Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Jazz + Fantascienza = perché le donne non suonano il sassofono?

Cosa hanno in comune Jazz e Fantascienza? Niente. Però…

Non vi sembri domanda oziosa. In realtà la questione è già stata posta molte volte, ma non esiste che io sappia di nessun legame strutturale, formale o comunque di contenuti fra Jazz e Fantascienza, e sì che sono appassionato di entrambi. Se si vuole cercare un qualche genere musicale che abbia dei legami con la Fs lo si trova molto più facilmente nel rock o, al limite nei film di Fs di grosso impatto e voglie epiche, con la musica classica (vedi “2001 Odissea nello spazio”; ma quella è evidentemente una scelta autorale, al posto di “Così Parlò Zaratustra” Kubrick avrebbe potuto metterci non dico “l’Aida di Verdi” ma quasi; tutto Wagner ci sta!). Se cercate qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_quarto_libro_della_fantascienza

danielle_di_majo_800_800(nella foto, l’eccezione che conferna la regola: Danielle di Majo). Troverete una citazione : “…Nell’introduzione Fruttero e Lucentini suggeriscono un parallelismo tra la fantascienza e il jazz che fa da filo conduttore dell’intera raccolta. I curatori evidenziano che i due generi – l’uno letterario e l’altro musicale – hanno in comune data e luogo di nascita (gli anni venti del XX secolo, negli Stati Uniti) e condividono una storia di “origini popolari e nobili ascendenze” nella quale la loro popolarità, un tempo enorme, ha conosciuto un declino tale da relegarli oggi a generi quasi elitari.” E’ tutto qui. E cito anche un altro interessante articolo di Giampiero Stocco:

http://www.fantascienza.com/magazine/servizi/8019/la-fantascienza-e-come-il-jazz/

Cito: “La Fantascienza è sotto molti aspetti il “jazz” della letteratura. In primo luogo, sebbene abbia radici europee e forti legami anche con l’Asia, è sicuramente un genere Americano, caratterizzato da un senso di sfida verso ogni linea di confine anche se ci sono margini di spazio e tempo. È come il jazz anche perché si lascia incantare dalla trasformazione, dal cambiamento. La fantascienza non ha paura di guardare alla trasformazione dell’io o alla miriade di possibili cambiamenti che hanno luogo nel mondo esterno. Rappresenta la letteratura dell’incertezza in tempi di mutagenicità.”

220px-Amazing_Stories_Quarterly_1928_SpringPerò l’articolo di Stocco io lo cito per non essere d’accordo! E’ vero ad esempio che il Jazz ama l’improvvisazione ed a suo tempo è stato musica sperimentale e di rottura e di ricerca. Ma è anche vero che ormai il Jazz è musica classicissima, molto stereotipata, molto standardizzata, molto simile a sé stessa, soprattutto il cosiddetto “jazz classico” appunto quello degli anni 40 e 50. E’, come la “musica classica” molto “cristallizzato”. Si può suonare un brano di Mozart con arrangiamenti jazzistici o rock, è stato fatto mille volte, ma classica, jazz e rock sono cose diverse. Lo stesso discorso si può fare identico a mio parere per la fantascienza.

E quindi davvero non hanno niente in comune? Senza dubbio la Fs moderna (fermi restando Welles, Verne e soprattutto I viaggi di Gulliver di Swift ben prima di Mary Shelley) nasce negli anni ’20 in America con le riviste Pulp. (eccone un esempio nell’immagine qui accanto)

http://it.wikipedia.org/wiki/Pulp_magazine

proprio quando nasce il jazz.

http://it.wikipedia.org/wiki/Jazz

770px-Louis_Armstrong_restoredE la Fs che è gran parte della Pulp Fiction nasce popolare, anzi popolarissima, proprio come il jazz. Si evolve fino a diventare un comune consumo non solo di una elite culturalmente “destrutturata” (adolescenti, persone adulte ed incolte che a malapena sanno leggere, masse di neri urbanizzati, lavoratori non specializzati, operai) ma sempre di più diventa anche un crescente consumo letteralmente di massa fino a tutti gli anni ‘50/60, fino a produrre, su un nuovo “medium” come la televisione, quella serie televisiva che fu “Ai confini della realtà” che divenne un fenomeno letteralmente planetario. Gli autori dei filmati della serie erano tutti scrittori di Fs dell’epoca! All’epoca della loro nascita tutte e due erano cultura bassa, come si dice, popolare, nazional-popolare, sono solo canzonette, anche Louis Armstrong. (nella foto qui accanto)

