Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Abitabile o colonizzabile?

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Le sonde dedicate alla ricerca degli esopianeti continuano a fornire risultati interessanti. Sappiamo ora che la maggior parte delle stelle possiede sistemi planetari, e che una sorprendente percentuale di questi sarà costituita da pianeti delle dimensioni della Terra, situati nella loro zona di abitabilità, cioè la regione in cui non fa né troppo caldo né troppo freddo, e la vita come noi la conosciamo può svilupparsi. Gli astronomi sono completamente affascinati dal concetto di zona di abitabilità e da quello che potrebbero trovare. Abbiamo l’opportunità, nell’arco della nostra esistenza, di scoprire se la vita esiste fuori dal nostro sistema solare e forse quanto essa è comune. Abbiamo anche un’altra opportunità , meno frequentata dagli astronomi ma comune tra gli scrittori di fantascienza. Per la prima volta nella storia, possiamo essere in grado di identificare mondi dove potremmo trasferirci e vivere. Nel momento in cui decidiamo di riflettere sulla seconda possibilità, è importante tenere bene in mente che abitabile e colonizzabile non sono sinonimi.

Nessuno sembra accorgersene, ma non è possibile trovare alcun termine se non “abitabilità “ per descrivere gli esopianeti che stiamo trovando. Che un pianeta sia abitabile, in accordo con la definizione corrente del termine, non ha niente a che vedere con la possibilità che degli esseri umani si stabiliscano in quel luogo. Cosi il termine si applica a luoghi che sono di importanza vitale per la scienza ma non si applica necessariamente a luoghi dove noi vorremmo effettivamente andare. In altre parole il fatto che un pianeta sia abitabile (secondo l’attuale definizione) non ha niente a che fare con l’eventuale fondazione di una colonia.

exoplanets2Per vedere la differenza tra abitabile e colonizzabile, rivolgiamo la nostra attenzione verso due pianeti molto diversi tra loro: Gliese 581g e Alpha Centauri Bb. Non abbiamo conferma dell’esistenza di nessuno dei due ma abbiamo abbastanza dati per poter dire a che cosa assomigliebbero se la loro esistenza venisse confermata. Gliese 581g è una super-terra che orbita nel mezzo della zona di abitabilità della sua stella, ciò significa acqua liquida che scorre liberamente in superficie e lo rende un mondo abitabile secondo l’attuale definizione.

Centauri Bb, al contrario, orbita molto vicino alla sua stella e la sua temperatura in superficie è probalbilmente abbastanza alta da rendere uno dei suoi emisferi un mare di magma (il pianeta è collegato alla sua stella da un sistema di maree come la Luna lo è alla Terra). Alpha Centauri Bb viene considerato dai più non abitabile. Gliese 581g è abitabile e Centauri Bb non lo è ; ma ciò significa forse che il primo è più colonizzabile del secondo? In effetti non lo è. Dato che Gliese 581g è una super-terra, ovviamente la gravità in superficie sarà maggiore che sulla Terra. Le stime variano ma si arriva anche a ippotizzare una forza di gravità pari a 1,7g, come dire che un uomo di 78 chili ne peserà oltre 125 su Gliese 581g. Se il nostro uomo convertisse tutto il suo attuale grasso corporeo in massa muscolare potrebbe essere in grado di andare in giro senza usare supporti ortopedici per la deambulazione, se non proprio una sedia rotelle. Comunque il suo sistema cardiovascolare sarebbe sottoposto a uno sforzo permanente e  non ci sarebbe modo di rendere il suo habitat più confortevole.

All’opposto, Centauri Bb è circa delle stesse dimensioni della Terra, e la gravità in superficie è probabilmente la stessa. Siccome si trova in risonanza mareale con il suo sole, un emisfero è sicuramente ricoperto da un mare di lava, ma l’altro emisfero, quello permanentamente in ombra, sarà più freddo, potenzialmente molto più freddo. È probabile che non ci sia nemeno un soffio di atmosfera, né acqua liquida, ma come posto dove costruire un avanposto non sarebbe da buttar via. Bisogna considerare anche che spostare materiali dalla superficie all’orbita bassa sarebbe più facile nel caso di Centauri Bb, mentre l’atmosfera presumibilmente spessa di Gliese 581g renderebbe più difficile la soppravivenza degli esseri umani. Senza dubbio Gliese è un buon candidato per lo sviluppo della vita, ma secondo me Centauri Bb è un candidato migliore per ospitare una colonia.

Definizione di colonizzabilità

Abbiamo una definizione molto buona di cosa rende abitabile un pianeta: una temperatura stabile, atta alla formazione di acqua liquida. È possibile sviluppare una definizione di colonizzabilità per un pianeta, egualmente o più soddisfacente. Come prima cosa un mondo colonizzabile deve avere una superficie accessibile. Una super-terra con un’atmosfera incredibilmente spessa e una gravità di superficie di 3 o 4g è del tutto non colonizzabile, sebbene vi si possa trovare abbondanza di vita.

exoplanets3 In secondo luogo, gli elementi giusti devono essere accessibili sul pianeta perchè esso sia colonizzabile. A prima vista sembra un po’ sconcertante, ma che succederebbe se Centauri Bb fosse l’unico pianeta nel suo sistema, e ci fossero solo tracce di azoto? Non è un problema di quantità, un pianeta come quello (in un sistema stellare come quello) non potrebbe dare supporto a una colonia di forme di vita terrestre. L’azoto, anche solo tracce di esso, è un componente critico della vita biologica.

 In un articolo intitolato “The Age of Substitutibility”, pubblicato su Science nel 1978, H.E. Goeller e A.M. Weinberg hanno proposto un” minerale artificiale “ chiamato Demandite. Si presenta in due forme. Una molecola di Demandite industriale conterrà tutti gli elementi necessari per una industria edile e manifatturiera nelle proporzioni che uno otterrebbe se prendesse, diciamo, una città di media dimensione e la riducesse in polvere finissima. Ci sono 20 elementi nella Demandit industriale, incluso carbonio, ferro, sodio, cloro, ecc…

All’opposto, la Demandite biologica è composta quasi interamente di solo 6 elementi: indrogeno, ossigeno, carbonio, azoto, forforo e zolfo. (Se un intero sistema ecologico venisse macinato e si osservassero le proporzioni di questi elementi, potresti in realtà scoprire che esiste una singola molecola con le stesse esatte proporzioni: si chiama cellulosa).

