Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Ci siamo quasi…

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A breve sarà on-line il nuovo blog: “IL TREDICESIMO CAVALIERE 2.0“, che si propone di stupire i fedelissimi e di coinvolgere sempre più appassionati ed esperti di scienze delle spazio e fantascienza.    

Il Team di autori e  in particolar modo il responsabile supremo, sua eccellenza Roberto Flaibani, stanno lavorando a ritmi serratissimi  con l’intento di creare un ambiente accogliente, che riesca a coinvolgere e a nutrire la sete di conoscenza verso ciò che ci circonda. 

Completamente rinnovato in grafica e funzionalità, ma sulla consolidata  linea guida del suo predecessore, Il Tredicesimo Cavaliere 2.0 vi invita a lasciare commenti, idee e suggerimenti al fine di prepararsi al meglio al suo lancio.

 

31 maggio 2016 Posted by | 4th Symposium IAA - SETI, Astrofisica, Astronautica, by G. de Turris, Carnevale della Chimica, Carnevale della Fisica, Carnevale della Matematica, Ciberspazio, Cinema e TV, Difesa Planetaria, Epistemologia, Fantascienza, Giochi, Letteratura e Fumetti, missione FOCAL, News, NON Carnevale della Fisica, Planetologia, Radioastronomia, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio, Senza categoria, SETI, Volo Interstellare | Lascia un commento

Anche i computer hanno un’anima ?

hello mac apple

“Non parlo male del mio computer, temo che si vendichi”

Fausto Gianfranceschi

Abbiamo la tendenza, sicuramente per farle più “nostre”, a umanizzare le cose, soprattutto le macchine, quali oggetti utili, di lavoro e di divertimento: ad esempio, diamo un nome alle barche, magari anche alle automobili e agli aeroplani. Spesso alcuni specialisti ritengono qualcosa di strettamente personale gli strumenti del proprio lavoro, una specie di prolungamento di se stessi, come in realtà sotto un certo aspetto lo sono: dalla zappa del contadino, allo scalpello e alla pialla del falegname, ma anche la penna dello scrittore, il bisturi del chirurgo. Tutti sono prolungamenti artificiali di qualcosa di naturale: la mano, il braccio, il piede, in ultimo il cervello. I guerrieri dell’antichità, i cavalieri del medioevo davano un nome alla propria spada: non solo era il prolungamento del proprio braccio, ma del proprio Io: aveva un nome e anche un’anima… La spada veniva sepolta con il guerriero morto, la spada del re veniva spezzata. Durlindana ed Excalibur sono entrate nella storia e nell’immaginario collettivo, per non parlare delle spade degli eroi del Signore degli Anelli, da Glamdring la spada di Gandalf a Pungolo la spada di Frodo a Anduril la spada di Aragorn.

personal computer PC microcomputer

Commodore PET 2001

Oggi uno strumento di lavoro diffusissimo e universale ad appena una quarantina d’anni dal suo lancio commerciale (il Commodore PET 2001 nel 1975) è il computer personale, quello che una volta si chiamava il “cervello elettronico”, o anche “calcolatore elettronico”, termini che non usa più nessuno. Ma, proprio da questa definizione si capisce come si tratti di uno strumento di lavoro che maggiormente si avvicina all’essere umano, appunto per la sua capacità logica di elaborare dati, informazioni, di scrivere, di disegnare e di fare un numero incalcolabile ormai di funzioni. E proprio per questo il computer risulta ormai la più umanizzata delle macchine.

 

personal computer PC microcomputer

Commodore 64

Sin dall’inizio si è usata nei suoi confronti una terminologia umanizzante: i computer si ammalano, i computer vengono infettati, li colpiscono dei virus, dai bachi (bug), devono essere curati, sono soggetti a periodiche epidemie, a veri e propri contagi diffusi in tutto il mondo eccetera eccetera. Non essendo il computer passivo come la televisione, ma attivo (risponde ad esempio per scritto e oggi anche in voce anche perché ormai gli puoi impartire ordini vocali e dettare testi parlandogli), i suoi utenti si rivolgono a lui personalizzandolo: ci dialogano, lo blandiscono, lo accusano, inveiscono contro di lui, cercano di non irritarlo. Ma, per umanizzato che sia il computer resta una macchina che, spesso e volentieri, non si smuove, non la si convince, non si riesce a farla ragionare…. Il tecnico cui porto a riparare il mio pc una volta mi disse: “Il computer è una macchina illogica”. E se lo dice lui…. Negli Stati Uniti è diffusa la “sindrome da computer”: lo stress che si accumula di fronte alla ostinazione e alla ostilità della macchina si scarica su di essa: impiegati, dirigenti, soprattutto giornalisti vi si scagliano contro a pugni e calci, a martellate, anche a revolverate…

personal computer PC microcomputer

Rete di computer

Ora è stato fatto un ulteriore passo avanti nel modo di considerare sempre più umano il computer, ed è stato fatto in una nazione di civiltà e mentalità diverse da quelle degli Stati Uniti e comunque dell’Occidente. In Giappone il computer che non funziona soprattutto perché infettato da virus, perché sottoposto ad attacchi di pirati informatici (ne avverrebbero come minimo 35mila al mese), non lo si maledice, non lo si prende a calci, non lo si distrugge a martellate, ma lo si porta a far benedire in un tempio shintoista per purificarlo dal “maligno digitale”. E’ accaduto qualche temo fa al tempio Kanda Myojin di Tokyo dove si sono riuniti con i loro computer infestati i professionisti di tecnologia informatica ed i membri dell’associazione dei commercianti di elettronica del quartiere Akihabara della capitale giapponese. E il parallelo che viene in mente subito è l’indemoniato che viene esorcizzato in una chiesa cattolica.
Meno strano di quel che sembri, una logica evoluzione delle cose: noi non portiamo forse a far benedire cani, gatti e cavalli? non portiamo a far benedire le automobili? e non portiamo ad esorcizzare in chiesa gli indemoniati? Il computer, ormai metà macchina metà umano (non si stanno elaborando chip biologici?), viene invaso da entità indesiderate che lo bloccano, lo fanno straparlare, lo fanno impazzire, letteralmente gli fanno dare i numeri: e per non impazzire anche loro, i meno violenti giapponesi lo portano a far benedire, ricorrono all’esorcista informatico… Dalla fantascienza il computer infestato è approdato alla realtà. Quindi, sarebbe necessario che accanto alla consolle, vicino alla tastiera, si cominci a tenere una bottiglietta di acqua santa con relativo aspersorio…

 

computer2

E, una volta scientificamente accertato che anche i computer hanno un’anima (il problema se l’erano posto sia Isaac Asimov che Philip Dick, m anche Cliffotd Simak), forse sarebbe il caso di prendere in considerazione l’ipotesi di “battezzarlo” appena uscito di fabbrica…Ma, ci si potrebbe chiedere, l’anima del pc dove si trova? Nell’hardware o nel software, nella “ferraglia” o nel programma? Un bel problema, quasi filosofico. Sta di fatto, però, che ogni tanto riceviamo nella nostra posta elettronica messaggi di questo tipo: “Ciao! Sono il programma X. Mi occupo della mailing list di Y. Sto lavorando per il mio responsabile che può essere contattato a Z…”. Meditate gente, meditate.

personal computer PC microcomputer

Desktop computer

Peraltro. la situazione è diventata reversibile. Il computer si umanizza, l’uomo si computerizza, magari soltanto a partire dal proprio nome. Negli Stati Uniti un certo Jon Blake Cusack di Holland (Michigan) passerà alla storia per aver deciso di chiamare suo figlio “2.0”, come fosse la nuova versione di un programma informatico. Lui, il padre, sarebbe dunque “1.0”, tanto da auspicare che un futuro nipote venga chiamato “3.0”. Questo perché il signor Jon Blake Cusack è “un appassionato di computer e software” ed ha visto il film Novecento di Tornatore e Baricco in cui un ragazzino veniva chiamato, appunto, “Novecento”… Questo americano non solo dà i punti agli stravaganti nomi che s’impongono in Romagna, ma apre una moda al passo coi tempi demenziali che stiamo vivendo. Un esempio atroce di totale spersonalizzazione: nessuno ha infatti ricordato che nelle grandi antiutopie del secolo trascorso, da Noi di Zamjatin a Il mondo nuovo di Huxley, da Antifona di Ayn Rand a 1984 di Orwell, i nomi propri sono accompagnati o sostituiti da una sigla ed un numero allo scopo di far scomparire ogni individualità nell’ambito di una società in cui si applicano integralmente il comunismo o un capitalismo esasperato. Un mondo di macchine umanizzate e di uomini-macchina. Ai lettori che desiderano approfondire l’argomento degli esseri ibridi, metà uomo metà macchina, consigliamo la lettura di “Elogio del Cyborg“.

 

GIANFRANCO de TURRIS

9 maggio 2016 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Giochi, Letteratura e Fumetti, Senza categoria | , , , | Lascia un commento

Il Tevere è Radioattivo?!

