Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Riff su jazz e fantascienza

Abbiamo spedito a Paul Gilster l’articolo di Massimo Mongai pubblicato qualche settimana fa. Paul ci ha risposto con un interessante testo, che i lettori troveranno tradotto qui di seguito sempre da Mongai, unitamente ad altre sue considerazioni. Speriamo di tornare ancora sull’argomento.

(Image1: Herbie Hancock)

 Herbie+Hancock+Herbie Scrive dunque Paul Gilster:

“Qualche considerazione sul jazz e la fantascienza. Temo che la traduzione (dell’articolo di Mongai segnalato sopra, nde) fatta da Google mi abbia dato dei problemi, quindi non sono in grado di rispondere ad ogni punto. Ma in generale posso ben vedere da dove viene il confronto tra le due. Io sono un appassionato di jazz di lunga data. Se ripenso alla mia esperienza, ricordo che stavo leggendo fantascienza in gran quantità sin da quando avevo dieci anni e che ho cominciato ad ascoltare enormi quantità di jazz quando ho raggiunto i 15. Entrambi quindi sono parti essenziali della mia giovinezza, e il saggio sul vostro sito mi ha fatto riflettere sul perché sembrano collegati.

 In molti modi tutta la scrittura narrativa è improvvisazione, quindi suppongo che il tema più ampio sia che la creazione di prospettive umane attraverso la finzione fa sempre ciò che il fa jazz – cerca di trasmettere una percezione o una esperienza umana individuali. Ora il jazz, che discende della musica gospel e blues, trae la sua forza dall’improvvisazione. E suppongo che il punto in cui la fantascienza più si avvicina allo spirito di improvvisazione del jazz è nel modo in cui è disposta a piegare su se stesse le idee, a creare uno o più riff, quasi dei ritornelli su determinati fatti noti in modo da creare versioni alternative di ciò che potrebbe accadere domani (o in alcuni tipi di fantascienza, quello che potrebbe essere successo in anni passati).

 (N.d.T. In Italiano siamo soliti tradurre riff come ritornello. Ma la parola è un po’ più complessa. Il lettore scelga la propria interpretazione preferita nel testo di Gilster verificandolo con questa pagina di Wikipedìa.)

Miles

(Image 2: Miles Davis)

Così uno scrittore di fantascienza può fare qualcosa di simile a ciò che sto sentendo Horace Silver fare in questo momento – mentre scrivo sto ascoltando il meraviglioso album  Song For My Father. Silver evoca una infinita magia dagli 88 tasti del piano, così come uno scrittore di fantascienza evoca mondi da leggi ben fondate della fisica, mentre a volte lo fa piegando a volte quelle leggi lungo i loro confini meno esplorati. Capisco quindi cosa intendeva il vostro autore: ci sono una emozione ed una sorta di spavalderia nella fantascienza che mi ricordano il jazz.

Detto questo, mi sorprende che io conosca abbastanza pochi appassionati di fantascienza che siano anche degli ascoltatori di jazz. La musica jazz, negli Stati Uniti almeno, conta una comunità ancora vivace ma relativamente rarefatta. È certamente lontana dal morire e ho sentito cose meravigliose per il futuro da molti nuovi musicisti, ma non è diventata così diffusa come avrei voluto che fosse. Non la vedo come elitaria, ma è difficile negare che il gusto per questa musica sembra relativamente poco comune rispetto a ciò che tendiamo a sentire sulla maggior parte delle stazioni radio.

 La fantascienza – almeno del genere scritto – è paragonabile al jazz anche nel fatto che ha sviluppato una piccola comunità di appassionati molti anni fa ma, lo abbiamo visto grazie a film come Avatar, nelle mani di Hollywood è diventata una grande forza nel campo dell’intrattenimento. Chissà, forse la capacità della fantascienza di convincere la gente a ripensare ai propri presupposti porterà alcuni a riconsiderare anche le scelte musicali, e in questo caso il jazz acquisterà un nuovo gruppo di ammiratori! Sarebbe un’aggiunta gradita alla scena musicale, e io penso che potrebbe arricchire la vita dei lettori di fantascienza che arriverebbero al jazz classico per la prima volta. John Coltrane, Miles David , Herbie Hancock e tanti altri sono perfettamente in grado di espandere i nostri orizzonti tanto quanto i migliori scrittori di fantascienza.”

