Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Invernomuto è alle porte

Mentre questo articolo era in gestazione, la prima conferenza dell’ONU sulle macchine che possono uccidere senza intervento umano era alle sue ultime battute. Alla commissione sulle armi convenzionali aderiscono 117 nazioni che si confrontano attualmente su due posizioni: una si rifà alla campagna nata ad Harvard, per iniziativa della ONG “Human Rights Watch” poco più di un anno fa e chiamata “Stop Killer Robots”, che chiede la promulgazione di un divieto alla produzione totale e immediato. L’altra si ispira al pensiero di Roland Arkin, professore di robotica all’Istituto di tecnologia della Georgia, che vuole arrivare ad una posizione condivisa adeguando gradatamente la legislazione dei paesi aderenti. Di fatto lasciando il tempo alla lobby dei militari e degli industriali degli armamenti di produrre subito i primi prototipi e finanziare nuove ricerche. L’articolo di Gianfranco De Turris che vi presentiamo qui di seguito va addirittura oltre la problematica aperta dai killer robots per proporre interrogativi di bioetica, sociologia, religione e politica. E in un futuro non troppo lontano si intravvede un ulteriore, drammatico confronto, quello con le cosidette Intelligenze Artificiali: Invernomuto è alle porte.

combat robotI robot sono fra noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Se è per questo sono fra noi anche gli androidi, cioè i robot simil-umani, e nemmeno a ciò facciamo più caso. Il futuro, quello descritto dalla fantascienza tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, è diventato praticamente realtà tanto inavvertitamente che ci siamo abituati ad esso sicché, si potrebbe forse aggiungere, il famoso “shock del futuro” di cui parlava Alvin Toffler negli anni Settanta non c’è stato, o se c’è stato è stato bellamente assorbito. La tecnologia ci pervade infatti poco a poco, quasi inavvertitamente ormai.

Oggi esistono al mondo almeno venti milioni di robot in attività nei vari settori (nel 2009 erano sei milioni e mezzo): sono di tutti i tipi, dai microrobot in medicina a quelli di tipo umanoide costruiti dai giapponesi per essere utilizzati in casa, a quelli inviati dagli americani su Marte e che sono ancora in attività (ora anche dalla Cina). Ebbene, diceva ormai cinque anni fa al Corriere della Sera il professor Gianmarco Verrugio dell’Istituto di Elettronica del CNR di Genova, oggi “ci preoccupiamo che una lavatrice sia fabbricata con tutte le norme di sicurezza possibili e lasciamo che i robot nascano senza una regola”. Non è possibile preoccuparci degli eventuali pericoli degli OGM mentre “ignoriamo i robot la cui sofisticatezza può diventare un problema e creare seri guai dei quali adesso non ci rendiamo conto”.

robot femminaDunque, il problema oggi si pone, forse in anticipo sul previsto a causa dell’esponenziale progresso di questo settore. Che se lo fossero posto gli scrittori di fantascienza è più che noto. E in fondo lo dice lo stesso professor Verrugio che ha creato nel 2004 il neologismo “roboetica” per identificare il tema: “Da ragazzo leggevo Asimov e poi nella vita mi sono ritrovato ingegnere robotico. E adesso che questo mondo è diventato sempre più difficile mi è sembrato naturale cercare di trasferire i famosi principi della fantascienza nella tecnologia vera”.

