Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

I primi robot? Nel Mito.

TALOSIl mondo è ormai pieno di robot, si sa. Nelle fabbriche soprattutto, e ormai da anni. Anzi, pare che sia in una fabbrica giapponese nei primi anni ’70 che uno dei primi robot industriali abbia ucciso in un incidente un essere umano (e la cosa è stata tenuta segreta per anni!). Ma in realtà sono un po’ dappertutto, anche se nessuno, finora, simile anche solo lontanamente a quelli di Asimov.

Ma gli “automi” in realtà sono ben più antichi, come del resto rivela la parola stessa automa che viene dritta dritta dal greco, “automatos”, ‪αὐτόματος,‬ “dotato di movimento autonomo”.

Che io sappia la prima citazione di un automa in assoluto in un testo è nell’Iliade:

Teti per consolare il figlio Achille va da Vulcano a fargli costruire delle armi nuove, dato che quelle dell’eroe sono diventate preda di Ettore dopo che questi ha ucciso Patroclo.

Mentre seguían tra lor queste contese,

Teti agli alberghi di Vulcan pervenne;

Stellati eterni rilucenti alberghi,

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Fra i celesti i più belli, e dallo stesso

Vulcan costrutti di massiccio bronzo.

Tutto in sudor trovollo affaccendato

De’ mantici al lavoro. Avea per mano

Dieci tripodi e dieci, adornamento

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Di palagio regal. Sopposte a tutti

D’oro avea le rotelle, onde ne gisse

Da sè ciascuno all’assemblea de’ numi,

E da sè ne tornasse onde si tolse:

Maraviglia a vederli!

Quindi tripodi d’oro su rotelle, che però vanno avanti e dietro apparentemente dotati di una autonoma volontà: “…da sé…”.

E del resto tracce di automi sono anche altrove ad esempio nel Mito di Minosse, creatore del Talos, un enorme gigante di bronzo che difende l’isola di Creta.

imagesIl che mi ha portato sempre a pensare: ma perché nell’antichità greco-romana non si è sviluppata una qualche società industriale? La risposta è ovvia e nota, si trattava di una civiltà schiavista: la forza lavoro, ovunque, dalle campagne alle fabbriche era fornita dagli schiavi; e c’erano fabbriche, sia chiaro, c’era una vera e propria produzione semiindustriale, in serie; i legionari ad esempio indossavano corazze, scudi e gladi tutti uguali, prodotti in strutture paleoindustriali vere e proprie a decine di migliaia di pezzi. Le navi dei cartaginesi addirittura era costruite in prezzi separati, prefabbricati ed assemblati vicino all’acqua.

Però, appunto, c’erano gli schiavi.

Ad esempio una casa editrice era una stanza nella quale uno schiavo leggeva ad alta voce un libro ed altri 10 o 20 scrivevano le copie sotto dettatura…

Una società schiavista è basata sulla forza lavoro umana, dei muscoli umani, obbligata e forzata e di fatto esprimeva un alto livello di organizzazione e di civiltà. Schiaviste erano tutte le società del Mediterraneo e dintorni, ma lo era anche la Cina; quel che voglio dire è che lo schiavismo, pur crudele, pur disumano secondo i nostri schemi, funzionava e del resto l’ultimo paese nel quale la schiavitù è stata abolita è il Brasile, nel 1888, ben 23 anni dopo la fine della Guerra Civile negli USA.

Senza disturbare il concetto di schiavitù salariata elaborato da Marx (che ci porterebbe forse fuori strada), c’è però da chiedersi perché una civiltà tecnologicamente evoluta non si sia imposta prima. Ad esempio nella società greco romana la tecnologia c’era, almeno potenzialmente; ad esempio la raffinatissima tecnologia metallurgica che era in grado di produrre bellissime statue di bronzo (vedi i Bronzi di Riace).

eolipilaOppure il primo meccanismo a vapore, la “eolipila”, ad opera di Erone di Alessandria, vero e proprio inventore di macchine.

 E’ vero, sembra poco più di un giocattolo, ma il principio della macchina a vapore è tutto lì, passare dal giocattolo ad una macchina per trasportare o sollevare o svolgere comunque una azione meccanica utile, il passo è breve, o potrebbe essere breve.

Le macchine c’erano, ad esempio gru estrememente complesse ed efficienti per sollevare carichi a grandi altezze, per costurire ponti, acquedotti, il Colosseo! Però erano alimentate dalla forza animale di buoi o esseri umani.

Ma la tecnologia e le capacità scientifiche in generale erano in grado di produrre anche meccanismi infinitamente più complessi come il Meccanismo di Anticitera.

Un meraviglioso “orologio”, in realtà un vero e proprio calcolatore meccanico e manuale che serviva a calcolare le orbite dei cinque pianeti allora conosciuti nel sistema solare.

Ma è vero che questo discorso è già stato fatto molte volte. Perché la civiltà cosiddetta industriale non si è evoluta prima?

Molte le motivazioni e dato che la storia non si fa con i se ed i ma, è difficile dare una risposta, se vi va potete anche pensare che si tratti di un complotto alieno, o che “qualcuno” ha deciso che il 1700 era il momento giusto per far sviluppare una civiltà industriale sulla Terra.

Resta quindi un piccolo mistero.

anticiteraLa tecnologia c’era, le capacità di analisi scientifica anche, ma la forza d’inerzia insita in una società schiavista nella quale quasi metà della popolazione era formata da schiavi e nella quale le donne non avevano nessun vero ruolo sociale e politico all’esterno della famiglia ha trattenuto la civiltà greco romana dall’anticipare una società più evoluta, e alla fine forse l’ha avviata verso il declino per altro ad opera materiale di popolazioni barbare che di sicuro non erano culturalmente all’altezza e a loro volta, oltre che razziatrici, schiaviste.

Dall’inizio del medioevo in poi c’è voluto quasi un millennio e mezzo per arrivare alla società industriale.

Certo, non è detto che sia un bene, anche se questo è il discorso di sempre sui vantaggi e svantaggi della civiltà in assoluto e di quella industriale in particolare. Per altro ad una società veramente robotica non ci siamo ancora arrivati, e anche se non sappiamo come sarà, sappiamo come la immaginava Isaac Asimov.

Forse quando miniaturizzeremo ancora di più i computer superpotenti che già esistono e li infileremo nei “corpi” di varia forma e foggia di macchine con rotelle come i tripodi di Vulcano, avremo a disposizione macchine in grado di obbedire agli ordini più complessi e perfino di rispondere a domande specifiche. Ma di “cervelli positronici a base cristallina” ancora non si vede traccia all’orizonte…

MASSIMO MONGAI

 

28 novembre 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , , , | 1 commento

eso10 – I colori di un mondo che vive

Questo articolo è stato pubblicato da Centauri Dreams il 5 ottobre 2012. Tre anni non son pochi in un settore in tumultuoso sviluppo come quello degli esopianeti, e abbiamo dovuto riscrivere completamente il primo capoverso per evitare che l’articolo risultasse obsoleto. In un successivo post, che apparirà tra breve, incontreremo di nuovo i protagonisti di ieri e potremo apprezzare gli sviluppi del loro lavoro. (RF)

32549Gliese 581d sembrava sempre più essere considerato un pianeta della zona abitabile, come Siddharth Hegde  (studente per il dottorato in Astronomia all’Istituto Max Planck) e Lisa Kaltenegger (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e direttore del Carl Sagan Institute) avevano spiegato in un nuovo saggio. Essi stavano concentrando la loro attenzione su come caratterizzare un pianeta extrasolare roccioso e puntavano su HD 85512b e Gliese 667Cc nonché su Gl581d come esempi, ma ipotizzavano anche che avremmo rilevato sempre più mondi nella zona abitabile man mano che il telescopio spaziale Kepler continuava il suo lavoro. Ma Kepler, ancor oggi il più famoso cercatore di esopianeti, per un guasto a un giroscopio avvenuto nel 2013, si trova ora impossibilitato a continuare la sua missione come era stata originariamente concepita.

Nella foto: Siddharth Hegde

In assenza di missioni quali Terrestrial Planet Finder della NASA o Darwin dell’ESA, che ci permetterebbero di analizzare l’atmosfera di un esopianeta con i biomarcatori, cos’altro possiamo fare per trovare i luoghi dove esiste la vita? Hegde e Kaltenegger concentrano la loro attenzione sul colore di un pianeta per trovare la risposta. Più precisamente sono interessati a ciò che è conosciuto come diagramma colore-colore, che sfrutta il fatto che un oggetto può essere osservato a diverse lunghezze d’onda, con una magnitudine diversa che si evidenzia in ciascuna banda osservata. ‘Colore’, in questo senso, si riferisce alla differenza di luminosità tra le diverse bande, facilmente tracciata su un diagramma colore-colore.

Lisa KlateneggerAnalizzare un esopianeta nella lunghezza d’onda del visibile in un diagramma colore-colore può rivelare qualche proprietà fisica di base del pianeta, supponendo che la copertura di nuvole non crei problemi. Il nuovo documento pone l’attenzione sui tipi di ambiente della Terra che possono dare supporto a forme estreme di vita e considera come potremmo identificare ambienti equivalenti su un esopianeta. Piccoli cambiamenti di temperatura, pH o altri fattori fisici o geochimici… possono far sì che questo tipo di ambienti siano dominanti in un esopianeta potenzialmente abitabile, fattore che potrebbe guidare l’evoluzione della vita. Questi vari ambienti “estremi” sulla superficie della Terra hanno albedo caratteristiche nella banda del visibile (0.4 µm – 0.9 µm) che potrebbero essere distinguibili da remoto. Pertanto, noi studiamo le impronte dei colori che si ottengono dagli ambienti superficiali abitati dalle specie estremofile così come mettiamo alla prova il nostro metodo utilizzando gli spettri di riflessione misurati per gli estremofili.

nella foto: Lisa Kaltenegger

Naturalmente, rilevare caratteristiche di superficie in uno spettro di riflessione non equivale di per sé a rilevare la vita e gli autori sono pronti a sottolineare che il loro metodo è una diagnosi che deve essere utilizzata in combinazione con uno studio dell’atmosfera dei pianeti extrasolari. Ma il documento è un interessante tentativo di mettere in parallelo le caratteristiche note degli ambienti abitati da estremofili con l’astronomia osservativa, riconoscendo che quando arriveremo al punto in cui potremo studiare i mondi rocciosi lontani attraverso immagini reali, lavoreremo a bassissima risoluzione, ai limiti dei nostri strumenti.

Tuttavia, c’è molto che possiamo fare per distinguere la percentuale di superficie coperta da acqua o vegetazione o deserto, un metodo che dovrebbe permetterci di dare la priorità ai pianeti extrasolari più adatti per la spettroscopia in follow-up. Il metodo si basa su studi precedenti del bordo rosso della vegetazione provocato dall’assorbimento nel vicino infrarosso dello spettro durante la fotosintesi, ma espande quel lavoro fino a prendere in considerazione diverse forme di vita che possono vivere sopra o sotto la superficie. Le Piezophilae, per esempio, prosperano sottoposte all’estrema pressione oceanica, mentre le Halophilae crescono in alte concentrazioni di sale.

spettro1Anche se alcuni organismi estremofili – licheni, colonie batteriche e alghe rosse – possono essere rilevati con misurazioni dirette dell’albedo, non avremmo modo di rilevare direttamente molte specie estremofile in uno spettro di riflessione. Possiamo fare un lavoro comunque utile: l’idea è quella di identificare il tipo di caratteristiche di superficie che sarebbero comuni negli ambienti che permettono al loro interno la vita ad organismi estremofili. E la gamma di superfici caratteristiche che possono essere rilevate da questi metodi è ampia: si va da acqua, neve e sale a sabbia, alghe rosse e alberi.

Ci sono moltissime componenti imprevedibili, tra cui il tipo di stella intorno a cui orbita il pianeta, che potrebbero avere un profondo effetto sull’impronta della vegetazione. Man mano che rileviamo pianeti rocciosi intorno a diverse classi di stelle, dovremo di conseguenza modificare i nostri metodi. Dall’articolo:

… L’impronta della clorofilla dei pianeti intorno a stelle calde, potrebbe avere un “bordo blu” per riflettere una parte della radiazione ad alta energia per impedire il surriscaldamento delle foglie… L’impronta della clorofilla dei pianeti in orbita attorno a stelle più fredde potrebbe apparire nera a causa dell’assorbimento totale di tutta l’energia nella banda del visibile tale per cui le piante ottengono tutta la luce possibile per il metabolismo fotosintetico … Pertanto, le posizioni di alberi, colonie microbiche e licheni [sul diagramma mostrato nell’articolo] sono valide solo per un pianeta simile alla Terra che orbiti intorno ad una stella simile al Sole e dovrebbero essere prese come elementi indicativi. L’albedo della vegetazione e degli organismi produttori di clorofilla in presenza stelle non simili al Sole richiede ulteriori studi.”

spettroIl documento di Hegde e Kaltenegger ci indica il primo tipo di lavoro che saremo in grado di eseguire su un pianeta extrasolare nella zona abitabile, una volta che saremo stati in grado di acquisire una sua immagine diretta. Lavorando con organismi estremofili, i ricercatori stabiliscono i limiti ambientali per la vita sul nostro stesso pianeta, base utile per i nostri primi esami in altri mondi di tipo terrestre. La fotometria di base nel visibile usata qui può fornire un primo passo per sondare questi pianeti identificandone i colori caratteristici, collegandoli a nicchie ambientali che permettono la vita. Dovremmo poi attendere che vengano lanciati nello spazio gli strumenti necessari per analizzare le atmosfere di obiettivi di alto valore.

ATTENZIONE: NOTIZIE DELL’ULTIMO MINUTO

Lettera aperta a Facebook

Avviso agli amministratori dei  Gruppi FB

 

Titolo originale: “Colors of a living world” by Paul Gilster, pubblicato il 5 ottobre 2012 su Centauri Dreams. Abbiamo consultato inoltre il documento denominato “Colors of Extreme ExoEarth Environments” in Astrobiology (preprint).

Traduzione di SIMONETTA ERCOLI

Editing DONATELLA LEVI

23 novembre 2015 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Planetologia, Scienze dello Spazio, Senza categoria | , , | 4 commenti

CHE BATOSTA !

Asteroid-miningIl Tredicesimo Cavaliere incorre nell’ira funesta di Facebook e perde il più bello scoop della sua storia.

Ecco com’è andata.  

Giovedì 12 novembre alle ore 12:35, il blog pubblica un breve, emozionato comunicato stampa dal titolo: “E’ aperta la caccia agli asteroidi. Potremmo sbagliarci, ma non ci risulta che prima di quell’ora, in quel giorno, qualche altro organo di informazione in lingua italiana, di qualsiasi tipo, avesse già battuto l’importantissima notizia che segue.

Percepiti per anni solo come potenziali portatori di distruzione in caso di impatto con il nostro pianeta, gli asteroidi, oggetto del Space Launch Competitiveness Act approvato ieri dal Senato degli Stati Uniti con un convinto voto bipartisan, appaiono ora in una luce nettamente migliore – esordiva il comunicato stampa, che  chiudeva un paio di dozzine di righe dopo, così: – dal punto di vista minerario, l’insieme di asteroidi e comete che fa parte del Sistema Solare potrebbe valere qualcosa come cento trilioni di dollari  = $1014   E non si può negare che l’attuale livello tecnologico sia perfettamente in grado di sostenere questo nuovo sforzo. Il Congresso Americano l’ha capito e, a quasi cinquant’anni dall’Apollo 11, ha di fatto dato inizio all’Astronautica commerciale e privata

Il canale di diffusione più importante è costituito, per un microblog come il Tredicesimo Cavaliere, dalla rete dei Gruppi di discussione Facebook che raccolgono migliaia di astrofili. L’insieme dei Gruppi Facebook, degli astrofili e dei blog costituisce di fatto una microeconomia virtuosa, dove ognuno ha i suoi doveri e ottiene il suo tornaconto. Facebook fornisce la piattaforma tecnologica su cui si basa il servizio; gli astrofili forniscono lettori ai blog e a FB un pubblico per le campagne pubblicitarie, e, come si è detto, i blog forniscono info e contenuti ad astrofili e Gruppi FB. E’ andata avanti così per anni, con soddisfazione di tutte e tre le parti .

Ma giovedì 12 novembre, Facebook ha posto fine a questa proficua collaborazione con un gesto brutale e senza preavviso, sanzionando l’account FB di chi vi scrive, per 15 giorni, con il blocco della possibilita’ di scrivere e pubblicare nei Gruppi e con la cancellazione degli inviti alla lettura del comunicato stampa di cui sopra. A tutt’ora non mi è stata nemmeno comunicata una motivazione ufficiale.

Ammmesso ma non concesso che io abbia involontarialemte scritto o fatto qualcosa di sindacabile, cosa che comunque nego nel modo più assoluto, nel buio totale in cui mi hanno lasciato posso solo azzardare che FB voglia rifarsi al testo seguente: Le normative di Facebook prevedono che venga messa fine ai comportamenti che potrebbero essere considerati fastidiosi od offensivi dalle altre persone. Abbiamo appurato che hai utilizzato una funzione in un modo che potrebbe essere considerato improprio, anche se non era tua intenzione“. Ma, ripeto, non c’è stato ancora niente di ufficiale.

Ricostruiremo la nostra rete di lettori, servendoci di altri media, che sul web non mancano di certo. Saremo presenti su Twitter, Yahoo e sulle Cerchie di Google, e altri ancora. E non rinunceremo neanche a Facebook, che, al di là dell’arroganza e del senso di onnipotenza che pervade i suoi burocrati, ha pur sempre grandi meriti.

Cosa possono fare i nostri lettori, i nostri amici , e chi apprezza il nostro lavoro?

MOLTISSIMO !

Prima di tutto farsi vivi, aiutarci a diventare più forti condividendo questa pagina e abbonandosi al Tredicesimo Cavaliere (naturalmente è gratuito). Al momento potete farlo solo tramite nostra pagina Facebook, che è ancora disponibile e non credo verrà minacciata. Ma, meglio ancora, se non lo avete già fatto, registratevi anche come utenti diretti di WordPress, il nostro editore:

https://iltredicesimocavaliere.wordpress.com

Tra breve avremo una presenza su Twitter, Yahoo, Google e quant’altro. Ma il lavoro è tantissimo e noi siamo pochi. Perciò la cosa più utile e apprezzata sarà poter disporre di un poco del vostro tempo per un aiuto sul campo, tanto meglio se avete competenze specifiche nel settore dell’editoria sul web.

Inutile dire che chi può aiutarci di più sono proprio gli astrofili e gli appassionati di fantascienza che fin qui ci hanno seguito tramite i Gruppi di Facebook. In teoria si potrebbe tentare anche subito di recuperare quei lettori ristrutturando i rapporti tra noi e i Gruppi su una base diversa e inattaccabile dalla burocrazia di FB. 

A prestissimo, rimanete sintonizzati !

Roberto Flaibani

16 novembre 2015 Posted by | Astrofisica, Astronautica, News, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , , , , | 1 commento

E’ aperta la caccia agli asteroidi

Asteroid-miningPercepiti per anni solo come potenziali portatori di distruzione in caso di impatto con il nostro pianeta, gli asteroidi, oggetto del Space Launch Competitiveness Act approvato ieri dal Senato degli Stati Uniti con un convinto voto bipartisan, appaiono ora in una luce nettamente migliore. Si tratta dei rimasugli del processo di formazione del Sistema Solare, milioni di piccoli o grandi pezzi di roccia, minerali vari e acqua sparsi in tutto il Sistema e aggregatisi nel corso del tempo in gruppi e famiglie. Contengono un po’ di tutto, anche minerali preziosi, “terre rare” e perfino elementi non presenti sul nostro pianeta, che potrebbero essere quindi vantaggiosamente importati. Ma probabilmente ciò che di più prezioso troveremo negli asteroidi (e nelle comete!) sarà la semplice acqua. Scomposta nei suoi elementi base , sarà conservata in depositi orbitali e offerta come propellente da usare nel corso delle missioni, mentre oggi deve anch’esso essere trasportato da Terra, riducendo assai il carico utile offerto dal razzo lanciatore.

Tra guadagni e risparmi, le cifre si fanno titaniche: dal punto di vista minerario, l’insieme di asteroidi e comete che fanno parte del Sistema Solare potrebbe valere qualcosa come cento triliardi di dollari. E’ solo una stima che nessuno si sente di confermare, in presenza delle scarse informazioni geologiche ottenute fino ad oggi. E si avvertono nella normativa vigente problemi di politica internazionale, di natura legale e perfino assicurativa. Ma non si può negare che l’attuale livello tecnologico è perfettamente in grado di supportare questo nuovo sforzo. Il Congresso Americano l’ha capito e, in una festa di voti repubblicani e democratici mescolati all’entusiasmo degli imprenditori del settore (Musk, Branson, Bigelow, eccetera), a quasi cinquant’anni dall’Apollo 11, ha di fatto dato inizio all’Astronautica commerciale e privata con parole che in estrema sintesi suonano così:

“Sei capace di prenderlo? Allora fallo, è tuo.”

 

ROBERTO FLAIBANI

12 novembre 2015 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Difesa Planetaria, News, Planetologia, Senza categoria | , | 1 commento

I sogni della genetica umana creano mostri

ermafroditoAlcuni anni fa, nel 2008, c’è stato un signore con baffi e barba che ha partorito. Si chiama Thomas Beattie, vive in Oregon e prima di sottoporsi ad una massiccia dose di testosterone e di farsi asportare i seni si chiamava Tracy Lagondino. Non essendosi però fatta asportare anche l’intero apparato genitale e non potendo avere la sua compagna un figlio, ha deciso di farsi inseminare (ma se voleva essere “uomo” perché ha sentito questo impulso?). Non è l’ermafrodito del mito, come ha vaneggiato la stampa italiana dell’epoca, ma semplicemente un mostro che si è venduto alla pubblicità. L’ermafrodito del mito è un archetipo cui Elémire Zolla ha dedicato un libro edito da Marsilio, e risale addirittura a Platone e la statuaria classica e la pittura seguente ce lo raffigura come esteticamente seducente, non come un orrore genetico. Nel frattempo, il nostro Pregnant Man, come lo hanno definito i giornali americani, non avendo evidentemente atro da fare di figli ne ha messi al mondo altri due e nel 2014 è stato arrestato per stalking nei confronti della sua ex, che si era evidentemente stufata di lui/lei.

Sempre in America, la Cornell University ha creato un embrione umano geneticamente modificato, un embrione-ogm che – si assicura – non potrà mai essere usato per la fecondazione assistita e quindi non potrà mai diventare un bambino.

In Gran Bretagna pochi giorni dopo questo annuncio, il 20 maggio 2008, laburisti e conservatori della Camera dei Comuni hanno dato il via libera alla ricerca sui cosiddetti “embrioni chimera”, cioè embrioni formati da Dna umano inserito in ovociti animali svuotati del loro Dna nucleare.

aldoushuxley(nell’immagine: Aldous Huxley, autore de Il Mondo Nuovo). Entrambe le ricerche, si afferma, sono indirizzate alla cura di malattie altrimenti incurabili, e tali embrioni sarebbero ad un certo punto (quindici giorni?) distrutti. Ma se non lo fossero, e se qualcuno ne facesse un uso improprio, se gli embrioni genericamente modificati fossero utilizzati nascostamente per i design baby, vale a dire i bambini creati senza difetti in laboratorio? Chi ci può assicurare che ciò non potrebbe avvenire? E se avvenisse come sarebbe possibile accusare ancora i nazisti di essere i teorici di una “razza perfetta” e di aver fatto esperimenti in questa direzione? Del resto, senza arrivare a questo punto, si è già sulla buona strada: diverse “banche del seme” hanno preparato dei cataloghi da sottoporre alle coppie interessate in cui sono elencate le caratteristiche fisiche del nascituro (colore degli occhi, dei capelli eccetera) in base alle caratteristiche fisiche del donatore. Nessuno si indigna sull’etica “nazista” che sta alla base di tutto questo, ma ci si indigna invece quando queste previsioni sono sbagliate e invece di alcune caratteristiche ne escono fuori altre: ad esempio i colore della pelle!

Sempre in Gran Bretagna la nuova legge sulla fecondazione, utilizzando il termine complessivo di “genitori” senza altre specificazioni, consente che un bambino abbia due madri e non più un padre ed una madre, e Genitore 1 e Genitore 2 si è diffuso anche su altri piani e in diverse altre nazioni, non senza polemiche. L’abbattimento del senso comune produce una tale babele al punto che, come ha scritto Assuntina Moresi, oggi sarebbe possibile arrivare al punto di avere due padri e quattro madri: il padre biologico e il padre sociale; la madre sociale, la madre che ha dato gli ovociti, la madre che ha dato i mitocondri e la madre che ha messo a disposizione l’utero.

isola dott MoreauIl caos scientifico e sociale è già così evidente, ma di sicuro non ci si fermerà qui: prepariamoci ad assai di peggio. Tutto, peraltro, previsto dai romanzi fantastico-filosofici, dalla narrativa d’anticipazione e dalla moderna fantascienza, che da due secoli mette in guardia dallo scienziato che si vuole fare dio e creare la vita artificiale, o spera di trovare la formula dell’immortalità, o superare qualcuno dei limiti posti all’umana natura. Inutile ricordare gli ibridi uomo-animale narrati dal mito, il loro significato simbolico e la loro nefanda fine per mano degli eroi (si pensi solo al Minotauro); inutile ricordare la ricerca dell’Elisir di Lunga Vita e l’homunculus degli alchimisti; inutile ricordare il golem creato e poi distrutto, secondo la leggenda cabalistica, dal rabbino praghese Loew.

Parliamo invece del dottor Viktor Frankenstein che vuole far nascere la sua Creatura con pezzi di cadaveri rivivificati dall’elettricità: mal gliene incoglie a lui e al suo infelice essere artificioso (più che artificiale). E parliamo del dottor Moreau che nella sua isola crea una congerie orribile di ibridi innestando chirurgicamente uomini e animali, che alla fine si rivolteranno contro il loro creatore-padrone. Sono trascorsiu ottanta anni fra il romanzo della Shelley (1818) e il romanzo di Wells (1896): la scienza ha fatto progressi e la paura che essa corra troppo e contro natura non è scemata, anzi si accresce, ma senza che questi inquietanti avvertimenti sembrino incidere in alcun modo sulla mentalità e sulla realtà.

il mondo nuovo coverInfatti, nel 1932 Aldous Huxley, nipote dell’Huxley che fu maestro di Wells, pubblica Il mondo nuovo, un romanzo che oggi sarebbe assai opportuno ripresentare convenientemente annotato e introdotto alla luce proprio di quanto sta avvenendo intorno a noi. Opera profetica quant’altri mai, esso descrive proprio un mondo in cui la stabilità politico-sociale è data dall’essere la procreazione esclusivamente in provetta, il che permette adeguata selezione e programmazione dei nuovi nati (gli Alfa, Beta e Gamma). Il problema si verifica quando nasce e cresce un uomo al di fuori di questi canoni: nato per vie naturali da donna e non da una provetta. E’ il Selvaggio che, se non bloccato in tempo, può mettere in crisi il Mondo Nuovo: isolato alla fine su un faro e oggetto dell’attenzione morbosa della gente, non potrà fare altro che suicidarsi.

il seme fra le stelleNaturalmente la fantascienza affronta anche gli aspetti positivi dell’ingegneria genetica proiettata in un futuro lontanissimo: tipico esempio i racconti poi riuniti nel romanzo Il seme fra le stelle (1956) in cui James Blish immagina che l’uomo sia di volta in volta geneticamente modificato, assumendo così forme varie, per poter colonizzare i pianeti dell’universo in cui sussistono condizioni assai diverse da quelle terrestri. Idea ripresa vent’anni dopo da Brian Stableford con il romanzo The Florians.

Il tema dell’ingegneria genetica è di grande attualità: fra le ultime opere che se ne sono occupate possiamo ricordare almeno I figli di Erode di Greg Brear (2003), in cui bambini geneticamente modificati diventano un pericolo per l’umanità che li ha creati e come tali tenuti sotto stretto controllo, e Next di Michael Crichton (2006), in cui il noto autore di bestsellers, specializzatosi negli ultimi anni della sua vita ad andare contro il politicamente corretto, affronta in senso critico proprio i temi della bioingegneria, degli animali transgenici e della selezione di esseri umani con caratteri genetici superiori. Da ultimo, proiettando molto in là l’attuale modus cogitandi et operandi una giornalista economica inglese, Gemma Malley, ha pubblicato un romanzo, La Dichiarazione, che ha ottenuto subito un inaspettato successo: in questa distopia si immagina il mondo del 2149 dove la scoperta di un Farmaco della “eterna giovinezza” ha talmente sovraffollato tanto il pianeta da far considerare illegali nuove nascite (un po’ il caso Cina a livello planetario): chi vuole assumere il Farmaco della longevità deve firmare una Dichiarazione con cui rinuncia ad avere figli.

