Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Supereroi & manga

(continua da Nel segno di Metal Hurlant)

supermanLa fenomenologia del fumetto americano di fantascienza non si esaurisce comunque con gli eroi delle scuderie DC e Marvel, i due giganti dell’editoria, da cui sono usciti protagonisti assoluti come Batman e Superman (DC comics) da una parte e i Fantastici Quattro o Thor o ancora Wolverine dall’altra (Marvel).
La nascita ufficiale della SF disegnata infatti si fa risalire a due personaggi poco conosciuti dal grande pubblico, soprattutto dei più giovani. Si tratta di Buck Rogers  e di Flash Gordon, creati da Alex Raymond negli anni ’30. Al primo è stato riconosciuto il merito di avere introdotto nei media popolari il concetto di esplorazione dello spazio, seguendo le orme di pionieri letterari quali Jules Verne, H.G. Wells ed Edgar Rice Burroughs, che è il padre di Tarzan ma anche di John Carter of Mars.

wolverineInevitabile, quando si fanno questi nomi, ricordare anche le più o meno fortunate trasposizioni per il grande schermo, che ha tratto nuova linfa vitale dal fumetto. A corto di idee, perso nel mare magnum dei remake e dei sequel, il cinema –americano per lo più- deve molto alla letteratura disegnata, ad cui ha saccheggiato a piene mani, dando vita anche a storie che si scostano dall’originale. E’ vero anche il contrario, anche sin misura minore. Il caso più evidente è quello di Guerre Stellari: l’opera omnia di George Lucas è diventata anche una storia a fumetti. Il resto del mondo si è adeguato, come nel  caso di Snowpiercer, dopo 32 anni tradotto in inglese dalla Titan Books dall’originale francese Le Transperceneige e in pellicola dal coreano Bong Joon Hoo.

L’Estremo Oriente ha regalato al mondo per lo più attraverso i suoi visionari autori giapponesi- i manga e i loro corrispettivi a cartoni animati, gli anime. Le generazioni degli anni Sessanta si sono potute reimmergere nel fantastico mondo del pirata più famoso dello spazio, Capitan Harlock, grazie all’omonimo film uscito in questi mesi. Capitan Harlock è un manga di fantascienza scritto e illustrato da Leiji Matsumoto, serializzato dalla Akita Shōten  dal 1977 al 1979. Il manga, che in Italia Akiravenne pubblicato interamente solo nel 2001 dalla Panini Comics, venne adattato in una serie televisiva anime diretta da Rintarō e dalla Toei Animation. In Italia venne trasmessa su Rai 2 nel 1979. E immediato è scattato il ricordo dei pomeriggi passati davanti alla televisione a tifare per Mazinga, Goldrake e gli altri megarobot. Cartoons derivati direttamente dai manga, termine giapponese con cui vengono chiamati genericamente i fumetti. Nell’Olimpo fumettistico di origine nipponica un posto d’onore spetta anche ad Akira, un manga di genere cyberpunk realizzato da Katsuhiro Otomo . Nel 1988 lo stesso Otomo ne ha tratto un film. Il manga si svolge in un arco di tempo Harlocknotevolmente più ampio rispetto al film e coinvolge un maggior numero di personaggi e storie secondarie in oltre 2000 pagine. Attraverso la grandezza dell’opera, Otomo sviluppa temi come l’isolamento sociale, la corruzione e il potere. Pur se profondamente radicati nella cultura giapponese e dell’Estremo Oriente, vale la pena comunque di aggiungere una riflessione, riguardante l’aspetto dei protagonisti dei manga e degli anime, così somiglianti, nelle loro fattezze, al modello occidentale. E’ difficile stabilire esattamente cosa differenzi un manga dal fumetto occidentale. Secondo Eijiro Shimada, editor-in-chief per le riviste Morning/Morning 2 ed organizzatore della Kodansha Morning International Manga Competition, la concezione occidentale dei manga è del tutto diversa da quella che c’è in Giappone, a conferma della differente accezione del termine esistente.)

