Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Chi arriva prima, la Scienza o la Fantascienza?

L’articolo che presentiamo qui di seguito è, a mio parere, uno dei più interessanti che Massimo Mongai abbia mai pubblicato su questo blog. I problemi  affrontati sono molto attuali e interessanti, perché la comunione tra medicina e tecnologia per il miglioramento del corpo umano con il trapianto di organi artificiali potrebbe essere una delle strade che la Scienza ci offrirà per l’esplorazione dello spazio. Modificare noi stessi – diventare cyborg –  per adattarsi ad habitat presenti su altri corpi celesti potrebbe rivelarsi più pratico ed economico, e moralmente più accettabile, che sconvolgere un intero ecosistema per far posto ai nostri coloni (leggi terraformazione). Ovviamente anche la permanenza nello spazio profondo potrebbe essere resa più facile e sicura da una integrazione spinta tra scienza medica e tecnologia avanzata, facilitando la graduale creazione di una popolazione sempre più adatta alla vita nello spazio piuttosto che sulla superficie di un pianeta, ovvero ciò che gli anglofoni chiamano “the space-faring society”, tra le cui fila potrebbero un giorno essere reclutati gli equipaggi delle future astronavi-arca

Mi piace il tono di costante confronto che Mongai tiene tra Scienza e Fantascienza, un confronto costruttivo e stimolante, che non relega la FS nel sotto-bosco dei sottogeneri letterari, ma la considera una disciplina da cui la Scienza può attingere nuove idee.

E infine l’articolo di Mongai mi piace perché tratteggia i contorni di una nuova allegra famigliola, quella dei cyborg-nonni, dove lui, con le sue nuove ginocchia al titanio, si sente a casa: “una goccia d’olio al giorno toglie il medico di torno”, non suonava così il proverbio? Tanto più che io stesso entrerò tra poco più di un anno a far parte della famigliola, anche se percorrendo una strada del tutto diversa da quella del Mongai, della quale non parlerò se non per fornire ai più curiosi un acronimo inglese utile per eventuali ricerche: DBS.

(Roberto Flaibani)

Protesi ginocchio 2015-06-23 01.16

(nella foto: protesi del ginocchio)

Non so voi ma per scrivere praticamente qualsiasi cosa io parto spessissimo da un quid personale. A settembre mi opereranno al ginocchio destro e me lo sostituiranno con una protesi e butteranno via quanto?, un 600/800 grammi delle mie ossa (di quelle con cui son nato!, che ho nutrito personalmente per tanti anni) e le sostituiranno con un peso di poco superiore di titanio, un ginocchio di calcio per uno di metallo.

E così diventerò un po’ cyborg anche io.

I miei occhiali ed i miei ponti dentali fanno di me un cyborg? No, nel luogo comune no: sono troppo banali, troppo vecchi. Ma una protesi come il ginocchio di titanio? Eh, sì, quello sì. E pensate che sei mesi dopo me ne metteranno un’altro: avrò ben DUE ginocchia di titanio.

Quanti pezzi si possono cambiare in un corpo umano? Fra metallici, di silicone e di “carne” altrui, ormai tantissimi.

Si trapiantano da uomo a uomo: cuore, rene, fegato, polmoni, molti diversi metri e pezzi di intestino, pancreas, cornee, occhi, braccia e gambe, la mano, singole dita, la faccia intera, il pene intero (già fatto due volte, la prima è andata male la seconda aspettiamo i risultati), ovaie e molto altro.

Autotrapianto, allotrapianto, xenotrapianto, il che vuol dire pezzi miei, pezzi di altri esseri umani, pezzi di animali, quasi sempre cuore o parti di cuore di maiale.

Poi si trapiantano/sostituiscono organi con macchine, con pezzi di hardware, “ferramenta”: cuori artificiali, bypass elettronico/elettrici, valvole cardiache, ginocchia, femori, pezzi interi di praticamente tutte le ossa.

