Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Ci siamo quasi…

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A breve sarà on-line il nuovo blog: “IL TREDICESIMO CAVALIERE 2.0“, che si propone di stupire i fedelissimi e di coinvolgere sempre più appassionati ed esperti di scienze delle spazio e fantascienza.    

Il Team di autori e  in particolar modo il responsabile supremo, sua eccellenza Roberto Flaibani, stanno lavorando a ritmi serratissimi  con l’intento di creare un ambiente accogliente, che riesca a coinvolgere e a nutrire la sete di conoscenza verso ciò che ci circonda. 

Completamente rinnovato in grafica e funzionalità, ma sulla consolidata  linea guida del suo predecessore, Il Tredicesimo Cavaliere 2.0 vi invita a lasciare commenti, idee e suggerimenti al fine di prepararsi al meglio al suo lancio.

 

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31 maggio 2016 Posted by | 4th Symposium IAA - SETI, Astrofisica, Astronautica, by G. de Turris, Carnevale della Chimica, Carnevale della Fisica, Carnevale della Matematica, Ciberspazio, Cinema e TV, Difesa Planetaria, Epistemologia, Fantascienza, Giochi, Letteratura e Fumetti, missione FOCAL, News, NON Carnevale della Fisica, Planetologia, Radioastronomia, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio, Senza categoria, SETI, Volo Interstellare | Lascia un commento

Chi arriva prima, la Scienza o la Fantascienza?

L’articolo che presentiamo qui di seguito è, a mio parere, uno dei più interessanti che Massimo Mongai abbia mai pubblicato su questo blog. I problemi  affrontati sono molto attuali e interessanti, perché la comunione tra medicina e tecnologia per il miglioramento del corpo umano con il trapianto di organi artificiali potrebbe essere una delle strade che la Scienza ci offrirà per l’esplorazione dello spazio. Modificare noi stessi – diventare cyborg –  per adattarsi ad habitat presenti su altri corpi celesti potrebbe rivelarsi più pratico ed economico, e moralmente più accettabile, che sconvolgere un intero ecosistema per far posto ai nostri coloni (leggi terraformazione). Ovviamente anche la permanenza nello spazio profondo potrebbe essere resa più facile e sicura da una integrazione spinta tra scienza medica e tecnologia avanzata, facilitando la graduale creazione di una popolazione sempre più adatta alla vita nello spazio piuttosto che sulla superficie di un pianeta, ovvero ciò che gli anglofoni chiamano “the space-faring society”, tra le cui fila potrebbero un giorno essere reclutati gli equipaggi delle future astronavi-arca

Mi piace il tono di costante confronto che Mongai tiene tra Scienza e Fantascienza, un confronto costruttivo e stimolante, che non relega la FS nel sotto-bosco dei sottogeneri letterari, ma la considera una disciplina da cui la Scienza può attingere nuove idee.

E infine l’articolo di Mongai mi piace perché tratteggia i contorni di una nuova allegra famigliola, quella dei cyborg-nonni, dove lui, con le sue nuove ginocchia al titanio, si sente a casa: “una goccia d’olio al giorno toglie il medico di torno”, non suonava così il proverbio? Tanto più che io stesso entrerò tra poco più di un anno a far parte della famigliola, anche se percorrendo una strada del tutto diversa da quella del Mongai, della quale non parlerò se non per fornire ai più curiosi un acronimo inglese utile per eventuali ricerche: DBS.

(Roberto Flaibani)

Protesi ginocchio 2015-06-23 01.16

(nella foto: protesi del ginocchio)

Non so voi ma per scrivere praticamente qualsiasi cosa io parto spessissimo da un quid personale. A settembre mi opereranno al ginocchio destro e me lo sostituiranno con una protesi e butteranno via quanto?, un 600/800 grammi delle mie ossa (di quelle con cui son nato!, che ho nutrito personalmente per tanti anni) e le sostituiranno con un peso di poco superiore di titanio, un ginocchio di calcio per uno di metallo.

E così diventerò un po’ cyborg anche io.

I miei occhiali ed i miei ponti dentali fanno di me un cyborg? No, nel luogo comune no: sono troppo banali, troppo vecchi. Ma una protesi come il ginocchio di titanio? Eh, sì, quello sì. E pensate che sei mesi dopo me ne metteranno un’altro: avrò ben DUE ginocchia di titanio.

Quanti pezzi si possono cambiare in un corpo umano? Fra metallici, di silicone e di “carne” altrui, ormai tantissimi.

