Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

USS Ascension: destinazione Proxima, velocità sub-luce

asc1.jpgQuanti appassionati di serial hanno dimenticato Twin Peaks e il tormentone “chi ha ucciso Laura Palmer”? Quelli che hanno alzato la mano è meglio non proseguano nella lettura,  perché l’inizio di Ascension, miniserie targata Syfy,  a me ha ricordato proprio il telefilm –allora si chiamavano così- realizzato da David Lynch, uno dei momenti di  svolta nella storia della serialità televisiva.  L’ambientazione è certamente diversa, un’astronave che viaggia da 50 anni in direzione di Proxima Centauri contenente il meglio (?) del genere umano.
asc2La divisione in appena tre puntate non ha giovato alla fluidità e all’organicità della storia di Ascension. La nave spaziale -concepita e realizzata all’inizi degli anni Sessanta, quando c’era ancora Kennedy e l’America non aveva perso la sua innocenza a causa del suo assassinio- ha l’obiettivo di salvare il futuro dell’umanità. Prima domanda: da quale minaccia? A spiegarcelo è l’executive producer della miniserie Philip Levens. Egli accenna al ben noto progetto Orion, che prevedeva l’uso di testate nucleari per lanciare le astronavi nel cosmo, oltre a poter essere utilizzate contro i sovietici.

asc3Questa è l’idea di partenza, che vede in Kennedy, al contrario di quanto è successo nella realtà, il primo sostenitore del progetto Ascension.  La miniserie inizia proprio quando l’astronave, una mastodontica struttura concepita più sul modello di una nave da crociera, con tanto di spiaggia finta, è arrivata al Rubicon, il punto di non ritorno, al 51mo anno di un viaggio previsto in cento anni. E mentre tutti i 600 abitanti di questo microcosmo –discendenti dei 350 originali- sono intenti nei festeggiamenti ecco delinearsi la variabile impazzita del fino a quel momento tranquillo viaggio  dell’Ascension: Lorelei “Laura Palmer” Wright  viene trovata morta assassinata sul bordo della piscina che riproduce pallidamente il mare terrestre.

asc4Io ho sentito immediata questa sensazione di Deja Vu quando in Twin Peaks veniva ritrovato il cadavere di Laura sulla sponda di un fiume. E le similitudini non si fermano qui. Entrambe esercitano una forte influenza sull’intera vicenda, tanto per la loro promiscuità sessuale, rivelata nel corso delle indagini, quanto per il loro carattere ribelle, che  ha portato Lorelei a “sapere troppo”. E poi l’ambientazione, per quanto futuristica, tradisce un debito verso il serial di Lynch, quasi una sottolineatura del fatto che pur cambiando le situazioni, l’epoca e l’ambientazione, la natura umana non cambia.

asc5E quindi ci sono svariati incroci di coppie, sfruttati abilmente da Tricia “number Six” Helfer, ormai condannata a prestare la sua seduttività e la sua chioma bionda alla fantascienza, Battlestar Galactica docet. E poi intrighi politici e svariati personaggi che non sono affatto quello che sembrano. D’altra parte, tutto l’esperimento si fonda –attenzione spoilerissimo– su una colossale menzogna, come ci viene rivelato alla fine del  primo episodio. A questo punto viene da chiedersi il motivo di questo enorme investimento di risorse umane ed economiche. Forse per appagare l’ego del suo creatore  e del di lui figlio, Harris Enzmann?

asc6Ne viene il sospetto, coma fa notare l’agente federale convocata per indagare sull’omicidio “dall’esterno”. All’affermazione di Enzmann secondo cui si è in presenza del più grande esperimento sociologico dell’umanità, ella obietta che non era necessario costruire un’astronave più alta edll’Empire State Building per studiare le dinamiche relazionali del microcosmo  al suo interno. Ma attenzione, perché, come spesso accade, in realtà i motivi sembrano essere altri, anzi il motivo, incarnato dalla piccola Kristha che, guarda caso, “vede la gente morta” -e anche viva ma invisibile agli altri- e quindi si fa delle gran chiacchierate con Lorelei. E la Laura Palmer del futuro la mette in guardia dai pericoli che si celano in questo gigantesco piroscafo delle stelle.

asc7Syfy, con Ascension, sta tentando di recuperare il successo interstellare di Batttlestar Galactica, seconda edizione, e la presenza di Tricia Helfer ne è conferma. C’è da dire che le tre puntate viste aprono più interrogativi che altro  e l’unica storyline portata a conclusione è quella che da il via al tutto, ossia l’omicidio di Lorelei con la scoperta del suo assassino. Non si sa ancora se Syfy, da questi tre episodi, ne trarrà spunto per farne un serial più lungo. Certo  è che alcune domande urgono una risposta più di altre: se veramente i 350 originali erano il meglio che la razza umana avesse  prodotto in quegli anni, come mai si ripetono le distinzioni di classe stile Titanic, con ponti inferiori e superiori?

GIANVITTORIO FEDELE

29 dicembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , | 1 commento

Atlantide: l’ha inventata Platone

Atlantide22Molte delle idee che riguardano Atlantide sono molto affascinanti. C’è chi ha sostenuto addirittura (fra gli altri in modo ipotetico anche Arthur Clarke; altri lo hanno fatto affermando che era vero e sapendo di mentire) che le Colonne d’Ercole secondo i Greci dei tempi poco prima di Platone non fossero lo Stretto di Gibiterra, ma quello di Messina e che quindi la “grande isola” oltre lo stretto fosse la Sardegna. Nella quale la civiltà più precisamente nuragica è abbastanza misteriosa, poco se ne sa di certo a parte che ha costruito i nuraghe. Ai tempi delle “invasioni” romane e cartaginesi, ma anche dei precedenti rapporti con gli etruschi, “quella” civiltà era estinta già da secoli. Che navigasse (e molto) per il Mediterraneo lo provano i numerosissimi bronzetti in forma appunto di barca trovati  dagli archeologci e che i nuragici potessero essere uno dei “popoli del mare” che nel 15mo secolo razziavano l’Egitto è possibile; gli Shardana mercenari della guardia del Faraone quasi sicuramente lo erano. E via così ipotizzando, fantasiosamente.

Certo, Santorini è quel che resta di Thera, l’isola vulcanica che esplose verso il 15mo secolo e che quasi sicuramente provocò uno spaventoso tsunami che probabilmente contribuì alla crisi della civiltà minoica e che potrebbe aver dato origine a miti di distruzione nel mediterraneo.
Epperò vedete quanti congiuntivi e condizionali?
Restano pochi fatti certi. Uno è questo: nessuno ha mai parlato di Atlantide prima di Platone, punto. Non ci sono papiri, documenti, iscrizioni, tracce di qualunque tipo precedenti. Lui ha detto il contrario, certo, dice di averlo saputo da altri, ma non fa nomi e di questo non c’è traccia alcuna.

Platone 21Quindi se l’è inventata lui, punto. Lo ha detto esplicitamente per primo (pare…) Aristotele, discepolo di Platone; così per lo meno dice la voce di Wikipedìa su Atlantide.
E su questo argomento Richard Ellis, scrittore e giornalista americano ha scritto un libro di 430 pagine, edito da Corbaccio qualche anno fa.
Dal titolo ovviamente di “Atlantide” ed il titolo originale era più onesto: “Imagining Atlantide”. La prima edizione italiana non è freschissima, risale al 1999, ma il testo è rigorosissimo. L’indice recita: 1.Cosa ha detto Platone; 2.Chi ha scritto sull’Atlantide; 3.L’Atlantide dei Veggenti; 4.L’Atlantide degli scienziati; 5.La Creta Minoica era l’Atlantide?; 6.L’eruzione; 7.Gli insediamenti su Santorini; 8.Un muro d’acqua; 9.L’Atlantide nella narrativa e nel cinema; 10.Conclusione.
La quale conclusione (dichiaratamente condivisa dall’autore) è un capitolo di 47 pagine che in modo articolato sostiene quanto scritto sopra: e cioè che Atlantide è una bellissima e fortunatissima invenzione di Platone.

Il che, come già scritto in questo blog, lo qualifica come il primo scrittore di fantascienza della storia della letteratura, quasi 4 secoli prima di Luciano di Samosata.
Certo, Platone è anche e soprattutto un filosofo essenziale nella storia della filosofia (forse un po’ troppo “platonico”) quindi è molto di più. Inoltre “scrittore di fantascienza” lo è solo perché Atlantide ha avuto una fortuna enorme nell’immaginario collettivo dell’umanità, soprattutto in quello fantascientifico. Ma così è: letteralmente migliaia di storie sono stare scritte su questo argomento.
Atlantide ellisIl libro di Ellis è stato ristampato diverse volte e da diversi editori e l’ultima edizione è del 2005, probabilmente è ormai fuori catalogo ma di sicuro è reperibile tramite i canali delle librerie specializzate nell’usato. Per altro l’OPAC-SBN, lo dichiara reperibile in oltre 80 biblioteche pubbliche su tutto il territorio nazionale, ce n’è probabilmente una vicino a voi. A voi quindi le verifiche della attendibilità del libro.

Buona lettura.