L’essere cyborg è una realtà da anni ed è una realtà crescente ed espansiva, non è più da molto tempo “roba da fantascienza”.

La FS l’aveva previsto? Ciospa!

protesi_anca_titanio

 

“Le scogliere dello spazio”

è il titolo di un romanzo di Frederick Pohl e Jack Williamson, due grandi della FS dell’epoca d’oro.

Il romanzo uscì nel 1963 ed io lo lessi tre anni dopo, all’epoca (avevo 16 anni) mi piacque ma mi inquietò molto la parte relativa alla “banca degli organi”: i condannati a morte o a lunghe pene detentive per tutta una serie di reati più o meno gravi (ma via via meno gravi: in quel mondo c’era bisogno di materiale) venivano non giustiziati o semplicemente detenuti ma posteggiati in ospedali/carceri molto efficienti e accoglienti, con pesanti ansiolitici nel cibo, di modo da tenere tranquilli i “pezzi di ricambio” e non indurli alla fuga o ad atti autolesionistici.

Solo 5 anni dopo l’uscita del romanzo il dottor Barnard in Sud Africa eseguì il primo trapianto di cuore della storia della medicina, e come già detto da allora trapiantiamo di tutto e di tutto sostituiamo.

Si dice, ma ufficialmente il governo cinese nega, che ai condannati a morte (più di 1500 all’anno!) in Cina vengano asportati i reni subito prima dell’esecuzione. E se è vero qui siamo e da anni nel pieno della Banca degli Organi, a meno di 60 anni dal romanzo citato.

traffico organiE il traffico degli organi? Mah, probabilmente è una leggenda urbana. E’ vero che esiste un traffico internazionale noto e documentato di reni, ma ufficialmente si tratta di “donazioni” che per altro vengono eseguite solo in alcuni stati (India per lo più). Le storie di organi “rubati” a viventi poi abbandonati quelle sì sono leggende, non fosse altro per un motivo: non si può dare una botta in testa ad uno ed estrargli il rene in una cantina, serve una vera e propria sala operatoria, una vera e propria equipe chirugica di quelle vere con un chirurgo vero, in un vero ospedale. E in realtà ne servono DUE, una che espianta ed una che impianta, ma non dopo 30 giorni di frigorifero, dopo al massimo trenta minuti di volo di elicottero da Latina a Roma (per dire, ho amici medici lì e là che mi danno informazioni a riguardo). Non è che ci sono bande di assassini e criminali che rubano organi, tipo trenta reni, sei fegati e otto cuori e li mettono sotto ghiaggio per mesi e poi li vendono al miglior offerente.Non funziona così, per fortuna.

E ci sono rapporti internazionali dell’OMS che confermano la realtà del commercio semilegale di reni, ma non trovano traccia reali di “furti” di organi. Io del resto per scrivere questo articolo non ne ho trovate, non serie e documentate. Ad esempio non c’è mai stata una condanna che sia una per un trafficante illegale di organi. Mediatori che raccontano balle, migliaia!

La FS dice qualcosa di nuovo sulla questione organi?

Beh, dice che non sarà necessario fare la fila ed aspettare a lungo perché li svilupperemo direttamente dalle cellule staminali, le famose le cellule totipotenti che in vari usi meno clamorosi già hanno fatto piccoli miracoli. Del resto la clonazione è una realtà scientifica da anni, e anche se non si è ancora arrivati a clonare il singolo organo, questa è una strada teoricamente possibile e su questo la FS scrive letteralmente da decenni.

Ma anche la Scienza fa progressi: ad esempio ossa stampate con stampanti 3D.

A Bologna, non a Tucson o New York. E scusate se è poco.

Del resto perfino il più simbolico di tutti gli organi, il pene/fallo oltre ad essere trapiantato (chissà come dev’essere “farlo” con il fallo di qualcun altro?) da tempo viene sostituito o “integrato” con una vera e propria protesi di metallo e plastica, erettile, che pare, funzioni benissimo.

Insomma fra scienza e fantascienza si prospettano ulteriori eccezionali progressi.

