Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Appunti semiseri di un organizzatore

Si è concluso il Quarto Congresso del Comitato Permanente SETI in seno alla IAA , intitolato “Searching for Life Signatures“. L’interpretazione degli avvenimenti è piuttosto complessa, perciò presenterò non uno, ma tre consuntivi, uno per ciascuno dei soggetti della coalizione che ha dato vita all’evento: la IAA, i blog carnevalisti, e San Marino Scienza, marchio creato ad hoc per rappresentare il motore organizzativo della manifestazione a livello nazionale e non solo: ne facevano parte i rappresentanti del CVB, i presidenti di IARA, FOAM13, SETI ITALIA, e professionisti come Gianni Boaga, nella funzione di webmaster, e io stesso (ufficio stampa, eccetera).

1.

Un paio di dozzine di relatori provenienti da mezzo mondo, tra i quali dei grossi calibri come Harp (direttore del SETI Institute) e Garrett (direttore di ASTRON), una star del mondo scientifico come Denise Herzing (amatissima per i suoi studi sul linguaggio dei delfini), un certo interesse dimostrato dalla stampa periodica e locale, una chilometrica intervista da parte dell’ANSA, e il bombardamento virtuale di 45 blogger carnevalisti sul tema del Congresso. Il tutto tra i marmi del Centro Congressi Kursaal e i merli delle storiche mura di San Marino, e poi l’ambiente chic del Grand Hotel, le cene di gala, le gite turistiche…… Claudio Maccone, Direttore Tecnico della IAA per l’Esplorazione Scientifica dello Spazio, patron della manifestazione, non poteva sperare di più: il SETI non è certo la NASA.

2.

73 articoli sul tema del Congresso (Cercando Tracce di Vita nell’Universo), scritti da 45 blogger per il primo Carnevale scientifico unificato, vedi contributi di Chimica – vedi contributi di Fisica. Un successo senza precedenti! L’idea mi era venuta mentre stavo fantasticando su come organizzare una copertura mediatica per il Congresso. Ne parlai con Gianni Boaga, blogger di “Storie di Scienza”, con cui avevo già collaborato in precedenza, e poi con Claudio Pasqua di Gravità Zero, per il Carnevale della Fisica. Claudio si disse interessato all’idea, purchè fosse a costo zero per i blog, e suggerì di cooptare, per il Carnevale della Chimica, l’associazione Chimicare, nei panni del suo serafico presidente, Franco Rosso. Così, mentre Claudio diradava il suo impegno, e Gianni era assorbito dai suoi doveri di webmaster e da una serie di vicissitudini familiari, Franco e io, dopo un negoziato lungo e difficile, riuscivamo ad accordarci su un contratto che prevedeva un semplice scambio di servizi tra le parti, senza movimento di denaro. Il quadro si completava con l’arrivo di Annarita Ruberto, puntuale come il Settimo Cavalleria in “Ombre Rosse”. Così Scientificando sostituiva Il Tredicesimo Cavaliere nella funzione di blog ospitante i contributi di Fisica, sollevandomi da un incarico che a fatica sarei riuscito a svolgere senza l’aiuto di Claudio o Gianni, e di sicuro non al livello a cui è arrivata Annarita. A ben vedere, sono proprio loro, quei 45 blog carnevalisti, con il loro entusiamo e disponibilità, i veri “vincitori” della manifestazione.

3.

