Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Scoprono una pulsar con il computer di casa

Chris e Helen Colvin, ambedue professionisti informatici di Ames (USA), e l’analista di sistemi Daniel Gebhardt dell’Università di Mainz (Germania), hanno scoperto una nuova pulsar analizzando con il computer di casa dati raccolti dal radiotelescopio gigante di Arecibo. La nuova pulsar, battezzata PSR J2007+2722, è una stella di neutroni isolata che ruota 41 volte al secondo, ha un campo magnetico insolitamente basso, ed è giudicata particolarmente importante per la comprensione della fisica di base e del processo di formazione di quel tipo di stelle.

La scoperta è stata possibile anche grazie a “Einstein@Home”, un software per il Calcolo Distribuito Volontario, specializzato nella ricerca di onde gravitazionali provenienti da fonti periodiche come le pulsar. Questo programma utillizza automaticamente i tempi morti di un qualsiasi computer per elaborare i dati raccolti da Arecibo, in modo del tutto trasparente all’utente, che non viene per nulla disturbato nel suo lavoro quotidiano. Quando si attiva, il programma lancia inoltre un suggestivo salvaschermo (vedi figura). L’ Albert Einstein Institute di Hannover, tramite la Cornell University, si occupa della distribuzione ai volontari dei dati “grezzi” provenienti da Arecibo, e della raccolta del materiale elaborato, che viene infine sottoposto a ulteriori analisi. Fino ad oggi, 250.000 volontari in 192 paesi hanno deciso di partecipare alla ricerca installando il software sul proprio personal computer, realizzando così una rete con una potenza di calcolo complessiva superiore a quella di un supercomputer. Einstein@Home, al pari di SETI@Home, il primo programma per il Calcolo Distribuito Volontario, e di molti altri prodotti del genere, dedicati non solo all’Astrofisica, ma anche alla Matematica, alla Biologia, alla Medicina, è disponibile gratuitamente sulla multipiattaforma BOINC, un progetto open source  gestito dall’Università di Berkeley.

14 agosto 2010 Posted by | Astrofisica, Radioastronomia, Scienze dello Spazio, SETI | , , , , , | 3 commenti

Avverrà nel Ciberspazio il primo volo interstellare

Icarus non va confuso con Ikaros, la sonda giapponese a vela solare, attualmente in rotta verso Venere, nell’universo reale. Icarus non volerà mai se non nel Ciberspazio, perchè si tratta di uno studio puramente teorico volto alla progettazione, di una sonda automatica capace di compiere voli interstellari della durata di 50-100 anni a velocità “relativistiche”, pari cioè a frazioni rilevanti della velocità della luce. A lavori conclusi, il team di Icarus si propone però di allestire una vera e propria missione virtuale, riutilizzando i modelli matematici computerizzati di tutti i sistemi di bordo, e altro software, che sarà prodotto a vario titolo per esigenze di progettazione. Servirà quindi un programma di Intelligenza Artificiale che coordini il funzionamento delle singole parti, ma, fatto questo, l’astronave virtuale sarà completa e pronta a essere assemblata in orbita.

Comunque sarà necessario creare molto altro software per simulare i differenti ambienti interplanetari in cui la sonda si muoverà nella fase iniziale e finale del volo, e per mantenere la simulazione al passo col crescere delle nostre conoscenze. Sarà in effetti “solo” una simulazione, ma avverrà in tempo reale, e avrà quindi una durata non inferiore ai 40 anni! Così, tra gli addetti ai lavori, sta prevalendo l’opinione di dichiarare l’intero codice sorgente di Icarus di pubblico dominio, una volta conclusa la progettazione, aprendo così la missione nel Ciberspazio al contributo volontario di un gran numero di esperti indipendenti. Ci sono ottimi motivi per far decollare veramente la missione: prima di tutto costituirebbe il migliore e il più completo dei test per tutti i sistemi e sottosistemi in cui il Progetto Icarus è articolato. In secondo luogo, se presentata ad un pubblico di giovani e studenti, avrebbe un notevole valore didattico. Per consentire al pubblico di interagire con l’astronave, verrà programmata un’interfaccia utente la cui schermata base assomiglierà a quella riprodotta qui sotto.

Descrizione figura – da destra verso il basso:


display con i dati generali della missione: tempo trascorso, velocità, distanza dalla Terra, ecc.


mappa stellare, da cui ottenere rotta e posizione


pannello di controllo: cliccando opportunamente i bottoni e le icone disponibili si possono ottenere i grafici delle prestazioni dei vari sistemi e sottosistemi


in basso a sinistra: il display  mostra l’attività in cui Icarus è impegnato in quel momento

Il Progetto Icarus è un’iniziativa della Tau Zero Foundation in collaborazione con la British Interplanetary Society, nel cui ambito era stato organizzato, negli anni 70, il progetto Daedalus, il primo studio relativo a una sonda robotizzata capace di raggiungere la Stella di Barnard, distante 5,9 anni luce dal Sole, in un arco di tempo non superiore alla durata di una vita umana. Icarus rappresenta un aggiornamento di Daedalus e un approfondimento di notevole portata, basti pensare che il team di Daedalus lavorò dal ’73 al ’78 per complessive 10.000 ore/uomo, mentre il ben più numeroso team di Icarus, nello stesso lasso di tempo, prevede di superare le 35.000 ore/uomo.

Oltre alla durata massima della missione e alla capacità di raggiungere velocità relativistiche, Icarus dovrà rispettare un certo numero di specifiche di base, per esempio avere la capacità di trasmettere alla Terra dati scientifici relativi al sistema planetario di destinazione e al mezzo interstelllare; impiegare solo tecnologie d’uso corrente, o che potebbero essere ragionevolmente sviluppate in un futuro prossimo; far fronte a eventuali guasti o danneggiamenti, autoriparandosi. Sono ormai oltre 400 i pianeti extrasolari (esopianeti) individuati con certezza, e la sonda Kepler ha recentemente inviato le coordinate di 750 nuovi possibili esopianeti, raccolte in soli 43 giorni di osservazione! Di fronte a dati come questi, è stato deciso che Icarus dovrà essere in grado di operare correttamente in una varietà di sistemi planetari differenti, e non più solo in quello scelto come obiettivo primario della missione. Come già per Daedalus, anche per Icarus il sistema principale di propulsione dovrà essere un motore a fusione nucleare; mentre, a differenza di Daedalus, una volta arrivato a destinazione, Icarus dovrà essere in grado di compiere una manovra di decelerazione, per avere più tempo da dedicare agli esperimenti scientifici e alla raccolta dei dati.

La progettazione di Icarus è stata suddivisa in 20 moduli, e di alcuni di essi non abbiamo potuto nemmeno accennare, mentre parecchi temi tra quelli qui affrontati meriterrebbero un approfondimento. Ritorneremo presto a parlare del Progetto Icarus.

Fonte: Project Icarus

19 giugno 2010 Posted by | Astronautica, Ciberspazio, Scienze dello Spazio | , , , , | 1 commento

Infuria la battaglia per il Ciberspazio

Gli Stati e le grandi società multinazionali, tradizionali detentori del potere politico e del controllo sulle telecomunicazioni, stanno perdendo il loro monopolio a tutto vantaggio di un nuovo soggetto sociopolitico: la società civile virtuale. Nata col diffondersi della Rete, è cresciuta attorno ai social network, sopratutto Facebook e Twitter. Il rapporto con questi network è non solo strumentale, ma soprattutto strutturale, tanto da poter affermare, parafrasando McLuhan, che è l’architettura stessa del network a costituire il messaggio, e quindi a influenzare i comportamenti dei cittadini virtuali. Per esempio stimolandone il desiderio di partecipare attivamente alla vita politica, e di non considerarsi più solo come spettatori.

