Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

La velocità del pensiero

La velocità a cui ci muoviamo influenza la nostra percezione del tempo. Questa lezione era implicita nella matematica della Relatività Speciale, ma alla velocità in cui la maggiore parte di noi vive la propria vita, facilmente descrivibile in termini newtoniani, ce ne rendiamo difficilmente conto. Raggiungete, però, una percentuale significativa della velocità della luce e tutto cambia. Gli occupanti di un’astronave che si muove a circa il 90% della velocità della luce invecchiano alla metà della velocità di chi rimane sulla Terra. Mandateli al 99,999% di “c” e 223 anni passeranno sulla Terra per ogni anno del loro volo.

gilster_02(nella foto: Paul Gilster, l’autore) Da qui ha origine il “paradosso dei gemelli”, dove il membro della famiglia che viaggia fra le stelle ritorna considerevolmente più giovane del gemello rimasto a casa. Carl Sagan si trastullava con questi numeri negli anni ‘60 per dimostrare che un’astronave in movimento a una accelerazione costante di un “g” sarebbe in grado di raggiungere il centro della Galassia in 21 anni (tempo dell’astronave), mentre sulla Terra sarebbero passate decine di migliaia di anni. Infatti, se si mantiene un’accelerazione costante, il nostro equipaggio potrà raggiungere la galassia di Andromeda in 28 anni, una nozione che Paul Anderson ha affrontato in modo memorabile nel romanzo Tau Zero.

[…] Ho ricevuto un’email da un giovane lettore che voleva saperne di più rispetto agli Uomini e la velocità. Era rimasto colpito nell’apprendere che l’oggetto fatto dall’Uomo attualmente più veloce è la sonda solare Helios II, mentre Voyager I era la sonda più veloce diretta fuori dal Sistema con i suoi 17km al secondo, ben di più dei previsti 14km al secondo della sonda New Horizons diretta verso Plutone e Caronte. Questo per quanto riguardava le sonde automatiche, ma quale era la velocità più alta mai raggiunta da un essere umano?

Velocità come queste sono ovviamente molto al di sotto di quelle che possono causare evidenti effetti relativistici, ma la domanda è interessante a causa di quanto sono cambiate le cose all’inizio del ventesimo secolo, quindi parliamone. Lee Billings si è occupato recentemente di un saggio assai accurato chiamato Il viaggio incredibile: possiamo raggiungere le stelle senza ridurci sul lastrico?, e ha trovato che nel 1906 un uomo chiamato Fred Marriott era riuscito a superare i 200km all’ora (incredibile!) in un’automobile a vapore a Daytona Beach, Florida. Vale la pena di rifletterci perché Lee sottolinea che, prima di allora, la massima velocità alla quale si supponeva che un uomo potesse arrivare era proprio 200 kmh, quando ogni ulteriore accelerazione sarebbe stata azzerata dall’attrito dell’aria contro il corpo umano.

Così, con l’avvento delle macchine veloci, nel 1906 il record di velocità venne alla fine superato, e ci vollero solo una quarantina d’anni perché Chuck Yeager spingesse l’aerorazzo X-1 a oltre 1000 km l’ora, più veloce del suono. Ricordo di avere chiesto in prestito negli anni cinquanta un libro chiamato “L’uomo più veloce ancora in vita”. Prima di scrivere questo articolo, davo per scontato che il libro riguardasse il pilota dell’X-15 Scott Crossfield, ma ho scoperto che questo titolo del 1958 si riferiva in realtà alla storia di Frank Kendall Everest Jr., conosciuto dai suoi compagni d’armi come “Pete”. Everest volò in Nord Africa, in Sicilia e in Italia, e arrivò a completare 67 missioni di combattimento nel teatro del Pacifico, compreso un periodo di tempo come prigioniero di guerra dei giapponesi nel 1945. Io non so se c’è stato un aereo sperimentale in cui lui non volò nel decennio successivo ma, se la memoria mi serve bene, il grosso del volume trattava del suo lavoro con l’X-2, in cui egli nel 1954 raggiunse Mach 2,9. Everest è stato uno dei pionieri di questo notevole gruppo di piloti collaudatori che spinse gli aerorazzi ai confini dell’atmosfera nell’era pre-Gagarin.

Ma ritorniamo alla domanda del mio amico. Lee Billings identifica i più veloci esseri umani ancora viventi in “tre attempati americani, che Usain Bolt potrebbe stracciare in una gara di corsa”. Si tratta degli astronauti dell’Apollo 10, il cui impetuoso rientro nell’atmosfera della Terra cominciò a 39.897 kmh, una velocità alla quale si potrebbe andare da New York a Los Angeles in meno di 6 minuti. Nessuno di coloro che hanno partecipato alla missione può aver subito effetti relativistici rilevabili, ma di sicuro si può dire che, sia pure in misura infinitesimale, i tre sono leggermente più giovani del resto di noi grazie all’azione della Relatività Speciale.

Qualche volta il tempo rallenta in relazione a come noi lo percepiamo. Ho notato un interessante saggio chiamato Il tempo e l’illusione della fine della storia scritto per la Long New Foundation. Il saggio è dedicato a una relazione scientifica pubblicata su Science che chiedeva ai partecipanti di valutare come le loro vite – i loro valori, le idee, la personalità – erano cambiate nel decennio precedente e come loro si aspettavano di vederle cambiare in quello successivo. Da un’analisi statistica delle risposte emerse quella che i ricercatori chiamano “illusione della fine della storia”.

L’illusione funziona in questo modo: noi tendiamo a guardare indietro ai nostri anni giovanili e ci meravigliamo della nostra ingenuità. E come non potremmo, osservando con un certo imbarazzo tutti gli errori che abbiamo fatto e realizzando quanto siamo cambiati e cresciuti nel corso degli anni. Daniel Gilbert, uno degli autori dello studio, ha dichiarato al New York Times: “Quello di cui sembra non ci rendiamo mai conto è che coloro che saremo diventati in futuro guarderanno indietro e penseranno la stessa cosa di noi adesso. Ad ogni età noi pensiamo di avere l’ultima battuta, e ogni volta ci sbagliamo”.

461px-Frank_Kendall_Everest (nella foto: Frank Kendall Everest Jr.) In altre parole, più invecchiamo più pensiamo di essere più saggi di quanto lo eravamo da giovani. Tutti noi pensiamo che alla fine siamo arrivati, che ora vediamo quello non potevamo vedere prima e diamo per acquisito che possiamo annunciare il nostro giudizio definitivo su vari aspetti delle nostre vite. Il processo sembra funzionare non solo rispetto alle nostre vite personali ma anche al modo in cui valutiamo il mondo intorno a noi. In quale altro modo potremmo spiegare la sensazione di certezza che si percepisce dietro ad alcune delle grandi gaffe della storia delle idee? Pensate al commissario americano dei brevetti Charles Duell, che nel 1899 disse “Ogni cosa che poteva essere inventata, è già stata inventata”. Oppure la secca battuta di Harry Warner: ”Chi diavolo vorrebbe sentire gli attori parlare?”.

L’articolo cita poi Francis Fukuyama, che scrisse in modo memorabile a proposito della “fine della storia”, e il filosofo francese Jean Beaudrillard, che considera tali idee nient’altro che un’illusione, resa possibile da quella che lui chiamava “l’accelerazione della modernità”. Long Now aggiunge:

Illusione o no, lo studio dimostra che la sensazione di essere alla fine della storia ha conseguenze nel mondo reale: sottovalutando quanto sarà diversa nel futuro la nostra percezione delle cose, talora prendiamo decisioni di cui in seguito ci pentiremo. In altre parole, l’illusione della fine della storia potrebbe essere definita come una mancanza di visione a lungo termine. È nel momento in cui evitiamo di considerare l’impatto futuro delle nostre scelte (e di immaginare delle alternative) che perdiamo il senso della realtà, e forse perfino la percezione del tempo.

Abbiamo fatto una lunga strada dall’innocente domanda del mio lettore a proposito dell’uomo più veloce. Ma credo che Long Now avesse intuito qualcosa di importante quando parlava dei pericoli che si corrono nel fraintendere come potremmo pensare, e agire, nel futuro. Dando per scontato di avere raggiunto un punto d’arrivo definitivo nella comprensione delle cose, ci attribuiamo troppi poteri e pensiamo, nella nostra arroganza, di essere più saggi di ciò che realmente siamo. Come Einstein ha dimostrato, il tempo è elastico e può essere ripiegato a piacere in modi interessanti. Il tempo è anche ingannevole e, mentre invecchiamo, ci porta a diventare più dogmatici di quanto sarebbe legittimo.

Qualche volta, certo, il tempo e la memoria si mescolano inseparabilmente. Mi ricordo di come mia madre era solita sedere sulla veranda dietro la sua casa quando l’andavo a trovare per farle un caffè. Guardavamo il groviglio di alberi e sottobosco che si arrampicava lungo la collina, mentre il sole del mattino mandava raggi luminosi tra il fogliame e, man mano che l’Alzheimer si andava impossessando di lei, osservava spesso come la vegetazione sul lato della collina era diventata intricata. Ho sempre creduto che intendesse che era diventata così a causa sua, perché non la stava più potando con la regolarità di quando era più giovane.

Finché, non molto tempo prima della sua morte, mi sono improvvisamente reso conto che non stava vedendo la stessa collina che vedevo io. Alla fine della sua vita, stava vedendo la collina di fronte alla sua casa in una cittadina dell’Illinois vicino a un fiume. Come la sua collina attuale, anche quella si levava a oriente, così, mentre la casa era in ombra, la luce del sole si spandeva attraverso il Mississippi verso le terre coltivate del Missouri, nelle mattine luminose in cui lei si alzava per andare a piedi verso scuola. Quando vi ritornai dopo il suo funerale, la collina era in piena vista come lei se la ricordava, erbosa e libera dal sottobosco, anche se la casa non c’era più. Era la collina a cui era tornata con la mente con la stessa chiarezza nel 2011, ancora sua dopo 94 anni, come lo era stata nel 1916. Così tutti noi siamo viaggiatori nel tempo, e ci muoviamo inesorabilmente alla velocità del pensiero.

Traduzione di DONATELLA LEVI e ROBERTO FLAIBANI

Titolo originale: The Velocity of Thought di Paul Gilster – pubblicato il 24 gennaio 2013 su Centauri Dreams.

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19 febbraio 2013 - Posted by | Senza categoria | , , , , , ,

1 commento »

  1. I keep a little bit more smaller portions and trigger the body’s fullness hormones. As research shows, proper combination of food taken 6 times a day will only exhaust you but it will not remain so forever if you abuse on your diet. Many supplements have not been determined for use beyond two years. As a diet coach who addresses eating 1200 calories a day from a head and heart perspective, I consistently get asked if I am familiar with the work of Geneen Roth?

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    Commento di Cindy | 13 luglio 2013 | Rispondi


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