Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Siamo noi i marziani

doppio emisfero marzianoQuando si entra in una terra incognita ci si deve aspettare sempre e comunque qualche sorpresa: popoli, animali, oggetti, manufatti, costruzioni strani, insoliti, incomprensibili, misteriosi. Ne sono pieni i resoconti dei viaggi antichi, medievali ed anche abbastanza recenti. La summa di tutto ciò è in quei Bestiari medievali intitolati Liber Monstrorum e di cui esistono almeno un paio di edizioni recenti italiane. Lo stesso famoso naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605), nei suoi libri di zoologia e botanica, li recepì come credibili ed esistenti. La razionalità scientifica si esercita per capire, ridimensionare, spiegare alla luce del buon senso, della – appunto – ragione e scienza.

spiritSe ciò è valido per regioni lontane migliaia e migliaia di chilometri dalle terre note, figuriamoci per una che dista da un minimo di 55 ad un massimo di 400 milioni di chilometri, vale a dire il pianeta Marte. Intorno ad esso hanno girato e girano ormai molti satelliti fotografici e sul suo suolo sono presenti da vari anni due piccoli e straordinari robot su ruote che continuano a trasmetterci ancora incredibilmente immagini perché avrebbero dovuto esaurirsi da un bel pezzo: Spirit nell’emisfero nord del pianeta e Opportunity in quello meridionale, scesi a poche settimane uno dall’altro nel gennaio 2004.

Ora, proprio come era avvenuto secoli fa, anche oggi accadono quasi le stesse cose. Il 23 gennaio 2008 la Nasa ha diffuso una sequenza di foto scattate dal primo alla base delle Columbia Hills, un po’ alterate nel colore dai tecnici per farne risaltare alcuni particolari. In esse si vede una distesa di sabbia bianco-gialla-marrone con sassi nero-verdi, una vera desolazione dove però su un ammasso di rocce spunta una strana concrezione. Qualcuno l’ha definito un omino, altri una figura che stende un braccio come per un saluto o per indicare qualcosa o per tenere una invisibile canna da pesca, mentre lo scrittore Tullio Avoledo, che di fantascienza e di fantasia se ne intende, l’ha paragonata alla “sirenetta” posta su una scoglio nel porto di Copenhagen in onore di Hans Christian Andersen e della sua fiaba.

20121101_curiosity_self-portrait_20121031_PIA16239_t167Non è finita qui. Questa volta è Opportunity che inquadra sulle pareti del Victor Crater quella che è stata subito definita “una statua egizia” intagliata nelle pareti di roccia a somiglianza degli dèi e faraoni intagliati all’ingresso del tempio di Abu Simbel. C’è addirittura un video che ne fa il parallelo caricato in rete il 9 luglio 2010.

Non basta ancora. Anche il successivo e più complesso robot-laboratortio Curiosity disceso sul pianeta rosso nell’agosto 2013, ci ha riservato altre sorprese de genere, e questa volta nel febbraio 2014 ecco apparire in una sua ripresa un volto che emerge dalla sabbia, come fosse parte di una statua gigantesca sepota, tipo quelle dell’Isola di Pasqua.

curiositySia come sia, tutto ciò fa una certa impressione e solletica l a nostra fantasia. Gioco d’ombre e di scorci che una ripresa da una angolatura diversa da parte di Spirit & C. non avrebbe evidenziato? Un capriccio di venti millenari che hanno modellato così uno spunzone come sulla Terra vi sono rocce che assomigliano a volti, orsi, tartarughe, elefanti? Certo è che quasi tutti i commentatori, con una foga degna di miglior causa, si sono dati da fare a “smontare” qualsiasi altra eccentrica possibilità facendo riferimento alla in precedenza famosa “sfinge di Marte” fotografata dall’alto nella regione di Cydonia dalla sonda Viking 1 il 26 luglio 1976 e che esattamente trent’anni dopo, il 22 luglio 2006, il più sofisticato satellite Mars Express avrebbe rivelato essere soltanto un gioco d’ombre e di rifrazioni solari: non di un “volto” si tratta, ma di una “normale” brulla collina marziana…

Il fatto è che oggi, in omaggio ai Lumi della Ragione, manca ai più e soprattutto ai colleghi giornalisti il sense of wonder, quel senso del meraviglioso che era tipico dei nostri antenati, viaggiatori, cronisti, geografi, e che era stato ereditato dalla fantascienza delle origini, quella che sapeva creare straordinarie civiltà esotiche sul quarto pianeta del Sistema Solare, dove il rosso domina, e che è la vera, profonda caratteristica di questo genere letterario, ripresa dalle narrazioni mitologiche, e non certo la pura e semplice “anticipazione scientifica”.

la maschera di marteCertamente: la nostra visione antropomorfica ci fa vedere figure simili a noi in oggetti che magari lo sono lontanamente per semplice associazione simbolica, così come la nostra mentalità tecnologica ci fa pensare agli UFO (macchine volanti con alieni) per fenomeni che in passato erano interpretati in maniera diversa (ad esempio, manifestazioni divine). Noi vediamo quel che la nostra cultura ci fa vedere in base alle coordinate ormai connaturate in noi. Ma avendo ormai oggi praticamente perso quel “senso del meraviglioso” che contraddistingueva una ormai antica umanità, tendiamo ad appiattire, banalizzare e razionalizzare tutto, anche la “sirenetta di Marte”, anche un lontano sogno minerale apparso all’improvviso nell’obiettivo asettico del “camminatore” Spirit…

E’ chiaro, non ci aspettavamo sul pianeta rosso le rutilanti civiltà descritte da Edgar Rice Burroughs nell’infinito ciclo di romanzi dedicati al suo eroe John Carter, sbalzato lassù dopo essersi addormentato in una caverna terrestre: città con torri altissime, regine meravigliose e discinte, enormi tigri come cavalcature, esseri con più braccia… Ma almeno sarebbe il caso di ricordarsi di uno degli episodi delle Cronache marziane di Ray Bradbury (un libro che Mondadori dovrebbe finalmente ripubblicare in edizione critica e traduzione riveduta, come anche Fahrenheit 451) in cui i “marziani” per illuderci e intrappolarci creano nel nulla una location (si direbbe oggi) terrestre fittizia, con luoghi e persone conosciute dagli astronauti che lì vi sbarcano… Dove il sogno ha la meglio sulla realtà.

facce nella sabbiaIn fondo, dice Ray Bradbury in una raccolta di interviste appena pubblicata da Bietti (e incidentalmente a mia cura), “Siamo noi i marziani!”” (che è poi anche il titolo del libro in italiano).

GIANFRANCO DE TURRIS

 

NASA Mars Science Laboratory (Curiosity Rover) Mission Animation

 

 

Mars rovers Spirit and Opportunity landing on Mars

 

Credits: NASA, JPL

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12 maggio 2015 - Posted by | by G. de Turris, Fantascienza, Letteratura e Fumetti | , ,

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