Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Supereroi e superproblemi

A3 poster:Layout 1Dall’arrivo in Italia ormai sei anni fa di The Watchmen (I Guardiani, o i Vigilanti), il film di Zach Snyder, regista dell’innovativo 300, è ritornato in primo piano il motivo per cui questi personaggi dei fumetti, grazie anche alla completa digitalizzazione delle pellicole che consentono di far diventare realtà verosimile ogni cosa impossibile, siano così gettonati dalle case produttrici anche a discapito della fantascienza classica, quella scritta e non disegnata. E’ un po’ lo stesso problema postosi con la nuova grande popolarità del Vampiro che non è più quello di Stoker o di Murnau. Superman, Batman, Spiderman, i Fantastici 4, gli X Men, Ironman, i Watchmen, in una sequenza di episodi che non sembrano voler concludersi: perché?

Intanto, si può cominciare a dire una cosa politicamente scorretta: che tutte queste vecchie-nuove figure che s’impongono all’Immaginario Collettivo giovanile e non solo hanno fatto mettere da parte la famigerata frase di Bertold Brecht, per tanto tempo slogan dell’intellighenzia più ideologizzata e faziosa soprattutto in Occidente durante la Guerra Fredda, quel “beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (perché – sottinteso – l’eroe è un prototipo “fascista”) che si può ormai benissimo sostituire con “beati quei popoli che sentono il bisogno di supereroi”. Lo ha capito benissimo un giovane filosofo controcorrente, Simone Regazzoni, che ha pubblicato così Sfortunato il paese che non ha eroi (Ponte alle Grazie, 2012) che negli anni Dieci del XXI secolo ha il coraggio di scrivere un “elogio dell’eroismo”, come recita il sottotitolo, rivolgendosi ad un mondo che non sa più a cosa credere esattamente.

The-Dark-KnightLa risposta è semplicemente perché l’eroe, mortale o semidivino, è uno degli archetipi dell’umanità, uno dei miti-base di tutte le civiltà, quindi anche della nostra così cinica, incredula e disincantata. E’ un simbolo, una figura di riferimento, un fondatore di storia, realtà e società. Un eroe che, per assolvere queste “funzioni”, non era quasi mai confinato in un empireo inaccessibile, ma viceversa molto, molto vicino alla normale umanità con tutti i suoi pregi e difetti, pur possedendo una sua diversità ontologica di fondo, e questo sin dalle più lontane origini: si pensi al sumerico Gilgamesh con la sua superbia, al celtico Cuchulainn con la sua ira, ai greci Achille e Ettore, a semidei come Ercole, ma anche a eroi cavallereschi come Lancillotto: tutti hanno le loro cadute, tutti sono succubi di sentimenti positivi e negativi (invidia, gelosia, vendetta, tradimento, irriconoscenza), tutti commettono dei falli. Ma tutti alla fine superano se stessi, risorgono e portano a termine la loro missione in favore della società o dell’umanità che rappresentano, tutti restano punti di riferimento, da imitare.

L’eroe del tutto distaccato dai sentimenti e dagli umori della gente qualsiasi paradossalmente rinacque a livello popolare negli Stati Unti degli anni Trenta e Quaranta: tutto iniziò da un supereroe con superpoteri come Superman (giugno 1938) e da un supereroe senza superpoteri come Batman (maggio 1939).Siamo alla vigilia del più spaventoso conflitto militare della storia. Ma la stirpe che da essi vide la luce entrò in crisi negli anni Ottanta quando, mutati tempi e costumi, ebbero tutti bisogno di un restyling. Ecco allora apparire sui comic books nuove versioni di tutti i personaggi classici della DC Comics e della Marvel Comics: basti pensare a The Dark Knight di Frank Miller, oggi diventato film, che fece rinascere il mito di Batman. La scoperta del “lato oscuro della Forza” per dirla alla Guerre stellari. Ecco allora i “supereroi con superproblemi” come si disse a partire dal nevrotico Uomo Ragno.

