Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Il catalogo degli asteroidi

Il telescopio spaziale WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer), è stato lanciato dalla NASA nel dicembre del 2009, e da allora percorre un’orbita polare a circa 500 km d’altezza. Il suo compito è di mappare l’intera sfera celeste come si presenta alle lunghezze d’onda dell’infrarosso. Da allora WISE ha scattato migliaia di fotografie che, una volta analizzate, hanno portato al riconoscimento di oltre 500 nuovi NEO, sia asteroidi che comete. Alcune sequenze fotografiche sono state realizzate in circostanze e con angolature difficilmente ottenibili da terra, e grazie ad esse sono stati scoperti due nuovi corpi celesti finora sfuggtti al rilevamento con strumenti al suolo perchè osservabili quasi esclusivamete nel cielo diurno. Si tratta di due asteroidi all’incirca delle dimensioni del famoso Apophis (diametro massimo 300 metri), battezzati 2010_SO16 e 2010_TK7, che ruotano intorno al Sole seguendo la stessa orbita della Terra. Il primo percorre una bizzarra traiettoria a ferro di cavallo, mentre 2010TK7 è stato riconosciuto come un satellite troiano che si libra intorno al punto L4 del sistema Sole – Terra, precedendo quest’ultima nel suo moto.

WISE, con la sua strumentazione sensibile agli infrarossi, ha fatto davvero un figurone nella ricerca dei NEO e ha portato credito a coloro che, fin dai primi tempi, hanno creduto alla necessità di un catalogo generale di questi piccoli corpi celesti, e di uno strumento dedicato con il quale realizzarlo. Emily Lakdawalla, la blogger della Planetary Society, la più grande ONG dello Spazio, in un recente articolo fa notare che due importanti gruppi di lavoro, SBAG (Small Bodies Analysis Group) e il “Target NEO” convergono sulla richiesta di realizzare al più presto un telescopio spaziale per la ricerca di corpi asteroidali, che potrebbe facilmente coinvolgere varie agenzie spaziali straniere e la NASA a diversi livelli direttivi. Una tale sintonia non è usuale, perchè i due gruppi affrontano il problema degli asteroidi da punti di vista piuttosto lontani. Il primo, sponsorizzato dalla NASA, si occupa genericamente di piccoli corpi celesti, dovunque si trovino nel Sistema Solare, mentre l’altro, che fa capo alla George Washington University, ha come scopo individuare possibili bersagli per le future  missioni pilotate di esplorazione, e quindi è interessato solo ai NEO. Al di là della generale convergenza sul piano strategico, tali differenze di approccio alla fine si fanno sentire a livello tecnico, sfociando nella presentazione di progetti differenti, anche se con molti aspetti comuni. Eccone una descrizione sommaria:

LSST (foto a). Dovrebbe arrivare a riconoscere il 90% dei NEO superiori ai 140 metri nei 12 anni di servizio previsti. Si tratta di un telescopio ottico con uno specchio di 6,4 m, basato a terra, che sarebbe operativo nel 2019, a costi ridotti rispetto a qualsiasi telescopio spaziale.

NEOCam (foto b). Usa uno specchio primario di 50cm di apertura, e andrebbe posizionato intorno al punto di librazione L1 del sistema Sole – Terra. Da lì riuscirebbe a individuare il 70% dei PHO nei 4 anni previsti di vita operativa, lavorando nel medio infrarosso. E’ un progetto del Jet Propulsion Laboratory.

NEST (foto c). E’ un telescopio ottico che può operare per un minimo di 2 anni, e scoprire fino al 40% dei NEO di dimensioni superiori ai 140 metri, se operante dal punto di librazione L2. Se invece fosse lanciato in orbita intorno al Sole alla distanza di 0,70 UA (più o meno quella di Venere), sarebbe in grado di individuare anche oggetti da 50m in su. E’ un progetto della John Hopkins University Applied Physics Laboratory.

NEO Survey (foto d). Con una strumentazione operante nel medio infrarosso, nei primi due anni e mezzo della sua vita operativa, trascorsi in orbita “venusiana” (vedi NEST), questo osservatorio spaziale dovrebbe riuscire a catalogare più del 50% dei NEO superiori ai 60m, pari al 70% se fossero anche adatti a essere visitati da una missione pilotata. In un tempo triplo, potrebbe catalogare il 90% dei NEO superiori ai 140m. E’ un progetto della Ball Aerospace e & Technologies Corp.

I progetti si trovano in stadi di approfondimento diversi, sono stati ideati autonomamente da differenti istituzioni, e nessuno si è azzardato ancora a tentare un’analisi comparata delle prestazioni e dei costi. Diamo pure per acquisito il fatto che osservare da L1 o L2 è più economico (ma meno efficiente) che farlo da un’orbita “venusiana”, e che un sistema per l’osservazione nell’infrarosso costa di più (ma offre migliori risultati) di un analogo sistema per l’osservazione nel visibile. Ciononostante, la sensazione è che tutti e tre i progetti possano rientrare nel profilo della tipica missione classe “Discovery”, la classe minore tra quelle previste dalla burocrazia della NASA, ma che comunque annovera missioni di grande prestigio come Kepler, Mars Pathfinder, Lunar Prospector e altre.

Fonte: “Target NEO: Open Global Community NEO Workshop Report”

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16 settembre 2011 - Posted by | Astrofisica, Scienze dello Spazio | ,

1 commento »

  1. […] punti di librazione. Allo stesso modo, Difesa Planetaria e industria spaziale hanno bisogno di una catalogazione completa dei NEO, e di aumentare e sistematizzare le conoscenze sulla loro composizione geologica. I privati stanno […]

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    Pingback di Difesa Planetaria, anno zero « Il Tredicesimo Cavaliere | 13 marzo 2013 | Rispondi


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