E poi, tristemente (e chissà perché!?), finiscono entrambi con il diventare un prodotto se non elitario quasi. Sia chiaro io credo che la Fs come il Jazz siano “prodotti” culturali vivissimi e diffusissimi, soprattutto in Italia. La musica classica è meravigliosa, ma non se ne scrive più. Fs e jazz nuovi ce ne sono a iosa, ma quelli sono! Nuovi brani non nuovi stili. Ed è indubbio che ormai il Jazz sia un consumo culturale medio alto se non elitario, e a ben guardare il “fandom” sembra la stessa cosa. Anche se le due platee con coincidono o se lo fanno accade 220px-Weird_Tales_May_1934per caso.

Una sola altra cosa hanno in comune: le donne non amano il jazz…

Scherzo. Non mi linciate. Però è vero che poche donne amano il jazz così come poche donne amano la FS. Tant’è vero che donne sassofoniste ce ne sono poche.

Le donne cantano il jazz? Pessima domanda! SOLO LE DONNE cantano il jazz! Quasi. A parte i grandi degli anni 50 e 60. Va a capire perché! Soprattutto in Italia.

E i giovani? Amano il jazz, per ché ai concerti vengono, e salgono anche sul palco come esecutori. Ma sono pochi. E fra loro le donne ci sono, senza dubbio, non tantissime come ad altri tipi di musica, ma ci sono. Ma sono significativamente molto poche.

In cosa sono diversi il jazz italiano e la Fs italiana? Se non altro in una cosa, il jazz italiano è popolarissimo all’estero!

646px-Ravahttp://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Rava

Enrico Rava (nella foto a sinistra) è uno dei musicisti italiani più conosciuti all’estero ed è un jazzista. Non esiste nessuno scrittore Italiano di Fs che sia popolare all’estero.

Un ‘ultima parola. Cool jazz viene di solito tradotto in Italia come Jazz Freddo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cool_jazz

E’ una traduzione sbagliatissima, in realtà “cool” vuol dire “fresco” ma nell’inglese colloquiale e soprattutto nel mondo della musica vuol dire “fighetto”. O se volete, “fico” o “figo” o ”alla moda” e questo gli americani hanno cominciato a dirlo del jazz proprio negli anni 60 quando il jazz diventava, come la Fs di moda fra gli intellettuali. Esiste una Fs cool, fica o fighetta? No. Nemmeno nel fandom nessuno ha il coraggio di dire che esiste 😉

Desmond_brubeck_5a51762uPer chi non lo conoscesse questo è “Take five”, suonato da Brubeck. È una registrazione del 1961 e ditemi se in 63 anni! ha perso anche solo un millesimo del suo valore, della sua bellezza e della sua freschezza. Del resto non a caso viene tutt’ora eseguito ovunque. Molto “cool”, molto classica, cristallizzata e perfetta e molto apprezzata dagli intellettuali di NY (per dire: Woody Allen suona il clarinetto in una band da sempre)

http://www.youtube.com/watch?v=o2In5a9LDNg

In conclusione non esiste nulla che leghi Fs e Jazz. Tranne il fatto che poche donne leggono Fs e suonano il sassofono e che tutte e due siano cool fra gli intellettuali. Forse. (nella foto Dave Brubeck al piano, con Paul Desmond).

MASSIMO MONGAI

28 gennaio 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , | 1 commento

Titano, un mondo a parte

Nella costante ricerca di una possibile vita extraterrestre, nuovi orizzonti sono stati aperti sulla grande luna Titano dalla Missione Cassini-Huygens, in orbita nel Sistema di Saturno dal luglio 2004. Questo satellite, scoperto nel 1655 dall’astronomo olandese Christiaan Huygens, è uno dei corpi rocciosi più massicci dell’intero sistema solare: è più grande del pianeta Mercurio ed è il secondo satellite per dimensioni e massa, dopo Ganimede. (Fig.1 – Titano transita davanti a Saturno)

