Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

OGGI SONO 5 ANNI DI BLOG !

Il Tredicesimo Cavaliere compie 5 anni e per questo giorno di festa vi presentiamo un documento forse poco conosciuto in Italia. Siamo riusciti a rintracciarlo solo  grazie a Stephen Bianchini e ai suoi  contatti con l’impareggiabile Connie Radar.
Quel 20 luglio del 69, lassù sul Mare della Tranquillità, non c’erano solo Armstrong e Aldrin. Questo breve, drammatico cortometraggio ristabilisce la verità. Per realizzarlo, Connie ha avuto l’appoggio del Media Design School e della Comicbook Factory che ringraziamo per la disponibilità dimostrata anche nei nostri confronti.

 

 

Ebbene sì, oggi sono  5 anni di blog.  Ma per me  vogliono dire oltre 200 articoli pubblicati e l’arrivo, scaglionato nel tempo, di quelli che sarebbero diventati collaboratori regolari e buoni amici: senza il loro apporto Il Tredicesimo Cavaliere non esisterebbe. Sono Massimo Mongai e Gianfranco de Turris, esperti di fantascienza e fidati consiglieri, Simonetta Ercoli e Luca di Bitonto, ciascuno nei suoi settori scientifici di competenza , e Donatella Levi, editor molto professionale, ma non solo. Inoltre, da qualche settimana possiamo contare sull’intrepido Stephen Bianchini da Edimburgo, che definirei piuttosto un socio e un alleato. E poi i tanti collaboratori saltuari con i quali manteniamo rapporti di amicizia, ne cito solo alcuni perché l’intera lista sarebbe troppo lunga: Gianvittorio Fedele, Luigi Fontana, Valentina Bozzolan, Franco Masotti e Filippo Ortolani

Con l’occasione segnalo al nostro pubblico che tra breve disporremo del software necessario per la creazione di sottotitoli, e magari  di un’opzione per  pubblicare le strip di Connie in lingua italiana. Serve, ovviamente, personale volontario che ci aiuti in questo lavoro. Ricevuto?

ROBERTO FLAIBANI

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28 aprile 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti, News | , , , | Lascia un commento

L’ipotesi del bidone al magnetoplasma

VASIMR VX-200-570 second prototypeLa guerra delle correnti (1880 – 1893 circa) fu condotta negli Stati Uniti allo scopo di determinare con quale tecnologia dovesse essere distribuita la corrente elettrica al pubblico e alle aziende americani. I contendenti erano General Electric di Thomas Edison, l’operatore storico con una serie di impianti produttivi e distributivi che comprendevano anche città come New York e Philadelphia, che promuoveva l’uso della corrente continua (DC). Il gruppo concorrente era la Westinghouse Electric Corporation, che si avvaleva di brevetti rilasciati a Nikola Tesla e Galileo Ferraris, e proponeva l’uso della corrente alternata (AC). Fu uno scontro lungo e senza esclusione di colpi, sopratutto a livello mediatico, che si polarizzò subito intorno alle figure di Tesla ed Edison, e si concluse con l’assegnazione alla Westinghouse dell’incarico di unico fornitore di energia elettrica alla Worlds Chicago Fair e alla zona di Chicago, Buffalo, Niagara Falls e Grandi Laghi, un’area altamente popolata e industrializzata.

(nell’immagine  sopra il prototipo VASIMR  VX-200-SS)

 

velamagnetica

( qui a sinistra una vela solare-magnetica)

Qualcosa di simile alla guerra delle correnti si sta sviluppando oggi a proposito della propulsione per lo spazio profondo. Infatti i razzi a propellente chimico attualmente in uso in realtà non sono i più adatti alle missioni con equipaggio dirette verso Marte e la Luna, che prevedono lunghe permanenze nello spazio, e, a dire il vero, non bastano più nemmeno più alle sonde automatiche. Figuriamoci per le distanze ancor più grandi a cui si trovano i pianeti del Sistema Solare esterno (e le loro interessantissime lune!), per non parlare della Fascia di Kuiper con i suoi pianeti nani (vedi Plutone), e l’estrema periferia del Sistema con la sconfinata Nube di Oort.

Dicevamo che una nuova guerra delle correnti è in atto per quanto riguarda l’assegnazione dei fondi pubblici e privati per realizzare un balzo tecnologico che ci metta in grado di superare e abbandonare la propulsione chimica, che resterebbe confinata all’unico uso per cui non si trova, almeno per il momento, niente di meglio: quello del lanciatore dalla superficie terrestre verso l’orbita bassa (LEO). Ma una volta arrivati in orbita, alle porte dello spazio interplanetario, i sistemi di propulsione alternativi non mancano: le vele solari (fotoniche o magnetiche) e i motori elettrici a ioni sono quelli più promettenti.