the_walking_dead Altre scuole di pensiero affermano che il manga sia una questione di stile visivo, reinterpretazione grafica della realtà, quindi una tecnica di disegno fissa e consolidata. Secondo altri, è invece la cultura giapponese intrinseca nelle pagine dei fumetti a rendere il fumetto un manga. Con le loro figure dai tratti spesso infantili (come gli occhi grandi) ad un occhio inesperto, suscitano inizialmente una certa confusione. L’origine di questa caratteristica è un prestito culturale che si fa risalire al 1946 quando il famoso autore Osamu Tezuka (1928-1989), soprannominato il dio dei manga vide pubblicato il suo primo manga (Ma-chan no nikki). Egli stesso, grande ammiratore di Walt Disney, ammette di essersi ispirato nel manga Kimba, il Leone Bianco, allo stile del Bambi disneyano.
La televisione deve molto al mondo dei fumetti, non solo gli anime, ma anche serial, come The Walking Dead. Qualcuno potrà obiettare che non si tratta proprio di fantascienza, ma come si può definire un mondo popolato quasi esclusivamente da zombie? Il fumetto omonimo è stato scritto da Robert Kirkland, mentre i disegnatori sono Tony Moore e Charlie Adlard ed è pubblicato in Italia dalla Saldapress (…continuerà in un articolo successivo)

GIANVITTORIO FEDELE

 

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30 maggio 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , , | Lascia un commento

Invernomuto è alle porte

Mentre questo articolo era in gestazione, la prima conferenza dell’ONU sulle macchine che possono uccidere senza intervento umano era alle sue ultime battute. Alla commissione sulle armi convenzionali aderiscono 117 nazioni che si confrontano attualmente su due posizioni: una si rifà alla campagna nata ad Harvard, per iniziativa della ONG “Human Rights Watch” poco più di un anno fa e chiamata “Stop Killer Robots”, che chiede la promulgazione di un divieto alla produzione totale e immediato. L’altra si ispira al pensiero di Roland Arkin, professore di robotica all’Istituto di tecnologia della Georgia, che vuole arrivare ad una posizione condivisa adeguando gradatamente la legislazione dei paesi aderenti. Di fatto lasciando il tempo alla lobby dei militari e degli industriali degli armamenti di produrre subito i primi prototipi e finanziare nuove ricerche. L’articolo di Gianfranco De Turris che vi presentiamo qui di seguito va addirittura oltre la problematica aperta dai killer robots per proporre interrogativi di bioetica, sociologia, religione e politica. E in un futuro non troppo lontano si intravvede un ulteriore, drammatico confronto, quello con le cosidette Intelligenze Artificiali: Invernomuto è alle porte.

combat robotI robot sono fra noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Se è per questo sono fra noi anche gli androidi, cioè i robot simil-umani, e nemmeno a ciò facciamo più caso. Il futuro, quello descritto dalla fantascienza tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, è diventato praticamente realtà tanto inavvertitamente che ci siamo abituati ad esso sicché, si potrebbe forse aggiungere, il famoso “shock del futuro” di cui parlava Alvin Toffler negli anni Settanta non c’è stato, o se c’è stato è stato bellamente assorbito. La tecnologia ci pervade infatti poco a poco, quasi inavvertitamente ormai.

Oggi esistono al mondo almeno venti milioni di robot in attività nei vari settori (nel 2009 erano sei milioni e mezzo): sono di tutti i tipi, dai microrobot in medicina a quelli di tipo umanoide costruiti dai giapponesi per essere utilizzati in casa, a quelli inviati dagli americani su Marte e che sono ancora in attività (ora anche dalla Cina). Ebbene, diceva ormai cinque anni fa al Corriere della Sera il professor Gianmarco Verrugio dell’Istituto di Elettronica del CNR di Genova, oggi “ci preoccupiamo che una lavatrice sia fabbricata con tutte le norme di sicurezza possibili e lasciamo che i robot nascano senza una regola”. Non è possibile preoccuparci degli eventuali pericoli degli OGM mentre “ignoriamo i robot la cui sofisticatezza può diventare un problema e creare seri guai dei quali adesso non ci rendiamo conto”.