fig1 - saturno-titanoLa missione congiunta NASA/ESA/ASI, “Cassini-Huygens”, ha mappato la superficie di Titano grazie al lander Huygens che, disceso sul satellite nel gennaio 2005, ha rilevato a livello dell’equatore la presenza di dune fatte di particelle organiche e canali, simili a quelli escavati dal ghiaccio d’acqua, e laghi alle alte latitudini. Si ipotizzò che questo paesaggio poteva essere stato scolpito dall’azione di idrocarburi allo stato liquido, presenti quale risultato di un ambiente molto freddo, compatibile con la grande distanza dal Sole e con un’atmosfera stabile a -179°C. Quindi non dall’acqua, che a tali condizioni sarebbe completamente ghiacciata, ma che potrebbe comunque essere presente allo stato liquido in profondità, sotto la crosta di ghiaccio spessa circa 50 km, in base a quanto rilevato dalla maggior parte delle stime. Ci si potrebbe, però, chiedere se il requisito biologico terrestre dell’acqua possa essere svolto anche da altri liquidi, che sono stabili in superficie (metano ed etano ad esempio) e che possono portare ad una forma di chimica organica, con tutte le peculiarità legate alla vita, anche in un’espressione diversa da quella terrestre. Questo è quanto gli scienziati si propongono di scoprire con le loro ricerche.

La morfologia superficiale di Titano si presenta molto eterogenea, come hanno rilevato le osservazioni a lunghezze d’onda infrarosse e radar, ed essa sembra compatibile con attività di tipo vulcanico, tettonico ed anche meteorologico, interagenti in un ciclo analogo a quello idrologico sulla Terra, ma operato da un idrocarburo, tipo il metano.

Titano è anche l’unico satellite naturale del sistema solare a possedere un’atmosfera sviluppata, scoperta nel 1944 Gerard Kuiper, facendo uso di tecniche spettroscopiche. I dati ottenuti dalle missioni dimostrano che essa è costituita per il 98,4% di azoto, l’1,4% di metano e tracce di numerosi altri gas ed è così densa che una persona potrebbe legarsi un paio di ali sul dorso e librarsi in volo, come un novello… Dedalo! (Ovidio, Metamorfosi, libro VIII vv.183-200)

[…] E subito dedica il suo ingegno a un campo ancora inesplorato,

sovvertendo la natura. Dispone delle penne in fila,

partendo dalle più piccole via via seguite dalle più grandi,

in modo che sembrano sorte su un pendio: così per gradi

si allarga una rustica zampogna fatta di canne diseguali.

Poi al centro le fissa con fili di lino, alla base con cera,

e dopo averle saldate insieme, le curva leggermente

per imitare ali vere. Icaro, il suo figliolo, gli stava

accanto e, non sapendo di scherzare col proprio destino,

raggiante in volto, acchiappava le piume che un soffio di vento

sollevava, o ammorbidiva col pollice la cera

color dell’oro, e così trastullandosi disturbava il lavoro

prodigioso del padre. Quando all’opera fu data

l’ultima mano, l’artefice provò lui stesso a librarsi

con due di queste ali e battendole rimase sospeso in aria. […]

Agli inizi del secondo millennio osservazioni di tempeste nella regione antartica e nella regione equatoriale hanno fornito la prova della presenza di idrocarburi nell’atmosfera del satellite, prevalentemente metano, proveniente dal suo interno, a causa di fenomeni analoghi al nostro vulcanismo, ma di natura fredda, per questo definiti criovulcanici.

fig.2 Mare di Ligeia, nella regione del polo nord di Ttano, potrebbe rvelare i suoi segreti alla sonda TiME dopo il suo ammaraggio nel 2013. Credit NASAJPL.(fig.2: Il Mare di Ligeia) Successivamente, nel luglio 2006, la scoperta di laghi e mari, anche nell’emisfero settentrionale, ha confermato l’ipotesi della presenza di idrocarburi liquidi sulla superficie del satellite. In seguito questo dato è stato ulteriormente implementato da nuove riprese da parte di Cassini: la maggior parte dei laghi della luna sono concentrati alle latitudini settentrionali. Il più grande di questi bacini, denominato Mare di Kraken, è ampio quanto il Mar Caspio e il lago Superiore messi insieme. Alla sua sinistra si trova il secondo bacino per grandezza, il Mare di Ligeia, che ricopre un’area di circa 500 chilometri di diametro. Recenti flyby, accompagnati da condizioni meteorologiche favorevoli, hanno fornito immagini ancora più dettagliate, relazionate in un comunicato stampa dal Jet Propulsion Laboratory, in cui si legge che sono presenti superfici di terreno lucente intorno ai grandi bacini del nord, mai osservate prima. Due sono le spiegazioni proposte a riguardo: la prima ipotizza la costruzione di formazioni carsiche di origine salina simili a quelle presenti nelle Carlsbad Caverns (1) in New Mexico; la seconda, invece, propone la formazione di strutture derivate da crolli successivi ad un’eruzione vulcanica, che potrebbero anche spiegare il profilo arrotondato e le ripide pareti di questi laghi .

