Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Sulla rotta di Rama

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Interstellar è ancora in proiezione nelle sale di tutta Italia e a qualcuno potrà sembrare strano che noi si esca con un articolo come questo, che descrive la visione della storia futura dell’uomo nello spazio di cui si è fatto alfiere  Stephen Ashworth (BIS). Tale visione é infatti radicalmente diversa da quella di Christofer Nolan, ma, proprio grazie ad Interstellar, questo è un momento di grande dibattito, favorevole anche per far conoscere le idee di Ashworth, e noi ne vogliamo approfittare.

Ma prima facciamo un po’ di storia recente: …
Nell’ottobre del 2011, a Orlando in Florida, ha preso vita il progetto One Hundred Years Starship (100YSS), ribattezzato da noi “L’astronave dei Cent’Anni”, con l’obbiettivo di creare entro un secolo le condizioni necessarie per poter pianificare la costruzione della prima astronave interstellare. L’iniziativa è stata direttamente ispirata e finanziata dal Pentagono, tramite l’agenzia DARPA, sostenuta entusiasticamente dalla parte meno ortodossa della comunità scientifica e dai cosiddetti space enthusiasts, e un po’ timidamente dalla NASA. Nonostante il programma fosse ambiziosissimo e proiettato su un arco temporale di secoli, la classe politica americana ha dimostrato di capire le enormi potenzialità del programma nella ricerca avanzata che potrebbe portare grandi benefici all’umanità come ricaduta degli investimenti effettuati.

rotta rama 5A quattro anni da quel fatidico 2011, si può assistere negli USA a due congressi annuali organizzati l’uno dal 100YSS stesso con taglio multidisciplinare,  l’altro dalla Icarus Interstellar, ONG dedicata a tematiche di ingegneria aerospaziale, astronautica e fisica esotica. Numerose altre iniziative minori si svolgono localmente. In Europa la British Interplanetary Society (BIS), ineguagliato think-tank che raccoglie scienziati e ricercatori specializzati in Scienze dello Spazio, nonché numerosi scrittori di fantascienza, fin dal 1930 sventola la bandiera dell’interstellare.

Nonostante il cosiddetto movimento interstellare sia appena agli inizi, si trova già ad affrontare domande e problemi di grande portata. Il primo scoglio è la velocità della luce, nel suo essere, allo stesso tempo, irraggiungibile ma di valore troppo basso di fronte all’enormità delle distanze da percorrere. Questo limite costituirà in prospettiva un vero e proprio collo di bottiglia destinato a  rallentare l’espansione dell’Uomo nello spazio. Dobbiamo favorire o ignorare le ricerca di una nuova fisica “esotica” che ci consenta di dribblare il limite superiore più claustrofobico dell’universo? Avremo finalmente un sistema di propulsione “ultraluminale” degno di Star Trek? Impareremo davvero a percorrere i wormhole? Non ne abbiamo la minima idea. Sappiamo però che le tecnologie più in uso nella fantascienza per muovere persone e cose da un punto all’altro dell’universo sono sostanzialmente due: il motore a curvatura, con cui sono equipaggiate le astronavi, e il wormhole, conosciuto anche come stargate. Ambedue, si badi bene, non sarebbero esclusi o negati dalla Teoria della Relatività, ma in qualche modo ammessi da essa. Ad oggi esiste solo una minoranza di ricercatori che segue questo approccio radicale e indaga a 365 gradi sul problema della propulsione, in parte raccolti nella Tau-Zero Foundation: pochi ma buoni, e molto determinati. Li seguiremo con attenzione.

oneill rama 2Se invece abbracciamo l’altro presupposto, e cioè che la velocità della luce sia insuperabile in qualsiasi circostanza senza eccezioni o scorciatoie di sorta, allora è giunto il momento di ascoltare le idee di Stephen Ashworth. Secondo il ricercatore inglese, l’uomo continuerà ad espandersi nel SS (Sistema Solare) alla velocità  consentita dalla tecnologia di propulsione disponibile in quel momento. Le sonde robotizzate  raccoglieranno grandi successi, mentre i progetti di colonizzazione umana saranno limitati e rallentati soprattutto dal peso dell’ignoranza che l’uomo sconta nei confronti della forza di gravità: ne sappiamo poco o nulla e siamo in grado di produrla solo tramite rotazione. Ma tuttavia dipendiamo da essa perché il nostro corpo non sopravvive a lungo fuori da un ambiente in cui la gravità non sia compresa tra 0,80G e 1,20G, valori che immediatamente malediciamo perché costituiscono una tassa salata da pagare ogni qual volta dobbiamo lanciare in orbita qualcosa.