Non si arriverà al trapianto di cervello perché, almeno in Italia, è espressamente proibito dalla legge, che proibisce anche il trapianto delle gonadi, sia maschili che femminili. Recentissimamente è stato eseguito un autotrapianto di una ovaia espiantata ad una tredicenne che doveva essere curata con una chemioterapia che l’avrebbe resa sterile. A 25 anni, dopo 12 anni di surgelatore, il trapianto ha funzionato e la ragazza è diventata madre, ma ovaia e uova erano le sue. E l’ovaia di presta al surgelamaneto, è un organo piccolo e duttile, un cuore no.

Si possono trapiantare i peni altrui ma non i testicoli. Non so se si possa fare, ma in effetti usare i testicoli o le ovaie altrui significa fare figli con il materiale di base di qualcun altro. Di nuovo, chissà che effetto può fare farlo con il pene di un altro e con i testicoli ad ogni buon conto di qualcun altro ancora? L’eventuale figlio, di chi è figlio?

Il divieto legale di trapianto di cervello allo stato dell’arte è più un gesto simbolico che altro (ma se si tentasse di copiare il cervello? nde) Non si può proprio fare, le difficoltà fisiche, tecniche, teoriche sono infinite, prima fra tutte la cessazione dell’attività elettrica del cervello durante l’ipotetico trapianto il che significa morte cerebrale. E le ricerche, se mai, stanno andando nella direzione dell’identificazione di come si formino e dove risiedano i ricordi ed esperimenti interessantissimi sono già stati eseguiti sui topi.

E noi siamo quello che ricordiamo: se un signore va in giro ricordando tutto quello che ricordo io ed è convintissimo che quelli siano i suoi ricordi, chi può dire che non sia lui il vero me?

cellule staminaliIl tragitto fantascientifico completo sarebbe: da una mia cellula qualunque (purché non lo spermatozoo) viene clonato un corpo intero, un clone perfetto del mio, lo si tiene di coma indotto per tot anni, al raggiungmento di una certa età gli vengono inseriti?, trasferiti?, trapiantati?, i miei ricordi fino a ieri e poi viene fatto svegliare. Se tutto funziona a dovere, questo “clone” è convinto di essere me, “sa” di essere me, ricorda e sa tutto ciò che ricordo e so io.

Chi è?

Si vedrà. Intanto io mi chiedo: dove finiranno le mie ginocchia? Dove finiscono le parti dei corpi scartate, gli arti amputati, i fegati o i reni sostituiti? C’è una legge che regolamenta il tutto, all’atto pratico vanno nell’inceneritore più vicino secondo protocolli specifici.

E sto pensando di trovare il modo di farmeli dare e metterli in una teca. Tipo reliquia.

Macabro? Non so. Soffro di disposofobia: non riesco a buttare nulla.

Ma mi sa che stavolta non ne farò nulla…

 

MASSIMO MONGAI

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23 giugno 2015 Posted by | Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti, Referendum Prima Direttiva, Scienze dello Spazio | , , | Lascia un commento

Invernomuto è alle porte

Mentre questo articolo era in gestazione, la prima conferenza dell’ONU sulle macchine che possono uccidere senza intervento umano era alle sue ultime battute. Alla commissione sulle armi convenzionali aderiscono 117 nazioni che si confrontano attualmente su due posizioni: una si rifà alla campagna nata ad Harvard, per iniziativa della ONG “Human Rights Watch” poco più di un anno fa e chiamata “Stop Killer Robots”, che chiede la promulgazione di un divieto alla produzione totale e immediato. L’altra si ispira al pensiero di Roland Arkin, professore di robotica all’Istituto di tecnologia della Georgia, che vuole arrivare ad una posizione condivisa adeguando gradatamente la legislazione dei paesi aderenti. Di fatto lasciando il tempo alla lobby dei militari e degli industriali degli armamenti di produrre subito i primi prototipi e finanziare nuove ricerche. L’articolo di Gianfranco De Turris che vi presentiamo qui di seguito va addirittura oltre la problematica aperta dai killer robots per proporre interrogativi di bioetica, sociologia, religione e politica. E in un futuro non troppo lontano si intravvede un ulteriore, drammatico confronto, quello con le cosidette Intelligenze Artificiali: Invernomuto è alle porte.

