Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Quando i personaggi escono dai libri

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Si sa che certe volte il personaggio letterario da un lato prende tanto la mano al suo autore da diventare un’ossessione, dall’altro raggiunge tanta popolarità e vividezza presso i lettori da mettere in disparte il suo creatore e da essere quasi considerato una cosa viva. L’esempio più clamoroso è quello di Sherlock Holmes e Arthur Conan Doyle.

LoHobbit_AdelphiMa c’è una interessante variante letteraria a questa situazione, ed è quella del trasferimento totale della fantasia in realtà e viceversa; della trasformazione del mondo immaginario in mondo reale e della possibilità di una osmosi tra i due. In altri termini, è come se diventasse concreta, quindi sul piano della quotidianità, la teoria di Tolkien circa la “subcreazione”: Dio crea il Mondo Primario, lo Scrittore come un Demiurgo di grado inferiore crea il Mondo Secondario, quello descritto nei suoi libri, ma con tutti i crismi della “realtà”.

Un esempio ben riuscito è un film di qualche anno fa: Inkhearth – La leggenda di Cuore d’Inchiostro che si ispira al primo volume di una trilogia di una scrittrice per una volta tanto non angloamericana bensì tedesca, Cornelia Funke: Tintenherz (2003), tradotto senza molta eco da Mondadori come Cuore d’Inchiostro (2005) e ripresentato nel 2009  in occasione del film di Ian Softley. Gli hanno fatto seguito Veleno d’Inchiostro nel 2005 (Mondadori, 2006) e Alba d’Inchiostro nel 2008, non tradotto ancora. Un romanzo assai curioso e particolare sotto molti aspetti e che riprende con qualche novità  un tema non del tutto nuovo nella letteratura fantastico-fantascientifica.

inkheart_2L’autrice, intanto, segue una via già tracciata soprattutto dal suo compatriota Michael Ende con il fortunatissimo La Storia Infinita (1979), da cui è stato tratto il film di successo di Wolfgang Petersen (1984), dove si narra di come il piccolo Bastiano entri nel mondo del libro per salvare il Regno di Fantàsia dall’avanzata del Nulla.
E’ quel che si definisce un “metalibro”: un libro nel libro. Lo stesso è per Cuore d’Inchiostro dove però l’autrice introduce, non si sa quanto consapevolmente (e se fosse stata inconsapevole è ancor più significativo), una fondamentale variante: un “medico dei libri”, Mortimer, ha la straordinaria proprietà di rendere reale quel che legge, personaggi, cose, avvenimenti, fenomeni naturali. In sostanza in questo modo si rende in un contesto di favola moderna un potere tradizionale, il Potere del Verbo, la Potenza creativa della Parola. Magari ricordare che secondo moltissimi miti delle origini (da quello cristiano a quello induista) tutto ha origine da una parola o da un suono potrà sembrare esagerato, così come ricordare che una parola iscritta dal rabbino Loew sotto la lingua o sulla fronte d’argilla dà vita al golem, ma almeno non si può non rammentare che sia la religione sia la magia si basano sull’esattezza della parola durante i riti: sbagliando le parole i riti non funzionano più, le evocazioni non hanno efficacia.

Le parole giuste, quindi, producono effetti sul piano sia metafisico che reale. Mortimer per produrre effetti non solo deve pronunciare le parole esatte, ma deve leggerle sul libro, non può dirle a memoria. E non importa dove esse sono scritte, purché lo siano: per indirizzare gli eventi in un senso diverso da quello previsto dal romanzo fantastico intitolato appunto Cuore d’Inchiostro, Meggie, la figlia di Mortimer che ne ha ereditato il potere, deve scrivere il nuovo finale sul suo braccio e quindi leggerlo. E’ questo anche il Potere della Fantasia o, se vogliamo in senso più lato, della Immaginazione: il mago, e qui il “medico dei libri” e sua figlia, hanno la capacità di trasferire dal Mondo Secondario al Mondo Primario le creazioni della fantasia di uno scrittore. Non solo, ma questo si rivela un duplice trasferimento: come per compensare un vuoto che non può sussistere, se qualcosa viene attratto da una parte, un’altra cosa viene spostata dall’altra. E ciò complica, come si può immaginare, la faccenda.

typewriter-in-the-sky-v-smallDei mondi letterari che prendono realtà e magari coinvolgono e quasi imprigionano il loro autore se ne era occupato sin dagli anni Quaranta un prolifico scrittore americano dei pulps, L.Ron Hubbard, poi divenuto fondatore prima della Dianetica poi della controversa Scientologia, che nel 1940 pubblicò sulla rivista Unknown il romanzo Typewriter in the Sky tradotto su un vecchio Urania come La trama nelle nubi. E il mondo immaginario dei libri, soprattutto dei classici inglesi, diventa una specie di multiverso alternativo che fa da sfondo addirittura ad una quadrilogia che ha reso famoso il praticamente sconosciuto inglese Jasper Fforde: Il caso Jane Eyre (2001), Persi in un buon libro (2002), Il pozzo delle trame perdute (2003), C’è del marcio (2004), tutti editi da Marcos y Marcos. La protagonista dal buffo nome di Thursday Next (Giovedì Prossimo) fa di professione la “detective letteraria”, cioè in un mondo alternativo che si basa sulla letteratura deve impedire che le trame dei romanzi vengano modificate e che i personaggi, usciti da quelle legittime e codificate, combinino pasticci.
E se non vogliamo risalire addirittura ai pirandelliani Sei personaggi in cerca d’autore, perché potrebbe essere considerato un riferimento troppo pretenzioso (ancorché legittimo), possiamo almeno ricordare La rosa purpurea del Cairo (1985), di cui è regista Woody Allen, dove il protagonista di un film che ha questo stesso titolo, stanco della monotonia della sua parte, esce letteralmente dallo schermo e vive vita propria accanto ad una sua innamoratissima fan. E perché, a questo punto, non anche un fumetto del Corriere dei Piccoli alla sua epoca famoso? Certo, proprio quel Pier Cloruro de’ Lambicchi, realizzato da Giovanni Manca nel 1930, l’inventore dell’arcivernice: spalmandola su un personaggi dei libri, dei quadri, dei manifesti, li porta a vita reale con negative conseguenze per lo sfortunato scienziato.

dueserpentiCome si vede, andando a scavare in alto e in basso si possono trovare molti riferimenti a prima vista impensabili. Le idee di Cornelia Funke hanno diramazioni e antecedenti che – in maniera più o meno indiretta – si basano su una teoria di fondo: il Mundus Imaginalis, per usare il termine del francese Henri Corbin, ha una sua consistenza ed una sua esistenza, anche se non sul piano della nostra Realtà: si possono richiamare entità da esso, ci si può trasferire in esso, lo si può rendere vivo e concreto. I due Mondi, Primario e Secondario, possono essere in comunicazione: e c’è chi può trovare migliore l’uno o l’altro, come lo stesso autore di Cuore d’Inchiostro che, alla conclusione del film, chiede a Meggie di trasferirlo nel mondo fantastico che lui stesso ha creato, che ormai reputa migliore del mondo in cui vive ed ha scritto il romanzo.

Infine, non si può non notare un fatto curioso: la scrittrice tedesca pur creando i personaggi principali dai nomi inglesi ambienta tutto il suo libro in Italia, e lo stesso autore del romanzo che è al centro della trama è un italiano, Fenoglio (peccato, però, che la copia del libro trovata in Italia abbia sempre il titolo inglese!). I paesaggi sembrano quelli delle Alpi al confine della Svizzera e la villa della zia Elinor sembra sul Lago di Como, e la città di Fenoglio una cittadina ligure (le scene sono state girate ad Alassio e Albenga), e la roccaforte del bandito Capricorno è un borgo abbandonato del comune di Balestrino. Tutto visto con gli occhi ed il ricordo di una turista tedesca che ha trascorso meravigliose vacanze nel Bel Paese!

 

   GIANFRANCO DE TURRIS

 

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21 aprile 2014 - Posted by | Fantascienza | , , , , , ,

1 commento »

  1. non voglio esca il clown da un certo libro che ho in casa…

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    Commento di cooksappe | 21 aprile 2014 | Rispondi


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