Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Le donne, la fantascienza e l’arte contemporanea

Pochi bit fa, Massimo Mongai si chiedeva perché le donne italiane amino la scienza ma non la fantascienza. Gli risponde Marialuisa Merlo, psicologa, artpsychotherapist, danzamovimento terapeuta. Nata a Trieste, ha studiato e vissuto a Berlino, ora lavora a Roma in studio privato.

Copia di DSC_0047Io sono una di quelle, indubbiamente. E’ vero, sembra che le donne non si appassionino tanto alla fantascienza così come gli uomini generalmente non impazziscono per l’arte contemporanea, pare. (nella foto: Lalla Merlo)

A questo proposito mi viene in mente un manuale divertente di uno scrittore mio conterraneo, Mauro Covacich “ L’arte contemporanea spiegata a tuo marito ”. La situazione qui è capovolta , ma il tema mi sembra essere lo stesso. L’autore ritiene che l’arte contemporanea abbia “ancora e forse oggi più che mai qualcosa da dire” osserva come le donne (sottolineando di non voler generalizzare !) riescano a porsi in ascolto delle opere d’arte e a capire che cosa vogliano denunciare e rivelarci . Il gioco che sceglie è quello di parlare «a lei » affinché istruisca « lui» . Ma è proprio nello sforzo di lei nel far vedere – come devo stare –dove devo guardare …affinché un’opera mi parli – che le forme apparentemente astratte si svelano molto concrete e fisiche, gli interrogativi emergono e il senso che l’artista comunica nella sua opera prende forma. E lui che guardava con diffidenza e snobismo,direi anche con timore ciò che non capiva assolutamente, diciamo che incomincia a rilassarsi…poi si vedrà .

In questo modo l’autore riesce : a) a parlare di ciò che in fondo ama e b) a farci fare una scorazzata nel 900 fino ad oggi attraverso 30 opere, costruendo tanti ponti, passaggi, canali, connessioni tra il dentro e il fuori, il concreto e il simbolico, l’arte e la società…. da far appassionare il lettore. O meglio la lettrice di sicuro. Sì perché noi donne, e nello specifico il cervello femminile – e qui le neuroscienze mi aiutano ( studio pubblicato su Pnas 2013) amiamo e privilegiamo creare connessioni tra un emisfero e l’altro e quindi tra processi analitici e intuitivi , mentre il cervello degli uomini è progettato per muoversi meglio all’interno di uno stesso emisfero, facilitando ad esempio il coordinamento tra percezione e azione …. ecco, questo giochetto già spiegherebbe un bel po’ di cose .

41sn9PAoMIL._Allora forse varrebbe la pena chiedersi: “Che cosa amo della fantascienza e come posso contagiarti e spiegarti la fantascienza..” invece di chiedere a noi :” ..ma perchéé non vi piace la fantascienza?”

Un’ultima cosa : se io amo il genere road movie (per fortuna esistono ancora un bel po’ di generi ..) non è perché so cosa sia essere nomade, sbandato, o alla costante ricerca di .. La molla che fa scattare il piacere e mi tiene lì è il potermi identificare, partecipare letteralmente ai movimenti della storia, oltre ad una certa curiosità. Se E.T. si è fissato nell’immaginario collettivo è perché è entrato, nelle scene del film, nelle camere da letto dei nostri figli e si è affidato a loro. Insomma la presenza di donne scienziate e l’amore per la scienza non centrano nulla con l’amore per la fantascienza. Azzardo a dire che nel primo caso c’è il desiderio di conoscere concretamente l’ignoto, nel secondo quello di esserne turbato. Entrambe le dimensioni sono affascinanti, ma nel secondo caso dipende solo da come viene raccontata la storia.

LALLA MERLO

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30 dicembre 2013 Posted by | Fantascienza | , , , | 3 commenti

Oltre Plutone

Venetia Burney era una bella ragazzina di 11 anni che viveva con la madre vedova ad Oxford, nella casa del nonno Madan Falconer, un distinto aristocratico inglese. In pensione dopo aver diretto la prestigiosa Bodleian Library, il nonno conservava lì il suo ufficio in cui si recava ogni giorno per mantenere i contatti con i colleghi e la sua capillare rete di rapporti personali nello stimolante ambiente culturale della cittadina universitaria. Era un uomo abitudinario e pedante a livello maniacale, al punto di aver affibbiato a ciascuno dei suoi cinque figli due nomi che insieme totalizzavano sempre 15 lettere.

 Kuiper-Belt

Quel giorno, il 14 marzo 1930, durante la colazione che veniva servita immancabilmente alle 08:05 in punto, Venetia stava raccontando ai commensali cosa aveva imparato nel corso della passeggiata attraverso il Sistema Solare organizzata dalla sua insegnante nel parco dell’università il giorno prima. La maestra aveva disegnato sulla lavagna il Sole come un cerchio di 60 cm di diametro, e aveva condotto i ragazzi fuori dall’aula per posizionare opportunamente i pianeti. La Terra era stata rappresentata da un pisello posto a circa duecento passi dalla lavagna, e la passeggiata si era conclusa piazzando Saturno, simboleggiato da una pallina da golf, a quasi un chilometro più in là. La maestra spiegò che per Urano e Nettuno non c’era stato niente da fare, non essendo disponibile quel giorno il pulmino della scuola.