rotta rama 2Ma esistono veramente le condizioni per creare qualche insediamento su Venere e Marte ? Venere è un vero e proprio inferno, e Marte offre una misera gravità pari a solo 0,38G. Non così nella Fascia degli Asteroidi e tra i Troiani di Giove, vaste aree popolate da asteroidi di natura rocciosa, insieme a qualche interessante pianeta nano. I grandi pianeti esterni si riveleranno probabilmente troppo inospitali per noi (intense emissioni radioattive, gravità e condizioni meteorologiche estreme) ma non sarà necessariamente così per le loro lune, che potrebbero offrire condizioni interessanti di abitabilità e colonizzabilità, cominciando da Europa, Ganimede e Titano. Altri candidati per ospitare un insediamento potrebbero essere i pianeti nani della Fascia  di Kuiper, con i loro oceani d’acqua sotterranei, specialmente i Plutoidi. Infine, nella Nube di Oort, i nostri esploratori potrebbero trovare miliardi di nuclei spenti delle comete di lungo periodo, ancora ricchi di gas e varie sostanze chimiche di cui potrebbero approvvigionarsi. Potrebbero anche garantire  la manutenzione delle sonde FOCAL e i nodi della rete di pre-allarme della Difesa Planetaria, se noi Terrestri saremo così preveggenti da progettarla. Questo processo, questa lunga migrazione che ci porterà agli estremi confini del SS durerà secoli ed è considerato da Ashworth come l’ultimo atto, comunque non conclusivo, del processo che ha portato l’Uomo a popolare ogni angolo della Terra e ora ad affacciarsi sul SS. Naturalmente, quando si verificheranno le condizioni  necessarie e sufficienti, qualcuno tenterà anche il volo interstellare sub-luce, la tecnologia minima è già a portata di mano, almeno per quanto riguarda le sonde automatiche.

rotta rama 1Nel frattempo si  saranno messi in moto, secondo Ashworth, nuovi meccanismi che porteranno a inediti cambiamenti sociali e culturali. Oggi uomini e donne nascono sulla superficie di un mondo, la Terra, ed è perciò naturale che pensino in termini di risorse planetarie e della ricerca di nuove Terre. Ma tra qualche secolo le cose potrebbero andare diversamente. Costruiti nello spazio, e non più sulla Terra, saranno in piena efficienza impianti estrattivi, ma anche  fabbriche manifatturiere, centrali solari per la produzione di energia elettrica, laboratori, impianti turistici e quant’altro, dove via via saranno impiegate migliaia di persone, e quindi alloggiate non sulle inospitali superfici planetarie, ma a bordo di grandi astronavi che potranno offrire collegamenti in telepresenza con gli impianti, gravità artificiale, aria e acqua costantemente riciclate e filtrate, colture idroponiche e tutto quanto di meglio la tecnologia dell’epoca potrà offrire.
Si verrebbero quindi a creare due culture differenti: i discendenti di quella attuale, nata e basata sulla Terra, che cercheranno sulle superfici planetarie nel SS o fuori di esso l’obiettivo per la loro espansione, e una nuova forma di civiltà, basata nello spazio, tendenzialmente nomade e composta da generazioni di individui nati e vissuti in habitat artificiali e ad essi psicologicamete abituati. Sempre in viaggio, indifferente alla conquista di nuovi spazi sulle superfici planetarie, tendenzialmente pacifica  e  dedita all’esplorazione, questa nuova Umanità basata nello spazio sarebbe naturalmente portata a costruire habitat sempre più grandi per dare sfogo all’aumento della popolazione. Queste enormi biosfere semoventi sono state chiamate astronavi-arca o astronavi generazionali, e sono frutto della fantasia di un grande fisico di Princeton, Gerard O’Neill, e del talento letterario di Arthur Clarke che le ha immortalate nel suo romanzo “Incontro con Rama”.
Così, dice Ashworth, una volta esplorato in lungo e in largo il SS, l’Umanità affronterà alla fine le tanto temute distanze interstellari. Messe in soffitta definitivamente le teorie della fisica esotica, la grande diaspora dovrà aprirsi la strada  attraverso l’Universo a bordo delle sue astronavi gigantesche, a suo agio nello spazio vuoto, lasciando le superfici dei pianeti, e la Terra,  a coloro che sono rimasti indietro.