combat robotI robot sono fra noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Se è per questo sono fra noi anche gli androidi, cioè i robot simil-umani, e nemmeno a ciò facciamo più caso. Il futuro, quello descritto dalla fantascienza tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, è diventato praticamente realtà tanto inavvertitamente che ci siamo abituati ad esso sicché, si potrebbe forse aggiungere, il famoso “shock del futuro” di cui parlava Alvin Toffler negli anni Settanta non c’è stato, o se c’è stato è stato bellamente assorbito. La tecnologia ci pervade infatti poco a poco, quasi inavvertitamente ormai.

Oggi esistono al mondo almeno venti milioni di robot in attività nei vari settori (nel 2009 erano sei milioni e mezzo): sono di tutti i tipi, dai microrobot in medicina a quelli di tipo umanoide costruiti dai giapponesi per essere utilizzati in casa, a quelli inviati dagli americani su Marte e che sono ancora in attività (ora anche dalla Cina). Ebbene, diceva ormai cinque anni fa al Corriere della Sera il professor Gianmarco Verrugio dell’Istituto di Elettronica del CNR di Genova, oggi “ci preoccupiamo che una lavatrice sia fabbricata con tutte le norme di sicurezza possibili e lasciamo che i robot nascano senza una regola”. Non è possibile preoccuparci degli eventuali pericoli degli OGM mentre “ignoriamo i robot la cui sofisticatezza può diventare un problema e creare seri guai dei quali adesso non ci rendiamo conto”.

robot femminaDunque, il problema oggi si pone, forse in anticipo sul previsto a causa dell’esponenziale progresso di questo settore. Che se lo fossero posto gli scrittori di fantascienza è più che noto. E in fondo lo dice lo stesso professor Verrugio che ha creato nel 2004 il neologismo “roboetica” per identificare il tema: “Da ragazzo leggevo Asimov e poi nella vita mi sono ritrovato ingegnere robotico. E adesso che questo mondo è diventato sempre più difficile mi è sembrato naturale cercare di trasferire i famosi principi della fantascienza nella tecnologia vera”.

Il Good Doctor (come era stato soprannominato) Isaac Asimov ne sarebbe stato entusiasta: la sua fantascienza, quella in cui credeva e che scriveva, ha effettivamente anticipato scientificamente la realtà. Asimov è scomparso ormai da ventidue anni e col tempo, nonostante fosse considerato all’epoca l’incarnazione stessa della science fiction, la sua notorietà si è affievolita presso le nuove generazioni di lettori. Morì il 6 aprile 1992 per disfunzione cardiaca e renale: aveva solo 72 anni e scriveva ancora ininterrottamente. Era nato nel 1920 in Russia e quando aveva tre anni la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti. Precocissimo iniziò a scrivere science fiction e John W. Campbell, l’uomo che come scrittore e direttore di riviste si può definire il “padre” della fantascienza moderna, capì subito che aveva la stoffa di un piccolo genio: nel corso di una conversazione fra i due il 23 dicembre 1940 germogliò l’idea delle ormai famosissime Tre Leggi della Robotica, termine che venne usato per la prima volta nei racconti di Asimov pubblicati sulla rivista che Campbell dirigeva, mad robotAstounding Science Fiction. Secondo Asimov stesso le esplicitò Campbell, anche se erano in nuce nelle idee espresse dal ventenne scrittore. Sta di fatto che apparvero nei suoi racconti dedicati ai robot (per l’esattezza nel terzo della serie, Liar!, del 1941), le cui trame praticamente girano tutte intorno all’idea che una di esse venga o possa essere in qualche modo violata o trasgredita. Racconti poi riuniti nei volumi I, Robot (1950) e The Rest of the Robots (1964), cui si aggiunsero due romanzi a sfondo “investigativo”: The Caves of Steel (1954) e The Naked Sun (1956). Da essi, dall’idea generale di essi, diciamo, è stato tratto anche un film nel 2004 (Io, Robot di Alex Proyas), ma senza grande successo nonostante il solito enorme dispiego di effetti speciali computerizzati.

