Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Esplorare i laghi polari di Titano

Il nome ricorda i Titani, figli di Crono (Saturno per i Romani), protagonisti della lotta contro Zeus e altri dei dell’Olimpo per la conquista del trono celeste. Lotta strenua, ma che li vide perdenti e sprofondati nelle viscere della terra, il Tartaro, come racconta Esiodo nella sua Titanomachia. Da qui il termine titanismo, con cui si intende l’atteggiamento di ribellione contro tutte le forze superiori che dominano e opprimono gli slanci vitali e la libertà stessa, ribellione pur nella consapevolezza di essere destinati alla sconfitta. Forse è proprio nella speranza che Titano capitoli, prima o poi, sotto la conquista da parte di una qualche missione che ne sveli i più profondi segreti, il motivo per cui gli scienziati hanno chiamato così questo massiccio satellite di Saturno.
fig.1_piano proposte missioni su TitanoFatto sta che questo corpo celeste  è oggetto di molte  ambiziose indagini da parte dei ricercatori, da quando nel 2005 la sonda Cassini e il lander Huygens, da essa trasportato, iniziavano a raccogliere informazioni che testimoniavano  la presenza di laghi di idrocarburi. Questi si presentano sempre più come luoghi favorevoli allo studio della formazione di molecole prebiotiche, in conseguenza delle trasformazioni fisiche e chimiche nei cicli di metano ed etano che si sviluppano su di esso. Ed è per questo che sono numerose le proposte di esplorazione presentate (ben sedici!) (fig.1), di cui solo quattro sono state prese in considerazione dalla Commissione che valuta le proposte delle missioni spaziali, in quanto le altre erano risultate troppo costose anche a fronte di risultati molto apprezzabili. La ricerca è stata condotta dal team Titan Lake Probe Study presso il Jet Propulsion Laboratory, una delle strutture più importanti della NASA.
Quattro sono gli obiettivi principali che si prefiggono tutte le missioni dirette a Titano:

  1.  lo studio della formazione ed evoluzione del satellite e della sua atmosfera attraverso l’analisi della composizione dei laghi, in particolare il lago Kraken;

  2.  l’osservazione delle interazioni tra superficie liquida e atmosfera per determinare il ruolo dei laghi  nel ciclo del metano;

  3.   lo studio dei laghi quale luogo-laboratorio per la formazione di composti chimici solubili in acqua e di quelli non solubili;

  4.  la ricerca di un oceano di acqua al di sotto della superficie e la presenza in esso di eventuali modifiche mareali nel corso dei 16 giorni di rotazione del satellite.

fig. 2_floating lander with relay communicationDelle quattro missioni prescelte, tre sono incluse nella classe New Frontiers, piuttosto ampia e generica, adatta quindi a comprendere le missioni più diverse, in grado di conseguire molti obiettivi scientifici utilizzando tecnologie  già disponibili come ad esempio il razzo Atlas V. E’ comunque necessario effettuare un adeguamento della parte strumentale e dei sistemi di campionatura per renderli idonei all’ambiente lacustre tipico delle zone polari di Titano. La possibilità di utilizzo di sistemi già in uso abbassa notevolmente i costi di realizzo e quindi queste missioni potrebbero essere attivate già dal 2022. Tutte prevedono l’impiego di un AeroShell a doppio guscio rigido e schermato: la parte anteriore protegge il corpo principale del lander dall’aumento di pressione e calore dovuto all’attrito, durante l’ingresso nell’atmosfera titana; quella posteriore, cioè la piattaforma, insieme ad altri componenti, quali paracadute, motori a razzo ed elettronica di controllo. I sistemi di propulsione di tutti i moduli prevedono l’utilizzo di generatori a radioisotopi di tipo Stirling (ASRG) che  sono incaricati anche di mantenere costante la temperatura interna della sonda. Diversi, invece, sono le strutture e i metodi di trasmissione dei dati.

1. Il floating lander with DTE communication è una piattaforma galleggiante che, dopo un volo interplanetario di 6 anni, dovrebbe discendere sulla superficie del lago Kraken, quando questo è rivolto verso la Terra in modo da inviare direttamente su di essa i dati raccolti con il sistema di comunicazione DTE (Direct-To-Earth). Mentre il lander galleggia sulla superficie del lago, giroscopi, accelerometri e sensori solari definiscono il senso della rotta.

2. Il submersible with relay communication è una sonda sommergibile che, dopo circa 9 anni di volo, dovrebbe compiere rilevamenti dapprima a livello della superficie del lago per 2 giorni, poi immergersi per circa 6 ore per misurazioni e campionature in profondità e quindi riemergere per inviare i dati raccolti al carrier in flyby o ad un satellite trasmittente.

3. Il floating lander with relay communication (fig.2) consiste in un lander galleggiante dotato solo di tre strumenti: uno spettrografo di massa con cromatografo, strumenti per la valutazione delle proprietà del lago e una fotocamera da immersione, responsabili della raccolta dei dati da inviare, come nel precedente modello, al carrier in flyby o ad un satellite trasmittente.

fig.3_flagshipMa il sistema di Saturno, e Titano sopratutto, rappresentano uno dei luoghi del Sistema Solare più importanti dal punto di vista scientifico ed è quindi logico e giustificato che la NASA stia preparando, anche senza troppo parlarne, progetti per raggiungere il gigante gassoso con almeno una missione di classe Flaghsip (la maggiore, cioè con un budget massimo intorno ai 2 miiardi ollari, da lanciare presumibilmente dopo il 2025. La sonda sarebbe articolata nelle classiche due sezioni, l’orbiter e il lander, con la differenza (non da poco!) che il lander sarebbe un natante, separabile anch’esso in due sezioni e incaricato di una missione di 32 giorni sul lago Kraken.