robot femminaDunque, il problema oggi si pone, forse in anticipo sul previsto a causa dell’esponenziale progresso di questo settore. Che se lo fossero posto gli scrittori di fantascienza è più che noto. E in fondo lo dice lo stesso professor Verrugio che ha creato nel 2004 il neologismo “roboetica” per identificare il tema: “Da ragazzo leggevo Asimov e poi nella vita mi sono ritrovato ingegnere robotico. E adesso che questo mondo è diventato sempre più difficile mi è sembrato naturale cercare di trasferire i famosi principi della fantascienza nella tecnologia vera”.

Il Good Doctor (come era stato soprannominato) Isaac Asimov ne sarebbe stato entusiasta: la sua fantascienza, quella in cui credeva e che scriveva, ha effettivamente anticipato scientificamente la realtà. Asimov è scomparso ormai da ventidue anni e col tempo, nonostante fosse considerato all’epoca l’incarnazione stessa della science fiction, la sua notorietà si è affievolita presso le nuove generazioni di lettori. Morì il 6 aprile 1992 per disfunzione cardiaca e renale: aveva solo 72 anni e scriveva ancora ininterrottamente. Era nato nel 1920 in Russia e quando aveva tre anni la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti. Precocissimo iniziò a scrivere science fiction e John W. Campbell, l’uomo che come scrittore e direttore di riviste si può definire il “padre” della fantascienza moderna, capì subito che aveva la stoffa di un piccolo genio: nel corso di una conversazione fra i due il 23 dicembre 1940 germogliò l’idea delle ormai famosissime Tre Leggi della Robotica, termine che venne usato per la prima volta nei racconti di Asimov pubblicati sulla rivista che Campbell dirigeva, mad robotAstounding Science Fiction. Secondo Asimov stesso le esplicitò Campbell, anche se erano in nuce nelle idee espresse dal ventenne scrittore. Sta di fatto che apparvero nei suoi racconti dedicati ai robot (per l’esattezza nel terzo della serie, Liar!, del 1941), le cui trame praticamente girano tutte intorno all’idea che una di esse venga o possa essere in qualche modo violata o trasgredita. Racconti poi riuniti nei volumi I, Robot (1950) e The Rest of the Robots (1964), cui si aggiunsero due romanzi a sfondo “investigativo”: The Caves of Steel (1954) e The Naked Sun (1956). Da essi, dall’idea generale di essi, diciamo, è stato tratto anche un film nel 2004 (Io, Robot di Alex Proyas), ma senza grande successo nonostante il solito enorme dispiego di effetti speciali computerizzati.

Ed eccole, dunque, le famose Tre Leggi della Robotica: 1) Un robot non può recare danno ad un essere umano, né può permettere che a causa di un suo mancato intervento, un essere umano riceva danno; 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge; 3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e/o la Seconda Legge.

cyborgUn buon punto di partenza per il professor Verrugio, lettore giovanile di Asimov, il quale ha proposto “linee guida” internazionali che si ispirino a quelle già in vigore in altri settori come la bioetica, per evitare, come afferma, di dover poi “andare all’inseguimento di un mondo che sfuggiva di mano”, come successe ai costruttori della bomba atomica. E ciò è tanto più importante oggi in cui si pensa di effettuare una fusione tra elementi meccanici ed elementi naturali nella costruzione dei “cervelli elettronici”, cioè all’utilizzo di cellule cerebrali umane da inserire nei meccanismi che regolano il funzionamento delle decisioni nei robot. Si giungerebbe così alla creazione di un “organismo cibernetico”, vale a dire un cyborg?

