Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

I Congiurati di Plutone 2.0

 Scienziati festeggiano NHIn qualità di astrononni ci piace poco rincorrere la cronaca, tanto più se fila alla bellezza di 16 km al secondo. Preferiamo metterci in retroguardia, ragionare e lasciare spazio al nostro istinto di segugi. Così capita di ritrovare nei cestini della carta straccia di editori (professionali o amatoriali) infinitamente più grandi e ambiziosi di noi, delle perle perdute. Ne parleremo nelle prossime settimane. Mentre indaghiamo, però, non possiamo non essere coinvolti dalla frenesia del momento storico, e vogliamo esserci anche noi per la foto di gruppo. Vi proponiamo quindi “I Congiurati di Plutone 2.0”, versione appena rinfrescata di un articolo che quando uscì, ormai più di 2 anni fa, piacque a molti … (RF)

(nella foto: esultano i soci fondatori della lobby dei Congiurati di Plutone –  da sinistra a destra: Cathy Olkin, Jason Cook, Alan Stern, Will Grundy, Casey Lisse, and Carly Howett. Foto di Michael Soluri.

 Sebbene il cielo sia assolutamente terso, cade una neve leggera: è il freddo estremo della sera che fa solidificare il metano e l’anidride carbonica della tenue atmosfera del pianetino. I cristalli ricoprono il terreno gelato, e consentono a un piccolo gruppo di sportivi di muoversi sui loro sci riscaldati (per favorire la sublimazione del ghiaccio secco e aumentare la scivolosità) e concedersi qualche ora di sci di fondo nel morbido paesaggio notturno. Più tardi, per niente affaticati da una forza di gravità molto inferiore a quella terrestre, volta la direzione di marcia verso le luci lontane dell’avamposto, vedranno il Sole sorgere sulle colline, anonima stellina un po’ più brillante delle altre. Quanto basta però per innalzare la temperatura al suolo di un paio di gradi e dare inizio al processo di sublimazione su larga scala, che riporta metano e anidride carbonica in forma aerea. Mentre i terrestri ripongono gli sci e si apprestano al loro turno di lavoro, qualche volta, specie in estate, a grande altezza si formano pochi, pallidi cirri che tingono il nero cielo di Plutone con morbidi toni di giallo, bianco e rosa. Dopo 85 anni dalla sua scoperta, dopo essere stato declassato a pianeta nano e aver ricevuto il numero asteroidale 134340, il 14 luglio 2015 Plutone sarà raggiunto e sorvolato alla distanza di circa 10.000 km. dalla sonda New Horizons.

Plutone SistemaSiete liberi di non crederci, ma ormai è un fatto storico comprovato: la lobby scientifica conosciuta come “I Congiurati di Plutone”, fu costituita nel maggio 1989 a Baltimora, in un piccolo ristorante italiano, consumando pizza e vino rosso. C’erano Alan Stern, vero padre del progetto, del Southwest Research Institute di Boulder in Colorado, oggi Principal Investigator della missione New Horizons, e una decina tra planetologi, esperti di asteroidi e qualche ingegnere. I Congiurati si diedero il compito di convincere la NASA a organizzare una missione diretta al sistema di Plutone nel minor tempo possibile. L’iniziativa ebbe dapprima buona accoglienza e il progetto dei Congiurati, chiamato Pluto 350 (il numero si riferiva al peso della sonda in kg) fu sottoposto a studi più approfonditi. Negli anni successivi, però, lo stesso Alan Stern, nella sua qualità di presidente del Gruppo Scientifico di Lavoro sui Pianeti Esterni, accantonò Pluto 350 preferendogli il Pluto Fast Flyby, un progetto che si basava su una coppia di veicoli spaziali gemelli del peso di soli 75 kg ciascuno, ideati da Robert Staehle e Stacy Weinstein del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena. Stern, inoltre, aggregò all’impresa l’Istituto russo di Ricerca spaziale (IKI), che si offrì di fornire due piccoli lander destinati a Plutone, e l’economico razzo vettore Proton. Il nome della missione fu cambiato in Pluto Express, si era nel 1995.