Ed eccole, dunque, le famose Tre Leggi della Robotica: 1) Un robot non può recare danno ad un essere umano, né può permettere che a causa di un suo mancato intervento, un essere umano riceva danno; 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge; 3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e/o la Seconda Legge.

cyborgUn buon punto di partenza per il professor Verrugio, lettore giovanile di Asimov, il quale ha proposto “linee guida” internazionali che si ispirino a quelle già in vigore in altri settori come la bioetica, per evitare, come afferma, di dover poi “andare all’inseguimento di un mondo che sfuggiva di mano”, come successe ai costruttori della bomba atomica. E ciò è tanto più importante oggi in cui si pensa di effettuare una fusione tra elementi meccanici ed elementi naturali nella costruzione dei “cervelli elettronici”, cioè all’utilizzo di cellule cerebrali umane da inserire nei meccanismi che regolano il funzionamento delle decisioni nei robot. Si giungerebbe così alla creazione di un “organismo cibernetico”, vale a dire un cyborg?

Dalla scienza applicata si entrerebbe allora anche nel campo della speculazione filosofica ed etica: quanto sarebbero umani questi meccanismi? penserebbero o no come un essere umano? potrebbero dunque rivendicare diritti umani? avrebbero alla fin fine come l’uomo oltre al pensiero anche un’anima? E di conseguenza: da un lato se possiedono un’anima sarebbero soggetti religiosi? e da un altro, potrebbero quindi essere apparentati a noi, costituire un genere, e rivendicare “quote” a somiglianza delle “quote rosa” e di prossime e intuibili “quote arcobaleno”? Tutti problemi già affrontati in passato dalla fantascienza con scrittori sensibili al lato “umano” della questione come Simak e Bradbury, ma anche Philip Dick con il dramma degli androidi descritto in Blade Runner.

mare-cyborgNon sono problemi da poco e conviene attrezzarci ad essi e non solo dal punto di vista tecnico-scientifico, ma anche con teorie filosofiche e teologiche, precisi paletti etici e regole giuridiche e legislative. Per evitare in futuro scontri politici sul diritto al voto di robot, androidi, umanoidi e cyborg!

GIANFRANCO DE TURRIS

26 maggio 2014 Posted by | Astronautica, by G. de Turris, Fantascienza, Volo Interstellare | , , , | 1 commento

Elogio del Cyborg

Il programma di ricerca umana (Human Research Program) della NASA è tutto dedicato alla riduzione dei rischi e studia modi per combattere l’affaticamento e mitigare i danni da radiazioni, due tra i possibili problemi legati ai viaggi nello spazio. Ma come starebbero le cose se fosse stato sviluppato un tipo di programma diverso? Dopo tutto, negli anni Sessanta, l’agenzia studiava la questione, molto più ampia, di come rendere l’essere umano adatto allo spazio. Il concetto era emerso in un articolo del 1960 di Manfred Clynes e Nathan Kline intitolato “Cyborgs and Space,” dove gli autori sostenevano che l’opzione di ricreare l’ambiente della Terra a bordo di un veicolo spaziale non era efficace quanto quella di adattare, almeno parzialmente, un essere umano alle condizioni che si sarebbe trovato ad affrontare.