Ma non sembra proprio che tutte queste odierne denunce, proprio come quelle di cento o duecento anni fa, riescano a fermare la sindrome faustiana della scienza d’oggi.

GIANFRANCO DE TURRIS

10 novembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | Lascia un commento

eso9. Esopianeti: dove porta la via numerologica?

No, no, niente panico: non siamo passati al Lato Oscuro, le nostre simpatie vanno ancora tutte al metodo scientifico, alla razionalità, alla laicità. Il fatto che da un articolo su Halloween (nello spazio) si sia passati ad un altro che puzza un po’ di magia (la “legge” Titius-Bode) non significa affatto che la prossima settimana avremo saltato il fosso e mollato il SETI per darci all’avvistamento di salsicciotti volanti. Ma pur rimanendo fedeli alla causa della Scienza, il fatto è che questa vecchia legge empirica dimenticata da tutti, oggi è ritornata di interesse per la scoperta dei pianeti extrasolari, nuovi e unici giudici per questa “relazione aritmetica non falsicabile”. Proprio quando si sembrava arrivati all’ultimo atto, ecco il colpo di scena! (RF)

TAB TBLa cosidetta “Legge di Titius – Bode”, è sempre stata considerata una curiosità, qualcosa dipendente dal caso, o poco più. Ma recentemente questa bizzarria numerologica, che predice l’apparire dei pianeti in un sistema planetario con un certo rapporto tra i loro periodi orbitali, è stata oggetto di una nuova ricerca. (la tabella mostra i valori forniti dalla Titius – Bode quando applicata al Sistema Solare n.d.t.). François Graner (Ecole Normale Superieure, Paris) e Bérangere Dubrulle (Observatoire Midi Pyrenees, Toulouse) hanno rivisitato la Titius – Bode negli anni ’90, chiedendosi se si erano effettivamente registrate quelle proprietà simmetriche che la maggior parte dei sistemi planetari dovrebbe esibire.

 

Titius(nell’immagine Johann Titius)

E ora il lavoro in corso all’Università Nazionale Australiana e all’Università di Copenhagen ha fornito predizioni utilizzando una versione modificata della legge che può essere messa alla prova osservando i sistemi esoplanetari conosciuti. Così noi abbiamo bisogno di rinfrescare i nostri ricordi della formulazione che ci mostra una predizione relativa ad alcune orbite planetarie. Prendi una sequenza numerica dove ogni numero sia doppio del precedente, cioè 0, 3, 6, 12 e così via. Aggiungi 4 ad ognuno dei numeri e poi dividili per 10. Se esamini il Sistema Solare prendendo come unità di misura l’Unità Astronomica, i pianeti seguono la sequenza sotto molti aspetti. Ci è voluta la mancanza di un pianeta in quella che è chiamata oggi La Cintura Principale degli Asteroidi per indurre Johann Bode a suggerire che un pianeta avrebbe dovuto effettivamete apparire a 2,8 AU tra Marte e Giove, proprio dove successivamente è stato individuato il pianeta nano Cerere. La cosiddetta legge Titius-Bode, sviluppata nel diciottesimo secolo da Johann Titius, e in seguito analizzata da Johann Elert Bode, aveva guadagnato terreno nel 1781, quando il pianeta Urano fu trovato a 19,2 AU anziché 19,6. Purtroppo Nettuno fu rilevato a 30,8 AU invece che 38,8, come predetto dalla Titius – Bode, e Plutone alla distanza media di 40 AU invece di 77,2 (segue un’orbita fortemente ellittica n.d.t.).

 

Bode(nell’immagine, Johann Bode).

Esiste qualche versione della relazione Titius-Bode che può ancora aiutarci nel nostro lavoro con gli esopianeti? Steffen Kjær Jacobsen (Niels Bohr Institute, Copenhagen) e i suoi colleghi ricercatori Charles Lineweaver e Timothy Bovaird (gli ultimi due all’ ANU) si sono chiesti se una forma modificata della Titius – Bode potesse essere in qualche modo utile nel prevedere le orbite dei pianeti. Mentre sviluppano il lavoro presentato per la prima volta in un documento del 2013 dedicato a tale argomento, gli autori credono effettivamente che i risultati possano essere incrociati con dati già esistenti. Dice Jacobsen:

Abbiamo deciso di adottare questo metodo per calcolare le posizioni planetarie potenziali in 151 sistemi planetari, dove il telescopio spaziale Kepler aveva trovato da 3 a 6 pianeti. In 124 sistemi, i risultati previsti con la Titius – Bode combaciavano con le reali posizioni dei pianeti tanto quanto lo facevano nel nostro stesso sistema planetario, o anche di più. Ma usando la Titius – Bode tentavamo di prevedere dove avrebbero potuto esserci più pianeti nelle zone esterne dei sistemi planetari. Noi però avevamo fatto i calcoli solo per pianeti che avevano buone probabilità di essere visti col telescopio spaziale Kepler.