Il lander dovrebbe essere costituito da due elementi, il galleggiante e il sommergibile(fig.3a). Il primo, progettato con una base ampia a sufficienza per distribuire il peso della piattaforma sulla superficie di impatto e rimanere in galleggiamento nello strato più superficiale, è mantenuto opportunamente a temperatura costante grazie a generatori di calore ai radioisotopi e ad un doppio isolamento a vuoto. Un ulteriore isolamento dovrebbe essere garantito sulla superficie di immersione con uno strato di aerogel per mantenere costante la temperatura interna. Dovrebbe essere dotato, inoltre, di strumentazione idonea alla rilevazione di tutte le variazioni atmosferiche per correggere la navigazione in galleggiamento. Il sistema di alimentazione dovrebbe essere assicurato da due generatori ASRGs, uno per il lancio e uno per la crociera, e da un sistema di batterie a ioni di Litio per le parti impegnate nella raccolta e nell’immagazzinamento dei dati. Anche il sistema di telecomunicazione dovrebbe essere doppio: uno in X-band verso l’orbiter intorno a Saturno ed uno in VHF verso il sommergibile. La missione dovrebbe operare durante la notte titana per eliminare l’uso dei sensori solari e rendere ininfluenti le variazioni termiche interne al lander emerso. Il sommergibile, ermeticamente isolato grazie al vuoto creato tra l’involucro interno ed esterno e ulteriormente protetto da strati di materiale isolante, dovrebbe raccogliere un numero limitato di informazioni durante la discesa, quali ad esempio le modifiche di composizione al variare della profondità, e inviarli al lander con il sistema VHF. Una volta sul fondo, dovrebbe raccogliere ed analizzare campioni di sedimenti e acquisire dati con il sonar per 30 giorni, prima di tornare in superficie e inviare questi all’orbiter intorno a Saturno durante il suo secondo flyby intorno a Titano.
Come si può ben comprendere da quanto detto, l’esplorazione del laghi di Titano offre una ricca opportunità per fare luce su questo enigmatico satellite e molte sono le possibilità da seguire per metterla in atto ma…

fig.3a_flagship configuration2013/11/15 04:06 CST
Oggetto: FY2014 NASA bilancio, politica spaziale, RTG, tecnologia futura, Concetti Future Missioni, Plutonio-238.

In uno sbalorditivo annuncio di oggi Jim Green, Direttore della Divisione Scienze Planetarie della NASA, ha annunciato che i lavori sul Generatore avanzato ai Radioisotopi Stirling avrebbe cessato la sua attività a causa di tagli di bilancio:
Con un adeguato approvvigionamento di plutonio-238, e considerando le attuali restrizioni di bilancio, la NASA ha deciso di interrompere l’approvvigionamento di materiale ASRG per il  volo. Abbiamo dato indicazioni per il Dipartimento di Energia, che gestisce l’approvvigionamento, per finire il lavoro sulle unità di volo. L’hardware procurato nell’ambito di questa attività verrà trasferito al Glenn Research Center per continuare lo sviluppo e la sperimentazione della tecnologia Stirling.
http://www.planetary.org/blogs/casey-dreier/2013/20131115-nasa-just-cancelled-its-asrg-program.html

Quindi tutto è sospeso!
Sospese le missioni New Frontiers, pur essendo quelle a più basso costo.
Sospesa la Flagship Mission, pur essendo la più consistente per risultati scientifici previsti.
E sospese anche le missioni TiME, Titan Mare Explorer e AVIATR (Aerial Vehicle for In-situ and Airborne Titan Reconnaissance), già segnalate in precedenti articoli.

Per il momento… vince ancora Titano!

SIMONETTA ERCOLI

 

 

FONTI

  1. In-Situ Missions for the exploration of Titan’s lake, Johm O. Elliott and J. Hunter Waite, JBIS, Vol. 63, pp. 376-383, 2010
  2. California Institute of Technology/Jet Propulsion Laboratory, “Titam Saturn System Mission Final Report”,
    http://opfm.jpl.nasa.gov/file/08_TSSM+Final+Report_public+Version.pdf
  3. http://www.planetaryprobe.org/sessionfiles/Session5/Presentations/2_Waite_Titan_Lake_Probe.pdf
  4. http://www.planetary.org/blogs/casey-dreier/2013/20131115-nasa-just-cancelled-its-asrg-program.html

 

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29 aprile 2014 Posted by | Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , | Lascia un commento

Quando i personaggi escono dai libri

larosapurpureadelcairo2

Si sa che certe volte il personaggio letterario da un lato prende tanto la mano al suo autore da diventare un’ossessione, dall’altro raggiunge tanta popolarità e vividezza presso i lettori da mettere in disparte il suo creatore e da essere quasi considerato una cosa viva. L’esempio più clamoroso è quello di Sherlock Holmes e Arthur Conan Doyle.

LoHobbit_AdelphiMa c’è una interessante variante letteraria a questa situazione, ed è quella del trasferimento totale della fantasia in realtà e viceversa; della trasformazione del mondo immaginario in mondo reale e della possibilità di una osmosi tra i due. In altri termini, è come se diventasse concreta, quindi sul piano della quotidianità, la teoria di Tolkien circa la “subcreazione”: Dio crea il Mondo Primario, lo Scrittore come un Demiurgo di grado inferiore crea il Mondo Secondario, quello descritto nei suoi libri, ma con tutti i crismi della “realtà”.

Un esempio ben riuscito è un film di qualche anno fa: Inkhearth – La leggenda di Cuore d’Inchiostro che si ispira al primo volume di una trilogia di una scrittrice per una volta tanto non angloamericana bensì tedesca, Cornelia Funke: Tintenherz (2003), tradotto senza molta eco da Mondadori come Cuore d’Inchiostro (2005) e ripresentato nel 2009  in occasione del film di Ian Softley. Gli hanno fatto seguito Veleno d’Inchiostro nel 2005 (Mondadori, 2006) e Alba d’Inchiostro nel 2008, non tradotto ancora. Un romanzo assai curioso e particolare sotto molti aspetti e che riprende con qualche novità  un tema non del tutto nuovo nella letteratura fantastico-fantascientifica.

inkheart_2L’autrice, intanto, segue una via già tracciata soprattutto dal suo compatriota Michael Ende con il fortunatissimo La Storia Infinita (1979), da cui è stato tratto il film di successo di Wolfgang Petersen (1984), dove si narra di come il piccolo Bastiano entri nel mondo del libro per salvare il Regno di Fantàsia dall’avanzata del Nulla.
E’ quel che si definisce un “metalibro”: un libro nel libro. Lo stesso è per Cuore d’Inchiostro dove però l’autrice introduce, non si sa quanto consapevolmente (e se fosse stata inconsapevole è ancor più significativo), una fondamentale variante: un “medico dei libri”, Mortimer, ha la straordinaria proprietà di rendere reale quel che legge, personaggi, cose, avvenimenti, fenomeni naturali. In sostanza in questo modo si rende in un contesto di favola moderna un potere tradizionale, il Potere del Verbo, la Potenza creativa della Parola. Magari ricordare che secondo moltissimi miti delle origini (da quello cristiano a quello induista) tutto ha origine da una parola o da un suono potrà sembrare esagerato, così come ricordare che una parola iscritta dal rabbino Loew sotto la lingua o sulla fronte d’argilla dà vita al golem, ma almeno non si può non rammentare che sia la religione sia la magia si basano sull’esattezza della parola durante i riti: sbagliando le parole i riti non funzionano più, le evocazioni non hanno efficacia.