F Chang Diaz

(nella foto a fianco Franklin Chang-Diaz)

Tanto per fare un esempio, un motore a ioni è attualmente in servizio sulla sonda Dawn, che da anni sta validamente esplorando alla Cintura degli Asteroidi. Ma esiste anche il motore elettrico al plasma, derivato da quello a ioni, ma molto più potente e versatile, specie nella versione dotata di un reattore nucleare a fissione. Si chiama VASIMR (Variable Specific Impulse Magnetoplasma Rocket), ed è stato presentato nel 2011 a Roma, preso l’ASI, nel corso di una conferenza stampa a cui ho avuto il piacere di partecipare e di riferire in un breve articolo. L’incontro si concluse con un augurio: cioè che entro il 2014 la NASA avrebbe concretizzato il suo interesse per il VASIMR, dando il via libera all’installazione di un prototipo a bordo della ISS, che avrebbe generato la spinta necessaria per effettuare le frequenti correzioni d’orbita di cui la stazione spaziale aveva bisogno.

VASIMR accensione

(VASIMR: test di accensione)

 

Quello di Roma non era un evento isolato, ma faceva parte di una campagna che Franklin Chang-Diaz (l’ideatore del VASIMR) aveva tenuto all’epoca nei paesi rilevanti dal punto di vista spaziale. I media fornirono una buona copertura, colpiti dai toni iperbolici usati da Chang-Diaz e da certe sue argomentazioni che fecero invece andare su tutte le furie Robert Zubrin, un altro opinionista di cose spaziali, noto per la sua vis polemica, ma ancor più per aver messo l’esplorazione di Marte al centro della sua vita professionale. Il lettore avrà già capito che, messo Chang-Diaz al posto di Westinghouse e Zubrin in quello di Edison, gli elementi per una nuova guerra delle correnti (mutatis mutandis) c’erano tutti.

zubrin

(nella foto a fianco: Robert Zubrin)

E infatti la guerra del plasma esplose di lì a poco: Zubrin reagì alla campagna mediatica e alle iperboli di Chang-Diaz quando quest’ultimo osò affermare che, grazie al suo propulsore, si sarebbe potuto raggiungere Marte in 39 giorni, ridicolizzando il progetto Mars Direct di Zubrin, che prevedeva un viaggio di 180 giorni, con l’uso di vecchie tecnologie ben collaudate e naturalmente gli attuali razzi a propulsione chimica. “Ma il VASIMR – ricorda Zubrin – per fornire le prestazioni indicate da Chang- Diaz, ha bisogno di essere abbinato a un reattore nucleare a fissione capace di sprigionare 200kw di potenza, molti di più di quelli prodotti da qualsiasi impianto satellitare prodotto fino a oggi. “Il VASIMR – grida Zubrin – è un bidone, perché, sebbene si tratti di una tecnologia ancora largamente sperimentale, viene usato come fumo negli occhi per mettere in ombra il mio Mars Direct che invece potrebbe essere operativo in pochi mesi”. La polemica infuriò per qualche settimana e terminò con Zubrin che sfidava Chang-Diaz a singolar tenzone nella pubblica piazza. Chang-Diaz non raccolse la provocazione e il pubblico nemmeno, disertando l’incontro. Sembrava finita, eppure quasi quattro anni più tardi, ai giorni nostri, siamo stati attoniti spettatori di una breve guerriglia mediatica sul VASIMR, in puro stile Edison – Westinghouse, di cui abbiamo fatto una sintesi ad uso e sollazzo dei nostri lettori. Sembra fiction, ma è pura realtà.

CostaRicaStar12 marzo 2015: Altolà! Chi va là? Lo sviluppo del VASIMR è ormai in fase avanzata ma stranamente non arriva dalla NASA nessun segnale positivo a proposito dell’installazione di un prototipo del motore sulla ISS, che sembrava ormai cosa certa. Il 12 marzo Jaime Lopez, giornalista del Costa Rica Star, riferisce di recenti contatti avuti con l’ufficio per il commercio e gli investimenti esteri di Londra e lo scienziato inglese Stephen Harrison dell’agenzia spaziale britannica a proposito della collaborazione tra l’industria inglese e la Ad Astra Rocket Company (‘azienda costruttrice del VASIMR), diretta e controllata da Chang-Diaz. In quella sede si fa riferimento a generici ostacoli posti di recente allo sviluppo del futuristico propulsore.

