Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

I sogni della genetica umana creano mostri

ermafroditoAlcuni anni fa, nel 2008, c’è stato un signore con baffi e barba che ha partorito. Si chiama Thomas Beattie, vive in Oregon e prima di sottoporsi ad una massiccia dose di testosterone e di farsi asportare i seni si chiamava Tracy Lagondino. Non essendosi però fatta asportare anche l’intero apparato genitale e non potendo avere la sua compagna un figlio, ha deciso di farsi inseminare (ma se voleva essere “uomo” perché ha sentito questo impulso?). Non è l’ermafrodito del mito, come ha vaneggiato la stampa italiana dell’epoca, ma semplicemente un mostro che si è venduto alla pubblicità. L’ermafrodito del mito è un archetipo cui Elémire Zolla ha dedicato un libro edito da Marsilio, e risale addirittura a Platone e la statuaria classica e la pittura seguente ce lo raffigura come esteticamente seducente, non come un orrore genetico. Nel frattempo, il nostro Pregnant Man, come lo hanno definito i giornali americani, non avendo evidentemente atro da fare di figli ne ha messi al mondo altri due e nel 2014 è stato arrestato per stalking nei confronti della sua ex, che si era evidentemente stufata di lui/lei.

Sempre in America, la Cornell University ha creato un embrione umano geneticamente modificato, un embrione-ogm che – si assicura – non potrà mai essere usato per la fecondazione assistita e quindi non potrà mai diventare un bambino.

In Gran Bretagna pochi giorni dopo questo annuncio, il 20 maggio 2008, laburisti e conservatori della Camera dei Comuni hanno dato il via libera alla ricerca sui cosiddetti “embrioni chimera”, cioè embrioni formati da Dna umano inserito in ovociti animali svuotati del loro Dna nucleare.

aldoushuxley(nell’immagine: Aldous Huxley, autore de Il Mondo Nuovo). Entrambe le ricerche, si afferma, sono indirizzate alla cura di malattie altrimenti incurabili, e tali embrioni sarebbero ad un certo punto (quindici giorni?) distrutti. Ma se non lo fossero, e se qualcuno ne facesse un uso improprio, se gli embrioni genericamente modificati fossero utilizzati nascostamente per i design baby, vale a dire i bambini creati senza difetti in laboratorio? Chi ci può assicurare che ciò non potrebbe avvenire? E se avvenisse come sarebbe possibile accusare ancora i nazisti di essere i teorici di una “razza perfetta” e di aver fatto esperimenti in questa direzione? Del resto, senza arrivare a questo punto, si è già sulla buona strada: diverse “banche del seme” hanno preparato dei cataloghi da sottoporre alle coppie interessate in cui sono elencate le caratteristiche fisiche del nascituro (colore degli occhi, dei capelli eccetera) in base alle caratteristiche fisiche del donatore. Nessuno si indigna sull’etica “nazista” che sta alla base di tutto questo, ma ci si indigna invece quando queste previsioni sono sbagliate e invece di alcune caratteristiche ne escono fuori altre: ad esempio i colore della pelle!

Sempre in Gran Bretagna la nuova legge sulla fecondazione, utilizzando il termine complessivo di “genitori” senza altre specificazioni, consente che un bambino abbia due madri e non più un padre ed una madre, e Genitore 1 e Genitore 2 si è diffuso anche su altri piani e in diverse altre nazioni, non senza polemiche. L’abbattimento del senso comune produce una tale babele al punto che, come ha scritto Assuntina Moresi, oggi sarebbe possibile arrivare al punto di avere due padri e quattro madri: il padre biologico e il padre sociale; la madre sociale, la madre che ha dato gli ovociti, la madre che ha dato i mitocondri e la madre che ha messo a disposizione l’utero.

isola dott MoreauIl caos scientifico e sociale è già così evidente, ma di sicuro non ci si fermerà qui: prepariamoci ad assai di peggio. Tutto, peraltro, previsto dai romanzi fantastico-filosofici, dalla narrativa d’anticipazione e dalla moderna fantascienza, che da due secoli mette in guardia dallo scienziato che si vuole fare dio e creare la vita artificiale, o spera di trovare la formula dell’immortalità, o superare qualcuno dei limiti posti all’umana natura. Inutile ricordare gli ibridi uomo-animale narrati dal mito, il loro significato simbolico e la loro nefanda fine per mano degli eroi (si pensi solo al Minotauro); inutile ricordare la ricerca dell’Elisir di Lunga Vita e l’homunculus degli alchimisti; inutile ricordare il golem creato e poi distrutto, secondo la leggenda cabalistica, dal rabbino praghese Loew.