 MASSIMO MONGAI

24 dicembre 2014 Posted by | Epistemologia, Fantascienza, News | , , | 3 commenti

Lo Zen del SETI

Il SETI cresce e si diversifica

Già da tempo la così detta Archeologia Interstellare rappresenta, nella ricerca SETI, una valida alternativa al tradizionale metodo di investigazione, basato sul monitoraggio di una ben delimitata finestra spettrale, nella speranza di rintracciare segnali emessi da una civiltà extraterrestre. L’Archeologia Interstellare si occupa invece di cercare le prove dell’esistenza di tali civiltà a distanze extragalattiche e quindi molto indietro nel tempo. Ci siamo già occupati in passato di questo nuovo paradigma di ricerca nell’articolo “Dal SETI archeologico nuove idee e obiettivi “, che consigliamo vivamente a tutti di (ri)leggere.

m51whirlpool(nella foto: M51, la Galasssia Vortice). In estrema sintesi si tratta di questo:  alcuni ricercatori ritengono ragionevole credere che le  civiltà catalogate al secondo livello della scala Kardashev  (completo controllo dell’energia liberata dal loro sole pari a 4*1026 W per stelle del calibro della nostra), nello sforzo di raggiungere il terzo livello (completo controllo dell’energia emessa da tutte le stelle di una intera galassia – tipicamente 4*1037W), potrebbero servirsi estesamente di congegni chiamati “Sfere di Dyson”. Sono una specie di gigantesche conchiglie che vengono costruite tutto intorno alle stelle prescelte e sono in grado di assorbire l’energia da esse prodotta. Le Sfere possono esistere anche in versione ridotta, per esempio composte da un anello soltanto.

Nello svolgere i propri compiti la Sfera di Dyson produce una certa quantità di radiazione infrarossa che si espande nello spazio lasciando dietro di se un vuoto localizzato nella lunghezza d’onda del visibile.  Il fronte d’onda è un luogo geometrico nello spazio che è raggiunto, nello stesso istante, da una perturbazione ondosa generata da una sorgente in un momento ben preciso.  L’emissione nella lunghezza d’onda dell’infrarosso si propagherà nella forma della sfera di Dyson stessa, definita in termini tecnici come “fronte d’onda sferico”. Questo è ciò che  i ricercatori chiamano una “Bolla di Fermi” e ritengono dovrebbe essere bene individuabile a distanze galattiche. (RF)

Lo Zen del SETI

L’attività del SETI è stata spesso paragonata all’archeologia, e a ragione. In ambedue i casi tentiamo di recuperare informazioni su culture del passato. Quando Heinrich Schliemann incappò nel corso dei suoi scavi nei numerosi strati di Troia, e facendolo danneggiò inavvertitamente preziosi reperti di ere successive, lui e la sua squadra stavano esplorando l’età eroica raccontata da Omero. Allo  stesso modo, qualsiasi scoperta effettuata dal SETI ha a che fare con un segnale proveniente dal passato. Quanto questo sia antico dipende da quanto lontana sia la sorgente dell’emissione, poiché tale informazione viaggia alla velocità della luce.

linguaetrusca(nell’immagine: scrittura greca). L’analogia con l’archeologia è lungi dall’essere perfetta, perché sulla Terra abbiamo a che fare con manufatti della nostra stessa specie e lavoriamo spesso con reperti linguistici la cui decifrazione aiuta la nostra comprensione. Risolvere l’enigma dei geroglifici egiziani non è stato facile, ma la Stele di Rosetta, fornendoci lo stesso testo in tre lingue diverse, ci ha permesso di decodificarli. Anche la  scrittura Lineare B, utilizzata dai micenei prima dell’emergere dell’alfabeto greco, può essere considerata come un’espressione del più antico dialetto greco apparentemente presa in prestito dal Lineare A minoico. Ma un segnale SETI sarà un puro messaggio e, in assenza dei numerosi indizi linguistici e culturali su cui contiamo per dare un senso a un linguaggio non decifrato, in che modo potremo accostarci ad esso?

Mentre abbiamo notevoli problemi con alcuni antichi linguaggi – la soluzione di quello Maya ha dovuto attendere che i glifi fossero visti in un contesto fonemico e morfologico completamente nuovo,  mentre l’Etrusco rappresenta tuttora una sfida aperta – tali problemi sono ben poca cosa di fronte a un linguaggio realmente alieno, originario di un altro sistema stellare. Il che mi porta a Clément Vidal, il quale in un suo libro scava con passione nella problematica  SETI, chiedendosi  quale tipo di rilevazione ci aspettiamo di fare. Quello che si potrebbe chiamare SETI “tradizionale” ipotizza in linea di massima che una civiltà lontana cercherà di inviarci dei messaggi, poiché è altamente improbabile che si possa riuscire a captare segnali radio che non siano stati emessi nella nostra direzione.

ZenSetiLibroIl suo libro The Beginning and the End  (L’inizio e la Fine) (Springer 2014) ha come sottotitolo ”Il significato della vita in una prospettiva cosmologica”, e il SETI è solo uno degli aspetti di una discussione che procede in tre direzioni. Ma la sua analisi del SETI a partire da una visione cosmologica del mondo ci aiuta a inserire gli sforzi attuali del SETI in un quadro più vasto. Il presupposto della comunicazione era ed è ragionevole, date le origini del SETI e la scelta voluta di cercare segnali nella porzione più probabile dello spettro, che i primi sostenitori individuavano tra le linee spettrali dell’idrogeno e del radicale idrossile (1420 – 1665 Mhz). La zona prescelta per le comunicazioni era priva di interferenze ed era verosimile che le culture alla ricerca di altri esseri senzienti ne sarebbero attratte. Ma ci sono altri modi per cercare la vita che aggiungono validi strumenti alla nostra ricerca.

Vidal è un filosofo e, come dimostra il suo libro, un eclettico, il quale nel corso della sua discussione affronta ambiti quali l’astrobiologia, la scienza della complessità, la cosmologia e molto altro. Egli analizza quelli che considera i punti deboli dei nostri presupposti, facendone un parte centrale del suo ragionamento. È convinto, infatti, che non abbiamo  bisogno di comunicazioni per fare ricerche SETI, e che non dobbiamo limitare i nostri sforzi alla nostra galassia. Il metodo delle onde radio ci dà la speranza di poter un giorno stabilire una comunicazione bidirezionale con altre specie, preferibilmente le più vicine, ma quella che io spesso chiamo “archeologia interstellare“ (cercare cioè la prova dell’esistenza di esseri intelligenti nei dati, anche in quelli provenienti da altre galassie) dà meno importanza alle comunicazioni, enfatizzando invece la rilevazione di civiltà che potrebbero  essere ben più potenti della nostra.

“Zen Seti” è il nome intrigante che Vidal conia per questo tipo di approccio, il quale è stato sostenuto in tempi recenti soprattutto da Milan Ćirković, pur se analizzato nel corso degli anni da numerosi scienziati come Freeman Dyson, Nikolai Kardashev, James Annis, Richard Carrigan, e gli attuali membri del gruppo della Penn State University: Jason Wright, Matthew Povich e Steinn Sigurðsson. Non ne farò in questa sede un riassunto, mentre si può trovare una discussione sullo stato attuale della ricerca nel mio articolo Distant Ruins apparso su Aeon. Il punto è riconsiderare creativamente le informazioni che potrebbero già esistere trai nostri dati astronomici, e organizzare  nuove ricerche che puntino ad individuare la firma che potrebbe essere lasciata da una civiltà di Tipo II o III secondo la scala di Kardashev.

sfera dyson(nell’immagine: una Sfera di Dyson). Ovviamente lo Zen SETI non pretende di essere l’unico tipo di approccio alla disciplina, e indubbiamente questi metodi andrebbero considerati come complementari alle ricerche in gamma radio e ottica attualmente in corso. Quando Richard Carrigan cominciò a cercare dati in gamma infrarossa raccolti dal satellite IRAS allo scopo di individuare le firme di possibili Sfere di Dyson  (vedi: Toward an Interstellar Archaeology), egli stava ampliando i tentativi di studiare oggetti SETI in luoghi distanti come M51, la cosiddetta Galassia Vortice, riflettendo su come una cultura di Kardashev di tipo III potesse cominciare la trasformazione in massa di stelle in fronti d’onda sferici grazie alla massimizzazione delle proprie risorse energetiche.

Tale ricerca non preclude la possibilità di comunicazioni provenienti da civiltà molto più vicine, ma pone una domanda meditata. Oggi noi stimiamo l’età dell’Universo intorno ai 13,7 miliardi di anni circa, e la nascita della più vecchia stella tipo-Sole intorno ai 12,5 miliardi di anni, come anche dei primi pianeti rocciosi. Date alla vita 5 miliardi di anni per emergere, com’è successo sulla Terra, e avrete la possibilità che i primi esseri intelligenti siano apparsi intorno a 6 miliardi di anni dopo il Big Bang. Poiché si  suppone che la Via Lattea si sia formata tra i 10 e gli 11 miliardi di anni fa, l’intelligenza potrebbe essere apparsa  nella nostra galassia 5 miliardi di anni prima che noi terrestri incominciassimo a puntare le parabole dei nostri radiotelescopi sulle stelle più vicine.

Charles Lineweaver, dell’Australian National University, è il punto di riferimento in questa materia, e i suoi lavori indicano come in altri sistemi stellari i pianeti simili alla Terra siano mediamente 1,8 miliardi di anni più antichi del nostro, con un margine di 0,9 miliardi di anni. Dati i risultati di Lineweaver, non è probabile che qualsiasi civiltà dovessimo scoprire sarà significativamente più avanzata della nostra? Milan Ćirković sostenne quest’idea in un documento del 2006:

elliptical_galaxy_eso(nell’immagine: galaxy cluster Abell S0740). “Applicando l’assunto copernicano alla lettera, ci si aspetterebbe che corrispondentemente le forme  di vita complesse su questi altri mondi siano in media 1,8 miliardi di anni più vecchie. Società intelligenti, quindi, sarebbero più vecchie della nostra in egual misura. In effetti la situazione è perfino peggiore, perché questo è il valore medio, ed è ragionevole presumere che ci sarà, da qualche parte nella galassia, un pianeta abitabile, diciamo di 3 miliardi di anni più antico del nostro. Poiché l’insieme delle società intelligenti sarebbe probabilmente dominato da un piccolo numero fra quelle più antiche e avanzate… è probabile che incontreremo una civiltà ancora più antica di 1,8 miliardi di anni (e magari molto di più).”

Tutto ciò spinge Vidal a considerare che i termini della nostra ricerca SETI devono essere flessibili:

“Non abbiamo bisogno di essere così cauti nelle nostre  speculazioni astrobiologiche, al contrario, dobbiamo spingerle ai limiti estremi se vogliamo intravedere a cosa potrebbero somigliare civiltà così avanzate. Naturalmente ricerche così ambiziose andrebbero bilanciate con conclusioni ben ponderate. Inoltre, considerata la nostra totale ignoranza rispetto a tali civiltà, sarebbe saggio incoraggiare e sostenere una larga varietà di strategie. Rimanere fedeli all’osservazione, al metodo scientifico e alle principali teorie generali rimane il nostro miglior punto di riferimento.”

Paul Davies dice sostanzialmente la stessa cosa, e Vidal ne riporta la seguente citazione: ”L’Universo è un’arena ricca e complessa, in cui i segni di un’intelligenza aliena potrebbero essere sepolti in mezzo a un marasma di dati di origine naturale e potrebbero essere riportati alla luce solo grazie a un ingegnoso lavoro di vagliatura.”
Nei prossimi giorni andremo avanti occupandoci degli assunti del SETI e dove possono essere messi alla prova, usando la raffinata dialettica di Clément Vidal a proposito dello Zen del SETI e delle sue conseguenze sul modo di procedere.

TRADUZIONE DI ROBERTO FLAIBANI E DONATELLA LEVI

FONTI:

  • Titolo originale: “The Zen of SETI” by Paul Gilster, pubblicato su Centauri Dreams il 27 ottobre 2014
  • The MIlan Ćirković’s paper is “Macroengineering in the Galactic Context” (full text).
  • Charles Lineweaver’s study is “An Estimate of the Age Distribution of Terrestrial Planets in the Universe: Quantifying Metallicity as a Selection Effect,” Icarus Vol. 151, No. 2 (2001), pp. 307-313 (full text).

22 dicembre 2014 Posted by | Astrofisica, Fantascienza, News, Radioastronomia, Scienze dello Spazio, SETI | , , , , , , , | 3 commenti

SEI FANTASTICO TEX!

tex1Nel 2011 giunse sugli schermi Cowboys & Aliens di Jon Favreau con Harrison Ford e Daniel Craig basato sull’omonimo romanzo a fumetti di Scott Mitchell Rosenberg con i disegni di Luciano Lima del 2006. Si svolge nell’Arizona del 1873 mescolando un’ambientazione western con un classico tema fantascientifico, quello dell’extraterrestre sceso sul nostro pianeta. Grandi meraviglie e qualche mugugno dei puristi per una commistione a prima vista improbabile. Una novità? Affatto. Ci si era dimenticati che 47 anni prima, un classico del fumetto italiano di avventura come Tex, già aveva descritto l’incontro del ranger più longevo della storia del comic proprio con un extraterrestre. Ci riferiamo a Tradimento e La rivolta, due albi del 1965, dove un alieno umanoide dalla pelle scura e squamosa sfrutta gli Apaches per scavare in una miniera di materiale radioattivo per lui indispensabile.

Ma Tex Willer con l’inseparabile Kit Carson ha avuto altri strani, singolari e spesso pericolosi “incontri ravvicinati” con esseri di ogni tipo men che reale i quali, in apparenza, poco avrebbero a che fare con una saga della Frontiera lunga ormai 66 anni.

Tex2Creato da Gian Luigi Bonelli e disegnato da Aurelio Galeppini (Galep), Tex uscì infatti in edicola nel settembre 1948. Da allora, ininterrottamente, fra serie classica, speciali, superalbi ecc. ecc. si sono susseguiti circa 640 fascicoli che, nel suo momento di maggior diffusione, hanno raggiunto l’astronomica tiratura mensile di 800 mila copie (oggi, pur in periodo di magra dei fumetti e della editoria in genere, è sempre alla inimmaginabile quota di 400 mila), via via sceneggiato da grandi nomi come Sergio Bonelli figlio di Gian Luigi, Nizzi e Boselli tra i molti e disegnato dopo Galep da altri grandi del fumetto come Villa (sue tutte le copertine), Fusco, Ticci, Nicolò ecc.

Ora, a prima vista sembrerebbe quasi una contraddizione in termini che un storia di cow boy e indiani ambientata nel Selvaggio West possa contenere elementi fantastici, orrorifici e addirittura fantascientifici. Nessuno ci si era mai soffermato prima, ma almeno un terzo, e sin dall’inizio delle avventure di Tex, hanno invece questo risvolto “non realistico”. Ci ha invece fatto caso uno specialista come Antonio Tentori, scrittore e sceneggiatore, che dopo essersi occupato di Dylan Dog e Zagor, adesso ci offre un vero e proprio manuale alternativo della saga bonelliana con il suo Fantastico Tex (Kawama Editoriale, p.170, euro 12) in cui si dimostra che almeno 210 albi del nostro eroe sono contaminati dal fantastico & affini, vale a dire un terzo della produzione complessiva. Il che vuol dire che il “fantastico” in Tex non è affatto una eccezione, ma quasi una regola, proprio nelle intenzioni del suo creatore, Gian Luigi Bonelli, se si considera che, come già detto, apparsa sin dagli esordi, anche se nessuno lo aveva notato: l’arcinemico storico di Tex, il negromante bianco Mefisto, che dialoga con demoni e i morti, è solo il primo della serie ed appare sin da subito, nei fascicoli 3 e 4 della serie con Fuorilegge e L’eroe del Messico(1948) Si aggiungerà poi il figlio Yama che succede al padre in Il figlio di Mefisto (1971) dopo che il negromante apparentemente muore nel suo castello bombardato dall’esercito americano in La carovana dell’oro (1968), ma poi resusciterà, come tutti i vilain che si rispettino in Mefisto! (2002). Ma non bisogna dimenticare streghe e stregoni, mutanti ed esseri mostruosi, mummie, uomini alligatore, morti viventi ecc.ecc. di cui Tentori traccia tutte le caratteristiche ed i collegamenti con la vicenda infinita del nostro ranger.

Tex4Ne risulta che il “fantastico” nelle sue varie sfaccettature spesso adattate al folklore e alle leggende della Frontiera americana, è una componente essenziale di Tex da porre accanto al “reale” quasi senza soluzione di continuità, quasi a dire che il mondo del nostro eroe e dei suoi amici è in bilico tra i due aspetti della vita senza soffrire di disarmonie e contraddizioni: un piede tra gli assassini, delinquenti, traditori, tiranni e sette segrete, ed un altro piede nella realtà dei maghi neri, dei lupi mannari e degli uomini scimmia, degli scienziati folli. Tutti nemici con i quali Tex si scontra e alla fine prevale sempre. Come è giusto che sia dal 1948 ad oggi.

GIANFRANCO de TURRIS

10 dicembre 2014 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , | Lascia un commento

Saranno questi i nuovi Shuttle?

Negli ultimi anni il settore aerospaziale sembra aver abbandonato l’uso degli spazioplani, come nel caso del pensionamento dello Space Shuttle. In realtà ciò è vero solo in parte, infatti sia la Russia che gli Stati Uniti hanno in progetto di sviluppare una nuova generazione di Shutlle. Di seguito parleremo della navetta russa Kliper e le navette della serie X-37 costruite negli Stati Uniti.

1Lo spazioplano Kliper

Kliper è uno spazioplano prodotto dall’ Agenzia Spaziale Russa Roskosmos, il cui principale appaltatore è RKK Energia in collaborazione con l’ESA(Agenzia Spaziale Europea), che si occupa dell’aviotronica e dei sistemi di pilotaggio e la JAXA (Agenzia Spaziale Giapponese) per lo sviluppo dell’elettronica di bordo. Il progetto della navetta iniziò nel 2005 ma subì ritardi a causa delle modifiche al progetto e successivi problemi di fondi da parte della RKK Energia. Per questi motivi, l’Agenzia Spaziale Russa ha cercato di coinvolgere nel progetto anche l’Agenzia Spaziale Europea, la quale è la principale utilizzatrice dei mezzi spaziali russi. Non esiste una stima precisa di costi, in quanto le variazioni al progetto originale hanno determinato una fluttuazione compresa tra 15 e 16 milioni di dollari.

Inizialmente il primo test di volo sarebbe dovuto avvenire nel 2011, mentre il volo inaugurale l’anno seguente. L’Agenzia Spaziale Russa ha fatto tesoro dell’esperienza maturata nello sviluppo degli spazioplani, come il MIG-105 e il Buran, cercando di creare una navetta completamente riutilizzabile per il trasporto di passeggeri e rifornimenti. La navetta ha lo spazio sufficiente per 6 persone e 500 kg di carico, è provvista di uno scudo termico in piastrelle come lo Shuttle e il Buran. Sarà in grado di planare come un aliante al rientro nell’atmosfera terrestre, per poi atterrare su una pista di aerei usando un carrello d’atterraggio. Kliper sarà sprovvisto di motori e si affiderà solo al razzo Soyuz per la sua messa in orbita. Per dare alla navetta una grande flessibilità operativa, la si è dotata di un sistema di aggancio sulla coda per connetterla a moduli di trasporto o a moduli provvisti di motori oppure a moduli vitali per possibili missioni prolungate nello spazio o, in alternativa, ad una possibile combinazione di più soluzioni. Quest’ultimo aspetto è tenuto in grande considerazione dai progettisti del Kliper, poiché il mezzo potrà essere impiegato in missioni orbitali lunari e marziane. I profili delle future missioni del Kliper saranno i più disparati ma, nell’immediato, dovrebbe essere impiegato nel connetere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) alla Terra, sostituendo le Soyuz.

Per tali missioni, inoltre,  è stato progettato un modulo di connessione, Parom, anche questo riutilizzabile perché verrà lasciato in orbita bassa al rientro della navetta, per essere riagganciato nella missione successiva verso la ISS. Se il progetto Kliper andrà in porto, sarà necessario lanciarlo con un razzo vettore, come tutti i veicoli diretti nell’orbita bassa. La Roskosmos ha previsto di utilizzare gli attuali razzi Soyuz 2-3, apprezzati per la loro grande affidabilità (valutata attorno al 100%) e per ragioni logistiche inerenti al modo di lanciare la futura navetta: questa sarà sistemata sulla sommità del razzo proprio come le navette Soyuz, in una configurazione particolarmente cara agli ingegneri russi per ragioni di sicurezza e di affidabilità.

2Confronto tra la Soyuz e Kliper

Le Soyuz sono attualmente le uniche navette a solcare i cieli poiché, dopo il pensionamento della flotta Shuttle, non esistono più altri sistemi di trasporto verso la ISS. Nonostante Kliper miri a sostituire le vecchie Soyuz, alcune soluzioni tecniche di queste continueranno a sopravvivere nella nuova navetta riutilizzabile. La Soyuz è lanciata da un razzo che porta lo stesso nome della navetta ed è disposta sua sommità di questo. Analogamente anche Kliper sarà disposto sullo stesso razzo della Soyuz e nella medesima posizione. La soluzione ha due vantaggi in termini di costi e di progettazione: si riducono i costi e tempi utilizzando un sistema già ampiamente collaudato e sicuro. Entrambe le navette hanno la stessa capacità di carico di 500 kg. Inoltre Kliper sarà dotata di una toilette di bordo, già presente nello spazio angusto della Soyuz. La principale differenza tra i due velivoli risiederà nella completa riutilizzazione della Kliper unita alla capacità di trasportare fino a sei persona alla volta invece di trre. Attualmente, il progetto è stato bloccato dal governo russo nonostante la grande risonanza mediatica di cui aveva goduto. Non si parla di una vera e propria cancellazione ma sta di fatto che le difficoltà progettuali, unite all’aumento dei costi, hanno pesato sulle prospettive future. Sembra che la Roskosmos stia portando avanti lo sviluppo della capsula PPTS (Prospective Piloted System), con una capacità di carico e di trasporto di persone pari alla navetta spaziale Kliper. La PPTS può avere varie configurazioni: una per il trasporto fino a 6 persone verso la ISS, e una per il trasporto di quattro persone adatto per l’orbita lunare e altre missioni in orbita terrestre.

3X – 37

L’altro spazioplano di cui parleremo sarà l’X-37, sviluppato negli Usa dall’aeronautica militare (USAF), dalla DARPA (l’agenzia del Pentagono per l’alta tecnologia), dalla NASA e dalla principale contraente per lo sviluppo, la Boeing. Mentre Kliper era ancora in fase di progetto, già l’X-37A compiva dei test di volo tra l’anno 2005 e 2006. Il primo volo orbitale avverrà con una nuova versione denominata X-37B. Il suo primo lancio, OTV-1, partì da Cape Canaveral il 22 aprile 2010 fino al novembre dello stesso anno con l’atterraggio nella base militare di Vandemberg. La missione successiva, OTV-2, durò dal 5 marzo 2012 con il lancio da Cape Canaveral ,al 16 giugno 2012 con atterraggio nella base di Vendemrberg. L’ultimo volo, OTV-3, partì da Cape Canaveral l’11 dicembre 2012 e atterrò sempre a Vandemberg il 12 ottobre 2012 stabilendo il record di permanenza nello spazio di un velivolo automatizzato per un totale di 670 giorni. Ufficialmente lo scopo della OTV-3 era di controllare i seguenti sistemi:

  • navigazione

  • guida e controllo

  • protezione termica

  • aviotronica di bordo

  • reazione dei componenti soggetti alle alte temperature

  • isolamento riutilizzabili

  • parti elettroniche leggere per il controllo del volo

  • paracadute orbitale

  • fase di rientro e atterraggio su pista

Vista la genericità dei profili delle missioni, si è ipotizzato che queste navette fossero legate principalmente a impieghi militari. I costi di sviluppo iniziali erano di 301 milioni di dollari nel 2002, anno in cui la Boeing si è aggiudicata la commessa. Per ora i possibili impieghi futuri della navetta sembrano essere di ricognizione e di sorveglianza ma è stato annunciato lo sviluppo della navetta X-37C: una versione adatta al trasporto di astronauti alla stazione spaziale internazionale.

5Confronto tra X-37 e Space Shuttle

La navetta X-37 è una versione ridotta dello Space Shuttle, pertanto ne condivide lo scudo termico in piastrelle e un carrello retrattile per gli atterraggi in aeroporto. La principale differenza con lo Space Shuttle risiede nelle dimensioni più ridotte dell’X-37 e un sistema di aggancio sulla coda per il trasporto di moduli specifici nelle diverse missioni. Come per Kliper, l’X-37 è progettato con il criterio della massima efficienza, traducendosi nella ricerca della massima flessibilità operativa che permetterebbe una riduzione dei costi. In altri termini, un velivolo più piccolo può essere lanciato su razzi meno potenti, necessitando di minor carburante e semplificando le procedure di lancio. Inoltre la creazione di moduli specifici e intercambiabili permetterà di riutilizzare la stessa navetta per più missioni, limitando tutta la costosa trafila della progettazione e dei successivi test solo al modulo specifico. Attualmente l’X-37B è stato equipaggiato da un modulo motori, contenente un Aerojet 2-3 alimentato ad idrazina.

Conclusioni

Da questa breve disamina sui futuri progetti degli spazioplani, emerge ancora un interesse attorno a questo genere di navette nonostante il pensionamento della flotta Space Shuttle e il trionfo dei capsule Soyuz. Non è un caso che i nuovi spazioplani siano sviluppati da ingegneri russi e statunitensi, che hanno fatto tesoro dell’esperienza maturata attraverso il MIG-105 per i primi e l’X-20 Dyna – Soar per i secondi. Questi progetti anticiparono lo sviluppo di più maturi programmi: Space Shuttle negli Usa e Buran nell’Unione Sovietica. La cosa interessante è che il primo spazioplano a compiere un volo orbitale con atterraggio completamente automatizzato fu il Buran, la cui tecnologia è oggi impiegata nei droni, nell’X-37B e nell’ipotetica navetta Kliper. Il programma statunitense Costellation e quello russo PPTS sembrano suggerire una riscoperta delle capsule spaziali, seppur potenziate per dimensioni e tecnologia. È curioso constatare che gli USA sembrano aver messo da parte il programma Costellation a vantaggio dell’X-37, mentre i russi, al contrario, hanno sospeso Kliper per PPTS. Il futuro è ancora incerto e forse l’entrata in scena i nuovi Global Competitor (specialmente tra i paesi BRICS) e delle compagnie private, potrebbero riservare interessanti sorprese.

LUCA di BITONTO

Bibliografia

 

3 dicembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, News, Scienze dello Spazio | , , , , , , | Lascia un commento

   

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