Le parole giuste, quindi, producono effetti sul piano sia metafisico che reale. Mortimer per produrre effetti non solo deve pronunciare le parole esatte, ma deve leggerle sul libro, non può dirle a memoria. E non importa dove esse sono scritte, purché lo siano: per indirizzare gli eventi in un senso diverso da quello previsto dal romanzo fantastico intitolato appunto Cuore d’Inchiostro, Meggie, la figlia di Mortimer che ne ha ereditato il potere, deve scrivere il nuovo finale sul suo braccio e quindi leggerlo. E’ questo anche il Potere della Fantasia o, se vogliamo in senso più lato, della Immaginazione: il mago, e qui il “medico dei libri” e sua figlia, hanno la capacità di trasferire dal Mondo Secondario al Mondo Primario le creazioni della fantasia di uno scrittore. Non solo, ma questo si rivela un duplice trasferimento: come per compensare un vuoto che non può sussistere, se qualcosa viene attratto da una parte, un’altra cosa viene spostata dall’altra. E ciò complica, come si può immaginare, la faccenda.

typewriter-in-the-sky-v-smallDei mondi letterari che prendono realtà e magari coinvolgono e quasi imprigionano il loro autore se ne era occupato sin dagli anni Quaranta un prolifico scrittore americano dei pulps, L.Ron Hubbard, poi divenuto fondatore prima della Dianetica poi della controversa Scientologia, che nel 1940 pubblicò sulla rivista Unknown il romanzo Typewriter in the Sky tradotto su un vecchio Urania come La trama nelle nubi. E il mondo immaginario dei libri, soprattutto dei classici inglesi, diventa una specie di multiverso alternativo che fa da sfondo addirittura ad una quadrilogia che ha reso famoso il praticamente sconosciuto inglese Jasper Fforde: Il caso Jane Eyre (2001), Persi in un buon libro (2002), Il pozzo delle trame perdute (2003), C’è del marcio (2004), tutti editi da Marcos y Marcos. La protagonista dal buffo nome di Thursday Next (Giovedì Prossimo) fa di professione la “detective letteraria”, cioè in un mondo alternativo che si basa sulla letteratura deve impedire che le trame dei romanzi vengano modificate e che i personaggi, usciti da quelle legittime e codificate, combinino pasticci.
E se non vogliamo risalire addirittura ai pirandelliani Sei personaggi in cerca d’autore, perché potrebbe essere considerato un riferimento troppo pretenzioso (ancorché legittimo), possiamo almeno ricordare La rosa purpurea del Cairo (1985), di cui è regista Woody Allen, dove il protagonista di un film che ha questo stesso titolo, stanco della monotonia della sua parte, esce letteralmente dallo schermo e vive vita propria accanto ad una sua innamoratissima fan. E perché, a questo punto, non anche un fumetto del Corriere dei Piccoli alla sua epoca famoso? Certo, proprio quel Pier Cloruro de’ Lambicchi, realizzato da Giovanni Manca nel 1930, l’inventore dell’arcivernice: spalmandola su un personaggi dei libri, dei quadri, dei manifesti, li porta a vita reale con negative conseguenze per lo sfortunato scienziato.

dueserpentiCome si vede, andando a scavare in alto e in basso si possono trovare molti riferimenti a prima vista impensabili. Le idee di Cornelia Funke hanno diramazioni e antecedenti che – in maniera più o meno indiretta – si basano su una teoria di fondo: il Mundus Imaginalis, per usare il termine del francese Henri Corbin, ha una sua consistenza ed una sua esistenza, anche se non sul piano della nostra Realtà: si possono richiamare entità da esso, ci si può trasferire in esso, lo si può rendere vivo e concreto. I due Mondi, Primario e Secondario, possono essere in comunicazione: e c’è chi può trovare migliore l’uno o l’altro, come lo stesso autore di Cuore d’Inchiostro che, alla conclusione del film, chiede a Meggie di trasferirlo nel mondo fantastico che lui stesso ha creato, che ormai reputa migliore del mondo in cui vive ed ha scritto il romanzo.

Infine, non si può non notare un fatto curioso: la scrittrice tedesca pur creando i personaggi principali dai nomi inglesi ambienta tutto il suo libro in Italia, e lo stesso autore del romanzo che è al centro della trama è un italiano, Fenoglio (peccato, però, che la copia del libro trovata in Italia abbia sempre il titolo inglese!). I paesaggi sembrano quelli delle Alpi al confine della Svizzera e la villa della zia Elinor sembra sul Lago di Como, e la città di Fenoglio una cittadina ligure (le scene sono state girate ad Alassio e Albenga), e la roccaforte del bandito Capricorno è un borgo abbandonato del comune di Balestrino. Tutto visto con gli occhi ed il ricordo di una turista tedesca che ha trascorso meravigliose vacanze nel Bel Paese!

 

   GIANFRANCO DE TURRIS

 

21 aprile 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , | 1 commento

Creare situazioni “serendipitose” insieme ai lettori

Serendipita coverSerendipità, istruzioni per l’uso è il primo articolo sul tema apparso in questo blog, a firma di Massimo Mongai, e anche il titolo del volumetto pubblicato dalle edizioni Robin e tuttora disponibile in libreria (immagine a fianco).

Nel caso non lo sapeste gli scienziati fanno esperimenti sulla fortuna. Davvero. Da sempre verificano in situazioni quanto più possibile “scientifiche”, in laboratorio o statisticamente nell’ambiente, la fortuna di questo o quel soggetto umano. Non sono ancora arrivati a grandi conclusioni ma l’argomento è considerato seria materia di ricerca.

Ma pur conoscendola e praticandola, gli scienziati non sperimentano la Serendipità.