Capita qualche volta ai blogger fortunati come me, di imbattersi in quel tipo di continua rielaborazione mentale di un’idea che un John Coltrane e un McCoy Tyner fanno con un tema musicale. E’, né più né meno, ciò che Mongai fa con gli stilemi della fantascienza. Insomma quello che segue mi sembra l’ennesimo mattone del Mongai-pensiero, la costruzione bizzarra e un po’ sbilenca, e forse per questo così divertente, che l’autore sta sviluppando da tutta una vita, eppure da me ha avuto un unico contributo: il nome. Di questo, però, meno gran vanto. (RF).

città volante magnetismo fantascienza

Essere morsi da un ragno radioattivo può trasformare un essere umano in un uomo-ragno dotato di superpoteri? Sì, è successo a Peter Parker. Una simile ipotesi è fanta-scientifica, ossia almeno in parte “scientifica”? Sì. Ni.  E cadere nel Tevere e imbattersi in un bidone di sostanze radioattive? E
diventare un supereroe a Tor Bella Monaca? E’ o non è un film di fantascienza? Nel senso della parte “anche” scientifica? Secondo Massimo Mongai sì.

Diciamo che è uno stilema classico della fantascienza, come le storie di animali ingigantiti dalle radiazioni dei film e dei fumetti anni ’50, o i superpoteri di Superman che verrebbero dal fatto che lui è un umano nato su un pianeta con una forza di gravità superiore a quella della Terra sulla quale salta e poi vola, e si trova sotto un sole giallo che diversamente da quello rosso in cui è nato gli dà gli altri superpoteri. Si tratta di ipotesi “scientifiche” a dir poco molto ingenue, risalenti a decenni fa e molto datate, che oggi non verrebbero usate. Non a caso sono idee “vecchie”, e che risalgono, in particolare Superman, al periodo della grande esplosione della pulp-fiction, ossia agli anni 20/30 quando non a caso nasce il periodo dell’Epoca d’Oro della fantascienza.

Eppure c’è chi lo ha fatto anche recentemente anche in Italia ed è un regista di tutto rispetto, Gabriele Salvatores con Il Ragazzo Invisibile, nel 2015. E’ vero, il gruppo a cui apparteneva il protagonista era un gruppo di mutanti, che a loro volta erano la conseguenza di un qualche esperimento nucleare.
Ed ora è in sala un altro film fantascientifico di questo tipo, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, nel quale tutto parte dalla casuale immersione del protagonista in un punto del Tevere in cui sono “nascosti” dei fusti contenenti rifiuti radioattivi, un misterioso materiale non chiaramente determinato né nelle qualità, né nella provenienza: lui ne rompe uno, la materia esce e lui ne viene completamente avvolto, la inghiotte, insomma fa una vera full immersion nella radioattività. Donde superforza, super resistenza, capacità di autorigenerazione.

Il film è bellissimo! O almeno godibilissimo, coraggioso, divertente e sta avendo un discreto successo basato sul passa parola eccetera. Il consiglio è di andare a vederlo.

superpoteri invisibilità fantascienza gabriele salvatores

Però la domanda più interessante che ci si può porre è quella relativa alla plausibilità reale dei presupposti scientifici della storia. Di questa come di tante altre le storie di fantascienza.
Il grande Philip Jose Farmer ha detto che un romanzo di fantascienza deve rispettare le conoscenze scientifiche del momento storico in cui l’autore scrive e se questo elemento è rispettato il racconto resta “di fantascienza” anche se a distanza di anni quei presupposti scientifici sono stati smentiti. Ad esempio il ciclo di John Carter di Marte di E.R.Burroughs, descrive un pianeta con atmosfera, acqua, foreste, una temperatura medio alta, tutte cose che oggi noi sappiamo per certo non esser vere, ma all’epoca di Burrgoughs non si sapeva. Oddio, forse chiedendo meglio a qualche scienziato/astronomo più aggiornato, forse, chissà qualcosa si sarebbe potuto sapere.

La”chimica” sulla base della quale Frankenstein crea la sua “creatura” assomiglia un po’ all’ alchimia, ma di sicuro non c’entra la magia, anzi in ballo c’è dichiaratamente solo la scienza. E così via: Jekill diventa Hyde per l’uso di sostanze chimiche non di un filtro magico, Gulliver sale su una isola volante, Laputa, che si muove e vola perché ha una serie di calamite che lo permettono, e questa è l’origine della FS.

Ora, quella della plausibilità scientifica di un racconto fanta-scientifico non è questione da poco. Anzi. La fantascienza è un genere potente in cui fantasia e creatività dell’autore possono scatenarsi letteralmente attraverso non solo tutto l’Universo ma anche i molti altri Universi possibili teoricamente, ipotizzati da molti scienziati; non solo spaziare nel futuro, ma anche in un futuro così remoto da non essere concepibile o alla fine del tempo o all’inizio del tempo o anche prima, perché no?

Sempre rispettando i “limiti” della scienza, o almeno non facendo affermazioni o ipotesi esplicitamente contrarie alle leggi scientifiche. Da parte di molti autori si tende a contaminare le storie con elementi che di scientifico hanno poco, se non addirittura nulla, se non, orrore, proprio misitico-magici. Sono contaminazioni che non hanno di solito un gran futuro, perché gli appassionati di FS sono estremamente esigenti e pignoli.

jeeg supereroismo fantascienza cinema film

Ma alla fin fine, forse, quello che conta non è il risultato? Non lo so. Onestamente non lo so.

Ad esempio l’idea di uno che cade nel “biondo” Tevere e si imbatte in scorie radioattive può accadere, considerando che lo smaltimento dei rifiuti pericolosi è ormai sempre più spesso in mani illegali e criminali che disseminato rifiuti letali ovunque sul territorio, perché non nel Tevere? E però che le radiazioni possano dare dei superpoteri è come ho detto idea vecchia, la cui fanta-scientificità forse non è più accettabile.

E però dico “forse”, perché il film mi è molto piaciuto. E questo è accaduto perché l’idea è stata ben sviluppata, in una storia che ha anche molti altri elementi: i manga, la cultura pop di fumetti e cartoni animati, la commedia, il thriller, il film sulle mafie cattive, c’è di tutto, Forse anche un po’ troppo.
Diciamo che quell’idea è un tipico stilema della FS e dicesi stilema:

“…Unità corrispondente a una scelta stilistica nel campo lessicale (egregio di fronte a chiarissimo in un indirizzo), sintattico (Dante nasceva nel 1265 di fronte a nacque), morfologico (gli disse di fronte a disse a lui), estens. Movenza stilistica, procedimento stilistico di un autore, di una scuola, di un periodo.”

C’è da aggiungere poi che una delle caratteristiche più tipiche e forti della fantascienza e ben rappresentata dalla domanda posta da Isaac Asimov ed altri: what if, tradotta di solito con l’espressione che cosa potrebbe accadere se….E segue una ipotesi “fantascientifca” e segue anche una storia. Di solito se l’autore è bravo il risultato è estremamente gradevole. Certo, se vi piace la fantascienza. C’è a chi non piace. Perché occorre attuare anche una forte sospensione dell’incredulità. Non tutti vogliono o ne sono capaci, e questo è il motivo per cui la FS è ansiogena ed antipatica. Ne volete una ulteriore prova? Presto detto.

Il film sta avendo un notevole successo al botteghino, fin dal primo week-end, prova del fatto che il film piace e che funzionano sia il trailer, sia l’immediato tam-tam. E’ sorprendente tuttavia constatare che quasi nessuno usa il termine “fantascienza” per definire il film. In una intervista a Radio24 lo stesso regista lo ha definito un film supereroistico, ossia relativo ai supereroi, come se questi fossero qualcosa di altro rispetto alla Fantascienza. Ed il termine in questione, “supereroistico” o “superomistico”, è usatissimo in quasi tutti gli articoli e le segnalazioni del film, tutte positive, si badi bene.

Il film piace ed ha critiche positive a patto di non definirlo come un film di fantascienza. E la questione è antica! Il termine FS indica molte cose ma spesso cose non positive, le frasi tipiche sono “ma questa è roba da fantascienza” oppure “questa non è mica fantascienza” in relazione alla presentazione di progressi scientifici o tecnologici ed altre espressioni relative ad altri elementi culturali. Il regista stesso ha dichiarato di aver tentato per 5 anni di trovare soldi e di averceli messi poi di tasca sua, almeno in gran parte, perché appunto non trovava finanziamenti (film peraltro di basso budget, pare, circa 1,7 milioni di euro che per un film italiano in assoluto è poco, per un film di Fs è niente). La FS è un genere ambito dal pubblico ma immensamente screditato in Italia da parte da chi ci dovrebbe investire.

dr-jekyll-and-mr-hyde doppiapersonalità cinema superpoteri vintageCi sono continuamente film di FS americani in sala, una media di 3 o 4 film al mese, più gli altri che poi arrivano direttamente in televisione, parliamo di 40/50 film l’anno, il pubblico li va a vedere ed è un pubblico intergenerazionale e intersessuale, come dire, tutti: uomini e donne, giovani e vecchi, il grande pubblico. Ma i produttori italiani ignorano il genere e perfino l’autore di un film di successo come questo, a successo ormai acclarato, non usa il termine fantascienza! Da sempre sostengo che questo è il principale segno di minorità culturale della FS, ed è tutto nella testa di chi se ne occupa, gli autori per primi.

MASSIMO MONGAI

9 marzo 2016 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , | Lascia un commento

Guerre Stellari settimo episodio in 10 epitaffi

1-star-wars-force-awakens-photo-shoot-time-magazineVisto Il Risveglio della Forza, settimo episodio di Guerre Stellari e primo della nuova trilogia di J.J.Abrams per la Disney ormai proprietaria della Lucasfilm, si può dire come premessa che due affermazioni di Lucas e della Disney stessa sono del tutto errate. Il primo aveva definito la saga da lui ideata, diretta e prodotta una soap opera, mentre la seconda aveva affermato e fatto dire dai suoi uffici stampa che il nuovo episodio poteva essere visto anche da chi non aveva conosciuto né sentito parlare dei precedenti sei. No. Quella di Lucas era una vera e propria favola proiettata nel futuro, e chi non ha visto gli episodi precedenti non ci capisce un accidente, magari solo per sommi capi.Infatti, tanto per essere schematici ecco dieci buoni motivi per criticare Il risveglio della Forza:

1.

E’ in fondo esattamente una pura soap opera in salsa stellare invece che salsa terrestre nella essenzialità del termine: la trama è una serie ininterrotta di agnizioni, di figli perduti e ritrovati, di scontri fra padri e figli, di antichi amanti che si rivedono dopo decenni e così via. E meno male che la trama era “blindatissima”, come si è scritto, per proteggere la sua originalità… Addirittura!

2.

E’ un film banale: la sua trama è del tutto elementare, senza alcuno scatto, con due o tre colpi di scena che rientrano appunto nella mentalità e nella tecnica della telenovela e non certo della favola e nemmeno della storia d’avventura, e quindi manca di una vera tensione.

3.

E’una vicenda in cui, a veder bene, Abrams ha eliminato ogni riferimento alto al vero senso e al valore della Forza, cardine della saga lucasiana. Nemmeno indiretto, nemmeno come riferimento positivo, aspirazione e auspicio, dato che i Cavalieri Jedi sono scomparsi. Anche nel rappresentante del Lato Oscuro usa la Forza, Kylo Ren, risulta essere come un semplice superpotere da “cattivo” Marvel grazie al quale è possibile leggere nel pensiero, intuire la presenza degli avversari, attrarre verso di sé gli altri con un gesto della mano. Non è più qualcosa di superiore, spirituale, mistico. Si direbbe una precisa scelta.

4.

E’, di conseguenza dovendo mirare basso, un quasi plagio di episodi precedenti: qui non ci troviamo di fronte a “citazioni” colte come hanno affermato alcuni critici cinematografici, tipo, aggiungo, quelle presenti in Interstellar, ma proprio chiari rifacimenti/rifacimenti di famose scene degli episodi di Lucas. Si va dal ragazzo/a abbandonato/a sul pianeta desertico, al piccolo robot BB8 che ispira simpatia (il personaggio migliore del film, peraltro); dallo scontro generazionale (in Lucas padre cattivo vs figlio buono, in Abrams figlio cattivo vs padre buono), alla nuova Morte Nera, alla sua arma, al modo di attacco dei caccia ribelli; dal bar intergalattico (l’idea originale è in una famosa copertina della rivista Galaxy disegnata da Ensh), che Abrams però realizza in una semioscurità che ne annulla fascino e curiosità, alle scene pressoché identiche dell’incursione dei nostri eroi nella tana del nemico.

5.

E’ privo di originalità inventiva, nonostante l’altissimo costo della produzione: non c’è un, dico un essere alieno che primeggi e si ricordi con piacere o curiosità, né personaggio né animale che rimanga impresso nella mente dello spettatore come per i sei film di Lucas. Forse l’unico è Maz, l’ aliena nana che gestisce la taverna galattica, ma forse nemmeno quella (per la quale, dato che è stata realizzata con la stessa tecnica del Gollum del Signore degli Anelli non si capisce il motivo per cui sia stata ingaggiata una famosa attrice, certa Lupita Nyongo, forse solo per inserirne il nome nel cast). Addirittura i paesaggi e le costruzioni sembrano quelle appunto de Il Signore degli Anelli, mentre l’accampamento nel deserto non offre alcun appiglio al regista per creare esseri che colpiscano l’immaginazione e, se non ci fosse stato per il vecchio Millenniun Falcon, è praticamente vuoto e potrebbe essere un insediamento di beduini libici. La svogliatezza arriva al punto tale che l’alieno che paga i rottami della protagonista con un pasto per avvisare i suoi complici non fa altro che usare un… telefonino stile anni Novanta! E’ povero in fin di conti anche di scene spaziali grandiose e coinvolgenti: non bastano gli sconti fra i caccia amici e nemici o le fughe e gli atteggi avventurosi di Han Solo per salvarlo.

6.

E’ privo alla fin fine anche di una sua logica interna e chiarisce ben poco della situazione di lì a oltre venti anni  da l’episodio che lo precede  cronologicamente. Il ritorno dello Jedi, non essendo sufficiente il sunto iniziale: da dove sbuca il Primo Ordine e come ha preso il posto dell’Impero di cui eredita la struttura e l’armamentario, ad esempio? e il Leader Supremo (una traduzione alquanto ridicola che ricorda il Lìder Maximo cubano) come ha preso il posto dell’Imperatore di cui è peraltro una copia? e come fa la spada di Luke ad essere custodita nella taverna galattica e, ma guarda un po’ che caso, ritrovata dalla giovane Ray?

7. 

E’di un semplicismo sconcertante: come è possibile che un disertore delle stormtroopen ex-imperiali possa maneggiare una spada-laser jedi? e come lo può fare con perizia la trovatella che addirittura sconfigge il coetaneo rappresentante del Lato Oscuro della Forza? e come mai scopre improvvisamente di avere poteri mentali tali da resistere al tentativo di leggerle nella mente e poi da riuscire a condizionare il suo carceriere? è possibile che si riesca a guidare come se niente fosse una vecchia carretta come il Millennium Falcon? Certo, non si può essere tanto pignoli di fronte elle esigenze di un copione del nostro genere, ma nemmeno si può eccedere sino a questo punto.

8.

E’ in film che strizza fin troppo l’occhio (ma lo si doveva aspettare in base a varie dichiarazioni della Disney) alle mode giovanilistiche del momento, agli spettatori delle nuove generazioni dei videogiochi, di facebook, degli smartphone con le loro innumerevoli app, alle odierne tendenze pseudosociali politicamente corrette: al centro adesso c’è una eroina, giovane e caruccia che s’è fatta da sé in un ambiente ostile(“Non mi prendere la mano” dice piccata a Finn, il disertore fifone mentre fuggono). Questo farà impazzire le ragazzine e mandare in brodo di giuggiole il conformismo giornalistico.

9.

E’ buonista fino alle midolla, sino al punto che il padre infilzato dal figlio perverso, lo accarezza mentre sta tirando le cuoia. Lo stesso “cattivo” non lo è del tutto, è incerto e impreparato e fa rimpiangere Darth Vader di cui dovrebbe essere una sorta di successore e seguace (ne conserva il teschio!): è invece un giovincello isterico che dà in escandescenze incontrollate rivestito di una maschera alla Iron Man abbastanza ridicola e non paurosa come quella del predecessore. E credo proprio che la stessa musica epica da sempre caratterizzante Star Wars sia stata lasciata in sottotono, poco usata, per questa strategia di buonismo diffuso.

10.

E’, last but not least, un film in cui il famosissimo regista commette, almeno a mio modesto parere, errori impensabili dal punto di vista tattico, come quello di far sollevare la sua maschera al giovane vilain senza lasciare la suspense sino alla fine, ad esempio sino lo scontro diretto tra i due figli d’arte, con  la futura Cavaliera Jedi (ci scommetterei). Dove si assiste a scene un po’ ridicole come quella in cui sembra che lei voglia spegnere nella neve la spada-laser rosso fiammeggiante di lui…

Penso che basti. Che ci dobbiamo aspettare in seguito? Altre banalità/ovvietà da soap opera spaziale. La giovane Ray, che è la figlia perduta di Luke (poi Abrams ci spiegherà, ma non è detto, come un Jedi abbia potuto avere un figlio) riconsegnata la spada al padre farà rinascere i Cavalieri in cui ci sarà posto anche per le signorine, insieme si imbarcheranno in una crociata contro il Primo Ordine, che sa ormai tanto di un Terzo Reich galattico assai più dell’Impero, in cui il giovane “cattivo” sopravvissuto al collasso finale del pianeta (anche di ciò Abrams ci darà, o forse no, la spiegazione) crescerà di prestigio. Forse non sarà proprio così ma qualcosa del genere, dato che di certo il giovane disertore di colore, passato dalla parte della “resistenza” interplanetaria, avrà una sua parte, magari accanto alla nostra eroina divenendo anche lui, perché no?, un baldo eroe.

Tutti contenti, quindi: i sostenitori delle quote rosa, i tutori del buonismo universale, i fautori del multiculturalismo fra umani, i nemici de-inossidabili del Male Assoluto che si perpetua in eterno e nell’infinito (e con esso la “resistenza” da qui a l’eternità). Un po’ meno lo saranno i veri appassionati di Guerre Stellari. Bah!

GIANFRANCO de TURRIS

 

Per la fotografia si ringraziano Time  e il fotografo Marco Grob

2 febbraio 2016 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza | , , , , , , | 3 commenti

C’è del mito dietro quelle astronavi

starwarsLa saga di Guerre Stellari continua. Non si era mai sentito, negli annali della cinematografia, nei centoventi anni della sua vita, di un film non-realistico che, diventato un vero e proprio culto, proseguisse, senza quasi mutare successo, per ormai quasi quaranta anni, ma anche con tutto un contorno di oggettistica che man mano ne è derivato, espandendosi addirittura in altri mass media.

E’ arrivato anche in Italia il 16 dicembre il settimo film della serie, Il risveglio della Forza, la cui regia è stata affidata a J.J.Abrams, quello di Lost (e non solo, come si vedrà), e l’attesa è talmente grande che in Italia ci si è mobilitati su tutti i media: nelle edicole sono tornati i fumetti dedicati alla saga,i gadget, i pupazzi, i romanzi tratti dalle sceneggiature dei film (il primo dei quali firmato dallo stesso Lucas) ed ovviamente i DVD delle due trilogie. Perché tanto subbuglio per sapere cosa avviene in quella lontana galassia trent’anni dopo l’ultimo Episodio VI, Il ritorno dello Jedi uscito addirittura nel 1983? Diversi attori saranno gli stessi del primo film e farà impressione rivederli. Va bene che sono trascorsi tre decenni all’interno della saga, ma agli occhi degli spettatori Han Solo, Luke Skywalker e la principessa Leila restano sempre giovani, belli, forti, coraggiosi,e invece Harrison Ford ha 73 anni, Mark Harmill 62, Carrie Fisher 60…

carriefisherTutto bene? C’è però un aspetto che preoccupa i fan duri e puri e che non sempre il grande pubblico conosce nei dettagli, ed è il seguente: la Lucasfilm, fondata nel 1971 dal giovanissimo regista, è stata venduta nel 2012 alla Walt Disney Company alla modica cifra di quattro miliardi e mezzo di dollari. Il produttore, quindi, non è più George Lucas ed il regista della nuova pellicola non è stato scelto da lui bensì dalla Disney. Che ci si deve allora attendere ?

In una intervista a Vanity Fair Lucas ha fatto dichiarazioni inquietanti. “Hanno guardato i miei soggetti e hanno detto: vogliamo fare qualcosa per i fan. La gente non si rende conto che in realtà è una soap opera, parla di problemi familiari, non parla di astronavi. Hanno deciso che non volevano usare quelle storie, hanno deciso che avrebbero fatto la loro cosa. A quel punto mi son rassegnato. In fondo a loro non interessava nemmeno tanto coinvolgermi. Perché non faranno quello che avrei voluto facessero. E non ho più controllo. Mi son detto: OK, io me ne vado per la mia strada, loro per la loro.” Ne Il risveglio della Forza non ci saranno allora le idee che hanno decretato il successo della saga.

E Abrans è stato costretto a precisare: “Prima che mi presentassi, la Disney aveva già deciso che voleva cambiare direzione. Ma lo spirito di quello che lui ha scritto, prima e dopo, è il fondamento su cui il nostro film è stato costruito”.

harrisonfordMa sarà veramente così? Checché ne dica il regista il nuovo Guerre Stellari “cambierà direzione”, dunque diversa da quella dei primi sei episodi, per decisione della nuova casa produttrice,e quindi non ci sarà più lo “spirito” del suo ideatore. E quale sarà questa nuova direzione? Evidentemente quella per cui Abrams è specialista e per cui stato chiamato: una pura space opera movimentatissima, un videogioco spaziale supertecnologico, un qualcosa che possa piacere ai giovanissimi delle nuove generazioni dei tablet, degli smartphone e di facebook, un appiattimento e semplificazione di quei toni da favola (da soap opera dice Lucas) che avevano caratterizzato da sempre la serie. Non solo. La scelta di Abrams ha scatenato una guerra intestina dei fan tra loro e contro di lui. Infatti, per chi non lo sapesse Abrams è anche il regista degli ultimi due film di Star Trek usciti nel 2009 e nel 2013 e del prossimo del 2016. I fan delle due serie si sono sentiti entrambi traditi anche se per ragioni opposte, e molti sono contro la sua scelta in quanto a questo punto si instaurerebbe quello che è stato chiamato lo “Abrams’ galactic monopoly”, vale a dire un suo intollerabile monopolio sulle due serie cinematografiche di fantascienza più importanti e popolari di sempre, che corrono il brutto rischio di omologarsi fra loro. Il che gli appassionati, gelosi delle loro caratteristiche e diversità, osteggiano in tutti i modi. Un bel pasticcio. Ma occorre vedere e analizzare bene Il risveglio della Forza per poter giudicare. Intanto negli Stati Uniti, indipendentemente dai mugugni dei fan di cui si è detto, l’incasso dei biglietti in prevendita ha superato i 50 milioni di dollari, un record assoluto.

A parte questi dubbi, che peraltro si risolveranno tra breve in un senso o nell’altro, ci si dovrebbe chiedere piuttosto del perché di un successo tanto duraturo, che travalica le generazioni, che coinvolge grandi e piccoli, maschi e femmine. A pensarci bene, è un po’ lo stesso problema che si pone a livello letterario (e solo dopo cinematografico) per Il Signore degli Anelli, perché tanto successo duraturo? E infatti la risposta è identica. Cosa c’è dunque dietro di essi?

Il segreto del successo duraturo di Guerre Stellari si può sintetizzare in una sola e semplice parola: è una favola, ancorché in chiave fantascientifica, cioè tecnologica.

duelIl fatto è che George Lucas ha saputo creare un vero e proprio universo mitico alternativo che mantiene, nonostante difetti e ripetizioni, carenze ed ingenuità, tipici proprio delle favole, la sua potenza di suggestione. E lo ha creato volutamente: basti pensare alla frase, in apparenza paradossale per un film di fantascienza (“Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…”) che precede ogni pellicola della serie. Non ricorda per caso l’incipit delle fiabe? “C’era una volta tanto tempo fa…”, oppure “C’era una volta in un paese lontano…”. Non è ovviamente un caso, anche se si tratta di una contraddizione in termini (ci si riferisce al passato quando si parla del futuro) che peraltro si riverbera nei film stessi in cui si mescolano la supertecnologia al Medioevo (i costumi, i metodi di combattimento e l’etica degli Jedi a metà fra cavalieri arturiani, samurai e adepti di una setta esoterica) e addirittura al Settecento italiano (si pensi alla Reggia di Caserta e alla Villa del Balbianello a Lenno sul lago di Como,). Il tutto, ecco l’arma vincente, senza incongruità, senza alcuna sensazione di ridicolo o di disagio. Perfettamente combacianti.

paradeNon basta. Lucas, creando il filo conduttore della trama, si è basato sulle teorie del “mito in azione” dello studioso americano Joseph Campbell (1904-1987), il mitologo il cui nome non è ignoto ai lettori italiani per i suoi affascinanti libri le cui idee sono spesso poste accanto a quelle di Mircea Eliade, con il quale collaborò, e di Carl Gustav Jung. Tutti e tre sostenevano che il mito non è completamente scomparso nell’odierno mondo della tecnoscienza, ma ancora riesce a produrre effetti positivi se si è capaci di risvegliarlo, anche tramite i moderni mass media che non riescono del tutto a pervertirlo. Campbell affermò perentoriamente che “la tecnica non ci potrà salvare” e propugnava un rafforzamento dell’Io in una società che tende ad appiattirlo, “normalizzarlo” e al limite frantumarlo.

La presa di coscienza di sé, dei propri valori e delle proprie possibilità è un modo per sopravvivere all’onnipotenza del mondo moderno e tecnologico, quello di oggi come quello di domani. Il mito può operare ancora e ancora produrre i suoi effetti benefici attraverso particolari figure archetipiche, come ad esempio può essere l’ “eroe” o il magister. Di conseguenza, la “Forza” alla quale fare affidamento e attingere, di cui si parla in tutti i film della serie, non si deve intendere solo come qualcosa di “esterno” e oggettivo, ancorché spirituale o metafisico, ma anche come qualcosa di “interno” e soggettivo.

girlsNella saga le tesi del mitologo americano hanno la loro dimostrazione nell’ambito di un mondo, anzi una serie di mondi, rutilanti e fascinosi, dove le invenzioni e le trovate fantastiche sovrabbondano e trascinano lo spettatore in un Altrove dove, alla fin fine, piacerebbe veramente vivere nonostante i pericoli: esattamente come in un mito eroico classico o in un ciclo cavalleresco o naturalmente nella Terra di Mezzo tolkieniana.

Dunque, favola (fantascientifica) in tutto e per tutto, o soap opera come lui dice,quella di George Lucas, che, proprio in quanto tale, ha anche una sua morale adatta ai tempi e all’ambiente che l’ha prodotta, cioè gli Stati Uniti della seconda metà del XX secolo e dell’inizio del XXI, e che si potrebbe definire “politicamente corretta” e tutta americana. Procedendo lungo la via che porta al Lato Oscuro della Forza, gli esseri umani si trasformano e si passerà pian piano dalla democrazia interplanetaria alla dittatura, dalla Repubblica all’Impero.

Insomma, la storia si ripete: non è lineare ma ciclica. Come nei miti e nelle favole, appunto. E vedremo cosa combinerà J.J.Abrans e se saprà raccogliere l’eredità di Lucas.

GIANFRANCO de TURRIS

22 dicembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza | , , , | 1 commento

Rumoroni, effettoni, capitomboloni e due nuovi film: Ex Machina, Ant-Man

ExMachina

La tendenza è favorevole agli effetti speciali.

Io vado regolarmente al cinema Warner Village, una multisala con 18 schermi lungo via della Magliana a Roma. Ci vado perché mi sta vicina e comoda, perché ci trovo parcheggio sempre, perché c’è gente e la folla al cinema mi mette allegria, insomma per vari piccoli e grandi motivi. Le sale sono capienti ed i sedili comodi, ma purtroppo hanno impianti sonori all’avanguardia. Dico purtroppo perché, per provarmi che sono così eccezionali, me li mettono a tutto volume. A palla.

