Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Missione “Asteroid Redirect”: tra scetticismo ed entusiasmo

Quanto segue è la traduzione fedele di un articolo pubblicato su The Space Review nemmeno due mesi fa. Si tratta di un testo lungo e pieno di riferimenti a molte teorie e tecnologie spaziali. I lettori si preparino quindi a una lettura impegnativa che non abbiamo voluto suddividere in due puntate  per non perderne il pathos. E’ già in preparazione una scheda di aggiornamento zeppa di link e di info pertinenti, anche video, che verrà messa online tra qualche giorno. Per il momento possiamo offrirvi il trailer del film Disaster Playground, che non mancherà di suscitare l’attenzione di chi ancora non lo conosce. (RF)

Quasi due anni fa la NASA ha annunciato un progetto conosciuto oggi come Asteroid Redirect Mission, o ARM. L’idea base, presentata nella richiesta di bilancio dell’Agenzia per l’anno fiscale 2014, prevedeva l’invio di una missione robotica su un asteroide vicino alla Terra con l’obiettivo di catturarlo e trascinarlo nell’orbita lunare. Gli astronauti avrebbero poi raggiunto l’asteroide per raccogliere campioni e dimostrare la validità di tecnologie che la NASA considerava fondamentali per le future missioni umane oltre l’orbita terrestre.

ARM4(nel collage fotografico sono mostrati alcuni dei più conosciuti asteroidi vicini alla Terra)

Questo progetto audace – mutare l’orbita di un asteroide – ha faticato a vincere lo scetticismo dimostrato da molti sia nell’industria, che nella comunità scientifica, che nel Congresso. Ci si chiedeva fino a che punto una missione del genere fosse davvero il passo successivo più logico nel lungo cammino verso Marte. Attualmente ARM ha assunto una forma diversa, un cambiamento di cui molti non si sono sorpresi, ma che non sembra probabile possa far cambiare idea a quelli che criticano la missione.

Opzione B per il masso

La NASA aveva previsto di annunciare a dicembre quale di due opzioni avesse scelto per la parte robotica di ARM. Una, conosciuta come opzione A, era in sostanza l’idea base originale: inviare un velivolo spaziale su un asteroide con un diametro fino a dieci metri, afferrarlo (avvolgendolo forse in un “sacco”), e poi reindirizzarlo in un’orbita lunare. Un progetto simile a quello pubblicato nel 2012 dal Keck Institute for Space Studies del Caltech.

La NASA aveva anche cercato un’alternativa chiamata, logicamente, opzione B. Invece di spostare un intero asteroide, l’opzione B prevedeva l’invio di una navicella verso un asteroide più grande, forse di diverse centinaia di metri di diametro, con la superficie cosparsa di massi. Una volta lì, la navicella sarebbe atterrata afferrando un masso dal diametro di circa quattro metri per poi tornare nell’orbita lunare.

ARM5aDopo un incontro a metà dicembre presso la sede della NASA, l’agenzia ha però annunciato che avrebbe ritardato la decisione (vedi “Deferred decision”, The Space Review, 22 dicembre 2014), con la motivazione che voleva avere più tempo a disposizione per studiare le due opzioni.

Tuttavia, Robert Lightfoot, l’amministratore associato della NASA a capo del progetto ARM, ha fatto capire che l’opzione B sembrava l’approccio migliore. “Se da un lato c’è la complessità associata con lo spostamento del masso fuori dall’asteroide, dall’altro c’è lo sviluppo tecnologico che se ne ricaverebbe, e che offrirebbe una grande flessibilità operativa”, ha detto 17 dicembre annunciando il ritardo. Se la NASA fosse riuscita a gestire questa complessità e gli ulteriori costi economici – l’opzione B costa circa 100 milioni di dollari in più rispetto all’opzione A – l’agenzia sembrava disposta a sceglierla.

In dicembre sembrava che tale ritardo dovesse durare poche settimane, facendo pensare che una decisione sarebbe arrivata verso metà gennaio. Ma gennaio e febbraio sono passati senza un annuncio. Ai primi di marzo l’amministratore della NASA, Charles Bolden, a una domanda sullo stato di ARM, ha dichiarato che una decisione sarebbe arrivata il mese successivo, precisando, “Stiamo solo facendo un esame approfondito, per essere certi di aver pensato a tutto”.

