Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Il Trofeo RiLL: un viaggio inaspettato nel fantastico

copertina finaleUn mese fa Gianfranco De Turris ha raccontato su queste pagine come nacque il “moderno fantastico italiano”, ripercorrendo l’esperienza del premio di narrativa fantastica J.R.R. Tolkien e della casa editrice Solfanelli. Visto che quell’articolo si concludeva arrivando ai primi anni ’90, Roberto Flaibani mi ha chiesto di raccontare su questo blog la storia del Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, che guarda caso prende le mosse dal 1993 (giungendo sino a oggi).

Essere chiamato a continuare un discorso iniziato da un esperto come Gianfranco De Turris non è facile, ma a Roberto Flaibani non posso dire di no, quindi… cominciamo dall’inizio!

 Nei primi anni ’90 la letteratura fantastica non era solo letta o scritta: era già (seppure molto meno di oggi) nell’immaginario, almeno dei più giovani. C’erano infatti i film della prima trilogia di “Guerre Stellari” (e molti altri usciti successivamente), i videogiochi, i fumetti, i libri-gioco e… i giochi di ruolo.

 Cosa è un gioco di ruolo?

Per farla molto semplice, il gioco di ruolo è quel gioco in cui i partecipanti, seduti intorno a un tavolo, giocano a creare insieme una storia, partendo da un canovaccio di base, proposto dall’arbitro (Master, se volete essere tecnici).

Nel mondo di Guerre Stellari, per esempio, i giocatori potrebbero essere un gruppo di ribelli in missione su Tatooine, incaricati di raggiungere il vecchio Obi-Wan-Kenobi, per portargli un messaggio. Come arrivare da lui, una volta sbarcati? A chi rivolgersi per trovare supporto? Come essere certi di non essere seguiti da qualche spia dell’Impero? Come evitare disavventure su quello sperduto pianeta? Questi sono solo alcuni dei problemi tipici che i giocatori di questa partita a un gioco di ruolo dovrebbero affrontare… O meglio, che i personaggi da loro “interpretati” nella finzione ludica dovranno affrontare.

Eh sì, perché “gioco di ruolo” è la traduzione dall’inglese “role-playing games” e, come noto, in inglese il verbo “to play” indica tanto il giocare quanto l’interpretare…

Insomma, negli anni ’90 c’erano i giochi di ruolo, che avevano ambientazioni fantastiche: l’horror di ispirazione lovecraftiana de “Il richiamo di Cthulhu”, il fantasy dark di “Stormbringer” (che riprendeva le opere di Moorcock), il futuro fantascientifico di “Cyberpunk 2020” o quello cinematografico di “Guerre Stellari”… e ovviamente chi amava quel tipo di storie, lette in qualche libro o viste sul grande schermo, spesso finiva per provare i giochi di ruolo, e diventarne appassionato, dato che erano un modo per ritrovare quelle atmosfere e vivere (anzi, ancora meglio: inventare) mille avventure.

Per me, che sono nato nella seconda metà degli anni ’70, andò esattamente così.

Il gioco di ruolo più famoso è da sempre “Dungeons & Dragons” (D&D, per gli amici), di ambientazione fantasy. Per molto tempo è stato anche l’unico presente sul mercato italiano, tradotto dall’Editrice Giochi. Per questo un’intera generazione di giocatori di ruolo italiani (quelli della mia età, più o meno) si è “formata” su D&D, e a D&D si sfidava almeno una volta all’anno, in occasione del Campionato Nazionale di quel gioco, bandito all’epoca dall’associazione Agonistika (che è sempre farina del sacco del buon Roberto, di cui sopra).

FMIE, complice proprio quella farina, nacque il Trofeo RiLL.

 Nacque il Trofeo RiLL perché, nel lontano mondo pre-internet, gli appassionati di giochi di ruolo comunicavano fra loro dando vita a fanzine (riviste amatoriali), dedicate appunto alla propria passione ludica, ma anche ai temi collegati (racconti e libri fantasy o di fantascienza, film di genere…), che venivano poi spedite in giro per i pochi negozi del settore sparsi lungo la Penisola.

