Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Giger non fu solo Alien

Giger1Sei mesi fa, il 12 maggio, per i postumi di una caduta, moriva in un ospedale di Zurigo Hans Ruedi (Rudolf) Giger, 74 anni, noto soprattutto come il creatore di Alien, il mostro dell’omonimo film-culto di Ridley Scott che nel 1979 ottenne il Premio Oscar per gli effetti speciali. E’ il motivo per cui il nome dell’artista svizzero è conosciuto tra gli appassionati di fantascienza, e non per altro. Ma l’opera spesso prevale sul suo autore e magari qualcuno potrebbe anche dire “Ruedi chi?”, pur  amando il film di Scott. Ridurlo soltanto a questo sarebbe però fargli veramente un grave torto perché, anche se non particolarmente noto in Italia oltre alla sua creatura, Giger è stata un genio folle e visionario come pochi altri nell’ambito di una sua particolare concezione del fantastico e dell’orrore. Si atteggiava ad “artista maledetto” (basti vedere le sue foto e certe performances), ma non bisogna fermarsi alle apparenze: Giger aveva una sua consolidata carriera caratterizzata, diciamo così, da una visione del mondo tutta sua particolare che lo ha portato a creare in quel modo, e solo in quel modo, l’extraterrestre che sconvolse gli spettatori di tutto il mondo e a turbò  i sonni di tanti adolescenti alla fine degli anni Settanta. Non l’avesse avuta non ci sarebbe riuscito. Ma perché?

Giger2Rispondere a questa domanda significa capire che cosa disegnava, dipingeva, scolpiva e creava Ruedi Giger. Dalle iniziali influenze surreali di Dalì e Magritte, dal macabro-grottesco di Max Ernst, dalla mescolanza umani-animali-piante-oggetti di Brueghel e Bosch, Giger è arrivato al concetto artistico che lo portò sino ad Alien,  l’idea del “biomeccanismo”, cioè una commistione materica fra umano e meccanico, in cui il meccanico compenetra l’umano e la carne si fonde con il metallo. Il Cyborg? Ma no! Qualcosa di più e di peggio. Quel che spaventò gli spettatori di trentacinque anni fa, e li spaventa ancora nonostante tutti i film da macelleria nel frattempo usciti,  oltre alla bravura della regia e del montaggio, fu la totale estraneità di Alien, appunto la sua alienità (dato che anche, sia detto tra parentesi, il latino alienus vuol dire proprio questo). Un essere che, come certi insetti terrestri, si nutre dall’interno di un essere, nel nostro caso umano, dalle cui viscere emerge sanguinosamente e poi, una volta divenuto rapidamente adulto, ne va a caccia per nutrirsi e nutrire la sua prole. Ma il mostro è talmente inconcepibile e materico che scava nella nostra psiche e ci fa indietreggiare dall’orrore presi da angosce ancestrali come accade all‘equipaggio dell’astronave Nostromo che ha la sventura di atterrare sul suo pianeta. Alien, tra insetto, mostro preistorico, rettile, e macchina, con le sue bocche una dentro l’altra, è il mostro assoluto, la diversità assoluta che non è stato più possibile imitare e uguagliare.
Se si vedono i disegni e le tele che Giger in quantità incredibile faceva ancor prima di essere chiamato da Scott a realizzare la sua creatura (chiamato probabilmente proprio perché il regista aveva visto le sue opere), ci si accorge che Alien sta già tutto lì. L’artista svizzero era così assillato, diciamo pure ossessionato, da questo incrocio allucinante e macabro di umano e meccanico da averlo poi riprodotto in sculture, arredamenti e ogni tipo di oggettistica, addirittura in tatuaggi. Esistono (o esistevano) anche due “Giger bar” a Tokyo e a Coira (la sua città natale  in Svizzera) dove tutto è derivato dal gusto dell’artista: sedie, poltrone, tavolini, banconi sembrerebbero fatti con ossa, scheletri, teschi, gabbie toraciche e metalli. Pare di entrare in una di quelle “case degli orrori” che una volta c’erano nei Luna Park. Oppure all’interno di una astronave … aliena. Oppure in qualche racconto di Gustav Meyrink, Jean Ray o H.P.Lovecraft. Giger ha impresso il suo inconfondibile marchio anche in oggetti di abbigliamento, in gioielli e manufatti di ogni tipo. Addirittura ha creato motociclette e automobili costruite secondo il suo stile biomeccanico, e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare nei propri incubi, ma che affascinano e attraggono come fossero un corpo femminile cibernetico.

Giger3Non per nulla l’artista era attratto dal più allucinato scrittore di incubi moderni, ovviamente H.P.Lovecraft, proprio perché l’autore americano fu forse il primo a immaginare esseri non umani che però si travestivano da umani, in cui la materia magmatica aveva il sopravvento sulla forma razionale. E infatti pubblicò una raccolta di disegni sotto il titolo di Necroniomicon, il grimorio inventato da Lovecraft e che oggi molti ritengono realmente esistente, probabilmente la migliore ricostruzione di quel libro immaginario mai fatta, più aderente alla sua “realtà” E a ben vedere Alien di Scott è forse il più bel film “lovecraftiano” mai realizzato: pur non ispirandosi ad una storia del Maestro di Providence ne conserva lo spirito e i retroterra culturali, presentando un essere che fa paura anche perché è tanto lontano da noi da considerarci come semplici fonti di cibo per sé e  la sua progenie. Totalmente estraneo dall’umanità da non prenderla nella minima considerazione in quanto “essere superiore”. H.R.Giger, un artista irripetibile, inimitabile e senza discepoli. Un po’ come Lovecraft.

 GIANFRANCO de TURRIS

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4 novembre 2014 - Posted by | by G. de Turris, Fantascienza | , , , , ,

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