Dalla scienza applicata si entrerebbe allora anche nel campo della speculazione filosofica ed etica: quanto sarebbero umani questi meccanismi? penserebbero o no come un essere umano? potrebbero dunque rivendicare diritti umani? avrebbero alla fin fine come l’uomo oltre al pensiero anche un’anima? E di conseguenza: da un lato se possiedono un’anima sarebbero soggetti religiosi? e da un altro, potrebbero quindi essere apparentati a noi, costituire un genere, e rivendicare “quote” a somiglianza delle “quote rosa” e di prossime e intuibili “quote arcobaleno”? Tutti problemi già affrontati in passato dalla fantascienza con scrittori sensibili al lato “umano” della questione come Simak e Bradbury, ma anche Philip Dick con il dramma degli androidi descritto in Blade Runner.

mare-cyborgNon sono problemi da poco e conviene attrezzarci ad essi e non solo dal punto di vista tecnico-scientifico, ma anche con teorie filosofiche e teologiche, precisi paletti etici e regole giuridiche e legislative. Per evitare in futuro scontri politici sul diritto al voto di robot, androidi, umanoidi e cyborg!

GIANFRANCO DE TURRIS

26 maggio 2014 Posted by | Astronautica, by G. de Turris, Fantascienza, Volo Interstellare | , , , | 1 commento

Conferenze sul volo interstellare nel 2014

L’anno scorso è stato registrato il più alto numero di conferenze e congressi dedicati al volo interstellare tenutisi nel mondo:  il congresso del 100YSS a Houston,  e a Dallas quello denominato “Icarus Interstellar Starship”, due eventi chiamati ”Starship Century” a Londra e a San Diego, un’altra stupefacnte conferenza tenutasi a Londra sulla “filosofia dell’interstellare” ad opera della BIS, e il Tennessee Valley Interstellar Workshop. Senza contare le decine di eventi locali SETI che si svolgono ogni anno in tutto il mondo, e gli spazi sempre più importanti che vengono dedicati al problema nell’ambito di manifestazioni dedicate all’astronautica, perfino nel colossale IAC che raccoglie migliaia di delegati da ogni parte del mondo e si svolge di anno in anno in località diverse (2012 Napoli, 2013 Pechino, 2014 Toronto).

symposium_14Era chiaro che le reali dimensioni del “movimento interstellare”, nato nel 2011 intorno al congresso di fondazione del 100YSS in un’atmosfera techno-hippy che ricordava Woodstock, non giustificavano l’esistenza di tutti quegli eventi pubblici. Così quest’anno vediamo all’opera una sorta di selezione naturale che conferma solo gli spazi dedicati nell’ambito di mega-eventi come lo IAC, e la sopravvivenza di  manifestazioni specializzate, quando sostenute da una struttura organizzativa robusta e da finanziamenti adeguati.

Il 100 Year Starship Symposium si conferma come l’evento più importante per il movimento interstellare. Il tema di quest’anno è “Il cammino verso le stelle, le impronte sulla Terra”, una chiara allusione alle sinergie che gli organizzatori cercano di stabilire tra il massiccio avanzamento nelle tecnologie della propulsione e nelle scienze biologiche che ci aspettiamo di ottenere  con le future missioni nello spazio profondo, e la ricaduta nel breve periodo sotto forma di strumenti utili per il miglioramento della qualità della vita sulla Terra di oggi. Gli argomenti di discussione sono elencati nel sito web e spaziano dalla propulsione alla produzione e conservazione dell’energia, dalle tecnologie derivate a breve termine, alle comunicazioni, all’informatica e alla biologia. Una particolare attenzione verrà data alle tecnologie del supporto vitale, alla sociologia e al recupero e trasmissione dei dati su  distanze  interstellari, nonché alle tecniche educative necessarie per ottenere dei veri e propri “cittadini interstellari” . Il congresso si terrà dal 18 al 21 settembre al George R. Brown Convention Center di Houston.