SEN nasa NIXESLa bomba esplode il 17 marzo con un comunicato stampa dello Space Exploration Network a firma di Irene Klotz, che titola “La NASA nega ad Ad Astra Rocket Company il test a bordo della stazione spaziale” e riferisce a proposito di un email ufficiale della NASA, in cui si legge che “la stazione spaziale non era la piattaforma ideale per dare dimostrazioni sul livello di efficienza del motore” e cita gli alti consumi di elettricità e la troppo breve durata dei test come motivi per la cancellazione del tanto atteso esperimento a bordo della ISS. Eppure solo pochi anni prima, nel dicembre 2008, Chang-Diaz e la NASA avevano firmato un accordo in cui si dava atto dell’esecuzione di studi congiunti e perizie a sostegno del test sulla ISS, che avevano portato inoltre alla realizzazione del prototipo denominato VF-200. Si registrano incredulità e proteste tra gli addetti ai lavori e gli space enthusiasts.

MailOnlinePrimo aprile 2015, Mail Online UK alza i toni, ma non è un pesce! Anzi, riprende la dichiarazione di Chang-Diaz che quattro anni fa scatenò maggiormente le ire di Zubrin, ovvero: “Con VASIMR Su Marte in 39 giorni!” Un articolo di Jonathan O’ Callaghan annuncia i piani della NASA per ottenere significativi avanzamenti tecnologici in 12 settori, tra cui la propulsione, grazie al programma NextStep (Next Space Technologies for Exploration Partnership). Viene annunciato anche un nuovo prototipo del VASIMR, chiamato VX-200-SS.

YIBADA2/4/2015 l’agenzia Yibada titola: “ll fantastico motore stellare VASIMR porterà gli astronauti su Marte in 39 giorni”, ma precisa che il motore dovrà essere collegato a un generatore elettronucleare a fissione molto più potente di quelli costruiti fino ad oggi.
La confusione è totale: VASIMR è un “oak” (un bidone – come dice Zubrin), o rappresenta un vero balzo in avanti tecnologico nel settore della propulsione spaziale? Chang-Diaz è un simpatico cialtrone che si è appropriato per anni dei contributi federali, usando la NASA per i suoi scopi, oppure è una specie di eroe moderno, a un tempo astronauta, fisico dalle idee rivoluzionarie, stratega finanziario e manager, un secondo Elon Musk? Tutto è pronto per la seconda deflagrazione, che infatti arriva puntuale il giorno dopo.

TheCitizen3/4/2015 Questa volta il più svelto è The Citizen che titola: “La Clear Lake Rocket Company vince un importante contratto NASA”. I cronisti balzano dalla sedia: “ Clear Lake Rocket Company?! – e chi diavolo sono questi ?!” Niente, niente, falso allarme. L’azienda che ha vinto è Ad Astra Rocket Company, con base a Webster, Texas. A Clear Lake (un’altra località texana) si trova la camera a vuoto di proprietà della stessa azienda, un’impianto molto costoso usato per i test avvenuti nel 2013, che probabilmente guadagnarono al VASIMR il primo posto nel settore propulsione del NextStep. Il premio vale 10 milioni di dollari in tre anni.

Motley FoolMa allora che succede? Chang-Diaz vince o perde? Ma naturalmente vince, vince, vince! 10 milioni valgono bene un test sulla ISS! Al quale Chang-Diaz, si badi bene, non ha mai ammesso di voler rinunciare. Nei giorni seguenti si registrano altri interventi che però non aggiungono niente di sostanziale a quanto già detto: il 4/4 Huffpost Science (The Huffington Post), l’ 8/4 Deccan Chronicle, e il18/4 buon ultimo l’impareggiabile The Motley Fool, che titola: “Niente motore a curvatura per la NASA, ma abbiamo qui il miglior nuovo propulsore”.

La polemica si spegne tanto velocemente quanto era avvampata. Change-Diaz e VASIMR continuano la loro corsa verso Marte e (forse) la gloria. E Zubrin? Questa volta non si è fatto proprio sentire…. Chissà.