Onestamente mi viene spontaneo di cercare il telecomando, ma non si può abbassare il volume. Questo accade per tutti i film ma in particolar modo accade ( e si nota di più, o per lo meno io lo noto di più) per quelli di fantascienza. O meglio: questo accade là dove ci sono effetti speciali, ma questo, appunto, vuol dire soprattutto film di fantascienza.

All’atto pratico ho notato che i film di fantascienza oggi come oggi, oltre ad essere sempre americani, come al solito, come da decenni, sono talmente pieni di effetti speciali che sono incredibilmente rumorosi. Perché ad ogni effetto speciale corrisponde un rumore, anzi un rumorone.

Un caso limite: la Mummia 2

D’altra parte questa è la tendenza: capita per molti film ma per la Mummia 2 è stato detto esplicitamente, la sceneggiatura stata fatta dando agli sceneggiatori la lista degli effetti speciali e su quelli è stata costruita la storia. Davvero. Della serie: “e alla fine ti posso fare un sfx (effetto speciale) con milioni di scarafaggi larghi una trentina di centimetri che escono da un buco di un tempio e che poi ci rientrano dentro e che poi un vento magico fa inghiottire una vallata intera come trascinata da un altro vento magico, alberi, piante, scarafaggi esercito di demoni eccetera e tutto swiiiish dentro un tempio che poi resta solo il deserto; scrivila”.

E’ così. E’ un sistema che paga, la gente affolla le sale, quindi perché i produttori americani non dovrebbero farlo? D’altra parte il mezzo esiste, se c’è chi lo vuole usare, faccia. E’ inutile tuonare contro i mala tempora che tanto currunt sempre come gli pare a loro.

Ma ne viene fuori un impoverimento delle storie? Essì, ne viene fuori un impoverimento delle storie; pazienza.

humandroid

Eliminare gli attori?

Siamo ancora lontani dall’aver eliminato gli attori, ma senza dubbio questo è un punto d’arrivo. D’altra parte se ne parla da decenni. Letteralmente. Io ho sentito parlare per la prima volta di attori virtuali fatti in elettronica nel 1982 e non a New York, ma a Roma, all’istituto Europeo di Design. E poco dopo, qualcuno, non ricordo chi, mi disse qualcosa tipo: “far recitare di nuovo Marilyn Monroe è solo questione di tempo. Che ne dici di una scena d’amore fra lei e Che Guevara? Tutti e due venticinquenni?” Si farà, è questione solo di “poco” tempo. Tutti i film di FS degli ultimi anni sono la dimostrazione del fatto che si può fare. Questione solo di tempo, memoria dei computer e voglia di farlo. Ma quando lo si farà ci sarà sempre bisogno di storie.

Tre pellicole a confronto

Prendiamo ad esempio due film in questi giorni in sala e “Humandroid”, uscito a primavera, ma perfettamente compatibile con il nostro discorso:

Humandroid

Ex Machina

Ant-Man

I primi due hanno in comune i robot. Nel primo l’humandroid del titolo è un classico robot di ferraglia, con una voce strana ed effetti d’antan rinnovati, nel secondo il robot è una bellissima donna, molto sexy e perfettamente autocosciente.

C’è altro naturalmente, ma non voglio fare spoiler.

AntMan

Nel terzo c’è Ant-Man, è l’ennesimo film sui Super-Eroi della Marvel, onestamente un po’ stucchevoli ormai, ma tant’è. Anche qui effetti speciali  a pioggia. Anche belli, intendiamoci, e divertenti e affascinanti, ma confondono un po’. Rumoroni, appunto.

Ci sono storie che siano tali? Sì, però. L’unico con delle velleità diciamo drammaturgiche?, è Ex Machina, ma anche lì, non so quanto realizzate. Sempre senza spoilerare, un po’ più di pathos drammatico forse ci stava bene.

Nel teatro greco e romano

Mi si permetta una citazione da nerd. Il titolo deriva (devo supporre, casomai non se ne siano nemmeno accorti) dall’espressione “Deus ex Machina”, che indicava nella tragedia Greca e Romana l’intervento di un dio in scena per risolvere una situazione altrimenti irresolvibile: un attore mascherato da quel che fosse che calava dall’alto e con voce tonante risolveva il nodo.

Cioè, letteralmente, un effetto speciale.

All’interno della voce di Wiki, c’è questa citazione:

Nel mondo antico un uso eccessivo del deus ex machina era inoltre considerato prerogativa di autori poco raffinati che non riuscissero a sciogliere altrimenti trame complesse.”

Insomma l’uso eccessivo di rumoroni, effettoni, capitomboloni nelle rappresentazioni di ogni tipo è vizio nuovo ed antico al tempo stesso.

 Cattivi scrittori?

MASSIMO MONGAI

24 agosto 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza | , | 2 commenti

“Predestination”: film in sala!

predestination1Qui troverete un commento critico al film di Repubblica, più altri tre brevissimi commenti di altri giornali. Qui niente spoiler.

Qui un interessantissimo articolo di dicembre 2014 di Andea Viscusi scritto quando il film non era ancora uscito in Italia. In campana, questo contiene spoiler.

E dato che Internet è ben strana, qui trovere direttamente il film se non vi va di andare in sala. Devo dire che di solito io preferisco andare a cinema, non costa poi tanto in mezzo alla settimana, i primi due spettacoli e poi fra poco ho 65 anni, ma molte cassiere già ci credono o fanno finta di crederci, l’unica moneta vera per me ormai è il tempo e quello lo spendo sia al cinema sia davanti al mio computer. Io l’ho visto al cinema, ma fatto sta che qui lo potete vedere senza spendere. Il film è meno bello visto su schermo piccolo, ma quello è.

Da qui in poi tutto questo mio articolo è un ininterrotto spoiler del film.

Una premessa: fare un film o scrivere un romanzo imperniato sui viaggi nel tempo non può che provocare paradossi insormontabili. Ancora devo vederne uno che non lo faccia. Il paradosso, le contraddizioni logiche, la trama ingarbugliata sono una conseguenza inevitabile dei viaggi nel tempo. Per forza. Dato che però sono estremamente intriganti, continuano a farli e gli spettatori, almeno io, continuano ad andarli a vedere.

Ma “Predestination” pur essendo tratto da un racconto del grande Heinlein contiene una contraddizione insanabile, una di quelle contraddizioni “scientifiche” che in teoria vanificano la costruzione stessa della storia.

Un film o una storia di FS può contenere infinite improbabilità, ma nessuna esplicita impossibilità scientifica. Se c’è va spiegata, aggiustata, aggirata con argomentazioni fantascientifiche, con éscamotage di trama, plot-point o quello che vi pare. Va eliminata, nascosta, sublimata.

Ad esempio se vuoi far volare una astronave ad una velocità superiore a quella della luce ti devi inventare il motore a curvatura spaziale, un mondo parallelo, l’iperspazio, quello che ti pare, ma dire che lo può fare e basta, no, non puoi dirlo; se vuoi creare un posto molto freddo, sotto lo zero assoluto, -273,15 gradi centigradi non lo puoi mettere, non esiste e non può scientificamente esistere una cosa come 1000 gradi sotto zero. Eccetera.

Bene in questo film/racconto (che ho letto cento anni fa e già allora non mi aveva convinto) c’è una impossibilità: gli ermafroditi umani completi ed in grado di riprodursi sia come uomini che come donne non esistono, se li vuoi li devi creare in laboratorio.

predestination3ARRIVA LO SPOILERONE!

Sintesi della storia.

1945: la bambina Jane viene trovata davanti all’orfanotrofio.

Cresce e da adulta sta per entrare in un corpo speciale di donne “assistenti” di astronauti.

Però viene scartata, gli viene detto per una rissa, mentre c’è un altro motivo di cui si sono accorti i medici ma che non le è stato detto.

Poi incontra un uomo, ci fa l’amore, resta incinta, l’uomo scompare.

Jane partorisce una bambina cui dà il suo stesso nome.

La bambina però viene rapita, e scopriremo poi portata nel passato all’orfanotrofio, proprio quello lì: è lei stessa, Jane ha partorito sé stessa.

Jane a questo punto scopre di essere una specie di ermafrodita, la sua parte femminile è compromessa ed invece viene chimicamente e chirurgicamente sviluppata quella maschile: gli asportano seni e vagina e gli costruiscono (come? Non si può ancora fare, figurarsi allora, e non esistono ermafroditi che abbiano “nascosto dentro” un pene) un efficiente apparato riproduttivo maschile: pene, testicoli, prostata e dotti deferenti, dai testicoli, alla prostata, all’uretra. Per forza: se no niente eiaculazione.

Così diventa uomo.

Una sera, ormai uomo, in un bar racconta la sua storia ad un barista, che gli rivela di essere un viaggiatore temporale e lo/la porta nel passato, dove incontra Jane cioè sempre sé stessa, e la mette incinta. Jane diventata John mette incinta sé stessa per partorire sé stessa. Forte. Peccato che sia impossibile.

Poi John viene coinvolto nei viaggi nel tempo e cerca di impedire che un terrorista compia degli attentati.

In uno di questi tentativi viene ferito e sfigurato, gli cambiano la faccia e diventa così il barista che parlerà a John. Sempre lui, sia chiaro.

Però diventa anche il terrorista, e questo non si capisce bene, quando come e perché.

In uno dei suoi viaggi il barista incontra un sé stesso invecchiato che è il terrorista e lo uccide

predestination4Il film finisce qui.

Jane, John, il barista, il terrorista sono sempre la stessa persona.

Ripeto: Jane bambina è partorita da Jane donna fecondata da John che è lei stessa: l’ovulo di Jane adulta insieme allo spermatozoo di John adulto si uniscono per formare Jane bambina che però è sempre lei, cioè Jane partorisce sé stessa con l’aiuto di se stessa diventata uomo, poi diventerà il terrorista che però sarà ucciso sempre da lui stesso.

Ripeto anche: io non ho capito quando come e perché il barista diventa il terrorista, si accenna al fatto che i troppi balzi nel tempo possono provocare follia. Il barista forse diventa il terrorista perché impazzisce, vive a lungo e poi viene ammazzato da sé stesso, che impazzendo diventerà lui, il terrorista?

Mh…

Il film non è chiaro, ci sono buchi di sceneggiatura belli grossi.

Ma contiene quella tale impossiblità: non ostante venga citato un caso come “realmente accaduto”, nella specie umana non si sono MAI trovati ermafroditi perfetti, ossia creature che sono contemporaneamente uomo e donna ed in grado di fecondare come maschi ed essere fecondati come donne, né men che meno di fecondare sé stessi.

Anche i viaggi nel tempo sono altamente improbabili, per così dire, ma l’umano ermafrodita va inventato a parte, costruito con una qualche ingegneria genetica dato che contrariamente a quanto detto nel film NON esiste in natura: tutti i casi registrati di umani ermafroditi sono sempre casi di individui “chimerici” che sono geneticamente o maschi o femmine con caratteri dell’altro sesso, ma non caratteri perfetti, ossia funzionanti.

Sono o uomini o donne, con alterazioni più o meno profonde nella genetica e dell’aspetto esteriore, di solito sono sterili e a volte sono in grado di riprodursi ma o come uomini o come donne, non entrambe le cose.

L’idea d’insieme è ottima, il film è interessante anche se un po’ confuso, cosa inevitabile nei film con i viaggi nel tempo, ma la perfetta intersessualità di Jane/John, data per certa, non esiste negli esseri umani.

E’ un errore.

Ho letto il racconto di Heinlein da cui è tratto il film, ma troppo tempo fa e non so dove sia; ma se questo particolare è lì dentro, resta un errore. Heinlein è un grande della Fantascienza ma su questa cosa a fatto a tirar via.

predestination5Il film è gradevole e ben girato, anche se come ho detto non è chiarissimo su alcuni punti. E’ costato poco, gli effetti speciali sono ridottissimi, è tutto un gioco mentale, è un bel tentativo. Io avrei chiarito la questione dell’intersessualità, o meglio della possibilità di riprodursi in entrambi i modi, anzi io l’ho fatto, mi sono inventato gli Ermà, appunto una popolazione di ermafroditi umani, ma appunto sono mutanti frutto di esperimenti di genetica che vivono 500 anni fa in uno dei racconti di Rudy “Basilico” Turturro.

Il fatto è che tutti pensano che scrivendo di fantascienza si possa stiracchiare la logica o i dati scientifici, anche un genio come Heinlein. Beh, era un genio ma su questa cosa ha toppato.

E’ difficile far quadrare ipotesi fantascientifiche e realtà scientifiche, ma il bello del gioco è proprio qui. Se ce la fai, quello che scrivi sarà forte! Ansiogena ed antipatica, certo, ma è questo il bello della fantascienza, il fatto che è ansiogena ed antipatica, perché parla della possibilità di altre realtà. Come ho già detto proprio qui sul Tredicesimo Cavaliere: orchi, lupi mannari e vampiri non mi fanno paura, Alien ed i suoi amichetti sì.

Poi , va bene, lo so anche io che oltre a sospendere l’incredulità occorre sospendere anche le proprie ossessioni. Vi ricordate i “formiconi” di “Assalto alla Terra”? Fantascientificamente parlando non sarebbero possibili, dato che gli insetti hanno un sistema di respirazione (non hanno veri polmoni) che ne limita le dimensioni: uno scarafaggione o un ragno da 25 centimetri sì, due metri no. Però quei formiconi erano il risultato delle radiazioni nucleari, hai visto mai? E comunque ancora oggi mi godo il film: la bambina che urla quando sente l’odore dell’acido formico ancora mi mette paura!

Un’altra considerazione strettamente genetica: Jane ha un cariotipo (ossia una mappa genetica, il suo DNA) che finisce con una coppia di cromosomi XX, perché questo accade in tutte le donne; John è maschio? Allora dovrebbe avere una mappa genetica che finisce con la coppia cromosomica XY, perché questo accade in tutti gli uomini. Com’è possibile? Se hanno un cariotipo XXY (esistono, ma di solito sono uomini con l’aspetto di uomini) andrebbe detto. Heinlein ha fatto a tirar via. E poi: quante sono le possibiltà statistiche che lo spermatozoo con 23 cromosomi di John (quelli e solo quelli a scelta casuale fra milioni) unendosi all’ovulo con 23 cromosomi di Jane (quelli e solo quelli a scelta casuale fra milioni) determini esattamente lo stesso cariotipo, identico, di Jane? Quante sono le im/possibilità statistiche che questo accada?

Nun ce pare, ma queste contraddizioni dentro la storia ed il film sono grosse come una casa, è come se ci fossero anche un lupo mannaro, Darth Vader/Fenner e Pippo Baudo. Per dire.

predestination2spoiler /spˈɔɪlər ‖ in it.spˈɔiler/

s.ingl. (pl. spoilers ), in it. s.m., invar.

1 In aeronautica, diruttore.

2 Negli autoveicoli, elemento della carrozzeria, di solito applicato nella parte posteriore, per evitare il risucchio dell’aria durante la marcia e consentire di conseguenza un migliore avanzamento del veicolo e un risparmio di carburante a parità di velocità.

3 Parte posteriore della tomaia degli scarponi da sci o di scarpe sportive, articolata con la parte anteriore per consentire una maggiore mobilità alla caviglia

Negli sci da discesa, dispositivo di plastica applicato a pressione vicino alla punta per evitare le vibrazioni che si verificano alle alte velocità e l’incrociarsi degli sci stessi.

4 Prolungamento della superficie della carena di un’imbarcazione a poppa, per aumentare la lunghezza del galleggiamento.

5 Anticipazione dei punti salienti della trama di un libro o di un film.

ETIMOLOGIA Propr. “saccheggiatore, spogliatore”

DATA 1983.

MASSIMO MONGAI

9 luglio 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza | , , , | 1 commento

Chi arriva prima, la Scienza o la Fantascienza?

L’articolo che presentiamo qui di seguito è, a mio parere, uno dei più interessanti che Massimo Mongai abbia mai pubblicato su questo blog. I problemi  affrontati sono molto attuali e interessanti, perché la comunione tra medicina e tecnologia per il miglioramento del corpo umano con il trapianto di organi artificiali potrebbe essere una delle strade che la Scienza ci offrirà per l’esplorazione dello spazio. Modificare noi stessi – diventare cyborg –  per adattarsi ad habitat presenti su altri corpi celesti potrebbe rivelarsi più pratico ed economico, e moralmente più accettabile, che sconvolgere un intero ecosistema per far posto ai nostri coloni (leggi terraformazione). Ovviamente anche la permanenza nello spazio profondo potrebbe essere resa più facile e sicura da una integrazione spinta tra scienza medica e tecnologia avanzata, facilitando la graduale creazione di una popolazione sempre più adatta alla vita nello spazio piuttosto che sulla superficie di un pianeta, ovvero ciò che gli anglofoni chiamano “the space-faring society”, tra le cui fila potrebbero un giorno essere reclutati gli equipaggi delle future astronavi-arca

Mi piace il tono di costante confronto che Mongai tiene tra Scienza e Fantascienza, un confronto costruttivo e stimolante, che non relega la FS nel sotto-bosco dei sottogeneri letterari, ma la considera una disciplina da cui la Scienza può attingere nuove idee.

E infine l’articolo di Mongai mi piace perché tratteggia i contorni di una nuova allegra famigliola, quella dei cyborg-nonni, dove lui, con le sue nuove ginocchia al titanio, si sente a casa: “una goccia d’olio al giorno toglie il medico di torno”, non suonava così il proverbio? Tanto più che io stesso entrerò tra poco più di un anno a far parte della famigliola, anche se percorrendo una strada del tutto diversa da quella del Mongai, della quale non parlerò se non per fornire ai più curiosi un acronimo inglese utile per eventuali ricerche: DBS.

(Roberto Flaibani)

Protesi ginocchio 2015-06-23 01.16

(nella foto: protesi del ginocchio)

Non so voi ma per scrivere praticamente qualsiasi cosa io parto spessissimo da un quid personale. A settembre mi opereranno al ginocchio destro e me lo sostituiranno con una protesi e butteranno via quanto?, un 600/800 grammi delle mie ossa (di quelle con cui son nato!, che ho nutrito personalmente per tanti anni) e le sostituiranno con un peso di poco superiore di titanio, un ginocchio di calcio per uno di metallo.

E così diventerò un po’ cyborg anche io.

I miei occhiali ed i miei ponti dentali fanno di me un cyborg? No, nel luogo comune no: sono troppo banali, troppo vecchi. Ma una protesi come il ginocchio di titanio? Eh, sì, quello sì. E pensate che sei mesi dopo me ne metteranno un’altro: avrò ben DUE ginocchia di titanio.

