Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Cosa può succedere se li incontriamo davvero?

Il Mongai-pensiero e l’influsso della letteratura aliena: Massimo Mongai è il padre della fantascienza umoristica italiana, e probabilmente lo scrittore che risente di più dell’influsso della fantascienza aliena. In questo scritto senile si confronta con Paul Gilster sullo spinoso problema del primo contatto e in generale sui pericoli derivanti dall’incontro con specie aliene (RF).

1stcontactBUn paio di settimane fa ho tradotto un articolo di Paul Gilster sul SETI e su un eventuale incontro fra noi e gli alieni. Articolo che molto tipicamente presenta alcune prospettive fosche e cupe su questo eventuale incontro. Non sono del tutto d’accordo. La questione vera riguarda tecnologia e cattiveria.

 

Una piccolissima premessa, tratta da Wiki.

 «(…)L’alternativa antropica all’ipotesi del progetto è statistica. Gli scienziati invocano la magia dei grandi numeri. È stato stimato che esistono tra i 30 e i 100 miliardi di pianeti nella galassia, e circa 100 miliardi di galassie nell’universo. Scartandone un po’ per prudenza, si giunge ad una stima conservativa di un miliardo di miliardi di pianeti disponibili nell’universo. Si supponga che l’origine della vita, la comparsa spontanea di qualcosa equivalente al DNA, sia veramente un evento altamente improbabile. Si supponga inoltre che sia così improbabile che accada solo una volta in un miliardo di pianeti. (…) Si sta parlando di probabilità di una in un miliardo. Eppure … anche con probabilità così remote, la vita sarebbe comparsa in un miliardo di pianeti – tra i quali è ovviamente compresa la Terra. La conclusione è così sorprendente che la enuncerò nuovamente. Se le probabilità che la vita sorga spontaneamente in un pianeta sono di un miliardo contro una, ciononostante questo evento stupefacente si verificherebbe su un miliardo di pianeti.» (Richard Dawkins, L’illusione di Dio).

Quindi il rischio c’è! E concreto anche. LORO sono là fuori.

Ma il punto non è solo se ci sono. Secondo me ci sono eccome. Ma esiste davvero il pericolo di cui parla Gister? In che termini è?

Come sono gli alieni, com’è la loro o le loro culture?

Non lo possiamo sapere, allo stato attuale, in nessun modo. Nemmeno sappiamo davvero-davvero se c’è anche solo la vita là fuori, non ancora, non scientificamente! Sappiamo che è estremamente probabile, dati i numeri, che ce ne sia ed anche molta. Ma finché non la troviamo non possiamo dirlo: serve almeno un altro esempio reale di vita, se no statistiche scientifiche vere non se ne possono fare, per quel che ne sappiamo con certezza scientifica, in tutto questo enorme universo potremmo essere i soli. Triste, ma possibile. Alla faccia di qualunque dio.

1stvulcanGilster dice che occorre guardare nella storia per valutare le conseguenze degli incontri fra civiltà diverse. E la superiorità tecnologica implica sempre una superiorità culturale? E viceversa?

Sì e no.

I popoli che i Romani sottomisero erano tecnologicamente pari o inferiori a loro: Galli, Iberici, Britanni, Traci, Cartaginesi.

Almeno uno era culturalmente superiore: i Greci. Se non fosse stato vero i Romani (Orazio) non avrebbero detto “Graecia capta ferum victorem cepit” ed il greco non sarebbe diventato la lingua di patrizi, imperatori, intellettuali in tutto l’Impero.

Ma qual’era la superiorità dei romani sugli altri popoli? Sostanzialmente quella organizzativo-militare: i legionari romani erano gli unici a non essere guerrieri ma “soldati”, che “ricevano un soldo” e la loro organizzazione militare era impagabile, dalla produzione standardizzata degli armamenti all’addestramento, alle tecniche di combattimento; quando le legioni sono state sconfitte è stato quasi sempre per errori dei comandanti; il che però era la conseguenza di una serie di caratteristiche culturali, ad esempio l’essere una società schiavista, per altro spietata. Ma anche aperta al nuovo, anzi tanto aperta che man mano che si espandeva progrediva, ma anche si indeboliva: progressiva estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli dell’impero, imperatori iberici, nordafricani, mobilità sociale reale, ad esempio i liberti, cioè ex-schiavi che potevano diventare oltre che liberi, ricchi e potenti, eccetera.

E ricchezza. E decadenza.

Perché questa civiltà cede nel quinto secolo alle invasioni barbariche? Non per superiorità tecnologica dei barbari, né per inferiorità culturale propria, anzi: i barbari erano sempre barbari, gli stessi che solo un secolo prima erano stati militarmente e culturalmente sconfitti.