ARM1Finalmente la settimana scorsa la decisione è arrivata. Il 25 marzo, in una teleconferenza con i media, e con un preavviso di poche ore, Lightfoot ha annunciato che la NASA ha completato la verifica dell’idea base della missione ARM scegliendo di procedere con l’opzione B.

Lightfoot ha spiegato che le tecnologie offerte dall’opzione B, tra cui la possibilità di atterrare sull’asteroide e afferrare dei massi, offrivano una maggiore flessibilità operativa in vista di future esplorazioni rispetto all’opzione A. “Sappiamo che è questo il genere di cose di abbiamo bisogno quando andiamo su un altro corpo celeste”, ha dichiarato, “e questo per me era fondamentale”.

Ha inoltre spiegato che un altro fattore a favore dell’opzione B era la maggiore possibilità di successo della missione. Una delle difficoltà, in particolare per l’opzione A, consisteva nel numero limitato di asteroidi bersaglio. È difficile rilevare asteroidi così piccoli, come anche assicurarsi che siano di possibili dimensioni e forma adeguate. Con l’opzione A la NASA correva il rischio di mandare un veicolo spaziale robotico su un asteroide, per poi magari scoprire che era troppo grande perché la navicella lo potesse reindirizzare.

ARM2bCon l’opzione B i potenziali obiettivi si conoscono meglio. Le ricognizioni fatte da veicoli spaziali su asteroidi di questa classe di dimensione indicano che le loro superfici sono ricoperte di piccoli massi, consentendo agli operatori della navicella di scegliere l’asteroide migliore – o di trovarne un altro se per qualche motivo la prima scelta si fosse dimostrata inadatta. “Ho intenzione di avere più obiettivi possibili quando arrivo lì. Il tutto si riduce sostanzialmente a questo”, ha detto Lightfoot.

L’opzione B consente anche di mettere alla prova una tecnologia di difesa planetaria denominata “rimorchiatore gravitazionale” (Gravity Tractor). Una volta afferrato il masso e ripartito, il rimorchiatore si manterrà vicino all’asteroide, causando con la sua gravità una variazione molto lieve, ma rilevabile, nell’orbita dell’asteroide. Tale progetto è stato proposto in passato come un modo per deviare eventuali asteroidi pericolosi senza la necessità di colpirli con proiettili o servirsi di esplosivi nucleari.

L’opzione B costa ancora circa 100 milioni in più rispetto all’opzione A, ma Lightfoot ha aggiunto che rientra in un tetto di spesa di 1,25 miliardi dollari, la metà del costo stimato dello studio originale del Keck Institute. Questa cifra, però, non include il costo del lancio della missione robotica, né il costo della successiva missione con equipaggio una volta che il masso viene portato su un’orbita lunare alta.

ARM6Per ora la NASA sta usando come obiettivo teorico l’asteroide 2008 EV5. Questo asteroide vicino alla terra, di circa 400 metri di diametro, non è stato visitato da altri veicoli spaziali, ma Lightfoot ha detto che, sulla base delle osservazioni fatte su asteroidi di dimensioni simili, si aspetta che la sua superficie abbia un gran numero di massi idonei. Questo asteroide è stato proposto come un obiettivo per altre missioni, tra cui la giapponese Hayabusa 2 e la missione europea Marco Polo-R.

Secondo il programma attuale della NASA, la missione robotica ARM verrebbe lanciata nel dicembre 2020, raggiungendo l’asteroide circa due anni più tardi. Lightfoot ha osservato che la NASA poteva aspettare al più tardi fino al 2019 per selezionare una destinazione per la missione, qualora decidesse di non andare su 2008 EV5. Una volta arrivata sull’asteroide, la navicella vi trascorrerebbe tra i 200 e i 400 giorni, raccogliendo il masso ed eseguendo test di trazione gravitazionale. La navicella e il masso raggiungerebbero l’orbita lunare verso la fine del 2025.

La NASA svilupperà stime più dettagliate di costi e tempi per la missione robotica ARM come parte del lavoro sulla “fase A” del progetto, formalmente iniziata la settimana scorsa con il completamento della revisione dell’idea base di missione. Lightfoot ha dichiarato che la NASA effettuerà nel mese di luglio 2015 una riunione strategica per determinare quali parti della missione l’agenzia dovrebbe sviluppare internamente e quali possono essere procurate commercialmente.