Ho lavorato a questo progetto a mezzo tempo e in totale autonomia per quasi otto mesi. Ho dovuto occuparmi un po’ di tutto: dai rapporti con la stampa alla ricerca di espositori e sponsor, dalle relazioni con le organizzazioni degli astrofili e degli space enthusiasts alla raccolta di indirizzi per la costruzione di mailing list. Ciò mi ha consentito di avere una visione d’insieme che mi ha ispirato qualche buona idea. Ciononostante, e a dispetto degli sforzi fatti a tutti i livelli, la partecipazione del pubblico è stata nulla: alla reception del Kursaal si sono presentati 6 spettatori, non uno di più. Le motivazioni di una simile catastrofe sono molte, prima fra tutte la scelta di tenere il Congresso in giorni feriali, anziché nel week-end. Paradossalmente, la ricchezza del programma e l’alto livello scientifico dei relatori possono aver innescato un sentimento di inadeguatezza se non tra i blogger più colti, almeno tra gli space enthusiast più giovani. Si è fatto un uso perfino “punitivo” dell’inglese rispetto all’italiano, giungendo a livelli assurdi: l’esistenza del servizio di traduzione simultanea verso l’italiano non è stata segnalata nemmeno nel programma ufficiale, ovviamente redatto in inglese. La copertura dell’evento da parte delle testate giornalistiche tradizionali (cartacee o radiotelevisive) è stata scarsa, salvo qualche lodevole eccezione. A parte “l’evento blog” e una retrospettiva cinematografica, non siamo riusciti ad organizzare nemmeno un evento in italiano, perchè tutte le associazioni e i gruppi a cui ci eravamo rivolti avevano declinato l’invito. Valga per tutti la comunicazone giuntaci dallo STIC: “Per quel che riguarda la nostra partecipazione fattiva, non siamo interessati a organizzare qualcosa, contando sul fatto che eventuali nostri Soci interessati all’iniziativa troveranno già molto da vedere all’interno della vostra manifestazione”. La lista potrebbe continuare, ma fermiamoci qui a meditare.

(nella foto: Franco Rosso, Roberto Flaibani, Paolo Gifh)

Questa mancata risposta del pubblico italiano potrebbe avere l’effetto di spegnere l’interesse del CVB per qualsiasi manifestazione di carattere scientifico. Se si chiudono spazi per la divulgazione, non è mai un bene. Invece il successone dei blog rilancia ogni iniziativa a carattere virtuale, sia essa un webinar o qualcosa ancora da inventare. In merito all’invisibile pubblico italiano, al di là di quanto detto finora, ritengo che ci siano un centinaio di assenti ingiustificati, persone cioè che avrebbero potuto comunque comprendere il significato e l’eccezionalità dell’evento, e quindi parteciparvi ugualmente. Mi riferisco ai soci del FOAM13, la crema degli astrofili italiani, che col SETI fanno pranzo e cena, e contano nel loro organigramma Claudio Maccone in persona; a quei 45 blogger carnevalisti, la crema dei blogger scientifici italiani, che hanno dato il loro contributo sul tema della vita nell’Universo; a un imprecisato numero di assatanati di Star Trek, la crema degli space enthusiast, che incendiano ogni giorno il forum dello STIC su Facebook, dimostrando di avere un cervello che funziona, oltre che una buona cultura scientifica generale. A tutti costoro dico: “Io c’ero. Invece voi a casa, a guardarvi l’ombelico!”

 ROBERTO FLAIBANI

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6 ottobre 2012 Posted by | 4th Symposium IAA - SETI, Astrofisica, Astronautica, Carnevale della Chimica, Carnevale della Fisica, Radioastronomia, Scienze dello Spazio, SETI | , , , , , | 1 commento

Infuria la battaglia per il Ciberspazio

Gli Stati e le grandi società multinazionali, tradizionali detentori del potere politico e del controllo sulle telecomunicazioni, stanno perdendo il loro monopolio a tutto vantaggio di un nuovo soggetto sociopolitico: la società civile virtuale. Nata col diffondersi della Rete, è cresciuta attorno ai social network, sopratutto Facebook e Twitter. Il rapporto con questi network è non solo strumentale, ma soprattutto strutturale, tanto da poter affermare, parafrasando McLuhan, che è l’architettura stessa del network a costituire il messaggio, e quindi a influenzare i comportamenti dei cittadini virtuali. Per esempio stimolandone il desiderio di partecipare attivamente alla vita politica, e di non considerarsi più solo come spettatori.