Quanti pezzi si possono cambiare in un corpo umano? Fra metallici, di silicone e di “carne” altrui, ormai tantissimi.

Si trapiantano da uomo a uomo: cuore, rene, fegato, polmoni, molti diversi metri e pezzi di intestino, pancreas, cornee, occhi, braccia e gambe, la mano, singole dita, la faccia intera, il pene intero (già fatto due volte, la prima è andata male la seconda aspettiamo i risultati), ovaie e molto altro.

Autotrapianto, allotrapianto, xenotrapianto, il che vuol dire pezzi miei, pezzi di altri esseri umani, pezzi di animali, quasi sempre cuore o parti di cuore di maiale.

Poi si trapiantano/sostituiscono organi con macchine, con pezzi di hardware, “ferramenta”: cuori artificiali, bypass elettronico/elettrici, valvole cardiache, ginocchia, femori, pezzi interi di praticamente tutte le ossa.

L’essere cyborg è una realtà da anni ed è una realtà crescente ed espansiva, non è più da molto tempo “roba da fantascienza”.

La FS l’aveva previsto? Ciospa!

protesi_anca_titanio

 

“Le scogliere dello spazio”

è il titolo di un romanzo di Frederick Pohl e Jack Williamson, due grandi della FS dell’epoca d’oro.

Il romanzo uscì nel 1963 ed io lo lessi tre anni dopo, all’epoca (avevo 16 anni) mi piacque ma mi inquietò molto la parte relativa alla “banca degli organi”: i condannati a morte o a lunghe pene detentive per tutta una serie di reati più o meno gravi (ma via via meno gravi: in quel mondo c’era bisogno di materiale) venivano non giustiziati o semplicemente detenuti ma posteggiati in ospedali/carceri molto efficienti e accoglienti, con pesanti ansiolitici nel cibo, di modo da tenere tranquilli i “pezzi di ricambio” e non indurli alla fuga o ad atti autolesionistici.

Solo 5 anni dopo l’uscita del romanzo il dottor Barnard in Sud Africa eseguì il primo trapianto di cuore della storia della medicina, e come già detto da allora trapiantiamo di tutto e di tutto sostituiamo.

Si dice, ma ufficialmente il governo cinese nega, che ai condannati a morte (più di 1500 all’anno!) in Cina vengano asportati i reni subito prima dell’esecuzione. E se è vero qui siamo e da anni nel pieno della Banca degli Organi, a meno di 60 anni dal romanzo citato.

traffico organiE il traffico degli organi? Mah, probabilmente è una leggenda urbana. E’ vero che esiste un traffico internazionale noto e documentato di reni, ma ufficialmente si tratta di “donazioni” che per altro vengono eseguite solo in alcuni stati (India per lo più). Le storie di organi “rubati” a viventi poi abbandonati quelle sì sono leggende, non fosse altro per un motivo: non si può dare una botta in testa ad uno ed estrargli il rene in una cantina, serve una vera e propria sala operatoria, una vera e propria equipe chirugica di quelle vere con un chirurgo vero, in un vero ospedale. E in realtà ne servono DUE, una che espianta ed una che impianta, ma non dopo 30 giorni di frigorifero, dopo al massimo trenta minuti di volo di elicottero da Latina a Roma (per dire, ho amici medici lì e là che mi danno informazioni a riguardo). Non è che ci sono bande di assassini e criminali che rubano organi, tipo trenta reni, sei fegati e otto cuori e li mettono sotto ghiaggio per mesi e poi li vendono al miglior offerente.Non funziona così, per fortuna.

E ci sono rapporti internazionali dell’OMS che confermano la realtà del commercio semilegale di reni, ma non trovano traccia reali di “furti” di organi. Io del resto per scrivere questo articolo non ne ho trovate, non serie e documentate. Ad esempio non c’è mai stata una condanna che sia una per un trafficante illegale di organi. Mediatori che raccontano balle, migliaia!

La FS dice qualcosa di nuovo sulla questione organi?

Beh, dice che non sarà necessario fare la fila ed aspettare a lungo perché li svilupperemo direttamente dalle cellule staminali, le famose le cellule totipotenti che in vari usi meno clamorosi già hanno fatto piccoli miracoli. Del resto la clonazione è una realtà scientifica da anni, e anche se non si è ancora arrivati a clonare il singolo organo, questa è una strada teoricamente possibile e su questo la FS scrive letteralmente da decenni.

Ma anche la Scienza fa progressi: ad esempio ossa stampate con stampanti 3D.

A Bologna, non a Tucson o New York. E scusate se è poco.

Del resto perfino il più simbolico di tutti gli organi, il pene/fallo oltre ad essere trapiantato (chissà come dev’essere “farlo” con il fallo di qualcun altro?) da tempo viene sostituito o “integrato” con una vera e propria protesi di metallo e plastica, erettile, che pare, funzioni benissimo.

Insomma fra scienza e fantascienza si prospettano ulteriori eccezionali progressi.

Non si arriverà al trapianto di cervello perché, almeno in Italia, è espressamente proibito dalla legge, che proibisce anche il trapianto delle gonadi, sia maschili che femminili. Recentissimamente è stato eseguito un autotrapianto di una ovaia espiantata ad una tredicenne che doveva essere curata con una chemioterapia che l’avrebbe resa sterile. A 25 anni, dopo 12 anni di surgelatore, il trapianto ha funzionato e la ragazza è diventata madre, ma ovaia e uova erano le sue. E l’ovaia di presta al surgelamaneto, è un organo piccolo e duttile, un cuore no.

Si possono trapiantare i peni altrui ma non i testicoli. Non so se si possa fare, ma in effetti usare i testicoli o le ovaie altrui significa fare figli con il materiale di base di qualcun altro. Di nuovo, chissà che effetto può fare farlo con il pene di un altro e con i testicoli ad ogni buon conto di qualcun altro ancora? L’eventuale figlio, di chi è figlio?

Il divieto legale di trapianto di cervello allo stato dell’arte è più un gesto simbolico che altro (ma se si tentasse di copiare il cervello? nde) Non si può proprio fare, le difficoltà fisiche, tecniche, teoriche sono infinite, prima fra tutte la cessazione dell’attività elettrica del cervello durante l’ipotetico trapianto il che significa morte cerebrale. E le ricerche, se mai, stanno andando nella direzione dell’identificazione di come si formino e dove risiedano i ricordi ed esperimenti interessantissimi sono già stati eseguiti sui topi.

E noi siamo quello che ricordiamo: se un signore va in giro ricordando tutto quello che ricordo io ed è convintissimo che quelli siano i suoi ricordi, chi può dire che non sia lui il vero me?

cellule staminaliIl tragitto fantascientifico completo sarebbe: da una mia cellula qualunque (purché non lo spermatozoo) viene clonato un corpo intero, un clone perfetto del mio, lo si tiene di coma indotto per tot anni, al raggiungmento di una certa età gli vengono inseriti?, trasferiti?, trapiantati?, i miei ricordi fino a ieri e poi viene fatto svegliare. Se tutto funziona a dovere, questo “clone” è convinto di essere me, “sa” di essere me, ricorda e sa tutto ciò che ricordo e so io.

Chi è?

Si vedrà. Intanto io mi chiedo: dove finiranno le mie ginocchia? Dove finiscono le parti dei corpi scartate, gli arti amputati, i fegati o i reni sostituiti? C’è una legge che regolamenta il tutto, all’atto pratico vanno nell’inceneritore più vicino secondo protocolli specifici.

E sto pensando di trovare il modo di farmeli dare e metterli in una teca. Tipo reliquia.

Macabro? Non so. Soffro di disposofobia: non riesco a buttare nulla.

Ma mi sa che stavolta non ne farò nulla…

 

MASSIMO MONGAI

23 giugno 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio | , , | Lascia un commento

La zona del crepuscolo

TWILIGHT ZONE1

C’è una quinta dimensione oltre a quella che l’uomo già conosce, è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità. E’ la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. E’ la regione dell’immaginazione, una regione che si trova… ai confini della realtà!”.

Con queste parole, sabato 14 aprile 1962 alle 22 e 45, un serissimo signore bel vestito e incravattato introdusse sull’unico canale televisivo allora esistente in Italia, la prima puntata (e tutte le seguenti) di Ai confini della realtà, mezz’ora (dalla quarta stagione un’ora) di brividi in bianco e nero. Quel signore era l’ideatore e il principale soggettista e sceneggiatore della serie, Rod Serling (1926-1975), che ad essa deve soprattutto la sua fama. Qualcosa di assai diverso dalla fantascienza, il fantastico e l’orrore cinematografici cui ormai siamo abituati: a colori, con strabilianti effetti speciali elettronici, di clamoroso impatto emozionale. Niente di X-Files (del quale peraltro dopo 13 anni è stato annunciato il ritorno), niente di Guerre stellari, niente del Signore degli Anelli: storie, invece, sovente di disarmante quotidianità che si risolvono con un colpo di scena finale che muta la prospettiva, storie di gente comune coinvolta in fatti strani, fuori dell’ordinario, con capovolgimenti del tempo e dello spazio, episodi che avrebbero potuto accadere ad uno qualsiasi degli spettatori. Forse da qui il suo successo irripetibile.

TWILIGHT ZONE4La sua eccezionalità dopo tantissimi anni si può ancora constatare. Urania pubblicò un paio di nunmeri dedicati ai migliori racconti (ex sceneggiature) scritte da Serling. Nel 2007 la Hobby & Work mandò in edicola una serie di 56 DVD con tutti gli episodi classici, subito ristampati, con una buona presentazione grafica e relativo fascicoletto di illustrazione, e pubblicò anche una Guida ufficiale alla serie di Marc Scott. Un anno fa, durante l’estate 2014, RAI 3 ebbe la splendida idea di mandarli in onda subito dopo il TG3 della sera. Idee concentrate in mezz’ora e realizzate in sostanza con pochi mezzi in studio veramente strepitose e spiazzanti che danno dei punti agli attuali rutilanti megafilm di due o tre ore e più: l’ auto usata che porta sfortuna; l’ultimo uomo sulla Terra che finalmente può leggere quel che vuole in pace ma gli si rompono gli occhiali da vista; i minuscoli invasori spaziali che terrorizzano una vecchietta e che si rivelano essere i terrestri (in un telefilm totalmente muto!); l’aereo di linea che entra in una falla temporale e si ritrova in un altro tempo e continua a provare ad atterrare ma ogni volta sbaglia anno…

Il titolo originale della serie era, come si è detto, Twilight Zone, la zona del crepuscolo, la “regione intermedia fra luce e oscurità”, quella in cui tutto può accadere. La serie prodotta dalla CBS esordì negli Stati Uniti il 2 ottobre 1959, ne furono prodotti 156 episodi per cinque stagioni. Nel 1983 approdò al grande schermo con Twilight: the Movie (quattro episodi diretti da Landis, Dante, Miller e un giovane Spielberg) e quindi apparve una nuova serie tv, tre stagioni 1985-1988 per 73 episodi, sempre in bianco nero ma più fantascientifica.

TWILIGHT ZONE5Ovviamente, la zona del crepuscolo che bordeggia i confini della realtà si più intendere in molti modi e riferirsi a molti aspetti, anche della conoscenza, grazie pure alla rivalutazione di quella “immaginazione”, cui faceva riferimento la presentazione della serie tv, sino a qualche tempo fa negletta se non demonizzata. Ci sono infatti oggi molte speculazioni filosofiche, scientifiche, addirittura religiose che, svincolandosi dall’ortodossia, abbandonando i condizionamenti dell’ideologia e della politica, sembrano partire per la tangente ed esplorare – appunto – le regioni poco illuminate sino a quel momento, raggiungere limiti inimmaginabili sino a poco prima. Sono appunto le ricerche che si definiscono borderline, di confine. Sono quelle che spesso aprono la via del futuro. Il problema però è vedere quale futuro ci aprono: positivo o negativo, da paradiso o da inferno, da utopia o da antiutopia, di libertà o di carcere? Quindi, per il solo fatto di essere tali non si possono accettare subito e a priori come un bene, un fatto positivo ciecamente, ma cercare di prevederne le conseguenze. Basti pensare a quanti dei primissimi ideatori/fondatori/ideologi di Internet e della Rete abbiano espresso seri dubbi o addirittura fatto marcia indietro dopo aver visto con i loro occhi e toccato con mano gli sviluppi imprevedibili della loro creatura.

GIANFRANCO de TURRIS

10 giugno 2015 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza | , , | Lascia un commento

Duplicazione, replica, clonazione

clonazione3Una volta, come abbiamo già ricordato, per valorizzare la fantascienza ed assolverla dall’accusa di essere una “fantascemenza” (secondo una immortale definizione di Mike Buongiorno, pace all’anima sua), quindi una lettura per ragazzini deficienti, si replicava dicendo che aveva anticipato molte scoperte scientifiche. In realtà, il valore della fantascienza sta in ben altro, come si è già detto in precedenti occasioni. Qui invece notiamo come, giunti nel XXI secolo, ci accorgiamo che molte cose questa narrativa non le aveva previste (basti pensare al telefono portatile o alle infinite possibilità della Rete & affini), altre non si sono mai realizzate (basti pensare alle suggestive previsioni di 2001 odissea nello spazio) e altre ancora le aveva appena sfiorate e non approfondite, come è il caso della clonazione animale ma soprattutto umana, nel senso preciso in cui oggi la si intende. Dalla povera pecora Dolly (1996) agli esperimenti inglesi di duplicare in laboratorio le cellule umane , alle frontiere spostate sempre più avanti della ingegneria genetica sono trascorsi appena vent’anni…

Prima che la divulgazione scientifica ne parlasse con una certa ampiezza con il famoso La bomba biologica di G.Rattray Taylor (1968), erano già apparsi romanzi e racconti imperniati, più che sulla clonazione, su una replica degli esseri umani attraverso un “duplicatore di materia” (Il triangolo quadrilatero di William Temple, 1949), o grazie a “paradossi temporali” come in Per qualche millennio in più di Robert Heinlein (1941), mentre A.E.van Vogt aveva descritto, senza entrare in particolari, la creazione di vari duplicati di Gilberg Gosseyn, protagonista del suo famosissimo Il mondo di Non-A (1945-1948). La duplicazione per partenogenesi, senza intervento del maschio, è alla base di Le amazzoni (1959) di Poul Anderson, che descrive un pianeta di sole donne, romanzo di pura avventura, e del più problematico Mondo senza uomini (1958) di Charles Eric Maine.

clonazione4Probabilmente, la prima storia ad affrontare il tema così come noi oggi lo conosciamo con profonde implicazioni psicologiche e sentimentali è un lungo e straordinario racconto di Theodore Sturgeon, Se speri, se ami (1962), in cui una donna ricchissima cerca di ricreare l’amato morto di cancro da una sua cellula. L’idea viene ripresa da Nancy Freedman in Joshua, Son of None (1973), non tradotto in Italia, in cui si realizza un duplicato del presidente Kennedy partendo da una sua cellula presa al tempo dell’assassinio, mentre Ira Levin in I ragazzi venuti dal Brasile (1976), poi anche un film di Franklyn Schaffner (1978), descrive un complotto neonazista basato sulla creazione di cloni di Adolf Hitler sparsi per il mondo.

Un bambino clonato è al centro de La quinta testa di Cerbero di Gene Wolfe (1972), ci si fa clonare per perpetuare una dinastia su Titano in Terra imperiale di Arthur Clarke (1975), ci sono presidenti statunitensi clonati in Il presidente moltiplicato di Ben Bova (1976), mentre nel romanzo in originale intitolato proprio The Clone di Thomas e Wilhelm (1965), e tradotto in Italia con l’orrido titolo Dalle fogne di Chicago, si descrive un essere cellulare mostruoso che, più che un clone, è in realtà un blob.

La diffusione del concetto scientifico impone il relativo termine oltre la narrativa specialistica, anche con varianti lessicali e ambizioni concettuali, pur se non sempre alla base vi è solida inventiva: personaggi-cloni sono ad esempio al centro delle saghe di Frank Herbert (Dune) e Lois McMaster Bujold (Vorksigen), e ne fa uso anche un autore italiano che li chiama “secondari” (Alessandro Vietti, Il codice dell’invasore, 1999). L’argomento si diffonde nel cosiddetto mainstream con Il terzo gemello di Ken Follett (1997) e il pessimista Le possibilità di un’isola di Michel Houellebecq (2005). Il top viene raggiunto con la duplice clonazione nientepopodimenoche di una divinità incarnata, Gesù Cristo, descritta da Linda Foster in Il patto e da Dan Cauwelart in Il Vangelo di Jimmy, entrambi del 2005.

clonazione2Ovviamente, anche il cinema si è appropriato del tema con risultati diseguali: sono da ricordare la “resurrezione” di Ellen Ripley, l’eroina della saga, in Alien 4 la clonazione (1997) di J.P.Jeunet, Code 46 (2003) di Michael Wintherbottom e lo sfortunato Island (2005) di Michael Bay.

Quel che invece è stato abbondantemente previsto sono gli esiti della ingegneria genetica. Le recenti notizie sulla possibilità di “ordinare figli su misura”, che abbiano cioè determinate caratteristiche fisiche e attitudinali, è stata magistralmente descritta da un grande scrittore, Aldous Hluxley, con la sua antiutopia Il mondo nuovo (1932), che sarebbe il caso di andarsi a rileggere in una ristampa adeguatamente commentata a ottanta anni di distanza. La possibilità di intervenire negli embrioni istallando un particolare DNA è noto, anche se non sempre ufficialmente consentito. Se n’è parlato ad esempio al convegno, svoltosi a Roma a febbraio, The new era of Pgs applications, mentre quasi contemporaneamente il parlamento inglese ha varato una legge che permette di inserire geni di una terza persona, oltre quelli del padre e della madre biologici, per evitare nel nascituro un certo tipo di malattie genetiche. Un figlio, a ben vedere, di tre genitori.

clonazione1Huxley aveva scritto negli anni Trenta del Novecento il suo romanzo per mettere in guardia da certe follie scientifiche (ma anche contro l’irregimentazione sociale e politica), a quanto pare inutilmente, dato che, vale di più il concetto che “alla scienza non si possono porre limiti” essendo svincolata da ogni etica e morale… Ad esempio: effettuare il trapianto di testa come il mese scorso ha proposto un medico italiano. Mettiamola così: quale testa? Forse potrebbe essere utile per i nostri politici che notoriamente ne sino privi, ma non credo che sarebbe una cosa positiva per la gente comune…

GIANFRANCO de TURRIS

19 marzo 2015 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , | Lascia un commento

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