 Terzo, in superficie deve esserci un flusso di energia in qualche modo gestibile. Il posto può essere tanto rovente che ghiacciato, ma deve essere possibile per noi muovere liberamente il calore. Di sicuro questo non è fattibile sulla superficie di Venere, che, con i suoi 800 gradi obbligherebbe il vostro sistema di aria condizionata a un demenziale super lavoro solo per superare l’inerzia termica. L’accesso a un gradiente termico o energetico è quello che rende possibile il lavoro fisico. Ovviamente cose come la pressione superficiale, l’intensità stellare, la distanza della Terra giocano una grande parte, questi sono i tre fattori più importanti che io posso vedere. Dovrebbe essere ovvio all’istante che essi non hanno nessun rapporto con la distanza dei pianeti dal loro sole. Non c’è una “zona colonizzabile” come invece esiste una “zona abitabile”. Bisogna osservare la situazione pianeta per pianeta.

exoplanets4Si noti che, secondo queste definizioni, Marte è solo marginalmente colonizzabile. Perchè? Non a causa della sua temperatura o della bassa pressione atmosferica, ma perchè è scarsamente dotato di azoto, almeno in superficie. Una combinazione di Marte e Ceres potrebbe essere qualcosa di colonizzabile, se Ceres avesse una buona scorta di azoto nella sua borsetta del trucco, e questa idea di ambienti combinati in attesa di colonizzazione complicava la visione d’insieme. Probabilmente non siamo in grado di rilevare un oggetto delle dimensioni di Ceres, se orbitasse intorno ad Alpha Centauri. Cosi la lunga distanza che ci separa da un pianeta candidato alla colonizzazione difficilmente potrebbe esere considerata come un elemento a sfavore. Al contrario, se possiamo rilevare la presenza di tutti gli elementi necessari per la vita e per l’industrializzazione in un pianeta all’incirca di dimensioni terrestri, possiamo considerarlo come candidato alla colonizzazione senza badare al fatto che si trovi o meno nella zona abitabile della sua stella.

 La colonizzabilità di un pianeta accessibile e dotato di un buon gradiente termico, può essere valutata in funzione di quanto la sua composizione si avvicini alla composizione della Demandite industriale e biologica. Probabilmente dovremo diventare molto accurati nella determinazione di tali valori. Questo, e non l’abitabilità, è il giusto modo di valutare quali mondi dovremmo desiderare visitare.

 Ricapitolando, propongo che venga aggiunto un secondo criterio di misura oltre alla già esistente scala di abitabilità nello studio degli esopianeti. L’abitabilità di un pianeta non ci dice nulla in merito al grado di attrazione che potrebbe avere sui visitatori. Colonizzabilità è la metrica perduta per giudicare il valore dei pianeti intorno ad altre stelle.

Traduzione di ROBERTO FLAIBANI

 

Titolo originale :”A tale of two worlds: habitable, or colonizable?” di Karl Schroeder, pubblicato su Karl Schroeder’s Blog il 18 febbraio 2013

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30 settembre 2013 Posted by | Astrofisica, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , , | 2 commenti

BIS-Italia a Frascati con i ricercatori

BIS-Italia miniaturaSi concludono gli appuntamenti di Frascati Scienza. Dal 21 al 27 settembre la settimana è stata carica di incontri per avvicinare il grande pubblico alla ricerca scientifica, ma più di tutto a chi ne ha fatto il proprio obbiettivo professionale, gli scienziati e i ricercatori.

La giornata inaugurale si era svolta in pieno centro di Roma, in Piazza in Lucina, con l’evento  “Ricerca i Ricercatori”: un invito e un auspicio a tenersi stretto il patrimonio di conoscenze e sapere, per contrastare la fuga dei cervelli dall’Italia e favorire le carriere professionali legate alla tecnologia, alla scienza e quindi al futuro.

Questa inusuale kermesse non può che concludersi con la “Notte Europea dei Ricercatori”, oggi 27 settembre. In questa occasione  l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, aprirà le porte del proprio centro a Frascati. L’evento, che si svolge nello stesso giorno in 300 città europee, è organizzato dall’Unione Europea, e permette di esplorare a grandi linee il mondo della scienza, in particolare quello dell’esplorazione spaziale, con maggior riguardo alla figura professionale del ricercatore e dello scienziato.

Bis-Italia, la sezione italiana della British Interplanetary Society,  ha avuto modo di segnalare al pubblico le proprie attività in Italia. Tutti i membri della associazione possono fare riferimento a Bis Italia per eventi locali, notizie e riunioni. Lavorando a stretto contatto con Alistair Scott, Presidente della BIS britannica, e con il Consiglio della BIS, la sezione italiana ha aiutato a definire un insieme di regole per la gestione delle future sezioni internazionali. Lo stesso Scott, in un discorso recentemente tenuto a Pechino nel corso di attività collegate con il Congresso Internazionale di  Astronautica,  ha sostenuto la necessità, per la Bis del 21mo secolo, di fondare sezioni locali e ha citato l’esempio della Bis-Italia, la prima ad essere stata creata, nel febbraio di quest’anno, e già operativa dopo pochi mesi, con eventi e incontri.

“Crediamo nel ruolo che tali sezioni locali potranno avere nel futuro dell’associazione – ha detto Scott – e speriamo che i nostri soci non britannici comprendano il vantaggio di avere un gruppo sul loro territrio nel quale scambiare idee, esperienze e, in particolare, partecipare a progetti in vari ambiti. Stiamo anche pianificando una serie di attività educative e abbiamo l’obiettivo di partecipare ai principali eventi spaziali. Come soci, o ‘fellows’, della BIS, basta avere un indirizzo italiano per essere considerati membri della BIS Italia”.

La fondazione della British Interplanetary Society risale a prima della Seconda Guerra Mondiale. La sua mission è indirizzata alla esplorazione scientifica dello spazio, fornendo anche contributi innovativi sulla loro fattibilità scientifica.  Altre informazioni su BIS-Italia possono essere rintracciate nel sito internazionale, oppure sulla neonata pagina Facebook dell’associazione.

GIANVITTORIO FEDELE

27 settembre 2013 Posted by | Fantascienza, News, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’acqua e la Luna

Una moderna sonda spaziale rimodula la nostra visione della Luna

Sebbene la Luna sia l’unico corpo di cui abbiamo campioni (almeno campioni che siano stati portati deliberatamente sulla Terra – meteoriti da Marte e asteroidi non contano qui), è rimasto, stranamente, tuttora sconosciuto. Dopo un iniziale significativo interesse riservato ad essa nel programma spaziale degli USA, la Luna apparentemente è diventata un oggetto di secondo piano e l’attenzione si è spostata su Marte e sui corpi più esterni del Sistema solare. Comunque, negli ultimi anni la stessa Luna ha provveduto da sola a tornare a essere un oggetto interessante da osservare. Noi siamo abituati a pensare al nostro satellite come “secco”, “secca come un osso” la definisce a volte la gente. I campioni prelevati durante le missioni Apollo insinuavano la presenza di qualcosa legato all’acqua, ma era stata valutata essere per lo più acqua di origine terrestre. Tuttavia, i risultati sono stati “grondanti” (gioco di parole!) nel corso dei decenni e hanno fornito sempre più prove riguardo alla presenza di acqua su tutta la Luna: recenti rilevazioni, non di una ma di diverse sonde, mostrano che la Luna non ne è priva. Naturalmente non si può dire che sia bagnata, ma di certo non è secca!

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(immagine: Nel 2009, lo spettrometro Moon Mineralogy Mapper (M3), a bordo del Chandrayaan1 messo in orbita dall’India, ha rilevato quantità percettibili di acqua sulla superficie lunare. In questo mosaico derivato dai dati M3, il blu indicala presenza di acqua, il verde mostra le superfici luminose e il rosso i minerali di ferro.).

 Iniziali indizi sulla presenza di acqua sulla Luna provengono da tre ricerche degli anni ’90.

I dati raccolti dalla sonda Galileo, che sorvolò in flyby la Luna nel 1991 e nel 1992, mostrarono una debole formazione nella parte visibile dello spettro, prodotta da alterazioni ad opera dell’acqua, più evidente alle alte latitudini che a quelle basse. Nel 1994 le misurazioni effettuate dal radar bistatico Clementina (in cui i segnali radio catturati dalla sonda spaziale erano riflessi dalle regioni polari della Luna) suggerirono ghiaccio di acqua ai poli, sebbene questo dato fosse dibattuto. Finalmente, nel 1998 i dati raccolti dallo spettrometro a neutroni Lunar Prospector mostrarono segni evidenti di eccesso di idrogeno nelle zone polari della Luna, che gli scienziati interpretarono come presenza di acqua in quelle aree.

Riguardo a questo aspetto non ci furono scoperte rilevanti durante la prima parte del nuovo millennio, finché nel tardo 2008 non arrivò la sonda Chandrayaan-1, messa in orbita dall’India. Moon Minarolgy Mapper (M3), strumento di bordo della sonda, rilevò per la prima volta sulla superficie lunare la presenza dello spettro infrarosso del H2O (o dell’OH che può essere considerato un suo precursore). Esso è ben conosciuto ed è usato comunemente quale strumento di studio, per esempio, per la superficie ghiacciata di altre lune dei pianeti più esterni del Sistema solare. Il team M3 verificò questi risultati confrontandoli con i dati raccolti dagli strumenti IR della sonda Cassini (lanciata nel 1999) e dalla sonda Deep Impact, in orbita flyby intorno alla Luna nel giugno 2009. Le caratteristiche spettrali sembrarono essere reali e indicare che l’acqua era presente sul lato della Luna rivolto verso il Sole, con maggior abbondanza alle alte latitudini, più fredde, e vicino al terminatore (p.e. nella prima parte o nell’ultima parte del giorno).

Nel frattempo, nel giugno 2009 è stato lanciato il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che è entrato in orbita intorno alla Luna nell’autunno dello stesso anno. Nell’esperimento Lunar Crater Observation and Sensing Satellite (LCROSS) lo stadio superiore del razzo Centaurus, che lanciò LRO/LCROS, era diretto ad impattare il satellite in un cratere del polo sud. I dati raccolti dalle polveri di materiale creatisi nell’impatto mostrarono segni evidenti della presenza di H2O. Indizi ancora più evidenti vennero dallo strumento di bordo di LRO, il Lyman Alpha Mapping Project (LAMP), che usa un complesso metodo di misurazione nelle aree permanentemente in ombra (PSRs). Queste regioni polari non sono mai esposte alla luce del Sole; come risultato, la temperatura in esse è costante e fredda, 40 Kelvin (-233° Celsius, -387 gradi Fahrenheit), molto fredda, abbastanza da generare acqua e tenerla stabile. Dal momento che i tradizionali metodi di riflessione spettroscopica non lavorano bene in queste aree di costante oscurità, dove nessuna radiazione solare viene riflessa, il LAMP utilizza le sorgenti ultraviolette provenienti dalle stelle e dall’idrogeno interplanetario, poi misura la luce UV riflessa nello strumento dalle regioni PSRs. Utilizzando tali rilevazioni, LAMP ha messo in evidenza la presenza di acqua in quelle aere. I dati raccolti dal LAMP nel lato della Luna esposto al Sole indicano la presenza di acqua anche nelle regioni a bassa latitudine, supportando i precedenti risultati di M3, ma usando una parte completamente diversa dello spettro per condurre le misurazioni. Anche se di giorno la temperatura alle basse latitudini della Luna può arrivare a 400 Kelvin (127° Celsius, 261 gradi Fahrenheit) – temperatura troppo alta perché l’H2O resti stabile – l’acqua sembra formarsi là e rimanere stabile nelle prime ed ultime ore del giorno, quando la temperatura diminuisce.

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(Immagine: Lo strumento Lyman Alpha Mapping Project (LAMP) a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ha trovato ulteriore presenza di acqua ai poli della Luna. Il LAMP ha effettuato misurazioni all’interno delle regioni permanentemente in ombra, zone buie abbastanza da nascondere l’acqua e fredde altrettanto da renderla stabile. La tessitura della superficie nelle zone sempre in ombra non è stata ancora ben compresa e complica ulteriormente la comprensione dei dati raccolti là dal LAMP

Origini dell’acqua lunare

Da dove proviene tutta questa acqua? Noi sappiamo che sulla Luna c’è H2O primordiale, lasciata dai primi processi di formazione. Questo è stato dimostrato dai campioni prelevati dal primitivo mantello lunare. C’è anche H2O che è stata portata dalle comete nel corso di milioni di anni. Altra  H2O proviene dal vento solare, questa già ipotizzata negli anni ’50. Gli ioni di idrogeno portati dal vento solare reagiscono con l’ossido di ferro producendo minerali e cristalli lunari e liberando piccole quantità di vapor acqueo e ferro metallico.

Il vento solare è anche riconosciuto quale agente erosivo della superficie lunare, dal momento che essa, non protetta da una spessa atmosfera o da una magnetosfera, si modifica con il tempo proprio ad opera di questo e dei micrometeoroidi. Tale erosione nasconde la Luna alle lunghezze d’onda del visibile vicine all’infrarosso a causa del ferro nanofasico (di dimensioni al di sotto dei 100 nanometri), che si forma durante il processo. La fascia spettrale dell’ultravioletto si presenta come un range particolarmente favorevole per l’osservazione degli effetti dell’erosione, perché le lunghezze d’onda corte rilevano principalmente le superfici di pochi micron dei granuli, dove i margini erosivi sono collocati. Nell’UV il ferro nanofasico è piuttosto brillante così le regioni più giovani e meno alterate sono previste essere più scure. Un buon test di collegamento tra brillantezza degli UV ed erosione si presenta nei vortici lunari. Queste regioni, un po’ anomale da un punto di vista magnetico, sono ritenute essere otticamente immature ed appaiono localmente protette dal flusso del vento solare, in quanto in esse il suolo non è stato esposto e modificato/maturato quanto quello delle zone circostanti. In effetti, tali vortici sono risultati essere relativamente scuri alle lunghezze d’onda vicino all’UV (come visto usando dati in colore dalla fotocamera di LRO, LROC), in accordo con una superficie relativamente più giovane. Se il bombardamento del vento solare porta alla produzione di H2O e anche di ferro nanofase, non dovrebbero anche le regioni relativamente giovani/immature essere meno idratate? Senza dubbio i vortici lunari si sono mostrati essere meno idratati delle regioni circostanti.

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immagine a sinistra: Shackleton, un cratere di 21 chilometri (13 miglia), è una zona permanentemente in ombra nel polo sud della Luna. Grazie alla riflessione di raggi laser da parte della superficie lunare, LRO ha permesso agli scienziati di costruire modelli 3-D dell’interno di crateri simili ad esso. Il LAMP utilizza la luce di altre stelle per illuminare la parti interne.

Immagine a destra: Un visibile indizio di erosione meteorica sulla superficie lunare può essere trovato nelle formazioni a vortice. Queste immagini della fotocamera LRO mostrano un’anomalia magnetica crostale, chiamata Reiner Gamma Swirl. A sinistra è riportata un’immagine alla lunghezza d’onda del visibile a destra all’ultravioletto. L’inversione dello spettro tra visibile e UV è probabilmente dovuta ad una relativa mancanza di ferro nanofasico all’interno della zona dei vortici, così che in confronto alle sue zone circostanti il vortice risulta brillante nel visibile e scuro nell’UV.

Ancora di più da sapere

L’acqua lunare non è ancora completamente compresa. Qual è la distribuzione ed l’abbondanza dell’acqua polare, superficiale ed interna? C’è anche la questione della scala temporale della produzione di H2O/OH. È creata a livello giornaliero? Può anche darsi che il vento solare abbia prodotto H2O/OH nella regolite lunare per così tanti millenni che molta di essa sia stata immagazzinata sotto lo strato visibile e “percola” in alto quando la temperatura è quella giusta. Alle latitudini più alte, laddove la temperatura è più bassa, l’H2O potrebbe formarsi ed essere stabile direttamente sulla superficie. È importante, comunque, ricordare che non stiamo parlando di grandi quantità di acqua: circa lo 0,5% in peso alle latitudini più basse e 1-2 % nelle PSRs. Tuttavia è importante per capire bene la storia e l’evoluzione della nostra Luna quanto quella di altri corpi. Per esempio, ora si sa che anche nella zona polare di Mercurio c’è H2O: dobbiamo, pertanto, rinnovare il nostro studio della Luna.

LRO è ancora in orbita e continua a mappare la superficie del satellite e a indagare riguardo alla presenza di acqua su entrambe le facce e sulle PSR. Il Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer (LADEE) della NASA sarà messo in orbita nell’ultima parte di quest’anno per effettuare delle rilevazioni nell’atmosfera lunare e conoscere meglio le interazioni del vento solare con la superficie. Misurazioni di laboratorio di campioni dell’Apollo con moderne strumentazioni hanno dato l’avvio ad ulteriori ipotesi, portandoci ad una conoscenza completamente nuova del nostro satellite. Le riprese ad alta risoluzione della Luna fornite da LRO sono assolutamente straordinarie: sorprendenti tanto quanto le immagini impressionanti di molti corpi celesti più lontani, come Encelado.

Finalmente, stiamo per conoscere il nostro più vicino “vicino di casa”… è arrivato il momento!

traduzione di SIMONETTA ERCOLI

Titolo originale: Lunar Water and Weathering – Modern Spacecraft Reshape Our View on the Moon di Amanda Hendrix. L’articolo è stato pubblicato nel numero di giugno 2013 di The Planetary Report.

23 settembre 2013 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Carnevale della Chimica, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , , | Lascia un commento

Cosa può succedere se li incontriamo davvero?

Il Mongai-pensiero e l’influsso della letteratura aliena: Massimo Mongai è il padre della fantascienza umoristica italiana, e probabilmente lo scrittore che risente di più dell’influsso della fantascienza aliena. In questo scritto senile si confronta con Paul Gilster sullo spinoso problema del primo contatto e in generale sui pericoli derivanti dall’incontro con specie aliene (RF).

1stcontactBUn paio di settimane fa ho tradotto un articolo di Paul Gilster sul SETI e su un eventuale incontro fra noi e gli alieni. Articolo che molto tipicamente presenta alcune prospettive fosche e cupe su questo eventuale incontro. Non sono del tutto d’accordo. La questione vera riguarda tecnologia e cattiveria.

 

Una piccolissima premessa, tratta da Wiki.

 «(…)L’alternativa antropica all’ipotesi del progetto è statistica. Gli scienziati invocano la magia dei grandi numeri. È stato stimato che esistono tra i 30 e i 100 miliardi di pianeti nella galassia, e circa 100 miliardi di galassie nell’universo. Scartandone un po’ per prudenza, si giunge ad una stima conservativa di un miliardo di miliardi di pianeti disponibili nell’universo. Si supponga che l’origine della vita, la comparsa spontanea di qualcosa equivalente al DNA, sia veramente un evento altamente improbabile. Si supponga inoltre che sia così improbabile che accada solo una volta in un miliardo di pianeti. (…) Si sta parlando di probabilità di una in un miliardo. Eppure … anche con probabilità così remote, la vita sarebbe comparsa in un miliardo di pianeti – tra i quali è ovviamente compresa la Terra. La conclusione è così sorprendente che la enuncerò nuovamente. Se le probabilità che la vita sorga spontaneamente in un pianeta sono di un miliardo contro una, ciononostante questo evento stupefacente si verificherebbe su un miliardo di pianeti.» (Richard Dawkins, L’illusione di Dio).

Quindi il rischio c’è! E concreto anche. LORO sono là fuori.

Ma il punto non è solo se ci sono. Secondo me ci sono eccome. Ma esiste davvero il pericolo di cui parla Gister? In che termini è?

Come sono gli alieni, com’è la loro o le loro culture?

Non lo possiamo sapere, allo stato attuale, in nessun modo. Nemmeno sappiamo davvero-davvero se c’è anche solo la vita là fuori, non ancora, non scientificamente! Sappiamo che è estremamente probabile, dati i numeri, che ce ne sia ed anche molta. Ma finché non la troviamo non possiamo dirlo: serve almeno un altro esempio reale di vita, se no statistiche scientifiche vere non se ne possono fare, per quel che ne sappiamo con certezza scientifica, in tutto questo enorme universo potremmo essere i soli. Triste, ma possibile. Alla faccia di qualunque dio.

1stvulcanGilster dice che occorre guardare nella storia per valutare le conseguenze degli incontri fra civiltà diverse. E la superiorità tecnologica implica sempre una superiorità culturale? E viceversa?

Sì e no.

I popoli che i Romani sottomisero erano tecnologicamente pari o inferiori a loro: Galli, Iberici, Britanni, Traci, Cartaginesi.

Almeno uno era culturalmente superiore: i Greci. Se non fosse stato vero i Romani (Orazio) non avrebbero detto “Graecia capta ferum victorem cepit” ed il greco non sarebbe diventato la lingua di patrizi, imperatori, intellettuali in tutto l’Impero.

Ma qual’era la superiorità dei romani sugli altri popoli? Sostanzialmente quella organizzativo-militare: i legionari romani erano gli unici a non essere guerrieri ma “soldati”, che “ricevano un soldo” e la loro organizzazione militare era impagabile, dalla produzione standardizzata degli armamenti all’addestramento, alle tecniche di combattimento; quando le legioni sono state sconfitte è stato quasi sempre per errori dei comandanti; il che però era la conseguenza di una serie di caratteristiche culturali, ad esempio l’essere una società schiavista, per altro spietata. Ma anche aperta al nuovo, anzi tanto aperta che man mano che si espandeva progrediva, ma anche si indeboliva: progressiva estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli dell’impero, imperatori iberici, nordafricani, mobilità sociale reale, ad esempio i liberti, cioè ex-schiavi che potevano diventare oltre che liberi, ricchi e potenti, eccetera.

E ricchezza. E decadenza.

Perché questa civiltà cede nel quinto secolo alle invasioni barbariche? Non per superiorità tecnologica dei barbari, né per inferiorità culturale propria, anzi: i barbari erano sempre barbari, gli stessi che solo un secolo prima erano stati militarmente e culturalmente sconfitti.

Il fatto era che la civiltà romana era entrata in crisi, stava finendo, morendo se preferite, capita alle civiltà come agli esseri viventi. Cresci, migliori e poi peggiori e muori.

I Mongoli di Gengis Khan che conquistano la Cina (e mezzo mondo) nel XIII secolo erano militarmente e tecnologicamente pari ai cinesi e culturalmente inferiori. Barbari. Perché hanno vinto? Stessi motivi della crisi dell’impero romano probabilmente: quella civiltà cinese era alla fine ed i Mongoli erano più numerosi, forti e cattivi. Cattivi più o meno come i Romani. O i Cinesi.

Sia chiaro: le tre civiltà più crudeli di questo pianeta.

Però in nessun caso mai sul nostro pianeta una civiltà tecnologicamente inferiore ha preso il sopravvento su un’altra tecnologicamente superiore. E’ sempre successo il contrario. Vedi l’impero Azteco contro Corzez, asce di ossidiana contro spade di acciaio, fucili e cavalli.

Ma potrebbe funzionare allo stesso modo con una civiltà molto ma molto diversa, quasi aliena?

Agli europei che conquistano le Americhe o alle potenze coloniali che colonizzano l’India o la Cina (molto ma molto aliene da loro), delle differenze o del rispetto culturale non gliene poteva importare meno.

Il fatto era che avevano armi da fuoco molto più efficienti ed erano strutturalmente e statualmente molto più cattivi. Ed organizzati in conseguenza: armati, cattivi, predatori ed organizzatissimi. Una delle differenze culturali era il nascente capitalismo, una specie di motore turbo applicato alla cattiveria. Alla spietatezza.

Cina e India erano civiltà castali e schiaviste le cui classi dominanti si tenevano al potere con la forza ma sono crollate dinanzi a una civiltà, quella occidentale talmente più cattiva di loro da utilizzare spietatamente al meglio e meglio di loro cose inventate da loro, prima fra tutte la polvere da sparo.

1st2001Ed altro. Li chiamiamo numeri arabi, compreso il concetto di zero e di numero posizionale, mentre in realtà sono indiani del V o forse II secolo avanti cristo, portati in Europa dagli arabi nel medioevo.

Ma li ha diffusi al mondo la civiltà colonialista occidentale, come il concetto di democrazia (qualunque cosa significhi nella realtà) o la parola “polizia” pressoché identica in tutte le lingue (perfino in turco: “polis” che oltretutto vuol dire città in greco, chissà se se ne rendono conto loro che ce l’hanno tanto contro i greci).

Ma allora forse il punto è: si può essere buoni se si sviluppano armi da fuoco e/o astronavi interstellari?

O forse la domanda po/dovrebbe essere un’altra: per sviluppare armi da fuoco e/o astronavi interstellari è meglio essere buoni o cattivi?

Piramidi, Colosseo e Grande Muraglia sono state costruite da schiavi non da macchine. E le armi da fuoco da popoli “cattivi”.

Però i colonialisti europei del XVI secolo non erano più colti degli indiani o dei cinesi e forse nemmeno più cattivi. Ma più efficienti tecnologicamente sì. E pur avendo società classiste, non avevano (più) caste o schiavi. In realtà erano più “buoni”. E poi semmai erano “cattivi” i colonialisti ma anche i colonizzati, anzi, questi, le vittime, di più. E almeno nel caso dei cinesi, cattivissimissimi anzi, ed erano pure loro ad aver inventato la polvere da sparo. Ma gli europei ne hanno sviluppato l’uso molto meglio. Carlo Magno era più o meno cattivo del suo collega imperatore cinese? E Carlo VII? Chi aveva i migliori torturatori? Tradizione vuole siano stati i cinesi.

Secondo me possiamo eliminare subito la possibilità che sia meglio essere cattivi: perché se è così, LORO sono là fuori che ci aspettano per farci ben altro che metterci in crisi. Piangiamo sulla nostra fine come razza/specie/cultura autonoma e divertiamoci finché dura. E’ meglio proprio non pensarci.

Speriamo che sia vero che le astronavi non si costruiscono con gli schiavi.

Supponiamo sia meglio essere buoni. Pace sul proprio pianeta, sviluppo armonico di tutto quello che deve svilupparsi armonicamente, grande impulso al progresso scientifico fino ad arrivare alle astronavi interstellari.

Bene. Nel frattempo, forse, ci raggiungono loro, parliamo del più e del meno (ah, toh!? anche la vostra tavola degli elementi periodici è come la nostra? Beh, però ce lo aspettavamo e sì, certo anche lo spostamento verso il rosso dello spettro e il secondo principio della termodinamica, e lo zero assoluto ma è ovvio!, come lo chiamate voi?) e ci spiegano come hanno fatto loro ad arrivare lì dove li abbiamo incontrati.

