Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Jazz + Fantascienza = perché le donne non suonano il sassofono?

Cosa hanno in comune Jazz e Fantascienza? Niente. Però…

Non vi sembri domanda oziosa. In realtà la questione è già stata posta molte volte, ma non esiste che io sappia di nessun legame strutturale, formale o comunque di contenuti fra Jazz e Fantascienza, e sì che sono appassionato di entrambi. Se si vuole cercare un qualche genere musicale che abbia dei legami con la Fs lo si trova molto più facilmente nel rock o, al limite nei film di Fs di grosso impatto e voglie epiche, con la musica classica (vedi “2001 Odissea nello spazio”; ma quella è evidentemente una scelta autorale, al posto di “Così Parlò Zaratustra” Kubrick avrebbe potuto metterci non dico “l’Aida di Verdi” ma quasi; tutto Wagner ci sta!). Se cercate qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_quarto_libro_della_fantascienza

danielle_di_majo_800_800(nella foto, l’eccezione che conferna la regola: Danielle di Majo). Troverete una citazione : “…Nell’introduzione Fruttero e Lucentini suggeriscono un parallelismo tra la fantascienza e il jazz che fa da filo conduttore dell’intera raccolta. I curatori evidenziano che i due generi – l’uno letterario e l’altro musicale – hanno in comune data e luogo di nascita (gli anni venti del XX secolo, negli Stati Uniti) e condividono una storia di “origini popolari e nobili ascendenze” nella quale la loro popolarità, un tempo enorme, ha conosciuto un declino tale da relegarli oggi a generi quasi elitari.” E’ tutto qui. E cito anche un altro interessante articolo di Giampiero Stocco:

http://www.fantascienza.com/magazine/servizi/8019/la-fantascienza-e-come-il-jazz/

Cito: “La Fantascienza è sotto molti aspetti il “jazz” della letteratura. In primo luogo, sebbene abbia radici europee e forti legami anche con l’Asia, è sicuramente un genere Americano, caratterizzato da un senso di sfida verso ogni linea di confine anche se ci sono margini di spazio e tempo. È come il jazz anche perché si lascia incantare dalla trasformazione, dal cambiamento. La fantascienza non ha paura di guardare alla trasformazione dell’io o alla miriade di possibili cambiamenti che hanno luogo nel mondo esterno. Rappresenta la letteratura dell’incertezza in tempi di mutagenicità.”

220px-Amazing_Stories_Quarterly_1928_SpringPerò l’articolo di Stocco io lo cito per non essere d’accordo! E’ vero ad esempio che il Jazz ama l’improvvisazione ed a suo tempo è stato musica sperimentale e di rottura e di ricerca. Ma è anche vero che ormai il Jazz è musica classicissima, molto stereotipata, molto standardizzata, molto simile a sé stessa, soprattutto il cosiddetto “jazz classico” appunto quello degli anni 40 e 50. E’, come la “musica classica” molto “cristallizzato”. Si può suonare un brano di Mozart con arrangiamenti jazzistici o rock, è stato fatto mille volte, ma classica, jazz e rock sono cose diverse. Lo stesso discorso si può fare identico a mio parere per la fantascienza.

E quindi davvero non hanno niente in comune? Senza dubbio la Fs moderna (fermi restando Welles, Verne e soprattutto I viaggi di Gulliver di Swift ben prima di Mary Shelley) nasce negli anni ’20 in America con le riviste Pulp. (eccone un esempio nell’immagine qui accanto)

http://it.wikipedia.org/wiki/Pulp_magazine

proprio quando nasce il jazz.

http://it.wikipedia.org/wiki/Jazz

770px-Louis_Armstrong_restoredE la Fs che è gran parte della Pulp Fiction nasce popolare, anzi popolarissima, proprio come il jazz. Si evolve fino a diventare un comune consumo non solo di una elite culturalmente “destrutturata” (adolescenti, persone adulte ed incolte che a malapena sanno leggere, masse di neri urbanizzati, lavoratori non specializzati, operai) ma sempre di più diventa anche un crescente consumo letteralmente di massa fino a tutti gli anni ‘50/60, fino a produrre, su un nuovo “medium” come la televisione, quella serie televisiva che fu “Ai confini della realtà” che divenne un fenomeno letteralmente planetario. Gli autori dei filmati della serie erano tutti scrittori di Fs dell’epoca! All’epoca della loro nascita tutte e due erano cultura bassa, come si dice, popolare, nazional-popolare, sono solo canzonette, anche Louis Armstrong. (nella foto qui accanto)