ROBERTO FLAIBANI

 

FONTI:

  • Stephen Ashworth, JBIS vol.65 – # 4,5, The Emergence of the Worldship (I): The Shift from Planet-Based to Space-Based Civilisation
  • Stephen Ashworth, JBIS vol.65 – # 4,5, The Emergence of the Worldship (II): A Development Scenario
  • Toward a Space-Based Civilization, by Paul Gilster, published on Centauri-Dreams on March 11, 2013
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26 novembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, missione FOCAL, News, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , , , , , , | Lascia un commento

Interstellar: ultime battute & epitaffio

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Se avete seguito sulla Rete commenti, recensioni, giudizi su Interstellar degli ultimi giorni probabilmente avrete notato alcune costanti. Sulla maggior parte di detti interventi ci sono commenti del tipo:
-”non proseguite a leggere se non volete spoiler…”
-”sebbene ci siano molte imprecisioni scientifiche, mi/ci è piaciuto…”
-”sebbene ci siano buchi di sceneggiatura/imprecisioni, mi/ci è piaciuto”
-”non c’entra niente con 2001 Odissea nello Spazio, anche se…”
-”è praticamente 2001 Odissea nello Spazio, anche se…”
IS 7La maggior parte dei commenti è positiva, anche se non mancano quelli negativi ed a prescindere dal valore del film, il successo nel corso del primo fine settimana è stato immediato e probabilmente batterà qualche record. Personalmente sono passato ieri di nuovo davanti al cinema in cui l’ho visto apposta per vedere se c’erano i capannelli di amici che discutevano sul significato di questo o quello spezzone del film, il che a dir poco prova che se il film voleva suscitare discussioni ci è riuscito alla grande. C’erano.
Ripeto: capisco perché possa non piacere ed anche a me alcune cose hanno dato fastidio. Non le starò ad elencare tutte, sono troppe e sono soprattutto di natura non scientifica quanto strettamente logiche e di sceneggiatura.
Ne sottolineo solo una e vi faccio uno spoilerino… ;-).
In quella società futura ridotta sull’orlo della fame, come è stato detto da diversi commentatori, non ci sono rivolte per la fame e non ci sono razziatori che rubano il cibo ai contadini il che sarebbe una inevitabile conseguenza di quello stato di cose. Anzi: lo stato federale americano regge, al punto di mantenere costosissimissimi programmi spaziali anche se nel totale segreto.
IS 9Di solito quando si parla di ipotetiche future catastrofi distruttive (ecologiche per lo più, ma anche belliche, o di malattie epidemiche) nessuno sottolinea come la prima cosa a scomparire sulla faccia della terra sarebbe la cosa più preziosa che ci sia e che ci abbiamo messo 30.000 (?) anni a costruire dall’invenzione dell’agricoltura in poi: la democrazia.
Coltiviamo di tutto un po’ da circa 30 millenni, forse meno, i pareri sono discordi ed è stata l’agricoltura che ha reso possibili le città (certo i villaggi, ma stiamo parlando della stessa cosa) e dentro le città le caste e le classi fra cui vanno evidentemente messi i poeti ed i raccontastorie professionali.
In quelle città da allora in poi hanno governato vari tipi di patriarchi, mai le donne: agricoltura significava proprietà della terra e necessità di difenderla e di lasciarla ai propri figli e se sia arrivato prima l’aratro e poi la coscienza della paternità connessa al sesso va a saperlo, ma il passaggio è stato questo: fare sesso è gradevole, le donne partoriscono ed i figli sono loro, oh toh!, i figli sono una conseguenza del sesso (da una piccola parte del corpo di un uomo, perfino la costola, nasce la donna…) quindi questo figlio di questa donna con cui faccio sesso è MIO figlio ed io gli lascio la proprietà della MIA terra. Certo, detto così è un po’ troppo rozzo e veloce, ma la sostanza è questa.
I figli obbediscono ai padri, le donne agli uomini e tutti insieme costruiamo la città, la tribù, il regno eccetera. Poi siamo troppi e cominciamo a fare guerre non solo per difendere la città ma per eliminare i nemici,  a dire i vicini che ci rubano lo spazio vitale, cioè la terra; e diventare più ricchi, sicuri e potenti. IS 11Serve un governo stabile, un re, un tiranno, una assemblea dei migliori cioè aristocratica. E alla fine arrivano i Greci che si inventano questa strana cosa che è il governo del popolo, il demos, la democrazia. Solo che la “loro” democrazia escludeva gli schiavi, gli stranieri e le donne, cioè il 75% della popolazione. E ci vogliono 2500 anni dal V secolo avanti cristo fino al 1918 (il voto alle donne in USA e GB) per realizzarla davvero e compiutamente.
La democrazia moderna ( che inizia diciamo con la rivoluzione francese, più o meno) permette ed è causata dalla rivoluzione industriale, ha permesso progressi tecnologici ed economici eccezionali e nella sua forma attuale e più compiuta ha meno di 100 anni.
Se arrivasse una catastrofe planetaria come quella di Interstellar la prima cosa a scomparire sarebbe lei: con controllo militare delle strade, delle campagne, pena di morte per i dissidenti, per i renitenti a qualunque ordine, per i saccheggiatori affamati, e con massacri, prigioni, esecuzioni sommarie e niente tribunali. La diminuzione delle risorse descritta nel film farebbe diminuire la popolazione di non so quale percentuale, ma di tanto ne sono sicuro. E i disordini conseguenti e successivi alla carestia ammazzerebbero ancora di più. In una situazione da disastro “dopobomba” di questo tipo la vedo durissima (se non impossibile) costruire una astronave o anche solo una fabbrica che continui a produrre le pallottole per i fucili, figuriamoci una struttura industriale produttiva per l’astronautica spaziale più efficiente di quella attuale.
Ma tant’è a me il film è piaciuto e sono stato disposto da subito a sospendere la mia incredulità. Anche perché non so voi, ma io non vado a cinema per provare niente ma per divertirmi e Interstellar mi ha divertito.

MASSIMO MONGAI

 

EPITAFFIO

di Roberto Flaibani

Questa volta il Mongai è andato fuori tema, ma l’ha fatto con gusto e su un argomento importante: la Democrazia. Siccome posso dire di condividere il suo scritto parola per parola, allora dico “Imprimatur!”. Ma non è finita. A forza di pensarci, è affiorato un  ricordo lungo solo poche parole, nel mare magno delle idee e degli stimoli che questo bel film mi ha dato. “….non ci sono più eserciti….”  Queste cinque parole sono state pronunciate non so più da chi, ma sicuramente nella fase iniziale del film, quella che si svolge nell’America rurale. Potrebbe averle pronunciate Murph, o forse Cooper  durante l’incontro con gli insegnanti., non importa. A parer mio quelle cinque parole stanno a significare che la guerra, la violenza e tutto quanto di terribile è stato compiuto in passato, ora è finito. Quelli che vediamo sono i superstiti, poveri, stanchi e privi di ogni velleità di combattersi. Gli ultimi guardiani di un pianeta finito.

 

 

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20 novembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, Scienze dello Spazio | , , , , | 1 commento

Interstellar: fuori dal coro

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Fare la voce fuori dal coro non è mai facile, soprattutto quando la critica è diretta verso un ‘mostro sacro’ e quindi occorrono motivazioni solide, più che in altri casi. Tuttavia ritengo ancora adesso, a qualche giorno dalla mia visione del film e dopo aver letto svariati commenti entusiastici, che Interstellar sia lontano dall’essere una pietra miliare nella storia del cinema di fantascienza. Ora provo a spiegarvi per quali motivi, con l’avvertenza –per chi non  lo avesse ancora visto- che l’articolo contiene spoiler.

INTERSTELLARLa premessa

La trama del film si sviluppa su un antefatto: una non meglio definita pandemia vegetale sta letteralmente uccidendo le coltivazioni sulla Terra e la gente non ha di che sfamarsi. Nel film si parla di grano, ma si accenna anche al fatto che la ‘piaga’ si sta diffondendo a tutti i prodotti agricoli. L’approccio non è molto originale, se non per il fatto che, a quello che si vede, computer, razzi e automobili sono ancora largamente diffusi. Ora, io non sono un sociologo, ma a mio avviso questo scenario manca di coerenza. In una situazione come quella descritta da Nolan mi sarei aspettato un mondo un tantino più degradato e soprattutto non così bucolico, ma con tensioni sociali anche molto violente per l’accaparramento delle poche risorse ancora disponibili. Invece la popolazione mi sembra fin troppo tranquilla. E’ forse rassegnata al suo destino di estinzione? In questa prima parte la trovata visivamente più riuscita è senza dubbio la sabbia: pervade tutto e simboleggia in qualche modo questo ripiegamento dell’essere umano, non più che guarda al futuro con speranza e desiderio di scoperta, ma fossilizzato su un presente che diventa troppo velocemente passato.

 

Interstellar3

 

 

 

 

Il regista non si sofferma troppo sui motivi che hanno portato il mondo a questa catastrofe ambientale, se non per giustificare il motto del film, secondo cui gli uomini sono nati sulla Terra, ma nessuno ha stabilito che debbano anche morirci. Per cui ecco il grande piano, concepito da uno stanco Michael Caine, aka professor Brand, aka padre della futura Eva, (Anne Hathaway) …In realtà, i ‘grandi piani’ sono due ma il piano ‘B’ è un fake, come sappiamo in seguito, concepito per motivare meglio l’astronauta Cooper, aka Matthew McConaughey, a lasciare sulla Terra la propria famiglia, composta dal padre e dai due figli, Murph, la ragazza  e Tom, il più  grande, ma questa ‘è un’altra storia’

 

 

Il viaggio interstellare

Comunque in 25 minuti, su 2 ore e ¾ di film, Cristopher e Jonathan Nolan liquidano il capitolo calamità terrestri per proiettarci anche troppo repentinamente nella seconda parte, nel viaggio interstellare propriamente detto. WTF? In pochi minuti Coop e Murph capiscono che il fantasma che sposta i libri nella camera della ragazza sta cercando di comunicare utilizzando la gravità come supporto all’alfabeto morse, e in questo modo detta loro le coordinate per la base della ‘new’ Nasa. La vecchia è stata chiusa perché ‘nessuno pensa ad andare nello spazio quando si muore di fame’, una delle poche affermazioni sensate del film.

interstellar-eAnche se la parte del viaggio è la migliore, in termini cinematografici e visivi, i due fratelli Nolan ci hanno messo troppa roba, cedendo in un secondo peccato di incoerenza. Nonostante il linguaggio parascientifico cerchi di dare un sostegno credibile al tutto, al wormhole, ai paradossi spazio temporali che questo genera, c’è troppo di tutto, anche di quello che sembra essere l’altra variabile che non risponde alle leggi della fisica tradizionale, assieme al tempo e alla gravità. Parliamo dell’amore, di quell’energia immateriale che lega in modi misteriosi gli esseri umani e li rende capaci di grandi imprese. Ne parla fin troppo la Hathaway, che ci ammannisce un pistolotto di 15 minuti sulla sua potenza solo per giustificare la sua scelta, come pianeta da esplorare dopo il fallimento sul primo,   di quello dove sarebbe sceso il suo ‘fidanzato’. Ne avevamo bisogno? Sinceramente è stato uno dei momenti in cui mi sarei levato una scarpa per tirarla sullo schermo. Un monologo che sicuramente rimarrà indimenticato, per la sua noia.. Il problema vero è che Nolan non è in grado di raccontare sullo schermo i sentimenti umani, manca della sensibilità necessaria, senza contare che anche gli attori mancano di empatia in tal senso.

Interstellar-MurphIl ritorno

E mentre i nostri eroi disquisiscono di amore sulla Terra sono passati circa 50 anni mentre per loro giusto qualche minuto. E’ il paradosso temporale causato dal wormhole, che Nolan utilizza senza ritegno per dirci che è Cooper l’uomo del futuro, il novello Adamo, che si sgancia temporaneamente dalla sua Eva, Anne Hathaway, aka Amelia Brand, per un breve ritorno su un satellite creato vicino Saturno, dove può salutare per l’ultima volta la ‘sua’ Murph, ormai morente. E’ durante questo straordinario ritorno che intuisce che il fantasma della figlia non era un alieno, i ’loro’ di cui si parla all’inizio del film, ma egli stesso, smaterializzato in una non-dimensione rappresentata dal tesseratto, ossia un ipercubo. Spinto dalla stessa figlia, riparte di nuovo per raggiugere Amelia e dare vita alla nuova razza umana, quella che consentirà allo stesso Cooper di comunicare con la figlia adolescente attraverso il lancio del libro, perlomeno questa è la mia interpretazione: qui ci vuole un triplo salto mortale carpiato con avvitamento, ma stiamo sempre nella stanza di Murph. Forse preferivo i paradossi di Inception

Prima che qualcuno dica ‘non ho capito nulla’ voglio precisare che non era mio intento raccontarvi il film e se ho citato degli episodi è stato per motivare le mie perplessità. D’altra parte è un film difficile da raccontare, tanto è pieno di roba, che per quanto mi riguarda è il suo limite principale. Io stesso pur essendo un cultore della fantascienza ho ancora grandi difficoltà a digerire tutto. Proprio perché fa discutere è comunque un film da vedere, per poi poter affermare che non ha nulla a che vedere con l’Odissea nello spazio di Kubrick
Suggerisco, a chi ha avuto la pazienza di leggermi, di vedere anche questi due commenti, a favore quello di Amedeo Balbi, un astrofisico, , molto ben circostanziato, e contro quello scritto da Sean O’Connell, purtroppo in inglese ma altrettanto interessante.

GIANVITTORIO FEDELE

 

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13 novembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, Scienze dello Spazio | , , , , | 1 commento

INTERSTELLAR: tre ore di ottimo cinema di fantascienza

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Da cosa giudicate voi un film? Premesso che sono un cinefilo accanito che va al cinema due volte a settimana ed altri ne vedo su DVD e PC, ma che NON sono, e mi vanto di non essere, un critico (ergo…) sappiate che io vado al cinema solo per divertirmi: casomai anche per un film drammatico ma tendenzialmente i film sono piacere puro. Ergo mi devono piacere.
Interstellar mi è piaciuto. Oltretutto è lungo, sono quasi tre ore! Ergo.
Di nuovo: da cosa lo giudicate?

interstellar5Se è un film di genere (e questo lo è) dal rispetto delle regole del genere in questione. Poi da come è fatto materialmente:  regia, qualità della fotografia, della scrittura, degli effetti speciali, dei costumi, della recitazione, insomma da tutto ciò che materialmente forma il film, dà forma alla storia.
Infine la qualità della storia: che ci deve essere una storia di qualità se no di cosa stiamo parlando?
Interstellar, AMMP/IMHO, è un bellissimo film di fantascienza, corretto e coerente e con una storia fantastica. All’inizio un po’ lento, poi è un crescendo di situazioni di FS di quelle hard e infine varianti dal thriller al mistico fantascientifico.
Qui sotto troverete molte indicazioni sul web sul film: regista, critiche positive e negative di altri, soprattutto la trama in inglese ed in Italiano. Ma non vale la pena leggere tutto, date retta andate a vederlo e basta: io l’ho visto all’UCI Cinema Marconi a Roma e la sala era piena, alla fine c’è stato un applauso e soprattutto fuori c’erano i capannelli di spettatori che discutevano. Mi risulta che sia già campione di incassi, in USA lo è stato senza dubbio.
Difetti? Eh , sì…

Interstellar9Il regista è stato molto ambizioso, ha scritto lui la sceneggiatura con il fratello e ci ha messo dentro se non tutto, molto. Non tutto è chiarissimo, c’è un po’ di infodumping, viene perfino citato il TESSERATTO, e secondo me a sproposito, ma per gli appassionati di FS e di topologia multidimensionale questo è un riferimento specifico (è un cubo a quattro dimensioni, figuratevi!). Però i difetti sono quelli che poi spingono a dire: “Ma secondo te quella tale cosa che voleva dire?”
Pregi?
Uno soprattutto: le tre ore sono volate e scusate se è poco! Due,tre momenti di genuina sorpresa sia quanto alla storia sia quanto all’effetto scenico e non so voi, ma io ormai mi sorprendo raramente. Ed il robot più efficiente e simpatico della storia dei film di fantascienza compresi quelli di Asimov.
Oddio, i due protagonisti un bacetto uno se lo potevano anche dare. Ma non è escluso che lo facciano in un sequel. Che non escluderei, i materiali ci sono tutti, anzi anche troppi.

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Spoiler alert! Qui sotto ci sono i link al film in Ita e in Ing e la trama c’è tutta. Ma per fortuna è così complicata e piena di incongruenze che potete anche leggerla tanto il film ve lo potete godere comunque, è quasi un’altra cosa.

Questa è la versione in inglese, che ha delle significative differenze:

Qui troverete tutte le informazioni sul regista. E’ uno tosto. Ha una faccia un po’ troppo da maschio alfa wasp e sborone, ma tant’è. Bravo è bravo, non si discute.

Qui un articolo molto interessante e condivisibile su Wired di Gabriele Niola Critico cinematografico e videoludico, sui dieci film di FS che sono contenuti dentro Interstellar

Ed infine qui un parere autorevolissimo quello di “Rotten Tomatoes”, se non lo conoscete è un sito che non dà giudizi direttamente ma informa sui giudizi (a volte dozzine e dozzine) dati da altri critici cinematografici, lo trovo una meraviglia di quelle che solo in America riescono a fare. Al film dà 7/10.

MASSIMO MONGAI

 

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9 novembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, Scienze dello Spazio | , , , , | 1 commento

Giger non fu solo Alien

Giger1Sei mesi fa, il 12 maggio, per i postumi di una caduta, moriva in un ospedale di Zurigo Hans Ruedi (Rudolf) Giger, 74 anni, noto soprattutto come il creatore di Alien, il mostro dell’omonimo film-culto di Ridley Scott che nel 1979 ottenne il Premio Oscar per gli effetti speciali. E’ il motivo per cui il nome dell’artista svizzero è conosciuto tra gli appassionati di fantascienza, e non per altro. Ma l’opera spesso prevale sul suo autore e magari qualcuno potrebbe anche dire “Ruedi chi?”, pur  amando il film di Scott. Ridurlo soltanto a questo sarebbe però fargli veramente un grave torto perché, anche se non particolarmente noto in Italia oltre alla sua creatura, Giger è stata un genio folle e visionario come pochi altri nell’ambito di una sua particolare concezione del fantastico e dell’orrore. Si atteggiava ad “artista maledetto” (basti vedere le sue foto e certe performances), ma non bisogna fermarsi alle apparenze: Giger aveva una sua consolidata carriera caratterizzata, diciamo così, da una visione del mondo tutta sua particolare che lo ha portato a creare in quel modo, e solo in quel modo, l’extraterrestre che sconvolse gli spettatori di tutto il mondo e a turbò  i sonni di tanti adolescenti alla fine degli anni Settanta. Non l’avesse avuta non ci sarebbe riuscito. Ma perché?