 Coltrane2(Image 3: John Coltrane)

Un confronto personale

Ho trovato illuminante il pur breve testo di Gilster. Prima di tutto il mio personale percorso è identico: anche io ho cominciato a leggere FS verso i 12 anni ed ho scoperto il jazz verso i 15. Ho portato avanti separatamente le due cose, rendendomi conto di quanto abbiano in comune solo in tempi recenti. Per altro fino a pochissimo tempo fa pensavo che i punti in comune fossero solo quelli relativi al quando ed al dove dell’inizio (l’America degli anni 20) ed il poi, la trasformazione da generi di “consumo culturale” ultrapopolari ad uno quasi elitario. Ma Gilster parla di un’altra cosa che entrambi hanno in comune, ad esempio l’improvvisazione su temi dati o meno, e il riff, qualcosa di più di un ritornello. Gilster suggeriste un riff sulla rielaborazione delle leggi della fisica ed una loro forzatura. Cos’è l’iperspazio o la navigazione warp se non uno dei molti riff della fantascienza? Ed al tempo stesso una improvvisazione sulle leggi dello spazio-tempo per come le conosciamo? Ci sono cose che sappiamo di non poter scrivere, i tasti del piano sono 88 e le note solo sette, ma quante sinfonie se ne possono ricavare? Fermo restando che la velocità della luce non la posso superare, mettiamo il caso che io voglia improvvisare uno standard del tipo di Take Five, cosa succede? Cosa se…? “What if…?”. Inolte, in un articolo scritto a margine del primo congresso del 100YSS nel 2011, Gilster dice:

“Leggete da cima a fondo documenti sui viaggi interstellari come quelli presentati al congresso e sarete presi in un brainstorming vivace e contagioso. E’ quel tipo di continua rielaborazione mentale di un’idea che un John Coltrane e un McCoy Tyner fanno con un tema musicale.”

 E’ vero che tutto ciò nel genere, nei generi, è comune: ogni genere ha i suoi sottogeneri e le variazioni su un tema. Ma Gilster parla di spavalderia della fantascienza! Ed ha ragione! La fantascienza è spavalda! Gilster dice swagger ed io mi sono perso appresso agli etimi di entrambe le parole e, spavaldamente, lascio a voi questo piacere.

HSilver(image 4: Horace Silver) La parola spavalderia non è del tutto positiva, ha in sé qualcosa di arrogante, ma anche molti assoli di jazz lo sono, anche la forza cosciente di sé lo è, anche la gioventù, insomma ci sono cose spavalde che sono belle così, perché sono spavalde. E fra queste forse lo è la fantascienza, per questo fa paura al mondo accademico che spavaldo non è, se mai è autoritario, e quindi (non ostante coraggiosi tentativi) ignora il genere letterario, tutti i generi, se non come elemento antropologico, da studiare come casistica, materia bassa, come fosse fenomeno sociale, sottoletteratura, come chissene importa se lo è! La Fantascienza come tutto il genere letterario e forse più di altri generi ha una sua forza spavalda, al punto che, come giustamente puntualizza Gilster, è uno dei generi fantastici più praticati da Hollywood, non c’è mese che non veda film di fantascienza nelle sale, per non parlare nelle televisioni o su Rete, e sono moltissimi quelli che proprio non arrivano in Italia.

Anche Gilster nota come il jazz sia estremamente vitale, pur appoggiandosi ad una comunità ristretta, e si sorprende (se posso dirlo, diversamente da me) che fra i fan di jazz che conosce non ci siano più appassionati di FS. E’ tematica questa molto interessante, ma richiederebbe approfondimenti sui dati, ad esempio sul perché le donne non suonano il sassofono. Ma ci torneremo. Lo so, sembro fissato, ma anche questo, se volete, è un riff.

 MASSIMO MONGAI

editing DONATELLA LEVI

25 febbraio 2014 Posted by | Fantascienza, News | , , , | Lascia un commento

Jazz + Fantascienza = perché le donne non suonano il sassofono?

Cosa hanno in comune Jazz e Fantascienza? Niente. Però…

Non vi sembri domanda oziosa. In realtà la questione è già stata posta molte volte, ma non esiste che io sappia di nessun legame strutturale, formale o comunque di contenuti fra Jazz e Fantascienza, e sì che sono appassionato di entrambi. Se si vuole cercare un qualche genere musicale che abbia dei legami con la Fs lo si trova molto più facilmente nel rock o, al limite nei film di Fs di grosso impatto e voglie epiche, con la musica classica (vedi “2001 Odissea nello spazio”; ma quella è evidentemente una scelta autorale, al posto di “Così Parlò Zaratustra” Kubrick avrebbe potuto metterci non dico “l’Aida di Verdi” ma quasi; tutto Wagner ci sta!). Se cercate qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_quarto_libro_della_fantascienza

danielle_di_majo_800_800(nella foto, l’eccezione che conferna la regola: Danielle di Majo). Troverete una citazione : “…Nell’introduzione Fruttero e Lucentini suggeriscono un parallelismo tra la fantascienza e il jazz che fa da filo conduttore dell’intera raccolta. I curatori evidenziano che i due generi – l’uno letterario e l’altro musicale – hanno in comune data e luogo di nascita (gli anni venti del XX secolo, negli Stati Uniti) e condividono una storia di “origini popolari e nobili ascendenze” nella quale la loro popolarità, un tempo enorme, ha conosciuto un declino tale da relegarli oggi a generi quasi elitari.” E’ tutto qui. E cito anche un altro interessante articolo di Giampiero Stocco:

http://www.fantascienza.com/magazine/servizi/8019/la-fantascienza-e-come-il-jazz/

Cito: “La Fantascienza è sotto molti aspetti il “jazz” della letteratura. In primo luogo, sebbene abbia radici europee e forti legami anche con l’Asia, è sicuramente un genere Americano, caratterizzato da un senso di sfida verso ogni linea di confine anche se ci sono margini di spazio e tempo. È come il jazz anche perché si lascia incantare dalla trasformazione, dal cambiamento. La fantascienza non ha paura di guardare alla trasformazione dell’io o alla miriade di possibili cambiamenti che hanno luogo nel mondo esterno. Rappresenta la letteratura dell’incertezza in tempi di mutagenicità.”

220px-Amazing_Stories_Quarterly_1928_SpringPerò l’articolo di Stocco io lo cito per non essere d’accordo! E’ vero ad esempio che il Jazz ama l’improvvisazione ed a suo tempo è stato musica sperimentale e di rottura e di ricerca. Ma è anche vero che ormai il Jazz è musica classicissima, molto stereotipata, molto standardizzata, molto simile a sé stessa, soprattutto il cosiddetto “jazz classico” appunto quello degli anni 40 e 50. E’, come la “musica classica” molto “cristallizzato”. Si può suonare un brano di Mozart con arrangiamenti jazzistici o rock, è stato fatto mille volte, ma classica, jazz e rock sono cose diverse. Lo stesso discorso si può fare identico a mio parere per la fantascienza.

E quindi davvero non hanno niente in comune? Senza dubbio la Fs moderna (fermi restando Welles, Verne e soprattutto I viaggi di Gulliver di Swift ben prima di Mary Shelley) nasce negli anni ’20 in America con le riviste Pulp. (eccone un esempio nell’immagine qui accanto)

http://it.wikipedia.org/wiki/Pulp_magazine

proprio quando nasce il jazz.