fig.3  Questo mosaico in falsi colori, realizzato a partire dai dati a infrarossi raccolti dalla sonda Cassini della NASA, rivela le differenze nella composizione dei materiali di superficie intorno ai laghi(Fig.3: particlari di Titano) Altro dato importante da tenere in considerazione riguardo alle condizioni ambientali della superficie di Titano è la sua temperatura media, che risulta essere molto vicina al punto triplo del metano, cioè la condizione in cui possono coesistere le forme liquida, solida e aeriforme di questo idrocarburo, come accade sulla Terra per l’acqua, condizione questa molto importante per lo sviluppo della vita.

La composizione del puzzle di informazioni ha delineato per Titano la presenza di condizioni ambientali tali che hanno portato gli scienziati ad assimilarlo allo stadio della Terra al tempo approssimativo dell’origine della vita. Potrebbe essersi verificata un’analoga condizione su Titano? La vita potrebbe aver avuto origine durante le fasi iniziali più calde della formazione del satellite e successivamente essere stata salvaguardata attraverso lo sviluppo di strategie di adattamento alle nuove condizioni, progressivamente sempre più fredde? Una risposta a queste domanda potrà essere data solo da nuove esplorazioni dirette dell’ambiente della luna con tipologie più avanzate di landers, che non troverebbero grandi ostacoli nella loro discesa, in quanto le condizioni si presentano favorevoli: bassa gravità, densa atmosfera, calma di venti in quota, bassa radiazione. Unico svantaggio… la grande distanza dalla Terra!

fig.4 Il robot Planetary Lake Lander della NASA galleggia su un lago di Ttiano in questa rappresentazione artistica. Illustrazione per gentile concessione NASAJPL(Fig.4: scendere sulla superficie di Titano). Per sorvolare le diverse zone di Titano potrebbe essere adeguata una mongolfiera, una sorta di rover galleggiante in grado di sfruttare al meglio le condizioni della sua atmosfera. E un veicolo di questo tipo è quello che stanno studiando agenzie spaziali statunitensi ed europee, in collaborazione con imprenditori privati. Un team scientifico, guidato dall’astrobiologa del SETI Nathalie Cabrol, sta lavorando da qualche anno al robot Planetary Lake Lander, una sonda testata in Cile sopra la Laguna Negra, luogo assimilabile ad un mare alieno, in quanto alimentata da ghiacciai, sovrastata da un’atmosfera sottile, soggetta a forti perturbazioni e valanghe e circondata da vulcani. Nel 2011 questo lander ha iniziato ad esplorare tutta l’area, determinando dimensioni e profondità del lago, misurandone il pH e rilevando i fenomeni meteorologici. Questo tipo di veicolo è comunque progettato per un lavoro di tipo terrestre e quindi la sua struttura risulta essere troppo pesante per un impiego su Titano e, pertanto, sarà necessario riadeguarla per sostenere il volo nello spazio.

Altra missione prevista verso Titano è TiME, Titan Mare Explorer, una missione inserita in quella più ampia del Titan Saturn System Mission. Ad essa sta lavorando Ellen Stofan, già membro del team che ha curato il radar di Cassini, insieme a Lockheed Martin (Proxemy Research Inc.) e al Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University. Ellen Stofan, ricercatrice principale della Proxemy Research, ha presentato nel 2009 alla “Decadal Survey”2 un lavoro, in cui metteva in rilievo il ruolo importante rivestito da mari e laghi di Titano nel ciclo complessivo del metano sulla sua superficie. Un obiettivo primario della missione sarà proprio quello di esaminare il ciclo di questo composto, per cogliere le analogie e le differenze rispetto al quello idrologico sulla Terra allo scopo di rilevare la presenza di una dinamica chimica complessa simile a quella che ha portato alla formazione della vita sul nostro pianeta miliardi di anni fa. Il progetto, di costo non eccessivamente alto e non suscettibile di variazioni in itinere, prevede il lancio di una zattera robot con un razzo Atlas 411 tra il 2016 e il 2018. La discesa sul Mare Ligeia (78 ° N, 250 ° W) avverrà nel 2023.

