Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

I primi robot? Nel Mito.

TALOSIl mondo è ormai pieno di robot, si sa. Nelle fabbriche soprattutto, e ormai da anni. Anzi, pare che sia in una fabbrica giapponese nei primi anni ’70 che uno dei primi robot industriali abbia ucciso in un incidente un essere umano (e la cosa è stata tenuta segreta per anni!). Ma in realtà sono un po’ dappertutto, anche se nessuno, finora, simile anche solo lontanamente a quelli di Asimov.

Ma gli “automi” in realtà sono ben più antichi, come del resto rivela la parola stessa automa che viene dritta dritta dal greco, “automatos”, ‪αὐτόματος,‬ “dotato di movimento autonomo”.

Che io sappia la prima citazione di un automa in assoluto in un testo è nell’Iliade:

Teti per consolare il figlio Achille va da Vulcano a fargli costruire delle armi nuove, dato che quelle dell’eroe sono diventate preda di Ettore dopo che questi ha ucciso Patroclo.

Mentre seguían tra lor queste contese,

Teti agli alberghi di Vulcan pervenne;

Stellati eterni rilucenti alberghi,

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Fra i celesti i più belli, e dallo stesso

Vulcan costrutti di massiccio bronzo.

Tutto in sudor trovollo affaccendato

De’ mantici al lavoro. Avea per mano

Dieci tripodi e dieci, adornamento

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Di palagio regal. Sopposte a tutti

D’oro avea le rotelle, onde ne gisse

Da sè ciascuno all’assemblea de’ numi,

E da sè ne tornasse onde si tolse:

Maraviglia a vederli!

Quindi tripodi d’oro su rotelle, che però vanno avanti e dietro apparentemente dotati di una autonoma volontà: “…da sé…”.

E del resto tracce di automi sono anche altrove ad esempio nel Mito di Minosse, creatore del Talos, un enorme gigante di bronzo che difende l’isola di Creta.

imagesIl che mi ha portato sempre a pensare: ma perché nell’antichità greco-romana non si è sviluppata una qualche società industriale? La risposta è ovvia e nota, si trattava di una civiltà schiavista: la forza lavoro, ovunque, dalle campagne alle fabbriche era fornita dagli schiavi; e c’erano fabbriche, sia chiaro, c’era una vera e propria produzione semiindustriale, in serie; i legionari ad esempio indossavano corazze, scudi e gladi tutti uguali, prodotti in strutture paleoindustriali vere e proprie a decine di migliaia di pezzi. Le navi dei cartaginesi addirittura era costruite in prezzi separati, prefabbricati ed assemblati vicino all’acqua.

Però, appunto, c’erano gli schiavi.

Ad esempio una casa editrice era una stanza nella quale uno schiavo leggeva ad alta voce un libro ed altri 10 o 20 scrivevano le copie sotto dettatura…

Una società schiavista è basata sulla forza lavoro umana, dei muscoli umani, obbligata e forzata e di fatto esprimeva un alto livello di organizzazione e di civiltà. Schiaviste erano tutte le società del Mediterraneo e dintorni, ma lo era anche la Cina; quel che voglio dire è che lo schiavismo, pur crudele, pur disumano secondo i nostri schemi, funzionava e del resto l’ultimo paese nel quale la schiavitù è stata abolita è il Brasile, nel 1888, ben 23 anni dopo la fine della Guerra Civile negli USA.

Senza disturbare il concetto di schiavitù salariata elaborato da Marx (che ci porterebbe forse fuori strada), c’è però da chiedersi perché una civiltà tecnologicamente evoluta non si sia imposta prima. Ad esempio nella società greco romana la tecnologia c’era, almeno potenzialmente; ad esempio la raffinatissima tecnologia metallurgica che era in grado di produrre bellissime statue di bronzo (vedi i Bronzi di Riace).

eolipilaOppure il primo meccanismo a vapore, la “eolipila”, ad opera di Erone di Alessandria, vero e proprio inventore di macchine.

 E’ vero, sembra poco più di un giocattolo, ma il principio della macchina a vapore è tutto lì, passare dal giocattolo ad una macchina per trasportare o sollevare o svolgere comunque una azione meccanica utile, il passo è breve, o potrebbe essere breve.

Le macchine c’erano, ad esempio gru estrememente complesse ed efficienti per sollevare carichi a grandi altezze, per costurire ponti, acquedotti, il Colosseo! Però erano alimentate dalla forza animale di buoi o esseri umani.

Ma la tecnologia e le capacità scientifiche in generale erano in grado di produrre anche meccanismi infinitamente più complessi come il Meccanismo di Anticitera.

Un meraviglioso “orologio”, in realtà un vero e proprio calcolatore meccanico e manuale che serviva a calcolare le orbite dei cinque pianeti allora conosciuti nel sistema solare.

Ma è vero che questo discorso è già stato fatto molte volte. Perché la civiltà cosiddetta industriale non si è evoluta prima?

Molte le motivazioni e dato che la storia non si fa con i se ed i ma, è difficile dare una risposta, se vi va potete anche pensare che si tratti di un complotto alieno, o che “qualcuno” ha deciso che il 1700 era il momento giusto per far sviluppare una civiltà industriale sulla Terra.

Resta quindi un piccolo mistero.

anticiteraLa tecnologia c’era, le capacità di analisi scientifica anche, ma la forza d’inerzia insita in una società schiavista nella quale quasi metà della popolazione era formata da schiavi e nella quale le donne non avevano nessun vero ruolo sociale e politico all’esterno della famiglia ha trattenuto la civiltà greco romana dall’anticipare una società più evoluta, e alla fine forse l’ha avviata verso il declino per altro ad opera materiale di popolazioni barbare che di sicuro non erano culturalmente all’altezza e a loro volta, oltre che razziatrici, schiaviste.

Dall’inizio del medioevo in poi c’è voluto quasi un millennio e mezzo per arrivare alla società industriale.

Certo, non è detto che sia un bene, anche se questo è il discorso di sempre sui vantaggi e svantaggi della civiltà in assoluto e di quella industriale in particolare. Per altro ad una società veramente robotica non ci siamo ancora arrivati, e anche se non sappiamo come sarà, sappiamo come la immaginava Isaac Asimov.

Forse quando miniaturizzeremo ancora di più i computer superpotenti che già esistono e li infileremo nei “corpi” di varia forma e foggia di macchine con rotelle come i tripodi di Vulcano, avremo a disposizione macchine in grado di obbedire agli ordini più complessi e perfino di rispondere a domande specifiche. Ma di “cervelli positronici a base cristallina” ancora non si vede traccia all’orizonte…

MASSIMO MONGAI

 

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28 novembre 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , , | 1 commento

I sogni della genetica umana creano mostri

ermafroditoAlcuni anni fa, nel 2008, c’è stato un signore con baffi e barba che ha partorito. Si chiama Thomas Beattie, vive in Oregon e prima di sottoporsi ad una massiccia dose di testosterone e di farsi asportare i seni si chiamava Tracy Lagondino. Non essendosi però fatta asportare anche l’intero apparato genitale e non potendo avere la sua compagna un figlio, ha deciso di farsi inseminare (ma se voleva essere “uomo” perché ha sentito questo impulso?). Non è l’ermafrodito del mito, come ha vaneggiato la stampa italiana dell’epoca, ma semplicemente un mostro che si è venduto alla pubblicità. L’ermafrodito del mito è un archetipo cui Elémire Zolla ha dedicato un libro edito da Marsilio, e risale addirittura a Platone e la statuaria classica e la pittura seguente ce lo raffigura come esteticamente seducente, non come un orrore genetico. Nel frattempo, il nostro Pregnant Man, come lo hanno definito i giornali americani, non avendo evidentemente atro da fare di figli ne ha messi al mondo altri due e nel 2014 è stato arrestato per stalking nei confronti della sua ex, che si era evidentemente stufata di lui/lei.

Sempre in America, la Cornell University ha creato un embrione umano geneticamente modificato, un embrione-ogm che – si assicura – non potrà mai essere usato per la fecondazione assistita e quindi non potrà mai diventare un bambino.

In Gran Bretagna pochi giorni dopo questo annuncio, il 20 maggio 2008, laburisti e conservatori della Camera dei Comuni hanno dato il via libera alla ricerca sui cosiddetti “embrioni chimera”, cioè embrioni formati da Dna umano inserito in ovociti animali svuotati del loro Dna nucleare.

aldoushuxley(nell’immagine: Aldous Huxley, autore de Il Mondo Nuovo). Entrambe le ricerche, si afferma, sono indirizzate alla cura di malattie altrimenti incurabili, e tali embrioni sarebbero ad un certo punto (quindici giorni?) distrutti. Ma se non lo fossero, e se qualcuno ne facesse un uso improprio, se gli embrioni genericamente modificati fossero utilizzati nascostamente per i design baby, vale a dire i bambini creati senza difetti in laboratorio? Chi ci può assicurare che ciò non potrebbe avvenire? E se avvenisse come sarebbe possibile accusare ancora i nazisti di essere i teorici di una “razza perfetta” e di aver fatto esperimenti in questa direzione? Del resto, senza arrivare a questo punto, si è già sulla buona strada: diverse “banche del seme” hanno preparato dei cataloghi da sottoporre alle coppie interessate in cui sono elencate le caratteristiche fisiche del nascituro (colore degli occhi, dei capelli eccetera) in base alle caratteristiche fisiche del donatore. Nessuno si indigna sull’etica “nazista” che sta alla base di tutto questo, ma ci si indigna invece quando queste previsioni sono sbagliate e invece di alcune caratteristiche ne escono fuori altre: ad esempio i colore della pelle!