Non subito-subito però. Perché buoni sì, ma scemi no.

Noi NON siamo buoni, almeno fino adesso non lo siamo stati. E se ci possono raggiungere, viene da pensare, forse lo hanno già fatto. Mettiamo l’ipotesi addirittura che questo contatto sia avvenuto anche più volte.

Di sicuro, in passato leggende a parte, non potevamo accorgercene. Pericle aveva i radar? No, neanche Pitagora o Serse o Adriano. O Napoleone: i radar ci sono da una sessantina d’anni.

Sia chiaro, io non sono favorevole ai deliri degli Ufologi. Ma obiettivamente se succedesse ora, forse ce ne accorgeremmo.

Ma mettiamo che ci siano e mettiamo che ci raggiungano e si possano nascondere in modo tale che noi non li vediamo. E’ possibile e plausibile.

Che faremmo noi al posto loro, cosa si può logicamente fare essendo tecnologicamente superiori e buoni?

Osservare. Per forza.

1stklaatuE cosa possono vedere?

Un pianeta sovrappopolato, inquinato, con spaventose ed indegne disparità di reddito e di qualità della vita, milioni di morti per fame, guerre, abusi, perfino uso di armi nucleari sulla superficie del pianeta e la fissione nucleare come massimo sviluppo tecnologico.

Dato che sono buoni, per necessità di ipotesi, non ci si filano di pezza come si dice a Roma. Ci lasciano fare.

Sono là fuori, ci stanno guardando scuotendo la testa (se hanno una testa, o una sola) e si dicono, aspettiamo ancora, che vuoi fare? Se la devono cavare da soli! Devono venire loro qui, un po’ stile “Monolite sulla Luna”, avete presente?

Questa storia della crisi di contatto, oddio vi abbiamo rotto la civiltà, beh, se la sappiamo noi, non possono non saperla anche loro. Cos’è, non ci leggono? E se sono buoni non può non importargli.

Perché non si fanno vivi e non ci danno una mano?

A parte il fatto che sarebbe pericoloso per noi, ma perché dovrebbero farlo?

Cosa abbiamo da dargli? Informazioni su di noi? Ma quelle le possono avere comunque, a distanza. Se ne stanno per i fatti loro, ci controllano dall’alto, se ci sono veramente tecnologicamente superiori non ce ne accorgeremo mai. E non abbiamo niente di veramente interessante da dargli.

In sostanza: o miglioriamo fino al punto di essere tecnologicamente, moralmente e culturalmente superiori a come siamo ora o non li incontreremo mai: noi non ce la faremo a raggiungerli e loro non si faranno vivi. Insomma quella della crisi di contatto è un falso problema.

Noi qui e loro lì.

Sperando che siano buoni. Se no sono guai. Certo se siamo rispetto a loro come le “cargo-cultures” di cui parlava Paul Gister, stiamo messi male. Ma è possibile?

Ma, ripeto, con gli schiavi si costruiscono le Piramidi, non le astronavi. Loro, se sono lì fuori a guardarci, secondo me sono più buoni di noi, per questo aspettano. Alle stelle non ci arrivi se non smetti di litigare con il tuo vicino di casa.

Un’altra considerazione.

Chiunque siano, qualunque sia il modo in cui “pensano”, qualunque sia la loro cultura e comunque sia fatta, PRIMA di arrivare qui, non possono non aver pensato anche loro: “Ma c’è vita là fuori? E se sì, c’è vita intelligente? E in tal caso come sono fatti, come pensano, cosa pensano, come vivono?”.

Se se lo sono raccontato in qualche modo l’un l’altro hanno fatto due tipi di racconto: uno, con ipotesi scientifiche: relazioni, rapporti, informazioni molto formali, statistiche, tipo: “loro” sono così e così, i dati sono questi, queste le ipotesi; i pianeti adatti sono quelli con un clima tale da avere l’acqua nelle tre forme, liquida, solida gassosa, le temperature queste sono, la distanza dal sole primario tot chilometri (o quel che usano loro), si sa il carbonio è l’elemento che meglio si combina con tutti gli altri elementi…

1stETMa è possibile che qualcuno cominci, o meglio, abbia cominciato con ipotesi un po’ più azzardate?

Oppure con ipotesi non proprio pienamente scientifiche.

E cioè di fantasia.

Quindi se ci sono, anche loro hanno probabilmente la loro “fantascienza”. Che riguarda noi.

O no?

Se sono là fuori a guardarci sanno come siamo. Ma prima, cosa pensavano di noi? Come pensavano sarebbe andato l’incontro con noi o gli altri?

Quando li incontreremo avremo anche questo ulteriore e strano specchio per capirli e capirci: la loro fantascienza.

Com’è fatto l’Isaac Asimov Alieno che vive e scrive o fa quel che fa sull’ipotetico pianeta abitato che ruota intorno a Deneb e cosa pensa lui di me?

Mi pensa? E se sì, perché non mi chiama?

Io sono buono. Giuro. :-).

MASSIMO MONGAI

17 settembre 2013 Posted by | Fantascienza, SETI | , | 5 commenti

Elysium, il film

F3_05_elysiumMI sarebbe piaciuto molto scrivere di Europa Report ed Elysium nello stesso articolo, cercando quei parallelismi e quelle citazioni dotte che solo i grandi recensori sono in grado di scovare. Ma la mia ambizione letteraria è stata stroncata subito dalla redazione che mi ha imposto di attenermi a quello già uscito nelle sale. Meglio per voi lettori, in fondo…

‘Elysium’: tradotto alla lettera significa Elisio, Campi Elisi, ossia “nella mitologia greca, luogo di beatitudine (detto anche Campi Elisî), destinato al soggiorno delle anime degli eroi e dei saggi dopo la morte; era in genere considerato parte dell’Ade (contrapposto al Tartaro, sede degli empî), ma altre concezioni lo collocavano ai confini del mondo, dove gli eletti sarebbero stati trasferiti nella loro piena integrità corporea, sottratti per volere degli dei al destino di morte” (Treccani online). E nel film Elysium è la stazione spaziale dove vanno a rifugiarsi i ricchi per sottrarsi alla miseria di una terra sovrappopolata e superinquinata.