Un trampolino di lancio alternativo verso Marte

Alla teleconferenza con i media Lightfoot ha spiegato che nell’opzione B c’era un maggiore interesse commerciale. “Abbiamo pensato che l’opzione B ci avrebbe offerto maggiori opportunità di coinvolgere persone del settore commerciale”, ha affermato.

ARM2L’opzione B, ha sostenuto in seguito, sembrava anche offrire maggiori opportunità di partenariati internazionali. Il giorno dopo l’annuncio, parlando a un convegno a Washington, Lightfoot ha detto che diversi paesi, che non ha nominato, avevano mostrato un forte interesse a partecipare ad ARM in un modo o nell’altro.

“Sono i nostri partner internazionali che partecipano insieme a noi alla Stazione Spaziale Internazionale e ad alcune delle nostre missioni scientifiche”, ha detto al convegno, organizzato dalla Universities Space Research Association e dal George Washington University’s Space Policy Institute. “Hanno offerto di rendere disponibili al progetto questo genere di competenze.”

Questo partenariato, ha affermato, potrebbe coprire alcuni dei costi della NASA. “C’è il costo della missione e poi c’è il prezzo della missione”, ha detto. “Se ci sono altri disposti a entrare come partner, questo controbilancia il prezzo complessivo che l’ agenzia deve pagare.”
Ma mentre l’opzione B sembrava offrire maggiori possibilità commerciali e internazionali, non ha fatto cambiare idea agli scettici sull’idea base complessiva della missione. “Non capisco in che modo un masso possa aiutarci ad arrivare su Marte”, ha detto al convegno della scorsa settimana il professore di scienze planetarie del MIT Richard Binzel.

ARM3bBinzel aveva già criticato ARM in passato. La scorsa estate, durante una riunione del Small Bodies Assessment Group, ha definito ARM una “bravata”, affermando che somigliava a qualcosa che ha illustrato con una buffa diapositiva su una missione immaginaria chiamata Far Away Robotic sandCastle Experiment – FARCE (L’esperimento robotico lontano di castelli di sabbia – FARSA) (vedi “Feeling strongARMed“, The Space Review, 4 agosto 2014). Ora che la NASA ha chiarito l’opzione prescelta non è stato più gentile nei confronti di ARM al convegno della scorsa settimana.

Binzel ha detto che non è contrario al fatto che degli astronauti si rechino su asteroidi vicini alla Terra come un passo verso Marte. “Se vogliamo arrivare un giorno su Marte dobbiamo essere in grado di uscire dal sistema Terra-Luna,” ha affermato. Gli asteroidi vicini alla Terra, a suo avviso, possono servire come “trampolini di lancio” verso successive missioni su Marte.

Ha sostenuto, però, che aveva più senso inviare astronauti verso asteroidi vicini alla Terra nelle loro orbite originali, rilevando che gli astronomi avevano catalogato solo una piccola frazione di asteroidi che potrebbero essere accessibili da missioni umane. “Lo spazio prossimo è, in effetti, molto accessibile, e non è un salto gigantesco dal sistema Terra-Luna a un asteroide.”

Binzel ha proposto che ciò che la NASA sta attualmente spendendo per l’intero progetto asteroide -circa 220 milioni di dollari nella sua proposta di bilancio per l’anno fiscale 2016, tra cui ARM e attività connesse – venga dirottato sullo sviluppo di un telescopio spaziale di ricognizione che aiuti a scoprire un numero maggiore di asteroidi che possano diventare potenziali obiettivi per successive missioni umane.

ARM7“Al centro del progetto asteroide dovrebbe essere una ricognizione” ,ha detto, suggerendo che una missione di tal genere potrebbe mettersi in competizione con altre proposte già esistenti nei settori pubblico e privato, con un costo probabilmente simile a quello delle missioni planetarie di media portata del programma New Frontiers della NASA, che hanno un tetto di spesa dell’ordine di 1 miliardo di dollari.
Scopo di tale missione sarebbe non solo di rilevare potenziali obiettivi per successive missioni di esplorazione umana, ma anche di aiutare a completare una ricognizione, autorizzata dal Congresso, di oggetti potenzialmente pericolosi di almeno 140 metri di diametro, così come di trovare oggetti che potrebbero avere interesse commerciale. “Immaginate se potessimo avere un catalogo dei 100 o 1000 asteroidi più accessibili vicini alla Terra,” ha detto. “È la porta d’ingresso per l’utilizzo delle risorse situate nello spazio”.

Binzel ha riconosciuto che questo approccio rimanderebbe agli anni 2030 la data di una missione umana verso un asteroide. Altri in effetti hanno espresso la preoccupazione che non aver implementato una missione come ARM entro la metà del 2020, intorno al periodo in cui è probabile che la Stazione Spaziale Internazionale chiuda i battenti, potrebbe danneggiare il volo umano nello spazio in generale.

“Se entro la metà degli anni 2020 la NASA non sarà riuscita ad inviare astronauti nello spazio profondo, e si può dire che ARM lo consente, temo che a causa di questi rinvii la gente perderà interesse”, ha detto l’ex astronauta Tom Jones.

ARM3c“A forza di eliminare progetti la gente si abituerà al fatto che tutto quello che abbiamo è una stazione spaziale ormai vicina alla sua fine, e niente più ambizioso”, ha avvertito, “perché Marte sarà ancora troppo lontano.”

Binzel ha tuttavia sostenuto che rinviare una missione umana su un asteroide non significa che la NASA non possa fare altre missioni umane nello spazio cislunare, fra cui testare alcune delle tecnologie previste per ARM. La NASA potrebbe, ad esempio, usare la propulsione solare-elettrica – una delle principali tecnologie che secondo la NASA ARM dovrebbe mettere alla prova – per collocare nell’orbita lunare un modulo di rifornimento, raggiungibile dagli astronauti.

Negli ultimi mesi alcuni funzionari della NASA hanno fatto inoltre capire che, anche se la navicella non dovesse deviare un asteroide nell’orbita lunare, ARM potrebbe essere considerato ugualmente un successo grazie alla dimostrazione di tali tecnologie. Questo ha fatto sì che anche altri, compreso il gruppo di consulenti dell’agenzia, suggerissero alla NASA di cancellare del tutto ARM.
“Se hai intenzione di spendere 1,25 miliardi dollari, più i costi del lancio, per fare qualcosa,” ha detto a gennaio Squyres, presidente dell’Advisory Council della NASA, in una riunione del consiglio, “e raggiungi gli obiettivi più importanti senza correre dietro a una roccia, allora non correre dietro alla roccia.”

ARM3aBolden, discutendo di ARM con il consiglio in quella stessa riunione, è stato messo sulla difensiva da questo genere di commenti. “Lasciatemi in pace!”, ha detto. “Stiamo cercando di fare un sacco di cose diverse, e di soddisfare un sacco di persone che vogliono che facciamo un sacco di cose diverse, e avevamo pensato di aver trovato il modo per riunire molte di quelle cose prima scollegate fra loro.”

Non sembra, però, che basterà scegliere un’opzione per la parte robotica di ARM perché le critiche, nel Congresso o altrove, lascino in pace Bolden o il resto della Agenzia. Questa dovrà ancora spiegare in che modo ARM, quale che dovesse essere la sua forma, sia la scelta più ragionevole come passo successivo della NASA nel lungo viaggio degli esseri umani verso Marte.

 

Titolo originale: “Asteroid redirect – NASA rearms in its battle with mission skeptics”
di Jeff Foust
Pubblicato su The Space Review il 30 marzo 2015

traduzione di DONATELLA LEVI

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25 maggio 2015 Posted by | Astronautica, Difesa Planetaria, News, Scienze dello Spazio | , , , , | 1 commento

La Mappa della Fantascienza di Ward Shelley

HistSciFi2b

(doppio click per ingrandire)

Si tratta di una rappresentazione pittorica di un fenomeno culturale vecchio di due secoli: la Fantascienza, che viene rappresentata come una piovra aliena e conturbante.

Può un quadro essere chiaro ed esplicito come una mappa? Per meglio dire: si può descrivere una realtà complessa come la storia della Fantascienza con una rappresentazione pittorica?

E’ quello che ha tentato di fare Ward Shelley, un pittore americano poco noto da noi ma molto nel suo paese. Ward Shelley ha un curriculum variegato a dir poco.