Sempre in Gran Bretagna la nuova legge sulla fecondazione, utilizzando il termine complessivo di “genitori” senza altre specificazioni, consente che un bambino abbia due madri e non più un padre ed una madre, e Genitore 1 e Genitore 2 si è diffuso anche su altri piani e in diverse altre nazioni, non senza polemiche. L’abbattimento del senso comune produce una tale babele al punto che, come ha scritto Assuntina Moresi, oggi sarebbe possibile arrivare al punto di avere due padri e quattro madri: il padre biologico e il padre sociale; la madre sociale, la madre che ha dato gli ovociti, la madre che ha dato i mitocondri e la madre che ha messo a disposizione l’utero.

isola dott MoreauIl caos scientifico e sociale è già così evidente, ma di sicuro non ci si fermerà qui: prepariamoci ad assai di peggio. Tutto, peraltro, previsto dai romanzi fantastico-filosofici, dalla narrativa d’anticipazione e dalla moderna fantascienza, che da due secoli mette in guardia dallo scienziato che si vuole fare dio e creare la vita artificiale, o spera di trovare la formula dell’immortalità, o superare qualcuno dei limiti posti all’umana natura. Inutile ricordare gli ibridi uomo-animale narrati dal mito, il loro significato simbolico e la loro nefanda fine per mano degli eroi (si pensi solo al Minotauro); inutile ricordare la ricerca dell’Elisir di Lunga Vita e l’homunculus degli alchimisti; inutile ricordare il golem creato e poi distrutto, secondo la leggenda cabalistica, dal rabbino praghese Loew.

Parliamo invece del dottor Viktor Frankenstein che vuole far nascere la sua Creatura con pezzi di cadaveri rivivificati dall’elettricità: mal gliene incoglie a lui e al suo infelice essere artificioso (più che artificiale). E parliamo del dottor Moreau che nella sua isola crea una congerie orribile di ibridi innestando chirurgicamente uomini e animali, che alla fine si rivolteranno contro il loro creatore-padrone. Sono trascorsiu ottanta anni fra il romanzo della Shelley (1818) e il romanzo di Wells (1896): la scienza ha fatto progressi e la paura che essa corra troppo e contro natura non è scemata, anzi si accresce, ma senza che questi inquietanti avvertimenti sembrino incidere in alcun modo sulla mentalità e sulla realtà.

il mondo nuovo coverInfatti, nel 1932 Aldous Huxley, nipote dell’Huxley che fu maestro di Wells, pubblica Il mondo nuovo, un romanzo che oggi sarebbe assai opportuno ripresentare convenientemente annotato e introdotto alla luce proprio di quanto sta avvenendo intorno a noi. Opera profetica quant’altri mai, esso descrive proprio un mondo in cui la stabilità politico-sociale è data dall’essere la procreazione esclusivamente in provetta, il che permette adeguata selezione e programmazione dei nuovi nati (gli Alfa, Beta e Gamma). Il problema si verifica quando nasce e cresce un uomo al di fuori di questi canoni: nato per vie naturali da donna e non da una provetta. E’ il Selvaggio che, se non bloccato in tempo, può mettere in crisi il Mondo Nuovo: isolato alla fine su un faro e oggetto dell’attenzione morbosa della gente, non potrà fare altro che suicidarsi.

il seme fra le stelleNaturalmente la fantascienza affronta anche gli aspetti positivi dell’ingegneria genetica proiettata in un futuro lontanissimo: tipico esempio i racconti poi riuniti nel romanzo Il seme fra le stelle (1956) in cui James Blish immagina che l’uomo sia di volta in volta geneticamente modificato, assumendo così forme varie, per poter colonizzare i pianeti dell’universo in cui sussistono condizioni assai diverse da quelle terrestri. Idea ripresa vent’anni dopo da Brian Stableford con il romanzo The Florians.

Il tema dell’ingegneria genetica è di grande attualità: fra le ultime opere che se ne sono occupate possiamo ricordare almeno I figli di Erode di Greg Brear (2003), in cui bambini geneticamente modificati diventano un pericolo per l’umanità che li ha creati e come tali tenuti sotto stretto controllo, e Next di Michael Crichton (2006), in cui il noto autore di bestsellers, specializzatosi negli ultimi anni della sua vita ad andare contro il politicamente corretto, affronta in senso critico proprio i temi della bioingegneria, degli animali transgenici e della selezione di esseri umani con caratteri genetici superiori. Da ultimo, proiettando molto in là l’attuale modus cogitandi et operandi una giornalista economica inglese, Gemma Malley, ha pubblicato un romanzo, La Dichiarazione, che ha ottenuto subito un inaspettato successo: in questa distopia si immagina il mondo del 2149 dove la scoperta di un Farmaco della “eterna giovinezza” ha talmente sovraffollato tanto il pianeta da far considerare illegali nuove nascite (un po’ il caso Cina a livello planetario): chi vuole assumere il Farmaco della longevità deve firmare una Dichiarazione con cui rinuncia ad avere figli.

Ma non sembra proprio che tutte queste odierne denunce, proprio come quelle di cento o duecento anni fa, riescano a fermare la sindrome faustiana della scienza d’oggi.

GIANFRANCO DE TURRIS

10 novembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | Lascia un commento

La storia del volo spaziale senza razzi

V2-6La fine della Seconda Guerra Mondiale

Essere presente alla nascita dell’Era Spaziale non è stata necessariamente una bella esperienza. Mia sorella, mia madre e io eravamo addormentati, rinchiusi nei confini di un rifugio Morrison, un tavolo d’acciaio progettato per ridurre le perdite nel caso una bomba tedesca fosse caduta sulla vostra casa, alle sette in punto di uno scuro mattino di giovedì 25 gennaio 1945. L’impatto della V2 all’incrocio tra Lavender Hill e Gordon Hill, oltre un chilometro e mezzo più in là, fece tremare il terreno e ci svegliò. Io indovinai che cos’era: cresciuto per cinque anni in tempo di guerra, ero per necessità ben informato riguardo alle V1 e V2.

Io credo che, nonostante la buona informazione che tutti avevano in merito alla sua tecnologia, il successo della V2 come veicolo di lancio fu nemico dello sviluppo dei viaggi spaziali.

Come tutti i ragazzi mi fermavo instancabilmente per osservare disastri come quello e ricordo la mia delusione quando mi resi conto che non potevo vedere la devastazione perché il percorso del bus fino alla scuola era bloccato dai detriti. Ma il giorno dopo abbiamo raggiunto Lavender Hill vicino ad una vasta area completamente distrutta. Otto persone erano rimaste uccise e altre 68 avevano subito gravi ferite, ma come gesto di sfida un piccolo albero fu decorato con l’Union Jack che sventolavamo nelle occasioni ufficiali.

V2-4Eppure il razzo V2 non fu mai l’arma decisiva per la vittoria su cui Hitler aveva contato. Uccise circa 9.000 persone, quasi tutti civili, ma invece provocò grandi danni economici alla Germania. Costò l’equivalente di circa 20 miliardi di dollari, tanto quanto il progetto Apollo, ma ebbe luogo all’interno di un’economia ben più piccola e non diede alcun vantaggio militare significativo. Quello che la V2 effettivamente fece fu di incorporare la tecnologia di lancio spaziale in un sistema che domina il settore ancora oggi.

La competizione con i Sovietici.

Negli anni 30, Robert Goddard negli Stati Uniti e Herman Hobert in Germania avevano già dimostrato che l’ossigeno e gli idrocarburi combustibili, usati in combinazione con gli ugelli de Laval fornivano una potenza straordinaria in una partenza da fermi. La V2 aveva dimostrato che dei sistemi di guda e stabilizzazione potevano trasformare questa combinazione in missili di straordinaria efficienza. Con l’arrivo della bomba atomica si creò l’arma definitiva: il missile balistico intercontinentale (ICBM). Sergei Korolev, (sopranominato dai suoi “Il grande progettista”) ne usò la versione sovietica per mettere in orbita gli Sputnik, poi Yuri Gagarin e così via. Come risposta, dall’America giunsero Mercury, Gemini e così via. Fino al giorno d’oggi, il solo modo sicuro per mettere qualcosa fuori dal pianeta è stato usare ossigeno liquido e un combustibile e puntare dritti verso l’alto.

V2-3Ma supponiamo che….

A questo punto, però, devo emanare un allarme per la salute. Per la mia salute mentale, in realtà. Perché io credo che, nonostante la sua tecnologia sia stata universalmente adottata, il successo della V2 come veicolo di lancio sia stato nemico dello sviluppo del volo spaziale. Per capire perché, supponiamo che la Seconda Guerra Mondiale non abbia avuto luogo.

Tutto ciò non è campato in aria come potrebbe sembrare. Nell’archivio Nazionale Britannico di Kew, nella parte meridionale di Londra, si trovano piani, una volta segretissimi, per l’eliminazione a sorpresa dell’intera flotta da guerra tedesca e la successiva invasione dello Schleswig-Holstein. Se i piani fossero stati portati avanti con successo il Kaiser (che non era necessariamente il Signore della Guerra che aspirava a diventare) sarebbe stato convocato al tavolo delle trattative all’inizio del 1916. La Polonia avrebbe potuto essere ricostruita col ruolo di stato cuscinetto tra Russia e Germania, Alsazia e Lorena trasformati in ducati indipendenti e quindi rimossi come punti di frizione tra Francia e Germania, la Rivoluzione d’Ottobre non sarebbe accaduta, mentre la Germania avrebbe continuato la sua evoluzione verso una forma di socialdemocrazia. Ne parlo con un pizzico d’autorità: ho dato la caccia a queste informazioni nell’Archivio Nazionale e ho scritto una storia alternativa della Prima Guerra Mondiale, intitolata The Iron Dice.

Nel nostro ipotetico e pacifico pianeta, negli anni ’50 avremmo forse inviato in orbita dei satelliti per trasmettere programmi radio, e negli anni ’60 quelli per la televisione in bianco e nero. E così via.

V2-2La nuova Era Spaziale

Poi Goddard e Oberth potrebbero aver acquisito qualche piccolo finanziamento per il loro lavoro e ciò li avrebbe indotti a credere che gli enormi investimenti in tecnologia necessari per ottenere la presenza dell’uomo nello spazio grazie ad una colonna di fuoco ottenuta dal mescolamento dell’ossigeno al kerosene, non erano destinati ad avverarsi durante quello che Winston Churchill chiamava “le alture soleggiate di un tempo di pace”. Sarebbe stato necessario un approccio più semplice. Forse l’éscamotage sarebbe stato quello di trasferire il pilota nella stratosfera su quello che poteva sembrare un aereoplano, e poi utilizzare un razzo più modesto per portarlo fino all’orbita bassa (LEO).

Lo statoreattore (altrimenti noto come  ramjet), è stato brevettato negli anni ’20, e nel ’36 René LeDuc dimostrò che avrebbe funzionato, e se fosse stato abbastanza veloce lo avrebbe fatto anche nell’aria sottile dell’alta atmosfera. Certo, è che deve essere trascinato nell’aria a una velocità di almeno 160 kmh prima di riuscire a produrre una spinta utile. Ma le ferrovie europee erano già in grado di fornire quella velocità. Così, un aeroplano interamente in metallo con grandi statoreattori sotto le ali e montato su di un vagone ferroviario avrebbe potuto effettivamente decollare e sfrecciare verso il cielo.

E poi cos’altro? Razzi a propellente solido capaci di trasportare aerei fino alla LEO erano stati inventati nei primi anni ’40. Arthur C. Clarke propose il concetto di satellite geostazionario nel ’45. Il nostro ipotetico e pacifico pianeta avrebbe potuto mettere in orbita satelliti per le comunicazioni radio fin dal 1950. Nel decennio successivo sarebbe stata la volta della TV b/n. E così via.

V2 - 1Il problema più grosso, in questa ipotesi, è che, in presenza di un’equipaggio, dopo averli mandati su, avrebbero dovuto inventarsi anche un sistema per riportarli giù. Il problema del rientro sembrava davvero grosso. Non essendo stati mandati su in una capsula, ma in un aereo, in quell’aereo avrebbero dovuto tornare. Non era possibile utilizzare la teoria del corpo contundente e ablare la punta e i bordi d’attacco. O forse sì?

( N.D.T.) I lettori si saranno resi conto che l’ultima frase è del tutto incomprensibile. Ho chiesto il parere di parecchi colleghi e amici, ma niente, non c’è stato verso di venirne a capo. Finché in piena zona Cesarini non arrivano le parole di Mastro Stephen Bianchini, il nostro personale santo in paradiso: “La teoria si riferisce a Julian Allen, un astrofisico che ha scritto sul tema.”

Io mi fermo qui, ma i lettori hanno afferrato l’idea: una corsa allo spazio più calma, più lenta e meno priapica!

Titolo originale: ”An alternate, rocket-free history of spaceflight” di John Hollaway, pubblicato su The Space Review il 12 ottobre 2015

traduzione di ROBERTO FLAIBANI

editing di MASSIMO MONGAI

19 ottobre 2015 Posted by | Fantascienza, Scienze dello Spazio | , , , , | Lascia un commento

Collezionare pseudobiblia

necronomiconIl sogno di ogni bibliofilo è possedere il Necronomicon del folle arabo Abdul Alhazred (quello vero s’intende, non gli innumerevoli falsi in circolazione), poter sfogliare il De Vermiis Mysteriis del Conte d’Erlette o leggersi con calma e in segreto gli Unasprachlichen Kulten di von Juntz. Un sogno che resterà un sogno, checché se ne dica o se ne possa pensare, dato che questi libri – al pari di vari altri anche più famosi, da Libro di Toth alle Stanze di Dzyan – sono sì spessissimo citati, di essi se ne conoscono sì estratti e brani anche di una certa lunghezza inseriti in saggi e romanzi, ma non si sono mai visti nella loro integrità cartacea. Di essi si sa e si conosce  quel che altri, di cui ci si deve ciecamente fidare, affermano o riferiscono o, appunto, citano.

Il fatto è che questi libri non esistono, sono, come li definì in un articolo del 1947 il saggista e narratore americano L.Sprague de Camp, degli pseudobiblia. Libri dati per esistenti, ritenuti da tutti esistenti, ma che in realtà non esistono, non si sono mai visti, “vivono” soltanto in base ai loro estratti e al fatto che vengano vieppiù nominati, o ad essi sempre più spesso si fa riferimento.

lovecraftIl bello sta appunto in questo: la loro realtà consiste soltanto nel fatto che siano detti e considerati esistenti. Non solo: proprio il fatto che un sempre maggior numero di persone nel corso del tempo e in vari luoghi del mondo credano alla loro esistenza, li ha portati a realtà. (nella foto: H.P. Lovecraft)

Esotericamente si potrebbero definire quasi degli “eggregori”…

Il tutto ha avuto anche un risvolto concreto. In buona o in mala fede, credendoci oppure semplicemente volendosi divertire, ecco che spesso e volentieri di queste opere son cominciate a spuntare delle tracce “fisiche”, vere e proprie prove di esistenza.

necronomicon2Visto che Madame Blavatsky nella sua Dottrina Segreta citava le Stanze di Dzyan (anzi si può dire che la sua opera sia un infinito commento a queste strofe), c’è chi ha giustamente pensato di riunire tutte queste citazioni: ne è ovviamente risultato un Libro di Dzyan che prima non esisteva (anche perché la Blavatsky affermava che le “stanze” fossero scritte su foglie di palma…). Più fortuna ha avuto il Necronomicon, di cui sono in circolazione diverse edizioni in lingua inglese, ovviamente una diversa dall’altra.

Per non parlare delle versioni autonome italiane. In alcuni casi deliziosi divertissement realizzati da amatori e appassionati di Lovecraft e della sua narrativa che in tal modo gli hanno voluto tributare un complesso omaggio, in altri casi pompieristici centoni che seriosamente si vuol far passare a tutti i costi per “veri”. Ma c’è anche chi, bibliofilo artigiano, si è costruito da sé ed in un’unica copia personale il libro dell’arabo pazzo. Conosciamo questo amatore, ma non abbiamo mai avuto il coraggio di chiedergli se per la rilegatura ha usato pelle umana…

necroAPerò… però, come non credere alla reale consistenza di un libro, appunto il Necronomicon, citato per la prima volta da Howard Phillips Lovecraft in un racconto del 1921, e del quale egli scrisse nel 1936, un anno prima della morte, una dettagliata Storia e cronologia? Il suo nome appare in molti altri romanzi e film (uno dei quali, spagnolo, è intitolato proprio a lui), fumetti, videogiochi, ormai anche su Internet, mentre – e questo è per noi l’aspetto essenziale – schede bibliografiche saltano fuori ogni tanto in qualche autorevole biblioteca, come la Widener Library della Università di Harward, ed una di esse, se non vado errato, risulta presente addirittura nel catalogo generale della Biblioteca Centrale di Firenze… Inoltre, miracolo dei miracoli per i bibliofili, si ha l’insperata fortuna di trovarlo anche in vendita nei cataloghi antiquari italiani o stranieri. Scherzo o realtà? Non posso dirlo con certezza essendo sempre arrivato in ritardo per l’acquisto… Riporto però il seguente annuncio apparso ormai moltissimi anni fa in un catalogo di una libreria antiquaria americana:

Alhazred, Adbul, The Necronomicon, Spagna, 1647. Copertina in pelle logorata, ed alcune scoloriture, altrimenti in condizioini molto buone. Molte piccole litografie di segni e simboli mistici. Sembra essere un trattato (in latino) di Magia Rituale. L’ex libris sul primo foglio rivela che il libro proviene dalla Biblioteca della Università del Miskatonic. Al miglior offerente”.

necroBPer chi non lo sapesse, l’Universaità del Miskatonic (della quale peraltro esistono anche magliette propagandistiche con tanto di stemma e di motto: “Ex Ignorantia ad Sapientiam; e Luce ad Tenebras” !  Il sottoscritto ne possiede una…) ha sede ad Arkham, la città della Nuova Inghilterra al centro di molte storie fantastiche e orrorifiche di Lovecraft e del suo circolo di amici. Si tratta dunque dello scherzo di un bibliofilo appassionato? Speriamo di sì, perché il Necronomicon (il Libro delle parole dei morti) è un testo attraverso i cui riti in esso descritti è possibile mettere in contatto il nostro mondo con l’universo assurdo abitato da divinità malefiche che incombono sulla nostra realtà e non aspettano altro che la creazione di un “varco” per penetrarvi. Praticamente quasi tutte le storie lovecraftiane in cui si parla del Necronomicon descrivono i guai che combinano coloro i quali usano male questo grimorio, e i tentativi per porvi rimedio…

Del resto, chi lo compilò, Abdul Alhazred, detto l’ “arabo pazzo”, vissuto nello Yemen all’epoca dei Califfi Omiadi nell’VIII secolo d.C., finì proprio male: testimoni degni di fede affermano che venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato orribilmente… Il titolo originale dell’opera è Al Azif, che secondo Lovecraft, “è il termine usato dagli arabi per designare gli strani suoni notturni (dovuti agli insetti) che supponevano essere l’ululato dei dèmoni”.

necroCIl testo originario in arabo è perduto, però, dice sempre lo scrittore di Providece, alcuni esemplari successivi (in latino, greco, spagnolo) sono custoditi gelosamente e ovviamente non consultabili presso varie istituzioni: il British Museum, la Biblioteca Nazionale di Parigi, la citate Università del Miskatonic e di Harward, quella di Buenos Aires. Una copia, superprotetta, starebbe anche in Vaticano, e magari papa Bergoglio nel suo empito democratico e populista ne potrebbe permettere la pubblica consultazione.. Altre sono presso privati, la cui sorte in genere non è raccomandabile.

Si potrebbe fare anche un piccolo sforzo per andarle a ricercare – si sa che certi bibliofili non si fermano di fronte a nulla – con l’avvertenza però che, come ricorda sempre Lovecraft, “il libro è posto rigidamente all’indice da tutte le religioni organizzate del mondo”. Il che, con il clima che si respira, non è proprio un buon viatico…

GIANFRANCO de TURRIS

5 ottobre 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , | Lascia un commento

Il crollo della borsa cinese più distruttivo di un asteroide?

una borsa

Cina, fino a quando?

Per chi non lo sapesse le borse non creano ricchezza, si limitano a raccoglierla. In compenso se capita la distruggono. Lo fanno  perché raccolgono denaro sotto forma di investimenti, ed il denaro è ricchezza reale. Non solo e non tanto perché in teoria è sorretto da una analoga quantità d’oro, questo non è più vero da oltre 50 anni. Quanto invece perché per ottenere denaro è necessario produrre ricchezza che viene trasformata in denaro.Non è vero che gli stati possono stampare liberamente ed impunemente carta moneta, è ed è sempre stato molto più complicato di così: in realtà se lo fanno creano inflazione (debito) che prima o poi in un modo o in un altro qualcuno dovrà pagare.

 

Il fatto è che qualcuno (non mi ricordo più chi, un fisico americano, 30 anni fa) ha detto che il denaro è una forma di concentrazione dell’energia, quindi se distruggi il denaro distruggi energia, quindi comunque una forma di ricchezza. Un esempio concreto: con un capitale investito (energia applicata ad uno scopo) io costruisco una diga, che serve a produrre corrente elettrica che vale denaro e che viene scambiata per denaro. Poi io vendo la diga ed ottengo un profitto (ho creato altro denaro quindi altra energia) oppure no, ed in tal caso ho perso denaro quindi ho distrutto energia. In borsa quando c’è un crollo e vengono registrate “perdite” è come se qualcuno materialmente distruggesse non solo del denaro, bruciando banconote, ma anche ricchezza reale: una perdita di 100 milioni di euro in una borsa vuol dire che sono state materialmente distrutte 10 dighe del valore di 10 milioni di euro l’una.

Una catastrofe spaventosa

A me i vampiri, i lupi mannari, i fantasmi non fanno paura, perché so che non esistono; non mi fa paura il Virus Ebola, perché ho capito che è pericoloso sì, ma che quando sono stato in Senegal e non avevo fatto la profilassi anti-malarica ho rischiato di più. Non mi fa paura il buco dell’ozono, la deforestazione, le polveri sottili, lo sciogliemento dei ghiacci tutte cose realmente pericolose per carità, cui secondo me si dovrebbe porre rimedio, ma non così pericolose come il crollo delle borse cinesi di qualche tempo fa. In quel crollo, che all’inizio è passato quasi inosservato in occidente, sono andati distrutti 150 miliardi di dollari, corrispondenti per altro a circa il 20% dei profitti dell’anno in corso di quelle stesse borse, mi sembra di aver capito. E’ stata una catastrofe economica spaventosa, una distruzione di ricchezza reale di portata epocale. Non riesco a fare paragoni ma pensate che 150 miliardi di dollari equivalgono al vecchio conio a 300.000 miliardi di lire: in cifra 300.000.000.000.000. Quando ne ho avuto notizia su Radio24ore per un attimo ho pensato stessero scherzando, poi ho capito che era tutto vero e mi sono spaventato. Mi sono chiesto: quante sono le possibilità che la crisi arrivi fino in occidente e che in concomitanza con la crisi in Grecia, crolli tutto il sistema economico mondiale? E se questo accade io a casa provviste per sopravvivere quante ne ho? Dove lo trovo un fucile e relative munizioni? Potrò coltivare patate sul mio balcone?

La finanza mondiale è un unico sistema

Non scherzo, sapete? Tutto il sistema economico planetario è strettamente interconnesso. La crisi economica nella quale ci troviamo e che dura dal 2008 è nata perché negli Stati Uniti i famosi mutui sub-prime per comprare la prima casa sono stati concessi con troppa facilità ed erano a rischio; hanno cominciato a non essere onorati e tutto il sistema dei derivati, ossia dei titoli che avevano quei mutui come garanzia, è crollato, facendo crollare le borse e portando alla chiusura della Lehman and Brother, banca antica e solida. E da lì la crisi a tutt’oggi. La crisi greca non può affondare Europa e borse e sistema globale, ma quella cinese sì, oh se può! Fra l’altro quella di cui si è paralto è stata la seconda. Circa un mese prima ce n’è stata un’altra ed è passata quasi sotto silenzio ed è rientrata nel giro di 24 ore e sapete perché? Perché il governo cinese, che non ve lo dimenticate è un governo comunista dittatoriale, ha tranquillamente eslcuso dal mercato il 70/80% dei titoli quotati. Una cosa che nessuno in occidente avrebbe potuto neanche solo pensare di poter fare. Per cui la crisi di allora è finita subito e la seconda è rientrata presto. Per ora.

La Cina fa paura

Ma ci sono altri segnali di pericolosità della Cina. In Cina stanno seriamente progettando di costruire una città di 130 milioni di abitanti entro il 2050 che comprenda Pechino e dintorni. Lo stato cinese possiede il 20% dei bonds del debito pubblico americano ma al tempo stesso ha a sua volta un debito pubblico di 18.000 miliardi di dollari. Ve lo scrivo per esteso? 18.000.000.000.000. Che con il “vecchio conio” , in lire (scusate ho una certa età, mi riesce difficile non farlo) sono 36.000. 000.000.000.000.000. Non so so nemmeno bene pronunciare… Il che secondo me dimostra alcune cose:

  • che il mercato totalmente libero in vigore in occidente sarà anche bello e vincente ma solo se tutto funziona, se no è pericolosissimo

  • che avere almeno un governo comunista al mondo è molto utile al mercato capitalista, ma questo non vuol dire che sia utile all’economia globale

  • che la cina sia un paese con una economia capitalista, ovviamente non è vero. E’ una economia mista. Ma considerate che esisteva una borsa anche in Russia ai tempi dell’unione sovietica, non è una novità.

Intervenire in modo così massiccio sull’economia di un paese di 1200-1300 milioni di abitanti (ossia circa il 20% dell’umanità, ma quanti siano con esattezza i cinesi non si sa, non lo sanno nemmeno loro) che è anche di fatto la seconda economia del pianeta è cosa che poteva fare solo un governo centralizzato, autoritario, dittatoriale e sprezzante delle regole del mercato, a dire: comunista.Non sto facendo questo discorso per dire, oh quant’è bello il comunismo! Non l’ho mai pensato nemmeno quando ero un (quasi) comunista io stesso a 20 anni, 40 anni fa. Sto facendo questo discorso per dire che poche settimane fa abbiamo corso il rischio di una catastrofe economica planetaria che avrebbe innescato altro che il Medio Evo Prossimo Venturo di Vacca. Per 24 ore, abbiamo rasentato la più grossa crisi umana, sociale, strutturale e distruttiva della storia dell’umanità. Roba da asteroide dei dinosauri, appunto. IMHO. Non ci credete? Beati voi. Io non ci ho dormito per tre settimane.

Dulcis in fundo: in Cina non si possono pubblicare racconti sui viaggi nel tempo…

Controllate qui:

Per il resto qui, qui, qui e qui:

MASSIMO MONGAI

15 settembre 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , , | 3 commenti

Dal Panopticon al Sinopticon

Democrazia liberale e dittatura

Mai epoca della storia è stata più sorvegliata di quella delle democrazie liberaldemocratiche. Mai cittadino è stato più oggetto della osservazione occulta di quella vissuta dopo la sconfitta delle dittature del Novecento. E’ un dato di fatto, non una opinione. Il problema non si pone soltanto sul fronte della sicurezza (un po’ meno libertà individuale per una maggiore sicurezza generale: il che potrebbe anche essere spiegabile se non proprio giustificabile), ma soprattutto sul piano della vita comune, di ogni giorno. Le dittature del Novecento sono state definite antidemocratiche per il voler controllare ossessivamente il singolo cittadino, indipendentemente dal suo essere un criminale o un oppositore di fatto o in potenza. Vengono condannate per questo, per aver limitato la libertà e i diritti fondamentali individuali. Oggi, se si giunge a tanto è per il bene dei cittadini stessi, per proteggerli dal terrorismo e dalla criminalità violenta, da altri reati efferati, non per prevenire o reprimere il dissenso politico.

La telematica e il controllo sociale

Ma le cose non stanno ormai più così. Il controllo e l’intrusione nelle vite private della gente comune ormai lo si effettua quotidianamente, e neanche da parte di apparati statali, segreti o meno, ma per il semplice fatto che questa gente comune usa ormai regolarmente strumenti che la tecnoscienza ha messo a sua disposizione da un bel pezzo e a cui tutti sono abituati. La posta elettronica, le telefonate cellulari ad esempio sono controllate senza dover ricorrere al supersistema USA Echelon. Ci si può individuare per ogni dove, basta ricorrere alla mappatura satellitare. L’uso di carte magnetiche in autostrada, in banca, al supermercato, in albergo, in qualsiasi negozio lascia una traccia di quel che abbiamo fatto. Visitare siti internet, blog, gruppi di chat imprime nella Rete la nostra impronta telematica quasi indelebilmente. I nostri dati, volenti o nolenti, passando di mano in mano senza che lo si sappia, vengono accumulati per ricostruire il nostro profilo umano, ideologico, commerciale (seguono nell’ordine foto e immagini di McLuhan, Bentham e Orwell).


mcluhan-cardsTutto ciò non lo mette in atto una qualsiasi polizia segreta di una bieca dittatura del passato, ma una serie di gruppi sociali, commerciali, politici, anche singole e oscure persone mosse sia dalla pura e semplice curiosità sia da peggiori intenzioni. La tecnologia informatica, e la diffusione capillare di essa a portata di mano di chiunque, ha trasformato il pianeta non solo nel villaggio globale di cui parlava McLuhan, ma addirittura nel “grande cortile” di un condominio planetario e pettegolo in cui tutti possono, volendo, sapere tutto di tutti. Un esito che sicuramente gli ideatori dei satelliti di telecomunicazioni, della Rete, del telefonino mai avrebbero immaginato. 

Jeremy BenthamVi aveva pensato invece, come spesso accade, la narrativa dell’immaginario, anche senza arrivare alla descrizione dei sofisticati marchingegni di oggi. L’ossessione della sorveglianza totale e diuturna era venuta in mente, pensate un po’, ad un filosofo liberale inglese come Jeremy Bentham (1748-1832) che ideò un carcere modello chiamandolo Panopticon, dove un unico guardiano poteva controllare un intero complesso circolare di celle (il saggio con questo titolo è stato tradotto molti anni fa da Marsilio). Uno che controlla molti.

 

Orwell2

Così come un secolo e più dopo un altro inglese, George Orwell,ne aveva immaginato uno sviluppo tecnologico nel suo mai troppo ricordato 1984 (1949): qui c’è il beneamato dittatore di Oceania, il Big Brother, che ormai traduciamo tutti Grande Fratello ma che si dovrebbe più esattamente intendere come il Fratello Grande, il fratello maggiore di età, quello che ci sorveglia e ci protegge e in cui noi confidiamo. Grande Fratello che controlla tutti attraverso milioni di telecamere installate dappertutto, anche nei singoli appartamenti. Anche qui uno – anonimo, perché nessuno conosce il suo vero volto – controlla tutti.

L’invisibilità ai media contro il controllo sociale capillare

Ma l’invasione del privato, la violazione della riservatezza, – questo ipocrita tabù del nostro tempo, tanto invocato quanto violato – non è ormai solo “politica”. La fantascienza più critica e avveduta ha da sempre messo in guardia nei confronti della pubblicità pervasiva: nell’America degli anni Cinquanta, che subiva il primo massiccio attacco della pubblicità mediatica e si parlava per la prima volta dei persuasori occulti, uscirono opere significative che purtroppo oggi non si ristampano più per rimarcarne la preveggenza: da I mercanti dello spazio di Pohl e Kornbluth (1953) le cui eco si riverberano sino al film Blade Runner di Ridley Scott (1982), a Il verde millennio di Fritz Leiber (1953) con le pareti delle abitazioni che fungono da schermi pubblicitari. Meriterebbe una ristampa anche Simulacron 3 di Daniel Galouye che cinquant’anni fa (il romanzo è del 1964) immaginava una società fasulla creata dal computer per simulare ricerche di mercato: una anticipazione del Truman Shaw e di Second Life.

L’assurdo della situazione attuale è che quanto una volta era considerato antidemocratico (la violazione della riservatezza personale, della intimità di ognuno) messo in opera da bieche dittature, è oggi un sistema diffuso a tutti i livelli, accettato implicitamente o che non suscita l’allarme sociale che dovrebbe, ed al quale è impossibile opporre rimedio, a meno di non rinunciare a quasi tutto quanto lo sviluppo tecnologico ha messo a nostra disposizione ormai da parecchi anni: computer, internet, telefonini, carte di credito e compagnia bella. Non usare tutto ciò significherebbe diventare praticamente invisibili alla società informatizzata, ma significherebbe anche, sotto alcuni aspetti, essere impossibilitati a vivere una vita considerata oggi “normale”, ad avere un certo tipo di relazioni sociali, professionali e commerciali.

E’ l’era del Sinopticon, come l’ha definita David Lyon, dove molti controllano molti… quasi quasi tutti sorvegliano tutti.

Gianfranco De Turris

8 settembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti, News | , , , | 1 commento

Rumoroni, effettoni, capitomboloni e due nuovi film: Ex Machina, Ant-Man

ExMachina

La tendenza è favorevole agli effetti speciali.

Io vado regolarmente al cinema Warner Village, una multisala con 18 schermi lungo via della Magliana a Roma. Ci vado perché mi sta vicina e comoda, perché ci trovo parcheggio sempre, perché c’è gente e la folla al cinema mi mette allegria, insomma per vari piccoli e grandi motivi. Le sale sono capienti ed i sedili comodi, ma purtroppo hanno impianti sonori all’avanguardia. Dico purtroppo perché, per provarmi che sono così eccezionali, me li mettono a tutto volume. A palla.

Onestamente mi viene spontaneo di cercare il telecomando, ma non si può abbassare il volume. Questo accade per tutti i film ma in particolar modo accade ( e si nota di più, o per lo meno io lo noto di più) per quelli di fantascienza. O meglio: questo accade là dove ci sono effetti speciali, ma questo, appunto, vuol dire soprattutto film di fantascienza.

All’atto pratico ho notato che i film di fantascienza oggi come oggi, oltre ad essere sempre americani, come al solito, come da decenni, sono talmente pieni di effetti speciali che sono incredibilmente rumorosi. Perché ad ogni effetto speciale corrisponde un rumore, anzi un rumorone.

Un caso limite: la Mummia 2

D’altra parte questa è la tendenza: capita per molti film ma per la Mummia 2 è stato detto esplicitamente, la sceneggiatura stata fatta dando agli sceneggiatori la lista degli effetti speciali e su quelli è stata costruita la storia. Davvero. Della serie: “e alla fine ti posso fare un sfx (effetto speciale) con milioni di scarafaggi larghi una trentina di centimetri che escono da un buco di un tempio e che poi ci rientrano dentro e che poi un vento magico fa inghiottire una vallata intera come trascinata da un altro vento magico, alberi, piante, scarafaggi esercito di demoni eccetera e tutto swiiiish dentro un tempio che poi resta solo il deserto; scrivila”.

E’ così. E’ un sistema che paga, la gente affolla le sale, quindi perché i produttori americani non dovrebbero farlo? D’altra parte il mezzo esiste, se c’è chi lo vuole usare, faccia. E’ inutile tuonare contro i mala tempora che tanto currunt sempre come gli pare a loro.

Ma ne viene fuori un impoverimento delle storie? Essì, ne viene fuori un impoverimento delle storie; pazienza.

humandroid

Eliminare gli attori?

Siamo ancora lontani dall’aver eliminato gli attori, ma senza dubbio questo è un punto d’arrivo. D’altra parte se ne parla da decenni. Letteralmente. Io ho sentito parlare per la prima volta di attori virtuali fatti in elettronica nel 1982 e non a New York, ma a Roma, all’istituto Europeo di Design. E poco dopo, qualcuno, non ricordo chi, mi disse qualcosa tipo: “far recitare di nuovo Marilyn Monroe è solo questione di tempo. Che ne dici di una scena d’amore fra lei e Che Guevara? Tutti e due venticinquenni?” Si farà, è questione solo di “poco” tempo. Tutti i film di FS degli ultimi anni sono la dimostrazione del fatto che si può fare. Questione solo di tempo, memoria dei computer e voglia di farlo. Ma quando lo si farà ci sarà sempre bisogno di storie.

Tre pellicole a confronto

Prendiamo ad esempio due film in questi giorni in sala e “Humandroid”, uscito a primavera, ma perfettamente compatibile con il nostro discorso:

Humandroid

Ex Machina

Ant-Man

I primi due hanno in comune i robot. Nel primo l’humandroid del titolo è un classico robot di ferraglia, con una voce strana ed effetti d’antan rinnovati, nel secondo il robot è una bellissima donna, molto sexy e perfettamente autocosciente.

C’è altro naturalmente, ma non voglio fare spoiler.

AntMan

Nel terzo c’è Ant-Man, è l’ennesimo film sui Super-Eroi della Marvel, onestamente un po’ stucchevoli ormai, ma tant’è. Anche qui effetti speciali  a pioggia. Anche belli, intendiamoci, e divertenti e affascinanti, ma confondono un po’. Rumoroni, appunto.

Ci sono storie che siano tali? Sì, però. L’unico con delle velleità diciamo drammaturgiche?, è Ex Machina, ma anche lì, non so quanto realizzate. Sempre senza spoilerare, un po’ più di pathos drammatico forse ci stava bene.

Nel teatro greco e romano

Mi si permetta una citazione da nerd. Il titolo deriva (devo supporre, casomai non se ne siano nemmeno accorti) dall’espressione “Deus ex Machina”, che indicava nella tragedia Greca e Romana l’intervento di un dio in scena per risolvere una situazione altrimenti irresolvibile: un attore mascherato da quel che fosse che calava dall’alto e con voce tonante risolveva il nodo.

Cioè, letteralmente, un effetto speciale.

All’interno della voce di Wiki, c’è questa citazione:

Nel mondo antico un uso eccessivo del deus ex machina era inoltre considerato prerogativa di autori poco raffinati che non riuscissero a sciogliere altrimenti trame complesse.”

Insomma l’uso eccessivo di rumoroni, effettoni, capitomboloni nelle rappresentazioni di ogni tipo è vizio nuovo ed antico al tempo stesso.

 Cattivi scrittori?

MASSIMO MONGAI

24 agosto 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza | , | 2 commenti

Perché si legge la Fantascienza e perché no.

Samuel Taylor Coleridge

Sospensione dell’incredulità? No, desiderio attivo di credere nella Fantascienza, desiderio di esser fantascientificamente creduli.

(nell’immagine: Samuel Taylor Coleridge)

Quando si parla di sospensione dell’incredulità si dice spesso “come dicono gli sceneggiatori americani”. In realtà, è vero che gli sceneggiatori americani nei loro libri su come i scrivono le sceneggiature sono stati i principali divulgatori del concetto di suspension of disbelief, ma in realtà questa è stata teorizzata per la prima volta in Inghilterra da Samuel Taylor Coleridge nel lontano 1814.

«… venne accettato, che i miei sforzi dovevano indirizzarsi a persone e personaggi sovrannaturali, o anche romanzati, ed a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano e una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell’immaginazione quella volontaria sospensione del dubbio momentanea, che costituisce la fede poetica

 

Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria – capitolo XIV

Qui trovate la voce di Wikipedìa che ne parla. e qui una buona definizione del sense of wonder

In altre parole la sospensione dell’incredulità è una specie di patto fra l’autore ed il lettore: tu sospendi temporaneamente la tua incredulità ed in cambio io ti racconterò una storia che merita di essere raccontata.

 

Isaac Asimov(nell’immagine: Isaac Asimov)

Secondo me questo NON vale specificamente per la Fantascienza. Anche se vale per tutti i racconti, per tutti i media, per tutte le storie. Valeva ad esempio anche per gli aedi che cantavano l’Odissea nelle bettole del Pireo 27-28 secoli fa. Perché era anche lì che l’Odissea veniva “cantata”: non dimentichiamo che l’Odissea è stata materialmente scritta nel 3zo secolo AC, ad Alessandria d’Egitto, dagli intellettuali ellenistici che gravitavano intorno alla Biblioteca, ma che molti secoli prima era un poema cantato a memoria ed era un “consumo” popolare. E per credere a Polifemo, alle Sirene, a Scilla ma anche a Calipso e Circe occorreva sospendere la propria incredulità: i Greci non erano mica stupidi, non credevano davvero a tutti i loro miti!

Ma è così anche per leggere Tolstoi o Ian Fleming. Tu autore racconti ed io anziché diffidare di te, piuttosto che pensare che mi stai dicendo un sacco di sciocchezze che ti sei inventato tu, mi fido e ti sto a sentire. E’ così da millenni, in tutto il mondo.

Per la fantascienza però secondo me è diverso, almeno un po’.

Deve esserlo per forza. Si sa: non tutti amano la fantascienza, e sia chiaro, è un loro diritto. Anzi, in realtà i lettori di FS sono notoriamente una minoranza.

Perché ci sono tanti lettori, e perfino lettori “forti” che non amano la FS? Attuano comunque una sospensione dell’incredulità quando leggono qualunque altra cosa, perché non lo fanno per la FS? Molti non ci provano nemmeno. Nemmeno lo cominciano a leggere un romanzo di FS, tanto sanno già che non gli piacerà. Come lo sanno? Ne hanno sentito parlare, hanno visto un film, letto un fumetto, insomma sanno di cosa si tratta e non ne vogliono sapere. E va bene, ripeto, diritto loro. Sarebbe interessante chiedersi perché, e perché il 94% delle donne non legge FS a fronte del 70% degli uomini. Ma questo è un altro articolo.

 

dick(nell’immagine: Philip K. DicK)

Ma perché gli altri, gli appassionati, invece la leggono? Perché la leggo io, la leggiamo noi?

Di sicuro ci saranno molti motivi personali ma secondo me c’è un elemento comune. La ricerca del sense of wonder, certo, ma sostenuto da un elemento scientifico.

Io non voglio solo essere stupito, io voglio essere stupito con un elemento al tempo stesso fantastico e scientifico, perché se è entrambe le cose è più forte e maggiore sarà la mia meraviglia ed il mio piacere nella lettura.

Non voglio solo sospendere la mia incredulità, voglio anche essere più credulo del solito ma su base scientifica.

Qualunque eroe è forte, ma Superman vola ed è invulnerabile. Salgari mi porta in Malesia, ma Asimov nel futuro più remoto, Tolstoi mi parla di guerra e di pace, ma Van Vogt o Farmer mi parlano di nemici che sono molto più alieni dei Francesi contro i Russi.

Non so cosa sia “la scienza”, è troppe cose messe insieme, ma so che rende possibili cose apparentemente impossibili e lo sta facendo da almeno tre secoli.

Un vampiro può farmi paura, ma quando la storia è finita, io lo so che il vampiro non esiste. Quando esco dall’aver visto “Alien” al cinema, sono ben contento che lui (anzi “lei”, è una femmina!) resti sul suo pianeta, meglio ancora, sono contento che non ci siamo ancora arrivati. Ma dove potremmo arrivare, dove prima o poi probabilmente arriveremo.

Io leggo fantascienza perché voglio essere credulo, fantascientificamente credulo. La sospensione dell’incredulità non mi basta, io voglio proprio credere che una certa cosa meravigliosa può accadere, che è fantastica ma scientificamente possibile. Quindi fantascientifica. Ci voglio credere. Non tutti ci riescono.

 

william-gibson

(nell’immagine: William Gibson)

Per questo la Fantascienza è ansiogena ed antipatica.

E per questo è bene leggere la Scienza della Fantascienza

Non credo che questo articolo attirerà anche un solo lettore in più verso la FS, né lo considero importante. La FS un lettore se la trova sempre lungo la propria strada, o prima o poi, più facilmente prima che poi. O gli piace o no, pari e patta.

Tutti gli altri comunque la vedono al cinema, le sale sono sempre piene di spettatori per i film di FS che vengono regolarmente prodotti e distributi (quasi esclusivamente americani…), ma la FS viene consumata anche sotto forma di altri media, dai fumetti ai video, ai cartoni animati, alle pagine di pubblicità, a mille altri stilemi.

Bene così e buona lettura. Per chi ci vuol credere, certo.

MASSIMO MONGAI

27 luglio 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | 2 commenti

“Predestination”: film in sala!

predestination1Qui troverete un commento critico al film di Repubblica, più altri tre brevissimi commenti di altri giornali. Qui niente spoiler.

Qui un interessantissimo articolo di dicembre 2014 di Andea Viscusi scritto quando il film non era ancora uscito in Italia. In campana, questo contiene spoiler.

E dato che Internet è ben strana, qui trovere direttamente il film se non vi va di andare in sala. Devo dire che di solito io preferisco andare a cinema, non costa poi tanto in mezzo alla settimana, i primi due spettacoli e poi fra poco ho 65 anni, ma molte cassiere già ci credono o fanno finta di crederci, l’unica moneta vera per me ormai è il tempo e quello lo spendo sia al cinema sia davanti al mio computer. Io l’ho visto al cinema, ma fatto sta che qui lo potete vedere senza spendere. Il film è meno bello visto su schermo piccolo, ma quello è.

Da qui in poi tutto questo mio articolo è un ininterrotto spoiler del film.

Una premessa: fare un film o scrivere un romanzo imperniato sui viaggi nel tempo non può che provocare paradossi insormontabili. Ancora devo vederne uno che non lo faccia. Il paradosso, le contraddizioni logiche, la trama ingarbugliata sono una conseguenza inevitabile dei viaggi nel tempo. Per forza. Dato che però sono estremamente intriganti, continuano a farli e gli spettatori, almeno io, continuano ad andarli a vedere.

Ma “Predestination” pur essendo tratto da un racconto del grande Heinlein contiene una contraddizione insanabile, una di quelle contraddizioni “scientifiche” che in teoria vanificano la costruzione stessa della storia.

Un film o una storia di FS può contenere infinite improbabilità, ma nessuna esplicita impossibilità scientifica. Se c’è va spiegata, aggiustata, aggirata con argomentazioni fantascientifiche, con éscamotage di trama, plot-point o quello che vi pare. Va eliminata, nascosta, sublimata.

Ad esempio se vuoi far volare una astronave ad una velocità superiore a quella della luce ti devi inventare il motore a curvatura spaziale, un mondo parallelo, l’iperspazio, quello che ti pare, ma dire che lo può fare e basta, no, non puoi dirlo; se vuoi creare un posto molto freddo, sotto lo zero assoluto, -273,15 gradi centigradi non lo puoi mettere, non esiste e non può scientificamente esistere una cosa come 1000 gradi sotto zero. Eccetera.

Bene in questo film/racconto (che ho letto cento anni fa e già allora non mi aveva convinto) c’è una impossibilità: gli ermafroditi umani completi ed in grado di riprodursi sia come uomini che come donne non esistono, se li vuoi li devi creare in laboratorio.

predestination3ARRIVA LO SPOILERONE!

Sintesi della storia.

1945: la bambina Jane viene trovata davanti all’orfanotrofio.

Cresce e da adulta sta per entrare in un corpo speciale di donne “assistenti” di astronauti.

Però viene scartata, gli viene detto per una rissa, mentre c’è un altro motivo di cui si sono accorti i medici ma che non le è stato detto.

Poi incontra un uomo, ci fa l’amore, resta incinta, l’uomo scompare.

Jane partorisce una bambina cui dà il suo stesso nome.

La bambina però viene rapita, e scopriremo poi portata nel passato all’orfanotrofio, proprio quello lì: è lei stessa, Jane ha partorito sé stessa.

Jane a questo punto scopre di essere una specie di ermafrodita, la sua parte femminile è compromessa ed invece viene chimicamente e chirurgicamente sviluppata quella maschile: gli asportano seni e vagina e gli costruiscono (come? Non si può ancora fare, figurarsi allora, e non esistono ermafroditi che abbiano “nascosto dentro” un pene) un efficiente apparato riproduttivo maschile: pene, testicoli, prostata e dotti deferenti, dai testicoli, alla prostata, all’uretra. Per forza: se no niente eiaculazione.

Così diventa uomo.

Una sera, ormai uomo, in un bar racconta la sua storia ad un barista, che gli rivela di essere un viaggiatore temporale e lo/la porta nel passato, dove incontra Jane cioè sempre sé stessa, e la mette incinta. Jane diventata John mette incinta sé stessa per partorire sé stessa. Forte. Peccato che sia impossibile.

Poi John viene coinvolto nei viaggi nel tempo e cerca di impedire che un terrorista compia degli attentati.

In uno di questi tentativi viene ferito e sfigurato, gli cambiano la faccia e diventa così il barista che parlerà a John. Sempre lui, sia chiaro.

Però diventa anche il terrorista, e questo non si capisce bene, quando come e perché.

In uno dei suoi viaggi il barista incontra un sé stesso invecchiato che è il terrorista e lo uccide

predestination4Il film finisce qui.

Jane, John, il barista, il terrorista sono sempre la stessa persona.

Ripeto: Jane bambina è partorita da Jane donna fecondata da John che è lei stessa: l’ovulo di Jane adulta insieme allo spermatozoo di John adulto si uniscono per formare Jane bambina che però è sempre lei, cioè Jane partorisce sé stessa con l’aiuto di se stessa diventata uomo, poi diventerà il terrorista che però sarà ucciso sempre da lui stesso.

Ripeto anche: io non ho capito quando come e perché il barista diventa il terrorista, si accenna al fatto che i troppi balzi nel tempo possono provocare follia. Il barista forse diventa il terrorista perché impazzisce, vive a lungo e poi viene ammazzato da sé stesso, che impazzendo diventerà lui, il terrorista?

Mh…

Il film non è chiaro, ci sono buchi di sceneggiatura belli grossi.

Ma contiene quella tale impossiblità: non ostante venga citato un caso come “realmente accaduto”, nella specie umana non si sono MAI trovati ermafroditi perfetti, ossia creature che sono contemporaneamente uomo e donna ed in grado di fecondare come maschi ed essere fecondati come donne, né men che meno di fecondare sé stessi.

Anche i viaggi nel tempo sono altamente improbabili, per così dire, ma l’umano ermafrodita va inventato a parte, costruito con una qualche ingegneria genetica dato che contrariamente a quanto detto nel film NON esiste in natura: tutti i casi registrati di umani ermafroditi sono sempre casi di individui “chimerici” che sono geneticamente o maschi o femmine con caratteri dell’altro sesso, ma non caratteri perfetti, ossia funzionanti.

Sono o uomini o donne, con alterazioni più o meno profonde nella genetica e dell’aspetto esteriore, di solito sono sterili e a volte sono in grado di riprodursi ma o come uomini o come donne, non entrambe le cose.

L’idea d’insieme è ottima, il film è interessante anche se un po’ confuso, cosa inevitabile nei film con i viaggi nel tempo, ma la perfetta intersessualità di Jane/John, data per certa, non esiste negli esseri umani.

E’ un errore.

Ho letto il racconto di Heinlein da cui è tratto il film, ma troppo tempo fa e non so dove sia; ma se questo particolare è lì dentro, resta un errore. Heinlein è un grande della Fantascienza ma su questa cosa a fatto a tirar via.

predestination5Il film è gradevole e ben girato, anche se come ho detto non è chiarissimo su alcuni punti. E’ costato poco, gli effetti speciali sono ridottissimi, è tutto un gioco mentale, è un bel tentativo. Io avrei chiarito la questione dell’intersessualità, o meglio della possibilità di riprodursi in entrambi i modi, anzi io l’ho fatto, mi sono inventato gli Ermà, appunto una popolazione di ermafroditi umani, ma appunto sono mutanti frutto di esperimenti di genetica che vivono 500 anni fa in uno dei racconti di Rudy “Basilico” Turturro.

Il fatto è che tutti pensano che scrivendo di fantascienza si possa stiracchiare la logica o i dati scientifici, anche un genio come Heinlein. Beh, era un genio ma su questa cosa ha toppato.

E’ difficile far quadrare ipotesi fantascientifiche e realtà scientifiche, ma il bello del gioco è proprio qui. Se ce la fai, quello che scrivi sarà forte! Ansiogena ed antipatica, certo, ma è questo il bello della fantascienza, il fatto che è ansiogena ed antipatica, perché parla della possibilità di altre realtà. Come ho già detto proprio qui sul Tredicesimo Cavaliere: orchi, lupi mannari e vampiri non mi fanno paura, Alien ed i suoi amichetti sì.

Poi , va bene, lo so anche io che oltre a sospendere l’incredulità occorre sospendere anche le proprie ossessioni. Vi ricordate i “formiconi” di “Assalto alla Terra”? Fantascientificamente parlando non sarebbero possibili, dato che gli insetti hanno un sistema di respirazione (non hanno veri polmoni) che ne limita le dimensioni: uno scarafaggione o un ragno da 25 centimetri sì, due metri no. Però quei formiconi erano il risultato delle radiazioni nucleari, hai visto mai? E comunque ancora oggi mi godo il film: la bambina che urla quando sente l’odore dell’acido formico ancora mi mette paura!

Un’altra considerazione strettamente genetica: Jane ha un cariotipo (ossia una mappa genetica, il suo DNA) che finisce con una coppia di cromosomi XX, perché questo accade in tutte le donne; John è maschio? Allora dovrebbe avere una mappa genetica che finisce con la coppia cromosomica XY, perché questo accade in tutti gli uomini. Com’è possibile? Se hanno un cariotipo XXY (esistono, ma di solito sono uomini con l’aspetto di uomini) andrebbe detto. Heinlein ha fatto a tirar via. E poi: quante sono le possibiltà statistiche che lo spermatozoo con 23 cromosomi di John (quelli e solo quelli a scelta casuale fra milioni) unendosi all’ovulo con 23 cromosomi di Jane (quelli e solo quelli a scelta casuale fra milioni) determini esattamente lo stesso cariotipo, identico, di Jane? Quante sono le im/possibilità statistiche che questo accada?

Nun ce pare, ma queste contraddizioni dentro la storia ed il film sono grosse come una casa, è come se ci fossero anche un lupo mannaro, Darth Vader/Fenner e Pippo Baudo. Per dire.

predestination2spoiler /spˈɔɪlər ‖ in it.spˈɔiler/

s.ingl. (pl. spoilers ), in it. s.m., invar.

1 In aeronautica, diruttore.

2 Negli autoveicoli, elemento della carrozzeria, di solito applicato nella parte posteriore, per evitare il risucchio dell’aria durante la marcia e consentire di conseguenza un migliore avanzamento del veicolo e un risparmio di carburante a parità di velocità.

3 Parte posteriore della tomaia degli scarponi da sci o di scarpe sportive, articolata con la parte anteriore per consentire una maggiore mobilità alla caviglia

Negli sci da discesa, dispositivo di plastica applicato a pressione vicino alla punta per evitare le vibrazioni che si verificano alle alte velocità e l’incrociarsi degli sci stessi.

4 Prolungamento della superficie della carena di un’imbarcazione a poppa, per aumentare la lunghezza del galleggiamento.

5 Anticipazione dei punti salienti della trama di un libro o di un film.

ETIMOLOGIA Propr. “saccheggiatore, spogliatore”

DATA 1983.

MASSIMO MONGAI

9 luglio 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza | , , , | 1 commento

Chi arriva prima, la Scienza o la Fantascienza?

L’articolo che presentiamo qui di seguito è, a mio parere, uno dei più interessanti che Massimo Mongai abbia mai pubblicato su questo blog. I problemi  affrontati sono molto attuali e interessanti, perché la comunione tra medicina e tecnologia per il miglioramento del corpo umano con il trapianto di organi artificiali potrebbe essere una delle strade che la Scienza ci offrirà per l’esplorazione dello spazio. Modificare noi stessi – diventare cyborg –  per adattarsi ad habitat presenti su altri corpi celesti potrebbe rivelarsi più pratico ed economico, e moralmente più accettabile, che sconvolgere un intero ecosistema per far posto ai nostri coloni (leggi terraformazione). Ovviamente anche la permanenza nello spazio profondo potrebbe essere resa più facile e sicura da una integrazione spinta tra scienza medica e tecnologia avanzata, facilitando la graduale creazione di una popolazione sempre più adatta alla vita nello spazio piuttosto che sulla superficie di un pianeta, ovvero ciò che gli anglofoni chiamano “the space-faring society”, tra le cui fila potrebbero un giorno essere reclutati gli equipaggi delle future astronavi-arca

Mi piace il tono di costante confronto che Mongai tiene tra Scienza e Fantascienza, un confronto costruttivo e stimolante, che non relega la FS nel sotto-bosco dei sottogeneri letterari, ma la considera una disciplina da cui la Scienza può attingere nuove idee.

E infine l’articolo di Mongai mi piace perché tratteggia i contorni di una nuova allegra famigliola, quella dei cyborg-nonni, dove lui, con le sue nuove ginocchia al titanio, si sente a casa: “una goccia d’olio al giorno toglie il medico di torno”, non suonava così il proverbio? Tanto più che io stesso entrerò tra poco più di un anno a far parte della famigliola, anche se percorrendo una strada del tutto diversa da quella del Mongai, della quale non parlerò se non per fornire ai più curiosi un acronimo inglese utile per eventuali ricerche: DBS.

(Roberto Flaibani)

Protesi ginocchio 2015-06-23 01.16

(nella foto: protesi del ginocchio)

Non so voi ma per scrivere praticamente qualsiasi cosa io parto spessissimo da un quid personale. A settembre mi opereranno al ginocchio destro e me lo sostituiranno con una protesi e butteranno via quanto?, un 600/800 grammi delle mie ossa (di quelle con cui son nato!, che ho nutrito personalmente per tanti anni) e le sostituiranno con un peso di poco superiore di titanio, un ginocchio di calcio per uno di metallo.

E così diventerò un po’ cyborg anche io.

I miei occhiali ed i miei ponti dentali fanno di me un cyborg? No, nel luogo comune no: sono troppo banali, troppo vecchi. Ma una protesi come il ginocchio di titanio? Eh, sì, quello sì. E pensate che sei mesi dopo me ne metteranno un’altro: avrò ben DUE ginocchia di titanio.

Quanti pezzi si possono cambiare in un corpo umano? Fra metallici, di silicone e di “carne” altrui, ormai tantissimi.

Si trapiantano da uomo a uomo: cuore, rene, fegato, polmoni, molti diversi metri e pezzi di intestino, pancreas, cornee, occhi, braccia e gambe, la mano, singole dita, la faccia intera, il pene intero (già fatto due volte, la prima è andata male la seconda aspettiamo i risultati), ovaie e molto altro.

Autotrapianto, allotrapianto, xenotrapianto, il che vuol dire pezzi miei, pezzi di altri esseri umani, pezzi di animali, quasi sempre cuore o parti di cuore di maiale.

Poi si trapiantano/sostituiscono organi con macchine, con pezzi di hardware, “ferramenta”: cuori artificiali, bypass elettronico/elettrici, valvole cardiache, ginocchia, femori, pezzi interi di praticamente tutte le ossa.

L’essere cyborg è una realtà da anni ed è una realtà crescente ed espansiva, non è più da molto tempo “roba da fantascienza”.

La FS l’aveva previsto? Ciospa!

protesi_anca_titanio

 

“Le scogliere dello spazio”

è il titolo di un romanzo di Frederick Pohl e Jack Williamson, due grandi della FS dell’epoca d’oro.

Il romanzo uscì nel 1963 ed io lo lessi tre anni dopo, all’epoca (avevo 16 anni) mi piacque ma mi inquietò molto la parte relativa alla “banca degli organi”: i condannati a morte o a lunghe pene detentive per tutta una serie di reati più o meno gravi (ma via via meno gravi: in quel mondo c’era bisogno di materiale) venivano non giustiziati o semplicemente detenuti ma posteggiati in ospedali/carceri molto efficienti e accoglienti, con pesanti ansiolitici nel cibo, di modo da tenere tranquilli i “pezzi di ricambio” e non indurli alla fuga o ad atti autolesionistici.

Solo 5 anni dopo l’uscita del romanzo il dottor Barnard in Sud Africa eseguì il primo trapianto di cuore della storia della medicina, e come già detto da allora trapiantiamo di tutto e di tutto sostituiamo.

Si dice, ma ufficialmente il governo cinese nega, che ai condannati a morte (più di 1500 all’anno!) in Cina vengano asportati i reni subito prima dell’esecuzione. E se è vero qui siamo e da anni nel pieno della Banca degli Organi, a meno di 60 anni dal romanzo citato.

traffico organiE il traffico degli organi? Mah, probabilmente è una leggenda urbana. E’ vero che esiste un traffico internazionale noto e documentato di reni, ma ufficialmente si tratta di “donazioni” che per altro vengono eseguite solo in alcuni stati (India per lo più). Le storie di organi “rubati” a viventi poi abbandonati quelle sì sono leggende, non fosse altro per un motivo: non si può dare una botta in testa ad uno ed estrargli il rene in una cantina, serve una vera e propria sala operatoria, una vera e propria equipe chirugica di quelle vere con un chirurgo vero, in un vero ospedale. E in realtà ne servono DUE, una che espianta ed una che impianta, ma non dopo 30 giorni di frigorifero, dopo al massimo trenta minuti di volo di elicottero da Latina a Roma (per dire, ho amici medici lì e là che mi danno informazioni a riguardo). Non è che ci sono bande di assassini e criminali che rubano organi, tipo trenta reni, sei fegati e otto cuori e li mettono sotto ghiaggio per mesi e poi li vendono al miglior offerente.Non funziona così, per fortuna.

E ci sono rapporti internazionali dell’OMS che confermano la realtà del commercio semilegale di reni, ma non trovano traccia reali di “furti” di organi. Io del resto per scrivere questo articolo non ne ho trovate, non serie e documentate. Ad esempio non c’è mai stata una condanna che sia una per un trafficante illegale di organi. Mediatori che raccontano balle, migliaia!

La FS dice qualcosa di nuovo sulla questione organi?

Beh, dice che non sarà necessario fare la fila ed aspettare a lungo perché li svilupperemo direttamente dalle cellule staminali, le famose le cellule totipotenti che in vari usi meno clamorosi già hanno fatto piccoli miracoli. Del resto la clonazione è una realtà scientifica da anni, e anche se non si è ancora arrivati a clonare il singolo organo, questa è una strada teoricamente possibile e su questo la FS scrive letteralmente da decenni.

Ma anche la Scienza fa progressi: ad esempio ossa stampate con stampanti 3D.

A Bologna, non a Tucson o New York. E scusate se è poco.

Del resto perfino il più simbolico di tutti gli organi, il pene/fallo oltre ad essere trapiantato (chissà come dev’essere “farlo” con il fallo di qualcun altro?) da tempo viene sostituito o “integrato” con una vera e propria protesi di metallo e plastica, erettile, che pare, funzioni benissimo.

Insomma fra scienza e fantascienza si prospettano ulteriori eccezionali progressi.

Non si arriverà al trapianto di cervello perché, almeno in Italia, è espressamente proibito dalla legge, che proibisce anche il trapianto delle gonadi, sia maschili che femminili. Recentissimamente è stato eseguito un autotrapianto di una ovaia espiantata ad una tredicenne che doveva essere curata con una chemioterapia che l’avrebbe resa sterile. A 25 anni, dopo 12 anni di surgelatore, il trapianto ha funzionato e la ragazza è diventata madre, ma ovaia e uova erano le sue. E l’ovaia di presta al surgelamaneto, è un organo piccolo e duttile, un cuore no.

Si possono trapiantare i peni altrui ma non i testicoli. Non so se si possa fare, ma in effetti usare i testicoli o le ovaie altrui significa fare figli con il materiale di base di qualcun altro. Di nuovo, chissà che effetto può fare farlo con il pene di un altro e con i testicoli ad ogni buon conto di qualcun altro ancora? L’eventuale figlio, di chi è figlio?

Il divieto legale di trapianto di cervello allo stato dell’arte è più un gesto simbolico che altro (ma se si tentasse di copiare il cervello? nde) Non si può proprio fare, le difficoltà fisiche, tecniche, teoriche sono infinite, prima fra tutte la cessazione dell’attività elettrica del cervello durante l’ipotetico trapianto il che significa morte cerebrale. E le ricerche, se mai, stanno andando nella direzione dell’identificazione di come si formino e dove risiedano i ricordi ed esperimenti interessantissimi sono già stati eseguiti sui topi.

E noi siamo quello che ricordiamo: se un signore va in giro ricordando tutto quello che ricordo io ed è convintissimo che quelli siano i suoi ricordi, chi può dire che non sia lui il vero me?

cellule staminaliIl tragitto fantascientifico completo sarebbe: da una mia cellula qualunque (purché non lo spermatozoo) viene clonato un corpo intero, un clone perfetto del mio, lo si tiene di coma indotto per tot anni, al raggiungmento di una certa età gli vengono inseriti?, trasferiti?, trapiantati?, i miei ricordi fino a ieri e poi viene fatto svegliare. Se tutto funziona a dovere, questo “clone” è convinto di essere me, “sa” di essere me, ricorda e sa tutto ciò che ricordo e so io.

Chi è?

Si vedrà. Intanto io mi chiedo: dove finiranno le mie ginocchia? Dove finiscono le parti dei corpi scartate, gli arti amputati, i fegati o i reni sostituiti? C’è una legge che regolamenta il tutto, all’atto pratico vanno nell’inceneritore più vicino secondo protocolli specifici.

E sto pensando di trovare il modo di farmeli dare e metterli in una teca. Tipo reliquia.

Macabro? Non so. Soffro di disposofobia: non riesco a buttare nulla.

Ma mi sa che stavolta non ne farò nulla…

 

MASSIMO MONGAI

23 giugno 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio | , , | Lascia un commento

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