Si trapiantano da uomo a uomo: cuore, rene, fegato, polmoni, molti diversi metri e pezzi di intestino, pancreas, cornee, occhi, braccia e gambe, la mano, singole dita, la faccia intera, il pene intero (già fatto due volte, la prima è andata male la seconda aspettiamo i risultati), ovaie e molto altro.

Autotrapianto, allotrapianto, xenotrapianto, il che vuol dire pezzi miei, pezzi di altri esseri umani, pezzi di animali, quasi sempre cuore o parti di cuore di maiale.

Poi si trapiantano/sostituiscono organi con macchine, con pezzi di hardware, “ferramenta”: cuori artificiali, bypass elettronico/elettrici, valvole cardiache, ginocchia, femori, pezzi interi di praticamente tutte le ossa.

L’essere cyborg è una realtà da anni ed è una realtà crescente ed espansiva, non è più da molto tempo “roba da fantascienza”.

La FS l’aveva previsto? Ciospa!

protesi_anca_titanio

 

“Le scogliere dello spazio”

è il titolo di un romanzo di Frederick Pohl e Jack Williamson, due grandi della FS dell’epoca d’oro.

Il romanzo uscì nel 1963 ed io lo lessi tre anni dopo, all’epoca (avevo 16 anni) mi piacque ma mi inquietò molto la parte relativa alla “banca degli organi”: i condannati a morte o a lunghe pene detentive per tutta una serie di reati più o meno gravi (ma via via meno gravi: in quel mondo c’era bisogno di materiale) venivano non giustiziati o semplicemente detenuti ma posteggiati in ospedali/carceri molto efficienti e accoglienti, con pesanti ansiolitici nel cibo, di modo da tenere tranquilli i “pezzi di ricambio” e non indurli alla fuga o ad atti autolesionistici.

Solo 5 anni dopo l’uscita del romanzo il dottor Barnard in Sud Africa eseguì il primo trapianto di cuore della storia della medicina, e come già detto da allora trapiantiamo di tutto e di tutto sostituiamo.

Si dice, ma ufficialmente il governo cinese nega, che ai condannati a morte (più di 1500 all’anno!) in Cina vengano asportati i reni subito prima dell’esecuzione. E se è vero qui siamo e da anni nel pieno della Banca degli Organi, a meno di 60 anni dal romanzo citato.

traffico organiE il traffico degli organi? Mah, probabilmente è una leggenda urbana. E’ vero che esiste un traffico internazionale noto e documentato di reni, ma ufficialmente si tratta di “donazioni” che per altro vengono eseguite solo in alcuni stati (India per lo più). Le storie di organi “rubati” a viventi poi abbandonati quelle sì sono leggende, non fosse altro per un motivo: non si può dare una botta in testa ad uno ed estrargli il rene in una cantina, serve una vera e propria sala operatoria, una vera e propria equipe chirugica di quelle vere con un chirurgo vero, in un vero ospedale. E in realtà ne servono DUE, una che espianta ed una che impianta, ma non dopo 30 giorni di frigorifero, dopo al massimo trenta minuti di volo di elicottero da Latina a Roma (per dire, ho amici medici lì e là che mi danno informazioni a riguardo). Non è che ci sono bande di assassini e criminali che rubano organi, tipo trenta reni, sei fegati e otto cuori e li mettono sotto ghiaggio per mesi e poi li vendono al miglior offerente.Non funziona così, per fortuna.

E ci sono rapporti internazionali dell’OMS che confermano la realtà del commercio semilegale di reni, ma non trovano traccia reali di “furti” di organi. Io del resto per scrivere questo articolo non ne ho trovate, non serie e documentate. Ad esempio non c’è mai stata una condanna che sia una per un trafficante illegale di organi. Mediatori che raccontano balle, migliaia!

La FS dice qualcosa di nuovo sulla questione organi?

Beh, dice che non sarà necessario fare la fila ed aspettare a lungo perché li svilupperemo direttamente dalle cellule staminali, le famose le cellule totipotenti che in vari usi meno clamorosi già hanno fatto piccoli miracoli. Del resto la clonazione è una realtà scientifica da anni, e anche se non si è ancora arrivati a clonare il singolo organo, questa è una strada teoricamente possibile e su questo la FS scrive letteralmente da decenni.

Ma anche la Scienza fa progressi: ad esempio ossa stampate con stampanti 3D.

A Bologna, non a Tucson o New York. E scusate se è poco.

Del resto perfino il più simbolico di tutti gli organi, il pene/fallo oltre ad essere trapiantato (chissà come dev’essere “farlo” con il fallo di qualcun altro?) da tempo viene sostituito o “integrato” con una vera e propria protesi di metallo e plastica, erettile, che pare, funzioni benissimo.