Cintura KuiperNegli anni che seguirono il progetto fu sottoposto a feroci critiche di carattere economico e a nulla valse l’ampliamento della missione ad alcuni oggetti transnettuniani. Nell’autunno del 2000, la NASA tentò perfino di cancellare la missione, ma Ted Nichols, uno studentello di liceo, raccolse su Internet, in una sola settimana, ventimila firme in calce a una petizione di protesta, e l’Agenzia dovette fare un passo indietro, garantendo la fattibilità della missione, purché non costasse più di 500 milioni di dollari. Fu indetta una gara dalla quale emerse vincitore il progetto New Horizons così com’è oggi. Nel 2003, infine, la missione dovette essere difesa da un altro tentativo di siluramento, questa volta a opera della Casa Bianca, sotto pressione a causa della crisi economica.

La sonda venne lanciata il 19 gennaio 2006, giusto in tempo per sfruttare, alla fine di febbraio 2007, l’effetto fionda gravitazionale di Giove che generò un incremento della sua velocità di 4 km/s, indispensabile per presentarsi al flyby con Plutone, nel 2015, alla velocità residuale di ben 16km/s. Dopo il flyby, infatti, la sonda continuerà il suo viaggio di esplorazione addentrandosi nella Fascia di Kuiper per una decina d’anni, finchè il piccolo generatore termico a radioisotopi (RTG) con cui è equipaggiata sarà funzionante. La NASA ha già pronte nuove possibili destinazioni. A chi chiede come mai non sia stato previsto che New Horizons entrasse in orbita intorno a Plutone, per una esplorazione più approfondita, i responsabili della missione rispondono che ciò è dovuto proprio all’alta velocità con cui la sonda si muove: la frenata che sarebbe necessaria per effettuare tale manovra comporterebbe un enorme consumo di carburante.

New Horizons dettagliLa sonda pesa 481 kg, di cui 30 costituiti da strumentazione scientifica (vedi foto a sinistra) e monta un’antenna a disco di 2,5 metri per tenere i contatti con la Terra. Il viaggio viene effettuato per la maggior parte del tempo in condizione di “ibernazione elettronica” per risparmiare energia; condizione da cui esce per brevi periodi programmati, allo scopo di verificare la rotta, il funzionamento dei sistemi di bordo e per caricare gli aggiornamenti del software. Costo della missione: 650 milioni di dollari.

ROBERTO FLAIBANI

Per concludere forniamo qui di seguito alcuni link che saranno utili a chi vorrà seguire l’evento in diretta:

sito ufficiale

Planetary Society

MISSIONE NEW HORIZONS – PLUTONE-CARONTE (in italiano)

Fonti:

I Congiurati di Plutone” –  versione origiinale

Molte grazie a Wikipedia, Michael Soluri, NASA, JPL

13 luglio 2015 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Planetologia | , , , | Lascia un commento

Oltre Plutone

Venetia Burney era una bella ragazzina di 11 anni che viveva con la madre vedova ad Oxford, nella casa del nonno Madan Falconer, un distinto aristocratico inglese. In pensione dopo aver diretto la prestigiosa Bodleian Library, il nonno conservava lì il suo ufficio in cui si recava ogni giorno per mantenere i contatti con i colleghi e la sua capillare rete di rapporti personali nello stimolante ambiente culturale della cittadina universitaria. Era un uomo abitudinario e pedante a livello maniacale, al punto di aver affibbiato a ciascuno dei suoi cinque figli due nomi che insieme totalizzavano sempre 15 lettere.

 Kuiper-Belt

Quel giorno, il 14 marzo 1930, durante la colazione che veniva servita immancabilmente alle 08:05 in punto, Venetia stava raccontando ai commensali cosa aveva imparato nel corso della passeggiata attraverso il Sistema Solare organizzata dalla sua insegnante nel parco dell’università il giorno prima. La maestra aveva disegnato sulla lavagna il Sole come un cerchio di 60 cm di diametro, e aveva condotto i ragazzi fuori dall’aula per posizionare opportunamente i pianeti. La Terra era stata rappresentata da un pisello posto a circa duecento passi dalla lavagna, e la passeggiata si era conclusa piazzando Saturno, simboleggiato da una pallina da golf, a quasi un chilometro più in là. La maestra spiegò che per Urano e Nettuno non c’era stato niente da fare, non essendo disponibile quel giorno il pulmino della scuola.