OltrePlutoneTimes

Ma il vocione del nonno interruppe l’ilarità seguita alle parole di Venetia: “Proprio a fagiolo!”, esclamò il vegliardo, dispiegando sul tavolo una copia del Times fresca di stampa, dove si annunciava la scoperta del nono pianeta del Sistema Solare, e della necessità di attribuirgli un nome. Venetia, appassionata di mitologia greco-romana, colse l’attimo e disse forte e chiaro: “Perché non lo chiamano Plutone? Il dio degli Inferi vive nell’oscurità e indossa un elmo che lo rende invisibile: ciò spiegherebbe il fatto che ci son voluti 84 anni per scoprirlo”. Al colmo dell’entusiasmo nonno Madan si precipitò dal suo buon amico Herbert Turner, ex Astronomo Reale, per mettere in moto il processo che il primo maggio successivo impose il nome Pluto al nuovo pianeta.

 pluto-system-july-2012-charon-kerberos-nix-styx-hydra-lgCaròn dimonio, con occhi di bragia…

 E’ passato quasi un secolo da quel giorno del 1930, le nostre conoscenze sul Sistema Solare esterno sono aumentate considerevolmente, e Plutone è stato senz’altro uno dei protagonisti. Nel 1978 Jim Christy scoprì il principale satellite naturale di Plutone, Charon (Caronte, il diavolaccio che, nella Divina Commedia, traghetta le anime dei morti attraverso il fiume Stige), utilizzando uno strumento chiamato Star Scan, in dotazione al Naval Observatory di Flagstaff. Plutone e Caronte sono davvero una strana coppia: il minore possiede una massa pari al 22% di quella del maggiore, distano solo 19.000 km l’uno dall’altro, e misurano il primo 2300 km di diametro, il secondo circa la metà, cosicché il centro di gravità attorno al quale i due orbitano si trova fuori del corpo del maggiore. Un fatto unico nel Sistema Solare che permette di considerarli come un pianeta binario piuttosto che come due corpi distinti. Il periodo di rotazione di Plutone è uguale al periodo di rivoluzione di Caronte, e ciò significa che l’uno presenta all’altro sempre la stessa faccia e viceversa. Nel 2005 Max Mutchler e Andrew Steffl scoprirono, indipendentemente l’uno dall’altro, due nuovi piccoli satelliti di Plutone: Nix e Hydra, mentre altri due, Kerberos e Styx, furono scoperti rispettivamente nel 2011 e nel 2012 da una squadra di astronomi operante sul Telescopio Spaziale Hubble sotto la direzione di Mark Showalter dell’Istituto SETI. Nel 2005, in seguito alla ridefinizione del concetto di pianeta, Plutone fu declassato da pianeta a pianeta nano, ma fu creata la famiglia dei Plutini, cioè un gruppo di pianeti nani accomunati dal fatto di avere Plutone come modello di riferimento per molte caratteristiche morfologiche e orbitali.

 310px-EightTNOsL’esplorazione diretta

 Nel gennaio del 2006 fu lanciata la sonda New Horizons, con destinazione Plutone. Tra circa un anno e mezzo la sonda eseguirà un flyby velocissimo del pianeta binario, per proseguire poi il più possibile all’interno della Fascia di Kuiper [in questo preceduta soltanto dal leggendario Voyager2 – notizia errata  24/12/13]. Non si conoscono ancora con certezza quali saranno gli obiettivi di questa “missione estesa”, ma un gruppo di ricercatori dell’Università del Tennessee ha selezionato un piccolo numero di bersagli e svolto un primo lavoro preparatorio sulle traiettorie che si potrebbero seguire per raggiungerli. Le loro principali caratteristiche fisiche e orbitali sono raggruppate nella tabella qui sotto:

Quaoar (è il nome di una divinità dei nativi americani), fu scoperto il 5 giugno 2002 con il glorioso telescopio Schmidt di Monte Palomar. La superficie dell’oggetto sembra essere di natura rocciosa, a conferma della sua alta densità, e ricoperta da un velo di cristalli di ghiaccio, metano ed etano. Possiede perfino un satellite, Weywot.

 Haumea ruota sul suo asse con un moto velocissimo e un periodo intorno alle quattro ore; due piccoli satelliti composti di ghiaccio puro gli orbitano intorno e altri due frammenti simili si muovono su orbite leggermente differenti a poca distanza. Haumea potrebbe con buona ragione essere considerato un esempio di pianeta nano coinvolto anticamente in una collisione, come molti altri corpi ghiacciati della Fascia di Kuiper, prima fra tutte la “strana coppia” Plutone-Caronte.

OltrePlutoneTabella

 Makemake, noto anche come Easter Bunny (coniglietto pasquale) per essere stato scoperto intorno a Pasqua 2005, non ha niente di speciale, se non il fatto di essere tra i più luminosi oggetti transnettuniani senza che gli scienziati ne abbiano ancora trovato la ragione. In quei giorni i media mondiali erano travolti dalle notizie relative alla morte imminente di Papa Giovanni Paolo II. Le malelingue della comunità scientifica narrano che l’autore della scoperta, Mike Brown, esasperato dal bombardamento mediatico, era intenzionato a proporre per il pianetino il nome di Dead Pope, ma fu fermato dalla opposizione inflessibile della moglie.

 Eris, il 5 gennaio 2005, giorno della sua scoperta, venne scambiato per il mitico Pianeta X, di cui si favoleggiava da anni. Più grande e 3 volte più luminoso di Plutone, il nuovo pianeta nano fu inizialmente chiamato Xena in omaggio a una bella attrice di un serial televisivo.

 Sedna, la dea del mare degli Inuit, la popolazione nativa della Groenlandia, ha prestato il suo nome ad un corpo celeste misterioso, considerato al momento il più lontano oggetto di ragguardevoli dimensioni orbitante intorno al Sole. Ha un diametro di 1800 km, e un’orbita con il perielio a 76 UA e l’afelio a 937 UA, cioè del tutto esterna alla Fascia di Kuiper e al sicuro da perturbazioni gravitazionali provocate da Nettuno. La scoperta di Sedna risale al 15 marzo 2004, e i suoi parametri orbitali così estremi potrebbero essere spiegati dalla teoria della migrazione dei giganti gassosi.