Parliamo invece del dottor Viktor Frankenstein che vuole far nascere la sua Creatura con pezzi di cadaveri rivivificati dall’elettricità: mal gliene incoglie a lui e al suo infelice essere artificioso (più che artificiale). E parliamo del dottor Moreau che nella sua isola crea una congerie orribile di ibridi innestando chirurgicamente uomini e animali, che alla fine si rivolteranno contro il loro creatore-padrone. Sono trascorsiu ottanta anni fra il romanzo della Shelley (1818) e il romanzo di Wells (1896): la scienza ha fatto progressi e la paura che essa corra troppo e contro natura non è scemata, anzi si accresce, ma senza che questi inquietanti avvertimenti sembrino incidere in alcun modo sulla mentalità e sulla realtà.

il mondo nuovo coverInfatti, nel 1932 Aldous Huxley, nipote dell’Huxley che fu maestro di Wells, pubblica Il mondo nuovo, un romanzo che oggi sarebbe assai opportuno ripresentare convenientemente annotato e introdotto alla luce proprio di quanto sta avvenendo intorno a noi. Opera profetica quant’altri mai, esso descrive proprio un mondo in cui la stabilità politico-sociale è data dall’essere la procreazione esclusivamente in provetta, il che permette adeguata selezione e programmazione dei nuovi nati (gli Alfa, Beta e Gamma). Il problema si verifica quando nasce e cresce un uomo al di fuori di questi canoni: nato per vie naturali da donna e non da una provetta. E’ il Selvaggio che, se non bloccato in tempo, può mettere in crisi il Mondo Nuovo: isolato alla fine su un faro e oggetto dell’attenzione morbosa della gente, non potrà fare altro che suicidarsi.

il seme fra le stelleNaturalmente la fantascienza affronta anche gli aspetti positivi dell’ingegneria genetica proiettata in un futuro lontanissimo: tipico esempio i racconti poi riuniti nel romanzo Il seme fra le stelle (1956) in cui James Blish immagina che l’uomo sia di volta in volta geneticamente modificato, assumendo così forme varie, per poter colonizzare i pianeti dell’universo in cui sussistono condizioni assai diverse da quelle terrestri. Idea ripresa vent’anni dopo da Brian Stableford con il romanzo The Florians.

Il tema dell’ingegneria genetica è di grande attualità: fra le ultime opere che se ne sono occupate possiamo ricordare almeno I figli di Erode di Greg Brear (2003), in cui bambini geneticamente modificati diventano un pericolo per l’umanità che li ha creati e come tali tenuti sotto stretto controllo, e Next di Michael Crichton (2006), in cui il noto autore di bestsellers, specializzatosi negli ultimi anni della sua vita ad andare contro il politicamente corretto, affronta in senso critico proprio i temi della bioingegneria, degli animali transgenici e della selezione di esseri umani con caratteri genetici superiori. Da ultimo, proiettando molto in là l’attuale modus cogitandi et operandi una giornalista economica inglese, Gemma Malley, ha pubblicato un romanzo, La Dichiarazione, che ha ottenuto subito un inaspettato successo: in questa distopia si immagina il mondo del 2149 dove la scoperta di un Farmaco della “eterna giovinezza” ha talmente sovraffollato tanto il pianeta da far considerare illegali nuove nascite (un po’ il caso Cina a livello planetario): chi vuole assumere il Farmaco della longevità deve firmare una Dichiarazione con cui rinuncia ad avere figli.

Ma non sembra proprio che tutte queste odierne denunce, proprio come quelle di cento o duecento anni fa, riescano a fermare la sindrome faustiana della scienza d’oggi.

GIANFRANCO DE TURRIS

Annunci

10 novembre 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , | Lascia un commento

Duplicazione, replica, clonazione

clonazione3Una volta, come abbiamo già ricordato, per valorizzare la fantascienza ed assolverla dall’accusa di essere una “fantascemenza” (secondo una immortale definizione di Mike Buongiorno, pace all’anima sua), quindi una lettura per ragazzini deficienti, si replicava dicendo che aveva anticipato molte scoperte scientifiche. In realtà, il valore della fantascienza sta in ben altro, come si è già detto in precedenti occasioni. Qui invece notiamo come, giunti nel XXI secolo, ci accorgiamo che molte cose questa narrativa non le aveva previste (basti pensare al telefono portatile o alle infinite possibilità della Rete & affini), altre non si sono mai realizzate (basti pensare alle suggestive previsioni di 2001 odissea nello spazio) e altre ancora le aveva appena sfiorate e non approfondite, come è il caso della clonazione animale ma soprattutto umana, nel senso preciso in cui oggi la si intende. Dalla povera pecora Dolly (1996) agli esperimenti inglesi di duplicare in laboratorio le cellule umane , alle frontiere spostate sempre più avanti della ingegneria genetica sono trascorsi appena vent’anni…

