza uno studio approfondito. No, la Prima Direttiva ci vincola troppo e limita eccessivamente i contatti.

Che fare allora? Serve una revisione della Prima Direttiva, basata su una metalegge in fieri, che riconosca ogni incontro con una civiltà extraterrestre come diverso da tutti gli altri. Genta cita le undici regole di metalegge redatte dall’avvocato austriaco Ernst Fasan, ispirate al precedente  lavoro di Andrew Haley. Queste sono tratte dal libro di Fasan “Relations with Alien Intelligences: The Scientific Basis of Metalaw” (1970) e contiene l’embrione di una futura Prima Direttiva che si dimostri più flessibile:

1. Nessuna delle parti della metalegge può pretendere l’impossibile.
2. Nessuna delle regole della metalegge deve essere applicata se la sua applicazione può provocare il suicidio della razza interessata.
3. Tutte le razze intelligenti dell’Universo hanno, in linea di principio, diritti e valori.
4. Ogni specie soggetta alla metalegge ha il diritto all’autodeterminazione.
5. Tutti gli atti che possono danneggiare un’altra razza devono essere evitati.
6. Ogni razza ha il diritto di avere il proprio spazio vitale.
7. Ogni razza ha il diritto di difendersi da tutti gli eventuali atti nocivi compiuti da un’altra razza.
8. Il principio della preservazione di una razza è prioritario rispetto allo sviluppo di un’altra razza.
9. In caso di danni, chi li ha provocati deve ristabilire l’integrità della parte danneggiata.
10. Gli accordi e i trattati metalegali sono vincolanti.
11. Aiutare un’altra razza con la propria attività non è un principio legale ma di etica di base.

Ecco alcuni principi guida che non escludono il contatto tra civiltà che hanno un diverso livello di sviluppo e complessità. Anzi, le idee di Fasan costituiscono una struttura che il futuro comandante di una missione interstellare potrebbe consultare per prendere decisioni sul livello di contatto appropriato per quella situazione. Fasan non ha potuto rispondere a tutte le nostre domande; in particolare ci lascia di fronte a un dubbio lacerante: i concetti etici qui racchiusi potrebbero essere profondamente antropocentrici, e certamente non abbiamo modo di sapere se altre razze intelligenti li approverebbero e li rispetterebbero. Ma quel poco lavoro sulla metalegge realizzato finora evidenzia la necessità di una Prima Direttiva potenziata, e più accuratamente congegnata, che non intrappoli un gruppo di esploratori lontani da casa in una serie di cavilli legali che rischiano di compromettere un positivo primo contatto. Ecco arrivato il momento di citare direttamente Genta:

“Tali regole sono senza dubbio un buon punto di partenza sul quale costruire le leggi e l’etica o i rapporti tra specie, ma sono state elaborate solo da una delle parti – e non potrebbe essere altrimenti, poiché non è nemmeno certo che l’altra parte esista. Per di più, se è vero che le altre specie con cui potremmo entrare in contatto sono molto più antiche di noi, è verosimile che abbiano già  affrontato questo problema e stabilito regole per i rapporti tra specie”.

La realtà è che quando ci espanderemo alle stelle più vicine e oltre, apprenderemo da questi primi contatti con altre civiltà – se davvero esistono – e modelleremo la nostra metalegge flessibilmente in base a ciascuno di questi incontri. La metalegge non può essere altro che un insieme di principi in costante evoluzione, e non deve cristallizzarsi in una Prima Direttiva incapace di trasformarsi nel tempo in funzione dell’aumento della nostra conoscenza. La Prima Direttiva ci offre una magnifica opportunità di considerare queste questioni. Ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta solo di un modello, e che quello che troveremo tra le stelle ci aiuterà a plasmare la sua direzione futura. E dovremo anche riflettere su queste questioni molto prima di quando effettivamente raggiungeremo le stelle. Come Robert Freitas ci ricorda, “Quando si scoprirà la vita extraterrestre il genere umano dovrà essere preparato, perché in tutta la nostra storia ci sarà soltanto un primo contatto”.

traduzione a cura di Beatrice Parisi

Bibliografia

Fasan, E, Relations with “Alien Intelligences: The Scientific Basis of Metalaw”, Berlin Verlag, Berlin, 1970. Si veda anche l’articolo “Discovery of ETI: Terrestrial and Extraterrestrial Legal Implications,” Acta Astronautica 21 (2) (1990), p. 131-135.