 

 mikebrown Chad_Trujillo

Uomini e  macchine

Mick Brown, Chad Trujillo e Dave Rabinowitz  sono stati i veri mattatori nella ricerca dei pianeti nani della Fascia di Kuiper, e di conseguenza i principali responsabili del declassamento di Plutone da nono pianeta a pianeta nano, e della sua trasformazione in araldo di una nuova famiglia di corpi celesti chiamati Plutini, come lui in risonanza orbitale di 3:2 con Nettuno. Mick era professore associato al CalTech, aveva nella sua squadra il brillante Chad Trujillo, molto abile in informatica e già suo assistente al CalTech, e David Rabinowitz, specializzato in fotografia astronomica. Nel corso di una visita all’Osservatorio di Monte Palomar, Mick ebbe il suo primo incontro con il vecchio Samuel Oschin Schmidt Telescope, che stava per essere messo in disarmo. Ma con il suo grande campo visuale di 6°x6°, quel telescopio era perfetto per la ricerca di corpi celesti situati ai confini del Sistema Solare. Brown lo fece equipaggiare con tre camere CCD, il sistema fu messo in attività all’inizio del 2002 e subito cominciò a mietere i primi successi, scoprendo Quaoar.David_RabinowitzLa ricerca ingranò il turbo quando i tre ebbero a disposizione l’attrezzatura del QUEST (Quasar Equatorial Survey Team) con i suoi 112 rilevatori CCD, per un totale di 161 milioni di pixel. A partire dal settembre del 2003 la pioggia diventò tempesta, si arrivò fino ad avvistare e certificare un nuovo nano ghiacciato ogni giorno. Così, uno dietro l’altro, vennero scoperti Quaoar, Sedna, Eris, Makemake, Haumea e molti altri corpi minori

dwarf-orbitsTraiettorie, flyby e fionde gravitazionali

I ricercatori dell’Università del Tennessee non si sono limitati a scegliere i bersagli più interessanti per i futuri flyby, hanno anche provato a disegnare le traiettorie più convenienti sopratutto in funzione del consumo di carburante e della durata del viaggio. Si è fatto gran conto sull’effetto fionda gravitazionale, che per voli così lunghi è assolutamente indispensabile, prevedendo assist da parte di Venere, Saturno e sopratutto Giove. Non è possibile in questo blog dedicato alla divulgazione addentrarsi in profondità in problemi di astrodinamica, ma vorremmo sottolineare che le traiettorie più convenienti sono straordinariamente in sintonia con quella che sta attualmente percorrendo New Horizons nella sua corsa verso Plutone. In altre parole, gli esperti indipendenti del Tennessee approvano le scelte della NASA, almeno per quanto riguarda l’astrodinamica. In estrema sintesi, per una sonda con le caratteristiche della New Horizons, Quaoar è raggiungibile in 13,57 anni utilizzando le finestre di lancio del 2027-2028-2030, e così Haumea 14,25/2026, Makemake 16,04/2024, Sedna 24,48/2033, Eris 24,66/2032. Da ricordare inoltre che, fino a quando non disporremo di un nuovo tipo di propulsione, l’unico tipo di missione realizzabile su simili distanze è il flyby, perché qualsiasi manovra nel corso del volo risulterebbe troppo costosa in termini di consumo di propellente.

 Scienze dello spazio profondo

 L’ esplorazione della Fascia di Kuiper porterà maggiori conoscenze in diversi settori e contribuirà alla verifica di modelli e teorie. Eccone alcuni:

  •  Il grande oceano sotterraneo di Europa è ormai quasi una certezza, ed è molto probabile che simili oceani esistano anche nel cuore di altre due grandi lune di Giove, Ganimede e Callisto, e forse anche di Encelado, luna di Saturno. Ma ora perfino Plutone e con esso una larga parte dei maggiori pianeti nani della Fascia di Kuiper sono stati candidati ad ospitare simili oceani. Rispondere a questa domanda è una questione di primaria importanza.

  •  robinphotoLa cosiddetta teoria degli impatti, elaborata da Robin Canup, una stravagante e geniale figura di astronoma, esperta informatica e danzatrice classica, era stata inizialmente applicata al sistema Terra-Luna, che provocatoriamente viene definito da alcuni “l’altro pianeta binario”. In questa ipotesi, la Terra e la Luna sarebbero entrate in collisione ai primordi del Sistema Solare, e gli attuali grandi “mari” sarebbero le cicatrici che la Luna porterebbe in seguito a quegli eventi remoti. Ma, una volta adeguato l’impianto matematico della teoria, si tentò di applicarla anche ad alcuni corpi celesti della Fascia di Kuiper, per esempio Plutone/Caronte e Haumea, e altri, con risultati molto positivi. Da ciò si può capire che la Fascia, in tempi lontanissimi, è stata molto affollata e ha funzionato a lungo come palestra per la formazione di nuovi pianetini. Si vuole approfondire la teoria e sottoporla a sempre nuove verifiche. (Nella foto, Robin Canup)

  •  Confini e popolazioni della Fascia di Kuiper. La Fascia si estende al di là dell’orbita di Nettuno (30 UA), adagiata sul piano dell’eclittica fin verso le 50 UA, dove termina bruscamente. E’ popolata da un grande numero di pianeti nani divisi in gruppi e famiglie, da semplici asteroidi e comete di corto periodo e da nuclei cometari esausti. Tra le maggiori famiglie di pianetini si notano i Plutini, i Centauri, gli oggetti del Disco Diffuso, i KBO classici. E’ importante continuare il censimento e la catalogazione di questi corpi celesti.

  • NizzaIl Modello di Nizza, e con esso  la teoria della migrazione dei pianeti e buona parte delle teorie e dei modelli citati precedentemente, è considerato, limitatamente allo studio dei primordi del Sistema Solare, il miglior strumento teorico oggi disponibile. Studiando la Fascia di Kuiper gli esperti troveranno nuovi elementi per approfondirlo, confermarlo o, al limite, confutarlo. (Nella foto: migrazioni – doppio click per ingrandire)

ROBERTO FLAIBANI

Fonti:

 1.

A Survey of mission opportunities to trans-neptunian objects

JBIS vol.64 – 2011 – pp296-303

Authors: Ryan McGranaghan, Brent Saga, Gemma Dove, Aaron Tullos, J.E. Lyne and Joshua P. Emery- University of Tenne- Knoxville Tennessee

 2.