Il fatto era che la civiltà romana era entrata in crisi, stava finendo, morendo se preferite, capita alle civiltà come agli esseri viventi. Cresci, migliori e poi peggiori e muori.

I Mongoli di Gengis Khan che conquistano la Cina (e mezzo mondo) nel XIII secolo erano militarmente e tecnologicamente pari ai cinesi e culturalmente inferiori. Barbari. Perché hanno vinto? Stessi motivi della crisi dell’impero romano probabilmente: quella civiltà cinese era alla fine ed i Mongoli erano più numerosi, forti e cattivi. Cattivi più o meno come i Romani. O i Cinesi.

Sia chiaro: le tre civiltà più crudeli di questo pianeta.

Però in nessun caso mai sul nostro pianeta una civiltà tecnologicamente inferiore ha preso il sopravvento su un’altra tecnologicamente superiore. E’ sempre successo il contrario. Vedi l’impero Azteco contro Corzez, asce di ossidiana contro spade di acciaio, fucili e cavalli.

Ma potrebbe funzionare allo stesso modo con una civiltà molto ma molto diversa, quasi aliena?

Agli europei che conquistano le Americhe o alle potenze coloniali che colonizzano l’India o la Cina (molto ma molto aliene da loro), delle differenze o del rispetto culturale non gliene poteva importare meno.

Il fatto era che avevano armi da fuoco molto più efficienti ed erano strutturalmente e statualmente molto più cattivi. Ed organizzati in conseguenza: armati, cattivi, predatori ed organizzatissimi. Una delle differenze culturali era il nascente capitalismo, una specie di motore turbo applicato alla cattiveria. Alla spietatezza.

Cina e India erano civiltà castali e schiaviste le cui classi dominanti si tenevano al potere con la forza ma sono crollate dinanzi a una civiltà, quella occidentale talmente più cattiva di loro da utilizzare spietatamente al meglio e meglio di loro cose inventate da loro, prima fra tutte la polvere da sparo.

1st2001Ed altro. Li chiamiamo numeri arabi, compreso il concetto di zero e di numero posizionale, mentre in realtà sono indiani del V o forse II secolo avanti cristo, portati in Europa dagli arabi nel medioevo.

Ma li ha diffusi al mondo la civiltà colonialista occidentale, come il concetto di democrazia (qualunque cosa significhi nella realtà) o la parola “polizia” pressoché identica in tutte le lingue (perfino in turco: “polis” che oltretutto vuol dire città in greco, chissà se se ne rendono conto loro che ce l’hanno tanto contro i greci).

Ma allora forse il punto è: si può essere buoni se si sviluppano armi da fuoco e/o astronavi interstellari?

O forse la domanda po/dovrebbe essere un’altra: per sviluppare armi da fuoco e/o astronavi interstellari è meglio essere buoni o cattivi?

Piramidi, Colosseo e Grande Muraglia sono state costruite da schiavi non da macchine. E le armi da fuoco da popoli “cattivi”.

Però i colonialisti europei del XVI secolo non erano più colti degli indiani o dei cinesi e forse nemmeno più cattivi. Ma più efficienti tecnologicamente sì. E pur avendo società classiste, non avevano (più) caste o schiavi. In realtà erano più “buoni”. E poi semmai erano “cattivi” i colonialisti ma anche i colonizzati, anzi, questi, le vittime, di più. E almeno nel caso dei cinesi, cattivissimissimi anzi, ed erano pure loro ad aver inventato la polvere da sparo. Ma gli europei ne hanno sviluppato l’uso molto meglio. Carlo Magno era più o meno cattivo del suo collega imperatore cinese? E Carlo VII? Chi aveva i migliori torturatori? Tradizione vuole siano stati i cinesi.

Secondo me possiamo eliminare subito la possibilità che sia meglio essere cattivi: perché se è così, LORO sono là fuori che ci aspettano per farci ben altro che metterci in crisi. Piangiamo sulla nostra fine come razza/specie/cultura autonoma e divertiamoci finché dura. E’ meglio proprio non pensarci.

Speriamo che sia vero che le astronavi non si costruiscono con gli schiavi.

Supponiamo sia meglio essere buoni. Pace sul proprio pianeta, sviluppo armonico di tutto quello che deve svilupparsi armonicamente, grande impulso al progresso scientifico fino ad arrivare alle astronavi interstellari.

Bene. Nel frattempo, forse, ci raggiungono loro, parliamo del più e del meno (ah, toh!? anche la vostra tavola degli elementi periodici è come la nostra? Beh, però ce lo aspettavamo e sì, certo anche lo spostamento verso il rosso dello spettro e il secondo principio della termodinamica, e lo zero assoluto ma è ovvio!, come lo chiamate voi?) e ci spiegano come hanno fatto loro ad arrivare lì dove li abbiamo incontrati.