Di sé dice:

…Ward Shelley lavora come artista a Brooklyn, New York. Si è specializzato in grandi progetti che mescolano liberamente la scultura e la performance. Utilizzando le influenze eclettiche e una varietà di mezzi di comunicazione, le installazioni di Shelley sfidano la classificazione. Nel corso degli ultimi cinque anni, Shelley si è concentrato su bizzarri pezzi architettonici di funzionamento in cui vive e lavora durante la mostra monitorata con attrezzature di videosorveglianza in tempo reale.”

Potrete trovare qui il suo sito

e qui una buona copia della sua Mappa della Storia della Fantascienza

E qui un articolo su di lui in inglese

E qui una intervista

Ma mi devo correggere. La Mappa di Shelley non è tanto chiara ed esplicita quanto suggestiva, nel senso letterale della parola:

Capace di suscitare uno stato di commossa partecipazione (una scena s.) o di prospettare idee nuove, vaghe ma attraenti (una ipotesi s.).”

 

frog-thumEcco, sin dalla prima volta che ho visto la mappa qualche anno fa mi ha colpito il fatto che sembrava si trattasse di un mostro, di una specie di piovra aliena. L’ho scaricata ingrandita e “letta” ed ho scoperto che era molto più interessante di quel che pensassi. Qualche settimana fa l’ho portata ad una copisteria ed ho chiesto se era possibile fare una stampa da plotter ed il risultato mi ha sorpreso. Non tanto perché è perfettamente leggibile in una dimensione di 150×80 quanto perché la lettura su schermo non permetteva di vedere l’insieme, ma in fondo nemmeno i particolari dato che li isolava dal tutto.

Me la sono studiata con attenzione e vi consiglio di fare altrettanto. In particolare notate la parte sinistra della mappa, dove il tutto inizia. Shelley disegna, descrive, rappresenta i vari filoni della FS come una sorta di flussi, tentacoli, creature vive e li fa partire, ne fa partire le primissime propagini da due parole: paura e meraviglia, fear and wonder; e subito sotto altre due propagini sono arte e filosofia.

Le “propagini” come le ho chiamate sono piccole e da loro non parte solo la FS ma anche altri filoni culturali. Ad esempio nel mezzo di due filoni, a “cavallo” come fosse un organo di questo strano alieno appare una specie di stomaco arancione con dentro scritto “enlightenment” ossia “illuminismo” da cui nasce poco e niente di fantascientifico, nasce Darwin; mentre dalla contro-reazione irrazionale nasce lo Sturm und Drang, poi il romanticismo, dentro il quale c’è Mary Shelley e il Frankenstein e da lì molta altra FS.

Whoinventedavantgrdv-2smInsomma studiatevela, è molto interessante.Seguire i vari autori e i vari filoni per chi conosce i titoli è molto significativo. Dalla parte opposta alcuni filoni o i tentacoli che siano finiscono in fori e vanno in un altrove, ma la maggior parte si avvolgono su sé stessi, come accade nella realtà, a mio parere. La FS letteraria ha prodotto altro da sé, soprattutto sotto forma di film.

Non c’è tutto, è un quadro, è una “infografica” come la chiama lui, non una enciclopedia o un saggio. Ma c’è molto e soprattutto c’è una visione organica della fantascienza, come appunto si trattasse di una cosa viva, in movimento, anche un po’ ansiogena e pericolosa.

E’ “molto” interessante. E’ una visione artistica di un genere letterario, una opinione personalissima che non pretende di essere né esaustiva né esente da critiche, per nulla accademica, ma forse proprio per questi motivi potente e chiara.

La storia della FS si intreccia strettamente con tutta la cultura europea ed occidentale degli ultimi due secoli in modi spesso intricati, proprio come i tentacoli di questa infografica che trovo, ripeto, suggestiva più del più completo saggio sull’argomento.

chelseagirls-v1smVa studiata.

Non dico che ci si potrebbe fare su un convegno di appassionati, ma quasi.

Anzi no, lo dico, e adesso lo organizzo.