Govert Schilling: “The Hunt for Planet  X”

Springer – 2007

24 dicembre 2013 Posted by | Astrofisica, Astronautica, Planetologia | , , , , , , , , , , | 4 commenti

Eric W. Davis e gli ingegneri dello spazio-tempo

Eric W Davis 2008Leggere la biografia professionale di Eric W. Davis (molto meglio che il burocratico curriculum vitae, no?- nella foto: EWD), è come partire per un viaggio interstellare e il senso del termine “fisica esotica” diventa più familiare. Prendere una carta degli USA, segnare in ordine cronologico con un puntino tutti i luoghi in cui Eric ha partecipato a un convegno, presentato relazioni, tenuto conferenze, organizzato seminari, e poi unirli con una linea continua sarebbe come disegnare la rotta della prima nave interstellare e la storia del movimento che si prefigge di ingegnerizzare lo spazio-tempo per sviluppare il volo Faster-Than-Light, aggirando e non confutando Einstein. Si tratta senza dubbio della sfida intellettuale del secolo, dalla quale un numero sempre più grande di ricercatori si sente attratto.

warp Eric è socio della British Interplanetary Society e socio aggiunto dell’American Institute of Aeronautics & Astronautics, e di recente ha pubblicato, a quattro mani con Marc Millis, il libro Frontiere delle Scienze della Propulsione. Suo mentore per tutta la vita è stato Bob Forward, noto fisico e scrittore di fantascienza. Eric si è guadagnato un Ph.D. in astrofisica dall’Università dell’Arizona (1991) e la sua tesi di laurea era dedicata al campo magnetico di Giove, mentre lavorava alle missioni Voyager 1 e 2, conferendogli solide basi teoriche nel campo della fusione nucleare e della fisica del plasma. Ha ricevuto anche un B.Sc. In fisica e matematica dall’Università dell’Arizona (1983) e un A.A. in arti liberali dal Phoenix College (1981). Eric ha altre esperienze di missioni spaziali incluso IRAS, per ricerche nell’infrarosso (1984-85), ASUSat-1 (1990) e ricognizione del teatro spaziale nella Corea del Sud (USAF & US Forces Korea, 1995-1996).

La specializzazione attuale di Eric include la fisica della propulsione avanzata, la Relatività Generale e le teorie sul campo quantico, la ricerca di esseri extraterrestri intelligenti (SETI), l’esplorazione automatica del Sistema Solare esterno e l’ingegneria delle missioni spaziali. Eric è attualmente impiegato come Fisico Ricercatore Anziano all’Istituto per gli Studi Avanzati di Austin, è anche un Ricercatore Capo  in Metriche del motore a curvatura e ha fornito servizi a contratto al Laboratorio di Ricerca dell’Air Force, al Dipartimento della Difesa, al Dipartimento dell’Energia e a l’Istituto per le Idee Avanzate e la NASA. Ha fornito inoltre contributi tecnici e consulenze al Programma per la Fisica della Propulsione Avanzata della NASA.

100yss representatives(nella foto i rappresentanti del 100yss al Parlamennto Europeo) Eric è l’autore di una premiata ricerca scientifica sul quantum vacuum zero-point energy (Space Technology & Application International Forum 2007), e di parrecchi altri lavori sui wormholes (volgarmente detti Stargates), motori a curvatura, propulsioni laser, fisica del teletrasporto, e concetti di propulsione avanzata. Ha ricevuto due volte riconoscimenti dall’Istituto Americano di Aeronautica & Astronautica per contributi straordinari alla Difesa Nazionale. Eric è membro della New York Academy of Sciences, della American Astronomical Society, della Directed Energy Professional Society, ed è stato membro dell’ormai defunto American Institute of Beamed Energy Propulsion. Eric fa anche parte del comitato consultivo della Fondazione Tau Zero e del consiglio internazionale di redazione del Journal of the British Interplanetary Society.

Durante il Congresso di fondazione del movimento 100YSS nell’autunno del 2011, Eric tenne uno dei suoi interventi più attesi, intitolato: Faster-Than-Light Space Warps, Status and Next Steps. Walter Risolo ha tradotto per noi l’abstract di quel memorabile intervento. Il documento completo è riprodotto nel JBIS vol.66 #3/4 (marzo-aprile 2013).

warp-drive-possible-nasa-tests-100yss-120917-676932-“L’attuazione di viaggi interstellari più veloci della luce (FTL) tramite cunicoli spazio temporali attraversabili o motori a curvatura richiede l’ingegnerizzazione dello spazio-tempo in geometrie locali molto specializzate.

L’analisi di questi cambiamenti con la teoria generale della relatività di Einstein dimostra che tali geometrie richiedono l’uso di materia “esotica”.

Si può ricorrere alla teoria quantistica dei campi per trovare sia le origini naturali che fenomenologiche della materia esotica. Tali campi quantistici sono perturbati dalla geometria dello spazio-tempo curvo che essi producono, quindi il loro tensore energia-impulso può essere usato per sondare la retroazione degli effetti del campo sulla dinamica dello spazio-tempo FTL, che ha implicazioni sulla costruzione ed il controllo dello spazio-tempo FTL. Inoltre, la produzione, rilevazione, e la distribuzione dei campi quantistici naturali esotici sono visti come sfide tecniche in cui possono essere adottati i primi passi base per indagare sperimentalmente le loro proprietà. Gli spazi-tempo FTL possiedono anche caratteristiche che mettono in discussione i concetti di conservazione della quantità di moto e della causalità.

In questa relazione viene affrontato lo stato di questi importanti temi, e sono identificati i prossimi passi raccomandati per ulteriori indagini teoriche in uno sforzo per chiarire una serie di incertezze tecniche e far progredire l’attuale stato dell’arte nella fisica dello spazio-tempo FTL .”