http://it.wikipedia.org/wiki/Jazz

770px-Louis_Armstrong_restoredE la Fs che è gran parte della Pulp Fiction nasce popolare, anzi popolarissima, proprio come il jazz. Si evolve fino a diventare un comune consumo non solo di una elite culturalmente “destrutturata” (adolescenti, persone adulte ed incolte che a malapena sanno leggere, masse di neri urbanizzati, lavoratori non specializzati, operai) ma sempre di più diventa anche un crescente consumo letteralmente di massa fino a tutti gli anni ‘50/60, fino a produrre, su un nuovo “medium” come la televisione, quella serie televisiva che fu “Ai confini della realtà” che divenne un fenomeno letteralmente planetario. Gli autori dei filmati della serie erano tutti scrittori di Fs dell’epoca! All’epoca della loro nascita tutte e due erano cultura bassa, come si dice, popolare, nazional-popolare, sono solo canzonette, anche Louis Armstrong. (nella foto qui accanto)

E poi, tristemente (e chissà perché!?), finiscono entrambi con il diventare un prodotto se non elitario quasi. Sia chiaro io credo che la Fs come il Jazz siano “prodotti” culturali vivissimi e diffusissimi, soprattutto in Italia. La musica classica è meravigliosa, ma non se ne scrive più. Fs e jazz nuovi ce ne sono a iosa, ma quelli sono! Nuovi brani non nuovi stili. Ed è indubbio che ormai il Jazz sia un consumo culturale medio alto se non elitario, e a ben guardare il “fandom” sembra la stessa cosa. Anche se le due platee con coincidono o se lo fanno accade 220px-Weird_Tales_May_1934per caso.

Una sola altra cosa hanno in comune: le donne non amano il jazz…

Scherzo. Non mi linciate. Però è vero che poche donne amano il jazz così come poche donne amano la FS. Tant’è vero che donne sassofoniste ce ne sono poche.

Le donne cantano il jazz? Pessima domanda! SOLO LE DONNE cantano il jazz! Quasi. A parte i grandi degli anni 50 e 60. Va a capire perché! Soprattutto in Italia.

E i giovani? Amano il jazz, per ché ai concerti vengono, e salgono anche sul palco come esecutori. Ma sono pochi. E fra loro le donne ci sono, senza dubbio, non tantissime come ad altri tipi di musica, ma ci sono. Ma sono significativamente molto poche.

In cosa sono diversi il jazz italiano e la Fs italiana? Se non altro in una cosa, il jazz italiano è popolarissimo all’estero!

646px-Ravahttp://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Rava

Enrico Rava (nella foto a sinistra) è uno dei musicisti italiani più conosciuti all’estero ed è un jazzista. Non esiste nessuno scrittore Italiano di Fs che sia popolare all’estero.

Un ‘ultima parola. Cool jazz viene di solito tradotto in Italia come Jazz Freddo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cool_jazz

E’ una traduzione sbagliatissima, in realtà “cool” vuol dire “fresco” ma nell’inglese colloquiale e soprattutto nel mondo della musica vuol dire “fighetto”. O se volete, “fico” o “figo” o ”alla moda” e questo gli americani hanno cominciato a dirlo del jazz proprio negli anni 60 quando il jazz diventava, come la Fs di moda fra gli intellettuali. Esiste una Fs cool, fica o fighetta? No. Nemmeno nel fandom nessuno ha il coraggio di dire che esiste 😉

Desmond_brubeck_5a51762uPer chi non lo conoscesse questo è “Take five”, suonato da Brubeck. È una registrazione del 1961 e ditemi se in 63 anni! ha perso anche solo un millesimo del suo valore, della sua bellezza e della sua freschezza. Del resto non a caso viene tutt’ora eseguito ovunque. Molto “cool”, molto classica, cristallizzata e perfetta e molto apprezzata dagli intellettuali di NY (per dire: Woody Allen suona il clarinetto in una band da sempre)

http://www.youtube.com/watch?v=o2In5a9LDNg

In conclusione non esiste nulla che leghi Fs e Jazz. Tranne il fatto che poche donne leggono Fs e suonano il sassofono e che tutte e due siano cool fra gli intellettuali. Forse. (nella foto Dave Brubeck al piano, con Paul Desmond).

MASSIMO MONGAI

28 gennaio 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , | 1 commento

   

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