Dopo una partecipazione particolarmente fortunata al Campionato Nazionale di D&D, con alcuni amici decidemmo di creare una fanzine tutta nostra: RiLL, acronimo di Riflessi di Luce Lunare, il nome della nostra squadra al Campionato.

 Di lì a qualche numero lanciammo un concorso letterario: il Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, che dura ancora oggi (è in corso la diciannovesima edizione) e che è “sopravvissuto” felicemente alla nostra fanzine (che ha invece cessato le pubblicazioni nel 2000).

Prima di spiegare perché ho (non a caso) usato l’avverbio “felicemente”, vorrei soffermarmi su alcuni tratti distintivi del Trofeo RiLL, che lo hanno reso (e forse lo rendono tutt’ora) un concorso un po’ diverso rispetto ad altri del settore.

 In primis: perché il racconto e perché fantastico?

La risposta è semplice: se si fa una rivista di 8, 16, o 32 pagine, come noi facevamo all’epoca, non si può che guardare alle storie brevi, per rimpolpare il sommario.

Inoltre, se la reclamizzazione si basa sul più assoluto passaparola, e se si vuole avere un numero decente di iscritti fra cui scegliere cosa premiare e pubblicare, non si può che essere il più generici possibile, quanto al tema del concorso. Di qui la decisione di bandire un concorso per racconti “fantastici”; senza porre, cioè, steccati tra storie fantasy, horror, di fantascienza o “semplicemente” non realistiche.

 Questa seconda scelta è stata a lungo decisamente peculiare, e considerata “strana”. Il Premio Tolkien, ad esempio, era rivolto a storie fantastiche, ma non fantascientifiche. Lo stesso valeva per il premio Lovecraft, mentre il premio Alien era dedicato ai soli racconti di fantascienza. E sto parlando, sia chiaro, di concorsi seri, sotto ogni punto di vista.

 Il fatto è che tutti i premi letterari cui ho accennato erano un prodotto del fandom letterario. Il Trofeo RiLL è invece un premio letterario che nasce nel mondo degli appassionati di gioco di ruolo. Ed è (o almeno era) tutto un altro mondo.

 Molti altri potrebbero raccontarlo meglio di me, ma insomma, in due parole: la letteratura fantastica, in Italia, non ha a lungo avuto molto spazio. Infatti chi scriveva fantasy e fantascienza non poteva contare su un gran supporto dal mondo dell’editoria. Carlo Fruttero, che con Lucentini dirigeva la collana Urania di Mondadori, disse una volta che “un’astronave non potrebbe mai atterrare a Lucca”, per dire che la fantascienza non era roba da italiani. Di fatto, una bella pietra tombale su chi nel nostro paese amava quel genere, e voleva magari scriverne.

 Ecco, tutto questo background fra gli appassionati di gioco di ruolo non esisteva.

Se ti piace giocare a D&D è OVVIO che hai letto e apprezzato “Il Signore degli Anelli”, o le storie di Conan il Barbaro, o magari la serie della Dragon Lance. Mutatis mutandis, se giochi a “Guerre Stellari” o “Cyberpunk 2020” amerai la fantascienza e i suoi autori. Ancora, se sei un vero giocatore appassionato, è probabile che tu non giochi solo a D&D, ma anche a qualche altro gioco di ruolo, di qualche altra ambientazione, passando quindi dal fantasy alla fantascienza, o all’horror.

È un caso, ma una di quelle casualità molto ironiche del destino, che sia proprio Lucca la città che ospita (dal 1994) la principale fiera italiana dedicata al Gioco e quindi all’immaginario fantastico (fantascienza inclusa).

 Quindi: il Trofeo RiLL nasce come concorso aperto a qualunque storia che sia “al di là” del reale, per esigenze editoriali spicciole ma anche per una sostanziale non conoscenza delle dinamiche del mondo letterario e, se vogliamo, della stessa critica (quella che, decidete voi se a ragione o a torto, distingue il fantastico dalla fantascienza).

 Dall’origine ludica del Trofeo RiLL deriva poi un malinteso che a lungo ci ha perseguitato: che per partecipare al concorso fosse necessario essere un giocatore di ruolo. Non è mai stato così: ci siamo sempre rivolti alla generalità degli appassionati, qualunque fossero la provenienza, il sesso, il lavoro, le opinioni politiche, la religione… e chi più ne ha più ne metta.

Naturalmente, per un certo tempo il grosso degli iscritti erano giocatori di ruolo, ma possiamo dire di essere stati abbastanza presto oggetto delle attenzioni di tanti altri appassionati (che ringraziamo).

 Allo stesso modo, non ci siamo mai posti il problema della “italianità” delle storie. Ci bastava (e pretendevamo, ovviamente!) che fossero belle… l’ambientazione era un aspetto successivo, seppure non secondario.

MI2012_copMi piace pensare che, da questo punto di vista, i tempi siano ormai cambiati rispetto a quelli evocati da Gianfranco De Turris nel suo articolo, visto che il racconto che ha vinto il XVIII Trofeo RiLL si intitola “Il Carnevale dell’Uomo Cervo” (lo ha scritto il torinese Luigi Musolino) e prende ispirazione dall’omonima festa popolare di Castelnuovo al Volturno, in provincia di Isernia.

 In ogni caso, in diciotto anni di Trofeo RiLL abbiamo premiato racconti di ogni tipo: storie ambientate su astronavi, su mondi fantasy dilaniati da guerre, nell’antica Roma, durante la Rivoluzione Francese, in imprecisate dimensioni parallele, alla fine del mondo, e poi racconti umoristici, racconti ambientati ai giorni nostri, nel futuro, o in presenti alternativi a quello che tutti conosciamo (in Italia o in qualunque altra parte della Terra).

 Di certo, poi, il Trofeo RiLL è cresciuto: dai 37 racconti della prima edizione (1994), siamo passati ai 226 di quella del 2012, con testi provenienti dall’Italia ma anche da Australia, Giappone e Stati Uniti.

In giuria sono passati scrittori come Franco Cuomo, Valerio Evangelisti, Luca Di Fulvio e Carlo Lucarelli, e oggi possiamo vantare la stabile collaborazione di autori come Giulio Leoni, Massimo Mongai, Massimo Pietroselli e Sergio Valzania (e Donato Altomare, che è uno dei tanti scrittori vincitori del premio Tolkien).

 Il fatto che noi RiLLini abbiamo smesso, a un certo punto della nostra vita, di essere dei giocatori di ruolo “abituali” ci ha portato a concentrare le energie sul concorso letterario. La storia del Trofeo RiLL degli ultimi dieci anni ci conforta sulla bontà di quella scelta… e non solo per la crescita del numero degli iscritti (che pure fa piacere).

Dal 2003, ogni anno, abbiamo curato un’antologia di racconti “dal Trofeo RiLL e dintorni”, con i racconti migliori dell’annata del concorso e racconti di scrittori membri della giuria. La collana “Mondi Incantati” è realizzata senza alcun contributo da parte degli autori pubblicati ed è patrocinata dal festival Lucca Comics & Games (che è un po’ la casa del Trofeo RiLL, dato che da sempre lì si svolge la nostra cerimonia di premiazione). Dal 2011 l’editore è la Wild Boar, una casa editrice di giochi di ruolo che punta particolarmente sul connubio giochi di ruolo/ narrativa fantastica.

 Negli anni RiLL ha affiancato altri concorsi al Trofeo RiLL: SFIDA (riservato dal 2006 agli autori già finalisti del Trofeo RiLL), il premio Rudy Turturro (del 2007, per racconti di fantascienza umoristica) e, nell’estate 2012, Un Racconto in Mostra (il concorso per micro-racconti fantastici che abbiamo bandito per festeggiare i vent’anni di attività della nostra associazione).

E molte sono state le manifestazioni cui abbiamo partecipato: da Ludika 1243 a Roma Comics & Games, e poi le fiere letterarie Più Libri Più Liberi (di Roma) e BUK (di Modena).

 Il “moderno fantastico italiano” non si esaurisce, ovviamente e per fortuna, nell’esperienza del gruppo RiLL (e del Trofeo RiLL). Di sicuro, se confronto tutta la strada fatta rispetto a quella che mi potevo aspettare all’inizio, non posso che definire la storia di RiLL un “viaggio inaspettato”.

Ed essere felice di avere contribuito a scriverla.

 P.S.: scusate se faccio reclame: le iscrizioni al XIX Trofeo RiLL sono aperte sino al prossimo 20 marzo. Per saperne di più: http://www.rill.it e trofeo@rill.it

 XIX TROFEO RiLL – Bando di Concorso

 ALBERTO PANICUCCI

28 gennaio 2013 Posted by | Fantascienza, Giochi | , , | Lascia un commento

I Terrestri alla ricerca di Pandora: le missioni minori

esopianetiE’ proprio una bella soddisfazione poter incominciare un articolo dedicato alla ricerca degli esopianeti citando dati freschissimi e lusinghieri provenienti dalla sonda Kepler. Infatti, l’ultimo elenco di avvistamenti di nuovi pianeti extrasolari rilasciato il mese scorso comprendeva la bellezza di 18.406 eventi. Una volta sottoposti a verifica, moltissimi risulteranno essere dei “falsi positivi”, ma da un esame preliminare eseguito dal Planetary Habitability Laboratory presso l’Osservatorio di Arecibo, sono stati individuati 262 potenziali mondi abitabili, di cui 4 di dimensioni marziane, 23 terrestri, mentre i rimanenti sono di dimensioni superiori a quelle della Terra (super-Terre). Per catalogare questi candidati privilegiati, è stato creato un apposito indice di somiglianza alla Terra, chiamato ESI, e 24 di loro hanno ricevuto un punteggio di almeno 0,90 ESI. Il primo della lista risulta essere un pianeta tipo Terra, che in 231 giorni completa la sua orbita intorno alla stella KIC-6210395, dalla quale riceve il 70% dell’energia che noi riceviamo dal Sole. E’ ormai opinione sempre più diffusa tra gli esperti che nella Via Lattea esistano milioni di pianeti simili alla Terra e adatti a ospitare la vita.

 Ai lettori della prima parte dell’articolo non sarà sicuramente sfuggita la sostituzione, nel titolo, del termine Europei con Terrestri. Infatti, anche se i particolari scarseggiano, si registra interesse per gli esopianeti da parte di Giappone, Russia e Cina. Jaxa, la dinamica agenzia spaziale giapponese, ha varato un proprio programma di astrometria chiamato JASMINE, complementare a GAIA, ma operante nell’infrarosso. Una prima missione esplorativa, Small-JASMINE, sarà lanciata nel 2014.

 Anche Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, punta sull’astrometria con il programma OSIRIS, che in qualche modo sembra rifarsi al SIM, l’interferometro spaziale cancellato dai programmi della NASA nel 2010. I Russi vorrebbero lanciarlo nel 2018, ma i finanziamenti per le attività spaziali sono discontinui e dopo il naufragio della missione Phobos-Grunt, l’intero programma spaziale russo è in piena crisi.

 I Cinesi hanno cominciato a dimostrare interesse per l’astrometria e la ricerca degli esopianeti solo in tempi recenti. Prevedono di lanciare un osservatorio a raggi X e una sonda da immettere in orbita polare intorno al Sole entro il 2019, e fanno programmi per un telescopio satellitare.