Il link di Wikipedìa contiene il 99% delle informazioni essenziali per capire cosa è e come si manifesta la Serendipità. Vi prego di notare come nella bibliografia
indicata ci sia un mio libro del 2007 dal titolo “Serendipità, istruzioni
per l’uso”. Non dico questo per esibizionismo ma solo per sottolineare come
io sia se non un esperto dell’argomento almeno uno ossessionato!

In estrema sintesi: la Serendipità è una parola letteralmente inventata a
tavolino da Horace Walpole nel 1754 ed indica la capacità di fare scoperte
fortunate per caso. In realtà è molto di più ed ha una storia più complessa
ma questa definizione può bastare per cominciare. Mi piace aggiungerne
un’altra: la Serendipità (S.à)  è quel fenomeno per cui mentre cerchi l’ago nel
pagliaio trovi la figlia del contadino.

Per S.à sono state fatte innumerevoli scoperte scientifiche (la penicillina
è la più citata) ed in generale i ricercatori scientifici sono ben
coscienti della sua esistenza anche se in linea di principio sanno bene che
porta a scoperte “altrove”, spesso lontano dalla linea della loro ricerca
principale.

Ora la domanda è: è possibile creare una situazione “serendipitosa”, ossia
una situazione nella quale la S.à dispieghi il suo potenziale?

Io ho tentato di in tre occasioni di creare tali situazioni, e per
l’esattezza tutte e tre le volte in occasione del Salone della Piccola e
Media Editoria, a Roma, nel 2007, 2008, 2009, in collaborazione con
l’agenzia Il Segnalibro.

L’esperimento, se lo vogliamo chiamare così, consisteva nell’annunciare una
conferenza sulla S.à, organizzarla e man mano che il pubblico entrava dare
a tutti una contromarca di carta ricavata da un blocchetto. Alla fine della
conferenza stessa io mettevo tutte le contromarche originali del blocchetto
in una busta di plastica trasparente ed estrarre un numero del tutto a caso
chiedendo chi possedeva la contromarca. Alla persona che mostrava il
pezzetto di carta io davo una bottiglia di vino ( non so quanto preziosa ma
di sicuro molto vecchia: faceva parte di un gruppetto di tre bottiglie di
oltre 30 anni che avevo trovato in un vecchio bar della Garbatella) dicevo:
“Ecco, lei non è venuto oggi qui per cercare o trovare una bottiglia di
vino, giusto? Ma questo ha trovato. E lo ha trovato perché è entrato in
questa sala in cerca di normazioni sulla serendipità. Cercava forse
qualcosa ed ha trovato qualcos’altro forse un qualcos’altro prezioso”.

Nulla di più.
Lo so. E’ a dir poco un tentativo rozzo, ma non mi è venuto in mente niente
di meglio. Nel corso di tutte e tre gli esperimenti e da allora in poi non è accaduto
niente di speciale: non abbiamo avuto nessuna intuizione speciale, nessuna
ulteriore comprensione del senso dell’universo e soprattutto figlie del
contadino in giro non ce n’erano.

Però oggi siamo qui.

A voi lettori viene in mente un qualche ulteriore modo per creare delle situazioni serendipitose? Se sì ce ne volete parlare? Proponete.

L’idea è di creare una situazione che sia: riproponibile, ripetibile,
gratuita, pubblica, nel corso della quale sia possibile far sì che si
creino delle premesse per la realizzazione di un evento serendipitoso,
ossia una situazione in cui una o più persone trovino qualcosa di più
importante o significativo di ciò che stavano cercando o risolvano in modo
del tutto inaspettato un problema o una ricerca altrove avviata o proposta.

 

MASSIMO MONGAI

16 aprile 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Tra l’incudine e il martello

In Elettricità e calore dai radioisotopi  abbiamo raccontato come la NASA ha vinto la battaglia per produrre a proprie spese il Plutonio 238 da impiegare nello spazio per ottenere elettricità e calore senza dipendere dal Sole. Ma è stata una vittoria  di Pirro, perché problemi di carattere manageriale e le solite ristrettezze di bilancio hanno obbligato l’Agenzia a fare scelte amare.

330px-MMRTG_schematic_-_english_labels(nell’illustrazione: un MMRTG). Il PU 238 è un isotopo che non esiste in natura e deve quindi essere prodotto artificialmente.  Il primo problema riguarda proprio la produzione: ne verrà generato al massimo 1 kg. circa all’anno e solo a partire dal 2021.  La riserva degli Stati Uniti assomma oggi a una trentina di chili, parzialmente “decaduti” radioattivamente, ed è quindi probabile che le prime quantità prodotte vengano utilizzate per rivitalizzare le scorte.  Nello spazio, il calore generato dal PU 238 viene trasformato in elettricità da un generatore termico a radioisotopi (RTG) o da un suo successore chiamato MMRTG di cui esistono 7 unità pronte per essere utilizzate a bordo delle prossime sonde.

Con queste limitate capacità, la NASA si appresta ad affrontare gli impegni del presente decennio e del prossimo, mentre ordina alla  Lockheed Martin Space System, da tempo incaricata dell’ASRG, il nuovo modello di generatore, di rispedire ogni cosa relativa a tale progetto ai  laboratori  del Glenn Research Center di Cleveland, uno dei più grandi centri di studio dell’Agenzia, che sottoporrà la tecnologia Stirling, il cuore del ASRG, a ulteriori studi e approfondimenti. Da un punto di vista meramente finanziario la NASA ha speso fino ad oggi 272 (198)* milioni di dollari per sviluppare la tecnologia ASRG, e altri 100 (72) sarebbero stati spesi in due anni per ottenere il primo generatore pronto per l’utilizzo in missione. Invece, sospendendo ora il programma, la NASA realizzerebbe subito un risparmio di 170 (124) milioni, ritardando però di una decina  d’anni l’entrata in servizio del nuovissimo ASRG, guarda caso proprio il tempo necessario per smaltire le attuali scorte.