 

ROBERTO FLAIBANI

27 aprile 2015 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Scienze dello Spazio | , , , , , | 3 commenti

Dio e il computer

Uno dei pericoli nei cui confronti la fantascienza e l’antiutopia hanno da sempre messo in guardia è lo strapotere delle “macchine” (in senso lato) sull’uomo, il fatto che ad esse potesse venire delegato tutto con due possibilità negative: da un lato che, presa coscienza di se stesse, alla fine imponessero il loro volere sugli esseri in carne ed ossa, e dall’altro che, pur non diventando “coscienti”, divenissero così indispensabili da portare l’umanità ad una crisi mortale nel caso di un loro generale non funzionamento.
Si pensi che quest’ultima ipotesi critica risale addirittura al 1909 quando E. M. Forster, in seguito divenuto famoso col suo Passaggio in India (1924), scrisse un lungo racconto intitolato Quando le macchine si fermano che era una critica alla società razionalizzata al massimo descritta da Wells nel suo Una utopia moderna (1904).

dio1Si pensi cosa succederebbe oggi se all’improvviso tutti i computer del mondo per cause misteriose smettessero di funzionare: la società globale collasserebbe integralmente perché, in genere, non si sono previste alternative durature ad un loro blocco: attualmente i computer governano e gestiscono praticamente tutte le attività complesse: trasporti aerei, ferroviari, autostradali; banche e finanza; comunicazioni di tutti i tipi, mass mdia, giornali e televisione; industrie; politica; grande distribuzione alimentare. Sarebbe il crollo di una intera civiltà. E.M. Forster un secolo fa immaginava una umanità che, delegata ogni e qualsiasi cosa alle macchine, si rifugia nel sottosuolo, ogni umano in un suo cubicolo servito da mille accessori, che non ha più contatti diretti con gli altri. Nel momento in cui “le macchine si fermano”, la società implode, va in malora e si salvano soltanto i pochi che ancora vivono da soli sulla superficie del pianeta, considerati dei matti, degli eversivi o degli stravaganti.
Uno scrittore americano, noto a torto soprattutto per i suoi racconti fulminanti con capovolgimento di scena finale, Fredric Brown, oltre all’imitatissimo Sentinella, ne ha scritto un altro, La risposta (1954) in cui uno scienziato allo scopo di sapere se Dio veramente esiste effettua il collegamento fra tutti i computer del mondo ed una volta posta la fatale domanda ed abbassata la leva del collegamento fra essi, la leva si blocca e non si può più alzare, e contemporaneamente arriva la risposta: “Adesso dio esiste!”. Un anno prima Arthur Clarke ne I nove miliardi di nomi di dio  fa calcolare questo numero ad un computer ma, appena conclusa l’operazione, l’uomo ha esaurito il suo compito, non c’è altro da fare e inevitabilmente avviene la fine del mondo. Questo si ammoniva già sessanta anni fa, quando quello che allora si chiamava “cervello elettronico” era agli esordi…

dio2Tutto questo immaginario fantascientifico ritorna con prepotenza alla mente guardando intorno quanto avviene e che è stato anche denunciato da alcuni scienziati che non seguono il conformismo generale: la pratica di affidarsi per le comunicazioni esclusivamente a internet e alla posta elettronica contribuisce ad annullare i contatti personali e chiude gli utenti in una specie di bozzolo che comunica soltanto attraverso le macchine Inoltre, riduce e rende sempre più elementari e concise le comunicazioni. Non “apre al mondo” come si suol dire, ma viceversa chiude al mondo, con tanti saluti per chi vede, al contrario, nella Rete il massimo della “socialità”.In Giappone, dove tutto ciò è stato portato al parossismo, esiste una sindrome che colpisce soprattutto i ragazzi condannandoli ad una specie di autismo. Sindrome studiata da psicologi e sociologi.

dio3Non solo, ma – come esclusivamente negli Stati Uniti poteva accadere – sembra che stia nascendo e diffondendosi una nuova religione “tecnologica” che ha per divinità…. Google! Da adorare, cui rendere tributi e devozione. Perché? Ma semplicemente perché il più famoso motore di ricerca esistente ha assunto pian piano agli occhi dei suoi utenti gli attributi della divinità: l’onniscienza e l’onnipresenza, almeno. Quanto all’onnipotenza ci manca poco e di sicuro avverrà! Il Dio Google sta dappertutto ed in ogni luogo: a Lui si può accedere da ogni terminale che puoi trovare ovunque, a Lui si può far ricorso e chiedere un aiuto da ogni dove. Il Dio Google sa tutto, offre una risposta ad ogni domanda, sempre che gli si pongano domande adeguate, soddisfa ogni richiesta di informazioni e di documentazione, anche troppe spesso e volentieri. Il Dio Google è anche un po’ oracolo: come l’oracolo di Delfi devi sapere come interpretare per bene le Sue riposte che possono essere di molteplice significato, perché molteplice è il materiale di risposta che ti offre. Se sbagli a capire in fondo è colpa tua, Lui ti ha detto tutto… Ma il Dio Google può essere anche un dio falso e bugiardo: infatti, ti può fornire soltanto le risposte che Lui ritiene meglio poter selezionare. Il Dio Google potrebbe essere quindi una divinità fasulla, un oracolo volutamente fallace, come documenta un gruppo di giornalisti che, sotto la firma complessiva di Erik Gunnar Tryo, ha pubblicato tempo fa l’intrigante GoogleCrazia per le Edizioni Leconte.