fig.5(fig.5: AVIATR) Il Dr. Jason W. Barnes dell’Università dell’Idaho e un team di 30 scienziati ed ingegneri stanno mettendo a punto una missione senza equipaggio per esplorare Titano, chiamata AVIATR (Aerial Vehicle for In-situ and Airborne Titan Reconnaissance). Questa consiste nell’invio sul satellite di un vettore spaziale costituito da tre veicoli: veicolo spaziale (SV) per il volo, un veicolo Entry (EV) per l’ingresso e la discesa , e il Veicolo Air (AV) per volare nell’atmosfera del satellite. AV studierà la dinamica dell’atmosfera e analizzerà la morfologia della superficie in modo più approfondito, grazie ad una specifica strumentazione di bordo; inoltre potrebbe essere programmato per salire fino a 14 km di altitudine e scende a 3,5 km di quota una volta al giorno, consentendo un monitoraggio molto più accurato e completo della struttura e della dinamica di tutto il satellite. Il costo stimato della missione è, però, piuttosto alto, 715 milioni di dollari, suscettibili di aumento in fase di realizzazione; per tale motivo il progetto non ha avuto ancora l’approvazione di priorità dal National Research Council’s “Decadal Survey” (2).

SIMONETTA ERCOLI

Note

(1) Le Carlsbad Caverns si sono formate a partire da 250 milioni di anni fa circa, con la creazione di una lunga barriera corallina a ferro di cavallo, formata da resti di spugne, alghe, conchiglie e da calcite che precipitava direttamente dall’acqua, in un mare interno che ricopriva questa regione. Quando il mare scomparve la barriera corallina fu sepolta da depositi di sali e gesso. Qualche milione di anni fa, a causa del sollevamento e dell’ erosione della zona, dalla roccia ha cominciato ad emergere la barriera corallina sepolta. L’acqua piovana, resa leggermente acida dall’aria e dal suolo da cui filtrava, percolando nelle fessure della barriera corallina, lentamente disciolse il calcare e causò l’inizio del processo di formazione delle grandi camere sotterranee.

(2) Il Decadal Survey fornisce indirettamente le priorità scientifiche attraverso una distribuzione cronologica dello svolgimento delle missioni. Si tratta di un sondaggio completo per la prima volta di tutte le scienze della Terra che potrebbero beneficiare di osservazioni spaziali. Lo studio è richiesto e sostenuto dalla NASA, NOAA, USGS.

Bibliografia

1. Jonathan I Lunine, Saturn’s Titan: A Strict Test for Life’s Cosmic Ubiquity, Based on a Talk at the 2008 Symposium “Space: The Evolving Frontier” of the Annual Meeting of the American Philosophical Society