L’idea era piuttosto audace per quei tempi, come si vede da questo estratto (il testo evidenziato è in corsivo nell’originale):

L’operazione di adattare il corpo umano a un ambiente a sua scelta, di qualsiasi tipo esso sia, sarebbe facilitata da una maggiore conoscenza del funzionamento omeostatico, i cui aspetti cibernetici solo adesso cominciano ad essere compresi e studiati. In passato, è stata l’evoluzione a determinare la modificazione delle funzioni fisiologiche per l’adattamento ad ambienti diversi. Da ora in poi sarà possibile raggiungere lo stesso obiettivo in qualche misura senza alterazioni del patrimonio ereditario attraverso opportune modificazioni biochimiche, fisiologiche ed elettroniche dell’attuale modus vivendi dell’essere umano.

Alterare la fisiologia per adattarsi allo spazio

Da qui l’idea di alterare la biologia (e, indubbiamente, la psicologia) umana per adattarla a questo ambiente decisamente estremo. La stessa che lo storico della NASA Roger Launius (Smithsonian National Air and Space Museum) esamina in un recente articolo in cui offre la sua personale esperienza di uso di dispositivi medici per mantenersi in vita come esempio di una trasformazione di questo tipo. Launius è un cyborg? Lui si definisce tale, forse un po’ per scherzo, ma certamente anche per dimostrare che mentre gli umani non possono sopravvivere nello spazio per più di un minuto e mezzo senza un aiuto molto consistente, le missioni nello spazio profondo richiederanno una serie di adattamenti che ci consentiranno di resistere a viaggi tanto lunghi.

Questo articolo di Astrobiology Magazine si inserisce nella discussione riportando la convinzione di Stephen Hawking che il futuro a lungo termine delle specie umane è nello spazio. Se e quando individueremo un qualche modo per raggiungere le stelle più vicine, la colonizzazione dei pianeti che vi troveremo sarà estremamente impegnativa:

Launius afferma che, perché gli uomini possano colonizzare altri pianeti, potrebbe essere necessario uno “stadio successivo dell’evoluzione umana” per creare una presenza umana distinta in cui le famiglie vivranno e moriranno su quel pianeta. In altri termini non sarebbe esattamente l’Homo sapiens sapiens quello che abiterebbe nelle colonie, ma piuttosto un cyborg— un organismo vivente con una combinazione di parti organiche ed elettromeccaniche— o, più semplicemente, in parte uomo e in parte macchina.

E lo stesso Launius fa notare il grande numero di persone con evidenti ritocchi come pacemaker e impianti acustici cocleari che incontriamo tutti i giorni per la strada. Quante persone sopravvivono proprio grazie agli interventi tecnologici realizzati nel loro corpo? Il concetto di cyborg, pertanto, dovrebbe in realtà essere meno inquietante di quello che sembra, ma ho l’impressione che la reazione del pubblico nei confronti di un essere umano modificato quasi completamente per poter sopravvivere in una biosfera aliena sarebbe assai diversa. Un essere del genere solleva problemi etici che ci fanno pensare più al Frankenstein di Mary Shelley che a 2001: Odissea nello spazio.

Bioingegnerizzazione: un passo troppo azzardato?

E’ stato il testo di Clynes e Kline che ha usato per la prima volta il termine ‘cyborg,’ seguito nel 1963 dalla NASA con ‘The Cyborg Study: Engineering Man for Space’, in cui si discutevano temi quali la sostituzione di organi e l’ibernazione per i viaggi nello spazio profondo per poi concludere che le tecnologie necessarie erano troppo avanzate per quei tempi. Però, mentre navigavo in cerca di notizie su questi argomenti, ho trovato per caso un articolo precedente nel sito dell’Astrobiology Magazine:

Lo sviluppo degli organi artificiali non ha fatto molti progressi rispetto ai tempi in cui la NASA ha commissionato il suo studio sui cyborg. Benché il cuore e i polmoni artificiali siano ora più compatti e meglio funzionanti, vengono usati soprattutto come sostituti temporanei per aiutare i pazienti a sopravvivere in attesa degli organi di un donatore compatibile. I reni artificiali (le macchine per la dialisi) hanno creato maggior difficoltà, in parte a causa della necessità di filtrare grandi quantità di fluido. Negli anni 60, questi macchinari avevano le dimensioni di un frigorifero.