Sembra incredibile che la più grande agenzia spaziale del mondo, mentre vanta per il 2014 fondi assegnati per oltre 17,6 miliardi di dollari, ritenga desiderabile realizzare un risparmio di 170 milioni e la razionalizzazione delle scorte a scapito di una tecnologia innovativa che aprirebbe la strada a ben altri risparmi e sopratutto promuoverebbe l’esplorazione delle regioni esterne del Sistema Solare grazie all’affermarsi di nuovi tipi di missione e del relativo hardware. Ciò che vogliamo dire appare chiarissimo dopo l’esame della seguente tabella comparativa:

 

tabella MMRTG-ASRGAnche facendo lavorare sempre gli ASRG in coppia per creare una  ridondanza contro eventuali guasti  di parti mobili, i vantaggi che si otterrebbero sostituendo semplicemente gli MMRTG con gli ASRG, a parità di energia prodotta, sono evidenti. Ma altri fattori sono intervenuti e  i manager della NASA hanno realizzato di avere la possibilità di far fronte alle richieste per i prossimi anni assegnando alle uniche due missioni di classe “Flagship” (1,5 – 2 miliardi di dollari) pronte al lancio entro il 2022,  le scorte di PU238 e gli MMRTG disponibili in magazzino.  Si tratta di Mars 2020 rover e di Europa Clipper. Quest’ultima specialmente gode della  considerazione del Congresso e del pubblico,  alla luce dei recenti avvistamenti di pennacchi eruttivi simili ai nostri geyser che scagliano attorno al satellite nuvole di vapor d’acqua. Attraversandole con una sonda opportunamente attrezzata, si potrebbero ottenere nuove conoscenze in merito al supposto oceano d’acqua sotterraneo che sarebbe presente dentro la luna di Giove e della sua capacità di ospitare la vita.

Esiste inoltre un confine che potremmo definire tecnologico, al di là del quale l’alimentazione di una sonda spaziale non può essere affidata solo alle celle fotovoltaiche perché il Sole è così lontano che la sua luce ci giunge troppo fioca. Fino a ieri questa linea  di confine era grosso modo rappresentata dalla Fascia Principale degli Asteroidi, mentre oggi, in seguito a veloci progressi tecnologici, tale confine si è spostato verso  l’esterno fino a comprendere l’orbita di Saturno. Naturalmente apposite commissioni di esperti sono già al  lavoro per verificare quali e quanti vantaggi potranno ottenere  dalla moderna tecnologia fotovoltaica le prossime sonde che opereranno nella nuova zona (vale a dire tra la Cintura degli Asteroidi e l’orbita di Saturno). Sembra che Europa Clipper passerà da una formula 100% nucleare (5 MMRTG), a una ibrida con meno generatori, o forse al 100% fotovoltaica.

Europa Clipper(nell’illustrazione: Europa Clipper). Ma il discorso va oltre perché c’è una quantità di nuove missioni che gli astrofisici americani hanno studiato considerando l’ASRG una risorsa disponibile  subito o nel breve termine.  Ci riferiamo a missioni molto specializzate, per la maggior parte a basso costo (classe Discovery: 425-500 milioni). Ne ha rilasciato un lungo elenco l’American Astronomical Society (AAS) alla fine del 2013, stilato ispirandosi alle linee guida espresse dalla NASA in un precedente documento chiamato Enduring Quests Daring Visions. Anche se si tratta di documenti ancora piuttosto vaghi e generici, sono importanti per capire i desideri e gli interessi professionali della massa degli astronomi e degli astrofisici americani, e sopratutto mettere alla prova la loro creatività in presenza di uno strumento molto avanzato come l’ASRG, che avrebbe garantito l’alimentazione e il riscaldamento della sonda in qualsiasi ambiente. Di certo l’improvvisa e del tutto inattesa ibernazione del progetto ASRG ha cambiato completamente le carte in tavola e una larga fetta delle missioni proposte dall’AAS è diventata semplicemente  inattuabile. Per esempio quelle che hanno come obiettivo  le zone polari della Luna, scarsamente illuminate, o l’emisfero oscuro di Mercurio. Sono luoghi non lontani dalla Terra ma di sicuro interesse scientifico e forse, nel caso della Luna, anche minerario. Ma sopratutto rimangono esclusi Urano e Nettuno con le loro interessantissime lune e la misteriosa Fascia di Kuiper, con Plutone e i suoi Plutini, nonché centinaia di altri pianeti nani, asteroidi, nuclei  cometari esauriti, e  chissà cos’altro.
Non è poco.

ROBERTO FLAIBANI

 

* la seconda cifra corrisponde al valore in euro della prima

FONTI:

Van Kane, The ASRG Cancellation in Context, The Planetary Society

Casey Dreier,  Continued Victories for Planetary Exploration, The Planetary Society

Casey Dreier, Europa Beckons, The Planetary Society

Casey Dreier, NASA just cancelled its Advanced Spacecraft Power Program, The Planetary Society

Jeff Foust, Omnibus  bill gives NASA $17,65 billions… , Space Politics

Jeff Foust, Astronomers’ bold visions clash with limited budgets, Space Politics

Dan Leone, Lockheed shrinking ASRG team as closeout work begins, Space News

NASA, Enduring Quest Daring Visions

 

 

 

 

9 aprile 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Scienze dello Spazio | , , , | 3 commenti

Come il passato sognava il futuro

Troverete qui a seguire due articoli, uno di Fabrizio Carli ed uno di Antonio Pumilia che in realtà è un mio pseudonimo. Entrambi furono pubblicati su Nigralatebra un blog che curavo qualche anno fa. A parte qualche riferimento temporale non chiarissimo, abbiamo ritenuto di pubblicarli come erano a dimostrazione che prevedere il futuro è un “tricky business” come dicono gli americani, cioè un compito problematico. Noi, io e Carli, non tentavamo di prevedere il futuro, parlavamo di come avevano tentato di farlo altri, per altro sbagliando ma lui in compenso aveva scritto un libro imperniato sulla “nostalgia del futuro che non c’è mai stato”. E questa nostalgia (si noti che l’etimologia del termine è “il dolore del ritorno” in cui il ritorno è la memoria) fa riferimento agli anni 50/60, quando il futuro lo si immaginava prospero, felice, e ricco di invenzioni miracolose, soprattutto nei trasporti.

Quel futuro è arrivato ma non ha portato con sé nulla di quella tecnologia, anche se ne ha portata altra, all’epoca impensabile, quella informatica e delle telecomunicazioni: un qualunque “smartphone” oggi permette di comunicare con qualunque altro telefono sul pianeta, ospita da solo molta più tecnologia e memoria dei “mega cervelli elettronici” che allora avevano solo gli americani nei loro megalaboratori segreti e costa poche decine di euro, moneta che all’epoca era non sognata e inconcepibile anche perché è la prima moneta unica comune in tutta Europa dopo il sesterzio dell’Impero Romano! Per non parlare di Internet. A dire: il futuro, nel bene o nel male, arriva sempre inatteso, almeno tecnologicamente parlando. (Massimo Mongai)

 

RETROMEZZI

di Fabrizio Carli

 

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Ricordo una pubblicità (non ricordo di cosa) con un uomo al centro di una strada deserta che, sguardo alla telecamera, proferiva irritato queste parole (non proprio queste ma il senso era questo): dove sono le auto volanti? Ci avevano promesso automobili senza ruote! Dove sono?

Tutto ciò accadeva pressappoco un anno fa e la prima volta che vidi lo spot mi dissi: è vero! Forse mai come questa volta una pubblicità riusciva a rappresentare, in maniera così adeguata, una mia irritazione assopita.

Negli anni Ottanta ero un adolescente. A quell’epoca per me non esistevano compromessi: il futuro erano macchine volanti o, ancora più avveniristicamente, automobili su cuscinetti ad aria e questo non perché avessi visto film come Metropolis o Thing to Come ma perché l’idea di futuro era trasmessa mediante l’immagine dei mezzi di trasporto. Tutt’al più, per la mia esperienza televisiva, il riferimento iconico era rappresentato dai rover lunari di Spazio 1999 che le ruote le avevano ma ne avevano sei per cui tutto “quadrava”.

Nel mestiere di sceneggiatore per “plasticità” si intende qualcosa come “far vedere” piuttosto che raccontare. Questa è una regola d’oro per chi scrive per la televisione o il cinema. Lo sceneggiatore deve, in sostanza, mostrare qualcosa che, nella maniera più rapida possibile, conduca lo spettatore ad “acclimatarsi” nel contesto di un film. Accade spesso nei film di fantascienza che questa acclimatizzazione avvenga visualmente tra8mite l’immagine di automobili dalle forme futuribili o da più o meno fantasiosi mezzi di trasporto. Si potrà obiettare che questo rappresenta, con ogni probabilità, uno dei mezzi più banali per introdurre una storia di fantascienza. Ciò è probabile, tuttavia resta valida l’osservazione che vuole, come linea prevalente di tendenza, che il futuro si rappresenti a partire dai mezzi di trasporto, forse perché pensare il futuro significa, in un certo senso, andarci, muoversi verso di esso.

img2(fig. 2)

E’ comunque fin troppo evidente il nesso (traiettoriale) esistente tra l’idea di futuro e quella del viaggio e quindi del mezzo di trasporto. E’ interessante, ad esempio, l’analisi che compiono T. W. Adorno e M. Horkeimer nel loro Dialettica dell’illuminismo del viaggio di Odisseo come rappresentazione dell’umana liberazione prima dalle leggi di natura e, in seguito, dalla gerarchia dell’olimpo. Il viaggio di Odisseo diviene prima di tutto viaggio dell’umanità verso un futuro razionale: per Adorno e Horkheimer, infatti, l’Odissea rappresenta la metafora della sedimentazione dell’agire razionale.

Ma questa è tutta un’altra storia.

Perdonatemi un’altra piccola premessa: il futuro non è mai come ce lo aspettiamo. Ciò è tanto più vero quanto più scientifico è il tentativo di fare previsioni su di esso. La buona notizia è che la specie umana è fortunata perché ciò che l’aspetta è più vario di quanto essa possa immaginare; la cattiva notizia è che questa imprevedibilità vale anche per i mezzi di trasporto e che quindi se volessimo tentare di fare qualche previsione sul futuro, con ogni probabilità, falliremmo come chi ci ha preceduto.

Vorrei iniziare parlando proprio di quest’ultimo aspetto che altrove ho definito “del futuro che non c’è mai stato”. Si tratta di una prospettiva a mio modo di vedere molto feconda sia per la fantascienza che per la scienza. Di fatto, il presente poteva essere diverso da quello che è (Massimo Mongai mi ha suggerito il concetto esatto: ucronia) e di conseguenza noi potevamo esser altro pur essendo noi stessi.

La fantascienza è piena di questi casi. Per dare dei riferimenti fin troppo noti direi che questa condizione e’ ben espressa dall’ipotetica fusione del Fattore Invisibile di Connie Willis (tendenze storiche, processi di catalizzazione che viaggiano in certe direzioni) e Vedere un altro orizzonte di P. Dick (sviluppo parallelo della storia e della tecnologia, eccetera). Per un altro verso la ricerca compiuta dalla storia della tecnologica sviluppa questo discorso prendendo in considerazione variabili storiche, politiche ed economiche (si veda ad esempio La bicicletta e altre innovazioni di Bijker). Il risultato di queste analisi, sia da parte della fantascienza che della scienza, mi è sembrato convergere, mai esplicitamente, su di un punto: alcuni oggetti del passato attraverso un certo profilo tecnologico più o meno simulato prefigurano un futuro che, in realtà, non c’è mai stato.

Quando dal presente guardiamo questi oggetti, reperendoli in cantine o nei circuiti economici dell’usato e del “seconda mano”, essi ci parlano di come quel mondo si rispecchiava nella propria prefigurazione del futuro. Ancora più interessante, essi raccontano come ad un certo punto della storia si sia prodotta una crepa, un bivio e di come la storia abbia selezionato un percorso piuttosto che un altro. Tuttavia nell’esistere al presente di questi oggetti del passato troviamo tracce di un altro presente, non sviluppato, mai maturato. Ciò ci dice anche un’altra cosa, ovvero che ogni presente è in realtà una compresenza gerarchica di sviluppi “evolutivi” (tutto ciò è fin troppo dickiano, ma a mio modo di vedere è proprio nell’attenzione per gli oggetti che risiede gran parte del fascino della narrativa dickiana). Insomma, ognuno tragga le proprie conclusioni più o meno visionarie, noi per il momento abbiamo l’esigenza di ricongiungere questo discorso con quello che riguarda i mezzi di trasporto.

img3(fig. 3)

Dato il rapporto tra rappresentazione del futuro e mezzi di trasporto quest’ultimi possono essere considerati come caso esemplare di quanto appena sostenuto a proposito degli oggetti in generale (in realtà ritengo gli elettrodomestici un’altra categoria particolarmente rappresentativa).