C’era una volta, in quel di Aosta, un piccolo convegno sull’interstellare che si teneva  nell’intimità di un vecchio e comodo albergo. I suoi ideatori, Les Johnson e Greg Matloff, volevano che gli ospiti si sentissero a loro agio e fossero nel giusto spirito per elaborare visioni lungimiranti ma anche pronti per agire nel breve termine. Oggi purtroppo il vecchio hotel è stato dichiarato inagibile e non si sa che fine farà,  ma Les e Greg sono riusciti  a recuperare un po’ di quella atmosfera valdostana e invitano i partecipanti al loro nuovo Tennessee Valley Interstellar Wokshop ad andare oltre i limiti della conferenza, superando la nuda enunciazione di concetti per suggerire progetti, offrire collaborazione, ricerca attiva,  e pianificazione della missione. Da segnalare due mini-corsi accessibili su prenotazione, il primo dedicato alla propulsione, il secondo al terraforming. Il convegno si terrà dal  9 al 12 novembre ad Oak Ridge per 75 partecipanti a numero chiuso. La pubblicazione degli atti sarà garantita dal Journal della BIS.

ROBERTO FLAIBANI

 

 

Fonte: “Interstellar Conferences for 2014” pubblicato da Centauri Dreams il 28 aprile 2014

24 maggio 2014 Posted by | News, Volo Interstellare | , , | 1 commento

UNA BELLISSIMA NOTIZIA!!

>On Fri, 16 May 2014 20:57:07 +0000, Il Tredicesimo Cavaliere >comment-reply@wordpress.com> wrote:

>Autore: Renato Giovannoli
>E-mail: ===
>URL    :  ===
>Whois  :  ===
>Commento:
>Ho visto nel blog l’appello per la ristampa della Scienza della >fantascienza, del quale sono onorato. Chi devo ringraziare? Scrivo >anche per comunicare che del libro uscirà all’inizio dell’anno >prossimo non una ristampa ma una nuova edizione, completamente >riscritta e accresciuta di più di 200 pagine (ora sono quasi seicento).

La scienza della fantascienza di Renato GiovannoliOrmai avevamo gettato la spugna. Con quel numerino a due cifre a rappresentare i sottoscrittori dell’appello a Bompiani, era chiaro che non saremmo arrivati da nessuna parte. Anche recuperando i sottoscrittori perduti su Facebbook per uno sciocco equivoco, i miei conteggi non arrivavano neanche a quota 100. E, caso  mai non fosse abbastanza chiaro, ciò è dipeso esclusivamente dalla nostra incapacità di raggiungere i potenziali firmatari, e non da una presunta loro insensibilità alla tematica  proposta.

Ma ecco che, per chissà quale scherzo del destino, oppure semplicemente  perché avvertito dalla redazione di Bompiani, Renato Giovannoli, l’autore che invano avevamo cercato di contattare,  visita di persona il sito del Tredicesimo Cavaliere e ci comunica l’arrivo di una seconda edizione della sua opera. Quel che si dice una battaglia vinta senza sparare un colpo.

E infine giunge il momento dei ringraziamenti. Anche a nome di Renato Giovannoli, ringrazio i 39 eroici firmatari del’appello a Bompiani, Massimo Mongai, primo e sommo ispiratore dell’iniziativa, il nostro generoso webmaster Gianni Boaga, e gli amministratori dei gruppi  di discussione su Facebook che hanno dato risonanza all’iniziativa, in primis quelli del gruppo “Romanzi di Fantascienza”.

ROBERTO FLAIBANI

18 maggio 2014 Posted by | Fantascienza, News, Scienze dello Spazio | , , , , | 2 commenti

Dal mondo vegetale arrivano i nuovi esploratori dello spazio

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Tutto vibra. Dalla più piccola particella alla stella più grande, ogni cosa nell’universo è in continua espansione, evoluzione… si muove. E dentro questa danza infinita l’Uomo, fin dagli albori della sua comparsa, ha cercato continuamente di allargare i confini della realtà da lui conosciuta.

