Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Ci siamo quasi…

locandina tredicesimo cavaliere blog facebookpage web2.0

 

A breve sarà on-line il nuovo blog: “IL TREDICESIMO CAVALIERE 2.0“, che si propone di stupire i fedelissimi e di coinvolgere sempre più appassionati ed esperti di scienze delle spazio e fantascienza.    

Il Team di autori e  in particolar modo il responsabile supremo, sua eccellenza Roberto Flaibani, stanno lavorando a ritmi serratissimi  con l’intento di creare un ambiente accogliente, che riesca a coinvolgere e a nutrire la sete di conoscenza verso ciò che ci circonda. 

Completamente rinnovato in grafica e funzionalità, ma sulla consolidata  linea guida del suo predecessore, Il Tredicesimo Cavaliere 2.0 vi invita a lasciare commenti, idee e suggerimenti al fine di prepararsi al meglio al suo lancio.

 

31 maggio 2016 Posted by | 4th Symposium IAA - SETI, Astrofisica, Astronautica, by G. de Turris, Carnevale della Chimica, Carnevale della Fisica, Carnevale della Matematica, Ciberspazio, Cinema e TV, Difesa Planetaria, Epistemologia, Fantascienza, Giochi, Letteratura e Fumetti, missione FOCAL, News, NON Carnevale della Fisica, Planetologia, Radioastronomia, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio, Senza categoria, SETI, Volo Interstellare | Lascia un commento

Anche i computer hanno un’anima ?

hello mac apple

“Non parlo male del mio computer, temo che si vendichi”

Fausto Gianfranceschi

Abbiamo la tendenza, sicuramente per farle più “nostre”, a umanizzare le cose, soprattutto le macchine, quali oggetti utili, di lavoro e di divertimento: ad esempio, diamo un nome alle barche, magari anche alle automobili e agli aeroplani. Spesso alcuni specialisti ritengono qualcosa di strettamente personale gli strumenti del proprio lavoro, una specie di prolungamento di se stessi, come in realtà sotto un certo aspetto lo sono: dalla zappa del contadino, allo scalpello e alla pialla del falegname, ma anche la penna dello scrittore, il bisturi del chirurgo. Tutti sono prolungamenti artificiali di qualcosa di naturale: la mano, il braccio, il piede, in ultimo il cervello. I guerrieri dell’antichità, i cavalieri del medioevo davano un nome alla propria spada: non solo era il prolungamento del proprio braccio, ma del proprio Io: aveva un nome e anche un’anima… La spada veniva sepolta con il guerriero morto, la spada del re veniva spezzata. Durlindana ed Excalibur sono entrate nella storia e nell’immaginario collettivo, per non parlare delle spade degli eroi del Signore degli Anelli, da Glamdring la spada di Gandalf a Pungolo la spada di Frodo a Anduril la spada di Aragorn.

personal computer PC microcomputer

Commodore PET 2001

Oggi uno strumento di lavoro diffusissimo e universale ad appena una quarantina d’anni dal suo lancio commerciale (il Commodore PET 2001 nel 1975) è il computer personale, quello che una volta si chiamava il “cervello elettronico”, o anche “calcolatore elettronico”, termini che non usa più nessuno. Ma, proprio da questa definizione si capisce come si tratti di uno strumento di lavoro che maggiormente si avvicina all’essere umano, appunto per la sua capacità logica di elaborare dati, informazioni, di scrivere, di disegnare e di fare un numero incalcolabile ormai di funzioni. E proprio per questo il computer risulta ormai la più umanizzata delle macchine.

 

personal computer PC microcomputer

Commodore 64

Sin dall’inizio si è usata nei suoi confronti una terminologia umanizzante: i computer si ammalano, i computer vengono infettati, li colpiscono dei virus, dai bachi (bug), devono essere curati, sono soggetti a periodiche epidemie, a veri e propri contagi diffusi in tutto il mondo eccetera eccetera. Non essendo il computer passivo come la televisione, ma attivo (risponde ad esempio per scritto e oggi anche in voce anche perché ormai gli puoi impartire ordini vocali e dettare testi parlandogli), i suoi utenti si rivolgono a lui personalizzandolo: ci dialogano, lo blandiscono, lo accusano, inveiscono contro di lui, cercano di non irritarlo. Ma, per umanizzato che sia il computer resta una macchina che, spesso e volentieri, non si smuove, non la si convince, non si riesce a farla ragionare…. Il tecnico cui porto a riparare il mio pc una volta mi disse: “Il computer è una macchina illogica”. E se lo dice lui…. Negli Stati Uniti è diffusa la “sindrome da computer”: lo stress che si accumula di fronte alla ostinazione e alla ostilità della macchina si scarica su di essa: impiegati, dirigenti, soprattutto giornalisti vi si scagliano contro a pugni e calci, a martellate, anche a revolverate…

personal computer PC microcomputer

Rete di computer

Ora è stato fatto un ulteriore passo avanti nel modo di considerare sempre più umano il computer, ed è stato fatto in una nazione di civiltà e mentalità diverse da quelle degli Stati Uniti e comunque dell’Occidente. In Giappone il computer che non funziona soprattutto perché infettato da virus, perché sottoposto ad attacchi di pirati informatici (ne avverrebbero come minimo 35mila al mese), non lo si maledice, non lo si prende a calci, non lo si distrugge a martellate, ma lo si porta a far benedire in un tempio shintoista per purificarlo dal “maligno digitale”. E’ accaduto qualche temo fa al tempio Kanda Myojin di Tokyo dove si sono riuniti con i loro computer infestati i professionisti di tecnologia informatica ed i membri dell’associazione dei commercianti di elettronica del quartiere Akihabara della capitale giapponese. E il parallelo che viene in mente subito è l’indemoniato che viene esorcizzato in una chiesa cattolica.
Meno strano di quel che sembri, una logica evoluzione delle cose: noi non portiamo forse a far benedire cani, gatti e cavalli? non portiamo a far benedire le automobili? e non portiamo ad esorcizzare in chiesa gli indemoniati? Il computer, ormai metà macchina metà umano (non si stanno elaborando chip biologici?), viene invaso da entità indesiderate che lo bloccano, lo fanno straparlare, lo fanno impazzire, letteralmente gli fanno dare i numeri: e per non impazzire anche loro, i meno violenti giapponesi lo portano a far benedire, ricorrono all’esorcista informatico… Dalla fantascienza il computer infestato è approdato alla realtà. Quindi, sarebbe necessario che accanto alla consolle, vicino alla tastiera, si cominci a tenere una bottiglietta di acqua santa con relativo aspersorio…

 

computer2

E, una volta scientificamente accertato che anche i computer hanno un’anima (il problema se l’erano posto sia Isaac Asimov che Philip Dick, m anche Cliffotd Simak), forse sarebbe il caso di prendere in considerazione l’ipotesi di “battezzarlo” appena uscito di fabbrica…Ma, ci si potrebbe chiedere, l’anima del pc dove si trova? Nell’hardware o nel software, nella “ferraglia” o nel programma? Un bel problema, quasi filosofico. Sta di fatto, però, che ogni tanto riceviamo nella nostra posta elettronica messaggi di questo tipo: “Ciao! Sono il programma X. Mi occupo della mailing list di Y. Sto lavorando per il mio responsabile che può essere contattato a Z…”. Meditate gente, meditate.

personal computer PC microcomputer

Desktop computer

Peraltro. la situazione è diventata reversibile. Il computer si umanizza, l’uomo si computerizza, magari soltanto a partire dal proprio nome. Negli Stati Uniti un certo Jon Blake Cusack di Holland (Michigan) passerà alla storia per aver deciso di chiamare suo figlio “2.0”, come fosse la nuova versione di un programma informatico. Lui, il padre, sarebbe dunque “1.0”, tanto da auspicare che un futuro nipote venga chiamato “3.0”. Questo perché il signor Jon Blake Cusack è “un appassionato di computer e software” ed ha visto il film Novecento di Tornatore e Baricco in cui un ragazzino veniva chiamato, appunto, “Novecento”… Questo americano non solo dà i punti agli stravaganti nomi che s’impongono in Romagna, ma apre una moda al passo coi tempi demenziali che stiamo vivendo. Un esempio atroce di totale spersonalizzazione: nessuno ha infatti ricordato che nelle grandi antiutopie del secolo trascorso, da Noi di Zamjatin a Il mondo nuovo di Huxley, da Antifona di Ayn Rand a 1984 di Orwell, i nomi propri sono accompagnati o sostituiti da una sigla ed un numero allo scopo di far scomparire ogni individualità nell’ambito di una società in cui si applicano integralmente il comunismo o un capitalismo esasperato. Un mondo di macchine umanizzate e di uomini-macchina. Ai lettori che desiderano approfondire l’argomento degli esseri ibridi, metà uomo metà macchina, consigliamo la lettura di “Elogio del Cyborg“.