XmenFacciamo un esempio per tutti, un fumetto/film uguale e diverso dagli altri con protagonisti i supereroi. I Watchmen sono di questo tipo, anzi hanno un paio di caratteristiche in più: sono nevrotici non per colpa loro ma perché emarginati da una società che prima li ha sfruttati e poi li ha messi al bando quasi come i criminali che essi combattevano per difenderla (il che è avvento purtroppo anche nella nostra realrà); la loro vicenda si svolge in un mondo alternativo al nostro in cui la storia americana ha avuto un corso diverso non essendoci stato lo scandalo Watergate e avendo vinto gli Stati Uniti la guerra in Vietnam. Duplice interesse quindi per un’unica risposta di fronte al loro successo presso un pubblico che non è più soltanto quello adolescenziale ma anche adulto, di quegli adulti che erano ragazzi negli anni Settanta e Ottanta del Novecento ed oggi vivono in una società di cui francamente vorrebbero fare a meno, di cui sono profondamente insoddisfatti.

ironmanLa presenza di supereroi che non sono iperuranici ma che hanno pregi e difetti, sentimenti e istinti come uno qualsiasi dei loro lettori o spettatori, e in cui quindi è possibile identificarsi senza troppe difficoltà, e la descrizione di un mondo simile al nostro ma non esattamente uguale, dimostra semplicemente che la voglia di evasione/cambiamento è sempre più diffusa e più forte, e si leggono romanzi o fumetti o si vanno a vedere film proprio perché storie alternative alla Realtà ci vengono proposte.

Anche se questo presente alternativo o questo futuro sono quasi quasi peggiori di quanto ci circonda? Sì, anche in questo caso perché una delle caratteristiche dell’ucronia, il non-tempo, è proprio quella dello spaesamento e della possibilità di instillare il dubbio che il Reale avrebbe potuto essere diverso sia in meglio sia, più spesso, in peggio. Purché una modifica del Fatto Compiuto avvenga si è quasi disposti ad accettare qualunque risultato.

Che poi, come in The Watchmen, i supereroi (e gli eroi) possano essere considerati una specie di nemici della società, visti con sospetto e ostilità dalle forze dell’ordine e dai politici, anche qui nulla di veramente nuovo sotto il sole. L’eroe è sempre ritenuto un Outsider, un Fuori-posto, nella società: esso infatti non rispetta quasi mai le regole cui la gente comune è obbligata: non lo erano forse non solo Robin Hood o Zorro, ma anche gli eroi della classicità con il loro rompere le regole? La nuova immagine degli odierni supereroi americani dei fumetti e dei film accentua queste caratteristiche e le vela di oscurità. Nel caso esaminato i Vigilanti, per difendersi, diventano violenti e amorali e credono più a se stessi che a Dio.

spidermanCome al solito, su questi prodotti della modernità, anzi della post-modernità, si riverbera una eredità ancestrale che spesso si stenta (o si ha paura, chissà perché) di riconoscere, mentre allo stesso tempo essi rispecchiamo l’ambiguità dei tempi attuali. Un’epoca la nostra in cui non esiste più, purtroppo, un chiaro spartiacque fra Bene e Male, ed anche il Bene può risultare inquinato, in cui anche i supereroi non sono immuni da pecche spirituali, morali, civili. Non per questo però non hanno spazio e successo gli eroi ed i supereroi senza macchia e senza paura, quelli per i quali è possibile usare l’accetta o il filo della spada per dividere il lato luminoso e il lato oscuro: si pensi alla continuità del successo degli eroi di Tolkien o al revival sotto forma di fumetti, DVD e libri dei personaggi giapponesi, da Mazinga a Jeeg Robot a Goldrake, rivisitazione ipertecnologica dei samurai difensori dei deboli e dell’imperatore. I tempi odierni sono tali, con la loro atmosfera di crisi incombente, che ognuno apprezza, ama e fa vivere o rivivere decretandone un successo mediatico ogni tipo di eroe. Purché al fondo, nonostante qualche magagna, resti tale come intenzioni e scopi.

GIANFRANCO de TURRIS

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9 febbraio 2015 Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , , , | 2 commenti

Supereroi & manga

(continua da Nel segno di Metal Hurlant)

supermanLa fenomenologia del fumetto americano di fantascienza non si esaurisce comunque con gli eroi delle scuderie DC e Marvel, i due giganti dell’editoria, da cui sono usciti protagonisti assoluti come Batman e Superman (DC comics) da una parte e i Fantastici Quattro o Thor o ancora Wolverine dall’altra (Marvel).
La nascita ufficiale della SF disegnata infatti si fa risalire a due personaggi poco conosciuti dal grande pubblico, soprattutto dei più giovani. Si tratta di Buck Rogers  e di Flash Gordon, creati da Alex Raymond negli anni ’30. Al primo è stato riconosciuto il merito di avere introdotto nei media popolari il concetto di esplorazione dello spazio, seguendo le orme di pionieri letterari quali Jules Verne, H.G. Wells ed Edgar Rice Burroughs, che è il padre di Tarzan ma anche di John Carter of Mars.

wolverineInevitabile, quando si fanno questi nomi, ricordare anche le più o meno fortunate trasposizioni per il grande schermo, che ha tratto nuova linfa vitale dal fumetto. A corto di idee, perso nel mare magnum dei remake e dei sequel, il cinema –americano per lo più- deve molto alla letteratura disegnata, ad cui ha saccheggiato a piene mani, dando vita anche a storie che si scostano dall’originale. E’ vero anche il contrario, anche sin misura minore. Il caso più evidente è quello di Guerre Stellari: l’opera omnia di George Lucas è diventata anche una storia a fumetti. Il resto del mondo si è adeguato, come nel  caso di Snowpiercer, dopo 32 anni tradotto in inglese dalla Titan Books dall’originale francese Le Transperceneige e in pellicola dal coreano Bong Joon Hoo.

L’Estremo Oriente ha regalato al mondo per lo più attraverso i suoi visionari autori giapponesi- i manga e i loro corrispettivi a cartoni animati, gli anime. Le generazioni degli anni Sessanta si sono potute reimmergere nel fantastico mondo del pirata più famoso dello spazio, Capitan Harlock, grazie all’omonimo film uscito in questi mesi. Capitan Harlock è un manga di fantascienza scritto e illustrato da Leiji Matsumoto, serializzato dalla Akita Shōten  dal 1977 al 1979. Il manga, che in Italia Akiravenne pubblicato interamente solo nel 2001 dalla Panini Comics, venne adattato in una serie televisiva anime diretta da Rintarō e dalla Toei Animation. In Italia venne trasmessa su Rai 2 nel 1979. E immediato è scattato il ricordo dei pomeriggi passati davanti alla televisione a tifare per Mazinga, Goldrake e gli altri megarobot. Cartoons derivati direttamente dai manga, termine giapponese con cui vengono chiamati genericamente i fumetti. Nell’Olimpo fumettistico di origine nipponica un posto d’onore spetta anche ad Akira, un manga di genere cyberpunk realizzato da Katsuhiro Otomo . Nel 1988 lo stesso Otomo ne ha tratto un film. Il manga si svolge in un arco di tempo Harlocknotevolmente più ampio rispetto al film e coinvolge un maggior numero di personaggi e storie secondarie in oltre 2000 pagine. Attraverso la grandezza dell’opera, Otomo sviluppa temi come l’isolamento sociale, la corruzione e il potere. Pur se profondamente radicati nella cultura giapponese e dell’Estremo Oriente, vale la pena comunque di aggiungere una riflessione, riguardante l’aspetto dei protagonisti dei manga e degli anime, così somiglianti, nelle loro fattezze, al modello occidentale. E’ difficile stabilire esattamente cosa differenzi un manga dal fumetto occidentale. Secondo Eijiro Shimada, editor-in-chief per le riviste Morning/Morning 2 ed organizzatore della Kodansha Morning International Manga Competition, la concezione occidentale dei manga è del tutto diversa da quella che c’è in Giappone, a conferma della differente accezione del termine esistente.)

the_walking_dead Altre scuole di pensiero affermano che il manga sia una questione di stile visivo, reinterpretazione grafica della realtà, quindi una tecnica di disegno fissa e consolidata. Secondo altri, è invece la cultura giapponese intrinseca nelle pagine dei fumetti a rendere il fumetto un manga. Con le loro figure dai tratti spesso infantili (come gli occhi grandi) ad un occhio inesperto, suscitano inizialmente una certa confusione. L’origine di questa caratteristica è un prestito culturale che si fa risalire al 1946 quando il famoso autore Osamu Tezuka (1928-1989), soprannominato il dio dei manga vide pubblicato il suo primo manga (Ma-chan no nikki). Egli stesso, grande ammiratore di Walt Disney, ammette di essersi ispirato nel manga Kimba, il Leone Bianco, allo stile del Bambi disneyano.
La televisione deve molto al mondo dei fumetti, non solo gli anime, ma anche serial, come The Walking Dead. Qualcuno potrà obiettare che non si tratta proprio di fantascienza, ma come si può definire un mondo popolato quasi esclusivamente da zombie? Il fumetto omonimo è stato scritto da Robert Kirkland, mentre i disegnatori sono Tony Moore e Charlie Adlard ed è pubblicato in Italia dalla Saldapress (…continuerà in un articolo successivo)

GIANVITTORIO FEDELE

 

30 Mag 2014 Posted by | Fantascienza | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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