Cosa mi passa per la testa
“Outsider” è stato il primo nome al quale ho pensato per questo blog, ma l’ho dovuto abbandonare subito, perché già assegnato. Stessa fine anche per il secondo nome, perfino più bello del primo: “The Odd Man Out”. Peccato, non è facile trovare altre parole che descrivano così bene il concetto di “voce fuori dal coro”. La soluzione è arrivata qualche sera più tardi, quando la mano di mia moglie, che cercava tra gli scaffali un film per il dopocena, è caduta su di un vecchio dvd: “Il Tredicesimo Guerriero? Ma è perfetto per il tuo blog”. “Lo è, infatti. Grazie mon amour!” La sostituzione di guerriero con cavaliere non è che un éscamotage per evitare noie col copyright, ça va sans dire. Avevo o si e no dodici anni, quando presi carta e penna e passai un pomeriggio intero a scrivere una lunga lettera con la mia calligrafia incerta. Raccontai di quando mia madre, qualche anno prima, mi portò a vedere un documentario sugli aerorazzi sperimentali della serie X. “Vedrai, ti piaceranno”, mi disse osservandomi con occhio clinico, e in effetti ne rimasi così colpito che per parecchie notti a venire me li sognai. Nella lettera scrissi della grande ammirazione che nutrivo per gli astronauti, del mio vivo interesse per le Scienze dello Spazio, eccetera eccetera. Poi indirizzai il tutto a: “NASA – Stati Uniti d’America” e me ne dimenticai. Dopo qualche settimana il postino mi consegnò un voluminoso plico pieno zeppo di opuscoli, manifesti, brochure: la NASA mi aveva risposto, consacrandomi così nel ruolo di “space-enthusiast”, qualifica di cui ancora oggi vado orgoglioso. Sono persone che nutrono un interesse spontaneo e genuino per l’esplorazione spaziale, pur non avendo nessuna formazione scientifica approfondita. Costituiscono una sorta di movimento che, se adeguatamente organizzato e indirizzato, può rendere grandi servizi alla comunità scientifica. Col loro attivismo contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico e rappresentano una fonte diretta di finanziamento grazie all’autotassazione e all’erogazione di lavoro volontario. Ma degli space-enthusiasts e di chi li organizza parleremo più diffusamente in un’altra occasione. Mi occupo professionalmente di giochi di simulazione, nel senso più ampio del termine, fin dalla fine degli anni 70, ricoprendo ruoli diversi. Ho sempre lavorato in proprio, in veste di distributore, grossista, dettagliante ed esperto di e-commerce. Nel 1984 ho aperto a Roma il negozio “Strategia e Tattica”, insieme a Paolo Spetia e Gianvittorio Fedele. Con l’Associazione Agonistika ho organizzato e collaborato ad organizzare centinaia di eventi ludici in tutta Italia, tra cui il Campionato Nazionale di Dungeons & Dragons e il Festival Italiano dei Giochi a Gradara. Per qualche anno mi sono perfino dedicato ai giochi per corrispondenza, nel tentativo (fallito) di creare una società per amministrarli e gestirli a livello professionale. Ma le maggiori soddisfazioni le ho avute come giornalista freelance: ho collaborato prima con Pergioco e Paese Sera, poi nel 1990 ho fondato Agonistika News (Agonews per brevità), insieme a Sergio Valzania e Beatrice Parisi. Grafica in bianco e nero, poverissima, ma conteuti molto curati e sempre di alto livello, 32 pagine, 10.000 copie distribuite per posta, gratuitamente, ad un pubblico selezionato di giocatori, le spese coperte dalla raccolta pubblicitaria Per scaramanzia ci ostinavamo a chiamarla “newsletter”, in realtà è stata qualcosa di più. Sotto la blanda supervisione di Sergio, direttore responsabile, ho fatto di tutto: impaginazione del testo, correzione di bozze, vendita degli spazi pubblicitari, gestione dei rapporti con i collaboratori e la tipografia, e naturalmente ho scritto molto, e non solo di giochi. Abbiamo fatto 33 numeri di Agonews in 10 anni, io mi sono divertito molto, ho imparato moltissimo e considero questa esperienza una delle più belle della mia vita professionale. Magari riuscissi a far affluire in questo blog un po’ dell’aria frizzantina che riempiva le vele di Agonews!
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