OltrePlutoneTimes

Ma il vocione del nonno interruppe l’ilarità seguita alle parole di Venetia: “Proprio a fagiolo!”, esclamò il vegliardo, dispiegando sul tavolo una copia del Times fresca di stampa, dove si annunciava la scoperta del nono pianeta del Sistema Solare, e della necessità di attribuirgli un nome. Venetia, appassionata di mitologia greco-romana, colse l’attimo e disse forte e chiaro: “Perché non lo chiamano Plutone? Il dio degli Inferi vive nell’oscurità e indossa un elmo che lo rende invisibile: ciò spiegherebbe il fatto che ci son voluti 84 anni per scoprirlo”. Al colmo dell’entusiasmo nonno Madan si precipitò dal suo buon amico Herbert Turner, ex Astronomo Reale, per mettere in moto il processo che il primo maggio successivo impose il nome Pluto al nuovo pianeta.

 pluto-system-july-2012-charon-kerberos-nix-styx-hydra-lgCaròn dimonio, con occhi di bragia…

 E’ passato quasi un secolo da quel giorno del 1930, le nostre conoscenze sul Sistema Solare esterno sono aumentate considerevolmente, e Plutone è stato senz’altro uno dei protagonisti. Nel 1978 Jim Christy scoprì il principale satellite naturale di Plutone, Charon (Caronte, il diavolaccio che, nella Divina Commedia, traghetta le anime dei morti attraverso il fiume Stige), utilizzando uno strumento chiamato Star Scan, in dotazione al Naval Observatory di Flagstaff. Plutone e Caronte sono davvero una strana coppia: il minore possiede una massa pari al 22% di quella del maggiore, distano solo 19.000 km l’uno dall’altro, e misurano il primo 2300 km di diametro, il secondo circa la metà, cosicché il centro di gravità attorno al quale i due orbitano si trova fuori del corpo del maggiore. Un fatto unico nel Sistema Solare che permette di considerarli come un pianeta binario piuttosto che come due corpi distinti. Il periodo di rotazione di Plutone è uguale al periodo di rivoluzione di Caronte, e ciò significa che l’uno presenta all’altro sempre la stessa faccia e viceversa. Nel 2005 Max Mutchler e Andrew Steffl scoprirono, indipendentemente l’uno dall’altro, due nuovi piccoli satelliti di Plutone: Nix e Hydra, mentre altri due, Kerberos e Styx, furono scoperti rispettivamente nel 2011 e nel 2012 da una squadra di astronomi operante sul Telescopio Spaziale Hubble sotto la direzione di Mark Showalter dell’Istituto SETI. Nel 2005, in seguito alla ridefinizione del concetto di pianeta, Plutone fu declassato da pianeta a pianeta nano, ma fu creata la famiglia dei Plutini, cioè un gruppo di pianeti nani accomunati dal fatto di avere Plutone come modello di riferimento per molte caratteristiche morfologiche e orbitali.

 310px-EightTNOsL’esplorazione diretta

 Nel gennaio del 2006 fu lanciata la sonda New Horizons, con destinazione Plutone. Tra circa un anno e mezzo la sonda eseguirà un flyby velocissimo del pianeta binario, per proseguire poi il più possibile all’interno della Fascia di Kuiper [in questo preceduta soltanto dal leggendario Voyager2 – notizia errata  24/12/13]. Non si conoscono ancora con certezza quali saranno gli obiettivi di questa “missione estesa”, ma un gruppo di ricercatori dell’Università del Tennessee ha selezionato un piccolo numero di bersagli e svolto un primo lavoro preparatorio sulle traiettorie che si potrebbero seguire per raggiungerli. Le loro principali caratteristiche fisiche e orbitali sono raggruppate nella tabella qui sotto:

Quaoar (è il nome di una divinità dei nativi americani), fu scoperto il 5 giugno 2002 con il glorioso telescopio Schmidt di Monte Palomar. La superficie dell’oggetto sembra essere di natura rocciosa, a conferma della sua alta densità, e ricoperta da un velo di cristalli di ghiaccio, metano ed etano. Possiede perfino un satellite, Weywot.

 Haumea ruota sul suo asse con un moto velocissimo e un periodo intorno alle quattro ore; due piccoli satelliti composti di ghiaccio puro gli orbitano intorno e altri due frammenti simili si muovono su orbite leggermente differenti a poca distanza. Haumea potrebbe con buona ragione essere considerato un esempio di pianeta nano coinvolto anticamente in una collisione, come molti altri corpi ghiacciati della Fascia di Kuiper, prima fra tutte la “strana coppia” Plutone-Caronte.