 

GIANFRANCO de TURRIS

9 maggio 2016 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Giochi, Letteratura e Fumetti, Senza categoria | , , , | Lascia un commento

La mente e le catastrofi

borsa catastrofe tsunami eruzione terremoto asteroide

Crollo di borsa

Molti anni fa ho conosciuto un comico tedesco, più un performer che un comico, ma tant’è: era pagato dal comune di Roma per fare il comico/performer/buffone nel quadro delle iniziative dell’Estate Romana.
In sostanza il suo numero consisteva nell’essere vestito in modo molto strano, con un tight verde, un cappello di quelli da Topolino con le orecchie tonde e grandi e due scarpe da clown e la sua azione consisteva nel prendere a colpi di forcone i cocomeri che il pubblico gli tirava. Lo so, sembra folle ma era proprio così: nel Parco del Turismo all’Eur, alle nove di sera, in una piazzuola circondato da 200 persone lui invitava il pubblico a prendere un cocomero da una pila di forse 100, duecento cocomeri e a tirarglielo addosso; e lui cercava di colpirlo con un forcone a tre rebbi, di quelli da pagliaio. Letteralmente.

borsa catastrofe tsunami eruzione terremoto asteroide

Dopo un terremoto

Era molto strano ma ancora più strano era l’entusiasmo con cui dopo poco il pubblico partecipava, tirando a lui i cocomeri che venivano spaccati al volo e poi tirandosi l’un l’altro addosso i pezzi dei cocomeri. Alla fine c’era una trentina di ragazzi, quasi nessuna ragazza, che si tiravano pezzi di cocomero, sporcandosi, divertendosi da matti, e la cosa è andata avanti per un buon quarto d’ora. Era molto più una performance che non uno spettacolo comico in senso stretto.

Hans era il suo nome ed era amico di amici attori, anche loro presenti per cui dopo la performance mi sono trovato con lui e con i miei amici a parlare del suo lavoro. E lui molto serenamente mi diceva che aveva a che fare con la morte. Sosteneva che la massa della gente oggi, diversamente dal passato, non vede mai la morte, non assiste alla morte reale. Un tempo non era così, la gente moriva per lo più in casa, c’erano le guerre, le morti per malattie, il morto in casa veniva rivestito dai parenti per il funerale e questo fino a tutti gli anni 50 e in campagna anche dopo. Oggi non è così, si muore in ospedale e a rivestire i morti ci pensano i necrofori. Ma la gente sa che la morte c’è, però non la vede, non ha contatto, non il contatto quotidiano di un tempo. La morte è la negazione del consumismo ed il consumismo l’ha rimossa, edulcorata, sterilizzata, nascosta.

borsa catastrofe tsunami eruzione terremoto asteroide

Maremoto

 

 

Ma la gente, ripeteva Hans, lo sa che la morte c’è, lo sa nel corpo, nell’inconscio, nella propria carne. Per cui quando gli dici “spacca il cocomero” cioè compi un gesto distruttivo e innocuo, lascia galleggiare questo desiderio di distruzione, questa pulsione di morte. Intendiamoci era la sua performance, la sua teoria. Però mi ha colpito e anche molto, soprattutto perché ero rimasto stupito dalla partecipazione di decine e decine di persone a quella foga distruttiva. Ho elaborato un’altra teoria, partendo dal lavoro di Hans.

Il consumismo elimina/nasconde la morte, ma elimina anche le catastrofi. Certo, vediamo poi in televisione in continuazione sparatorie vere e finte, nelle serie televisive come nei documentari delle zone di guerra e ormai Internet ti pernette di vedere perfino le esecuzioni o le torture in diretta se proprio vuoi. Non scherzo: se vuoi, le vedi.

E tutti sotto sotto abbiamo paura delle catastrofi. Perché sappiamo, pensiamo, temiamo che possano accadere. Di solito prendono la forma di eventi naturali, terremoti, maremoti, lo tsunami di qualche anno fa nel Pacifico ha ucciso in un paio di settimane 200.000 persone, per lo più in piccole isole, barchette, sulle coste, ma sempre 200.000. Abbiamo paura delle catastrofi perché sotto sotto pensiamo anche, sappiamo che il benessere nel quale viviamo come occidentali che abitano nel nord del mondo è instabile, forse ingiusto. Non è giusto che noi siamo grassi, moriamo di malattie connesse a eccessi nell’alimentazione, gettiamo milioni di tonnellate di cibo ed il resto del mondo muoia pure di fame, di povertà, di guerre violente. Non va bene e lo sappiamo. Per cui temiamo le catastrofi perché pensiamo di meritarle. Ma le catastrofi non sono così facili.

 

 

borsa catastrofe tsunami eruzione terremoto asteroide

Eruzione vulcanica

 

Certo un meteorite abbastanza grosso cancellerebbe, come ha già fatto, il 75% delle specie di vita sul pianeta, ma io non credo che ce la farebbe con noi. I ghiacci che si sciolgono, mh, cambieranno il clima ma nei porti ne farebbero pochi di danni, ci sposteremmo verso l’interno. Molte di più ne farebbe una vera catastrofe economica. Ecco… tutti hanno paura della crisi economica, dei mercati e delle Borse, ma la crisi veramente rischiosa sarà/sarebbe una crisi sistemica globale, che è possibilissima. Molto più possibile e pericolosa del meteorite o dello sciogliersi dei ghiacci.

Le Borse sono nate per procurare capitali freschi alle industrie e sono immediatamente diventate luoghi di pura speculazione dove la ricchezza si distrugge ma non si crea, e badate, quando si distrugge questo accade per davvero: un crollo del 5% a Tokyo che vuol dire in ipotesi 100 miliardi di dollari sono proprio 100 miliardi di dollari bruciati, distrutti realmente. E quando la borsa riapre e risale non crea il +5% dal nulla, si limita a raccogliere dentro la borsa ricchezza che viene da fuori. Un crollo vero e duraturo del sistema che coinvolgesse anche i debiti pubblici di tutti gli stati che ne hanno sarebbe un crollo spaventoso, una distruzione reale e totale della ricchezza del pianeta. Secondo me morirebbe nel giro di un anno il 90% degli abitanti del pianeta.
Esagero? Mh.

borsa catastrofe tsunami eruzione terremoto asteroide

Finalmente il Toro in borsa!

Ne ho già scritto su Il Tredicesimo Cavaliere, troverete l’articolo ed altri riferimenti qui:

Il crollo della Borsa cinese più distruttivo di un asteroide?

Ma il bello è che ho scoperto che la Cina oltre ad essere un paese enorme, con una popolazione non censita che supera i 1300 milioni di abitanti, che possiede oltre il 20% del debito pubblico degli Stati Uniti (situazione pericolosissima per tutti!) è anche il paese dove i miliardari scompaiono!

Cina, il paese dove i finanzieri spariscono nel nulla

Voi capite che se nemmeno una enorme ricchezza ti mette al riparo da scherzi del genere, mh, non c’è da fidarsi molto di nessuno.

MASSIMO  MONGAI

29 aprile 2016 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , | Lascia un commento

Quando nacque la Fantascienza italiana

 

sputnik 1 Oltre il Cielo I segreti dell'astronave

Lo Sputnik 1

 

Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica lanciò a sorpresa il primo satellite artificiale della Terra, lo Sputnik I, il 31 gennaio 1958 gli Stati Uniti lanciarono il loro primo satellite, l’Explorer I: un lento recupero che portò pian piano alla prevalenza americana nella “corsa allo spazio” con lo sbarco sulla Luna appena undici anni dopo. nel 1969. Era cominciata quella che retoricamente venne chiamata l’Era spaziale (non fu così con buona pace di “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e Clarke), ma era contemporaneamente nata la fantascienza italiana. Sì, perché proprio intorno alle date del lancio dei due satelliti era uscita e si era sviluppata una rivista che ormai a buon diritto si può considerare la “madre” della science fiction made in Italy.
Il 15 settembre 1957(data di copertina) era apparso nelle edicole un quindicinale dal formato insolito e dal titolo ancora più insolito: Oltre il Cielo lo aveva fondato Armando Silvestri (1909-1990), ingegnere, giornalista aeronautico di vaglia laureato giovanissimo al Politecnico di Milano, redattore di riviste di questo genere fra le due guerre, direttore della rivista Ali Nuove che pochi anni prima aveva assorbito un altro periodico, Cielo, di cui la nuova rivista riprendeva il nome e lo lanciava al di là dell’aeronautica: verso l’astronautica allora nascente (lo Sputnik, come si vede dalle date, non era stato ancora lanciato) e la fantascienza. Condirigeva la rivista Cesare Falessi (1930-2007), allora giovanissimo, ma poi valente giornalista, tra i fondatori e poi anche presidente dell’UGAI, Unione Giornalisti Aeronautici (poi Aerospaziali) Italiani, divulgatore scientifico, storico militare.

sputnik 1 Oltre il Cielo I segreti dell'astronave

Oltre il Cielo

La Fantascienza aveva ufficialmente visto la luce in Italia appena cinque anni prima con Scienza Fantastica (aprile 1952) e Urania (ottobre 1952), ma ormai dopo qualche tentativo iniziale pubblicava soltanto scrittori stranieri ignorando gli italiani, una inversione di tendenza rispetto alla narrativa popolare fra le due guerre che invece aveva privilegiato la narrativa nazionale. Silvestri e Falessi, che scrissero anch’essi di Fantascienza, il primo negli anni Venti e Trenta sul Giornale Illustrato dei viaggi, e il secondo appunto su Oltre il Cielo sin dal n.1 con vari pseudonimi (sono stati tutti riuniti in una antologia edita dalla casa editrice Elara di Bologna col titolo I segreti dell’astronave, a mia cura) vedevano la questione in maniera diversa: in primo luogo intesero la fantascienza come un modo di avvicinare i giovani di quell’epoca (noi e tanti altri con noi) all’idea della “conquista dello spazio”, dell’uscita dai limiti terrestri, dell’ampliamento del punto di vista antropocentrico, un mezzo per far diventare “popolare” l’astronautica; in secondo luogo diedero man mano sempre più pagine agli autori italiani che in seguito furono gli unici ad essere pubblicati. Inoltre, dopo una iniziale “ortodossia” spaziale e astronautica, gli orizzonti della fantascienza pubblicata dalla rivista romana andarono sempre più ampliandosi.
Sulle pagine di Oltre il Cielo per i dieci anni in cui visse e i 155 fascicoli che pubblicò sino all’inizio degli anni Settanta, esordirono o si consolidarono le firme della prima e seconda generazione di tutti i più importanti scrittori di fantascienza italiana: Vincenzo Croce, Sandro Sandrelli, Ivo Prandin, Gianni Vicario, Renato Pestriniero, Lino Aldani, Massimo Lo Jacono; e poi Piero Prosperi, Ugo Malaguti. G.L.Staffilano, Antonio Bellomi, Vittorio Curtoni, Tiberio Guerrini, Alcide Montanari. Alcuni di questi presero poi altre vie, diversi interruppero la loro attività fantascientifica, parecchi l’hanno continuata con ottimi risultati come critici, direttori di collane e riviste. Sta di fatto che Oltre il Cielo capì le loro qualità, credette nella loro narrativa, aprì loro le pagine, fu palestra e trampolino di lancio per l’allora giovane Fantascienza autoctona. Che difese a spada tratta quando, nella seconda metà degli anni Sessanta si sviluppò una polemica proprio nei suoi confronti, fra chi prediligeva quella angloamericana per cui ogni romanzo o racconto straniero era in assoluto un capolavoro, e coloro che difendevano le qualità di quella nazionale.
I Segreti dell'AstronavePer inciso una scrittrice italiana oggi scomparsa e rapidamente dimenticata come spesso succede, Luce D’Eramo, in un suo complesso romanzo di extraterrestri in incognito sulla Terra (Ritorneranno, Mondadori, 1986) che meriterebbe una ristampa, racconta fra le righe la storia di Oltre il Cielo e degli uomini che la realizzarono: infatti, era la figlia di Publio Mangione, uno degli editori di Cielo, oltre che bravissimo disegnatore. Ma del particolare nessuno si accorse, eccetto forse il sottoscritto che lo segnalò in una lunga recensione ricevendone conferma dall’autrice…
Il problema all’epoca era che la nostra narrativa fantascientifica non sembrava esistere dato che le grandi collane specializzate in edicola (da Urania Mondadori, a Cosmo Ponzoni soprattutto, ma anche la miriade di testate che si svilupparono soprattutto in seguito negli anni Settanta e oggi del tutto scomparse), se pubblicavano opere italiane obbligavano i loro autori a utilizzare pseudonimi inglesi e francesi. Anche qui lentamente, troppo lentamente, le cose sono mutate: prima con la collana Cosmo Nord che cominciò a ospitare romanzi a firma italiana negli anni Ottanta, e poi con il Premio Urania che con la sua prima edizione del 1990 ha permesso di inserire nella collana mondadoriana le opere vincitrici del concorso. Era una questione di abitudine: i lettori rifiutavano le opere di italiani solo perché non abituati a leggerle (a parte una critica aprioristicamente precevuta).

Oggi, anche con una nuova generazione di appassionati, le cose sono totalmente cambiate: lettori e critici non hanno obiezioni di principio, anche se la crisi editoriale sta penalizzando la narrativa che adesso si definisce “di genere”, Peraltro da un bel pezzo romanzi di questo tipo (anche se soprattutto fantastici e dell’orrore più che di science fiction) sono presenti in collane generaliste senza una particolare etichettatura. Però escono e sono firmati anche da autori considerati mainstream che magari si rifiutano di definire le loro opere come “fantascienza”, però nella sostanza la scrivono…

GIANFRANCO de TURRIS

18 aprile 2016 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , | Lascia un commento

Fanta/Scienza Papera

Atlantide, Carl Barks, divulgazione scientifica, fumetto,Lori Lemaris, Platone

il primo volume della collana

Non so voi, ma io ero un lettore accanito di Topolino, la rivista Mondadori/Disney degli anni 50. Quando ho cominciato a leggere in prima elementare leggevo, appunto, Topolino e Nembo Kid.

E fra le storie di Walt Disney quelle che mi piacevano di più erano quelle disegnate da Carl Barks. Per intendersi l’inventore di Archimede Pitagorico, Zio Paperone, Amelia La Strega che Ammalia (napoletanissima, vive sul Vesuvio!) e tanti, tantissimi altri. Mi piaceva il “tratto” d Carl Barks, riconoscibilissimo: essenziale, pulito, realista, molto americano. E le sue storie erano spesso storie di fantascienza. Alcune erano proprio ambientate nello spazio, oppure in luoghi dedicati alla FS come ad esempio Atlantide. Per il suo tramite la FS è sempre stata molto presente in tutte le pubblicazioni Disney.

Atlantide, Carl Barks, divulgazione scientifica, fumetto,Lori Lemaris, Platone

Carl Barks

Archimede Pitagorico è fra i personaggi presenti nelle storie di questi nuovi volumetti che la Disney edita insieme a Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Sono storie di fantascienza, ma sono e saranno anche in futuro storie di scienza, dato che il piano dell’opera prevede molti volumi che tratteranno di tematiche scientifiche tanto quanto fantascientifiche: esplorazioni spaziali, robot ed intelligenza artificiale, invenzioni del futuro, atomi e formule chimiche sono solo alcuni dei titoli che prevedono oltre 30 uscite.

L’interesse del mondo Disney per le tematiche fantascientifiche è letteralmente antico: Archimede Pitagorico fu inventato da Barks nel 1952, oltre 60 anni fa, e veramente non saprei, fra le molte storie quale indicare come la migliore, anche se sono particolarmente affezionato alla storia di Atlantide, perché, almeno nel ricordo, uscì o la lessi in contemporanea con la storia di Lori Lemaris, la sirena proveniente da Atlantide di cui si innamora Nembo Kid/Superman. Ci ho messo letteralmente anni per trovare i due Dialoghi di Platone dove si cita per la prima volta Atlantide! Che nel caso non lo sapeste è stata letteralmente inventata da lui, dato che non è vero quel che dice nel Timeo che la notizia gli è stata passata da “sacerdoti egiziani”. Il che fa di Platone a mio avviso l’inventore della FS, almeno di quella ucronica e comunque considerando il successo di Atlantide nella storia della FS uno dei più grandi autori di FS in assoluto. Certo, ha avuto ben altri meriti, ma questo non è piccolo.

Atlantide, Carl Barks, divulgazione scientifica, fumetto,Lori Lemaris, Platone

Ecco il famoso tratto alla Carl Barks

Riepilogando. Se avete animo di bimbo, i racconti a fumetti contenuti nei volumi appena usciti sono gradevolissimi. Se avete bimbi in giro per casa in grado di leggere e volete avviarli alla lettura di cose fanta/scientifiche questi volumi sono perfetti. E notate la barra/slash: ogni volumetto è preceduto da alcune interessantissime pagine di introduzione, seria ma non seriosa, alle tematiche del volume di semplice e facile lettura.
Insomma, un percorso netto.

MASSIMO MONGAI

10 aprile 2016 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , , | Lascia un commento

Dall’ippogrifo ai dischi volanti

Pubblichiamo qui di seguito un intervento di Gianfranco De Turris sugli UFO. Fino a oggi non avevamo dedicato a questo problema nemmeno un grammo di inchiostro, e la faccenda sarebbe continuata sicuramente in questo modo, se Gianfranco non fosse intervenuto. Sarà pur strano che a tutti gli eventi UFO da trent’anni fa ad oggi non si sia riusciti a dare ancora una spiegazione ragionevole, e certo stupisce il fatto che tutti i governi inglesi di quel periodo, siano stati conservatori o laburisti, abbiano di fatto confermato la fiducia a un ufficio creato apposta per gli avvistamenti UFO nell’ambito del servizio segreto militare, nel segreto più assoluto. Ma gli UFOisti con le loro strampalate teorie hanno gettato un discredito feroce anche sul movimento culturale e scientifico che si occupa con serietà della ricerca dell’intelligenza extraterrestre. Ci sono voluti anni di lavoro, e qui davvero tonnellate di inchiostro, per ottenere che le opinioni del SETI oggi siano finalmente prese in seria considerazione dalla comunità scientifica e dai media, al pari di altre più ortodosse, come accade per esempio nel dibattito su KIC 8462852, uno dei casi astronomici di maggior rilievo del momento. L’apertura degli archivi  segreti americani e inglesi, purtroppo,  non porta chiarezza, ma anzi conferma che tutta la problematica inerente agli UFO rimarrà avvolta nella nebbia del dubbio e dell’incertezza. E questo non è certo un bene.(RF)

 

UFO dischi volanti ippogrifo incontro ravvicinato

Grazie al Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione dei Paesi anglosassoni, ed alla ostinazione di alcuni ufologi britannici, così come è già avvenuto negli Stati Uniti per i dossier conservati dalla CIA, così anche i National Archives di Londra hanno resi pubblici i 24 faldoni in cui sono conservati circa settemila verbali sugli “oggetti volanti non identificati” raccolti in trent’anni da un ufficio del servizio segreto militare, di cui sino ad ora non si conosceva nulla, il DI55. Il che vuol dire che da decenni il Ministero della Difesa inglese aveva un apposito dipartimento incaricato di seguire la questione di cui sino ad ora aveva negato l’esistenza. I verbali su carta velina e a quanto pare contaminati dall’amianto, sono stati scansionati su files e messi a disposizione “a rate”.