Insomma fra scienza e fantascienza si prospettano ulteriori eccezionali progressi.

Non si arriverà al trapianto di cervello perché, almeno in Italia, è espressamente proibito dalla legge, che proibisce anche il trapianto delle gonadi, sia maschili che femminili. Recentissimamente è stato eseguito un autotrapianto di una ovaia espiantata ad una tredicenne che doveva essere curata con una chemioterapia che l’avrebbe resa sterile. A 25 anni, dopo 12 anni di surgelatore, il trapianto ha funzionato e la ragazza è diventata madre, ma ovaia e uova erano le sue. E l’ovaia di presta al surgelamaneto, è un organo piccolo e duttile, un cuore no.

Si possono trapiantare i peni altrui ma non i testicoli. Non so se si possa fare, ma in effetti usare i testicoli o le ovaie altrui significa fare figli con il materiale di base di qualcun altro. Di nuovo, chissà che effetto può fare farlo con il pene di un altro e con i testicoli ad ogni buon conto di qualcun altro ancora? L’eventuale figlio, di chi è figlio?

Il divieto legale di trapianto di cervello allo stato dell’arte è più un gesto simbolico che altro (ma se si tentasse di copiare il cervello? nde) Non si può proprio fare, le difficoltà fisiche, tecniche, teoriche sono infinite, prima fra tutte la cessazione dell’attività elettrica del cervello durante l’ipotetico trapianto il che significa morte cerebrale. E le ricerche, se mai, stanno andando nella direzione dell’identificazione di come si formino e dove risiedano i ricordi ed esperimenti interessantissimi sono già stati eseguiti sui topi.

E noi siamo quello che ricordiamo: se un signore va in giro ricordando tutto quello che ricordo io ed è convintissimo che quelli siano i suoi ricordi, chi può dire che non sia lui il vero me?

cellule staminaliIl tragitto fantascientifico completo sarebbe: da una mia cellula qualunque (purché non lo spermatozoo) viene clonato un corpo intero, un clone perfetto del mio, lo si tiene di coma indotto per tot anni, al raggiungmento di una certa età gli vengono inseriti?, trasferiti?, trapiantati?, i miei ricordi fino a ieri e poi viene fatto svegliare. Se tutto funziona a dovere, questo “clone” è convinto di essere me, “sa” di essere me, ricorda e sa tutto ciò che ricordo e so io.

Chi è?

Si vedrà. Intanto io mi chiedo: dove finiranno le mie ginocchia? Dove finiscono le parti dei corpi scartate, gli arti amputati, i fegati o i reni sostituiti? C’è una legge che regolamenta il tutto, all’atto pratico vanno nell’inceneritore più vicino secondo protocolli specifici.

E sto pensando di trovare il modo di farmeli dare e metterli in una teca. Tipo reliquia.

Macabro? Non so. Soffro di disposofobia: non riesco a buttare nulla.

Ma mi sa che stavolta non ne farò nulla…

 

MASSIMO MONGAI

23 giugno 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio | , , | Lascia un commento

Un sistema di “metaleggi” regolerà le relazioni con gli alieni

Klaatu barada nikto. Bastavano queste tre parole per far desistere un gigantesco e minaccioso robottone dai suoi propositi di vendetta nei confronti del genere umano. Era il 1951 e il film si chiamava “Ultimatum alla Terra”, ne abbiamo usato alcuni fotogrammi per illustrare l’articolo che segue. Di sicuro ben altro ci vorrà nel caso di un vero “primo contatto” con una specie aliena, un’evenienza dalla quale i fautori del volo interstellare non possono prescindere. Ecco allora Paul Gilster fare il suo ingresso nel dibattito sulla Prima Direttiva con questo stimolante post sulla necessità di creare un sistema di metaleggi che ci aiuti a gestire, se e quando ce ne sarà bisogno, le relazioni con civiltà aliene. (R.F.)

Il contributo dell’Italia all’impresa interstellare è stato sostanziale e crescente, e sono molto lieto di conoscere tre dei suoi principali rappresentanti: Claudio Maccone, Giancarlo Genta, e Giovanni Vulpetti. E’ stato quindi con grande piacere che ho accolto l’offerta di Roberto Flaibani di apparire qui, sulle pagine del Tredicesimo Cavaliere, con un articolo sulla Prima Direttiva di “Star Trek”. Roberto sta lavorando instancabilmente per comunicare il futuro dell’Uomo tra le stelle a un pubblico più vasto, e confido di leggere altri dei suoi stimolanti interventi anche il prossimo anno. Di seguito le mie riflessioni sulla Prima Direttiva. (nella foto, l’autore Paul Gilster)

La Prima Direttiva incarna un principio etico imperfetto ma utile che non dovrebbe essere abbandonato, seppure con una profonda revisione testuale. Per capire perché è necessario ripensare alcuni aspetti della Prima Direttiva, consideriamo il contesto in cui essa opera. Essendo figlia di “Star Trek”, dobbiamo immaginare un universo molto simile a quello, per chiarire le restrizioni del regolamento. Partiamo quindi dall’idea che il genere umano sia una civiltà in grado di viaggiare nello spazio, non solo su scala interplanetaria ma anche interstellare. Questo significa che, in qualche modo, abbiamo trovato il sistema per raggiungere le stelle con viaggi di breve durata (a velocità  maggiore di quella luce, nde) e che si è costituita un’organizzazione nel cui ambito questa esplorazione continua, un equivalente della Federazione che è dietro alla Direttiva.

Ma perché è nata questa Prima Direttiva? Qui è importante ricordare che, nell’universo di “Star Trek”, la direttiva è in realtà un regolamento che vale solo per la Flotta Stellare. Effettivamente nella serie televisiva vediamo che, se un cittadino della Federazione decide di sua spontanea volontà di intromettersi nelle questioni di un’altra civiltà, la Flotta Stellare non ha nessun potere di impedirglielo. Il regolamento certamente era stato invocato perché l’avanguardia dell’espansione umana sarebbe stata la forza di esplorazione rappresentata dalla Flotta Stellare stessa. Quello che succede dopo che una determinata regione dello spazio viene mappata ed esplorata per la prima volta, dipende dall’azione individuale, ma le persone che hanno più probabilità di essere coinvolte nel primo contatto con una cultura aliena sono quelle che agiscono nel rispetto delle regole della Federazione.

Tutto questo sembra un’estrapolazione logica ed è un tributo all’universo di “Star Trek”, che malgrado il grande numero di episodi televisivi in varie configurazioni e di film che usano praticamente gli stessi personaggi, ha mantenuto una trama relativamente coerente. Se mai dovessimo sviluppare un modo per inviare equipaggi umani su altri mondi, dovremmo porci il problema di come interagire con le specie intelligenti che potremmo trovare nel corso del viaggio. E, verosimilmente, prenderemmo in considerazione un principio del tipo “il diritto di ogni specie senziente di vivere secondo la propria normale evoluzione culturale,” una frase estratta dal testo della Prima Direttiva. Quello che abbiamo davanti è lo sviluppo di una ”metalegge”, un termine inventato dall’avvocato Andrew Haley nel 1956 per indicare un sistema di leggi che si applica, oltre che agli esseri umani, anche a tutti i rapporti tra specie intelligenti.

Perché non stabilire semplicemente di trattare le culture aliene in base alla regola d’oro, ossia trattiamo gli alieni come vorremmo essere trattati da loro? Haley ha spiegato i problemi sollevati da questo approccio in un articolo intitolato “Space Law and Metalaw – A Synoptic View,” in cui riconosce che gli alieni sono diversi da noi in maniere che non possiamo nemmeno immaginare. Trattarli come vorremmo che loro ci trattassero potrebbe quindi danneggiarli o addirittura distruggerli. Haley ha così riformulato la regola d’oro: “fai agli altri quello che loro ti lascerebbero fare a se stessi.” Robert Freitas, che ha scritto con ponderatezza sul tema della metalegge, osserva che neppure questa nuova regola aurea è priva di problemi: “…in pratica, sarebbe difficile da applicare quanto i concetti di non interferenza e sicurezza fisica. Se vogliamo appurare quali sono i desideri dei rappresentanti dell’altra parte, dobbiamo interagire con loro in qualche modo, e questo potrebbe provocare un danno socio-culturale. Non abbiamo ancora risolto il problema di come sviluppare regole metalegali non conflittuali ed efficaci.”

Oggi ci troviamo allo stadio iniziale dello sviluppo di questa “metalegge”, ma l’intensificarsi delle attività interstellari umane alla fine ci costringerà a sviluppare ulteriormente il concetto. L’ingegnere aerospaziale del Politecnico di Torino Giancarlo Genta ha affrontato questi argomenti nel suo libro Lonely Minds in the Universe (Copernicus, 2007), che ruota intorno alla seguente domanda: nel mondo di oggi, un essere alieno potrebbe essere considerato una “persona”? Se ci trovassimo improvvisamente di fronte a una creatura proveniente da un altro mondo si creerebbe un interessante problema legale. Potremmo forse pensare di estendere gli stessi diritti a tutti gli umani indipendentemente dalla loro origine, ma un extraterrestre sceso da un’astronave appena atterrata sul nostro pianeta non sarebbe necessariamente riconosciuto come “persona” dalla legge. Potrebbe essere considerato un animale? E se così fosse, un animale alieno avrebbe dei diritti in base alla legge vigente?