OltrePlutoneTabella

 Makemake, noto anche come Easter Bunny (coniglietto pasquale) per essere stato scoperto intorno a Pasqua 2005, non ha niente di speciale, se non il fatto di essere tra i più luminosi oggetti transnettuniani senza che gli scienziati ne abbiano ancora trovato la ragione. In quei giorni i media mondiali erano travolti dalle notizie relative alla morte imminente di Papa Giovanni Paolo II. Le malelingue della comunità scientifica narrano che l’autore della scoperta, Mike Brown, esasperato dal bombardamento mediatico, era intenzionato a proporre per il pianetino il nome di Dead Pope, ma fu fermato dalla opposizione inflessibile della moglie.

 Eris, il 5 gennaio 2005, giorno della sua scoperta, venne scambiato per il mitico Pianeta X, di cui si favoleggiava da anni. Più grande e 3 volte più luminoso di Plutone, il nuovo pianeta nano fu inizialmente chiamato Xena in omaggio a una bella attrice di un serial televisivo.

 Sedna, la dea del mare degli Inuit, la popolazione nativa della Groenlandia, ha prestato il suo nome ad un corpo celeste misterioso, considerato al momento il più lontano oggetto di ragguardevoli dimensioni orbitante intorno al Sole. Ha un diametro di 1800 km, e un’orbita con il perielio a 76 UA e l’afelio a 937 UA, cioè del tutto esterna alla Fascia di Kuiper e al sicuro da perturbazioni gravitazionali provocate da Nettuno. La scoperta di Sedna risale al 15 marzo 2004, e i suoi parametri orbitali così estremi potrebbero essere spiegati dalla teoria della migrazione dei giganti gassosi.

 

 mikebrown Chad_Trujillo

Uomini e  macchine

Mick Brown, Chad Trujillo e Dave Rabinowitz  sono stati i veri mattatori nella ricerca dei pianeti nani della Fascia di Kuiper, e di conseguenza i principali responsabili del declassamento di Plutone da nono pianeta a pianeta nano, e della sua trasformazione in araldo di una nuova famiglia di corpi celesti chiamati Plutini, come lui in risonanza orbitale di 3:2 con Nettuno. Mick era professore associato al CalTech, aveva nella sua squadra il brillante Chad Trujillo, molto abile in informatica e già suo assistente al CalTech, e David Rabinowitz, specializzato in fotografia astronomica. Nel corso di una visita all’Osservatorio di Monte Palomar, Mick ebbe il suo primo incontro con il vecchio Samuel Oschin Schmidt Telescope, che stava per essere messo in disarmo. Ma con il suo grande campo visuale di 6°x6°, quel telescopio era perfetto per la ricerca di corpi celesti situati ai confini del Sistema Solare. Brown lo fece equipaggiare con tre camere CCD, il sistema fu messo in attività all’inizio del 2002 e subito cominciò a mietere i primi successi, scoprendo Quaoar.David_RabinowitzLa ricerca ingranò il turbo quando i tre ebbero a disposizione l’attrezzatura del QUEST (Quasar Equatorial Survey Team) con i suoi 112 rilevatori CCD, per un totale di 161 milioni di pixel. A partire dal settembre del 2003 la pioggia diventò tempesta, si arrivò fino ad avvistare e certificare un nuovo nano ghiacciato ogni giorno. Così, uno dietro l’altro, vennero scoperti Quaoar, Sedna, Eris, Makemake, Haumea e molti altri corpi minori

dwarf-orbitsTraiettorie, flyby e fionde gravitazionali

I ricercatori dell’Università del Tennessee non si sono limitati a scegliere i bersagli più interessanti per i futuri flyby, hanno anche provato a disegnare le traiettorie più convenienti sopratutto in funzione del consumo di carburante e della durata del viaggio. Si è fatto gran conto sull’effetto fionda gravitazionale, che per voli così lunghi è assolutamente indispensabile, prevedendo assist da parte di Venere, Saturno e sopratutto Giove. Non è possibile in questo blog dedicato alla divulgazione addentrarsi in profondità in problemi di astrodinamica, ma vorremmo sottolineare che le traiettorie più convenienti sono straordinariamente in sintonia con quella che sta attualmente percorrendo New Horizons nella sua corsa verso Plutone. In altre parole, gli esperti indipendenti del Tennessee approvano le scelte della NASA, almeno per quanto riguarda l’astrodinamica. In estrema sintesi, per una sonda con le caratteristiche della New Horizons, Quaoar è raggiungibile in 13,57 anni utilizzando le finestre di lancio del 2027-2028-2030, e così Haumea 14,25/2026, Makemake 16,04/2024, Sedna 24,48/2033, Eris 24,66/2032. Da ricordare inoltre che, fino a quando non disporremo di un nuovo tipo di propulsione, l’unico tipo di missione realizzabile su simili distanze è il flyby, perché qualsiasi manovra nel corso del volo risulterebbe troppo costosa in termini di consumo di propellente.