Due le considerazioni da fare. La prima è che le testimonianze di semplici cittadini e di militari (in genere aviatori) non si discostano da quelle sino ad oggi conosciute: gli UFO sono lunghi cilindri scuri, o oggetti lenticolari brillanti, o punti verdi fluorescenti, o fusi color arancione. Siamo nella norma, insomma. La seconda è che questi avvistamenti si sono verificati fino all’altro ieri, ma sui media praticamente nulla è trapelato: l’argomento non è più considerato giornalisticamente appetibile, oppure le autorità hanno pensato bene di non passare alla stampa le notizie? Sta di fatto, però, che tempo fa su tutti i quotidiani inglesi pubblicarono la notizia che un elicottero della polizia aveva avuto un “incontro ravvicinato” con un UFO che è stato anche fotografato, dimostra invece che l’interesse dei media permane….

E allora la risposta giusta è la seconda. Il particolare che, almeno in Gran Bretagna, sino a pochissimo tempo fa fosse un organismo dei servizi segreti militari a raccogliere le testimonianze ed a vagliarle, vuol dire che, nonostante le minimizzazioni ufficiali, la questione non è mai stata considerata una sciocchezza o una fantasia popolare.

Da qui una deduzione quasi ovvia: ancora non si sa dare una spiegazione esatta e definitiva del “fenomeno UFO” nel suo complesso. Nonostante siano state avanzate ponderose spiegazioni di tipo scientifico, sociologico, psicologico, culturale, ancora nessuno è perfettamente sicuro che gli UFO siano soltanto, ad esempio, un fenomeno naturale, una allucinazione singola o collettiva, un imbroglio in mala fede, un fraintendimento in buona fede, illusioni ottiche.

A quanto pare una spiegazione definitiva e complessiva ancora non esiste, nonostante le migliaia di libri e indagini compiute in tutto il mondo dal 1947, l’anno del primo avvistamento “ufficiale” di Kenneth Arnold (Monte Rainer, negli Stati Uniti) e della nascita giornalistica del neologismo flying saucer, ad oggi.

Sono veramente “oggetti” solidi o non lo sono? Sono un “mito moderno”, mandala tecnologici, come affermava Carl Gustav Jung, oppure no? Sono veicoli spaziali pilotati da extraterrestri o aerei sperimentali guidati da esseri umani? Sono tutti, ma veramente tutti, fenomeni naturali, rifrazioni, eclissi, nuvole, aurore boreali, meteoriti? Sono tutti, ma veramente tutti, modi ideati da persone qualsiasi per mettersi in mostra ed apparire sui giornali, intervistati e fotografati? Sono proiezioni inconsce del nostro immaginario collettivo influenzato dalla cultura scientifica, dalla letteratura di fantascienza? Sono apparizioni improvvise dovute a squarci del continuum spazio-temporale o dimensionale, insomma il multiverso ormai accettato da molti fisici? E’ il modo in cui oggi, nel secolo XX e XXI si mostra una “cultura” che secoli fa si manifestava invece sotto forma di dèmoni e dèi prima, e poi di fate e folletti, insomma il Piccolo Popolo del folklore? Ancora nessuno sa dare una risposta definitiva e convincente al fenomeno. Ma se il DI55 l’ha catalogato e studiato ci sarà pure un perché, no?

ippogrifo

Ovviamente la letteratura dell’immaginario se ne è occupata da sempre, da quando è nata. Anzi, di “extraterrestri”, degli abitanti degli altri mondi, come dimostra bene un saggio (Extraterrestri, Carocci, 2008) i filosofi ne hanno discettato sin dall’antica Grecia. Esseri alieni ce li hanno descritti spiriti illustri come Cyrano (Gli Stati e gli Imperi del Sole e della Luna, 1657-1662), Swift (I viaggi di Gulliver, 1726), Voltaire (Micronegas, 1752). Anche questi si muovevano nell’aria, magari su un pallone e su un’isola volante. Nulla di nuovo sotto il sole: a ogni società i suoi mezzi di trasporto: anche Astolfo andò sulla Luna con l’ippogrifo e non con un missile ed un modulo di atterraggio… Bisogna aspettare i brutti marziani della Guerra dei mondi di Wells (1898) per vedere giungere sulla Terra macchine simili, appunto, ai “dischi volanti”, per di più con intenzioni conquistatrici.

Che sia questo evidente adeguamento del fenomeno alla situazione e al punto di vista della nostra attuale civiltà (oggi tecnologica, ieri no) la vera risposta? quella che potrebbe essere onnicomprensiva?

GIANFRANCO de TURRIS

29 marzo 2016 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, News | , , , | Lascia un commento

Il Tevere è Radioattivo?!

Capita qualche volta ai blogger fortunati come me, di imbattersi in quel tipo di continua rielaborazione mentale di un’idea che un John Coltrane e un McCoy Tyner fanno con un tema musicale. E’, né più né meno, ciò che Mongai fa con gli stilemi della fantascienza. Insomma quello che segue mi sembra l’ennesimo mattone del Mongai-pensiero, la costruzione bizzarra e un po’ sbilenca, e forse per questo così divertente, che l’autore sta sviluppando da tutta una vita, eppure da me ha avuto un unico contributo: il nome. Di questo, però, meno gran vanto. (RF).

città volante magnetismo fantascienza

Essere morsi da un ragno radioattivo può trasformare un essere umano in un uomo-ragno dotato di superpoteri? Sì, è successo a Peter Parker. Una simile ipotesi è fanta-scientifica, ossia almeno in parte “scientifica”? Sì. Ni.  E cadere nel Tevere e imbattersi in un bidone di sostanze radioattive? E
diventare un supereroe a Tor Bella Monaca? E’ o non è un film di fantascienza? Nel senso della parte “anche” scientifica? Secondo Massimo Mongai sì.

Diciamo che è uno stilema classico della fantascienza, come le storie di animali ingigantiti dalle radiazioni dei film e dei fumetti anni ’50, o i superpoteri di Superman che verrebbero dal fatto che lui è un umano nato su un pianeta con una forza di gravità superiore a quella della Terra sulla quale salta e poi vola, e si trova sotto un sole giallo che diversamente da quello rosso in cui è nato gli dà gli altri superpoteri. Si tratta di ipotesi “scientifiche” a dir poco molto ingenue, risalenti a decenni fa e molto datate, che oggi non verrebbero usate. Non a caso sono idee “vecchie”, e che risalgono, in particolare Superman, al periodo della grande esplosione della pulp-fiction, ossia agli anni 20/30 quando non a caso nasce il periodo dell’Epoca d’Oro della fantascienza.

Eppure c’è chi lo ha fatto anche recentemente anche in Italia ed è un regista di tutto rispetto, Gabriele Salvatores con Il Ragazzo Invisibile, nel 2015. E’ vero, il gruppo a cui apparteneva il protagonista era un gruppo di mutanti, che a loro volta erano la conseguenza di un qualche esperimento nucleare.
Ed ora è in sala un altro film fantascientifico di questo tipo, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, nel quale tutto parte dalla casuale immersione del protagonista in un punto del Tevere in cui sono “nascosti” dei fusti contenenti rifiuti radioattivi, un misterioso materiale non chiaramente determinato né nelle qualità, né nella provenienza: lui ne rompe uno, la materia esce e lui ne viene completamente avvolto, la inghiotte, insomma fa una vera full immersion nella radioattività. Donde superforza, super resistenza, capacità di autorigenerazione.

Il film è bellissimo! O almeno godibilissimo, coraggioso, divertente e sta avendo un discreto successo basato sul passa parola eccetera. Il consiglio è di andare a vederlo.

superpoteri invisibilità fantascienza gabriele salvatores

Però la domanda più interessante che ci si può porre è quella relativa alla plausibilità reale dei presupposti scientifici della storia. Di questa come di tante altre le storie di fantascienza.
Il grande Philip Jose Farmer ha detto che un romanzo di fantascienza deve rispettare le conoscenze scientifiche del momento storico in cui l’autore scrive e se questo elemento è rispettato il racconto resta “di fantascienza” anche se a distanza di anni quei presupposti scientifici sono stati smentiti. Ad esempio il ciclo di John Carter di Marte di E.R.Burroughs, descrive un pianeta con atmosfera, acqua, foreste, una temperatura medio alta, tutte cose che oggi noi sappiamo per certo non esser vere, ma all’epoca di Burrgoughs non si sapeva. Oddio, forse chiedendo meglio a qualche scienziato/astronomo più aggiornato, forse, chissà qualcosa si sarebbe potuto sapere.

La”chimica” sulla base della quale Frankenstein crea la sua “creatura” assomiglia un po’ all’ alchimia, ma di sicuro non c’entra la magia, anzi in ballo c’è dichiaratamente solo la scienza. E così via: Jekill diventa Hyde per l’uso di sostanze chimiche non di un filtro magico, Gulliver sale su una isola volante, Laputa, che si muove e vola perché ha una serie di calamite che lo permettono, e questa è l’origine della FS.

Ora, quella della plausibilità scientifica di un racconto fanta-scientifico non è questione da poco. Anzi. La fantascienza è un genere potente in cui fantasia e creatività dell’autore possono scatenarsi letteralmente attraverso non solo tutto l’Universo ma anche i molti altri Universi possibili teoricamente, ipotizzati da molti scienziati; non solo spaziare nel futuro, ma anche in un futuro così remoto da non essere concepibile o alla fine del tempo o all’inizio del tempo o anche prima, perché no?

Sempre rispettando i “limiti” della scienza, o almeno non facendo affermazioni o ipotesi esplicitamente contrarie alle leggi scientifiche. Da parte di molti autori si tende a contaminare le storie con elementi che di scientifico hanno poco, se non addirittura nulla, se non, orrore, proprio misitico-magici. Sono contaminazioni che non hanno di solito un gran futuro, perché gli appassionati di FS sono estremamente esigenti e pignoli.

jeeg supereroismo fantascienza cinema film

Ma alla fin fine, forse, quello che conta non è il risultato? Non lo so. Onestamente non lo so.

Ad esempio l’idea di uno che cade nel “biondo” Tevere e si imbatte in scorie radioattive può accadere, considerando che lo smaltimento dei rifiuti pericolosi è ormai sempre più spesso in mani illegali e criminali che disseminato rifiuti letali ovunque sul territorio, perché non nel Tevere? E però che le radiazioni possano dare dei superpoteri è come ho detto idea vecchia, la cui fanta-scientificità forse non è più accettabile.

E però dico “forse”, perché il film mi è molto piaciuto. E questo è accaduto perché l’idea è stata ben sviluppata, in una storia che ha anche molti altri elementi: i manga, la cultura pop di fumetti e cartoni animati, la commedia, il thriller, il film sulle mafie cattive, c’è di tutto, Forse anche un po’ troppo.
Diciamo che quell’idea è un tipico stilema della FS e dicesi stilema:

“…Unità corrispondente a una scelta stilistica nel campo lessicale (egregio di fronte a chiarissimo in un indirizzo), sintattico (Dante nasceva nel 1265 di fronte a nacque), morfologico (gli disse di fronte a disse a lui), estens. Movenza stilistica, procedimento stilistico di un autore, di una scuola, di un periodo.”

C’è da aggiungere poi che una delle caratteristiche più tipiche e forti della fantascienza e ben rappresentata dalla domanda posta da Isaac Asimov ed altri: what if, tradotta di solito con l’espressione che cosa potrebbe accadere se….E segue una ipotesi “fantascientifca” e segue anche una storia. Di solito se l’autore è bravo il risultato è estremamente gradevole. Certo, se vi piace la fantascienza. C’è a chi non piace. Perché occorre attuare anche una forte sospensione dell’incredulità. Non tutti vogliono o ne sono capaci, e questo è il motivo per cui la FS è ansiogena ed antipatica. Ne volete una ulteriore prova? Presto detto.

Il film sta avendo un notevole successo al botteghino, fin dal primo week-end, prova del fatto che il film piace e che funzionano sia il trailer, sia l’immediato tam-tam. E’ sorprendente tuttavia constatare che quasi nessuno usa il termine “fantascienza” per definire il film. In una intervista a Radio24 lo stesso regista lo ha definito un film supereroistico, ossia relativo ai supereroi, come se questi fossero qualcosa di altro rispetto alla Fantascienza. Ed il termine in questione, “supereroistico” o “superomistico”, è usatissimo in quasi tutti gli articoli e le segnalazioni del film, tutte positive, si badi bene.

Il film piace ed ha critiche positive a patto di non definirlo come un film di fantascienza. E la questione è antica! Il termine FS indica molte cose ma spesso cose non positive, le frasi tipiche sono “ma questa è roba da fantascienza” oppure “questa non è mica fantascienza” in relazione alla presentazione di progressi scientifici o tecnologici ed altre espressioni relative ad altri elementi culturali. Il regista stesso ha dichiarato di aver tentato per 5 anni di trovare soldi e di averceli messi poi di tasca sua, almeno in gran parte, perché appunto non trovava finanziamenti (film peraltro di basso budget, pare, circa 1,7 milioni di euro che per un film italiano in assoluto è poco, per un film di Fs è niente). La FS è un genere ambito dal pubblico ma immensamente screditato in Italia da parte da chi ci dovrebbe investire.

dr-jekyll-and-mr-hyde doppiapersonalità cinema superpoteri vintageCi sono continuamente film di FS americani in sala, una media di 3 o 4 film al mese, più gli altri che poi arrivano direttamente in televisione, parliamo di 40/50 film l’anno, il pubblico li va a vedere ed è un pubblico intergenerazionale e intersessuale, come dire, tutti: uomini e donne, giovani e vecchi, il grande pubblico. Ma i produttori italiani ignorano il genere e perfino l’autore di un film di successo come questo, a successo ormai acclarato, non usa il termine fantascienza! Da sempre sostengo che questo è il principale segno di minorità culturale della FS, ed è tutto nella testa di chi se ne occupa, gli autori per primi.

MASSIMO MONGAI

9 marzo 2016 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , | Lascia un commento

Inedite riflessioni sulle Onde Gravitazionali

Non  è stato  semplice  trovare qualcosa di non banale da pubblicare sulle onde gravitazionali, dopo che tutta la stampa mondiale se n’era occupata estesamente per giorni e giorni. Noi speriamo di esserci riusciti traducendo questo articolo di Paul Gilster, a  mio avviso uno dei più grandi divulgatori e commentatori scientifici del nostro tempo. Articolo che abbiamo intenzione di arricchire nei giorni successivi con alcune schede tecniche.

Einstein Gernsback astronomia LIGO VIRGO RALPH124C41+

Nella foto sono riprodotte le registrazioni dell’evento che ha generato le onde gravitazionali captate dal LIGO. Come si può vedere i primi due tracciati riportano il tracciato dello stesso evento percepito nei due impianti. La terza registrazione è la sovrapposizione delle prime due.

I letttori noteranno quanto frequentemente nell’articolo è citato Kip Thorne: lo è perché, come Gilster, lo stesso  Thorne è tra quelli che da una vita cercano una nuova scienza che possa condurre un giorno l’Uomo  alle stelle. Fisica “esotica” l’hanno chiamata quelli del 100YSS, il movimento interstellare la cui nascita è stata formalizzata nel 2011, nel corso di uno storico meeting. E un’altra delle idee cardine del movimento interstellare, che accomuna Thorne e Gilster, è il riconoscimento alla fantascienza di ricoprire un ruolo che va oltre quello usuale di mera  predizione di eventi futuri, ma che riguarda la creazione di nuove idee e scenari di carattere scientifico, tecnologico, sociale, filosofico.  Non a caso Thorne è stato il principale consulente scientifico del regista Christopher Nolan sul set di Interstellar, e il motto del blog di Gilster suona come “Immaginare e pianificare l’esplorazione interstellare“. Sarà la scoperta delle onde gravitazionali il primo mattone del nuovo edificio della Fisica “esotica”? Nessuno lo sa. Di certo la previsione, o meglio l’augurio, del 100YSS che aveva fissato tra cento anni la data ultima per ottenere un completo business-plan dellla prima nave interstellare, ora appare meno difficile da realizzare.(RF)

“Einstein sarebbe raggiante

Così ha detto France Córdova, direttrice della National Science Foundation, mentre dava inizio alla conferenza stampa sulla scoperta delle onde gravitazionali. E non potrei non essere d’accordo, dal momento che questa scoperta ci fornisce l’ennesima conferma dell’attendibilità della Relatività Generale. Kip Thorne del Caltech (California Institute of Technology ndr.), che ha parlato di fusione di buchi neri già nel lontano 1994 nel suo libro Buchi Neri e salti temporali. L’eredità di Einstein  ha detto nella stessa conferenza stampa che Einstein doveva essersi sentito frustrato dalla mancanza di tecnologie disponibili in grado di rilevare le onde gravitazionali ipotizzate nella sua teoria, una mancanza colmata dopo un secolo grazie al contributo di LIGO.

Thorne è convinto che se Einstein avesse avuto a disposizione gli strumenti giusti avrebbe fatto egli stesso la rilevazione. Ma naturalmente gli strumenti non c’erano! Comunque sia, quel pensiero ha prodotto una strana risonanza per molti decenni dalla comparsa della Relatività Generale (RG), fatto che mostra quanto essa abbia cambiato la natura della nostra visione dell’universo. Nel 1911, appena quattro anni prima che Einstein pubblicasse la RG, Hugo Gernsback iniziò a parlare di onde gravitazionali. Questi, futuro direttore della prima vera rivista di fantascienza Amazing Stories, pubblicò il suo romanzo Ralph 124C 41+ proprio nel 1911, in una rivista chiamata Modern Electrics.

Ecco come, nel periodo di poco antecedente la pubblicazione della Relatività Generale, Gernsback ha parlato delle onde gravitazionali, mentre l’eroe del romanzo, Ralph, rifletteva sul suo ultimo dispositivo:

Si sapeva che alcune correnti ad alta frequenza originerebbero un’interferenza con le onde gravitazionali, poiché nella prima parte di questo secolo era stato provato che la gravitazione era effettivamente una forma d’onda, come quelle luminose o radio. Quando questa interferenza tra i due tipi di onde, ovvero le gravitazionali e le elettriche, è stata scoperta, si è riscontrato che uno schermo metallico caricato da onde elettriche ad alta frequenza in effetti annullerebbe in una certa misura la gravitazione…

E così via. Gernsback fece del suo meglio (e forse perfino troppo), ma come avrebbero potuto i suoi poteri di previsione far fronte alle onde gravitazionali? Dopo tutto, la sua epoca era abituata a trattare i fenomeni elettromagnetici. La Relatività Generale avrebbe presupposto una radiazione gravitazionale che, come le onde elettriche da lui menzionate, viaggiasse attraverso lo spazio alla velocità della luce. Ma le onde gravitazionali sono esse stesse distorsioni, increspature, nello stesso spazio-tempo. Aver rilevato onde gravitazionali, quindi, significa che abbiamo avuto un’altra prova a favore della Relatività Generale in una sorta di radiazione diversa da qualsiasi altra Gernsback avrebbe potuto immaginare.

Finalmente la scoperta

Come per le fluttuazioni di espansione e contrazione dello spazio-tempo, possiamo pensare alle onde gravitazionali come un movimento di compressione e stiramento dello spazio. L’accelerazione dei corpi dovrebbe produrre queste increspature, ma solo gli eventi più vasti – l’esplosione di una supernova, una coppia di stelle di neutroni in fusione, o addirittura la collisione tra due buchi neri – sarebbero sufficienti a produrre onde che siamo in grado di rilevare. L’esperimento condotto presso il Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) è stato finalizzato alla ricerca di queste onde per più di un decennio, con un Advanced LIGO più aggiornato in uso dallo scorso settembre e di gran lunga più sensibile rispetto al suo predecessore.

LIGO è impegnato dal 2002 nella ricerca delle onde gravitazionali e ha coinvolto nel lavoro circa 1000 scienziati. L’apparato laser interferometrico, installato presso gli osservatori di Hanford nello Stato di Washington e Livingston in Louisiana, si basa sul fatto che il passaggio di un’onda gravitazionale dovrebbe modificare lo stesso dispositivo, riducendo o ampliando lo spazio tra i due oggetti.

Un singolo fascio laser viene separato in due fasci gemelli, inviati su percorsi diversi perpendicolari tra loro dentro canali sotto vuoto lunghi quattro chilometri, fatti rimbalzare su specchi lungo il percorso e alla fine fatti ricombinare, di nuovo allineati. Il passaggio di un’onda gravitazionale attraverso l’esperimento dovrebbe essere in grado di variare la distanza dei due percorsi, il che significa che i fasci non sarebbero più in allineamento, in breve non si annullerebbero più a vicenda. Le variazioni risultano essere poco più di una piccola frazione dell’ampiezza di un nucleo atomico, ma si sono dimostrate rilevabili.

Una data da ricordare

Ora sappiamo che le prime onde gravitazionali sono state rilevate il 14 settembre 2015 alle 5:51 ora legale orientale (09:51 secondo l’ ora universale, quella del meridiano di Greenwich) in entrambi i siti LIGO. La fusione di un buco nero di 36 masse solari ed un altro di 29 volte la massa del Sole ha creato evidentemente un buco nero di Kerr (buco nero rotante) di 62 masse solari. Si pensa che le tre masse solari perse siano state convertite in energia e rilasciate sotto forma di onde gravitazionali in una frazione di secondo, con un picco di potenza, secondo questo comunicato stampa della National Science Foundation, circa 50 volte superiore a quello di tutto l’universo visibile. Il rivelatore di Livingston ha registrato l’evento 7 millisecondi prima di Hanford.

I due buchi neri si sono scontrati circa 1,3 miliardi di anni fa, in una zona del cielo che può essere determinata solo in modo impreciso, perché abbiamo solo due siti di rilevamento. Ciò nonostante, Gabriela Gonzalez (della Luisiana State University), una portavoce per la partnership LIGO, è stata in grado di indicare il cielo del sud nella regione della Grande Nube di Magellano. C’è da tenere presente che ci sono altri aiuti in arrivo – l’interferometro italiano VIRGO, che sarà vicino alla sensibilità di rilevazione di LIGO entro la fine dell’anno, i rivelatori in preparazione al Japanese Kamioka Gravitational Wave Detector (Kagra) e un altro rivelatore in via di realizzazione a LIGO- India (che potrebbe essere operativo entro il 2022). È da ricordare, inoltre, il satellite LISA Pathfinder (Laser Interferometer Space Antenna) che, lanciato nel mese di dicembre, ha ormai raggiunto il punto di Lagrange L1 Sole – Terra.

buchi neri Einstein Gernsback

Nell’immagine: simulazione di due buchi neri che si stanno fondendo davanti alla Via Lattea. nel suo insieme. Credit: SXS Collaboration.

Verso una nuova astronomia

In altre parole, stiamo per entrate nell’era dell’astronomia delle onde gravitazionali. A partire da questa rilevazione di LIGO, abbiamo già imparato che esistono i buchi neri binari e che essi possono fondersi. Un metodo verificato per rilevare le onde gravitazionali dovrebbe portarci a comprendere le basi di diversi fenomeni astronomici. È difficile accertare quanto diversi perché, come spesso il paragone con il primo strumento di Galileo ci ricorda, cose inaspettate saltano fuori ogni volta che si comincia a osservare con nuovi strumenti. Le onde gravitazionali ci forniscono un modo di vedere nei primissimi momenti dell’universo. E ci offrono sicuramente la via d’accesso dentro processi violenti quali le fusioni tra buchi neri e tra stelle di neutroni, e le esplosioni delle supernove. Così ci muoviamo al di là delle lunghezze d’onda elettromagnetiche – luce visibile, raggi X, raggi infrarossi – in una nuova era.

Ha detto Kip Thorne alla conferenza stampa:

Alla lunghezza d’onda del visibile siamo in grado di vedere l’universo come un luogo tranquillo, come guardare l’oceano in una giornata di bonaccia. Ma il 14 settembre tutto è cambiato. Ora vediamo un oceano di onde che si infrangono nella violenta tempesta creata dai buchi nel tessuto dello spazio e del tempo.

Thorne ha continuato parlando del tipo di scoperte che saranno possibili con i progressi nell’astronomia delle onde gravitazionali, non solo i buchi neri, le stelle di neutroni e le supernove precedentemente menzionati, ma anche la possibile individuazione di stringhe cosmiche provenienti attraverso le diverse parti del cosmo, create dal processo d’inflazione nei primi momenti dell’universo.

Aggiunge Thorne:

Con questa scoperta noi esseri umani ci stiamo imbarcando in un nuovo viaggio meraviglioso, che si propone di esplorare l’aspetto curvo dell’universo, oggetti e fenomeni generati dallo spazio-tempo curvo. La collisione tra i buchi neri e le onde gravitazionali sono i nostri primi bellissimi esempi. 

La distanza temporale tra il primo racconto di Gernsback e la Relatività Generale di Einstein era di quattro anni. Quella tra la rilevazione delle onde gravitazionali e la RG è stata di un secolo, un arco di tempo in cui i fondamenti della Relatività Generale sono entrati a far parte del tessuto della cultura scientifica di base. È utile, come esperimento mentale, proiettarci di nuovo in quell’epoca pre-RG e riflettere su quanto drammatico debba essere stato il cambiamento concettuale provocato da Einstein.

 

Hugo Gernsback obituary photograph published in November 1967 issue of his Radio-Electronics magazine.


Immagine: Ritratto dell’editore di riviste Hugo Gernsback (1884-1967), di Fabian Bachrach (1917-2010). Credit: Wikimedia Commons

Un  esperimento mentale antico

L’esperimento mentale è un modo per vedere come i preconcetti possono essere ribaltati in modo drammatico, che è il motivo per cui a volte ritorno a vecchie storie fuori moda come Ralph 124C 41+ di Gernsback. Si tratta di un romanzo famoso negli annali della fantascienza, ma di lettura ampollosa. Brian Aldiss una volta lo descrisse come un “racconto di cattivo gusto per analfabeti” e il suo autore considerava evidentemente la sua trama come poco più di un trampolino per il suo vero scopo, la descrizione di meraviglie tec iche futuristiche. Gernsback non era un Einstein, ma poi, chi era costui? Era un inventore, un editore con un’ampia gamma di riviste, i cui contributi alla fantascienza furono così grandi da far intitolare il Premio Hugo annuale a suo nome. Era inoltre famoso per pagare ai suoi autori compensi molto bassi (Howard Phillips Lovecraft lo chiamava ‘Hugo il Ratto’). Pochi appassionati di fantascienza oggi hanno letto Ralph 124C 41+, ma quel gusto degli inizi del XX secolo per le previsioni straordinarie di stampo tecnologico trasse impulso da quel libro, stimolando un genere emergente e vivace.

La fantascienza attuale, con tutti i suoi sottogeneri, prende la Relatività Generale come punto di partenza per il futuro, continuando a impicciarsi di come la teoria potrebbe essere estesa in modo utile sia per la scienza che per la trama. È anche possibile che, entro i prossimi cento anni, attraverso l’astronomia delle onde gravitazionali potremmo trovare qualcosa che è profondamente difforme dal pensiero corrente quanto la Relatività Generale lo è stata ai suoi tempi. Quando abbiamo progredito verso la RG non abbiamo abbandonato la fisica newtoniana, l’abbiamo semplicemente messa in un contesto più ampio. Apri una nuova porta sull’universo e le cose accadono. Possiamo solo chiederci che aspetto avranno la scienza, e la fantascienza, tra un secolo a partire da oggi.

L’articolo di riferimento è “Observation of Gravitational Waves from a Binary Black Hole Merger,” Physical Review Letters 116 (11 febbraio 2016) 061102. Si veda anche questo utile riferimento dalla rivista online Physics, dell’American Physical Society: Berti, “Viewpoint: The First Sounds of Merging Black Holes”.

