Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Iatrarchia, Medrarchia, Esculapiocrazia

paneamoresanita

Di recente è stato pubblicizzato in televisione un apparecchietto, non ho ben capito se solo progettato o già sperimentale, che applicato su un braccio segnala istantaneamente la situazione medica complessiva: pressione, battito cardiaco, azotemia, glicemia, colesterolo eccetera. In più, è stato detto, il marchingegno può essere collegato con studi medici o addirittura le ASL particolarmente attrezzati che possono correre subito ai ripari se qualcosa non andasse. In realtà quel che non va è il concetto in sé: essere costantemente monitorati sul piano della salute, dato che il rischio concreto è quello di creare uomini e donne di un immediato futuro ipocondriaci all’ennesima potenza, persone ossessionate dalla propria salute, anche al punto tale di doversi sentire sotto osservazione ogni istante. E in base a parametri medici in costante evoluzione e quindi non certi e validi sempre: qualcuno ricorderà le campagne mediatiche contro il caffè, lo zucchero, il sale, il cioccolato, poi drasticamente ridimensionate o smentite del tutto da successivi studi non meno seri dei precedenti. Lo stesso sta accadendo per l’arcinemico causa di mille mali: il colesterolo che i nuovi parametri americani – presi come standard nel mondo, anche se negli USA la gente e lo stile di vita sono diversi da quelli europei e in primis italiani – non è alla fin fine così cattivo e deleterio come sembrava. Eppure continuiamo su questa via che poi è quella che porta di filato allo Stato Salutista che si preoccupa di noi come fosse una balia.

saluteinbiondoLo Stato, tanto per dire, impone un numero massimo di calorie alle mense scolastiche pubbliche. Le amministrazioni comunali vietano il fumo nei parchi pubblici, e in alcune città anche nelle abitazioni private. Si medita di proibirlo anche negli stadi all’aperto. I fumatori incalliti non verranno più assistiti dai servizi pubblici se si ammalano di cancro. Il governo decide di aumentare la tassazione su bevande gassate e zuccherate per scoraggiarne il consumo, e in alcuni casi se ne vietano le bottiglie maxi. Un’alta istituzione polemizza nei confronti di alcuni personaggi a fumetti perché disegnati con sigaretta in mano, e un’altra nei confronti di un personaggio televisivo perché mangia pesce troppo piccolo depauperando così i mari. Un ministro invita i ristoratori a dimezzare la quantità di cibo delle varie portate. Un tribunale decide di togliere due figli ritenuti troppo grassi ai loro genitori.

Non solo: anche i privati ci mettono del loro, condizionati come sono da una mentalità dilagante. Le compagnie aeree aumentano il costo dei biglietti per gli obesi. Un grande giornale lancia una campagna contro gli intellettuali “carnivori” invitandoli a discolparsi pubblicamente. Una compagnia pubblicitaria utilizza foto di attori famosi, noti per essere fumatori accaniti, cancellando dalle loro bocche e dita pipa e sigaretta (Jacques Tati, Humphrey Bogart).

Temi e argomenti di qualche angosciante distopia? Anticipazioni di qualche remoto e frustrante futuro? Tutt’altro: non incubi ma solide realtà, per parafrasare lo slogan di una famosa agenzia immobiliare. Infatti, si tratta di provvedimenti attuati o progettati in varie parti del mondo (Europa, Stati Uniti, Italia). E’ l’evidenza del progressivo affermarsi, sulla spinta mediatica di lobby di vario genere, dello Stato Salutista: quello che, a differenza e a somiglianza del Grande Fratello orwelliano, si preoccupa di noi “dalla culla alla tomba”, come si è già ricordato, e pensa solo ed esclusivamente al nostro benessere, tutela la nostra salute fisica e mentale, ci impone regole per allontanarci da “stili di vita scorretti” e da “abitudini sbagliate”, come disse un nostro ministro “tecnico” (lo si è ricordato in un precedente intervento) alla stregua di quanto si fa nei confronti di bambini capricciosi e alunni indisciplinati, usando il bastone (molto) e la carota (poco).

facialjusticeInsomma, uno Stato con il volto severo ma benevolente della Grande Mamma, una cui dettagliata quanto agghiacciante descrizione si può trovare – ricordiamolo qui ancora una volta perché merita di essere letto – in Facial Justice (1960) di L.P. Hartley (Giustizia facciale, Liberilibri, 2007), anch’esso già segnalato, ma che è necessario senpre rammentare agli immemori e ai distratti.

