Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Il volo di Majorana

Andrea Angiolino è noto nel mondo dei giochi (o forse sarebbe meglio dire del Gioco?) per le sue numerose produzioni ludiche, dai giochi di ruolo ad ambientazione storica (I Cavalieri del Tempio, Orlando Furioso) a simulazioni di battaglie aeree (Wings of War). Ora si è anche cimentato nella scrittura.

Parliamo de “Il Volo di Majorana” (edizioni Boopen LED, 116 pagine, euro 10), dove il Majorana di cui si dice nel titolo è proprio quell’Ettore Majorana misteriosamente scomparso nel 1938, quando in Europa si respirava un’aria molto pesante. Mi piace pensare che la scintilla da cui Angiolino è partito per scrivere il libro, sia dovuta alla sua nota passione per il volo, e questo l’abbia portato a far scomparire Majorana grazie proprio ad un aereo da lui stesso “costruito”, idea veramente geniale e in linea con il personaggio.

Dunque la sera del 25 marzo 1938 Majorana si imbarca a Napoli sul postale per Palermo lasciando una lettera per i genitori e una al suo collega Antonio Carrelli che insegnava Fisica Sperimentale nella stessa facoltà di Majorana. Nella lettera manifesta la sua intenzione di togliersi la vita durante il viaggio, ma per qualche motivo non porta a termine il suo insano progetto e l’indomani giunto a Palermo scrive un telegramma a Carrelli in cui lo invita a non tener conto della lettera, avrebbero parlato a voce di tutto l’indomani al suo rientro da Palermo, sempre con il medesimo postale. Ma Majorana non scenderà mai da quel piroscafo e nonostante le ricerche ordinate dallo stesso Mussolini, del giovane fisco si perderà ogni traccia.

La prima parte del libro è proprio incentrata sulla ricostruzione di ciò che lo scienziato avrebbe fatto una volta sceso dal Postale Napoli-Palermo e spiccato il famoso volo. In queste prime pagine a volte il racconto pecca di qualche ingenuità, il personaggio di Majorana sembra una figurina di cartone che mostra o il fronte o il retro ma poco ci dice, o vuol dire, della complessità della sua personalità. Ma in fondo il romanzo di Angiolino non vuole essere niente di più che un divertissement, un gioco dove i nomi e le situazioni sono presi in prestito dalla Storia per scrivere una storia che, comunque, tiene ben desta l’attenzione del lettore. Accettiamo dunque di buon grado che Majorana si aggiri per l’Italia e per l’Europa dopo il suo “volo” cercando di capire cosa sia successo e soprattutto se la sua invenzione funzioni davvero. Non credo di svelare molto al lettore, lo saprebbe comunque dopo poche pagine dall’inizio, dicendo che il progetto a cui stava lavorando Majorana, altro mistero nel mistero della sua scomparsa, fosse la macchina del tempo.

A questo punto anche il lettore dovrebbe avere a disposizione una macchina del tempo per saltare dalla prima parte del romanzo all’ultima. Le due parti centrali acuiscono il peccato originale dell’ingenuità della scrittura e della bidimensionalità dei personaggi. Si potrebbe obbiettare che non si tratta di un bildungsroman di scuola tedesca, ma di un semplice romanzo di fantascienza appartenente alla categoria del pulp, e quindi non si pretende profondità ma estensione, avventura, colpi di scena, luce sul comodino accesa tutta la notte finché non si è letta la parola fine. Ma così non è. Non posso rivelare la trama, ma certo se leggendo la prima parte vi siete dimenticati sul fuoco la pentola per gli spaghetti e l’acqua è tutta evaporata, nelle seguenti pagine vi alzerete spesso per vedere se l’acqua bolle. Majorana scompare di nuovo (e stavolta sappiamo che a farlo inopinatamente è proprio Angiolino) e l’uso che si fa della sua invenzione è un mero artificio letterario per parlare di Storia, ovvero battaglie eventi epocali naturali e politici.

L’ultima parte del libro rialza il tono del racconto e chiude il cerchio risolvendo in maniera intelligente, che si ricollega dottamente alla vulgata di un Majorana vivo e vegeto come un Elvis ante litteram, una serie di paradossi temporali che si erano creati nel corso del romanzo. Se prima di leggere il romanzo di Angiolino vi sarete letti “La Scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia, potrete apprezzare in pieno la genialità di Angiolino nel raccordare la fantasia con la cronaca reale, dando al mistero una soluzione più che plausibile (in termini fantascientifici, s’intende).

Il discorso si potrebbe chiudere qui ma leggendo i ringraziamenti, operazione che consiglio di fare sempre quando si legge un libro, scopro che il romanzo nasce come estensione di un racconto, “Raggiungendo il Tramonto”, pubblicato, sempre da Angiolino, qualche tempo prima. Ecco dunque perché la parte centrale, anche se funzionale al finale, risulta un po’ troppo verbosa e priva di vera carica emozionale. Acquistatelo su http://www.boopen.it

RICCARDO MONTELEONE

Questo articolo rappresenta il nostro contributo a “Il Carnevale della Fisica” #19

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13 maggio 2011 - Posted by | Epistemologia | ,

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