Traduzione di Simonetta Ercoli

Editing di Donatella Levi

 

Titolo originale: “Pondering Gravitational Waves” di Paul Gilster, pubblicaato l’11 febbraio 2016 su Centauri  Dreams

23 febbraio 2016 Posted by | Astrofisica, Fantascienza, Radioastronomia, Scienze dello Spazio, SETI | , , , , | 2 commenti

Guerre Stellari settimo episodio in 10 epitaffi

1-star-wars-force-awakens-photo-shoot-time-magazineVisto Il Risveglio della Forza, settimo episodio di Guerre Stellari e primo della nuova trilogia di J.J.Abrams per la Disney ormai proprietaria della Lucasfilm, si può dire come premessa che due affermazioni di Lucas e della Disney stessa sono del tutto errate. Il primo aveva definito la saga da lui ideata, diretta e prodotta una soap opera, mentre la seconda aveva affermato e fatto dire dai suoi uffici stampa che il nuovo episodio poteva essere visto anche da chi non aveva conosciuto né sentito parlare dei precedenti sei. No. Quella di Lucas era una vera e propria favola proiettata nel futuro, e chi non ha visto gli episodi precedenti non ci capisce un accidente, magari solo per sommi capi.Infatti, tanto per essere schematici ecco dieci buoni motivi per criticare Il risveglio della Forza:

1.

E’ in fondo esattamente una pura soap opera in salsa stellare invece che salsa terrestre nella essenzialità del termine: la trama è una serie ininterrotta di agnizioni, di figli perduti e ritrovati, di scontri fra padri e figli, di antichi amanti che si rivedono dopo decenni e così via. E meno male che la trama era “blindatissima”, come si è scritto, per proteggere la sua originalità… Addirittura!

2.

E’ un film banale: la sua trama è del tutto elementare, senza alcuno scatto, con due o tre colpi di scena che rientrano appunto nella mentalità e nella tecnica della telenovela e non certo della favola e nemmeno della storia d’avventura, e quindi manca di una vera tensione.

3.

E’una vicenda in cui, a veder bene, Abrams ha eliminato ogni riferimento alto al vero senso e al valore della Forza, cardine della saga lucasiana. Nemmeno indiretto, nemmeno come riferimento positivo, aspirazione e auspicio, dato che i Cavalieri Jedi sono scomparsi. Anche nel rappresentante del Lato Oscuro usa la Forza, Kylo Ren, risulta essere come un semplice superpotere da “cattivo” Marvel grazie al quale è possibile leggere nel pensiero, intuire la presenza degli avversari, attrarre verso di sé gli altri con un gesto della mano. Non è più qualcosa di superiore, spirituale, mistico. Si direbbe una precisa scelta.

4.

E’, di conseguenza dovendo mirare basso, un quasi plagio di episodi precedenti: qui non ci troviamo di fronte a “citazioni” colte come hanno affermato alcuni critici cinematografici, tipo, aggiungo, quelle presenti in Interstellar, ma proprio chiari rifacimenti/rifacimenti di famose scene degli episodi di Lucas. Si va dal ragazzo/a abbandonato/a sul pianeta desertico, al piccolo robot BB8 che ispira simpatia (il personaggio migliore del film, peraltro); dallo scontro generazionale (in Lucas padre cattivo vs figlio buono, in Abrams figlio cattivo vs padre buono), alla nuova Morte Nera, alla sua arma, al modo di attacco dei caccia ribelli; dal bar intergalattico (l’idea originale è in una famosa copertina della rivista Galaxy disegnata da Ensh), che Abrams però realizza in una semioscurità che ne annulla fascino e curiosità, alle scene pressoché identiche dell’incursione dei nostri eroi nella tana del nemico.

5.

E’ privo di originalità inventiva, nonostante l’altissimo costo della produzione: non c’è un, dico un essere alieno che primeggi e si ricordi con piacere o curiosità, né personaggio né animale che rimanga impresso nella mente dello spettatore come per i sei film di Lucas. Forse l’unico è Maz, l’ aliena nana che gestisce la taverna galattica, ma forse nemmeno quella (per la quale, dato che è stata realizzata con la stessa tecnica del Gollum del Signore degli Anelli non si capisce il motivo per cui sia stata ingaggiata una famosa attrice, certa Lupita Nyongo, forse solo per inserirne il nome nel cast). Addirittura i paesaggi e le costruzioni sembrano quelle appunto de Il Signore degli Anelli, mentre l’accampamento nel deserto non offre alcun appiglio al regista per creare esseri che colpiscano l’immaginazione e, se non ci fosse stato per il vecchio Millenniun Falcon, è praticamente vuoto e potrebbe essere un insediamento di beduini libici. La svogliatezza arriva al punto tale che l’alieno che paga i rottami della protagonista con un pasto per avvisare i suoi complici non fa altro che usare un… telefonino stile anni Novanta! E’ povero in fin di conti anche di scene spaziali grandiose e coinvolgenti: non bastano gli sconti fra i caccia amici e nemici o le fughe e gli atteggi avventurosi di Han Solo per salvarlo.

6.

E’ privo alla fin fine anche di una sua logica interna e chiarisce ben poco della situazione di lì a oltre venti anni  da l’episodio che lo precede  cronologicamente. Il ritorno dello Jedi, non essendo sufficiente il sunto iniziale: da dove sbuca il Primo Ordine e come ha preso il posto dell’Impero di cui eredita la struttura e l’armamentario, ad esempio? e il Leader Supremo (una traduzione alquanto ridicola che ricorda il Lìder Maximo cubano) come ha preso il posto dell’Imperatore di cui è peraltro una copia? e come fa la spada di Luke ad essere custodita nella taverna galattica e, ma guarda un po’ che caso, ritrovata dalla giovane Ray?

7. 

E’di un semplicismo sconcertante: come è possibile che un disertore delle stormtroopen ex-imperiali possa maneggiare una spada-laser jedi? e come lo può fare con perizia la trovatella che addirittura sconfigge il coetaneo rappresentante del Lato Oscuro della Forza? e come mai scopre improvvisamente di avere poteri mentali tali da resistere al tentativo di leggerle nella mente e poi da riuscire a condizionare il suo carceriere? è possibile che si riesca a guidare come se niente fosse una vecchia carretta come il Millennium Falcon? Certo, non si può essere tanto pignoli di fronte elle esigenze di un copione del nostro genere, ma nemmeno si può eccedere sino a questo punto.

8.

E’ in film che strizza fin troppo l’occhio (ma lo si doveva aspettare in base a varie dichiarazioni della Disney) alle mode giovanilistiche del momento, agli spettatori delle nuove generazioni dei videogiochi, di facebook, degli smartphone con le loro innumerevoli app, alle odierne tendenze pseudosociali politicamente corrette: al centro adesso c’è una eroina, giovane e caruccia che s’è fatta da sé in un ambiente ostile(“Non mi prendere la mano” dice piccata a Finn, il disertore fifone mentre fuggono). Questo farà impazzire le ragazzine e mandare in brodo di giuggiole il conformismo giornalistico.

9.

E’ buonista fino alle midolla, sino al punto che il padre infilzato dal figlio perverso, lo accarezza mentre sta tirando le cuoia. Lo stesso “cattivo” non lo è del tutto, è incerto e impreparato e fa rimpiangere Darth Vader di cui dovrebbe essere una sorta di successore e seguace (ne conserva il teschio!): è invece un giovincello isterico che dà in escandescenze incontrollate rivestito di una maschera alla Iron Man abbastanza ridicola e non paurosa come quella del predecessore. E credo proprio che la stessa musica epica da sempre caratterizzante Star Wars sia stata lasciata in sottotono, poco usata, per questa strategia di buonismo diffuso.

10.

E’, last but not least, un film in cui il famosissimo regista commette, almeno a mio modesto parere, errori impensabili dal punto di vista tattico, come quello di far sollevare la sua maschera al giovane vilain senza lasciare la suspense sino alla fine, ad esempio sino lo scontro diretto tra i due figli d’arte, con  la futura Cavaliera Jedi (ci scommetterei). Dove si assiste a scene un po’ ridicole come quella in cui sembra che lei voglia spegnere nella neve la spada-laser rosso fiammeggiante di lui…

Penso che basti. Che ci dobbiamo aspettare in seguito? Altre banalità/ovvietà da soap opera spaziale. La giovane Ray, che è la figlia perduta di Luke (poi Abrams ci spiegherà, ma non è detto, come un Jedi abbia potuto avere un figlio) riconsegnata la spada al padre farà rinascere i Cavalieri in cui ci sarà posto anche per le signorine, insieme si imbarcheranno in una crociata contro il Primo Ordine, che sa ormai tanto di un Terzo Reich galattico assai più dell’Impero, in cui il giovane “cattivo” sopravvissuto al collasso finale del pianeta (anche di ciò Abrams ci darà, o forse no, la spiegazione) crescerà di prestigio. Forse non sarà proprio così ma qualcosa del genere, dato che di certo il giovane disertore di colore, passato dalla parte della “resistenza” interplanetaria, avrà una sua parte, magari accanto alla nostra eroina divenendo anche lui, perché no?, un baldo eroe.

Tutti contenti, quindi: i sostenitori delle quote rosa, i tutori del buonismo universale, i fautori del multiculturalismo fra umani, i nemici de-inossidabili del Male Assoluto che si perpetua in eterno e nell’infinito (e con esso la “resistenza” da qui a l’eternità). Un po’ meno lo saranno i veri appassionati di Guerre Stellari. Bah!