Molto probabilmente la Prima Direttiva è nata da discussioni del genere, e si basa sull’estensione del concetto di personalità alle intelligenze aliene. Nel sopracitato articolo “Metalaw and Interstellar Relations” Robert Freitas vede due vie per stabilire l’esistenza di una “personalità”:

* L’uso di una moralità chiara; vale a dire l’abilità degli esseri in questione di  dare giudizi morali o etici, anche se non necessariamente coincidenti con i nostri.

* La presenza dell’autocoscienza, cioè della consapevolezza di essere separato dal proprio ambiente circostante.

La presenza della moralità o dell’autocoscienza è vista come la chiave della personalità. E queste non sono pedanterie giuridiche, come potrebbero sembrare: il tema è importante perché la legge umana ruota proprio intorno al concetto di persona. La metalegge, in altre parole, ci porta invariabilmente alla riflessione che è alla base della Prima Direttiva, che possiamo ora citare in forma più estesa:

“Poiché il diritto di ogni specie senziente di vivere secondo la propria normale evoluzione culturale è considerato inviolabile, nessun membro della Flotta Stellare può interferire con il normale e sano svolgimento della vita e della cultura delle specie aliene. Per interferenza si intende anche l’introduzione di un sapere, di una forza o di una tecnologia superiori in un mondo la cui società non è in grado di gestire giudiziosamente questo tipo di benefici. I membri della Flotta Stellare non possono violare questa Prima Direttiva, neanche per salvare la propria vita e/o la propria nave, a meno che non agiscano per porre riparo a una precedente violazione o a un’accidentale contaminazione di detta cultura. Questa direttiva ha la precedenza su qualsiasi altra considerazione, e comporta un altissimo obbligo morale.”

A questo punto ci troviamo in imbarazzo, perché la Prima Direttiva va interpretata, così come qualsiasi sistema di leggi o regolamenti deve essere compreso e messo in pratica dai soggetti interessati. Se esaminiamo il testo da vicino, non possiamo che concludere che l’unico contatto possibile tra due civiltà aliene si verifica quando le due civiltà sono esattamente allo stesso punto di sviluppo o, per dirla con Giancarlo Genta, allo stesso livello culturale. Nella Prima Direttiva si presume che ogni specie abbia il diritto di seguire un’evoluzione culturale “normale”, nella quale nessuno può interferire introducendovi un sapere o una tecnologia superiori.

Una civiltà meno progredita della nostra a livello tecnologico, quindi, sarebbe per noi impossibile da contattare direttamente. E una civiltà più progredita di noi, se fosse anch’essa retta dai principi di una Prima Direttiva analoga, non sarebbe in grado di entrare in contatto con noi. Se la Prima Direttiva fosse un principio universale, nessuna specie potrebbe entrare in contatto con un’altra a  meno che non ne trovasse una così simile a se stessa che il contatto verrebbe considerato privo di rischi. L’età delle stelle che ci circondano nella Via Lattea varia così tanto che sembra altamente improbabile riuscire a trovare una specie tanto simile a noi, e quindi tutti gli studi sulla cultura aliena dovrebbero essere portati avanti nella massima segretezza, per evitare di contaminare la civiltà aliena interessata.

Sembrerebbe, per molti versi, un risultato poco sensato, ma non è finita qui. Che cosa intendiamo per “stesso livello culturale”? La cultura è anche ciò che vediamo intorno a noi quotidianamente negli strumenti di uso comune e nelle tecnologie che utilizziamo. Ma l’idea stessa di cultura aliena presuppone uno sviluppo diverso dal nostro. Non possiamo dare per scontato che una cultura apparentemente simile alla nostra dei tempi dell’antica Grecia debba necessariamente vivere un periodo simile di espansione imperialistica sul suo pianeta, una graduale scoperta di altre culture al di là degli oceani, una fase in cui il sapere si è perduto e, infine, un rinascimento. Né possiamo partire dal presupposto che gli esseri che vivono all’interno di questa cultura siano guidati dai nostri stessi principi, o che sviluppino tecnologie paragonabili alle nostre.