Che siano i romanzieri, e non i sociologi e i filosofi, ad avvertirci di quello che sta succedendo, non deve meravigliare: è infatti basandosi su quel che avviene di fronte ai loro occhi che gli scrittori creano le antiutopie, quei romanzi che sono il contrario delle utopie e descrivono non il “migliore”, bensì il “peggiore” dei mondi possibili, portando alle estreme conseguenze le distorsioni dei loro giorni, appunto per metterci in guardia, per dirci di non continuare su quella strada, per ammonirci con le loro doti anticipatrici, per non dire profetiche. Il tutto inutilmente, si deve anche dire.

La via per l’Inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni, e il peggio del peggio nasce proprio da coloro che hanno la presunzione – o meglio, l’arroganza – di imporci il nostro presunto (da loro) benessere fisico, psichico e morale non attraverso il ragionamento, la convinzione e la corretta educazione familiare e scolastica, ed infine il buon esempio dall’alto, bensì obbligandoci a certi comportamenti a suon di leggi, decreti, regolamenti, sanzioni e punizioni.

erewhonMedici e medicina, gli uomini e la loro professione, quindi, sono stati più o meno al centro di molti romanzi e racconti sin dai mad doctors caratteristici dei primordi ottocenteschi: basti ricordare gli eminenti dottori Frankenstein, Jekyll, Moreau. Ma qui non ci interessa tanto l’exploit del singolo scienziato, quanto la descrizione di un’intera società condizionata da medici e medicina. Una delle primissime antiutopie in assoluto, Erewhon (1872) di Samuel Butler (Erewhon/Ritorno a Erewhon, Adelphi, 1965), già satireggia una mentalità medica distorta: nella società che vi si descrive la malattia è intesa come una colpa e ammalarsi prima dei sessant’anni porta alla condanna del malcapitato, tanto più grave quanto più serio è il morbo contratto, quasi fosse una violazione della legge.

Hygeia a City of HealthViceversa, un’utopia salutista è Hygeia, a City of Health (1876), che non è esattamente un romanzo, ma un’allocuzione pronunciata dal grande medico britannico Benjamin Ward Richardson di fronte alla Social Science Association di Brighton, in cui si prospetta una città costruita a misura della salute dell’uomo dal punto di vista urbanistico e architettonico, con minuziose descrizioni della case d’abitazione e ovviamente degli ospedali. Igeia, figlia di Ascleio ed Epione, era la dea della salute e dell’igiene.

morticoliNon sono molte le antitutopie che si occupano del tema, ma di certo la prima che offra la visione di un’umanità condizionata, diciamo pure vessata, dalla scienza medica, è Les Morticoles (1894) di Leon Daudet (I Morticoli, Monanni, 1929), in cui s’immagina, sulla scia di Swift, il viaggio del protagonista nel paese di Morticolia dove la casta dei medici è al potere e si può permettere di fare ciò che vuole con i pazienti (era di là da venire la Carta dei diritti del malato!). Invero, è un’opera che il giovane Daudet, allora ventisettenne e poi famoso polemista monarchico, scrisse dopo essere stato respinto al concorso per l’internato, ma non per questo il romanzo è privo di feroce preveggenza e umorismo nero.

ilmondonuovoMa forse la più famosa antiutopia su una società dominata dalla medicina, dalla biologia per la precisione, è l’umanità selezionata ab ovo (nel senso letterale del termine) descritta in Brave New World (1932) da Aldous Huxley (Il Mondo Nuovo, Mondadori), un’opera profetica precorritrice dell’ultima demenziale trovata, quella del Genitore 1 e del Genitore 2.