E poi, tristemente (e chissà perché!?), finiscono entrambi con il diventare un prodotto se non elitario quasi. Sia chiaro io credo che la Fs come il Jazz siano “prodotti” culturali vivissimi e diffusissimi, soprattutto in Italia. La musica classica è meravigliosa, ma non se ne scrive più. Fs e jazz nuovi ce ne sono a iosa, ma quelli sono! Nuovi brani non nuovi stili. Ed è indubbio che ormai il Jazz sia un consumo culturale medio alto se non elitario, e a ben guardare il “fandom” sembra la stessa cosa. Anche se le due platee con coincidono o se lo fanno accade 220px-Weird_Tales_May_1934per caso.

Una sola altra cosa hanno in comune: le donne non amano il jazz…

Scherzo. Non mi linciate. Però è vero che poche donne amano il jazz così come poche donne amano la FS. Tant’è vero che donne sassofoniste ce ne sono poche.

Le donne cantano il jazz? Pessima domanda! SOLO LE DONNE cantano il jazz! Quasi. A parte i grandi degli anni 50 e 60. Va a capire perché! Soprattutto in Italia.

E i giovani? Amano il jazz, per ché ai concerti vengono, e salgono anche sul palco come esecutori. Ma sono pochi. E fra loro le donne ci sono, senza dubbio, non tantissime come ad altri tipi di musica, ma ci sono. Ma sono significativamente molto poche.

In cosa sono diversi il jazz italiano e la Fs italiana? Se non altro in una cosa, il jazz italiano è popolarissimo all’estero!

646px-Ravahttp://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Rava

Enrico Rava (nella foto a sinistra) è uno dei musicisti italiani più conosciuti all’estero ed è un jazzista. Non esiste nessuno scrittore Italiano di Fs che sia popolare all’estero.

Un ‘ultima parola. Cool jazz viene di solito tradotto in Italia come Jazz Freddo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cool_jazz

E’ una traduzione sbagliatissima, in realtà “cool” vuol dire “fresco” ma nell’inglese colloquiale e soprattutto nel mondo della musica vuol dire “fighetto”. O se volete, “fico” o “figo” o ”alla moda” e questo gli americani hanno cominciato a dirlo del jazz proprio negli anni 60 quando il jazz diventava, come la Fs di moda fra gli intellettuali. Esiste una Fs cool, fica o fighetta? No. Nemmeno nel fandom nessuno ha il coraggio di dire che esiste 😉

Desmond_brubeck_5a51762uPer chi non lo conoscesse questo è “Take five”, suonato da Brubeck. È una registrazione del 1961 e ditemi se in 63 anni! ha perso anche solo un millesimo del suo valore, della sua bellezza e della sua freschezza. Del resto non a caso viene tutt’ora eseguito ovunque. Molto “cool”, molto classica, cristallizzata e perfetta e molto apprezzata dagli intellettuali di NY (per dire: Woody Allen suona il clarinetto in una band da sempre)

http://www.youtube.com/watch?v=o2In5a9LDNg

In conclusione non esiste nulla che leghi Fs e Jazz. Tranne il fatto che poche donne leggono Fs e suonano il sassofono e che tutte e due siano cool fra gli intellettuali. Forse. (nella foto Dave Brubeck al piano, con Paul Desmond).

MASSIMO MONGAI

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28 gennaio 2014 - Posted by | Fantascienza | , , , , , ,

1 commento »

  1. […] spedito a Paul Gilster l’articolo di Massimo Mongai pubblicato qualche settimana fa. Paul ci ha risposto con un interessante testo, che i lettori […]

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    Pingback di Riff su jazz e fantascienza « Il Tredicesimo Cavaliere | 25 febbraio 2014 | Rispondi


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