 Nel settore delle missioni minori, l’amichevole competizione tra i due maggiori attori, ESA e NASA, sembra volgere, seppure di poco, a favore degli americani che presentano due missioni già vincitrici di una tranche di finanziamenti, e forse una terza missione. TESS,  complementare a Kepler, usa anch’essa il metodo del transito per individuare gli esopianeti, ma non in una zona circoscritta del cielo, come Kepler, bensì su tutta la sfera celeste, come GAIA. La strumentazione di bordo è in grado, però, di osservare a una distanza non superiore ai 200 anni-luce dal Sole, alla ricerca dei migliori besagli per future esplorazioni. Se riceverà l’intero ammontare dei finanziamenti richiesti nei tempi previsti, TESS potrebbe già essere in orbita nel 2016 per un ciclo operativo di almeno due anni.

 cheopsCHEOPS dell’ESA (nella illustrazione qui a sinistra) e FINESSE della NASA costituiscono un netto salto di qualità e di prospettiva non solo nella ricerca generica degli esopianeti, ma nel precisare le caratteristiche fisiche, perfino atmosferiche di esopianeti già noti. Così l’europea CHEOPS indagherà sulla relazione tra la massa e il raggio degli esopianeti catalogati come Super-Terre, e sui meccanismi fisici che regolano il trasferimento dell’energia nell’atmosfera tra l’emisfero diurno e quello notturno. Identificherà i pianeti dotati di una atmosfera significativa, studiando i rapporti che intercorrono tra i parametri e la distanza della stella di riferimento e la massa e l’atmosfera di ciascun pianeta. CHEOPS percorrerà un’orbita a 800 km di altitudine e peserà non più di 200 kg. In virtù del suo peso ridotto, sarà possibile lanciarla scegliendo tra una vasta gamma di missili vettori, tra cui il VEGA. FINESSE, invece, grazie al suo spettrometro all’infrarosso, sarà in grado di rilevare nell’atmosfera del pianeta esaminato, la presenza di molecole molto significative, come acqua, metano, monossido di carbonio, anidride carbonica. Il suo obiettivo sono 200 esopianeti, dal tipo-Giove alle super-Terre. La sonda eseguirà analisi spettrografiche mentre l’esopianeta si trova in punti diversi della sua orbita e tenterà di definire non solo la composizione chimica dell’atmosfera ma anche le sue eventuali variazioni tra giorno e notte.

 finesseCHEOPS e FINESSE (nella illustrazione qui a sinistra), e anche TESS, per ora hanno ricevuto solo i finanziamenti per la prima fase del lungo iter che porta alla rampa di lancio. Se tutto andrà bene, dovrebbero fare il loro ingresso in orbita entro la fine del decennio. Non così per EXCEDE della NASA, che non ha completamente convinto gli esaminatori, e ha ricevuto, invece della tranche completa, un acconto sufficiente solo per concludere le indagini preliminari. La missione consiste nello studio della luce zodiacale, una luminosità diffusa come una specie di banco di nebbia, provocata dalla luce della stella quando si riflette su una tenue ma vasta nuvola di polvere, presente con diversa densità in molti sistemi stellari, tra cui anche il nostro. Lo studio della natura e della distibuzione della polvere può fornire indicazioni molto precise sulla presenza di esopianeti. Allo stesso tempo questo effetto nebbia è una maledizione per gli studiosi americani, che hanno puntato, nella ricerca e la caratterizzazione dei pianeti extrasolari, sull’utilizzo intensivo di tecnologie di direct imaging. EXCEDE sembra essere la missione giusta per affrontare il problema e trovare una soluzione. Inoltre, in caso di tagli al bilancio, per le ricerche sulla luce zodiacale si potrebbe utilizzare il telescopio ZODIAC II, che viene portato ai limiti dell’atmosfera da un pallone, ed è in grado di ottenere risultati utili, sebbene parziali e incompleti, a una frazione del costo del progetto originario.

 Sempre dalla NASA, arrivano altre due proposte dotate di una certa originalità. La prima, denominata BigBENI, si compone di due telescopi da un metro ciascuno trasportati ad alta quota tramite palloni, per sperimentare la tecnica dell’ “interferometro a cancellazione”. Le luci raccolte dai due strumenti vengono elaborate in modo che ogni onda proveniente dall’oggetto osservato venga azzerata da un’altra identica, ma in opposizione di fase. In pratica, se osserviamo una stella molto luminosa, e azzeriamo la sua luce con questo sistema, la debole luce riflessa di un eventuale esopianeta potrebbe allora emergere ed essere studiata.

robonautIl programma OPTIIX punta a dimostrare che è possibile assemblare nello spazio un grande telescopio ottico, usando la ISS come banco di prova e facendo uso di robot telecomandati. Gli elementi del puzzle potrebbero arrivare alla Stazione già nel 2015. Se OPTIIX si rivelasse un successo, farebbe risparmiare parecchi soldi e contribuirebbe a contenere i rischi. (nella illustrazione qui a sinistra i robonaut della Stazione Spaziale Internazionale)

 Concludiamo con un breve accenno alla missione Euclid (ESA), per arrivare alla descrizione dell’effetto microlensing (microlente gravitazionale). Di tutte le missioni delle quali ci siamo occupati in questo articolo, Euclid è l’unica che sia stata già approvata e finanziata, e di cui si conosca sommariamente la data di lancio, ossia il 2020. La sonda sarà equipaggiata per lo studio della materia e dell’energia oscure, uno dei grandi misteri ancora non risolti dell’astronomia moderna. In secondo luogo sarà dotata di apparecchiature per il microlensing, cosicché, al momento del lancio, Euclid potrebbe essere il primo veicolo spaziale a effettuare la ricerca degli esopianeti utilizzando tale metodo. Per una definizione semplice ma accurata del microlensing, lasciamo la parola a Ilaria Carleo dell’Università di Salerno, che nella sua tesi di laurea scrive quanto segue:

 Il metodo del microlensing si basa su un effetto predetto dalla Teoria della Relatività Generale di Einstein: i raggi di luce possono essere deviati da un campo gravitazionale sufficentemente forte. Dunque i raggi provenienti da una stella lontana vengono deviati dal campo gravitazionale di una stella vicina situata lungo la linea di vista dell’osservatore. La stella vicina funge da lente, e la sorgente appare più luminosa. L’allineamento della stella lente lungo la linea di vista rispetto alla sorgente è transitorio, poiché le due stelle sono in moto relativo l’una con l’altra. Ciò significa che le osservazioni di microlensing rilevano un picco nella luminosità quando la lente si muove lungo la linea di vista della sorgente, e un successivo oscuramento mano a mano che la lente si allontana. Se un pianeta orbita intorno alla stella lente, il suo stesso campo gravitazionale può contribuire alla curvatura dei raggi di luce. Ciò produrrà uno stretto picco nella curva di luce della stella lente, che indica proprio la presenza del pianeta. Sfortunatamente, gli eventi di microlensing sono rari, e, in caso di scoperta planetaria, questa non può essere confermata da un’ulteriore osservazione perchè tali eventi sono irripetibili.

ROBERTO FLAIBANI

Lista degli acronimi:

JASMINE (Japan Astrometry Satellite Mission for INfrared Exploration)

TESS (Transiting Exoplanets Survey Satellite)

CHEOPS (CHaracterizing ExOPlanet Satellite)

FINESSE (Fast INfrared Exoplanet Spectroscopic Survey Explorer)

EXCEDE (Exoplanetary Circumstellar Environments and Disk Explorer)

BigBENI (Big Balloon Exoplanet Nulling Interferometer)

OPTIIX (OPtical Testbed and  Integration on ISS eXperiment)

Fonti e ringraziamenti:

I siti ufficiali di ESA e NASA

PHL – Planetary Habitability Laboratory

https://sites.google.com/a/upr.edu/planetary-habitability-laboratory-upra/press-releases/mygoditsfullofplanetstheyshouldhavesentapoet

The Space Review – Future exoplanet missions: NASA and the world (part 2)

http://www.thespacereview.com/article/2170/1

Si ringraziano ESA e NASA per le immagini

23 gennaio 2013 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Carnevale della Fisica, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , , , , , , , , | 1 commento

Quando nacque il fantastico italiano

Nel 2012 sono ricorsi i 60 anni della fantascienza in Italia. Occasione anche per pubblicare l’edizione raddoppiata di un saggio collettaneo del 2002: Cartografia dell’Inferno – 50 anni di fantascienza in Italia 1952-2002, che in 500 pagine riunisce 38 saggi di 30 autori diversi. L’ha pubblicata la casa editrice Elara di Bologna. Ecco uno dei saggi, dedicato ai pionieri della letteratura fantastica italiana.