Vent’anni dopo in Limbo (1952) Bernard Wolfe (Limbo, Nord, 1996) descrive una umanità succube di una sindrome medica maniacale e masochistica che si automutila per evitare la violenza collettiva.

medicorriereIn seguito, un medico autore di fantascienza abbastanza noto, Alan E. Nourse, scrisse un romanzo dal titolo The Bladerunner (1974; Medicorriere, Urania 876, Mondadori 1981) nel quale si ambientato in una società afflitta dalla sovrappopolazione, nella quale i servizi medici e sociali gratuiti sono disponibili soltanto per chi si sia fatto sterilizzare.

Un esempio estremo è dato dalla “cornice” entro la quale si incastona il celebre romanzo Les particules élémentaires (1998) del francese Michel Houellebeq (Le particelle elementari, Bompiani, 1999), in cui grazie ai “progressi” della biomedicina l’umanità ha superato tutti i drammi derivanti dalla competizione sessuale con relative cornificazioni e si riproduce, in filosofica serenità, mediante clonazione.

le-particelle-elementariPer quanto riguarda l’Italia è da citare, sia per la qualità anticipatrice, sia per il fatto di essere stato scritto in tempi non sospetti, Trentasette centigradi di Lino Aldani (1963), il primo esempio italiano di Esculapiocrazia o Iatrarchia o Medarchia tutti sinonimi di società governata dai medici e dalla medicina: laddove la casta medica detta le regole del buon vivere quotidiano in base ai precetti della Scuola Salernitana (Defecatio matutina esr tanquam medicina, e via dicendo…) e i responsi del termometro, allora solo a mercurio. Chissà cosa avrebbe scritto Aldani cinquant’anni dopo se avesse potuto vedere la deriva dei nostri giorni sino al marchingegno di cui si è parlato all’inizio di queste note!

Di certo però la più completa descrizione di un mondo governato dalla casta medica è il romanzo di Ward Moore, Cadiceus Wild (uscito a puntate su rivista nel 1959, e in volume nel 1978, che Urania pubblicherà nel 2014), forse l’unico che abbia saputo immaginarsi una società retta da un’effettiva “dittatura salutista”, una Medarchia o Iatrarchia, come viene definita dallo scrittore americano. Dopo una devastante guerra batteriologica globale scoppiata alla metà del XXI secolo (l’azione si svolge nel 2055) l’intero pianeta, con la popolazione ridotta al 40 per cento, è governato dai medici, la classe alla quale l’umanità superstite si è rivolta in quanto l’unica capace di tutelarne la vita e la salute. Ogni nazione ha il suo sistema, ma è negli Stati Uniti (comprendenti ora anche Canada e Messico) che la Iatrarchia ha assunto la sua forma più totalitaria. Infatti, poco alla volta i medici, col pretesto della tutela della salute e la sopravvivenza della specie, hanno cominciato ad occuparsi anche degli aspetti della vita comune che nulla avevano a che fare con la loro missione, creando alla fine una società su loro misura, governata non più da un Presidente ma dal Direttore Sanitario d’America, popolarmente detto “Sommo Dottore”.

facial1I cittadini sono considerati tutti alla stregua dei pazienti di un immenso ospedale, obbligati a sottostare alle “prescrizioni” del personale sanitario e tenuti sotto costante controllo da una gerarchia capillare e pervasiva. Nulla sfugge all’occhiuto Grande Fratello sanitario con la sua polizia, i suoi controlli ossessivi, i suoi permessi obbligatori, le sue degenerazioni in sette fanatiche e pseudoreligiose. Un vero incubo che Moore scrisse sessant’anni fa e di cui adesso vediamo le premesse.

