Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Sulla rotta di Rama

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Interstellar è ancora in proiezione nelle sale di tutta Italia e a qualcuno potrà sembrare strano che noi si esca con un articolo come questo, che descrive la visione della storia futura dell’uomo nello spazio di cui si è fatto alfiere  Stephen Ashworth (BIS). Tale visione é infatti radicalmente diversa da quella di Christofer Nolan, ma, proprio grazie ad Interstellar, questo è un momento di grande dibattito, favorevole anche per far conoscere le idee di Ashworth, e noi ne vogliamo approfittare.

Ma prima facciamo un po’ di storia recente: …
Nell’ottobre del 2011, a Orlando in Florida, ha preso vita il progetto One Hundred Years Starship (100YSS), ribattezzato da noi “L’astronave dei Cent’Anni”, con l’obbiettivo di creare entro un secolo le condizioni necessarie per poter pianificare la costruzione della prima astronave interstellare. L’iniziativa è stata direttamente ispirata e finanziata dal Pentagono, tramite l’agenzia DARPA, sostenuta entusiasticamente dalla parte meno ortodossa della comunità scientifica e dai cosiddetti space enthusiasts, e un po’ timidamente dalla NASA. Nonostante il programma fosse ambiziosissimo e proiettato su un arco temporale di secoli, la classe politica americana ha dimostrato di capire le enormi potenzialità del programma nella ricerca avanzata che potrebbe portare grandi benefici all’umanità come ricaduta degli investimenti effettuati.

rotta rama 5A quattro anni da quel fatidico 2011, si può assistere negli USA a due congressi annuali organizzati l’uno dal 100YSS stesso con taglio multidisciplinare,  l’altro dalla Icarus Interstellar, ONG dedicata a tematiche di ingegneria aerospaziale, astronautica e fisica esotica. Numerose altre iniziative minori si svolgono localmente. In Europa la British Interplanetary Society (BIS), ineguagliato think-tank che raccoglie scienziati e ricercatori specializzati in Scienze dello Spazio, nonché numerosi scrittori di fantascienza, fin dal 1930 sventola la bandiera dell’interstellare.

Nonostante il cosiddetto movimento interstellare sia appena agli inizi, si trova già ad affrontare domande e problemi di grande portata. Il primo scoglio è la velocità della luce, nel suo essere, allo stesso tempo, irraggiungibile ma di valore troppo basso di fronte all’enormità delle distanze da percorrere. Questo limite costituirà in prospettiva un vero e proprio collo di bottiglia destinato a  rallentare l’espansione dell’Uomo nello spazio. Dobbiamo favorire o ignorare le ricerca di una nuova fisica “esotica” che ci consenta di dribblare il limite superiore più claustrofobico dell’universo? Avremo finalmente un sistema di propulsione “ultraluminale” degno di Star Trek? Impareremo davvero a percorrere i wormhole? Non ne abbiamo la minima idea. Sappiamo però che le tecnologie più in uso nella fantascienza per muovere persone e cose da un punto all’altro dell’universo sono sostanzialmente due: il motore a curvatura, con cui sono equipaggiate le astronavi, e il wormhole, conosciuto anche come stargate. Ambedue, si badi bene, non sarebbero esclusi o negati dalla Teoria della Relatività, ma in qualche modo ammessi da essa. Ad oggi esiste solo una minoranza di ricercatori che segue questo approccio radicale e indaga a 365 gradi sul problema della propulsione, in parte raccolti nella Tau-Zero Foundation: pochi ma buoni, e molto determinati. Li seguiremo con attenzione.

oneill rama 2Se invece abbracciamo l’altro presupposto, e cioè che la velocità della luce sia insuperabile in qualsiasi circostanza senza eccezioni o scorciatoie di sorta, allora è giunto il momento di ascoltare le idee di Stephen Ashworth. Secondo il ricercatore inglese, l’uomo continuerà ad espandersi nel SS (Sistema Solare) alla velocità  consentita dalla tecnologia di propulsione disponibile in quel momento. Le sonde robotizzate  raccoglieranno grandi successi, mentre i progetti di colonizzazione umana saranno limitati e rallentati soprattutto dal peso dell’ignoranza che l’uomo sconta nei confronti della forza di gravità: ne sappiamo poco o nulla e siamo in grado di produrla solo tramite rotazione. Ma tuttavia dipendiamo da essa perché il nostro corpo non sopravvive a lungo fuori da un ambiente in cui la gravità non sia compresa tra 0,80G e 1,20G, valori che immediatamente malediciamo perché costituiscono una tassa salata da pagare ogni qual volta dobbiamo lanciare in orbita qualcosa.