Non subito-subito però. Perché buoni sì, ma scemi no.

Noi NON siamo buoni, almeno fino adesso non lo siamo stati. E se ci possono raggiungere, viene da pensare, forse lo hanno già fatto. Mettiamo l’ipotesi addirittura che questo contatto sia avvenuto anche più volte.

Di sicuro, in passato leggende a parte, non potevamo accorgercene. Pericle aveva i radar? No, neanche Pitagora o Serse o Adriano. O Napoleone: i radar ci sono da una sessantina d’anni.

Sia chiaro, io non sono favorevole ai deliri degli Ufologi. Ma obiettivamente se succedesse ora, forse ce ne accorgeremmo.

Ma mettiamo che ci siano e mettiamo che ci raggiungano e si possano nascondere in modo tale che noi non li vediamo. E’ possibile e plausibile.

Che faremmo noi al posto loro, cosa si può logicamente fare essendo tecnologicamente superiori e buoni?

Osservare. Per forza.

1stklaatuE cosa possono vedere?

Un pianeta sovrappopolato, inquinato, con spaventose ed indegne disparità di reddito e di qualità della vita, milioni di morti per fame, guerre, abusi, perfino uso di armi nucleari sulla superficie del pianeta e la fissione nucleare come massimo sviluppo tecnologico.

Dato che sono buoni, per necessità di ipotesi, non ci si filano di pezza come si dice a Roma. Ci lasciano fare.

Sono là fuori, ci stanno guardando scuotendo la testa (se hanno una testa, o una sola) e si dicono, aspettiamo ancora, che vuoi fare? Se la devono cavare da soli! Devono venire loro qui, un po’ stile “Monolite sulla Luna”, avete presente?

Questa storia della crisi di contatto, oddio vi abbiamo rotto la civiltà, beh, se la sappiamo noi, non possono non saperla anche loro. Cos’è, non ci leggono? E se sono buoni non può non importargli.

Perché non si fanno vivi e non ci danno una mano?

A parte il fatto che sarebbe pericoloso per noi, ma perché dovrebbero farlo?

Cosa abbiamo da dargli? Informazioni su di noi? Ma quelle le possono avere comunque, a distanza. Se ne stanno per i fatti loro, ci controllano dall’alto, se ci sono veramente tecnologicamente superiori non ce ne accorgeremo mai. E non abbiamo niente di veramente interessante da dargli.

In sostanza: o miglioriamo fino al punto di essere tecnologicamente, moralmente e culturalmente superiori a come siamo ora o non li incontreremo mai: noi non ce la faremo a raggiungerli e loro non si faranno vivi. Insomma quella della crisi di contatto è un falso problema.

Noi qui e loro lì.

Sperando che siano buoni. Se no sono guai. Certo se siamo rispetto a loro come le “cargo-cultures” di cui parlava Paul Gister, stiamo messi male. Ma è possibile?

Ma, ripeto, con gli schiavi si costruiscono le Piramidi, non le astronavi. Loro, se sono lì fuori a guardarci, secondo me sono più buoni di noi, per questo aspettano. Alle stelle non ci arrivi se non smetti di litigare con il tuo vicino di casa.

Un’altra considerazione.

Chiunque siano, qualunque sia il modo in cui “pensano”, qualunque sia la loro cultura e comunque sia fatta, PRIMA di arrivare qui, non possono non aver pensato anche loro: “Ma c’è vita là fuori? E se sì, c’è vita intelligente? E in tal caso come sono fatti, come pensano, cosa pensano, come vivono?”.

Se se lo sono raccontato in qualche modo l’un l’altro hanno fatto due tipi di racconto: uno, con ipotesi scientifiche: relazioni, rapporti, informazioni molto formali, statistiche, tipo: “loro” sono così e così, i dati sono questi, queste le ipotesi; i pianeti adatti sono quelli con un clima tale da avere l’acqua nelle tre forme, liquida, solida gassosa, le temperature queste sono, la distanza dal sole primario tot chilometri (o quel che usano loro), si sa il carbonio è l’elemento che meglio si combina con tutti gli altri elementi…

1stETMa è possibile che qualcuno cominci, o meglio, abbia cominciato con ipotesi un po’ più azzardate?

Oppure con ipotesi non proprio pienamente scientifiche.

E cioè di fantasia.

Quindi se ci sono, anche loro hanno probabilmente la loro “fantascienza”. Che riguarda noi.

O no?

Se sono là fuori a guardarci sanno come siamo. Ma prima, cosa pensavano di noi? Come pensavano sarebbe andato l’incontro con noi o gli altri?

Quando li incontreremo avremo anche questo ulteriore e strano specchio per capirli e capirci: la loro fantascienza.