Freitas, R, “Metalaw and Interstellar Relations,” Mercury 6 (marzo-aprile 1977), pp. 15-17 (http://www.rfreitas.com/Astro/MetalawInterstellarRelations.htm).

Genta, G. “Lonely Minds in the Cosmos”. New York: Copernicus, 2007.

Haley, A “Space law and Metalaw – A Synoptic View,” Harvard Law Record 23 (8 novembre 1956).

Scritto da Paul Gilster appositamene per Il Tredicesimo Cavaliere, come contributo alla campagna referendaria sulla Prima Direttiva. Traduzione italiana di Beatrice Parisi e Roberto Flaibani. Questo articolo segna la nostra partecipazione al Carnevale della Fisica #26, e prosegue una fase di collaborazione con Paul Gilster, che ci auguriamo lunga e fruttuosa.

24 dicembre 2011 Posted by | Astronautica, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , , | 27 commenti

Referendum: arrivano i primi contributi

Abbiamo ricevuto una interesssante dichiarazione di voto dal dottor Christian Weidemann, un filosofo tedesco della religione e della scienza, che ha attirato l’attenzione della stampa al recente convegno per l’Astronave dei Cent’anni con una relazione intitolata: “Gesù è morto anche per i Klingon?”. Il dottor  Weidemann ha lavorato come professore assistente presso l’Università di Munster in Germania, al Dipartimento di Filosofia,  Centro di Filosofia della Scienza,  Centro di Etica applicata, e al Dipartimento di  Teologia Protestante, sezione Storia della Chiesa. Dal 2009 è professore assistente presso l’Università della Ruhr a Bochum, al Dipartimento di Teologia Cattolica Romana/Filosofia Cristiana. Nel 2007 ha vinto il prestigioso premio “Karl Alber” per la miglior dissertazione filosofica e tesi post-dottorale con il suo libro “L’indispensabilità della Teologia Naturale”. Ecco l’intervento del teologo. (R.F.)

Io sono critico nei confronti della Prima Direttiva, perché rivela un atteggiamento di superiorità verso le altre civiltà. In questo somiglia alla paternalistica linea “lasciamoli in pace” che molti antropologi e attivisti politici moderni raccomandano nei confronti delle cosiddette società “primitive” della terra. Tuttavia, come reazione al brutale colonialismo e al cinico proselitismo del passato, una tale politica è comprensibile: inconsciamente e involontariamente ripropone un assunto imperialistico centrale. I membri delle società meno sviluppate vengono trattati come   bambini immaturi, incapaci di assimilare nuovi tipi di informazione o visioni del mondo discordanti. Però, nascondere di proposito informazioni  importanti a una persona perché la si ritiene dannosa per lei stessa non è altro che una velata forma di mancanza di rispetto. (nella foto: Christian Weidemann)

Ecco alcune regole generali per l’incontro con una civiltà aliena:
1.    In quanto creature razionali, gli individui extraterrestri intelligenti godono dello stesso status etico e legale degli esseri umani. In termini religiosi: devono essere trattati come nostri fratelli.
2.    Le differenze culturali devono essere rispettate e i requisiti che differiscono solo marginalmente dai nostri devono essere osservati . Tuttavia, se le visioni dominanti politiche, legali o etiche differiscono profondamente (per esempio riguardo alla dittatura, al cannibalismo, all’accusa del sangue, allo stupro abituale…) non possono essere considerate vincolanti per i visitatori umani e dovrebbero essere combattute, entro limiti ragionevoli dipendenti dalle situazioni concrete.
3.    Gli umani che stabiliscono un primo contatto dovrebbero mostrare un atteggiamento umile. Non ha senso cercare di imporre la propria visione religiosa, filosofica o scientifica a una specie aliena prima di aver imparato, o addirittura capito, le più basilari caratteristiche di quella società e del suo patrimonio di conoscenza. Non è affatto improbabile che durante il primo contatto venga fuori che gli allievi in realtà siamo noi.
4.    In linea generale, non c’è ragione di nascondere un certo tipo di conoscenza (o pretesa conoscenza) a una civiltà aliena (forse con l’eccezione degli armamenti). Le informazioni particolarmente scioccanti o sorprendenti dovrebbero ovviamente essere rivelate con cautela e buon senso. Se la maggior parte delle specie aliene non sono inclini a comunicare con noi, o se preferiscono non venire a conoscenza di certi aspetti della realtà, questo deve essere rispettato.
5.    Bisogna garantire che qualsiasi tipo di informazione data ai rappresentanti degli extraterrestri sia resa disponibile a tutti i membri della specie.