 Scienze dello spazio profondo

 L’ esplorazione della Fascia di Kuiper porterà maggiori conoscenze in diversi settori e contribuirà alla verifica di modelli e teorie. Eccone alcuni:

  •  Il grande oceano sotterraneo di Europa è ormai quasi una certezza, ed è molto probabile che simili oceani esistano anche nel cuore di altre due grandi lune di Giove, Ganimede e Callisto, e forse anche di Encelado, luna di Saturno. Ma ora perfino Plutone e con esso una larga parte dei maggiori pianeti nani della Fascia di Kuiper sono stati candidati ad ospitare simili oceani. Rispondere a questa domanda è una questione di primaria importanza.

  •  robinphotoLa cosiddetta teoria degli impatti, elaborata da Robin Canup, una stravagante e geniale figura di astronoma, esperta informatica e danzatrice classica, era stata inizialmente applicata al sistema Terra-Luna, che provocatoriamente viene definito da alcuni “l’altro pianeta binario”. In questa ipotesi, la Terra e la Luna sarebbero entrate in collisione ai primordi del Sistema Solare, e gli attuali grandi “mari” sarebbero le cicatrici che la Luna porterebbe in seguito a quegli eventi remoti. Ma, una volta adeguato l’impianto matematico della teoria, si tentò di applicarla anche ad alcuni corpi celesti della Fascia di Kuiper, per esempio Plutone/Caronte e Haumea, e altri, con risultati molto positivi. Da ciò si può capire che la Fascia, in tempi lontanissimi, è stata molto affollata e ha funzionato a lungo come palestra per la formazione di nuovi pianetini. Si vuole approfondire la teoria e sottoporla a sempre nuove verifiche. (Nella foto, Robin Canup)

  •  Confini e popolazioni della Fascia di Kuiper. La Fascia si estende al di là dell’orbita di Nettuno (30 UA), adagiata sul piano dell’eclittica fin verso le 50 UA, dove termina bruscamente. E’ popolata da un grande numero di pianeti nani divisi in gruppi e famiglie, da semplici asteroidi e comete di corto periodo e da nuclei cometari esausti. Tra le maggiori famiglie di pianetini si notano i Plutini, i Centauri, gli oggetti del Disco Diffuso, i KBO classici. E’ importante continuare il censimento e la catalogazione di questi corpi celesti.

  • NizzaIl Modello di Nizza, e con esso  la teoria della migrazione dei pianeti e buona parte delle teorie e dei modelli citati precedentemente, è considerato, limitatamente allo studio dei primordi del Sistema Solare, il miglior strumento teorico oggi disponibile. Studiando la Fascia di Kuiper gli esperti troveranno nuovi elementi per approfondirlo, confermarlo o, al limite, confutarlo. (Nella foto: migrazioni – doppio click per ingrandire)

ROBERTO FLAIBANI

Fonti:

 1.

A Survey of mission opportunities to trans-neptunian objects

JBIS vol.64 – 2011 – pp296-303

Authors: Ryan McGranaghan, Brent Saga, Gemma Dove, Aaron Tullos, J.E. Lyne and Joshua P. Emery- University of Tenne- Knoxville Tennessee

 2.

Govert Schilling: “The Hunt for Planet  X”

Springer – 2007

24 dicembre 2013 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Planetologia | , , , , , , , , , , | 4 commenti

I Congiurati di Plutone

Plutone diurnoSebbene il cielo sia assolutamente terso, cade una neve  leggera: è il freddo estremo della sera che fa solidificare il metano e l’anidride carbonica della tenue atmosfera del pianeta. I cristalli ricoprono il terreno gelato, e consentono a un piccolo gruppo di sportivi di muoversi sui loro sci riscaldati (per favorire la sublimazione del ghiaccio secco e aumentare la scivolosità) e concedersi qualche ora di sci di fondo nel morbido paesaggio notturno. Più tardi, per niente affaticati da una forza di gravità molto inferiore a quella terrestre, volta la direzione di marcia verso le luci lontane dell’avamposto, vedranno il Sole sorgere sulle colline, anonima stellina un po’ più brillante delle altre. Quanto basta però per innalzare la temperatura al suolo di un paio di gradi e dare inizio al processo di sublimazione su larga scala, che riporta metano e anidride carbonica in forma aerea. Mentre i terrestri ripongono gli sci e si apprestano al loro turno di lavoro, qualche volta, specie in estate, a grande altezza si formano pochi, pallidi cirri che tingono il nero cielo di Plutone con morbidi toni di giallo, bianco e rosa. Dopo 85 anni dalla sua scoperta, dopo essere stato declassato a pianeta nano e aver ricevuto il numero asteroidale 134340, il 14 luglio 2015 Plutone sarà raggiunto e sorvolato alla distanza di 10.000 km. dalla sonda New Horizons.