2. Ovidio, Metamorfosi, libro VIII vv.183-200

3. Dirk Schulze-Makuch and David H. Grinspoon, Biologically Enhanced Energy and Carbon Cycling on Titan?

4. Jason W. Barnes and team, AVIATR—Aerial Vehicle for In-situ and Airborne Titan Reconnaissance.

5. Splashdown on Titan? http://www.centauri-dreams.org/?p=22478

6. Titan’s Northern Lake Country http://www.centauri-dreams.org/?p=29370

7. Titan’s Atmosphere Under Scrutiny http://www.centauri-dreams.org/?p=22682

20 gennaio 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , | 1 commento

Alla ricerca dell’acqua nel Sistema Solare

Fino a una quindicina di anni fa eravamo convinti che gli oceani e i mari della Terra rappresentassero le uniche riserve di acqua presenti nel Sistema Solare. Marte era al più sospettato di contenerne una certa quantità congelata negli strati subsuperficiali e le comete, o una parte di esse, di trattenerne quantità notevoli nel materiale poroso di cui erano costituite. Ma nel 1998 la sonda Galileo giunse nel Sistema Gioviano e questa visione restrittiva cambiò. Dapprima la luna Europa, e poi anche Callisto e Ganimede, incominciarono ad essere sospettate di ospitare al loro interno interi oceani di acqua in quantità molto superiore alle riserve terrestri, e potenzialmente capaci di sostenere intere biosfere. Gli scienziati attribuivano ad effetti mareali, al decadimento nucleare di materiale radioattivo e al vulcanismo del nucleo solido la responsabilità della generazione del calore che manteneva l’acqua allo stato liquido. Inoltre una crosta ghiacciata superficiale di spessore non ancora accertato la difendeva dal gelo dello spazio. Da allora le tre lune, ma sopratutto Europa, sono tenute sotto stretta osservazione, e gli indizi favorevoli all’esistenza dell’oceano sotterraneo non fanno che accumularsi.

europa_vents_2 - NASA ESA University of Cologne (Germany)(L’immagine qui di fianco mostra la posizione  delle nuvole di vapor acqueo sopra Europa. In realtà le nuvole non sono state fotografate, bensì rilevate spettroscopicamente. Credit: NASA, ESA, L. Roth (Southwest Research Institute and University of Cologne – Germany). Le ultimissime osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble hanno rilevato sopra il polo sud di Europa grandi nuvole di vapor acqueo, direttamente connesse con ampi bacini subsuperficiali di cui non conosciamo ancora la natura. Potrebbe trattarsi del tanto desiderato oceano sotterraneo, magari brulicante di vita, oppure di un semplice lago creatosi a qualche profondità nel pack. La notizia comunque ha emozionato fortemente gli esperti perché, anche nell’ipotesi più riduttiva, ora abbiamo la possibilità di esaminare acque subsuperficiali di Europa senza dover scendere sulla superficie a trivellare: basterà organizzare un flyby sopra il polo sud in modo che la sonda voli all’interno del vapor acqueo e faccia tutti i rilevamenti del caso. Cosa resa ancor più attraente dal fatto accertato che i supposti “soffioni” entrano in funzione sempre e solamente quando la luna si trova a percorrere il tratto della sua orbita che la porta più lontano da Giove. Sembra ripetersi, con disarmante somiglianza, la vicenda che una decina d’anni fa accentrò su Encelado, una piccola luna di Saturno, l’attenzione della comunità scientifica. Anche in quel caso furono avvistati dei geyser in eruzione nel periodo in cui la luna era lontana da Saturno, e furono effettuati due flyby che portarono la sonda Cassini ben dentro la nuvola di vapor acqueo e ghiaccio creata dalle eruzioni. Sono passati circa otto anni, nuovi dati si aggiungono ai vecchi, il dibattito sulla natura di Encelado è ancora acceso, e riguardo all’esistenza o meno di una vasto oceano sotterraneo non c’è ancora accordo. Può darsi che la tecnica del flyby, in questo caso, abbia dato il suo massimo e per risolvere il mistero non rimanga davvero altro da fare che scendere sulla superficie e trivellare. Ma di Encelado, Dione e sopratutto Tritone, una delle lune di Nettuno, parleremo diffusamente in un prossimo articolo.

Pluto system - credit NASA ESA SETI  Institute(Nell’immagine: il sistema di Plutone – Credit: NASA, ESA, SETI Institute). Forti delle precedenti scoperte, molti ricercatori si stanno chiedendo se non sia il caso di mettersi alla ricerca dell’acqua anche più lontano dal Sole, cioè nella Fascia di Kuiper. Due ricercatori dell’Università della California, Guillaume Robuchon e Francis Nimmo, basandosi sui loro modelli di evoluzione termica, hanno descritto Plutone come dotato di due strati, di cui il più esterno costituito da ghiaccio secco, l’altro da ghiaccio d’acqua. Sotto questa rigida crosta, spessa nei modelli circa 165 km, si agita un oceano sotterraneo della stessa dimensione, e infine un nocciolo roccioso. In un articolo pubblicato su Astrobiology Magazine hanno avanzato un’ipotesi suggestiva: se sull’equatore di Plutone si trovasse un qualche tipo di rilievo di altezza superiore ai 10.000 metri, ciò sarebbe un chiaro indizio dell’assenza di un oceano sotto la superficie, perché grandi quantità d’acqua, anche sotterranee, muovendosi per effetto della rotazione del pianeta-nano, sarebbero capaci di livellare simili picchi in superficie. I due scienziati hanno inoltre individuato nei processi di decadimento radioattivo, in assenza degli effetti delle forze gravitazionali che agiscono sulle lune dei pianeti gassosi, l’unica fonte disponibile di calore per mantenere l’acqua in forma liquida. La presenza di potassio sembra essere la migliore spia che tali processi siano tutt’ora in corso, e fortunatamente gli strumenti in dotazione a New Horizons, la sonda che l’anno prossimo eseguirà un veloce flyby di Plutone, saranno in grado di rilevare tanto un’abnorme quantità di potassio in superficie, quanto l’esistenza di alti picchi, vallate e perfino grossi geyser in fase eruttiva.

Secondo Steve Desch non solo Plutone, ma anche Caronte, il compagno con cui forma un vero e proprio sistema planetario binario, potrebbe contenere un oceano sotterraneo composto da acqua e ammoniaca, dove quest’ultima darebbe un contributo essenziale ad abbassare il punto di congelamento dell’acqua, contribuendo a mantenerla liquida. La conclusione di Desch è che tutti i corpi celesti della fascia di Kuiper con densità dell’ordine dei 2 gr/cm3 (quella di Plutone) e un raggio di almeno 500 km, sarebbero in grado di ospitare un oceano sotterraneo, mantenendo l’acqua liquida grazie al calore generato dal decadimento di materiali radioattivi. Analogamente Hanke Hussmann ritiene che tali oceani potrebbero essere ospitati nelle lune Tritone (Nettuno), Rhea e Dione (Saturno), Titania e Oberon (Urano) e perfino nel lontanissimo Sedna, il pianeta-nano che viene oggi considerato il primo oggetto appartenente alla Nube di Oort ad essere stato scoperto.

ROBERTO FLAIBANI

Fonti:

  • Slow boat to Centauri: a millennium journey – exploiting resources along the way
    by Paul A. Gilster – Tau Zero Foundation
    JBIS vol.66 – pp 302-311 – 2013
  • Roth et al., “Transient Water Vapor at Europa’s South Pole,”
    published online in Science 12 December 2013
  • G. Robuchon and F. Nimmo, “Thermal Evolution of Pluto and
    Implications for Surface Tectonics and a Subsurface Ocean”, Icarus, 216,
    pp.426-439, 2011.
  • Desch et al., “Cryovolcanism on Charon and Other Kuiper Belt Objects”,
    38th Lunar and Planetary Science Conference, Texas, USA, 12-16 March
    2007.
  • Hussmann et al., “Subsurface Oceans and Deep interiors of Medium-
    Sized Outer Planet Satellites and Large Trans-Neptunian Objects”,
    Icarus, 185, pp.258-273, 2006

15 gennaio 2014 Posted by | Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , , , , | 2 commenti

Cado dalle nubi!

cartoon-chef-eps-5209003La risposta di Lalla Merlo al mio articolo su donne e fantascienza è perfetta: è di una donna, che dice di amare la fantascienza e che dice “…è vero sembra che le donne non si appassionino tanto alla fantascienza così come gli uomini generalmente non impazziscono per l’arte contemporanea pare.” E per sostenere questo punto cita “un manuale divertente di uno scrittore triestino, mio conterraneo Mauro Covacich “ L’arte contemporanea spiegata a tuo marito ”. La situazione qui è capovolta , ma il tema mi sembra essere lo stesso L’autore, che ritiene che l’arte contemporanea abbia “ancora e forse oggi più che mai qualcosa da dire” osserva come le donne (sottolineando di non voler generalizzare !) riescano a porsi in ascolto delle opere d’arte e a capire che cosa vogliano denunciare e rivelarci . Il gioco che sceglie è quello di parlare «a lei » affinché istruisca « lui» .