In effetti, l’architettura di Facebook sembra essere progettata apposta per favorire la creazione di gruppi di supporto o di pressione, oppure per elaborare vere e proprie campagne o strategie di lungo periodo, magari utilizzando anche strumenti wiki. Ma è con Twitter che si raggiunge la piena interattività in tempo reale. L’architettura di questo tipico social network di terza generazione è basata sullo scambio di messaggi lunghi al massimo 140 caratteri, e per questa evidente somiglianza con gli SMS, Twitter viene spesso utilizzato tramite telefonino. Come Facebook si dimostra utile soprattutto a livello strategico, così Twitter si rivela più adatto ad un uso tattico, legato a eventi specifici. Per esempio, ne è stato fatto largo uso in occasione del terremoto in Cina nel maggio 2008, e dell’ammaraggio di un aereo di linea sul fiume Hudson, in piena New York, l’anno dopo.

Nei paesi dove la censura statale è più invasiva, l’accesso alla Rete può essere reso sicuro grazie a Freegate. Questo programma consente il collegamento con un server che cambia una volta al secondo l’indirizzo IP dell’utente, rendendolo non più individuabile, né tracciabile durante la navigazione. Freegate è stato utilizzato con successo in Cina per difendere dalla repressione governativa il gruppo religioso “Falun Gong”, noto per lo zelo con cui i suoi adepti praticano il Tai Chi Chuan, e per avere reso possibile la nascita di un vasto movimento di blogger in Iran.

Ma chi vincerà la battaglia, o meglio la guerra per il ciberspazio? Al momento attuale la situazione è molto fluida, in presenza di un progresso tecnologico dal ritmo frenetico che fornisce a getto continuo nuovi e sempre più sofisticati armamenti informatici, e li distribuisce ad ambedue gli schieramenti, indifferentemente. La prima, grande battaglia, tuttora in corso, è quella sul diritto d’autore. Il successo iniziale delle multinazionali, rappresentato dalla chiusura di Napster nel 2002, in realtà è servito da catalizzatore per l’ennesima mutazione tecnologica: il file sharing “centralizzato” di Napster si è evoluto nel peer-to-peer di eMule, che ha dato vita a un movimento di disobbedienza civile di massa, orizzontale, ramificato, acefalo e qundi difficile da perseguire a livello legale, e del tutto inarrestabile, almeno fino a oggi.

Gli Stati e le multinazionali si sono schierati fin dall’inizio su posizioni rigide e intransigenti, facendo muro, dal 2007 in poi, intorno al famigerato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement). Gli elementi base dell’accordo e le stesure successive del documento sono state secretate su richiesta dell’amministrazione USA, ma metodiche e massicce fughe di notizie hanno destato viva preoccupazione, tanto che nel marzo scorso il Parlamento Europeo ha formalmente richiesto trasparenza sulle trattative.

Ma è sul piano delle idee che la società civile virtuale ha colto il suo più grande successo, favorendo la crescita del cosiddetto movimento Open Source, nato allo scopo di contrapporre al software realizzato con codice proprietario, e commercializzato dalle grandi aziende con licenze d’uso assai restrittive, altro software realizzato in un’ottica di condivisione della conoscenza e di apertura a contributi provenienti da programmatori indipendenti. Grazie alla filosofia Open Source sono stati realizzati prodotti di altissimo livello come il sistema operativo Linux, il browser Firefox, la suite Open Office, e una miriade di altri prodotti come per esempio il Vassal Game Engine. Naturalmente il movimento Open Source, forte di successi e popolarità, preme per la riforma della legislazione internazionale in senso molto liberale.

Naturalmente non è pensabile, e nemmeno auspicabile, che gli Stati possano abdicare anche solo in parte al loro ruolo di controllo e garanzia nel ciberspazio. Infatti l’uso criminale della Rete esiste, ed è sotto gli occhi di tutti, come anche quello autoritario e lesivo delle libertà civili che se ne vorrebbe talvolta fare. Vengano quindi regole anche per il ciberspazio. Ma che siano poche, al passo coi tempi, liberali e condivise.

Fonte: “Geopolitica del Ciberspazio” di Armando Marques Guedes, in Limes “L’Euro senza Europa” – maggio 2010 – Editing: Massimo Pellerano

10 giugno 2010 Posted by | Ciberspazio | , , , , , , | Lascia un commento

   

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