 

eso9 tabella

Immagine : Sistemi di pianeti extrasolari dove i pianeti già noti sono contrassegnati con puntini blu , mentre i punti rossi indicano i pianeti previsti dalla legge di Titius – Bode sulla composizione dei sistemi planetari . 124 sistemi planetari nel sondaggio – in base ai dati del satellite Kepler , si adattano con questa formula . (Credit : Timothy Bovaird et al , 2015)

 

Nel loro articolo sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il team spiega di aver preso i 27 sistemi planetari che non soddisfacevano i requisiti della Titius-Bode e di aver aggiunto dei pianeti laddove questa prevedeva che si sarebbero trovati. Con l’aggiunta di questi pianeti a quelli già noti, il loro lavoro ha previsto un totale di 228 pianeti nei 151 sistemi planetari. Da questo il team ha ricavato una lista di priorità di 77 pianeti in 40 sistemi.

Vesta Ceres DawnI ricercatori suggeriscono di cercare questi pianeti  nella banca dati di Kepler, un’opportunità per falsificare le previsioni della Titius-Bode attingendo ad archivi di dati già esistenti. Questo lavoro segue la precedente indagine, fatta dai due coautori Bovaird e Lineweaver, sulle possibilità di applicare la Titius-Bode agli esopianeti, che prevedeva nel 2013 l’esistenza di 141 nuovi esopianeti in 68 sistemi. L’anno successivo Changcheng Huang e Gaspar Bakos eseguirono una ricerca sui dati di Kepler per 97 dei pianeti così previsti, concludendo con la conferma di cinque di essi. L’attuale documento puntualizza ulteriormente la metodologia dell’articolo del 2013, così come precisato qui sotto:

In questo lavoro, eseguiamo una migliore valutazione della TB [Titius-Bode] su un campione più ampio dei sistemi multi-planetari di Kepler per ottenere nuove previsioni sul periodo orbitale degli esopianeti. Diamo per acquisito che all’interno dei sistemi multi-planetari viga un alto grado di complanarità, e he venga usato per ottenere la stima più probabile dell’inclinazione del piano invariabile di ciascun sistema. Poi mettiamo in ordine di priorità le nostre previsioni originali e le nuove basate sulla TB secondo la loro probabilità geometrica di transito. Il confronto delle nostre previsioni originali con le conferme ottenute con il sistema HB14 [il testo Huang / Bakos] dimostra che, limitando le nostre previsioni a quelle con un’alta probabilità geometrica di transito, il tasso di rilevamento dovrebbe aumentare di circa 3 volte.

bodes_moonsSe le previsioni della Titius-Bode dovessero reggere, dovrebbero esistere da 1 a 3 pianeti nella zona abitabile di ciascuno dei sistemi. Il team ha condotto un ulteriore studio sui 31 sistemi fra i 151 studiati in cui sono stati trovati pianeti vicino alla zona abitabile, constatando che ci dovrebbe essere in questa una media di due pianeti. Se le implicazioni della Titius-Bode sono sostanzialmente vere, allora esiste un potenziale di miliardi di stelle con pianeti attraverso le zone abitabili di tutta la galassia, una constatazione che potrebbe essere supportata da una successiva analisi dell’archivio dati di Kepler e da altri futuri lavori.

TRADUZIONE A  CURA DELLA

REDAZIONE DEL TREDICESIMO CAVALIERE

Titolo originale: Find exoplanets using the Titius – Bode Relation? by Paul Gilster, viene pubblicato per la prima volta su Centauri Dreams il 18 marzo 2015. Credis to Wikipedia.

FONTI

The paper is Bovaird, Lineweaver and Jacobsen, “Using the inclinations of Kepler systems to prioritize new Titius–Bode-based exoplanet predictions,” Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Vol. 448, Issue 4, pp. 3608-3627 (abstract). The 2013 paper is Bovaird and Lineweaver, “Exoplanet predictions based on the generalized Titius–Bode relation,” MNRAS Vol. 435, Issue 2, pp. 1126-1138 (abstract). The Huang/Bakos paper is “Testing the Titius–Bode law predictions for Kepler multiplanet systems,” MNRAS Vol. 442, Issue 1, pp. 674-681 (abstract).

3 novembre 2015 Posted by | Astrofisica, Planetologia, Scienze dello Spazio | , , | Lascia un commento

   

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