 Dimensione cosmica AMa quando nacque il moderno fantastico italiano? Tutto ebbe inizio con una pubblicazione semiprofessionale, qualcosa di più di un fanzine e qualcosa di meno di una rivista, Dimensione cosmica, che uscì a Chieti nel maggio 1978 per iniziativa di Michele Martino: pubblicazione battagliera e aperta al fantastico, in contatto con una casa editrice, quella di Marino Solfanelli,  attivissima in ambito locale e a livello universitario, che poco dopo la stampò. Nel 1979, Dimensione cosmica dedicò un numero speciale a J.R.R.Tolkien e Martino, insieme al figlio dell’editore, Marco Solfanelli, mi chiese di diventare presidente di un Premio di narrativa fantastica J.R.R.Tolkien dedicato a storie italiane inedite: a quella prima edizione giunsero 72 racconti di 64 autori diversi e i vincitori furono proclamati a Pescara il 6 gennaio 1980: giunse primo Gianluigi Zuddas, con una storia di heroic fantasy nel suo stile vivace e ironico, secondo fu un racconto horror di Luigi De Pascalis, terzo un racconto di ambiente cavalleresco di Franco Cardini, il noto medievista. In tal modo s’indicavano già le linee del concorso: nonostante fosse intitolato all’autore de Il Signore degli Anelli, non chiedeva una sua imitazione. E così in effetti fu: gli autori che parteciparono alle sue tredici edizioni (racconti, romanzi brevi, romanzi) spaziarono in tutti gli ambiti del’Immaginario, fantascienza esclusa ovviamente, mostrando una autonomia ed una originalità notevolissime.

Il concorso promosse e consolidò il fantastico “italiano” (vale a dire con ambientazione, sfondi, personaggi e soprattutto riferimenti storici, mitici, leggendari italiani), fece emergere molti nomi nuovi, sollecitò ad interessarsi di fantasy scrittori che sino a quel momento si erano occupati soltanto di science fiction: purtroppo gli anni Ottanta non brillavano per grandi possibilità editoriali e spesso gli autori migliori e più originali vedevano frustrate le loro potenzialità e dopo aver partecipato con successo a due o tre edizioni del premio ritornavano nell’anonimato.

Il Premio Tolkien costituiva l’apice della visibilità per la casa editrice di Chieti, il cui settore fantastico e fantascientifico era stato affidato a Marco Solfanelli che gli aveva dato un forte impulso con la creazione di tutta una serie di collane, ognuna con una sua ben chiara caratterizzazione, praticamente tutte tese alla promozione della produzione italiana contemporanea e alla riscoperta di autori del passato o di classici stranieri dimenticati. In quindici anni di attività, la Solfanelli ha pubblicato oltre cento titoli e di certo più testi di autori italiani di tutti gli altri editori operanti nel settore fino a quel momento.

Si può dire con un certo orgoglio che nella teorizzazione e nella pratica il fantastico “italiano” è nato insieme alle e per le iniziative promosse dalla Solfanelli: grazie anche alle sollecitazioni personali, allo sprone del Premio Tolkien, ai contatti diretti con gli esordienti che spesso sono divenuti anche amici con i quali si è rimasti in rapporto personale e letterario. E questo in un momento di totale riflusso, allorché le velleità fantascientifiche del decennio precedente, con il loro strascico di inutili e forzate polemiche, si erano dissolte scontrandosi con la dura realtà del mercato editoriale e della vita di tutti i giorni.

Si aveva una idea ben chiara in mente, ed era quella teorizzata nei volumi della Fanucci curati nei dieci anni precedenti e con la Solfanelli portata sul piano pratico: il fantastico come derivazione del mito. Di conseguenza, un certo tipo di fantasy e heroic fantasy tradizionale veniva privilegiata e promossa, ma senza alcun settarismo o partigianeria (che alla fin fine sarebbero risultati perdenti). Così, fra i libri della Solfanelli trovarono posto tutti i generi dell’Immaginario, fantascienza compresa: lo stesso dicasi del Premio Tolkien ed è sufficiente dare uno sguardo ai vincitori. Quel che interessava soprattutto a me, era dare una impronta nostra a quanto si scriveva, non fare una mera opera di copiatura dei modelli esteri, vale a dire soprattutto americani. All’epoca questo esplicito intento, teorizzato anche in articoli, introduzioni e interventi pubblici, ebbe praticamente tutti gli esponenti della critica specializzata contro perché veniva considerato un atteggiamento “nazionalista”, se non addirittura “revanscista” (sic!), ma in seguito praticamente tutti hanno ammesso che l’unico modo per essere veramente originali era fare riferimento non solo alla nostra realtà, ma anche alle nostra storia, alle nostre leggende, al nostro folklore, ai nostri miti. E questo non soltanto nel fantastico, ma anche nella fantascienza, nel giallo, nello spionaggio, nel thriller e nell’horror. Nessuno ama più ricordare quelle antiche polemiche e nessuno ama ricordare chi avesse ragione e chi torto, chi avesse cercato questa “nuova” via e chi vi si opponeva: ma sta di fatto che tutto quel che oggi si scrive nella narrativa “di genere” ha una impronta nostra. Meglio tardi che mai.

La Solfanelli indusse scrittori specializzati in fantascienza come Anna Rinonapoli, Lino Aldani, Piero Prosperi e Renato Pestriniero a cimentarsi con il fantastico e l’orrore; stampò romanzi di grande interesse che autori come Gianluigi Zuddas, Antonio Bellomi e Gustavo Gasparini avevano nel cassetto per scarsità di sbocchi editoriali; riscoprì autori contemporanei che avevano scritto piccoli classici come Virgilio Martini e Gianni Vicario; valorizzò nomi del fandom come Miriam Poloniato, Marco Perello e Mario Leoncini; scoprì e valorizzò nomi nuovi come Adolfo Morganti, Tullio Bologna, Marco De Franchi, Nicola Verde, Gabriele Marconi, Errico Passaro, Giuliana Cutore, Roberto Genovesi, Dario Tonani, Giuseppe Magnarapa, molti dei quali sono in attività ed hanno fatto importanti passi avanti nella narrativa e nella saggistica; ospitò firme del mainstream come Italo Moscati, Gabriele La Porta, Franco Cuomo, Angelo Mainardi, Riccardo Reim; recuperò al fantastico autori italiani della nostra letteratura fra Otto e Novecento come Giovanni Magherini Graziani, Gabriele d’Annunzio, Luigi Capuana, Grazia Deledda, Domenico Ciampoli, Luigi Antonelli, Edoardo Calandra, Luigi Pirandello.

Accanto alla narrativa non mancò una vasta opera di teorizzazione del fantastico non solo nelle innumerevoli introduzioni, e negli articoli, recensioni e polemiche ospitate sulle pagine della rivista L’Altro Regno, dove molti giovani critici si fecero le ossa, ma anche in libri come Dal mito alla fantasia (1983) e in saggi del sottoscritto e di Sebastianio Fusco, di Carlo Bordoni, di Adolfo Morganti e di Franco Salerno.

Marco Solfanelli(nella foto, Marco Solfanelli)

Insomma, un modo d’intendere il fantastico (soprattutto “all’italiana”) sviluppatosi nell’arco di un quindicennio, che ha rivelato e promosso vari autori, che ha creato un modo di scrivere fantasy. Forse tutto ciò a qualcuno non è piaciuto e non piace ancora, per motivi sia letterari che contenutistici, ma non si può negare che l’esperienza della casa editrice Solfanelli e del Premio Tolkien ha costituito un momento centrale e positivo della narrativa “di genere” scritta da italiani, anche perché funzionò, come raramente accade, come spontaneo punto di riferimento di chi amava il genere fantasy, indipendentemente dalle idee che personalmente professava.

GIANFRANCO DE TURRIS

 

7 gennaio 2013 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , , | Lascia un commento

   

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