rotta rama 2Ma esistono veramente le condizioni per creare qualche insediamento su Venere e Marte ? Venere è un vero e proprio inferno, e Marte offre una misera gravità pari a solo 0,38G. Non così nella Fascia degli Asteroidi e tra i Troiani di Giove, vaste aree popolate da asteroidi di natura rocciosa, insieme a qualche interessante pianeta nano. I grandi pianeti esterni si riveleranno probabilmente troppo inospitali per noi (intense emissioni radioattive, gravità e condizioni meteorologiche estreme) ma non sarà necessariamente così per le loro lune, che potrebbero offrire condizioni interessanti di abitabilità e colonizzabilità, cominciando da Europa, Ganimede e Titano. Altri candidati per ospitare un insediamento potrebbero essere i pianeti nani della Fascia  di Kuiper, con i loro oceani d’acqua sotterranei, specialmente i Plutoidi. Infine, nella Nube di Oort, i nostri esploratori potrebbero trovare miliardi di nuclei spenti delle comete di lungo periodo, ancora ricchi di gas e varie sostanze chimiche di cui potrebbero approvvigionarsi. Potrebbero anche garantire  la manutenzione delle sonde FOCAL e i nodi della rete di pre-allarme della Difesa Planetaria, se noi Terrestri saremo così preveggenti da progettarla. Questo processo, questa lunga migrazione che ci porterà agli estremi confini del SS durerà secoli ed è considerato da Ashworth come l’ultimo atto, comunque non conclusivo, del processo che ha portato l’Uomo a popolare ogni angolo della Terra e ora ad affacciarsi sul SS. Naturalmente, quando si verificheranno le condizioni  necessarie e sufficienti, qualcuno tenterà anche il volo interstellare sub-luce, la tecnologia minima è già a portata di mano, almeno per quanto riguarda le sonde automatiche.

rotta rama 1Nel frattempo si  saranno messi in moto, secondo Ashworth, nuovi meccanismi che porteranno a inediti cambiamenti sociali e culturali. Oggi uomini e donne nascono sulla superficie di un mondo, la Terra, ed è perciò naturale che pensino in termini di risorse planetarie e della ricerca di nuove Terre. Ma tra qualche secolo le cose potrebbero andare diversamente. Costruiti nello spazio, e non più sulla Terra, saranno in piena efficienza impianti estrattivi, ma anche  fabbriche manifatturiere, centrali solari per la produzione di energia elettrica, laboratori, impianti turistici e quant’altro, dove via via saranno impiegate migliaia di persone, e quindi alloggiate non sulle inospitali superfici planetarie, ma a bordo di grandi astronavi che potranno offrire collegamenti in telepresenza con gli impianti, gravità artificiale, aria e acqua costantemente riciclate e filtrate, colture idroponiche e tutto quanto di meglio la tecnologia dell’epoca potrà offrire.
Si verrebbero quindi a creare due culture differenti: i discendenti di quella attuale, nata e basata sulla Terra, che cercheranno sulle superfici planetarie nel SS o fuori di esso l’obiettivo per la loro espansione, e una nuova forma di civiltà, basata nello spazio, tendenzialmente nomade e composta da generazioni di individui nati e vissuti in habitat artificiali e ad essi psicologicamete abituati. Sempre in viaggio, indifferente alla conquista di nuovi spazi sulle superfici planetarie, tendenzialmente pacifica  e  dedita all’esplorazione, questa nuova Umanità basata nello spazio sarebbe naturalmente portata a costruire habitat sempre più grandi per dare sfogo all’aumento della popolazione. Queste enormi biosfere semoventi sono state chiamate astronavi-arca o astronavi generazionali, e sono frutto della fantasia di un grande fisico di Princeton, Gerard O’Neill, e del talento letterario di Arthur Clarke che le ha immortalate nel suo romanzo “Incontro con Rama”.
Così, dice Ashworth, una volta esplorato in lungo e in largo il SS, l’Umanità affronterà alla fine le tanto temute distanze interstellari. Messe in soffitta definitivamente le teorie della fisica esotica, la grande diaspora dovrà aprirsi la strada  attraverso l’Universo a bordo delle sue astronavi gigantesche, a suo agio nello spazio vuoto, lasciando le superfici dei pianeti, e la Terra,  a coloro che sono rimasti indietro.

ROBERTO FLAIBANI

 

FONTI:

  • Stephen Ashworth, JBIS vol.65 – # 4,5, The Emergence of the Worldship (I): The Shift from Planet-Based to Space-Based Civilisation
  • Stephen Ashworth, JBIS vol.65 – # 4,5, The Emergence of the Worldship (II): A Development Scenario
  • Toward a Space-Based Civilization, by Paul Gilster, published on Centauri-Dreams on March 11, 2013
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26 novembre 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, missione FOCAL, News, Scienze dello Spazio, Volo Interstellare | , , , , , , , | Lascia un commento

Start Interstellar!

interstellar1Il 6 novembre sbarcherà sugli schermi di tutto il mondo Interstellar, il nuovo film di Cristopher Nolan, visionario regista autore di Memento, Inception e dell’ultima trilogia del Cavaliere Oscuro. E’ un film che già sta facendo discutere di sé, perché il suo approccio può essere definito nelle due righe che accompagnano il trailer promozionale: “L’Umanità è nata sulla Terra, ma non è stato mai detto che vi debba morire”(Mankind was born on Earth, it was never meant to die here..)  L’obiezione immediata è: perché discutere del “solito” blockbuster fantascientifico americano? Perché Nolan ha dimostrato in più di un’occasione di essere un regista di grande valore che sa coniugare con  disinvoltura l’action movie con la riflessione. E Interstellar non fa eccezione, perché pone le basi per riaccendere il dibattito tra chi sostiene – ed è la maggioranza secondo la rivista The Space Review– che è inutile andarsi a cercare guai nello spazio, tanto l’essere umano può tranquillamente salvarsi sulla Terra, grazie alla propria abilità tecnologica, e chi invece afferma che ormai siamo avviati verso l’autodistruzione, con risorse sempre più scarse e un sistema climatico completamente stravolto.

Chiacchiere da bar della facoltà di astrofisica? Forse per qualcuno, ma se ragioniamo sul nostro futuro – o se non proprio sul nostro, su quello di chi ci seguirà – non possiamo non concordare sul fatto che si tratta di questioni riguardanti tutta l’Umanità. E non abbiamo usato questo termine a caso. Quando si parla di spazio la dimensione individuale tende a scomparire per fare posto a qualcosa di più vasto, la Specie Umana. Senza voler sconfinare in territori di pertinenza dei predicatori dell’ultimo millennio, è innegabile che l’infinità dell’universo ci pone in una condizione di inquietante impotenza, che le religioni manipolano con sconcertante  disinvoltura. Una divagazione per intendere che stiamo parlando di argomenti troppo importanti per lasciarli nelle mani esclusive di chi detiene il potere, sia esso politico, economico o religioso, perché sono argomenti che appartengono a tutti noi.

interstellar2Con questo approccio, Interstellar si ricollega idealmente a quel capolavoro sconosciuto ai più, girato da Robert Zemeckis nel 1997. Si tratta di  Contact, realizzato con la collaborazione scientifica di Kip Thorne, uno dei massimi esperti mondiali di buchi neri e wormhole, (più noti al grande pubblico come stargate), e interpretato proprio da quel Matthew McConaughey oggi protagonista di Interstellar. Nella pellicola di Zemeckis era comprimario di una splendida Jodie Foster che impersonava Jill Tarter, all’epoca dinamica presidentessa dell’Istituto SETI (Search for the Extra-Terrestrial Intelligence), ora passata armi e bagagli nel board del 100YSS (One Hundred Year Star Ship), la formazione guida del “movimento interstellare” americano.

100yss-logoIl movimento ebbe origine nel 2011 a Orlando in Florida, nel corso di una convention dove sedevano uno accanto all’altro ingegneri della NASA, studenti e professori universitari e molti osservatori militari, in un’atmosfera coloratissima che fece gridare alcuni alla “Woodstock dell’interstellare”. In quell’occasione, l’ex astronauta nera Mae Jamison vide assegnare al suo 100YSS l’incarico di guidare il movimento e un primo finanziamento di 500 mila dollari elargito dalla prestigiosa DARPA (l’agenzia del Pentagono per l’alta tecnologia). Mentre il 100YSS raccoglieva i primi consensi (Bill Clinton, Michelle Obama) e riconoscimenti internazionali (una loro delegazione è stata accolta con tutti gli onori dal Parlamento Europeo per riferire sui progressi in tema di interstellare), un’altra componente del movimento si raccoglieva intorno alla sigla di Icarus Interstellar, una delle più prestigiose ONG del settore spaziale, e al nome di Kip Thorne, per dar vita ad una conferenza chiamata “Starship Congress”. Chi ha potuto leggere gli atti dell’edizione 2013, assicura che la somiglianza esistente con i presupposti teorici e storici di Interstellar è  impressionante.

Contact1E come quasi venti anni fa Contact mostrava il drammatico confronto tra la cultura religiosa, irrazionale e antropocentrica e quella laica, razionale ed evoluzionista, così nel 2014  Interstellar prefigura una nuova cultura basata su nuove misure, appunto, interstellari. Non si parla più dell’Umanità come di un’accozzaglia di uomini e donne abbarbicati fino all’estinzione al loro pianeta natale, la Terra.  Si parla di una Specie Umana,  che imparerà a vivere su pianeti con caratteristiche diversissime e muoversi fra di essi  sfruttando le leggi di una nuova Fisica.

Ma, come appare evidente dagli stessi film prodotti, molti negli Stati Uniti tendono a dimenticare, come se al di là della Statua della Libertà ci fosse il vuoto. E infatti è proprio a un altro blockbuster a stelle e strisce, Gravity, che si aggrappano i teorici del “non c’è nessuna opportunità nello spazio per gli esseri umani”, cioè che è inutile tentare l’avventura interstellare, è solo uno spreco di risorse e di denaro. Vale la pena, a questo proposito, ricordare che proprio i precursori della Nuova Frontiera sembrano oggi volersi rinchiudere sempre di più nel loro santuario: secondo quanto afferma ancora The Space Review, persino la NASA non gode più del sostegno della maggioranza degli americani, che la ritengono ‘inutile’.

Kip Thorne(nella foto:  Kip Thorne)

E allora, che senso possiamo dare a un film come Interstellar, basandoci esclusivamente sulle suggestioni dei trailer e i rumors finora circolati? Credo  che dovremmo innanzitutto  liberarci dal pensiero ossessivo sull’autodistruzione umana, che spesso fa da premessa a questi film, e farci qaulche domanda in più sulla nostra natura. Il replicante Roy Batty nel cult Blade Runner si interrogava su chi siamo, dove andiamo, mentre la maggior parte di noi ha dimenticato questi quesiti fondamentali, per rivolgere la propria attenzione esclusivamente all’ultimo modello di televisore o di tablet. Per carità nessuna crociata new age contro il consumismo, ma se ogni tanto riuscissimo a rivolgere il nostro sgaurdo verso le stelle, anche dove è difficile, come nelle grandi città, forse riusciremmo a captare umilmente la nostra finitezza di esseri umani e contestualmente, il desiderio di conoscenza che ci ha sempre fatto grandi, consentendoci di superare ostacoli impensabili.

Ci siamo chiusi al rischio, e abbiamo perso – in nome di una sicurezza tutta da dimostrare – la passione, l’amore e il gusto per la scoperta, per l’avventura, per l’esplorazione. In una parola, per tutto cio’ che Dante aveva suo tempo compreso, quando fa dire a Ulisse, rivolto ai suoi compagni, che ‘fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza’.