Al che sono caduto dalle nubi, proprio come Checco Zalone. Gli uomini hanno bisogno delle donne che gli spieghino l’arte contemporanea? E io? E gli articoli di Jean Clair, De Dominicis, Bonito Oliva su Repubblica di dicembre e relative polemiche? Cerco tracce di quel libro in rete e scopro un libro molto interessante che in realtà non è evidentemente diretto solo alle donne perché spieghino eccetera. E’ l’equivalente di una situazione vista spesso all’interno del FanDom, proprio nelle discussioni fra uomini e donne o anche solo dentro uno solo dei due sessi sul se e perché e percome le donne non leggano e non scrivano FS. Ma nessuno mette più in dubbio che invece alla scienza si interessino eccome. Non è vero quindi che gli uomini non capiscano l’arte moderna o per meglio dire contemporanea anche se come dice giustamente Jean Clair c’è qualcuno che bara (ok, ho sintetizzato un po’ troppo, ma tant’è).

susanneMakFinlandTroppo ci sarebbe da dire del rapporto fra arte e genere sessuale. Ad esempio il libro di Covacich cita 30 artisti di arte contemporanea per spiegare cosa e perché e per come. E di quei 30 solo 3 sono donne, e personalmente io ne conoscevo una sola (Marina Abramovich). Verrebbe da dire che la situazione è non simile ma identica alla FS, dato che la percentuale di autrici di FS quella è, il 10%. Ma non voglio impelagarmi in questa pania, anche perché qui il rapporto con il potere è molto più marcato ed evidente.

Ma Lalla Merlo (psicologa iscritta all’ordine, danza terapista ed altro) dice anche: “Sì perché noi donne e nello specifico il cervello femminile e qui le neuroscienze mi aiutano, ( studio pubblicato su Pnas 2013) amiamo e privilegiamo creare connessioni tra un emisfero e l’altro e quindi tra processi analitici e intuitivi , mentre il cervello degli uomini è disegnato per muoversi meglio all’interno di uno stesso emisfero, facilitando ad es. il coordinamento tra percezione e azione …ecco questo giochetto già spiegherebbe un bel po’ di cose.”

direttore-dorchestra-Vero. Se fosse vero. In realtà stabilire connessioni non solo fra gli emisferi ma anche fra le cose è la quintessenza della creatività, sia maschile che femminile. E come dicevano Battisti e Mogol, le anime non hanno sesso.

I corpi sì, certo. Quindi forse la differenza nell’amore per la Fs è lì, nei corpi.

Lalla Merlo dice anche: “…la presenza di donne scienziate, l’amore per la scienza non centrano nulla con l’amore per la fantascienza. Azzardo a dire che nel primo caso c’è il desiderio di conoscere concretamente l’ignoto, nel secondo quello di esserne turbato. Entrambe le dimensioni sono affascinanti ma nel secondo caso dipende solo da come viene raccontata la storia.” Vero, ma questo riguarda nello stesso identico modo gli uomini, anzi, questa è l’essenza dello scrittore di fantascienza: proprio perché lo studiare l’ignoto, scoprirne parti e intuirne le parti ancora nascoste, a me mi turba al punto che voglio raccontare una storia. E devo raccontare una storia di fantascienza.

previewMi rifiuto di credere che esista una differenza sostanziale fra la creatività maschile e quella femminile. Esistono evidentemente diversi approcci, a volte lapalissianamente fondati sul corpo (non esistono o sono ben poche o io non conosco donne scultrici che scolpiscano blocchi di marmo altri tre metri e pesanti 15 tonnellate) altre volte basati su meccanismi di potere evidentemente patriarcale (non ci sono nella storia della musica grandi compositrici o direttrici di orchestra mentre da sempre ci sono virtuose di strumenti quali il pianoforte ed il violino) altri misteriosamente basati su chissà cosa. Ad esempio perché non ci sono grandi cuoche nella storia della cucina degli ultimi tre secoli? Nemmeno prima ma è per dire da quando la cucina è diventata un’arte riconosciuta. Nello stesso periodo (e per altro da sempre) ci sono state, anche se misconosciute ai loro tempi ma note oggi poetesse, pittrici, scrittrici, regine perfino. Perché cuoche no? Oggi si stanno affermando in tutto il mondo “chef donna”. Occorrerà trovare nuovi termini temo. E’ come il nome Maria. Viene da Miriam (ebraico: “goccia”, “amata”) non da Mario (latino: “conduttore di uomini”. Vi pare che i Romani, loro sì maschilisti, potessero pensare ad una donna che conduceva uomini?)

Certo poi sono venute la Tatcher, Indira Gandhi, Golda Meir. Ma anche Elisabetta I°, Caterina di Russia…

Ma questo è un altro problema però.

Lalla? Alloro romano o tulipano slavo?

 MASSIMO MONGAI

7 gennaio 2014 Posted by | Fantascienza, News | , , | 1 commento

   

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