CHRISTIAN WEIDEMANN

Vai a: “Prima Direttiva: i motivi di un referendum”

20 dicembre 2011 Posted by | Referendum Prima Direttiva, Volo Interstellare | , , , , | Lascia un commento

Prima Direttiva: i motivi di un referendum

Sergio “Doctor Who” Valzania è tornato dal suo più recente viaggio nel tempo con una notizia sensazionale: nel lontano futuro, la Prima Direttiva verrà sottoposta a referendum abrogativo!

Com’è noto questa importantissima norma etica, ispirata alla Carta dell’ ONU, sarà per secoli  uno dei cardini della politica estera della Federazione dei Pianeti Uniti. La Prima Direttiva vieta esplicitamente ogni interferenza con l’autonomo sviluppo di civiltà aliene, con particolare  cura nei confronti di culture tecnologicamente arretrate, che non abbiano ancora sviluppato il motore a curvatura e siano quindi incapaci di realizzare voli interstellari. A tali culture primitive dal punto di vista scientifico, non devono essere trasferite  tecnologie avanzate né rivelate informazioni relative  all’esistenza di altre specie senzienti nell’universo, per timore di uno shock culturale che ne potrebbe alterare irreparabilmente il naturale sviluppo.

Una volta assorbito l’effetto provocato dall’inattesa notizia, in redazione  si è scatenato il confronto tra favorevoli e contrari , ed è continuato, accesissimo, per  parecchie ore. Alla fine siamo giunti alla decisione di coinvolgere nel dibatitto i nostri lettori, indicendo a nostra volta un referendum  sulla Prima Direttiva, anche se solo a carattere consultivo.

Ma c’è dell’altro. Un paio di mesi fa si è tenuto a Orlando, in Florida, il cosidetto Congresso dell’Astronave dei Cent’Anni (100 Year Starship Symposium), dove si è di fatto costituito un movimento che  si dedicherà allo studio del volo interstellare e delle problematiche ad esso collegate in ogni campo e disciplina. Il primo contatto con una specie aliena è evidentemente una di queste,  e la Prima Direttiva è un tentativo di darvi risposta. Il nostro obiettivo è quello di avviare una discussione  sull’argomento, usando come tramite l’universo immaginario di  Star Trek, ormai familiare a tutti, per fornire, in prospettiva, un nuovo contributo al vasto e  frizzante dibattito internazionale attualmente in corso.
Ma lasciamo ora la parola al cronista.

Roberto Flaibani

Dal CORRIERE DELLA SERA del 26 maggio 3051

Entro pochi mesi il volto della Galassia potrebbe cambiare. Poche ore fa infatti la Camera dei Rappresentanti della Federazione dei Pianeti Uniti ha deliberato di sottoporre a referendum abrogativo la Prima Direttiva.
Il processo politico che ha condotto a questo risultato, fino a pochi anni fa assolutamente imprevedibile, è stato lungo e articolato. Con certezza tutto è cominciato quando sulla Terra è stato eletto come rappresentante presso la Federazione un cittadino del più piccolo dei due stati esistenti sul pianeta: un monaco del Monte Athos. L’evento è stato sorprendente dato che la Repubblica Monastica del Monte Athos conta appena duemila abitanti contro gli oltre otto miliardi dell’Unione dei Governi Terrestri. I suoi elettori hanno preferito un monaco ortodosso del Monte Athos a uno qualsiasi dei settemilatrecentodue candidati presentatisi nel collegio Terra. Il sistema elettorale uninominale a un solo turno ha consentito al monaco Epifanio di prevalere sui suoi avversari con poco meno di cento milioni di voti validi, che costituiscono comunque un buon risultato.
Appena entrato in carica il neoeletto ha subito chiarito che il maggiore obiettivo che si prefiggeva nel corso del suo mandato, come del resto risultava dal programma elettorale da lui elaborato e forse letto con poca attenzione da quanti lo hanno votato, consisteva proprio nella cancellazione della Prima Direttiva.

Sergio Valzania

7 dicembre 2011 Posted by | Referendum Prima Direttiva | , , , , | 3 commenti

   

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