Nell’Antichità e nel Medioevo, la visione che gli Uomini avevano dell’universo era rigidamente antropocentrica, limitata dalla capacità di osservazione dei cinque sensi a noi forniti dalla natura. Solo con l’Era Moderna ebbe inizio quel progresso scientifico e tecnologico che con ritmo sempre pù incalzante esiste ancor oggi e  ha portato l’Umanità all’ osservazione della natura e dei suoi metodi con occhi nuovi e  da diversi punti di vista. L’Uomo ha cominciato a costruire meccanismi in grado di migliorare le capacità dei suoi stessi organi, fino a costruire robot complessi che oggi lavorano su Marte e sulla Luna. Macchine capaci di superare per lui ostacoli e distanze senza pericoli, programmati per elaborare dati attraverso processi simili al suo modo di pensare.

ss-120809-Mars-Rover-19.grid-8x2Successivamente, grazie all’osservazione, ha iniziato a prendere spunto anche dal mondo animale. Laddove ha trovato altri esseri capaci di affrontare e risolvere problemi alla base dell’esplorazione in maniera diversa dalla sua e magari con risultati migliori, si è reso conto che è possibile cambiare prospettiva. Ha quindi studiato ed imparato da altri animali diverse metodologie di ragionamento iniziando a sviluppare macchine “pensanti” che utilizzano, ad esempio le metodologie degli insetti per osservare, muoversi e comunicare.

Oggi l’esplorazione spaziale si apre ad un nuovo punto di vista.

Se l’approccio esplorativo per la ricerca di zone colonizzabili non fosse più solamente quello del mondo animale? Se il punto di vista non fosse più quello di un uomo ma quello di una pianta?

Proprio in Italia, più precisamente a Sesto Fiorentino, si trova un centro all’avanguardia in questi studi, vera e propria eccellenza a livello mondiale: il LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale).

Qui i ricercatori del Dipartimento di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze, coordinati dal Professore Stefano Mancuso, lavorano dal 2005 ad un nuovo approccio nel modo di considerare le piante, viste non più come semplici entità biologiche statiche, spesso considerate puramente ornamentali, ma bensì come esseri viventi dotati di una loro intelligenza. E la neurobiologia vegetale ha quindi aperto la strada ad applicazioni sia nella robotica che nelle telecomunicazioni.

seq_800_800In particolare uno degli innovativi progetti in questo settore è quello del plantoide, un ibrido pianta–robot per l’esplorazione del suolo marziano che il LINV ha presentato all’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Sostanzialmente una macchina con componenti vegetali in grado ad esempio di scavare nel sottosuolo sfruttando la capacità delle radici delle piante di rilevare particolari parametri fisici e chimici e di ricavare energia dal sole gestendo le risorse in modo efficiente, come ogni pianta fa a differenza dell’uomo.

Questo, unito agli studi sull’utilizzo delle piante per la fissazione dell’anidride carbonica e la produzione di ossigeno, per la depurazione dell’acqua, per la produzione di cibo e, di non minor importanza, anche per l’effetto positivo che in generale hanno sullo stato psicologico degli astronauti, con il fine ultimo di andare a creare un habitat favorevole per l’uomo laddove non c’è, senza rischi per quest’ultimo.

Il plantoide quindi, o meglio ancora uno sciame di plantoidi, da lanciare all’esplorazione dell’ignoto. Capaci di muoversi, come ad esempio la Socratea exorrhizia, palma originaria delle foreste pluviali tropicali che ha delle radici “trampolo” che permettono alla pianta stessa di spostarsi. Capaci anche di “sentire”, di rispondere agli stimoli e di comunicare a tutti gli effetti interagendo con gli altri organismi viventi attraverso un’infinità di sostanze chimiche, molte delle quali a noi ancora sconosciute. Riuscendo addirittura ad avvertire il pericolo e a reagire in maniera repentina per difendersi, come provato anche dai biologi di un’altra Università italiana, quella di Torino.

foresta-amazzonica_1L’organo capace di determinare tutto questo è l’apice radicale, la parte terminale delle radici dove è presente una zona di transizione che svolge le funzioni di un vero e proprio centro di comando attraverso l’uso di cellule capaci di comportarsi come neurotrasmettitori simili alle sinapsi. In una pianta di mais, ad esempio, l’apparato radicale ha molteplici apici, si pensi ad un albero. Ognuno di questi apici è atto al coordinamento delle funzioni sopra descritte e collabora con tutti gli altri come uno sciame d’insetti, come una rete internet.