Esageriamo? Speriamo proprio di sì…

GIANFRANCO DE TURRIS

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3 dicembre 2013 - Posted by | by G. de Turris, Carnevale della Chimica, Fantascienza | , , , ,

2 commenti »

  1. Infatti, la realtà immaginaria che viene (ri)presentata qui, in questo blog, come fantascienza, è già stata raggiunta e sorpassata dalla stessa realtà, e ciò da molto. La dittatura sanitaria dei medici, la dottatura, esiste già da molto tempo. Però, esistano anche la resistenza a questa dottatura e gli attacchi contro la classe dei medici.

    Nel 1970, pazienti provenienti da tutte le parti della società si erano organizzati nella Clinica Universitaria di Heidelberg nel Collettivo Socialista dei Pazienti (SPK) – la prima auto-organizzazione di pazienti del mondo! Abolirano il rapporto medico-paziente per dare insieme una soluzione collettiva alla loro malattia, e procedevano ad attaccare frontalmente, tanto in teoria quanto in pratica, il potere dei medici.

    La reazione della classe dei medici: contro i pazienti auto-organizzati bisognerebbe intervenire con dei carri armati.

    La lotta dei pazienti dello SPK – che nella sua permanenza e continuità viene portata avanti fino ad oggi dal Fronte dei Pazienti (PF) – contro la classe dei medici, contro la Iatrocrazia su scala mondiale, è una lotta venuta a conoscienza pubblicamente anche in Italia dal 1976, come si può rileggere sul sito internet multilinguale dello SPK/PF nella sua biblioteca pubblica internazionale delle applicazioni specifiche della malattia.
    Su questo sito si trovano anche, pure in lingua italiana, gli scritti fondamentali – Iatrocrazia, Iatrarchia, Iatroclastia – del fondatore dello SPK, Wolfgang Huber, Dr. Med., professore associato, Paziente del Fronte rimasto tale fino ad oggi sin dall’ inizio: http://www.spkpfh.de/index_italia.html .
    Delle unità SPK/PF non ci sono soltanto in Germania. Ce ne sono, fra l’ altro, anche in Colombia, in Grecia, in Ispagna, in Canada, in Austria e in Brasilia.

    Gli attacchi del Fronte transnazionale dei Pazienti sono diretti contro la Dottatura, contro tutte le forme del potere medico i cui volti si manifestano nel prelievo/furto di organi, nell’ eutaNAZIA (cosiddetta eutanasia), nel genocidio genetico, e nelle guerre iatrobiontiche condotte dai medici (per i particolari vedi il sito internet dello SPK/PF).

    Dunque: è possibile fare qualcosa, e nessuno deve più aspettare!
    E fattibile. Non è fantascienza, nè è un’ utopia che avverrà qualche giorno, in un futuro lontano, ma è fattibile, qui ed ora: l’ Utopatia! La liberazione dalle norme mediche e dai meccanismi monetari e dei cambi, e, nello stesso tempo, l’attuazione della specie umana che è anticipata già oggi in ogni malattia singolare.

    SPK – Fare della malattia un’ arma, è questo il programma dei pazienti liberatisi già allora per la prima volta dal potere sovrano sulla vita (‘Bann’) del Caduceo di Esculapio, è questo anche il titolo dell’ omonimo libro in cui viene documentata questa lotta, libro nel frattempo tradotto in tutte le lingue internazionali, e accessibile per coloro che parlano la lingua italiana sul sito internet dello SPK/PF (vi è inclusa anche la Prefazione di Jean-Paul Sartre). E’ un aiuto patopractico, come ha recentemente dichiarato ancora una volta una donna italiana del Piemonte, una di tante donne, anche in Italia, che si affida da molti anni allo SPK/PF.

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    Commento di hans drager | 21 ottobre 2014 | Rispondi

  2. L’ha ribloggato su apoforetie ha commentato:
    Il (peggior) futuro è già arrivato…

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    Commento di apoforeti | 4 dicembre 2013 | Rispondi


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