In Elysium, il regista Neil Blomkamp, pur proseguendo il discorso politico iniziato con il suo primo film, District 9, ne rovescia in qualche modo la prospettiva. In District 9 erano gli alieni, i diversi, arrivati sulla Terra, a venire confinati negli slum di un Sudafrica molto lontano da quello dei Campionati mondiali di calcio. In Elysium gli slum ci sono ancora, sparsi per tutta la Terra, ma sono i ricchi e i benestanti ad allontanarsi da essi, isolandosi nella stazione spaziale raggiungibile in 20 minuti di volo di navetta, come indirettamente ci fa capire Jodie Foster in una scena. E con questa breve digressione ho placato il mio ego in cerca di citazioni dotte.

FF_blomkamp6_fE’ evidente nella sceneggiatura il passaggio dalla totale indipendenza di District 9 al film di budget che è Elysium, con attori come Matt Damon e Jodie Foster. Infatti la trama è lineare e sa di già visto: c’è il bene, il male, l’intrigo politico al servizio di quest’ultimo, la storia d’amore iniziata in adolescenza e il lieto fine con qualche lacrimuccia per il caro prezzo che è costato. Ma è un già visto raccontato bene, perché Blomkamp ha il pregio di mantenere sempre una certa tensione nel racconto e concede qualche cosa alla sua anima populista: gli abitanti della Terra, rappresentata da un’area attorno a Los Angeles –ma girato realmente in una bidonville messicana- parlano tutti spagnolo.

In questa Terra del 2154 ci sono gli slum da una parte ed Elysium dall’altra, dove vorrebbero andare tutti , anche perché, oltre ad andare in piscina e giocare a golf, nei momenti liberi si può guarire anche dalla leucemia. Malattia da cui è affetta la piccola Matilde, figlia di Frey, il grande amore adolescenziale di Max (Matt Damon). Max è un ex criminale che ha deciso di mettere la testa a posto e lavora in un impianto di riciclaggio. Ma non sempre l’onestà paga perché qui viene esposto a una scarica letale di radiazioni e l’unica possibilità per salvarsi –gli rimangono solo cinque giorni di vita- è la stszione orbitale dei ricchi. Da qui si scatena l’azione vera e propria. Max chiede aiuto a Spider, una sorta di armatore di boat people in chiave spaziale. Spider però vuole qualcosa di pesante in cambio: i dati immagazzinati nella mente dell’amministratore di Armadyne, l’immancabile multinazionale. E che dati: nientemeno l’architettura virtuale per ordire un colpo di stato su Elysium , orchestrato da Jodie Foster, ministra per la difesa sulla stazione. Sicchè, quando Max, al termine di uno scontro feroce con un agente dell’Elysium “dormiente” sulla Terra, ottiene quei dati, la sua testa diventa più preziosa del Ko-y-noor. Come nella migliore tradizione hollywoodiana, tutti arrivano su Elysium per la sfida all’O.K. Corral e Max troverà, a caro prezzo, il modo per riportare la democrazia nel mondo. Il messaggio è buonista, tutto l’opposto di District 9, dove un essere umano deve diventare un alieno per comprenderne la natura più intima. Qui non ci sono sfumature sottili, i cattivi sono cattivi fino in fondo –esemplare la scena in cui Jodie Foster manifesta il proprio disinteresse per l’eventuale morte di Max mentre gli estraggono i dati.

elysiumConcordiamo con il Corriere della Fantascienza sull’ottima prova attoriale di Matt Damon, che mostra tutta l’evoluzione del suo personaggio, mentre Jodie Foster rimane troppo fredda e anche, a mio avviso, usata male. Buona anche la prova di William Fitchner, amministratore dell’Armadyne, già in evidenza in alcuni serial come Prison Break e lo sfortunato Invasion e poi passato decisamente al cinema. Citazione a parte per Shartlo Copley, l’agente dormiente, amico personale di Blomkamp, pazzo al punto giusto. Da notare anche l’approccio al design tecnologico, che si basa su un futuro molto prossimo come se la linea temporale fosse partita moti anni fa, come afferma il supervisore agli effetti speciali Mark Breakspear a Fx Magazine: “Blomkamp ha voluto che immaginassimo il futuro della tecnologia come se lo stessimo immaginando nel 1985, cercando di speculare sul futuro da lì. Per i monitor con i display ambra ad esempio abbiamo voluto proiettare un esagerazione futuribile di quello che la tecnologia era trent’anni fa”

 Se il film vi intriga –e anche se non ve ne importa nulla- il dovere di cronaca mi spinge a segnalarvi l’immancabile pagina facebook e anche il libro Elysium The Art of the film, in edizione limitata per i tipi della Titan Books.

In conclusione dopo Oblivion, After Earth e World War Zeta finalmente un titolo che non fa rimpiangere il costo del biglietto

 GIANVITTORIO FEDELE

9 settembre 2013 Posted by | Fantascienza | , , , , , | Lascia un commento

Dal Grande Fratello alla Grande Mamma

Giustizia FaccialeNel “governo tecnico” che ci ha governato per quindici mesi c’è stato un tecnico sui generis, un po’ meno tecnico degli altri: il professor Renato Balduzzi, che Monti piazzò all’ultimo istante al Ministero della Sanità, il quale nella vita fa il… docente di diritto costituzionale all’Università Cattolica di Milano, e che per un certo tempo collaborò con la Bindi quando era lei il ministro della Salute. Forse per questa sua fondamentale mentalità da giurista il professor Balduzzi era fermamente intenzionato a cambiare le nostra “abitudini sbagliate”, gli “stili di vita scorretti” degli italiani in materia alimentare: sicché aveva deciso di tassare provvisoriamente (ma in Italia nulla è più definitivo del provvisorio) le bibite gassate e zuccherate e stava già pensando lo stesso per quelli che gli americani chiamano “cibi spazzatura”. E’ una delle incarnazioni non tanto dello “Stato etico” alla Hegel e alla Gentile, ma dello Stato salutista che ci considera tutti dei Pazienti da curare. Ma è l’intero governo Monti che si è mosso su queste direttive: il limite di mille euro per le transazioni in contanti così come per i pagamenti delle pensioni, applica in fondo l’idea di Marco Travaglio che siamo un intero popolo di “non ancora indagati” e che forse presto lo saremo. Così come la successiva proposta, che contraddice la precedente, di abbassare addirittura a 50 euro i pagamenti nei negozi e al mercato. Insomma siamo tutti Delinqenti (reali o potenziali).

Non da meno è il “governo di larghe intese” che si muove su questi stessi binari pedagogici. All’epoca della Legge Sirchia (un tecnico/medico di centrodestra) che proibiva il fumo nei locali pubblici (2003), fummo facili profeti a sostenere che col tempo le proibizioni si sarebbero ampliate. Adesso il nuovo ministro della Salute, Beatrice Lorenzin (centrodestra, diploma liceo classico, nessuna esperienza in materia come il suo predecessore costituzionalista), aveva pensato di proibire il fumo in automobile in presenza di minori e donne incinte, cioè in un luogo privato. Qualcuno ha obiettato ironicamente: e se è una donna incinta a fumare, viene multata il doppio? Alla fine la norma non è passata, ma l’intenzione, la forma mentis rimangono… Si può immaginare che il prossimo passo sarà quello di proibire il fumo nelle abitazioni private, sempre ovviamente in presenza di minori e donne incinte, poi senza neppure costoro (al che si porrà il problema di come effettuare i controlli per sanzionare i trasgressori: il Grande Fratello è dietro l’angolo).