Ogni pianta è un organismo vivente autotrofo, in grado cioè di trasformare in energia la luce del sole attraverso un processo biochimico che gli permette di procurarsi autonomamente il cibo e, andando addirittura oltre, con la capacità di fabbricare molecole organiche capaci di fornirne anche ad altri organismi.

Ma se le piante sono state così brave a colonizzare questo pianeta, perché non potrebbero riuscire nell’impresa di conquistarne altri?

È proprio quest’ultimo il pensiero del Professor Mancuso che, insieme a Barbara Mazzolai, ricercatrice del Centro di Ricerche in Microingegneria della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, ha dato vita al progetto del primo plantoide della storia destinato all’esplorazione del pianeta rosso. L’idea sarebbe quella di rilasciare lo sciame di plantoidi nell’atmosfera marziana proprio come i semi vengono rilasciati da un albero per poi spargersi, aprirsi e porre radici. Simil-radici fatte di cellule come quelle delle piante stesse attraverso cui iniziare l’esplorazione del sottosuolo, mentre, nella parte superficiale, simil-foglie create con cellule solari fotovoltaiche per l’autoalimentazione.

800px-Scarborough-Faire-Ent-2532E poi? Una volta che avranno messo radici? In un primo momento si limiteranno ad immagazzinare energia e a monitorare i dati ambientali. A noi non rimarrà poi che continuare ad osservare da quaggiù con i nostri due occhi da uomo ed attendere. Chissà se un giorno, una volta che avranno imparato ad esplorare l’universo, non decideranno di lasciarci definitivamente per fuggire dall’uomo alla ricerca di un mondo senza pericoli per le piante…

VALENTINA BOZZOLAN

ANDREA PERESANO

Fonti:

http://plantoidproject.eu/index.php/the-project/project-details

http://www.linv.org/linv_press.php

http://www.sssup.it/ist_home.jsp?ID_LINK=10458&area=199

http://www.georgofili.net/schedadigitale.asp?idv=1930

http://mag.wired.it/rivista/storie/plantoidi-su-marte.html

http://www.treccani.it/magazine/piazza_enciclopedia_magazine/tecnologia/Il_futuro_dell_Europa_ha_radici_robotiche.html

http://www.farmacia-dstf.unito.it/html/EventiTE/poster_2013_a.pdf

Foto fonte: wikipedia

 

12 maggio 2014 Posted by | Fantascienza, News | , , | Lascia un commento

Nel segno di Metal Hurlant

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Quando parliamo di fantascienza a fumetti, perlomeno qui in Italia, viene subito alla mente un nome: Nathan Never, l’investigatore del futuro. L’agente Alfa creato dalla band dessineé sarda, il trio Medda-Serra-Vigna, e portato al grande pubblico dalla Bonelli, gode ormai di una lunga militanza nelle edicole e alla serie regolare si sono affiancati negli anni albi speciali di ogni tipo, nonché spin-off e storie parallele. Un cult, al pari di Dylan Dog e Tex Willer, gli altri due fuoriclasse della scuderia Bonelli. Tuttavia stiamo parlando di pulp, di cultura popolare, sebbene non per tutti i palati.

Ora Mondadori, che pure ha contribuito alla diffusione popolare della fantascienza grazie alla collana Urania, si sta cimentando nel recupero di opere a fumetti di elevato livello, di quando Nathan Never aveva ancora i pantaloni corti e gli Orfani, ultimi nati della Bonelli, non erano nemmeno “in mente dei”. In preziosi volumi rilegati ha fatto la sua comparsa nelle edicole la collana Fantastica, il terzo volume è uscito proprio in questi giorni.

metal_hurlant30Queste opere sono vere e proprie graphic novels, termine entrato nell’uso comune dopo che il cinema ha fatto man bassa nel mondo del fumetto, e ci riportano agli anni Settanta, quando alcuni autori, per lo più francesi, diedero vita a Metal Hurlant, come risposta europea ai supereroi americani e ai manga orientali. Attorno a questa pubblicazione si radunarono nomi che ancora oggi sono oggetto di culto. Creata nel 1974 da Les Humanoides Associes, logo sotto cui si celavano Jean Giraud e Philippe Druillet, usciva con cadenza trimestrale ed era composta da 68 pagine, di cui solo 18 a colori. Ospitava le creazioni di Moebius e Druillet, ovvero i noti personaggi di Arzach, Gaile e Lone Sloane; più tardi pubblicò altri artisti come Alejandro Jodorowsky, Enki Bilal, Caza, Alain Voss, Berni Wrightson, Milo Manara, Frank Margerin e anche collaborazioni con autori di fumetti esteri come Richard Corben.