dio4Non sappiamo se al Dio Google, all’Oracolo della Rete, i devoti rechino offerte casalinghe da depositare la sera, prima di andare a dormire o prima di porre le proprie domande, se Gli rivolgano devozioni quotidiane nel salotto o nello studio dove il computer è sistemato, se accendano lumini intorno a Lui, oppure se si arrivi al punto di fare sacrifici cruenti…. Magari gli rivolgeranno le “litanie elettroniche” immaginate da Robert Silverberg nel suo Violare il cielo (1967)

 

GIANFRANCO de TURRIS

14 aprile 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | Lascia un commento

Un sottomarino su Titano

Titan-6Che Titano, una luna di Saturno, sia uno dei posti più interessanti del Sistema Solare, lo sanno tutti. Possiede un’atmosfera, oceani liquidi e montagne che portano nomi tratti dal Signore degli Anelli. Inoltre si discute sulla possibiltà di trovare laggiù perfino indizi dell’esistenza della vita. Nel frattempo, le agenzie spaziali si danno da fare con qualcos’altro, per esempio un sottomarino che ne esplori gli oceani.

L’idea di base sel sottomarino viene dopo anni di fly-by eseguiti nel corso della missione Cassini-Huygens e dopo l’atterraggio, nel gennaio 2005, del lander europeo Huygens, che rivelò le incredibili  caratteristiche di Titano. Quando verrà il  turno di questa esplorazione marina? Evidentemente dopo Marte ed Europa. La NASA ha dichiarato che il primo sottomarino potrebbe essere trasportato sulla luna di Saturno dopo il 2040 nel corso di una missione senza equipaggio.

L’idea originale e il progetto sono stati sviluppati dal COMPASS TEAM del Centro Glenn della NASA e dal Laboratorio di Fisica Applicata (il video allegato ne illustra abbastanza bene le idee base). Il sommergibile peserà circa una tonnellata, sarà dotato da un sistema di propulsione tradizionale e pronto per una missione di 90  giorni nell’oceano artico di Titano. Si attendono difficoltà non tanto nell’atterraggio (Cassini-Huygens ha fornito così tanti dati in questo senso) ma per la missione in se stessa. Non si sa niente dell’ambiente sub-superficiale, anche se sono state rilevate maree e correnti. Inoltre, dato che la gravità è assai minore che sulla Terra (intorno a 0,14 g.), alla profondità di oltre 500 metri nel Mare Kranken (il più vasto bacino polare di Titano), la condensazione dell’azoto e il freddo creeranno molte barriere tecnologiche.

Titan-2“Da molti punti di vista un sottomarino su Titano presenta requisiti di autonomia comparabili con uno terrestre e le considerazioni d’ordine propulsivo e idrodinamico sono simili. Comunque, la trasmissione diretta di un proficuo ammontare di dati attraverso mlioni di km fino alla Terra richiede una grande antenna, installata come una pinna dorsale ultrasonica”.(Lorenz et. al, 2015, at the 46th Lunar and Planetary Science Conference)

“Si suppone che il veicolo esegua l’ammaraggio nel centro di Kraken-1, un posto sicuro. Dopo qualche test di tipo marino, il veicolo si dirigerà verso nord per osservare il flusso della marea passare attraverso il labirinto di Ligeia-Kraken, e forse rilevare il liquido maggiormente ricco di metano fluire da Ligeia verso l’equatore. L’imbarcazione quindi volgerà la sua rotta verso occidente per esplorare la linea di costa di  Kraken e indagare sul flusso di marea nella strozzatura” (Lorenz et. al, 2015, at the 46th Lunar and Planetary Science Conference).

 

traduzione di ROBERTO FLAIBANI

 

Per saperne di più:

Titano, un mondo a parte

Esplorare i laghi polari  di Titano

 

edizione originale di Stephen P. Bianchini

apparso per la prima volta sul blog Serious Wonder il 13 Febbraio 2015.

 

 

 

 

 

 

7 aprile 2015 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Planetologia | , , , , | 2 commenti

   

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