Il Tredicesimo Cavaliere

Scienze dello Spazio e altre storie

I segreti di Ikaros

Il 17 maggio prossimo, intorno alle 22 (ora di Roma) dal Tanegashima Space Center, in Giappone, verrà lanciato il Venus Climate Orbiter.  Ma “Akatsuki”,  così è stata ribatezzata la sonda, avrà un illustre compagno di viaggio: Ikaros, il primo veicolo spaziale destinato  ad operare fuori dal campo gravitazionale terrestre grazie ad una vela solare. Per il primo mese, Akatsuki e  Ikaros procederanno sulla stessa rotta decelerando verso Venere, poi Ikaros aprirà la vela e proseguirà nella sua traiettoria intorno al Sole, mentre Akatsuki continuerà a decelerare fino a entrare  in orbita venusiana.

Quella di Ikaros è sostanzialmente una missione di collaudo. Il primo test consisterà nel dispiegamento della vela, un quadrato di 14 metri di lato, fino ad allora rimasta accuratamente ripiegata attorno al corpo centrale del veicolo. Si tratta di un’operazione delicatissima che verrà realizzata imprimendo alla sonda un movimento rotatorio. La forza centrifuga così generata farà prima srotolare la vela nello spazio, e poi la manterrà ben distesa, evitando il formarsi di pieghe o increspature, che ne  potrebbero ridurre le prestazioni.

Il secondo test riguarderà i materiali. La vela, infatti, dovrà resistere alle sollecitazioni meccaniche dovute al suo stesso utilizzo, alle temperature  estreme e alle enormi e repentine escursioni termiche che si verificano nello spazio, e infine all’incessante bombardamento di ogni tipo di radiazioni provenienti dal Sole. Per affrontare questo ambiente estremo, i  Giapponesi hanno deciso di realizzare la vela utilizzando una pellicola in resina poliammide spessa meno di 10 micron. Va segnalato che il Giappone controlla attualmente la fetta più grossa  del mercato di quel maateriale. Inoltre, un lato della vela è stato trattato con vapori di alluminio,  ottenendo così una superfice altamente riflettente. Ma non basta: un’altra porzione della vela è ricoperta da una pellicola ultrasottile a celle solari, capace cioè di generare elettricità tramite effetto fotovoltaico. Chissà che impatto avrebbe sul mercato dell’energia la produzione di un simile materiale, in quantità industriali e a  prezzi competitivi!

Il terzo test riguarda l’astronavigazione, ossia la capacità della vela di influire sul moto della  navicella: accelerare, decelerare, cambiare direzione, eccetera. A questo scopo, Ikaros monta due sistemi differenti. Il primo non è che un tradizionale motore a getto alimentato a gas, che consente di orientare opportunamente la vela rispetto alla posizione del Sole, e raggiungere così un’ampia capacità di  manovra, un po’ come i marinai della Terra orientano le vele rispetto alla direzione del vento. Il secondo sistema è invece del tutto diverso: è alimentato ad energia solare e usa una tecnologia che consente di opacizzare alcune parti della vela piuttosto che altre, ottenenendo così il controllo dell’orientamento della vela stessa.

Insomma, tanto di cappello agli ingegneri e agli scienziati del Sol Levante: se la missione  Ikaros andrà bene, passeranno alla storia come i pionieri di una tecnologia che rivoluzionerà l’astronautica.

Fonte: Jaxa

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11 maggio 2010 - Posted by | Astronautica, Scienze dello Spazio | ,

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