Si noti un altro difetto della summenzionata affermazione della Prima Direttiva. Vi si dice che l’interferenza consiste nell’introdurre un sapere, una forza o una tecnologia superiori in un mondo “la cui società non è in grado di gestire giudiziosamente questo tipo di benefici.” L’affermazione implica che, se la società è ritenuta capace di gestire questi benefici con giudizio, le restrizioni della Prima Direttiva non valgono. Ma a chi spetta valutare quanto è giudiziosa una civiltà aliena, e che grado di accuratezza può avere una tale valutazione considerati i tempi stretti di un possibile primo contatto? E che cosa intende la Prima Direttiva quando invita a non interferire con “il normale e sano sviluppo di un’altra cultura”? Capire che cosa è normale e sano per una civiltà aliena potrebbe rivelarsi impossibile, e comunque non ci si riuscirebbe senza uno studio approfondito. No, la Prima Direttiva ci vincola troppo e limita eccessivamente i contatti.

Che fare allora? Serve una revisione della Prima Direttiva, basata su una metalegge in fieri, che riconosca ogni incontro con una civiltà extraterrestre come diverso da tutti gli altri. Genta cita le undici regole di metalegge redatte dall’avvocato austriaco Ernst Fasan, ispirate al precedente  lavoro di Andrew Haley. Queste sono tratte dal libro di Fasan “Relations with Alien Intelligences: The Scientific Basis of Metalaw” (1970) e contiene l’embrione di una futura Prima Direttiva che si dimostri più flessibile:

1. Nessuna delle parti della metalegge può pretendere l’impossibile.
2. Nessuna delle regole della metalegge deve essere applicata se la sua applicazione può provocare il suicidio della razza interessata.
3. Tutte le razze intelligenti dell’Universo hanno, in linea di principio, diritti e valori.
4. Ogni specie soggetta alla metalegge ha il diritto all’autodeterminazione.
5. Tutti gli atti che possono danneggiare un’altra razza devono essere evitati.
6. Ogni razza ha il diritto di avere il proprio spazio vitale.
7. Ogni razza ha il diritto di difendersi da tutti gli eventuali atti nocivi compiuti da un’altra razza.
8. Il principio della preservazione di una razza è prioritario rispetto allo sviluppo di un’altra razza.
9. In caso di danni, chi li ha provocati deve ristabilire l’integrità della parte danneggiata.
10. Gli accordi e i trattati metalegali sono vincolanti.
11. Aiutare un’altra razza con la propria attività non è un principio legale ma di etica di base.

Ecco alcuni principi guida che non escludono il contatto tra civiltà che hanno un diverso livello di sviluppo e complessità. Anzi, le idee di Fasan costituiscono una struttura che il futuro comandante di una missione interstellare potrebbe consultare per prendere decisioni sul livello di contatto appropriato per quella situazione. Fasan non ha potuto rispondere a tutte le nostre domande; in particolare ci lascia di fronte a un dubbio lacerante: i concetti etici qui racchiusi potrebbero essere profondamente antropocentrici, e certamente non abbiamo modo di sapere se altre razze intelligenti li approverebbero e li rispetterebbero. Ma quel poco lavoro sulla metalegge realizzato finora evidenzia la necessità di una Prima Direttiva potenziata, e più accuratamente congegnata, che non intrappoli un gruppo di esploratori lontani da casa in una serie di cavilli legali che rischiano di compromettere un positivo primo contatto. Ecco arrivato il momento di citare direttamente Genta:

“Tali regole sono senza dubbio un buon punto di partenza sul quale costruire le leggi e l’etica o i rapporti tra specie, ma sono state elaborate solo da una delle parti – e non potrebbe essere altrimenti, poiché non è nemmeno certo che l’altra parte esista. Per di più, se è vero che le altre specie con cui potremmo entrare in contatto sono molto più antiche di noi, è verosimile che abbiano già  affrontato questo problema e stabilito regole per i rapporti tra specie”.

La realtà è che quando ci espanderemo alle stelle più vicine e oltre, apprenderemo da questi primi contatti con altre civiltà – se davvero esistono – e modelleremo la nostra metalegge flessibilmente in base a ciascuno di questi incontri. La metalegge non può essere altro che un insieme di principi in costante evoluzione, e non deve cristallizzarsi in una Prima Direttiva incapace di trasformarsi nel tempo in funzione dell’aumento della nostra conoscenza. La Prima Direttiva ci offre una magnifica opportunità di considerare queste questioni. Ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta solo di un modello, e che quello che troveremo tra le stelle ci aiuterà a plasmare la sua direzione futura. E dovremo anche riflettere su queste questioni molto prima di quando effettivamente raggiungeremo le stelle. Come Robert Freitas ci ricorda, “Quando si scoprirà la vita extraterrestre il genere umano dovrà essere preparato, perché in tutta la nostra storia ci sarà soltanto un primo contatto”.

traduzione a cura di Beatrice Parisi

Bibliografia

Fasan, E, Relations with “Alien Intelligences: The Scientific Basis of Metalaw”, Berlin Verlag, Berlin, 1970. Si veda anche l’articolo “Discovery of ETI: Terrestrial and Extraterrestrial Legal Implications,” Acta Astronautica 21 (2) (1990), p. 131-135.