MASSIMO  MONGAI

18 maggio 2015 Posted by | Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , | Lascia un commento

Siamo noi i marziani

doppio emisfero marzianoQuando si entra in una terra incognita ci si deve aspettare sempre e comunque qualche sorpresa: popoli, animali, oggetti, manufatti, costruzioni strani, insoliti, incomprensibili, misteriosi. Ne sono pieni i resoconti dei viaggi antichi, medievali ed anche abbastanza recenti. La summa di tutto ciò è in quei Bestiari medievali intitolati Liber Monstrorum e di cui esistono almeno un paio di edizioni recenti italiane. Lo stesso famoso naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605), nei suoi libri di zoologia e botanica, li recepì come credibili ed esistenti. La razionalità scientifica si esercita per capire, ridimensionare, spiegare alla luce del buon senso, della – appunto – ragione e scienza.

spiritSe ciò è valido per regioni lontane migliaia e migliaia di chilometri dalle terre note, figuriamoci per una che dista da un minimo di 55 ad un massimo di 400 milioni di chilometri, vale a dire il pianeta Marte. Intorno ad esso hanno girato e girano ormai molti satelliti fotografici e sul suo suolo sono presenti da vari anni due piccoli e straordinari robot su ruote che continuano a trasmetterci ancora incredibilmente immagini perché avrebbero dovuto esaurirsi da un bel pezzo: Spirit nell’emisfero nord del pianeta e Opportunity in quello meridionale, scesi a poche settimane uno dall’altro nel gennaio 2004.

Ora, proprio come era avvenuto secoli fa, anche oggi accadono quasi le stesse cose. Il 23 gennaio 2008 la Nasa ha diffuso una sequenza di foto scattate dal primo alla base delle Columbia Hills, un po’ alterate nel colore dai tecnici per farne risaltare alcuni particolari. In esse si vede una distesa di sabbia bianco-gialla-marrone con sassi nero-verdi, una vera desolazione dove però su un ammasso di rocce spunta una strana concrezione. Qualcuno l’ha definito un omino, altri una figura che stende un braccio come per un saluto o per indicare qualcosa o per tenere una invisibile canna da pesca, mentre lo scrittore Tullio Avoledo, che di fantascienza e di fantasia se ne intende, l’ha paragonata alla “sirenetta” posta su una scoglio nel porto di Copenhagen in onore di Hans Christian Andersen e della sua fiaba.

20121101_curiosity_self-portrait_20121031_PIA16239_t167Non è finita qui. Questa volta è Opportunity che inquadra sulle pareti del Victor Crater quella che è stata subito definita “una statua egizia” intagliata nelle pareti di roccia a somiglianza degli dèi e faraoni intagliati all’ingresso del tempio di Abu Simbel. C’è addirittura un video che ne fa il parallelo caricato in rete il 9 luglio 2010.

Non basta ancora. Anche il successivo e più complesso robot-laboratortio Curiosity disceso sul pianeta rosso nell’agosto 2013, ci ha riservato altre sorprese de genere, e questa volta nel febbraio 2014 ecco apparire in una sua ripresa un volto che emerge dalla sabbia, come fosse parte di una statua gigantesca sepota, tipo quelle dell’Isola di Pasqua.

curiositySia come sia, tutto ciò fa una certa impressione e solletica l a nostra fantasia. Gioco d’ombre e di scorci che una ripresa da una angolatura diversa da parte di Spirit & C. non avrebbe evidenziato? Un capriccio di venti millenari che hanno modellato così uno spunzone come sulla Terra vi sono rocce che assomigliano a volti, orsi, tartarughe, elefanti? Certo è che quasi tutti i commentatori, con una foga degna di miglior causa, si sono dati da fare a “smontare” qualsiasi altra eccentrica possibilità facendo riferimento alla in precedenza famosa “sfinge di Marte” fotografata dall’alto nella regione di Cydonia dalla sonda Viking 1 il 26 luglio 1976 e che esattamente trent’anni dopo, il 22 luglio 2006, il più sofisticato satellite Mars Express avrebbe rivelato essere soltanto un gioco d’ombre e di rifrazioni solari: non di un “volto” si tratta, ma di una “normale” brulla collina marziana…

Il fatto è che oggi, in omaggio ai Lumi della Ragione, manca ai più e soprattutto ai colleghi giornalisti il sense of wonder, quel senso del meraviglioso che era tipico dei nostri antenati, viaggiatori, cronisti, geografi, e che era stato ereditato dalla fantascienza delle origini, quella che sapeva creare straordinarie civiltà esotiche sul quarto pianeta del Sistema Solare, dove il rosso domina, e che è la vera, profonda caratteristica di questo genere letterario, ripresa dalle narrazioni mitologiche, e non certo la pura e semplice “anticipazione scientifica”.

la maschera di marteCertamente: la nostra visione antropomorfica ci fa vedere figure simili a noi in oggetti che magari lo sono lontanamente per semplice associazione simbolica, così come la nostra mentalità tecnologica ci fa pensare agli UFO (macchine volanti con alieni) per fenomeni che in passato erano interpretati in maniera diversa (ad esempio, manifestazioni divine). Noi vediamo quel che la nostra cultura ci fa vedere in base alle coordinate ormai connaturate in noi. Ma avendo ormai oggi praticamente perso quel “senso del meraviglioso” che contraddistingueva una ormai antica umanità, tendiamo ad appiattire, banalizzare e razionalizzare tutto, anche la “sirenetta di Marte”, anche un lontano sogno minerale apparso all’improvviso nell’obiettivo asettico del “camminatore” Spirit…

E’ chiaro, non ci aspettavamo sul pianeta rosso le rutilanti civiltà descritte da Edgar Rice Burroughs nell’infinito ciclo di romanzi dedicati al suo eroe John Carter, sbalzato lassù dopo essersi addormentato in una caverna terrestre: città con torri altissime, regine meravigliose e discinte, enormi tigri come cavalcature, esseri con più braccia… Ma almeno sarebbe il caso di ricordarsi di uno degli episodi delle Cronache marziane di Ray Bradbury (un libro che Mondadori dovrebbe finalmente ripubblicare in edizione critica e traduzione riveduta, come anche Fahrenheit 451) in cui i “marziani” per illuderci e intrappolarci creano nel nulla una location (si direbbe oggi) terrestre fittizia, con luoghi e persone conosciute dagli astronauti che lì vi sbarcano… Dove il sogno ha la meglio sulla realtà.

facce nella sabbiaIn fondo, dice Ray Bradbury in una raccolta di interviste appena pubblicata da Bietti (e incidentalmente a mia cura), “Siamo noi i marziani!”” (che è poi anche il titolo del libro in italiano).

GIANFRANCO DE TURRIS

 

NASA Mars Science Laboratory (Curiosity Rover) Mission Animation

 

 

Mars rovers Spirit and Opportunity landing on Mars

 

Credits: NASA, JPL

12 maggio 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | Lascia un commento

T’amo pio bove, però…

BUFALO

Fantascienza ed ecologia sono temi naturalmente connessi, specialmente quando a prendere la scena sono gli scenari, generalmente apocalittici, di una Terra del futuro alle prese con problemi di inquinamento, sovrappopolamento e cambiamenti climatici. E’ impossibile qui dare una
panoramica della letteratura in materia (che pero’ puo’ essere consultata a questo link  per una accurata sintesi).
Basti solo menzionare che autori presenti e passati molto rispettati nel settore ne hanno trattato a vario titolo, a partire da J G Ballard con The
Drowned World (1962) e Hal Clement con The Nitrogen Fix (1980) fino a David
Brin, con Earth (1990). Altri, come Kim Stanley Robinson con la sua serie sulla colonizzazione di Marte, hanno analizzato recentemente temi e problemi legati alla presenza umana su altri pianeti.

Anche il cinema non ha trascurato questo particolare aspetto della fantascienza, come la rassegna di film presentata in questa galleria  prova abbondantemente. 

Stephen P. Bianchini

MUCCA1Forse lo avete sentito dire: i peti delle vacche inquinano e contribuiscono al buco dell’ozono.  La cosa positiva è che questo non è vero. I peti sono formati sostanzialmente da gas più o meno inerti e solo in parte da metano ed il metano al buco dell’ozono non gli fa niente. Ma il metano è un gas che contribuisce all’effetto serra e quindi se aumenta il metano aumenterà l’effetto serra, la temperatura media del pianeta si alzerà, il clima ne verrà sconvolto, con cicloni a Ostia, ed i ghiacci polari che inizieranno a sciogliersi più velocemente di quanto non facciano già, con conseguente innalzamento dei mari e quindi il mare che arriverà alle porte di Roma, tipo all’Eur, ma aMilano no. Venezia affonderà a meno che le barriere del Mose non vengano rifatte eccetera.

La buona notizia è che ci vorrà tempo, non è cosa che succederà davvero prima di alcuni decenni; la brutta è che ci vorranno ancora più decenni per arrestare e soprattutto far recedere il processo.

Come vedere poche certezze e soprattutto informazioni in contrasto fra di loro.

Ma è proprio così! Per lo meno su Internet è così. E’ che il fenomeno è troppo complesso.

Per scrivere questo articolo ho deciso di verificare le informazioni che avevo, per lo più tratte da quotidiani e riviste nell’arco degli anni e mi sono documentato in Rete. Ed ho trovato informazioni molto in contrasto fra di loro.

Qui sotto troverete solo ancuni dei link che ho consultato.

TOROCi sono delle vere perle, come quella che per assolvere le mucche dice che una mucca produce una piccola quantità di metano ogni giorno, mentre un elefante lo fa 20 volte di più. Il che mi pare a dir poco stupido considerando che su tutto il pianeta ci sono in tutto 50.000 elefanti mentre 50.000 vacche sono quelle che sono anche solo nel Lazio probabilmente.

In realtà ci sono alcuni dati che non ho visto presi in considerazione.

Il primo è che tutti i dati si concentrano sulle mucche. E va bene che sono tante e che ci sono gli hamburger degli americani eccetera. Ma i fatto è che il metano viene prodotto anche da conigli, polli e soprattutto maiali, e nessuno ha fatto ricerche a riguardo. E’ vero i polli sono piccoli, ma sono tanti! Ed i maiali sono anche loro tanti e grossi.

Il secondo dato è che nessuna delle ricerche citate ha preso in considerazione l’aumento di consumo di carne da parte dei cinesi. Cinesi che al loro volta sono aumentati talmente tanto che in realtà lo stesso governo cinese ha solo una idea approssimativa di quanti siano: 1.200 milioni, 1.300? Davvero, la cifra esatta non la sanno, è quasi ammesso ufficialmente, sia per l’estensione del loro territorio, sia perché un grandissimo numero di “secondi” figli vengono o sono stati sottratti all’anagrafe ufficiale perché proibiti: la legge pare sia stata modificata recentemente, ma appunto pare, e per altro è stata in vigore per decenni, ergo il secondo figlio veniva nascosto; e sono aumentati gli aborti selettivi di bambine. Aggiungeteci quindi che il numero delle donne in Cina è significativamente inferiore a quello degli uomini, tradizionalmente più carnivori delle donne e cercate di farvi un’idea di quanto possano essere sballate le cifre attuali.

Il discorso fatto per la Cina vale anche per l’India (più di un miliardo di abitanti) e in realtà per tutto il mondo “povero”, per almeno due terzi della popolazione mondiale quindi. L’aumento dei consumi e del benessere porta inevitabilmente ad un aumento del consumo di carne, quindi ad un maggiore allevamento di questo alimento, e quindi ad un aumento del metano prodotto.

MUCCHIAltro dato non preso in considerazione: gran parte del sotto-prodotto dell’allevamento delle mucche è il latte e quindi il formaggio. Che i per fortuna Cinesi NON POSSONO MANGIARE, perché privi di uno specifico enzima; credo sia un enzima, ma comunque è una caratteristica specifica della loro fisiologia, del loro metabolismo: non digeriscono latte, latticini e formaggi, tant’è vero che nella pur vastissima e millenaria cucina cinese il formaggio non c’è sotto nessuna forma (e per cortesia non citate il tofu! Vegetale al 100% e in realtà non vedo come considerarlo una cosa commestibile). E meno male, direi.

Ripeto: non è cosa che sta per succedere fra cinque o dieci anni, ma questa è una aggravante, quando sarà successa ci vorranno ancora più anni per tornare indietro, anni nei quali dovremo, pardon, dovranno vivere con le conseguenze della cosa letteralmente per decenni. Per quanto contraddittori i dati, sarebbe il caso di cominciare a pensarci seriamente ora.

Pronti per i nostri lettori, ecco alcuni documenti o parti di documenti, di sicuro in interesse. Avrei potuto metterne dieci volte tanti e non meno contraddittori fra di loro.

Pagina indice dei documenti sull’alimentazione

 

MASSIMO MONGAI

5 maggio 2015 Posted by | News, Senza categoria | , , , | Lascia un commento

   

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