In effetti, l’architettura di Facebook sembra essere progettata apposta per favorire la creazione di gruppi di supporto o di pressione, oppure per elaborare vere e proprie campagne o strategie di lungo periodo, magari utilizzando anche strumenti wiki. Ma è con Twitter che si raggiunge la piena interattività in tempo reale. L’architettura di questo tipico social network di terza generazione è basata sullo scambio di messaggi lunghi al massimo 140 caratteri, e per questa evidente somiglianza con gli SMS, Twitter viene spesso utilizzato tramite telefonino. Come Facebook si dimostra utile soprattutto a livello strategico, così Twitter si rivela più adatto ad un uso tattico, legato a eventi specifici. Per esempio, ne è stato fatto largo uso in occasione del terremoto in Cina nel maggio 2008, e dell’ammaraggio di un aereo di linea sul fiume Hudson, in piena New York, l’anno dopo.

Nei paesi dove la censura statale è più invasiva, l’accesso alla Rete può essere reso sicuro grazie a Freegate. Questo programma consente il collegamento con un server che cambia una volta al secondo l’indirizzo IP dell’utente, rendendolo non più individuabile, né tracciabile durante la navigazione. Freegate è stato utilizzato con successo in Cina per difendere dalla repressione governativa il gruppo religioso “Falun Gong”, noto per lo zelo con cui i suoi adepti praticano il Tai Chi Chuan, e per avere reso possibile la nascita di un vasto movimento di blogger in Iran.

Ma chi vincerà la battaglia, o meglio la guerra per il ciberspazio? Al momento attuale la situazione è molto fluida, in presenza di un progresso tecnologico dal ritmo frenetico che fornisce a getto continuo nuovi e sempre più sofisticati armamenti informatici, e li distribuisce ad ambedue gli schieramenti, indifferentemente. La prima, grande battaglia, tuttora in corso, è quella sul diritto d’autore. Il successo iniziale delle multinazionali, rappresentato dalla chiusura di Napster nel 2002, in realtà è servito da catalizzatore per l’ennesima mutazione tecnologica: il file sharing “centralizzato” di Napster si è evoluto nel peer-to-peer di eMule, che ha dato vita a un movimento di disobbedienza civile di massa, orizzontale, ramificato, acefalo e qundi difficile da perseguire a livello legale, e del tutto inarrestabile, almeno fino a oggi.

Gli Stati e le multinazionali si sono schierati fin dall’inizio su posizioni rigide e intransigenti, facendo muro, dal 2007 in poi, intorno al famigerato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement). Gli elementi base dell’accordo e le stesure successive del documento sono state secretate su richiesta dell’amministrazione USA, ma metodiche e massicce fughe di notizie hanno destato viva preoccupazione, tanto che nel marzo scorso il Parlamento Europeo ha formalmente richiesto trasparenza sulle trattative.

Ma è sul piano delle idee che la società civile virtuale ha colto il suo più grande successo, favorendo la crescita del cosiddetto movimento Open Source, nato allo scopo di contrapporre al software realizzato con codice proprietario, e commercializzato dalle grandi aziende con licenze d’uso assai restrittive, altro software realizzato in un’ottica di condivisione della conoscenza e di apertura a contributi provenienti da programmatori indipendenti. Grazie alla filosofia Open Source sono stati realizzati prodotti di altissimo livello come il sistema operativo Linux, il browser Firefox, la suite Open Office, e una miriade di altri prodotti come per esempio il Vassal Game Engine. Naturalmente il movimento Open Source, forte di successi e popolarità, preme per la riforma della legislazione internazionale in senso molto liberale.

Naturalmente non è pensabile, e nemmeno auspicabile, che gli Stati possano abdicare anche solo in parte al loro ruolo di controllo e garanzia nel ciberspazio. Infatti l’uso criminale della Rete esiste, ed è sotto gli occhi di tutti, come anche quello autoritario e lesivo delle libertà civili che se ne vorrebbe talvolta fare. Vengano quindi regole anche per il ciberspazio. Ma che siano poche, al passo coi tempi, liberali e condivise.

Fonte: “Geopolitica del Ciberspazio” di Armando Marques Guedes, in Limes “L’Euro senza Europa” – maggio 2010 – Editing: Massimo Pellerano

10 giugno 2010 Posted by | Ciberspazio | , , , , , , | Lascia un commento

   

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