Prima che la divulgazione scientifica ne parlasse con una certa ampiezza con il famoso La bomba biologica di G.Rattray Taylor (1968), erano già apparsi romanzi e racconti imperniati, più che sulla clonazione, su una replica degli esseri umani attraverso un “duplicatore di materia” (Il triangolo quadrilatero di William Temple, 1949), o grazie a “paradossi temporali” come in Per qualche millennio in più di Robert Heinlein (1941), mentre A.E.van Vogt aveva descritto, senza entrare in particolari, la creazione di vari duplicati di Gilberg Gosseyn, protagonista del suo famosissimo Il mondo di Non-A (1945-1948). La duplicazione per partenogenesi, senza intervento del maschio, è alla base di Le amazzoni (1959) di Poul Anderson, che descrive un pianeta di sole donne, romanzo di pura avventura, e del più problematico Mondo senza uomini (1958) di Charles Eric Maine.

clonazione4Probabilmente, la prima storia ad affrontare il tema così come noi oggi lo conosciamo con profonde implicazioni psicologiche e sentimentali è un lungo e straordinario racconto di Theodore Sturgeon, Se speri, se ami (1962), in cui una donna ricchissima cerca di ricreare l’amato morto di cancro da una sua cellula. L’idea viene ripresa da Nancy Freedman in Joshua, Son of None (1973), non tradotto in Italia, in cui si realizza un duplicato del presidente Kennedy partendo da una sua cellula presa al tempo dell’assassinio, mentre Ira Levin in I ragazzi venuti dal Brasile (1976), poi anche un film di Franklyn Schaffner (1978), descrive un complotto neonazista basato sulla creazione di cloni di Adolf Hitler sparsi per il mondo.

Un bambino clonato è al centro de La quinta testa di Cerbero di Gene Wolfe (1972), ci si fa clonare per perpetuare una dinastia su Titano in Terra imperiale di Arthur Clarke (1975), ci sono presidenti statunitensi clonati in Il presidente moltiplicato di Ben Bova (1976), mentre nel romanzo in originale intitolato proprio The Clone di Thomas e Wilhelm (1965), e tradotto in Italia con l’orrido titolo Dalle fogne di Chicago, si descrive un essere cellulare mostruoso che, più che un clone, è in realtà un blob.

La diffusione del concetto scientifico impone il relativo termine oltre la narrativa specialistica, anche con varianti lessicali e ambizioni concettuali, pur se non sempre alla base vi è solida inventiva: personaggi-cloni sono ad esempio al centro delle saghe di Frank Herbert (Dune) e Lois McMaster Bujold (Vorksigen), e ne fa uso anche un autore italiano che li chiama “secondari” (Alessandro Vietti, Il codice dell’invasore, 1999). L’argomento si diffonde nel cosiddetto mainstream con Il terzo gemello di Ken Follett (1997) e il pessimista Le possibilità di un’isola di Michel Houellebecq (2005). Il top viene raggiunto con la duplice clonazione nientepopodimenoche di una divinità incarnata, Gesù Cristo, descritta da Linda Foster in Il patto e da Dan Cauwelart in Il Vangelo di Jimmy, entrambi del 2005.

clonazione2Ovviamente, anche il cinema si è appropriato del tema con risultati diseguali: sono da ricordare la “resurrezione” di Ellen Ripley, l’eroina della saga, in Alien 4 la clonazione (1997) di J.P.Jeunet, Code 46 (2003) di Michael Wintherbottom e lo sfortunato Island (2005) di Michael Bay.

Quel che invece è stato abbondantemente previsto sono gli esiti della ingegneria genetica. Le recenti notizie sulla possibilità di “ordinare figli su misura”, che abbiano cioè determinate caratteristiche fisiche e attitudinali, è stata magistralmente descritta da un grande scrittore, Aldous Hluxley, con la sua antiutopia Il mondo nuovo (1932), che sarebbe il caso di andarsi a rileggere in una ristampa adeguatamente commentata a ottanta anni di distanza. La possibilità di intervenire negli embrioni istallando un particolare DNA è noto, anche se non sempre ufficialmente consentito. Se n’è parlato ad esempio al convegno, svoltosi a Roma a febbraio, The new era of Pgs applications, mentre quasi contemporaneamente il parlamento inglese ha varato una legge che permette di inserire geni di una terza persona, oltre quelli del padre e della madre biologici, per evitare nel nascituro un certo tipo di malattie genetiche. Un figlio, a ben vedere, di tre genitori.

clonazione1Huxley aveva scritto negli anni Trenta del Novecento il suo romanzo per mettere in guardia da certe follie scientifiche (ma anche contro l’irregimentazione sociale e politica), a quanto pare inutilmente, dato che, vale di più il concetto che “alla scienza non si possono porre limiti” essendo svincolata da ogni etica e morale… Ad esempio: effettuare il trapianto di testa come il mese scorso ha proposto un medico italiano. Mettiamola così: quale testa? Forse potrebbe essere utile per i nostri politici che notoriamente ne sino privi, ma non credo che sarebbe una cosa positiva per la gente comune…

GIANFRANCO de TURRIS

19 marzo 2015 Posted by | by G. de Turris, Cinema e TV, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , | Lascia un commento

   

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: