Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

Infuria la battaglia per il Ciberspazio

Gli Stati e le grandi società multinazionali, tradizionali detentori del potere politico e del controllo sulle telecomunicazioni, stanno perdendo il loro monopolio a tutto vantaggio di un nuovo soggetto sociopolitico: la società civile virtuale. Nata col diffondersi della Rete, è cresciuta attorno ai social network, sopratutto Facebook e Twitter. Il rapporto con questi network è non solo strumentale, ma soprattutto strutturale, tanto da poter affermare, parafrasando McLuhan, che è l’architettura stessa del network a costituire il messaggio, e quindi a influenzare i comportamenti dei cittadini virtuali. Per esempio stimolandone il desiderio di partecipare attivamente alla vita politica, e di non considerarsi più solo come spettatori.

In effetti, l’architettura di Facebook sembra essere progettata apposta per favorire la creazione di gruppi di supporto o di pressione, oppure per elaborare vere e proprie campagne o strategie di lungo periodo, magari utilizzando anche strumenti wiki. Ma è con Twitter che si raggiunge la piena interattività in tempo reale. L’architettura di questo tipico social network di terza generazione è basata sullo scambio di messaggi lunghi al massimo 140 caratteri, e per questa evidente somiglianza con gli SMS, Twitter viene spesso utilizzato tramite telefonino. Come Facebook si dimostra utile soprattutto a livello strategico, così Twitter si rivela più adatto ad un uso tattico, legato a eventi specifici. Per esempio, ne è stato fatto largo uso in occasione del terremoto in Cina nel maggio 2008, e dell’ammaraggio di un aereo di linea sul fiume Hudson, in piena New York, l’anno dopo.

Nei paesi dove la censura statale è più invasiva, l’accesso alla Rete può essere reso sicuro grazie a Freegate. Questo programma consente il collegamento con un server che cambia una volta al secondo l’indirizzo IP dell’utente, rendendolo non più individuabile, né tracciabile durante la navigazione. Freegate è stato utilizzato con successo in Cina per difendere dalla repressione governativa il gruppo religioso “Falun Gong”, noto per lo zelo con cui i suoi adepti praticano il Tai Chi Chuan, e per avere reso possibile la nascita di un vasto movimento di blogger in Iran.

Ma chi vincerà la battaglia, o meglio la guerra per il ciberspazio? Al momento attuale la situazione è molto fluida, in presenza di un progresso tecnologico dal ritmo frenetico che fornisce a getto continuo nuovi e sempre più sofisticati armamenti informatici, e li distribuisce ad ambedue gli schieramenti, indifferentemente. La prima, grande battaglia, tuttora in corso, è quella sul diritto d’autore. Il successo iniziale delle multinazionali, rappresentato dalla chiusura di Napster nel 2002, in realtà è servito da catalizzatore per l’ennesima mutazione tecnologica: il file sharing “centralizzato” di Napster si è evoluto nel peer-to-peer di eMule, che ha dato vita a un movimento di disobbedienza civile di massa, orizzontale, ramificato, acefalo e qundi difficile da perseguire a livello legale, e del tutto inarrestabile, almeno fino a oggi.

Gli Stati e le multinazionali si sono schierati fin dall’inizio su posizioni rigide e intransigenti, facendo muro, dal 2007 in poi, intorno al famigerato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement). Gli elementi base dell’accordo e le stesure successive del documento sono state secretate su richiesta dell’amministrazione USA, ma metodiche e massicce fughe di notizie hanno destato viva preoccupazione, tanto che nel marzo scorso il Parlamento Europeo ha formalmente richiesto trasparenza sulle trattative.

Ma è sul piano delle idee che la società civile virtuale ha colto il suo più grande successo, favorendo la crescita del cosiddetto movimento Open Source, nato allo scopo di contrapporre al software realizzato con codice proprietario, e commercializzato dalle grandi aziende con licenze d’uso assai restrittive, altro software realizzato in un’ottica di condivisione della conoscenza e di apertura a contributi provenienti da programmatori indipendenti. Grazie alla filosofia Open Source sono stati realizzati prodotti di altissimo livello come il sistema operativo Linux, il browser Firefox, la suite Open Office, e una miriade di altri prodotti come per esempio il Vassal Game Engine. Naturalmente il movimento Open Source, forte di successi e popolarità, preme per la riforma della legislazione internazionale in senso molto liberale.

Naturalmente non è pensabile, e nemmeno auspicabile, che gli Stati possano abdicare anche solo in parte al loro ruolo di controllo e garanzia nel ciberspazio. Infatti l’uso criminale della Rete esiste, ed è sotto gli occhi di tutti, come anche quello autoritario e lesivo delle libertà civili che se ne vorrebbe talvolta fare. Vengano quindi regole anche per il ciberspazio. Ma che siano poche, al passo coi tempi, liberali e condivise.

Fonte: “Geopolitica del Ciberspazio” di Armando Marques Guedes, in Limes “L’Euro senza Europa” – maggio 2010 – Editing: Massimo Pellerano

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10 giugno 2010 - Posted by | Ciberspazio | , , , , , ,

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