Il Good Doctor (come era stato soprannominato) Isaac Asimov ne sarebbe stato entusiasta: la sua fantascienza, quella in cui credeva e che scriveva, ha effettivamente anticipato scientificamente la realtà. Asimov è scomparso ormai da ventidue anni e col tempo, nonostante fosse considerato all’epoca l’incarnazione stessa della science fiction, la sua notorietà si è affievolita presso le nuove generazioni di lettori. Morì il 6 aprile 1992 per disfunzione cardiaca e renale: aveva solo 72 anni e scriveva ancora ininterrottamente. Era nato nel 1920 in Russia e quando aveva tre anni la sua famiglia emigrò negli Stati Uniti. Precocissimo iniziò a scrivere science fiction e John W. Campbell, l’uomo che come scrittore e direttore di riviste si può definire il “padre” della fantascienza moderna, capì subito che aveva la stoffa di un piccolo genio: nel corso di una conversazione fra i due il 23 dicembre 1940 germogliò l’idea delle ormai famosissime Tre Leggi della Robotica, termine che venne usato per la prima volta nei racconti di Asimov pubblicati sulla rivista che Campbell dirigeva, mad robotAstounding Science Fiction. Secondo Asimov stesso le esplicitò Campbell, anche se erano in nuce nelle idee espresse dal ventenne scrittore. Sta di fatto che apparvero nei suoi racconti dedicati ai robot (per l’esattezza nel terzo della serie, Liar!, del 1941), le cui trame praticamente girano tutte intorno all’idea che una di esse venga o possa essere in qualche modo violata o trasgredita. Racconti poi riuniti nei volumi I, Robot (1950) e The Rest of the Robots (1964), cui si aggiunsero due romanzi a sfondo “investigativo”: The Caves of Steel (1954) e The Naked Sun (1956). Da essi, dall’idea generale di essi, diciamo, è stato tratto anche un film nel 2004 (Io, Robot di Alex Proyas), ma senza grande successo nonostante il solito enorme dispiego di effetti speciali computerizzati.

Ed eccole, dunque, le famose Tre Leggi della Robotica: 1) Un robot non può recare danno ad un essere umano, né può permettere che a causa di un suo mancato intervento, un essere umano riceva danno; 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge; 3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e/o la Seconda Legge.

cyborgUn buon punto di partenza per il professor Verrugio, lettore giovanile di Asimov, il quale ha proposto “linee guida” internazionali che si ispirino a quelle già in vigore in altri settori come la bioetica, per evitare, come afferma, di dover poi “andare all’inseguimento di un mondo che sfuggiva di mano”, come successe ai costruttori della bomba atomica. E ciò è tanto più importante oggi in cui si pensa di effettuare una fusione tra elementi meccanici ed elementi naturali nella costruzione dei “cervelli elettronici”, cioè all’utilizzo di cellule cerebrali umane da inserire nei meccanismi che regolano il funzionamento delle decisioni nei robot. Si giungerebbe così alla creazione di un “organismo cibernetico”, vale a dire un cyborg?

Dalla scienza applicata si entrerebbe allora anche nel campo della speculazione filosofica ed etica: quanto sarebbero umani questi meccanismi? penserebbero o no come un essere umano? potrebbero dunque rivendicare diritti umani? avrebbero alla fin fine come l’uomo oltre al pensiero anche un’anima? E di conseguenza: da un lato se possiedono un’anima sarebbero soggetti religiosi? e da un altro, potrebbero quindi essere apparentati a noi, costituire un genere, e rivendicare “quote” a somiglianza delle “quote rosa” e di prossime e intuibili “quote arcobaleno”? Tutti problemi già affrontati in passato dalla fantascienza con scrittori sensibili al lato “umano” della questione come Simak e Bradbury, ma anche Philip Dick con il dramma degli androidi descritto in Blade Runner.

mare-cyborgNon sono problemi da poco e conviene attrezzarci ad essi e non solo dal punto di vista tecnico-scientifico, ma anche con teorie filosofiche e teologiche, precisi paletti etici e regole giuridiche e legislative. Per evitare in futuro scontri politici sul diritto al voto di robot, androidi, umanoidi e cyborg!

GIANFRANCO DE TURRIS

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26 maggio 2014 - Posted by | Astronautica, by G. de Turris, Fantascienza, Volo Interstellare | , , ,

1 commento »

  1. Paura

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    Commento di cooksappe | 27 maggio 2014 | Rispondi


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