 ROBERTO FLAIBANI

 

21 dicembre 2013 Posted by | Astrofisica, Astronautica, News, Scienze dello Spazio, SETI, Volo Interstellare | , , , , , , , , , | 2 commenti

Perché le donne italiane amano la Scienza ma non la Fantascienza?

elefante occhialiIl titolo avrebbe potuto essere anche “Al centro della stanza c’è un elefante con gli occhiali che fa la pupù rosa” e il contenuto che segue non cambiava di una virgola. Fuor di metafora le donne, per l’appunto non leggono e non scrivono Fs.

Se fai questa affermazione al di fuori del fandom i presenti possono dire “Ah, sì? Maddai?” il che vuol dire che non gliene frega niente; oppure a volte “Ah, sì? Maddai e te ne accorgi adesso?” il che vuol dire:  “ma si sa”.

Nel fandom invece se dici una cosa del genere capita di sentirsi dire: “Elefante? Quale elefante? Non c’è nessun elefante con gli occhiali. E poi tu, smettila di fare peti”. Se ti dice bene, qualcuno fa: “Beh, sì l’elefante lo vedo, ma poi chi è che dice cosa è davvero un elefante? Dove sta scritto? E se fosse un ippopotamo? Anche l’ippopotamo è un mammifero africano, no? Sono contaminazioni. E su, forza, tu smettila di fare peti”

La prima domanda interessante potrebbe essere: ma perché non vedono l’elefante? Ma le risposte sono ovvie e perfino banali. Quindi si torna alla domanda iniziale. Che ci fa l’elefante, perché ha gli occhiali e chi ce lo ha portato?

Diciamo che il discorso è diviso in tre parti, molto classiche: la prima affermazione (le donne italiane amano la scienza); la seconda (non amano la Fantascienza); terza (perché?). Ora ci provo.

1.

rita levi montalciniLe donne italiane amano la scienza, e molto.

Ci sono ormai molte donne scienziate non solo inserite nel mondo della scienza italiana ma famose a livello internazionale. Scordiamoci solo per un momento (tanto le ricorderemo a lungo) e solo perché ci hanno lasciato due signore come Rita Levi Montalcini (nella foto – sai, una così, un Premio Nobel…) e Margherita Hack, astronoma, una “maledetta toscana” anche lei notissima a livello internazionale.

Parliamo di quelle che stanno su piazza per così dire.

Che ve ne pare di Fabiola Gianotti? Avete presente il famoso ed introvabile “bosone di Higgs”, detto dagli amici “la particella di Dio”? Beh, il gruppo di ricerca del CERN che forse l’ha trovato è giudato da lei.

Fabiola1Cito: “ Fabiola Gianotti, 53 anni, è la fisica italiana che guida il gruppo che al Cern di Ginevra ha trovato il bosone di Higgs, impresa che l’ha collocata, secondo la rivista americana Time tra le cinque persone più importanti del 2012. Romana di nascita ma milanese di formazione, frequenta il liceo classico e si diploma anche in pianoforte al Conservatorio. Dopo la maturità cambia rotta e decide di studiare fisica delle particelle all’Università di Milano, dove si laurea, e successivamente prende un dottorato in fisica subnucleare nella stessa università. Un paio di anni più tardi una borsa di studio e poi un contratto permanente al Cern, il laboratorio di punta a livello mondiale nel campo della fisica.”

Sapete chi è Samantha Cristoforetti? E’ un capitano pilota dell’Aereonautica militare italiana ed ha una preparazione scientifica alle spalle come dire?, diciamo di tutto rispetto. Motivo per cui sarà il prossimo italiano nello spazio, e non dico la prossima perché sarà la prima. Checché ne dicano molti nello spazio non si va senza adeguata preparazione scientifica.

samantha 1Cito: “Samantha Cristoforetti è nata a Milano nell’aprile 1977, ma è cresciuta a Malè, un piccolo paesino della Val di Sole (Trento). Si è laureata all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, con un master in ingegneria meccanica con specializzazioni in propulsione aerospaziale e in strutture leggere. È Capitano dell’Aeronautica Italiana, ed è stata selezionata come astronauta ESA nel maggio 2009.”

Volete altre storie di italiane che amano la scienza? Cercatele qui, fra quelle che non ci sono più e le viventi:

Donne e scienza: la vita di 19 scienziate italiane raccontata in un libro di Elisabetta Strickland

Fra di loro:

“Giuseppina Biggiogero Masotti che divenne ordinaria di Geometria al Politecnico di Milano; Maria Cibrario Cinquini, allieva di Peano, che assurse a fama internazionale per le ricerche nell’ambito dell’Analisi matematica; Cornelia Fabri, prima laureata dell’Università di Pisa che lavorò alla teoria dei vortici sotto la guida ammirata di Vito Volterra e che all’apice della carriera si ritirò per dedicarsi ad opere di carità e preghiera; Elena Freda, laureata in matematica sotto la guida di Guido Castelnuovo e in fisica con Orso Maria Corbino, che ottenne la libera docenza in Fisica a Messina e poi a Roma; Pia Nalli, palermitana, invisa alle gerarchie universitarie e amatissima dagli allievi tra cui Gaetano Fichera e Francesco Guglielmino, ordinaria di Analisi a Cagliari e poi a Catania; Maria Pastori, milanese, allieva e poi collega di Bruno Finzi, ordinaria di Meccanica razionale a Messina.

E così molte altre.

margherita hackE le giovani? Affollano le facoltà scientifiche. Meno di quanti molti desidererebbero ma molto, ma molto, molto, molto di più di quando io mi sono iscritto all’università 30 anni fa. A fisica ad esempio adesso solo il 35%, ai miei tempi meno del 10% ed a Medicina hanno superato la metà da tempo. Quindi in Italia le donne amano la scienza e non ostante i molti ed indiscutibili condizionamenti maschilisti e patriarcali vari, si stanno facendo strada da decenni e continuerranno, inevitabilmente continueranno.