Insomma c’è ancora molta strada da fare prima di poter raggiungere il tipo di bioingegnerizzazione che questo tipo di adattamento richiederebbe. Ma il lavoro non si ferma, anzi va sempre più veloce:

Oggi i congegni di piccole dimensioni non sono ancora impiantabili, ma c’è un prototipo recente che può essere indossato come una cintura porta attrezzi molto voluminosa. Vengono normalmente sviluppati organi artificiali come ossa, sangue, pelle occhi e addirittura nasi, e ciascuno di essi potrebbe aiutare l’uomo a sopportare le condizioni dello spazio. Fintanto che l’entità risultante mantiene un cervello umano, può essere considerata un cyborg piuttosto che un androide (un robot dall’aspetto umano).

Etica cyborg

Da un punto di vista etico dobbiamo anche esaminare i vantaggi della bioingegnerizzazione di tipo cyborg rispetto ad altre possibilità. Supponendo che finalmente trovassimo un pianeta in grado di supportare la vita umana, che riuscissimo a raggiungerlo e che non vi abitasse nessun’altra specie senziente, quale sarebbe la scelta moralmente preferibile: 1) terraformare l’intero mondo per adeguarlo al nostro stile di vita; o 2) bioingegnerizzare i nostri coloni così da adattarli all’ambiente in cui si trovano?

Il problema potrebbe essere risolto in un modo diverso. E’ sempre possibile che il viaggio interstellare si riveli così insidioso e lungo per gli esseri biologici che la nostra espansione nella galassia dovrà essere gestita dall’intelligenza artificiale. Torna di nuovo in mente il libro di Paul Davies The Eerie Silence (L’inquietante silenzio): “Penso che sia molto probabile – anzi inevitabile – che l’intelligenza biologica sia solo un fenomeno transitorio, una fase passeggera nell’evoluzione dell’universo. Se mai dovessimo incontrare intelligenze extraterrestri, sono quasi certo che sarebbero di natura post-biologica.

Prima di concludere non posso fare a meno di ricordare il parere su questo tema che Freeman Dyson ha esposto in Disturbing the Universe (New York: Harper & Row, 1979), p. 234:

A lungo termine, l’unica soluzione al problema della diversità è, a mio avviso, l’espansione del genere umano nell’universo attraverso la tecnologia verde. La tecnologia verde ci spinge nella direzione giusta, opposta al Sole e verso gli asteroidi e i pianeti giganti e oltre, dove lo spazio è illimitato e le frontiere aperte all’infinito. La tecnologia verde significa non vivere di cose belle e pronte ma adattare le nostre piante, i nostri animali e noi stessi per vivere allo stato naturale nell’universo così come lo troviamo. I nomadi della Mongolia hanno sviluppato una pelle coriacea e occhi a fessura per sopportare i freddi venti dell’Asia. Se alcuni dei nostri discendenti nascessero con una pelle ancora più resistente e occhi ancora più sottili potrebbero affrontare a volto scoperto i venti di Marte. La domanda che deciderà il nostro destino non è se ci espanderemo nello spazio, ma se saremo una sola specie o un milione. Un milione di specie non esauriranno le nicchie ecologiche che attendono l’arrivo dell’intelligenza.

Titolo originale:Bioengineered Future in Deep Space scritto da Paul Gilster e pubblicato in Centauri Dreams il 16 settembre 2010. Traduzione italiana di Beatrice Parisi, editing di Roberto Flaibani. Questo articolo segna la nostra partecipazione al Carnevale della Chimica, quarta edizione, e prosegue una fase di collaborazione con Centauri Dreams, che ci auguriamo lunga e fruttuosa. Fonte: l’articolo di Clynes e Kline è “Cyborgs and Space,” Astronautics September 1960, pp. 29-33.


23 aprile 2011 Posted by | Astronautica, Carnevale della Chimica, Scienze dello Spazio | , , | 5 commenti

   

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