Freitas, R, “Metalaw and Interstellar Relations,” Mercury 6 (marzo-aprile 1977), pp. 15-17 (http://www.rfreitas.com/Astro/MetalawInterstellarRelations.htm).

Genta, G. “Lonely Minds in the Cosmos”. New York: Copernicus, 2007.

Haley, A “Space law and Metalaw – A Synoptic View,” Harvard Law Record 23 (8 novembre 1956).

Scritto da Paul Gilster appositamene per Il Tredicesimo Cavaliere, come contributo alla campagna referendaria sulla Prima Direttiva. Traduzione italiana di Beatrice Parisi e Roberto Flaibani. Questo articolo segna la nostra partecipazione al Carnevale della Fisica #26, e prosegue una fase di collaborazione con Paul Gilster, che ci auguriamo lunga e fruttuosa.

24 dicembre 2011 Posted by | Astronautica, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , , | 27 commenti

Referendum: arrivano i primi contributi

Abbiamo ricevuto una interesssante dichiarazione di voto dal dottor Christian Weidemann, un filosofo tedesco della religione e della scienza, che ha attirato l’attenzione della stampa al recente convegno per l’Astronave dei Cent’anni con una relazione intitolata: “Gesù è morto anche per i Klingon?”. Il dottor  Weidemann ha lavorato come professore assistente presso l’Università di Munster in Germania, al Dipartimento di Filosofia,  Centro di Filosofia della Scienza,  Centro di Etica applicata, e al Dipartimento di  Teologia Protestante, sezione Storia della Chiesa. Dal 2009 è professore assistente presso l’Università della Ruhr a Bochum, al Dipartimento di Teologia Cattolica Romana/Filosofia Cristiana. Nel 2007 ha vinto il prestigioso premio “Karl Alber” per la miglior dissertazione filosofica e tesi post-dottorale con il suo libro “L’indispensabilità della Teologia Naturale”. Ecco l’intervento del teologo. (R.F.)

Io sono critico nei confronti della Prima Direttiva, perché rivela un atteggiamento di superiorità verso le altre civiltà. In questo somiglia alla paternalistica linea “lasciamoli in pace” che molti antropologi e attivisti politici moderni raccomandano nei confronti delle cosiddette società “primitive” della terra. Tuttavia, come reazione al brutale colonialismo e al cinico proselitismo del passato, una tale politica è comprensibile: inconsciamente e involontariamente ripropone un assunto imperialistico centrale. I membri delle società meno sviluppate vengono trattati come   bambini immaturi, incapaci di assimilare nuovi tipi di informazione o visioni del mondo discordanti. Però, nascondere di proposito informazioni  importanti a una persona perché la si ritiene dannosa per lei stessa non è altro che una velata forma di mancanza di rispetto. (nella foto: Christian Weidemann)

Ecco alcune regole generali per l’incontro con una civiltà aliena:
1.    In quanto creature razionali, gli individui extraterrestri intelligenti godono dello stesso status etico e legale degli esseri umani. In termini religiosi: devono essere trattati come nostri fratelli.
2.    Le differenze culturali devono essere rispettate e i requisiti che differiscono solo marginalmente dai nostri devono essere osservati . Tuttavia, se le visioni dominanti politiche, legali o etiche differiscono profondamente (per esempio riguardo alla dittatura, al cannibalismo, all’accusa del sangue, allo stupro abituale…) non possono essere considerate vincolanti per i visitatori umani e dovrebbero essere combattute, entro limiti ragionevoli dipendenti dalle situazioni concrete.
3.    Gli umani che stabiliscono un primo contatto dovrebbero mostrare un atteggiamento umile. Non ha senso cercare di imporre la propria visione religiosa, filosofica o scientifica a una specie aliena prima di aver imparato, o addirittura capito, le più basilari caratteristiche di quella società e del suo patrimonio di conoscenza. Non è affatto improbabile che durante il primo contatto venga fuori che gli allievi in realtà siamo noi.
4.    In linea generale, non c’è ragione di nascondere un certo tipo di conoscenza (o pretesa conoscenza) a una civiltà aliena (forse con l’eccezione degli armamenti). Le informazioni particolarmente scioccanti o sorprendenti dovrebbero ovviamente essere rivelate con cautela e buon senso. Se la maggior parte delle specie aliene non sono inclini a comunicare con noi, o se preferiscono non venire a conoscenza di certi aspetti della realtà, questo deve essere rispettato.
5.    Bisogna garantire che qualsiasi tipo di informazione data ai rappresentanti degli extraterrestri sia resa disponibile a tutti i membri della specie.