E’ passata invece un’altra parte della legge, quella che proibisce il fumo a tutti nelle scuole, non solo all’interno degli edifici ma anche nei pressi di essi, nei cortili, all’aria aperta: con ciò adeguandosi a ordinanze di alcuni sindaci che lo hanno proibito nei parchi pubblici. Prossimo passo: proibirlo anche nelle strade… proprio come già succede in alcune città americane dove non si può fumare nemmeno nel giardino di casa propria…

Sia i “tecnici” sia la coalizione destra/sinistra, dunque, hanno l’identico scopo dirigista: col pretesto di tutelare ad ogni costo la salute dei cittadini pagatori di tasse e iscritti al Servizio Sanitario Nazionale si mira a correggere le nostre “perversioni” personali. I vizi diventano crimini contro l’umanità presente e futura. E lo Stato diventa moralista, pedagogista, salutista. Del resto, hanno detto i verdi tedeschi, se vinceremo le prossime elezioni obbligheremo per legge a diventare vegetariani imponendo questa dieta nelle scuole pubbliche e affini.

Ora il caso vuole che un romanzo, Giustizia facciale dell’inglese L.P.Hartley (1895-1972), ci abbia descritto efficacemente tutto questo già mezzo secolo fa. La sua antiutopia o distopia uscì nel 1960, venne tradotta poco dopo da Martello e nel 2007 ha avuto una nuova versione critica da Liberilibri, che già aveva ritradotto nel 2003 il classico Anthem di Ayn Rand col titolo Antifona.

Giustizia facciale è un unicum fra i romanzi di questo genere. Tutti gli altri, infatti, descrivono uno Stato che si contrappone, schiavizza e schiaccia su vari piani (economico, sociale, morale, culturale, psicologico) il singolo con metodi durissimi e oppressivi, anche se ufficialmente non appaiono tali, come in 1984 di Orwell (1949) o in Fahrenheit 451 di Bradbury (1951), dove sembrerebbe in primo piano il benessere dei cittadini. E questo sin dalle origini dell’antiutopia, il cui primo esempio è certo Noi di Zamjatin (1920), al quale si può affiancare Antifona di Ayn Rand (1938) citato in precedenza, dure condanne della società sovietica. Ma lo Stato scientificamente pervadente de Il Mondo Nuovo di Huxley (1932) non è da meno. In Questo giorno perfetto (1971), antiutopia dimenticata di Ira Levin, l’autore di Rosemary’s Baby, uno Stato cattocomunista si regge con iniezioni quotidiane di tranquillanti alla popolazione per farla stare a posto, finché il protagonista non sfugge alla sua dose giornaliera e si accorge in che inferno vive.

FacialJusticeE’ questo uno spunto tratto da Giustizia facciale, romanzo poco imitato. La società immaginata da Hartley è una dittatura soft, blanda ma efficace, bene o male accettata dai suoi sudditi. In una Inghilterra post-atomica si ricreano comunità limitate, sui diecimila abitanti, e a Cambridge si insedia il Diletto Dittatore. Il Nuovo Stato è strutturato come fosse una grande scuola o famiglia dove, adattate, vigono le regole che una scuola oppressiva o una famiglia soffocante possono pretendere da ragazzini considerati troppo discoli o esuberanti, infine capricciosi. Il compito che il Diletto Dittatore si propone è quello di proteggere i cittadini da loro stessi sia materialmente che psicologicamente. “La nostra missione” dice “è di salvarvi da voi stessi”. Infatti, la premessa da cui parte è che tutti sono per definizione Pazienti e Delinquenti: cioè in nuce essi hanno la tendenza a essere malati e dei poco di buono. I cittadini sono sempre definiti così per porli in una sudditanza psicologica: “Siete tutti Delinquenti e tutti i Delinquenti sono invalidi”. Un aggiornamento di Lombroso e una anticipazione di Travaglio……

Per raggiungere felicità e tranquillità ogni cittadino deve sorbirsi tutte le sante mattine una dose obbligatoria di bromuro, mentre deve essere evitato ogni genere di pericolo materiale: case a due piani e senza spigoli, proibite le lame superiori cinque centimetri, disincentivato l’uso dell’automobile per non fare sacrifici al “Dio della Velocità” e così via.

La società si basa sul concetto delle due “I”, la Buona I e la Cattiva I, Identità e Invidia. Da un lato quindi ci sono “interdetti verbali” e “parole rituali”, da non pronunciare o da pronunciare esorcizzandole (una straordinaria anticipazione della politically correctness). Da un altro lato, per evitare la Cattiva I, le donne sono divise in tre classi: Alpha, Beta e Gamma, le brutte, le medie e le belle, e le Alpha e le Gamma sono caldamente invitate a sottoporsi ad una plastica per diventare Beta: è la Giustizia Facciale per non suscitare Invidia.

In questo mondo apparentemente felice ma grottesco il Diletto Dittatore, proprio come un Dio, è invisibile, si fa sentire soltanto attraverso la radio che è per ogni dove e trasmette in continuazione secondo l’idea di 1984: è la Voce della Grande Mamma o della Grande Istitutrice, benevola ma severa, e non lo sguardo onnipresente del Grande Fratello orwelliano. Non una Caserma con punizioni crudeli e la Polizia del Pensiero, ma l’Asilo con i capiclasse che vanno in giro per controllare ed ammonire: Ispettori e Ispettrici bellissimi e vestiti di bianco che hanno nomi di angeli.

Naturalmente la conclusione sarà tragica e si scoprirà chi sta dietro la Voce del Diletto Dittatore, una sorpresa come quella del Mago di Oz… Una favola crudele che Hartley scrisse prevedendo le esagerazioni del Welfare State laburista, pedagogico e protettore dalla culla alla tomba, ma non per questo meno dittatoriale e privatore delle libere scelte dei cittadini-sudditi, una sorprendente anticipazione degli illuminati governi italici dei vari colori di oggi che si preoccupano solo del nostro benessere limitandoici la libertà di scelta.

Ma dovrebbero sapere però che l’Inferno è lastricato di buone intenzioni. Come quelle del Diletto Dittatore.

GIANFRANCO DE TURRIS

2 settembre 2013 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , , | 1 commento

   

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