Che poi sia chiaro: NON STA SCRITTO DA NESSUNA PARTE CHE PER SCRIVERE FS SI DEBBA ESSERE LAUREATI IN MATERIE SCIENTIFICHE!

Anzi! Io sono laureato in giurisprudenza, tanto per dire. Ma questo delle donne scienziate era solo un punto di partenza. A dire: non si dica che le materie scientifiche non interessano le donne e che questo spiegherebbe perché non la scrivono. E nelle facoltà di Lettere il 90% degli iscritti sono donne, oltre il 50% degli iscritti all’università sono donne. In realtà non la scrivono perché non la leggono.

E’ vero questo?

(Nella foto qui sopra: Margherita Hack)

2.

Le donne italiane non amano la fantascienza. Non la leggono e non la scrivono. E’ questo l’elefante con gli occhiali che fa la pupù rosa al centro della stanza. Fuor di metafora perché le donne non leggono fs?

Ma è vero? C’è davvero un elefante al centro della stanza?

Ok. Calma e gesso.

2.1

tabella istat(doppio click per ingrandire)

Questa qui sotto è una pagina di una ricerca dell’Istat di qualche anno fa. Si tratta di una “ricerca multiscopo” di quelle che l’Istat fa periodicamente per sapere un sacco di cose sugli italiani. Copre il periodo dal 1995 al 2000 ed è stata pubblicata nel 2002.

Per trovare il testo in PDF completo andate sul sito dell’Istate nella stringa di ricerca digitate “fantascienza”. Il primo documento che troverete è lui ed è scaricabile in PDF. Non ho trovato una ricerca Istat multiscopo più recente, se la trovate fate una ulteriore verifica.

Leggetela. L’avete letta?

Dice che, nel campione esaminato le donne che leggono fantascienza sono il 6,4 % mentre gli uomini sono il 16,9, quasi tre volte tanto. Se guardate subito sopra vedrete che le donne lettrici di gialli sono il 20,8% a fronte di un 22,9% di uomini. Subito sopra ancora, i lettori di romanzi rosa sono donne al 24% ed uomini all’1,5. Fra l’altro se fate il confronto con il 1995 vedrete che le donne lettrici di Fs sono in calo!

Scientists find particle consistent with Higgs bosonE le donne poi notoriamente:

“Le donne leggono più degli uomini. Nel corso dell’anno ha letto almeno un libro il 51,9% della popolazione femminile rispetto al 39,7% di quella maschile. La differenza di comportamento fra i generi comincia a manifestarsi già a partire dagli 11 anni e tende a ridursi solo dopo i 75.”

(Gianotti e Higgs festeggiano il successo dell’esperimento)

2.2

Non la leggono. E quindi non la scrivono. E sia chiaro che non esiste un ostracismo alla Fs scritta dalle donne. La prova?

Presto detto.

Due dei premi più importanti nel settore Giallo e FS sono il Tedeschi e l’Urania. Vengono assegnati dalla redazione periodici Mondadori: la stessa organizzazione, la stessa struttura, la stessa redazione (per altro formata da una maggioranza assoluta di donne) dal 1980 ha assegnato 34 Premi Tedeschi, di cui 9 a donne; e dal 1989, dei 24 Premi Urania di cui uno solo ad una donna. Ci sarà un motivo? Non l’ostracismo antifemminile. Quale allora?

Qui:

Troverete una serie di considerazioni, dei link a liste di scrittori di Fs: una lista di più di 2000 scrittori e scrittrici di Fs. Il 10% sono donne.

3.

Ci siamo?

Le donne ormai da decenni ricevono una educazione scientifica più o meno quanto i maschi, incontrano qualche difficoltà in più per motivi di condizionamento culturale maschilista, ma ciò non ostante si fanno strada.

Nulla le ostacola nel leggere o nello scrivere Fs fatto sta che NON LO FANNO

È CLAMOROSAMENTE OVVIO, NOTO ED EVIDENTE che ci sono donne che leggono, scrivono ed amano la Fs così come è ovvio che costituiscono una eccezione che conferma la regola.

hunger gamesSì, è vero, le donne vedono la Fs al cinema ed in televisione così come è vero che la Fs è ormai uno degli ultimi se non l’ultimo genere cinematografico rimasto (a parte il cinema d’autore e le commedie, sono scomparsi il western, il poliziesco, l’horror). Il genere “fantastico” (Fs e Fy, fiabe e favole potteriane, compresa animazione) non è mai stato tanto presente nelle sale come in televisione e non a caso pieno di eroine (vedi Hunger Games)

Ma leggere un romanzo di Fs e farselo piacere è un altro paio di maniche. Serve un immaginario specifico e poche donne ce l’hanno.

4.

Vorrei sapere perché. Avete una qualche idea? Io ne ho un paio, prima però vorrei sapere le vostre.

5.

Questo valga come post scriptum. Mi pare evidente che le donne italiane, pur le più intelligenti, eleganti e belle del pianeta, in questo campo non sono diverse dalle altre, quindi la domanda le donne italiane non amano la Fs va sostituita con le donne e basta: quindi le americane, inglesi francesi eccetera perché anche loro non amano la fs? Ci sarà qualche differenza, ma scommetto minima.