Giger2Rispondere a questa domanda significa capire che cosa disegnava, dipingeva, scolpiva e creava Ruedi Giger. Dalle iniziali influenze surreali di Dalì e Magritte, dal macabro-grottesco di Max Ernst, dalla mescolanza umani-animali-piante-oggetti di Brueghel e Bosch, Giger è arrivato al concetto artistico che lo portò sino ad Alien,  l’idea del “biomeccanismo”, cioè una commistione materica fra umano e meccanico, in cui il meccanico compenetra l’umano e la carne si fonde con il metallo. Il Cyborg? Ma no! Qualcosa di più e di peggio. Quel che spaventò gli spettatori di trentacinque anni fa, e li spaventa ancora nonostante tutti i film da macelleria nel frattempo usciti,  oltre alla bravura della regia e del montaggio, fu la totale estraneità di Alien, appunto la sua alienità (dato che anche, sia detto tra parentesi, il latino alienus vuol dire proprio questo). Un essere che, come certi insetti terrestri, si nutre dall’interno di un essere, nel nostro caso umano, dalle cui viscere emerge sanguinosamente e poi, una volta divenuto rapidamente adulto, ne va a caccia per nutrirsi e nutrire la sua prole. Ma il mostro è talmente inconcepibile e materico che scava nella nostra psiche e ci fa indietreggiare dall’orrore presi da angosce ancestrali come accade all‘equipaggio dell’astronave Nostromo che ha la sventura di atterrare sul suo pianeta. Alien, tra insetto, mostro preistorico, rettile, e macchina, con le sue bocche una dentro l’altra, è il mostro assoluto, la diversità assoluta che non è stato più possibile imitare e uguagliare.
Se si vedono i disegni e le tele che Giger in quantità incredibile faceva ancor prima di essere chiamato da Scott a realizzare la sua creatura (chiamato probabilmente proprio perché il regista aveva visto le sue opere), ci si accorge che Alien sta già tutto lì. L’artista svizzero era così assillato, diciamo pure ossessionato, da questo incrocio allucinante e macabro di umano e meccanico da averlo poi riprodotto in sculture, arredamenti e ogni tipo di oggettistica, addirittura in tatuaggi. Esistono (o esistevano) anche due “Giger bar” a Tokyo e a Coira (la sua città natale  in Svizzera) dove tutto è derivato dal gusto dell’artista: sedie, poltrone, tavolini, banconi sembrerebbero fatti con ossa, scheletri, teschi, gabbie toraciche e metalli. Pare di entrare in una di quelle “case degli orrori” che una volta c’erano nei Luna Park. Oppure all’interno di una astronave … aliena. Oppure in qualche racconto di Gustav Meyrink, Jean Ray o H.P.Lovecraft. Giger ha impresso il suo inconfondibile marchio anche in oggetti di abbigliamento, in gioielli e manufatti di ogni tipo. Addirittura ha creato motociclette e automobili costruite secondo il suo stile biomeccanico, e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare nei propri incubi, ma che affascinano e attraggono come fossero un corpo femminile cibernetico.

Giger3Non per nulla l’artista era attratto dal più allucinato scrittore di incubi moderni, ovviamente H.P.Lovecraft, proprio perché l’autore americano fu forse il primo a immaginare esseri non umani che però si travestivano da umani, in cui la materia magmatica aveva il sopravvento sulla forma razionale. E infatti pubblicò una raccolta di disegni sotto il titolo di Necroniomicon, il grimorio inventato da Lovecraft e che oggi molti ritengono realmente esistente, probabilmente la migliore ricostruzione di quel libro immaginario mai fatta, più aderente alla sua “realtà” E a ben vedere Alien di Scott è forse il più bel film “lovecraftiano” mai realizzato: pur non ispirandosi ad una storia del Maestro di Providence ne conserva lo spirito e i retroterra culturali, presentando un essere che fa paura anche perché è tanto lontano da noi da considerarci come semplici fonti di cibo per sé e  la sua progenie. Totalmente estraneo dall’umanità da non prenderla nella minima considerazione in quanto “essere superiore”. H.R.Giger, un artista irripetibile, inimitabile e senza discepoli. Un po’ come Lovecraft.

 GIANFRANCO de TURRIS

4 novembre 2014 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , , , , , | Lascia un commento

   

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