Tentare di ricostruire “il futuro che non c’è mai stato” a partire dai mezzi di trasporto è opera che sopravanza di gran lunga le dimensioni e lo sforzo di questo intervento. Tuttavia è possibile soffermarsi su qualche caso particolare. Per ragioni analoghe privilegeremo i mezzi di trasporto utilizzati all’interno delle metropoli senza soffermarci su tecnologie più “complesse”.

Quello in fig.1 è un super scooter della seconda metà degli anni Quaranta. A ben vedere non presenta caratteristiche tecniche di rilievo che lo differenziano da un qualunque altro scooter. Tuttavia l’illusione ottica che esso produce è particolarmente rilevante ai fini del nostro discorso. La simulata sparizione delle ruote in gomma ha una funzione essenzialmente prefigurativa che restituisce l’immagine di un scooter sollevato da terra mediante qualche forma di energia antigravitazionale. Il profilo tecnologico messo in scena da questo oggetto lascia prefigurare un’evoluzione dei mezzi di trasporto che non si è mai prodotta al pari dell’idea delle automobili volanti. Queste infatti annunciavano uno sviluppo metropolitano non tanto ipotizzato a partire dai procedimenti architettonici quanto ispirato allo “spirito dell’epoca” che giustapponeva il concetto di aerodinamica a quello di futuro e a quello ancora più rischioso di progresso.

img4(fig. 4)

Tuttavia l’idea di una locomozione quotidiana senza ruote non si esaurisce nelle forme emulative. Quello in fig. 2 è l‘aeroscooter. Il progetto è della fine degli anni Cinquanta. In sostanza si trattava di accomodarsi su di un gigantesco ventilatore in modo da scivolare sulla diffusione di aria da esso prodotta. Il lungo paraurti anteriore segnala una certa difficoltà nelle frenate rapide. L’idea che soggiace a questo prototipo è ancor riconducibile all’idea di locomozione aerea delle città così come è, ad esempio, efficacemente mostrata nei cartoni animati dei Jetson. A questo punto occorre farsi un’idea di quelle che dovevano essere i prototipi mentali della metropoli. In questo caso non occorre guardare troppo lontano. Per chi come il sottoscritto abita a Roma, ma il tutto è abbastanza replicabile in qualunque grande città italiana, basta osservare la sopraelevata di fig. 3 per farsi una idea realistica di questa proiezione. Personalmente resto affascinato ogni qualvolta osservo quest’opera architettonica del punto di vista delle tensioni che esprime verso il futuro. Sulla sua capacità di prevedere lo sviluppo della locomozione cittadina sarei più cauto vista la tendenza alla demolizione di tutte le sopraelevate costruite negli anni Sessanta in Italia (per la cronaca c’è un progetto di abbattimento di un tratto di quella romana).

Come catalizzatore di tutte le tensioni alla realizzazione di mezzi di trasporto del futuro utilizzerei la famosa automobile volante in fig. 4 progettata da Hugo Gernsback intorno alla fine degli anni Quaranta.  Quest’automobile è un concentrato di tutte le tensioni dell’epoca e di quelle di almeno due decenni a venire.

Un discorso a parte merita la Dymaxion Car in fig. 5 progettata nel 1933 dal poliedrico creatore R. B. Fuller (inventore, tra le altre cose, delle cupole geodetiche, quelle strutture utilizzate nell’immensa serra inglese dell’Eden Project oppure immaginate come elementi di base nei progetti di terraforming extra-terrestre, data la loro capacità di isolare ecosistemi). Questo prototipo di auto a tre ruote anticipa di almeno vent’anni tutta una serie di soluzioni tecniche in campo automobilistico. Tuttavia per Fuller il progetto Dymaxion è qualcosa di ben più complesso che coinvolge tutti gli aspetti della progettazione quotidiana in una concezione ecosistemica riassunta nel concetto di “astronave terra” di sua stessa creazione. Tale concetto è importante perché meritevole di una precocissima anticipazione dell’esigenza di interazione tra l’organico e il macchinico. La storia della “filosofia” Dymaxion costituisce un’eccezione al discorso fin qui svolto; in un certo senso potremo dire che Fuller è uno dei pochi pensatori la cui idea di futuro si è, in un certo senso, realizzata. Tuttavia tra breve diverrà più chiaro il perché di questo breve accenno.

img5(fig.5)

Altrove ho sostenuto la tesi per cui la tensione alla progettazione aerodinamica (in particolar modo quella statunitense dello Streamline Decade) possa essere considerata come uno degli “affluenti” dello sviluppo della emozione ufologica degli anni Quaranta – Cinquanta. Non ho intenzione di addentrarmi nella problematica, tuttavia c’è un aspetto di questa disciplina che torna utile a questo discorso: la tecnologia e la propulsione aliena. E’ interessante infatti notare che la “supremazia” tecnologica attribuita da testimoni e dai ricercatori alle astronavi aliene risiede in un’integrazione completa tra energia biologica e potenzialità macchinica. Una nave aliena sarebbe, in sostanza, un “amplificatore” di energie biologiche e gravitazionali; in questo senso lo stesso concetto di propulsione verrebbe meno. Ripeto di non essere interessato al piano di verità di quanto sostenuto dall’ufologia ma al tipo di tensioni espresse. Anticiperò alcune delle mie considerazioni finali facendo notare come le meccaniche di queste tecnologie aliene ricordano una tecnologia a noi fin troppo familiare: la bicicletta. Di fatto, in questo approccio genealogico (contrapposto a quello cronologico) allo sviluppo tecnologico può accadere che la bicicletta, la sua capacità di amplificare l’energia biologica, si scopra antica parente dei dischi volanti.

Conclusione. Tempo fa fui contattato da Massimo Mongai che mi chiese se avessi seguito la storia di Ginger e se avessi voglia di scrivere qualcosa su questo “enigma” tecnologico. Inizialmente la cosa mi suonò assolutamente nuova. Solo dopo qualche giorno sfogliando il mio “archivio” di articoli tratti dalle più svariate riviste mi accorsi di aver ritagliato da un “Newton” dell’aprile del 2001 un articolo dal titolo Il mistero di nome Ginger. All’epoca catalogai questo articolo come “beffa tecnologica” e nonostante l’indubbio interesse dell’articolo in sé di fatto me ne dimenticai. Nel frattempo l’attenzione su Ginger era esponenzialmente cresciuta. Ma cosa è Ginger? Esistono due modi di rispondere alla domanda; i due modi sono solo apparentemente antitetici

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(fig. 6)

1) Ginger è una tecnologia rivoluzionaria (vedi fig. 6), un mezzo di trasporto che ricorda un monopattino. Tuttavia si tratta di un concentrato tecnologico di altissimo profilo (basato sull’utilizzo di giroscopi) che elimina molte delle interfacce oggi utilizzate per condurre un mezzo di trasporto a vantaggio di un’interazione più completa tra corpo e veicolo. Ginger promette di integrare le funzionalità dei più moderni mezzi di trasporto con la flessibilità e la maneggevolezza di una bicicletta.

