Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Perché votare contro: l’omelìa di Epifanio

Le ragioni addotte dal monaco Epifanio a sostegno della sua battaglia sono in buona sostanza riconducibili a due. La prima consiste nel denunciare la Prima Direttiva come pessimistica, la seconda, a essa conseguente, è accusarla di privare le civiltà della Galassia della grande occasione etica consistente nello scambio di doni.

E’ possibile – si domandava il monaco – che le più avanzate culture della Galassia, elaborate dalle razze più intelligenti ed evolute, almeno dal punto di vista tecnologico, dichiarassero di non essere capaci di avere rapporti con civiltà meno progredite senza produrre danni irreparabili? E non è forse una pretesa assurda quella di giudicare una civiltà solo sulla base del suo sviluppo tecnico, nello specifico nel campo dei viaggi stellari? La sapienza di un popolo non ha valore?

Secondo Epifanio da questo punto di vista la Prima Direttiva nasconde un atteggiamento rozzo, ipocrita e insicuro, dato che permette scambi fra culture solo una volta che questi sono diventati inevitabili. In questo modo ci si rassegna agli incontri fra civiltà quando non si possono proibire, si subiscono gli eventi e non li si guida. Alla radice di tutto ciò stanno una inaccettabile concezione negativa dei rapporti fra culture diverse e un culto razzista dell’apartheid, che a loro volta sottendono un atteggiamento teologico incompatibile con l’ottimismo che domina le Sacre Scritture. L’umanità e tutte le razze intelligenti, la creazione nel suo complesso sono state redente e salvate da Gesù Cristo. Il male è stato sconfitto una volta e per sempre, ne consegue che il timore nei confronti del mondo, la paura del prevalere necessario di una sua presunta natura negativa si configurano come una sfiducia nell’opera di redenzione già pienamente realizzata, per tutti e per ciascuno, dal Cristo.

“Ma – prosegue il monaco Epifanio nella sua argomentazione – l’evidenza dell’errore della Prima Direttiva è confermata dall’effetto primario e fondamentale che essa produce: rendere impossibili i gesti di amore, il libero scambio di doni fra razze e culture diverse e lontane. Certo deve essere chiaro  – egli aggiunge – che l’obiettivo al quale devono tendere i rapporti fra comunità, governi, popoli, razze, pianeti e ammassi stellari abitati non può che essere quello di donare agli altri il meglio di quanto possiedono, in tutti i campi. Per far questo bisogna essere coscienti della natura profonda del dono, la quale rifiuta di comprendere elementi di violenza, insiti in ogni pretesa di unilateralità. Chi dà senza ricevere, senza essere disponibile ad accettare niente in cambio, avverte il monaco, commette un atto di violenza.

Solo Dio può donare se stesso senza accogliere un contraccambio e nel medesimo tempo senza usare violenza su chi riceve questo dono. E quante accortezze ha dovuto predisporre per poterci riuscire! Si è nascosto nella natura fisica dell’universo, si è celato dietro leggi complesse, si accosta in punta di piedi al nostro animo, si è messo al riparo dietro il dubbio che circonda persino la sua esistenza. Solo così ha potuto consegnarci il dono d’amore perfetto che ha predisposto per tutti noi prima dell’inizio dei tempi. Noi, sue creature, non dobbiamo presumere di saper fare meglio di Lui, di poter dare senza ricevere mantenendoci puri dalla violenza. I genitori saggi quando consegnano un dono ai loro figli chiedono in cambio un bacio di ringraziamento per certificare che la situazione che si è venuta a creare non è sbilanciata, non ha creato un debito, ma si è realizzata all’interno di un rapporto affettivo paritetico.

Questo è in sintesi il ragionamento che il monaco Epifanio ha proposto alla Camera dei Rappresentanti come schema base per l’instaurazione e la crescita dei rapporti fra civiltà che si trovano in stadi di sviluppo diversi. Una nuova Prima Direttiva, destinata a sostituire quella attuale, nel caso venisse soppressa, è ancora in fase di elaborazione testuale, ma si dovrà basare sul principio che ogni cultura scoperta in qualsiasi angolo della Galassia va considerata come un dono di Dio all’insieme delle razze senzienti e farà obbligo di ricercare da subito quale possa essere l’apporto della nuova arrivata alla crescita del sapere e del senso etico comuni. In questo contesto diviene possibile anche domandarsi in che modo il complesso delle civiltà tecnologicamente più evolute può contraccambiare la crescita di conoscenza che essa per prima richiede, riceve e accoglie.

“Solo accettando questi principi – ha sostenuto con successo il monaco Epifanio – la Federazione dei Pianeti Uniti si pone in modo corretto nei confronti della salvezza, fine ultimo dell’uomo e dell’universo, già presente e attiva nella Galassia, che in un futuro a noi sconosciuto si rivelerà nella sua pienezza”.

Sergio Valzania

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