Metal Hurlant divenne bimestrale con il numero 7 e con il numero 9 divenne mensile. Oltre ai fumetti la rivista conteneva anche articoli su libri e film di fantascienza, così come sulla musica e sui videogiochi. La sua complessa grafica venne enfatizzata, così come le storie surreali e l’animazione delle immagini. Metal Hurlant fu considerata una delle prime espressioni “adulte” del fumetto. Cessò le pubblicazioni nel 1987, mentre la versione statunitense non ha mai smesso di essere pubblicata. Metal Hurlant ricominciò a uscire per la Humanoids Publishing nel luglio 2002 in francese, inglese, spagnolo e portoghese, guidata da Fabrice Giger, con sede a Los Angeles. Questa riedizione della rivista cessò con il numero 14 del novembre/dicembre 2004. Le storie proposte da Metal Hurlant, e ancora adesso da Heavy Metal, sono dure, estreme, a volte sfiorano la pornografia. Nulla a che fare con il buonismo yankee dei supereroi.

Batman D.K. logoMa la lezione serve e infatti anche questa categoria di fumetti deve rivedere i propri schemi di riferimento e adeguarsi a un linguaggio diverso, meno ingenuo. Nel 1986 Frank Miller crea The Dark Knight, la versione oscura di Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro (The Dark Knight Returns) è una miniserie a fumetti di quattro numeri, scritta e disegnata da Frank Miller, pubblicata dall’editore statunitense DC Comics. La vicenda si svolge in una realtà alternativa rispetto a quella degli albi normalmente pubblicati dalla DC. In questo contesto i supereroi sono più vecchi di venti anni e Bruce Wayne non indossa più il costume dell’Uomo Pipistrello da dieci anni. A questo Batman si ispirarono alcuni autori DC -Dennis O’Neil, Russell Braun, Trevor Von Eeden, eJosé Luis García-López, per dare vita alle Legends of Dark Knight, dove troviamo tra l’altro un numero strepitoso in cui il pipistrello mascherato diventa drug addicted.

Il segnale che intendono lanciare dalla DC Comics è quello di una progressiva umanizzazione dei loro eroi, che possono anche morire, sebbene temporaneamente. Come accadde a Superman, nel 1992, in tre albi strepitosi, ucciso da Doomsday. La copertina con Lois che piange sul corpo senza vita del supereoe a stelle e strisce per eccellenza fece sdegnare a tal punto il pubblico americano che gli autori Mœbius_MetalHurlant_1975si apprestarono a farlo risorgere anche se in versioni multiple. Ma più di questa storyline, fa pensare alla trasformazione di Batman, da miliardario con la doppia vita a personaggio tormentato, pieno di dubbi sulla legittimità delle sue azioni, iniziate in fondo per vendicare la morte dei genitori. Batman infatti è animato dall’idea della vendetta più che dal desiderio per la lotta al crimine. L’altra grande editrice americana di supereroi, la Marvel, in questo senso è un passetto avanti, tra le nevrosi di Peter Parker, a.k.a. Spider Man, e le crisi di identità di Wolverine (X Men), per non parlare di Iron Man, personaggio che Robert Downey Junior ha saputo caricare di una sapiente dose di ironia sul grande schermo.

Tutto questo non vuol dire che Metal Hurlant abbia ‘umanizzato’ i supereroi. Ha solamente contribuito a portarli su un livello linguistico e di format più adatto a un pubblico adulto che a quello tradizionale dei teen-agers.

GIANVITTORIO FEDELE

6 maggio 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

   

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