2) Ginger è un “oggetto non identificato” prodotto residuale di tensioni appartenenti al secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. Ginger è una ingegnosa macchina comunicazionale capace di fare leva su un pubblico generazionalmente trasversale. Lo fa coniugando fantasmi e tensioni mai del tutto scomparse. Ginger è un artificio linguistico capace di giocare su quella compresenza gerarchica di sviluppi “evolutivi” di cui si è parlato all’inizio. Ginger è il sogno della casa elettroautomatizzata e dei tapis-roulant disposti lungo tutta la superficie stradale della metropoli. In Ginger troviamo un po’ dell’auto volante di Gernsback, della Dymaxion car di Fuller e anche un po’ della bicicletta ma solo nella misura in cui in quest’ultima si può rintracciare un certo grado di parentela genealogica con i dischi volanti.

Non ho voluto esaminare gli aspetti tecnologici di Ginger: nessuno lo può fare dato che si tratta realmente di un mistero comunicato solo attraverso fascinazioni e suggestioni. Allo stesso modo non ho elementi per giudicarlo dal punto di vista del piano di verità e di fatto allo stato dell’arte questo è forse l’aspetto meno urgente. Ginger resta un evento mediale al pari delle luci non identificate che periodicamente attraversano i cieli terrestri. Al pari di queste, Ginger affascina in quanto fantasma di un futuro che non c’è mai stato. Niente di nuovo quindi? Non proprio. Confesso di volerci credere e non solo per motivi di ecocompatibilità ma soprattutto perché Ginger potrebbe essere una risposta seppur parziale alle tensioni rievocate da quello spot di cui ho parlato all’inizio. In sostanza mi piace pensare a Ginger come al riemergere di un presente momentaneamente dimenticato che in questi anni ha lavorato sotterraneamente “rosicchiando” porzioni sempre più evidenti di realtà.

 

GINGER, AUTO E FS

previsioni azzeccate o meno

di Antonio Pumilia

ging5(fig.7): Ginger

Facciamo un parziale seguito all’articolo di Carli su fantascienza e mezzi di trasporto. A parte le foto di Ginger, le foto che vedete in questo articolo sono tratte da un libro del 1962, Automobili: ieri oggi e domani di Enzo Anelucci, disponibile (di sicuro) presso la BNCR, ossia la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Si tratta di un perfetto esempio di quanto Carli dice quando parla della “nostalgia di un futuro che non c’è stato” come sentimento ispiratore del design degli elettrodomestici degli anni della prima metà del secolo XX. Le foto illustrano il capitolo finale del libro, quello in cui si parla, appunto del “domani” dell’auto. E fa previsioni sballate, come nel 99% dei casi di chi prova a fare previsioni sui comportamenti futuri della gente, compresi gli esperti di Teoria del Caos.
Ad esempio, prevede come estremamente comuni e diffuse, auto a tre o a sei ruote; oppure auto a turbina; oppure auto con le ruote messe non ai quattro angoli di un rettangolo (come sono tutte da sempre in tutti i veicoli a quattro ruote da 3000 anni) ma ai quattro vertici di un rombo.

Tutte cose che non sono mai andate al di là della pura e semplice sperimentazione, ammesso e non concesso che siano state sperimentate. Non solo non ha previsto “Ginger”. Questo non è niente di strano. Nessuno ha previsto né Ginger né niente di simile.

auto1Ma soprattutto all’inizio del capitolo, l’autore dice:”…per immaginare il domani dell’automobile, vicino o lontano che sia,si possono seguire due vie, quella della più libera immaginazione, della “fantascienza” o quella delle deduzioni basate su quanto il tecnico di oggi ha già sperimentato e studiato per il domani.Qui si è preferita la seconda soluzione”

Toppando alla grande, dico io. In altre parole , di nuovo, la fantascienza usata per definire cose improbabili se non impossibili, casomai fantasiose e gradevoli, ma assolutamente poco serie e poco futuribili. Poco male anche qui. Noi che amiamo la FS sappiamo benissimo che non è questo che conta, che non è l’aderenza delle previsioni alla realtà che caratterizza realmente la FS. E che essere seri non vuol dire essere seriosi.

Serioso invece è stato l’autore. Il quale dichiarando di non voler fare previsioni “fantascientifiche” ma “tecnicamente serie”, ha toppato alla grande. Nulla di quanto previsto da lui si è realizzato, mentre lui non ha previsto che il futuro dell’automobile sarebbe stato caratterizzato non da novità tecnologiche ma dalla diffusione di massa delle automobili. Il motore a scoppio è sostanzialmente lo stesso di 150 anni fa. Mentre già dal 1962 al 1972 il fenomeno più significativo per il mondo dell’automobile è stata la diffusione dell’automobile come oggetto necessario, non voluttuario e di massa.

Nei primi anni 60 forse non lo si poteva prevedere; ma le automobili erano destinate a diventare una delle principali cause di morte degli italiani, per lo meno la principale se non quasi l’unica (attentati a parte!) causa di morte violenta. Per non parlare dei cancri alle vie respiratorie provocati dall’inquinamento.

auto2E questo il serioso e scientifico “tecnico” del 1962 non lo ha saputo prevedere. Tanto valeva dichiarare possibili le macchine volanti di tanta fantascienza! Qual’è il futuro di Ginger? Ah, saperlo! Auto volanti ad antigravità per il 2102, fra cento anni? Se saranno meno inquinanti, ben vengano.

Ecco il punto: più che il futuro realmente possibile dovremmo augurarci il futuro più desiderabile.

E lavorarci su…

Per chi voglia approfondire su Ginger:

Sito ufficiale Segway Italia

Archivio La Repubblica

 

1 aprile 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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