Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Il braccio armato della Cina nello Spazio

Secondo gli strateghi militari cinesi, lo Spazio è il luogo dove ha sede il centro di comando del nuovo campo di battaglia informatizzato. Monitoraggio, controllo, comunicazioni, informazioni, navigazione, posizionamento, sistemi di guida di precisione: tutto questo è affidato ai satelliti e ad altri sensori. Le operazioni spaziali sono quindi ritenute parte integrante di ogni campagna militare.

L’arsenale atomico a disposizione di Pechino ha fornito per lungo tempo una certa copertura da attacchi satellitari, sebbene un’esplosione atomica nello spazio avrebbe potuto distruggere anche materiale cinese, oltre a quello dell’attaccante. Nel gennaio del 2007 la Cina mise alla prova il suo sistema antisatellitare distruggendo un vecchio satellite meteorologico, e diede al mondo dimostrazione concreta della acquisita capacità di colpire satelliti nemici posti in orbita bassa, uno degli aspetti di un complesso sistema difensivo multifunzione volto a negare all’avversario la possibilità di usare armamenti basati nello Spazio. Oltre al sistema d’arrma anti-satellite di cui sopra, sono in via di sviluppo armamenti di nuova concezione: cannoni laser , a microonde, a particelle. Facendosi schermo con le necessità dei programmi per la stazione spaziale e l’esplorazione della Luna, la Cina sta migliorando la sua capacità di identificare i satellliti e di seguirne la traiettoria, prerequisito per realizzare efficenti operazioni di “controspazio”.

L’ultima missione con equipaggio si è svolta nel settembre 2008 e si è felicemente conclusa con la prima attività extraveicolare eseguita da un astronauta cinese. Oggi la Cina progetta di lanciare entro il 2016 tre moduli “Tiangong”, da 8500 chili l’uno, che costituiranno il cuore della stazione spaziale denominata “Palazzo Celeste”, la cui entrata in sevizio è prevista per il 2020. Il primo modulo è già in fase di collaudo: sarà lanciato nella prima metà del 2011 da un vettore Lunga Marcia 2F.

Molti programmi spaziali civili della Cina sono gestiti direttamente dai militari, in una specie di versione severa della dottrina del “dual-use” (doppio uso, militare e civile), che trova conferma nel dispiegamento di sistemi di ricognizione e telerilevamento di risorse terrestri, dotati anche di una valenza militare. Ne sono validi esempi la flotta di 11 satelliti Yaogan per la ricognizione ottica e radar, il Haiyang-1B per la ricognizione marittima, il CBERS-2B (China-Brazil Earth Resources Satellite), e la costellazione dei satelliti Huanjing, specializzati nel monitoraggio dell’ambiente e dei disastri ambientali. Nei prossimi anni, anche disponendo di un maggior numero di satelliti da ricognizione avanzata, Pechino continuerà a usare quelli commerciali per completare la copertura del territorio, anzi, già oggi acquista immagini telerilevate ad alta tecnologia da fornitori di tutto il mondo, e si serve dei sistemi GPS e GLONASS per quanto riguarda i problemi di orientamento e navigazione. Nel tentativo di rendersi il più possibile indipendente in quel settore da sistemi e tecnologie controllate da potenze straniere, la Cina si è dotata già da tempo di una piccola costellazione di tre satelliti, chiamata BeiDou-1, che però copre solo le regioni orientali del paese e le acque antistanti. Una versione migliorata, BeiDou-2, entrerà in servizio nel 2011 sempe su base regionale, ma in seguito evolverà nel sistema BeiDou-2/Compass, raggiungendo finalmente la copertura globale entro il 2020. La Cina si serve abitualmente di satelliti per le comunicazioni per soddisfare le richieste dei suoi utenti civili e militari, in materia di telefonia, televisione e Internet, e, dal settembre 2008, dispone anche di un ripetitore satellitare chiamato TianLian-1 . Recentemente ha cominciato a vendere la sua tecnologia spaziale a nazioni del terzo mondo, come la Nigeria, il Venezuela, il Pakistan, la Bolivia, il Laos e il Vietnam. Grazie ad apparecchiature solo in parte prodotte all’estero, l’Esercito cinese è in grado di bloccare a distanza le comunicazioni satellitari e i ricevitori GPS.

Per concludere mi affido alle parole di Brian Weeden della Secure World Foundation: “Sia gli Stati Uniti che la Cina riconoscono l’immenso valore socio-economico e i benefici che un uso pacifico dello Spazio può portare. Ambedue riconoscono i benefici che la supremazia nello Spazio può portare in termini di potere militare e influenza internazionale. Ambedue stanno sviluppando la tecnologia necessaria per fronteggiare il potere militare e l’influenza internazionale dell’avversario. Ciascuno accusa l’altro di perseguire la militarizzazione, e di dissimulare le sue reali intenzioni dietro alla dimostrazione di qualche uso pacifico. Tutti negano che sia in atto una nuova corsa agli armamenti.

A meno che non si decida di cambiare il modo di far poltica sulll’argomento, scegliendo la trasparenza e la cooperazone, i due stati rimarranno su questa insostenibile rotta di collisione, con gravi danni e rischi per l’Umanità intera.”

Fonti: Forze armate della Repubblica Popolare Cinese – Rapporto Annuale al Congresso, 2010 – Ministero della Difesa U.S.A.

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8 ottobre 2010 - Posted by | Astronautica, Scienze dello Spazio | , ,

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