Ma alla fine le donne sanno scrivere fs? Ma certo che sì, come si fa a negarlo e chi lo nega? Lo hanno dimostrato moltissime volte, basterebbe “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula Le Guin. Ma troppe ce ne sono state! Ma ce ne sono abbastanza? Ecco il punto. No, abbastanza no. Quelle che che ci sono sono lì a dimostrare che le donne possono farlo, ma sono così poche che sottolineano il fatto che in generale non lo fanno. Al centro della stanza c’è un elefante con gli occhiali e sta facendo qualcosa, e la causa della puzza non sono io. Prendetevela con l’elefante. Chiaro?

 elefante

MASSIMO MONGAI

11 dicembre 2013 Posted by | Fantascienza | , , , , , | 5 commenti

Iatrarchia, Medrarchia, Esculapiocrazia

paneamoresanita

Di recente è stato pubblicizzato in televisione un apparecchietto, non ho ben capito se solo progettato o già sperimentale, che applicato su un braccio segnala istantaneamente la situazione medica complessiva: pressione, battito cardiaco, azotemia, glicemia, colesterolo eccetera. In più, è stato detto, il marchingegno può essere collegato con studi medici o addirittura le ASL particolarmente attrezzati che possono correre subito ai ripari se qualcosa non andasse. In realtà quel che non va è il concetto in sé: essere costantemente monitorati sul piano della salute, dato che il rischio concreto è quello di creare uomini e donne di un immediato futuro ipocondriaci all’ennesima potenza, persone ossessionate dalla propria salute, anche al punto tale di doversi sentire sotto osservazione ogni istante. E in base a parametri medici in costante evoluzione e quindi non certi e validi sempre: qualcuno ricorderà le campagne mediatiche contro il caffè, lo zucchero, il sale, il cioccolato, poi drasticamente ridimensionate o smentite del tutto da successivi studi non meno seri dei precedenti. Lo stesso sta accadendo per l’arcinemico causa di mille mali: il colesterolo che i nuovi parametri americani – presi come standard nel mondo, anche se negli USA la gente e lo stile di vita sono diversi da quelli europei e in primis italiani – non è alla fin fine così cattivo e deleterio come sembrava. Eppure continuiamo su questa via che poi è quella che porta di filato allo Stato Salutista che si preoccupa di noi come fosse una balia.

saluteinbiondoLo Stato, tanto per dire, impone un numero massimo di calorie alle mense scolastiche pubbliche. Le amministrazioni comunali vietano il fumo nei parchi pubblici, e in alcune città anche nelle abitazioni private. Si medita di proibirlo anche negli stadi all’aperto. I fumatori incalliti non verranno più assistiti dai servizi pubblici se si ammalano di cancro. Il governo decide di aumentare la tassazione su bevande gassate e zuccherate per scoraggiarne il consumo, e in alcuni casi se ne vietano le bottiglie maxi. Un’alta istituzione polemizza nei confronti di alcuni personaggi a fumetti perché disegnati con sigaretta in mano, e un’altra nei confronti di un personaggio televisivo perché mangia pesce troppo piccolo depauperando così i mari. Un ministro invita i ristoratori a dimezzare la quantità di cibo delle varie portate. Un tribunale decide di togliere due figli ritenuti troppo grassi ai loro genitori.

Non solo: anche i privati ci mettono del loro, condizionati come sono da una mentalità dilagante. Le compagnie aeree aumentano il costo dei biglietti per gli obesi. Un grande giornale lancia una campagna contro gli intellettuali “carnivori” invitandoli a discolparsi pubblicamente. Una compagnia pubblicitaria utilizza foto di attori famosi, noti per essere fumatori accaniti, cancellando dalle loro bocche e dita pipa e sigaretta (Jacques Tati, Humphrey Bogart).

Temi e argomenti di qualche angosciante distopia? Anticipazioni di qualche remoto e frustrante futuro? Tutt’altro: non incubi ma solide realtà, per parafrasare lo slogan di una famosa agenzia immobiliare. Infatti, si tratta di provvedimenti attuati o progettati in varie parti del mondo (Europa, Stati Uniti, Italia). E’ l’evidenza del progressivo affermarsi, sulla spinta mediatica di lobby di vario genere, dello Stato Salutista: quello che, a differenza e a somiglianza del Grande Fratello orwelliano, si preoccupa di noi “dalla culla alla tomba”, come si è già ricordato, e pensa solo ed esclusivamente al nostro benessere, tutela la nostra salute fisica e mentale, ci impone regole per allontanarci da “stili di vita scorretti” e da “abitudini sbagliate”, come disse un nostro ministro “tecnico” (lo si è ricordato in un precedente intervento) alla stregua di quanto si fa nei confronti di bambini capricciosi e alunni indisciplinati, usando il bastone (molto) e la carota (poco).

facialjusticeInsomma, uno Stato con il volto severo ma benevolente della Grande Mamma, una cui dettagliata quanto agghiacciante descrizione si può trovare – ricordiamolo qui ancora una volta perché merita di essere letto – in Facial Justice (1960) di L.P. Hartley (Giustizia facciale, Liberilibri, 2007), anch’esso già segnalato, ma che è necessario senpre rammentare agli immemori e ai distratti.

Che siano i romanzieri, e non i sociologi e i filosofi, ad avvertirci di quello che sta succedendo, non deve meravigliare: è infatti basandosi su quel che avviene di fronte ai loro occhi che gli scrittori creano le antiutopie, quei romanzi che sono il contrario delle utopie e descrivono non il “migliore”, bensì il “peggiore” dei mondi possibili, portando alle estreme conseguenze le distorsioni dei loro giorni, appunto per metterci in guardia, per dirci di non continuare su quella strada, per ammonirci con le loro doti anticipatrici, per non dire profetiche. Il tutto inutilmente, si deve anche dire.

La via per l’Inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni, e il peggio del peggio nasce proprio da coloro che hanno la presunzione – o meglio, l’arroganza – di imporci il nostro presunto (da loro) benessere fisico, psichico e morale non attraverso il ragionamento, la convinzione e la corretta educazione familiare e scolastica, ed infine il buon esempio dall’alto, bensì obbligandoci a certi comportamenti a suon di leggi, decreti, regolamenti, sanzioni e punizioni.

erewhonMedici e medicina, gli uomini e la loro professione, quindi, sono stati più o meno al centro di molti romanzi e racconti sin dai mad doctors caratteristici dei primordi ottocenteschi: basti ricordare gli eminenti dottori Frankenstein, Jekyll, Moreau. Ma qui non ci interessa tanto l’exploit del singolo scienziato, quanto la descrizione di un’intera società condizionata da medici e medicina. Una delle primissime antiutopie in assoluto, Erewhon (1872) di Samuel Butler (Erewhon/Ritorno a Erewhon, Adelphi, 1965), già satireggia una mentalità medica distorta: nella società che vi si descrive la malattia è intesa come una colpa e ammalarsi prima dei sessant’anni porta alla condanna del malcapitato, tanto più grave quanto più serio è il morbo contratto, quasi fosse una violazione della legge.

Hygeia a City of HealthViceversa, un’utopia salutista è Hygeia, a City of Health (1876), che non è esattamente un romanzo, ma un’allocuzione pronunciata dal grande medico britannico Benjamin Ward Richardson di fronte alla Social Science Association di Brighton, in cui si prospetta una città costruita a misura della salute dell’uomo dal punto di vista urbanistico e architettonico, con minuziose descrizioni della case d’abitazione e ovviamente degli ospedali. Igeia, figlia di Ascleio ed Epione, era la dea della salute e dell’igiene.

morticoliNon sono molte le antitutopie che si occupano del tema, ma di certo la prima che offra la visione di un’umanità condizionata, diciamo pure vessata, dalla scienza medica, è Les Morticoles (1894) di Leon Daudet (I Morticoli, Monanni, 1929), in cui s’immagina, sulla scia di Swift, il viaggio del protagonista nel paese di Morticolia dove la casta dei medici è al potere e si può permettere di fare ciò che vuole con i pazienti (era di là da venire la Carta dei diritti del malato!). Invero, è un’opera che il giovane Daudet, allora ventisettenne e poi famoso polemista monarchico, scrisse dopo essere stato respinto al concorso per l’internato, ma non per questo il romanzo è privo di feroce preveggenza e umorismo nero.

ilmondonuovoMa forse la più famosa antiutopia su una società dominata dalla medicina, dalla biologia per la precisione, è l’umanità selezionata ab ovo (nel senso letterale del termine) descritta in Brave New World (1932) da Aldous Huxley (Il Mondo Nuovo, Mondadori), un’opera profetica precorritrice dell’ultima demenziale trovata, quella del Genitore 1 e del Genitore 2.

Vent’anni dopo in Limbo (1952) Bernard Wolfe (Limbo, Nord, 1996) descrive una umanità succube di una sindrome medica maniacale e masochistica che si automutila per evitare la violenza collettiva.

medicorriereIn seguito, un medico autore di fantascienza abbastanza noto, Alan E. Nourse, scrisse un romanzo dal titolo The Bladerunner (1974; Medicorriere, Urania 876, Mondadori 1981) nel quale si ambientato in una società afflitta dalla sovrappopolazione, nella quale i servizi medici e sociali gratuiti sono disponibili soltanto per chi si sia fatto sterilizzare.

Un esempio estremo è dato dalla “cornice” entro la quale si incastona il celebre romanzo Les particules élémentaires (1998) del francese Michel Houellebeq (Le particelle elementari, Bompiani, 1999), in cui grazie ai “progressi” della biomedicina l’umanità ha superato tutti i drammi derivanti dalla competizione sessuale con relative cornificazioni e si riproduce, in filosofica serenità, mediante clonazione.

le-particelle-elementariPer quanto riguarda l’Italia è da citare, sia per la qualità anticipatrice, sia per il fatto di essere stato scritto in tempi non sospetti, Trentasette centigradi di Lino Aldani (1963), il primo esempio italiano di Esculapiocrazia o Iatrarchia o Medarchia tutti sinonimi di società governata dai medici e dalla medicina: laddove la casta medica detta le regole del buon vivere quotidiano in base ai precetti della Scuola Salernitana (Defecatio matutina esr tanquam medicina, e via dicendo…) e i responsi del termometro, allora solo a mercurio. Chissà cosa avrebbe scritto Aldani cinquant’anni dopo se avesse potuto vedere la deriva dei nostri giorni sino al marchingegno di cui si è parlato all’inizio di queste note!

Di certo però la più completa descrizione di un mondo governato dalla casta medica è il romanzo di Ward Moore, Cadiceus Wild (uscito a puntate su rivista nel 1959, e in volume nel 1978, che Urania pubblicherà nel 2014), forse l’unico che abbia saputo immaginarsi una società retta da un’effettiva “dittatura salutista”, una Medarchia o Iatrarchia, come viene definita dallo scrittore americano. Dopo una devastante guerra batteriologica globale scoppiata alla metà del XXI secolo (l’azione si svolge nel 2055) l’intero pianeta, con la popolazione ridotta al 40 per cento, è governato dai medici, la classe alla quale l’umanità superstite si è rivolta in quanto l’unica capace di tutelarne la vita e la salute. Ogni nazione ha il suo sistema, ma è negli Stati Uniti (comprendenti ora anche Canada e Messico) che la Iatrarchia ha assunto la sua forma più totalitaria. Infatti, poco alla volta i medici, col pretesto della tutela della salute e la sopravvivenza della specie, hanno cominciato ad occuparsi anche degli aspetti della vita comune che nulla avevano a che fare con la loro missione, creando alla fine una società su loro misura, governata non più da un Presidente ma dal Direttore Sanitario d’America, popolarmente detto “Sommo Dottore”.

facial1I cittadini sono considerati tutti alla stregua dei pazienti di un immenso ospedale, obbligati a sottostare alle “prescrizioni” del personale sanitario e tenuti sotto costante controllo da una gerarchia capillare e pervasiva. Nulla sfugge all’occhiuto Grande Fratello sanitario con la sua polizia, i suoi controlli ossessivi, i suoi permessi obbligatori, le sue degenerazioni in sette fanatiche e pseudoreligiose. Un vero incubo che Moore scrisse sessant’anni fa e di cui adesso vediamo le premesse.

Esageriamo? Speriamo proprio di sì…

GIANFRANCO DE TURRIS

3 dicembre 2013 Posted by | by G. de Turris, Carnevale della Chimica, Fantascienza | , , , , | 2 commenti

   

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