Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Lettera aperta a Facebook

Signori,

sul mio account FB le funzioni di scrivere e pubblicare sui Gruppi di Discussione sono state bloccate a partire dal 12 novembre fino al 26 novembre 2015. Una pena che io ritengo pesantissima e totalmente ingiustificata, ma la cosa peggiore è che, nonostante io abbia scritto a Facebook per protestare (tramite l’apposito modulo) lo stesso 12 novembre, ad oggi non ho ancora ricevuto la motivazione ufficiale del blocco che mi ha colpito.

Ritengo Facebook un utile strumento di lavoro anche per chi, come me e i miei colleghi, lavora del tutto gratuitamente per una microtestata giornalistica come Il Tredicesimo Cavaliere. Ma è inconcepibile che qualcuno venga colpito da un provvedimento disciplinare e dopo quasi due settimane sia ancora abbandonato nell’assenza totale di comunicazione. A questo proposito vi ho già ricordato, e vi ricordo ancora, che nella giurisprudenza italiana vi è un solo provvedimento che prevede la definizione dei capi d’accusa dopo una disposizione di blocco e non prima: è il Fermo di Polizia, che però dura 48 ore soltanto. Penso che armonizzare il vostro regolamento interno allo spirito della normativa del paese ospitante sarebbe una dimostrazione di prudenza molto opportuna.

Nel mentre aspettiamo di ricevere il nostro “avviso di reato”, lasciatemi fantasticare su cosa farà il nostro blog su Facebook non appena il blocco sarà concluso. Dico “fantasticare” non a caso, perché del domani non v’è certezza. Di sicuro ricominceremo la nostra attività di lancio di articoli, info e comunicati stampa, a meno che non ci venga espressamente vietato, nel qual caso ci aspettiamo motivazioni tempestive, concise ed esaurienti e/o nuovi standard per le spedizioni di chiarezza adamantina. La certezza del diritto, infatti, è un’altra di quelle tradizioni che magari le multinazionali trovano noiose, ma alle quali i cittadini dei paesi democratici sembrano essere molto affezionati.

Se non altro per sentirsi cittadini, e non sudditi.

ROBERTO FLAIBANI

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