Com’è fatto l’Isaac Asimov Alieno che vive e scrive o fa quel che fa sull’ipotetico pianeta abitato che ruota intorno a Deneb e cosa pensa lui di me?

Mi pensa? E se sì, perché non mi chiama?

Io sono buono. Giuro. :-).

MASSIMO MONGAI

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17 settembre 2013 - Posted by | Fantascienza, SETI | ,

5 commenti »

  1. “Loro, se sono lì fuori a guardarci, secondo me sono più buoni di noi, per questo aspettano. Alle stelle non ci arrivi se non smetti di litigare con il tuo vicino di casa.” – non è detto: sto scrivendo una serie di racconti di fantascienza basati sul presupposto che varie fazioni terrestri dopo aver colonizzato il colonizzabile nel sistema solare hanno iniziato ad inviare astronavi-arca o spedizioni più piccole e veloci verso i pianeti abitabili su altre stelle un po’ per cercare di fare in modo di diffondere il “loro” modo di costruire una società (evidentemente diverso da fazione a fazione), in parte sperando di averne un vantaggio strategico e una nuova base da cui partire dopo aver praticamente distrutto la terra e le altre colonie solari…

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    Commento di KALLISTI | 18 settembre 2013 | Rispondi

  2. Massimo,
    quando si parla di vita aliena si corre sempre il rischio di delirare. con sommo sprezzo del ridicolo, aggiungo i miei due cent, cercando di sdrammatizzare

    Qui si teme una invasione: per fare una invasione a regola d’arte, occorrono:
    1. Un motivo
    2. Un mucchio di soldi
    3. Una volonta’
    4. Materiali
    5. Forza lavoro economica

    1. Cosa ci verrebbero a fare gli aGlieni qui? ci troverebbero con le valigie pronte per andare come recitava la canzone di Amedeo Minghi
    2. il concetto di denaro (inteso come credito) potrebbe non essere lo stesso per tutto l’universo, vedi punto 4
    3. Solo un re o un amministratore delegato e’ tanto cattivo e disinteressato da iniziare la costruzione di una enterprise, e poi tornare per tagliare il nastro/lanciare la bottiglia.
    4. A meno che non siano deficitari di un singolo elemento, quasi tutto quel che c’e’ sulla terra e’ presente altrove e in abbondanza: avrebbe senso costruire “la morte nera” per arrivare fin qui? e poi? per quanto si possa razziare, non ci sarebbe granche’. La nostra aria, come in Balle Spaziali?
    5. Una tecnologia sufficentemente evoluta e’ indistinguibile dalla magia, gli aGlieni potrebbero avere legioni di robot e nanorobot, e con quelli costruire immensi vascelli. Ma … per fare cosa? potendo viaggiare su distanze lunghissime, troverebbero che lo spazio abbonda di risorse … perche’ dovrebbero venire proprio qui? a far cosa?

    Teorema di Fermi: se ci sono, e sono cosi’ tanti, come mai non si sono ancora fatti vedere?

    Gradirei un tuo commento 😀

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    Commento di Gianluca | 17 settembre 2013 | Rispondi

  3. Hai teorizzato la Prima Direttiva 😉

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    Commento di tyreal76Tyreal | 17 settembre 2013 | Rispondi

    • Giusto. Se vuoi l’astronave interstellare sii buono 😉

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      Commento di Massimo Mongai | 17 settembre 2013 | Rispondi

      • “Perché non si fanno vivi e non ci danno una mano?”
        Forse perché non vogliono essere paternalisti e “alienocentrici”, così come noi non vogliamo (più) essere paternalisti e europocentrici con le (pochissime) popolazioni ancora all’età della pietra sul pianeta.
        Lasciando stare il passato, oggi nessuno di noi si permetterebbe di piombare a gamba tesa tra gli indigeni della Nuova Guinea e dell’Amazzonia e dirgli: abbiamo notato che necessitate di molto aiut: non va bene stare tutti nudi a mangiare semi e radici e far lavorare le vostre donne come schiave. Ora noi vi spieghiamo come coprirvi adeguatamente per non farvi venire la sciatica, adottare una dieta bilanciata e un diritto di famiglia più equo.
        Non sarebbe un tantino arrogante, anche alla luce di una maggiore efficienza e equità?
        Quindi, perchè gli alieni dovrebbero interferire? Per aiutarci, dato che loro sono “superiori”? Un sacco di brutte cose sono state fatte alle civiltà “inferiori” con lo scopo di aiutare.
        Bravi alieni che se ne stanno là senza interferire! Se mai verranno, almeno che vengano su un piano di parità e reciproca curiosità, non per insegnarci alcunchè.
        Se loro mi fanno fare un giro sull’astronave io in cambio gli faccio fare un giro in motorino (ho due caschi, ma non so se bastano).

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        Commento di Francesca | 17 settembre 2013


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