 

GIANVITTORIO FEDELE

ROBERTO FLAIBANI

 

1 luglio 2014 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Fantascienza, Scienze dello Spazio, SETI, Volo Interstellare | , , , , , , , | 2 commenti

Conferenze sul volo interstellare nel 2014

L’anno scorso è stato registrato il più alto numero di conferenze e congressi dedicati al volo interstellare tenutisi nel mondo:  il congresso del 100YSS a Houston,  e a Dallas quello denominato “Icarus Interstellar Starship”, due eventi chiamati ”Starship Century” a Londra e a San Diego, un’altra stupefacnte conferenza tenutasi a Londra sulla “filosofia dell’interstellare” ad opera della BIS, e il Tennessee Valley Interstellar Workshop. Senza contare le decine di eventi locali SETI che si svolgono ogni anno in tutto il mondo, e gli spazi sempre più importanti che vengono dedicati al problema nell’ambito di manifestazioni dedicate all’astronautica, perfino nel colossale IAC che raccoglie migliaia di delegati da ogni parte del mondo e si svolge di anno in anno in località diverse (2012 Napoli, 2013 Pechino, 2014 Toronto).

symposium_14Era chiaro che le reali dimensioni del “movimento interstellare”, nato nel 2011 intorno al congresso di fondazione del 100YSS in un’atmosfera techno-hippy che ricordava Woodstock, non giustificavano l’esistenza di tutti quegli eventi pubblici. Così quest’anno vediamo all’opera una sorta di selezione naturale che conferma solo gli spazi dedicati nell’ambito di mega-eventi come lo IAC, e la sopravvivenza di  manifestazioni specializzate, quando sostenute da una struttura organizzativa robusta e da finanziamenti adeguati.

Il 100 Year Starship Symposium si conferma come l’evento più importante per il movimento interstellare. Il tema di quest’anno è “Il cammino verso le stelle, le impronte sulla Terra”, una chiara allusione alle sinergie che gli organizzatori cercano di stabilire tra il massiccio avanzamento nelle tecnologie della propulsione e nelle scienze biologiche che ci aspettiamo di ottenere  con le future missioni nello spazio profondo, e la ricaduta nel breve periodo sotto forma di strumenti utili per il miglioramento della qualità della vita sulla Terra di oggi. Gli argomenti di discussione sono elencati nel sito web e spaziano dalla propulsione alla produzione e conservazione dell’energia, dalle tecnologie derivate a breve termine, alle comunicazioni, all’informatica e alla biologia. Una particolare attenzione verrà data alle tecnologie del supporto vitale, alla sociologia e al recupero e trasmissione dei dati su  distanze  interstellari, nonché alle tecniche educative necessarie per ottenere dei veri e propri “cittadini interstellari” . Il congresso si terrà dal 18 al 21 settembre al George R. Brown Convention Center di Houston.

C’era una volta, in quel di Aosta, un piccolo convegno sull’interstellare che si teneva  nell’intimità di un vecchio e comodo albergo. I suoi ideatori, Les Johnson e Greg Matloff, volevano che gli ospiti si sentissero a loro agio e fossero nel giusto spirito per elaborare visioni lungimiranti ma anche pronti per agire nel breve termine. Oggi purtroppo il vecchio hotel è stato dichiarato inagibile e non si sa che fine farà,  ma Les e Greg sono riusciti  a recuperare un po’ di quella atmosfera valdostana e invitano i partecipanti al loro nuovo Tennessee Valley Interstellar Wokshop ad andare oltre i limiti della conferenza, superando la nuda enunciazione di concetti per suggerire progetti, offrire collaborazione, ricerca attiva,  e pianificazione della missione. Da segnalare due mini-corsi accessibili su prenotazione, il primo dedicato alla propulsione, il secondo al terraforming. Il convegno si terrà dal  9 al 12 novembre ad Oak Ridge per 75 partecipanti a numero chiuso. La pubblicazione degli atti sarà garantita dal Journal della BIS.

ROBERTO FLAIBANI

 

 

Fonte: “Interstellar Conferences for 2014” pubblicato da Centauri Dreams il 28 aprile 2014

24 maggio 2014 Posted by | News, Volo Interstellare | , , | 1 commento

   

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