 Plutone SistemaSiete liberi di non crederci, ma ormai è un fatto storico comprovato: la lobby scientifica conosciuta come “I Congiurati di Plutone”, fu costituita nel maggio 1989 a Baltimora, in un piccolo ristorante italiano, consumando pizza e vino rosso. C’erano Alan Stern, vero padre del progetto, del Southwest Research Institute di Boulder in Colorado, oggi Principal Investigator della missione New Horizons, e una decina tra planetologi, esperti di asteroidi e qualche ingegnere. I Congiurati si diedero il compito di convincere la NASA a organizzare una missione diretta al sistema di Plutone nel minor tempo possibile. L’iniziativa ebbe dapprima buona accoglienza e il progetto dei Congiurati, chiamato Pluto 350 (il numero si riferiva al peso della sonda in kg) fu sottoposto a studi più approfonditi. Negli anni successivi, però, lo stesso Alan Stern, nella sua qualità di presidente del Gruppo Scientifico di Lavoro sui Pianeti Esterni, accantonò Pluto 350 preferendogli il Pluto Fast Flyby, un progetto che si basava su una coppia di veicoli spaziali gemelli del peso di soli 75 kg ciascuno, ideati da Robert Staehle e Stacy Weinstein del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena. Stern, inoltre, aggregò all’impresa l’Istituto russo di Ricerca spaziale (IKI), che si offrì di fornire due piccoli lander destinati a Plutone, e l’economico missile vettore Proton. Il nome della missione fu cambiato in Pluto Express, si era nel 1995.

Cintura KuiperNegli anni che seguirono il progetto fu sottoposto a feroci critiche di carattere economico e a nulla valse l’ampliamento della missione ad alcuni oggetti transnettuniani. Nell’autunno del 2000, la NASA tentò perfino di cancellare la missione, ma Ted Nichols, uno studentello di liceo, raccolse su Internet, in una sola settimana, ventimila firme in calce a una petizione di protesta, e l’Agenzia dovette fare un passo indietro, garantendo la fattibilità della missione, purché non costasse più di 500 milioni di dollari. Fu indetta una gara dalla quale emerse vincitore il progetto New Horizons così com’è oggi. Nel 2003, infine, la missione dovette essere difesa da un altro tentativo di siluramento, questa volta a opera della Casa Bianca, sotto pressione a causa della crisi economica.

La sonda venne lanciata il 19 gennaio 2006, giusto in tempo per sfruttare, alla fine di febbraio 2007, l’effetto fionda gravitazionale di Giove che generò un incremento della sua velocità di 4 km/s, indispensabile per presentarsi al flyby con Plutone, nel 2015, alla velocità residuale di ben 14km/s. Dopo il flyby, infatti, la sonda continuerà il suo viaggio di esplorazione addentrandosi nella Fascia di Kuiper per una decina d’anni, finchè il piccolo generatore termonucleare con cui è equipaggiata sarà funzionante. A chi chiede come mai non sia stato previsto che New Horizons entrasse in orbita intorno a Plutone, per una esplorazione più approfondita, i responsabili della missione rispondono che ciò è dovuto proprio all’alta velocità con cui la sonda si muove: la frenata che sarebbe necessaria per effettuare tale manovra comporterebbe un enorme consumo di carburante.

New Horizons dettagliLa sonda pesa 481 kg, di cui 30 costituiti da strumentazione scientifica (vedi foto a sinistra) e monta un’antenna a disco di 2,5 metri per tenere i contatti con la Terra. Il viaggio viene effettuato per la maggior parte del tempo in condizione di “ibernazione elettronica” per risparmiare energia; condizione da cui esce per brevi periodi programmati, allo scopo di verificare la rotta, il funzionamento dei sistemi di bordo e per caricare gli aggiornamenti del software. Costo della missione: 650 milioni di dollari.

 ROBERTO FLAIBANI

Fonti:

26 marzo 2013 Posted by | Astronautica, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , | 1 commento

   

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