CHRISTIAN WEIDEMANN

Vai a: “Prima Direttiva: i motivi di un referendum”

20 dicembre 2011 Posted by | Referendum Prima Direttiva, Volo Interstellare | , , , , | Lascia un commento

Prima Direttiva: i motivi di un referendum

Sergio “Doctor Who” Valzania è tornato dal suo più recente viaggio nel tempo con una notizia sensazionale: nel lontano futuro, la Prima Direttiva verrà sottoposta a referendum abrogativo!

Com’è noto questa importantissima norma etica, ispirata alla Carta dell’ ONU, sarà per secoli  uno dei cardini della politica estera della Federazione dei Pianeti Uniti. La Prima Direttiva vieta esplicitamente ogni interferenza con l’autonomo sviluppo di civiltà aliene, con particolare  cura nei confronti di culture tecnologicamente arretrate, che non abbiano ancora sviluppato il motore a curvatura e siano quindi incapaci di realizzare voli interstellari. A tali culture primitive dal punto di vista scientifico, non devono essere trasferite  tecnologie avanzate né rivelate informazioni relative  all’esistenza di altre specie senzienti nell’universo, per timore di uno shock culturale che ne potrebbe alterare irreparabilmente il naturale sviluppo.

Una volta assorbito l’effetto provocato dall’inattesa notizia, in redazione  si è scatenato il confronto tra favorevoli e contrari , ed è continuato, accesissimo, per  parecchie ore. Alla fine siamo giunti alla decisione di coinvolgere nel dibatitto i nostri lettori, indicendo a nostra volta un referendum  sulla Prima Direttiva, anche se solo a carattere consultivo.

Ma c’è dell’altro. Un paio di mesi fa si è tenuto a Orlando, in Florida, il cosidetto Congresso dell’Astronave dei Cent’Anni (100 Year Starship Symposium), dove si è di fatto costituito un movimento che  si dedicherà allo studio del volo interstellare e delle problematiche ad esso collegate in ogni campo e disciplina. Il primo contatto con una specie aliena è evidentemente una di queste,  e la Prima Direttiva è un tentativo di darvi risposta. Il nostro obiettivo è quello di avviare una discussione  sull’argomento, usando come tramite l’universo immaginario di  Star Trek, ormai familiare a tutti, per fornire, in prospettiva, un nuovo contributo al vasto e  frizzante dibattito internazionale attualmente in corso.
Ma lasciamo ora la parola al cronista.

Roberto Flaibani

Dal CORRIERE DELLA SERA del 26 maggio 3051

Entro pochi mesi il volto della Galassia potrebbe cambiare. Poche ore fa infatti la Camera dei Rappresentanti della Federazione dei Pianeti Uniti ha deliberato di sottoporre a referendum abrogativo la Prima Direttiva.
Il processo politico che ha condotto a questo risultato, fino a pochi anni fa assolutamente imprevedibile, è stato lungo e articolato. Con certezza tutto è cominciato quando sulla Terra è stato eletto come rappresentante presso la Federazione un cittadino del più piccolo dei due stati esistenti sul pianeta: un monaco del Monte Athos. L’evento è stato sorprendente dato che la Repubblica Monastica del Monte Athos conta appena duemila abitanti contro gli oltre otto miliardi dell’Unione dei Governi Terrestri. I suoi elettori hanno preferito un monaco ortodosso del Monte Athos a uno qualsiasi dei settemilatrecentodue candidati presentatisi nel collegio Terra. Il sistema elettorale uninominale a un solo turno ha consentito al monaco Epifanio di prevalere sui suoi avversari con poco meno di cento milioni di voti validi, che costituiscono comunque un buon risultato.
Appena entrato in carica il neoeletto ha subito chiarito che il maggiore obiettivo che si prefiggeva nel corso del suo mandato, come del resto risultava dal programma elettorale da lui elaborato e forse letto con poca attenzione da quanti lo hanno votato, consisteva proprio nella cancellazione della Prima Direttiva.

Sergio Valzania

7 dicembre 2011 Posted by | Referendum Prima Direttiva | , , , , | 3 commenti

   

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