GIANFRANCO de TURRIS

 

Per la fotografia si ringraziano Time  e il fotografo Marco Grob

2 febbraio 2016 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza | , , , , , , | 3 commenti

C’è del mito dietro quelle astronavi

starwarsLa saga di Guerre Stellari continua. Non si era mai sentito, negli annali della cinematografia, nei centoventi anni della sua vita, di un film non-realistico che, diventato un vero e proprio culto, proseguisse, senza quasi mutare successo, per ormai quasi quaranta anni, ma anche con tutto un contorno di oggettistica che man mano ne è derivato, espandendosi addirittura in altri mass media.

E’ arrivato anche in Italia il 16 dicembre il settimo film della serie, Il risveglio della Forza, la cui regia è stata affidata a J.J.Abrams, quello di Lost (e non solo, come si vedrà), e l’attesa è talmente grande che in Italia ci si è mobilitati su tutti i media: nelle edicole sono tornati i fumetti dedicati alla saga,i gadget, i pupazzi, i romanzi tratti dalle sceneggiature dei film (il primo dei quali firmato dallo stesso Lucas) ed ovviamente i DVD delle due trilogie. Perché tanto subbuglio per sapere cosa avviene in quella lontana galassia trent’anni dopo l’ultimo Episodio VI, Il ritorno dello Jedi uscito addirittura nel 1983? Diversi attori saranno gli stessi del primo film e farà impressione rivederli. Va bene che sono trascorsi tre decenni all’interno della saga, ma agli occhi degli spettatori Han Solo, Luke Skywalker e la principessa Leila restano sempre giovani, belli, forti, coraggiosi,e invece Harrison Ford ha 73 anni, Mark Harmill 62, Carrie Fisher 60…

carriefisherTutto bene? C’è però un aspetto che preoccupa i fan duri e puri e che non sempre il grande pubblico conosce nei dettagli, ed è il seguente: la Lucasfilm, fondata nel 1971 dal giovanissimo regista, è stata venduta nel 2012 alla Walt Disney Company alla modica cifra di quattro miliardi e mezzo di dollari. Il produttore, quindi, non è più George Lucas ed il regista della nuova pellicola non è stato scelto da lui bensì dalla Disney. Che ci si deve allora attendere ?

In una intervista a Vanity Fair Lucas ha fatto dichiarazioni inquietanti. “Hanno guardato i miei soggetti e hanno detto: vogliamo fare qualcosa per i fan. La gente non si rende conto che in realtà è una soap opera, parla di problemi familiari, non parla di astronavi. Hanno deciso che non volevano usare quelle storie, hanno deciso che avrebbero fatto la loro cosa. A quel punto mi son rassegnato. In fondo a loro non interessava nemmeno tanto coinvolgermi. Perché non faranno quello che avrei voluto facessero. E non ho più controllo. Mi son detto: OK, io me ne vado per la mia strada, loro per la loro.” Ne Il risveglio della Forza non ci saranno allora le idee che hanno decretato il successo della saga.

E Abrans è stato costretto a precisare: “Prima che mi presentassi, la Disney aveva già deciso che voleva cambiare direzione. Ma lo spirito di quello che lui ha scritto, prima e dopo, è il fondamento su cui il nostro film è stato costruito”.

harrisonfordMa sarà veramente così? Checché ne dica il regista il nuovo Guerre Stellari “cambierà direzione”, dunque diversa da quella dei primi sei episodi, per decisione della nuova casa produttrice,e quindi non ci sarà più lo “spirito” del suo ideatore. E quale sarà questa nuova direzione? Evidentemente quella per cui Abrams è specialista e per cui stato chiamato: una pura space opera movimentatissima, un videogioco spaziale supertecnologico, un qualcosa che possa piacere ai giovanissimi delle nuove generazioni dei tablet, degli smartphone e di facebook, un appiattimento e semplificazione di quei toni da favola (da soap opera dice Lucas) che avevano caratterizzato da sempre la serie. Non solo. La scelta di Abrams ha scatenato una guerra intestina dei fan tra loro e contro di lui. Infatti, per chi non lo sapesse Abrams è anche il regista degli ultimi due film di Star Trek usciti nel 2009 e nel 2013 e del prossimo del 2016. I fan delle due serie si sono sentiti entrambi traditi anche se per ragioni opposte, e molti sono contro la sua scelta in quanto a questo punto si instaurerebbe quello che è stato chiamato lo “Abrams’ galactic monopoly”, vale a dire un suo intollerabile monopolio sulle due serie cinematografiche di fantascienza più importanti e popolari di sempre, che corrono il brutto rischio di omologarsi fra loro. Il che gli appassionati, gelosi delle loro caratteristiche e diversità, osteggiano in tutti i modi. Un bel pasticcio. Ma occorre vedere e analizzare bene Il risveglio della Forza per poter giudicare. Intanto negli Stati Uniti, indipendentemente dai mugugni dei fan di cui si è detto, l’incasso dei biglietti in prevendita ha superato i 50 milioni di dollari, un record assoluto.

A parte questi dubbi, che peraltro si risolveranno tra breve in un senso o nell’altro, ci si dovrebbe chiedere piuttosto del perché di un successo tanto duraturo, che travalica le generazioni, che coinvolge grandi e piccoli, maschi e femmine. A pensarci bene, è un po’ lo stesso problema che si pone a livello letterario (e solo dopo cinematografico) per Il Signore degli Anelli, perché tanto successo duraturo? E infatti la risposta è identica. Cosa c’è dunque dietro di essi?

Il segreto del successo duraturo di Guerre Stellari si può sintetizzare in una sola e semplice parola: è una favola, ancorché in chiave fantascientifica, cioè tecnologica.

duelIl fatto è che George Lucas ha saputo creare un vero e proprio universo mitico alternativo che mantiene, nonostante difetti e ripetizioni, carenze ed ingenuità, tipici proprio delle favole, la sua potenza di suggestione. E lo ha creato volutamente: basti pensare alla frase, in apparenza paradossale per un film di fantascienza (“Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…”) che precede ogni pellicola della serie. Non ricorda per caso l’incipit delle fiabe? “C’era una volta tanto tempo fa…”, oppure “C’era una volta in un paese lontano…”. Non è ovviamente un caso, anche se si tratta di una contraddizione in termini (ci si riferisce al passato quando si parla del futuro) che peraltro si riverbera nei film stessi in cui si mescolano la supertecnologia al Medioevo (i costumi, i metodi di combattimento e l’etica degli Jedi a metà fra cavalieri arturiani, samurai e adepti di una setta esoterica) e addirittura al Settecento italiano (si pensi alla Reggia di Caserta e alla Villa del Balbianello a Lenno sul lago di Como,). Il tutto, ecco l’arma vincente, senza incongruità, senza alcuna sensazione di ridicolo o di disagio. Perfettamente combacianti.

paradeNon basta. Lucas, creando il filo conduttore della trama, si è basato sulle teorie del “mito in azione” dello studioso americano Joseph Campbell (1904-1987), il mitologo il cui nome non è ignoto ai lettori italiani per i suoi affascinanti libri le cui idee sono spesso poste accanto a quelle di Mircea Eliade, con il quale collaborò, e di Carl Gustav Jung. Tutti e tre sostenevano che il mito non è completamente scomparso nell’odierno mondo della tecnoscienza, ma ancora riesce a produrre effetti positivi se si è capaci di risvegliarlo, anche tramite i moderni mass media che non riescono del tutto a pervertirlo. Campbell affermò perentoriamente che “la tecnica non ci potrà salvare” e propugnava un rafforzamento dell’Io in una società che tende ad appiattirlo, “normalizzarlo” e al limite frantumarlo.

La presa di coscienza di sé, dei propri valori e delle proprie possibilità è un modo per sopravvivere all’onnipotenza del mondo moderno e tecnologico, quello di oggi come quello di domani. Il mito può operare ancora e ancora produrre i suoi effetti benefici attraverso particolari figure archetipiche, come ad esempio può essere l’ “eroe” o il magister. Di conseguenza, la “Forza” alla quale fare affidamento e attingere, di cui si parla in tutti i film della serie, non si deve intendere solo come qualcosa di “esterno” e oggettivo, ancorché spirituale o metafisico, ma anche come qualcosa di “interno” e soggettivo.

girlsNella saga le tesi del mitologo americano hanno la loro dimostrazione nell’ambito di un mondo, anzi una serie di mondi, rutilanti e fascinosi, dove le invenzioni e le trovate fantastiche sovrabbondano e trascinano lo spettatore in un Altrove dove, alla fin fine, piacerebbe veramente vivere nonostante i pericoli: esattamente come in un mito eroico classico o in un ciclo cavalleresco o naturalmente nella Terra di Mezzo tolkieniana.

Dunque, favola (fantascientifica) in tutto e per tutto, o soap opera come lui dice,quella di George Lucas, che, proprio in quanto tale, ha anche una sua morale adatta ai tempi e all’ambiente che l’ha prodotta, cioè gli Stati Uniti della seconda metà del XX secolo e dell’inizio del XXI, e che si potrebbe definire “politicamente corretta” e tutta americana. Procedendo lungo la via che porta al Lato Oscuro della Forza, gli esseri umani si trasformano e si passerà pian piano dalla democrazia interplanetaria alla dittatura, dalla Repubblica all’Impero.

Insomma, la storia si ripete: non è lineare ma ciclica. Come nei miti e nelle favole, appunto. E vedremo cosa combinerà J.J.Abrans e se saprà raccogliere l’eredità di Lucas.

GIANFRANCO de TURRIS

22 dicembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza | , , , | 1 commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: